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Discussione: Aprire le frontiere

  1. #41
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    Predefinito Re: Aprire le frontiere

    Citazione Originariamente Scritto da Druuna Visualizza Messaggio
    Avvertenza: discutere con calma, please.

    Una proposta diversa sull’immigrazione: aprire le frontiere

    Lo propone l’economista e scrittore Philippe Legrain sul New York Times: perché è giusto e perché conviene a tutti
    8 maggio 2015



    Il 6 maggio il New York Times ha pubblicato un articolo del giornalista britannico Philippe Legrain sul tema dell’immigrazione, di cui si è parlato molto nelle ultime settimane per i recenti naufragi nel Mediterraneo. Legrain ha proposto una soluzione sull’immigrazione molto forte e in parte anche provocatoria: le frontiere aperte. Legrain ha scritto che l’Europa dovrebbe aprire i suoi confini e accogliere gli immigrati che partono soprattutto dal Nordafrica e che per buona parte arrivano sulle coste italiane. Secondo Legrain l’Europa non dovrebbe porre nessun limite al numero delle persone che cercano di entrare in Europa: dovrebbe permettere a tutti di entrare e di andare dove vogliono.

    Philippe Legrain è uno scrittore e economista britannico di 41 anni: è esperto di migrazioni e globalizzazione e negli anni ha collaborato con i principali giornali britannici e statunitensi. Dal 2011 al 2014 è stato consulente economico di José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea. Legrain ha scritto quattro libri: in “Immigrants: Your Country Needs Them”, Legrain già presentava idee simili a quelle espresse nell’articolo del New York Times. Quello scritto da Philippe Legrain è un articolo “op-ed”, abbreviazione di “opposite the editorial page”, scritto da giornalisti, esperti e opinionisti che non fanno parte della redazione del giornale e che quindi non necessariamente ne condividono ideali e linea editoriale.

    L’idea di Legrain è molto chiara: l’Europa deve aprirsi agli immigrati perché é giusto e perché ne trarrebbe degli evidenti vantaggi economici. I vantaggi, scrive Legrain, sarebbero superiori a rischi e problemi, che sono stati in passato sopravvalutati e mal calcolati. Per dimostrare la sua tesi, Legrain spiega prima di tutto che l’apertura dei confini non corrisponderebbe a un improvviso aumento nel numero degli immigrati. Dal 2004 al 2007 l’Europa ha aperto i suoi confini a 10 stati ex comunisti, molto più poveri degli altri paesi dell’UE. Da allora i 100 milioni di abitanti di quegli stati avrebbero potuto trasferirsi in altre nazioni europee, molto più ricche della loro: a farlo sono state solo 4 milioni di persone, sparpagliandosi. Questo perché, scrive Legrain, le “porte aperte tendono a diventare porte girevoli”: avendo la certezza di poter entrare e uscire liberamente da uno stato, molti meno cittadini scelgono di trasferirsi definitivamente in uno stato diverso dal loro, preferendo per esempio fare lavori stagionali per poi tornare nel loro paese di appartenenza.

    Legrain scrive anche che l’arrivo degli immigrati – oltre a non fare male in senso assoluto – può avere anche degli effetti positivi. Per esempio, nel corso degli anni Novanta, Israele ha accolto molti ebrei che avevano scelto di emigrare dopo la caduta dell’Unione Sovietica. In soli due anni l’eta media della forza lavoro di Israele aumentò dell’8 per cento. Negli anni successivi i tassi di disoccupazione diminuirono e lo stipendio medio dei cittadini israeliani rimase invariato: «non esiste un numero fisso di posti di lavoro disponibili in uno stato. Arrivando, gli immigrati creano nuove richieste, che per essere soddisfatte portano alla creazione di nuovi posti di lavoro», ha scritto Legrain. Questo è un equivoco molto comune e un argomento molto diffuso: ma la prova più grande del fatto che sia sbagliato è che l’arrivo nel mondo del lavoro di milioni di donne tra gli anni Sessanta e Ottanta non ha ristretto le opportunità di lavoro per gli uomini ma ne ha create di nuove, rendendo l’intera società più prospera e giusta (insomma: gli immigrati, anche tecnicamente, non “rubano il lavoro”).

    Secondo Legrain l’immigrazione è ciò di cui i paesi europei hanno bisogno per diminuire il debito pubblico, invertire la tendenza del loro declino demografico e rafforzare più in generale un continente vecchio e in crisi:

    Senza l’immigrazione, la forza lavoro dell’Unione Europa – che nel 2010 era pari a 336 milioni di persone – scenderà a 300 milioni nel 2030, mentre il numero di persone con più di 65 anni salirà nello stesso periodo da 87 milioni a 123 milioni.

    Anziché essere una minaccia per il welfare degli stati dell’Europa, un aumento dell’immigrazione renderebbe più sostenibile l’economia degli stati europei. Le tasse pagate dagli immigrati aiuterebbero anche a diminuire il debito pubblico degli stati europei, che attualmente è di 25mila euro per abitante. Un aumento del 10 per cento della popolazione europea ridurrebbe il debito pro capite di ogni cittadino europeo circa 2.300 euro.

    Una proposta diversa sull'immigrazione: aprire le frontiere - Il Post
    Le balle sugli immigrati: loro una risorsa? E' falso

    L'inchiesta. Cifre alla mano, ecco perché impoveriranno ulteriormente l'Italia. I nuermi su lavoro, pensioni e la super crescita demografica

    In queste settimane il dibattito si infuoca attorno alla manovra economica e tutti hanno suggerimenti su dove e come ridurre le spese. Nessuno però dice mai di intervenire su una delle voragini che si inghiottono i soldi della comunità: l’immigrazione. È stata abilmente fatta passare l’idea che gli immigrati siano una risorsa, una ricchezza, che siano quasi i soli a contribuire in positivo alle dissestate casse comuni. Sull’immigrazione è stata fatta una colossale opera di disinformazione.

    I principali gruppi di motivazioni che vengono solitamente tirati fuori per giustificare l’immigrazione sono: 1) che i nuovi cittadini pagheranno le nostre pensioni, 2) che gli immigrati fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare, 3) che gli immigrati sono una risorsa economica, 4) che sono una ricchezza sociale, 5) che pongono rimedio alla nostra denatalità, 6) che abbiamo il dovere della solidarietà. Vediamo di esaminare soprattutto i punti aventi incidenza economica, non senza avere prima fatto una indispensabile premessa.

    Il fenomeno è cruciale ma le informazioni per conoscerlo e governarlo sono approssimative. I soli dati ufficiali che si hanno a disposizione sono quelli che riguardano i regolarizzati. Restano vaghi i numeri di quelli appena arrivati o che vivono nel mondo dell’illegalità. Ci si deve perciò affidare principalmente alle informazioni della Caritas-Migrantes che, pur ricevendo finanziamenti pubblici, è una struttura privata che svolge i compiti che toccherebbero allo Stato, ma è anche e soprattutto una organizzazione di parte e questo non la aiuta a fornire le garanzie di imparzialità che la struttura pubblica, pur nelle sue lentezze e inefficienze, dovrebbe invece garantire. La Caritas è anche condizionata dalle sue scelte ideologiche, dal suo evidente schieramento a favore dell’immigrazione e dell’accoglienza a qualsiasi costo e condizione, oltre che dal non trascurabile dettaglio che proprio dall’ambaradan dell’immigrazione trae sostanziosi finanziamenti.

    Secondo il Dossier statistico 2010 della Caritas-Migrantes, ci sarebbero in Italia all’inizio del 2010 4.235.000 stranieri residenti, o 4.919.000 considerando quelli non ancora iscritti all’anagrafe. Gli stranieri sono triplicati in un decennio e aumentati di quasi un milione nell’ultimo biennio. I clandestini sono stimati fra i 500 e i 700 mila, ma non è certo scorretto pensare che siano almeno il doppio. Si arriva perciò a una cifra di più di 6 milioni di persone (quasi l’11% della popolazione residente, uno straniero ogni 9 italiani), cui vanno aggiunti circa 500 mila naturalizzati italiani negli ultimi anni. Metà circa degli immigrati sono donne. Nel 2007 gli stranieri erano 3.690.000, il 5,6% della popolazione.

    PAGANO LE PENSIONI?
    Grande risalto è stato dato al fatto che i contributi degli immigrati hanno aiutato l’Inps a rimettere un po’ a posto i conti. In effetti l’arrivo di tanti nuovi contribuenti che non percepiranno pensioni per un po’ di tempo è salutare. Si tratta però di una situazione temporanea perché, a partire da 20 anni da oggi (quando a maturare pensioni di vecchiaia o anzianità cominceranno a esserci moltitudini di immigrati), si riproporrà anche nella comunità foresta lo stesso schema attuale di un rapporto fra lavoratori e pensionati sbilanciato a favore di questi ultimi, a meno che non si conti su un continuo afflusso di immigrati giovani paganti. In tale caso si tornerebbe in qualche modo al sistema a ripartizione su cui in anni di boom demografico si era basato il sistema pensionistico, facendo saltare ogni buona intenzione di trasformarlo in un sistema a capitalizzazione. Insomma gli immigrati non risolvono i problemi del sistema pensionistico italiano ma lo spostano solo un po’ più in là nel tempo. Oggi il rapporto fra pensionati e abitanti è di circa 1 a 5 per gli italiani e di 1 a 25 per gli stranieri: il divario diminuirà costantemente fino a stabilizzarsi sullo stesso rapporto a meno che - come detto - il numero degli immigranti non continui a crescere in misura esponenziale.

    Dai dati Inps più recenti e completi disponibili (III Rapporto su immigrati e previdenza), risulta che nel 2004 gli stranieri iscritti ai ruolini pensionistici erano 1.537.380, e cioè meno della metà del totale degli immigrati di allora. Non cambia la situazione nel 2010, quando - secondo la Caritas - gli iscritti all’Inps sarebbero circa due milioni, e cioè circa il 40% dei regolari. Questi versano un totale di 7,5 miliardi in contributi previdenziali; nel 2007 le pensioni erogate erano 294.025 con una spesa annua di 2 miliardi e 564 milioni. Oltre a queste c’è una cifra imprecisata ma piuttosto alta per prestazioni sociali d’altro genere. Ci sarebbe così un saldo attivo di qualche miliardo. Occorre notare che il bilancio è migliorato da quando è stata soppressa la facoltà prima concessa agli immigrati di farsi rimborsare i contributi versati in caso di rimpatrio, rafforzando la tendenza a permanere in Italia.

    I DATI NON TORNANO
    Per essere un gruppo sociale la cui presenza viene giustificata come “forza lavoro”, occorre notare come la percentuale di stranieri che pagano i contributi previdenziali sia sospettosamente bassa. Questo significa che la più parte di loro non paga i contributi sociali perché lavora in nero, o evade, o non lavora affatto, o fa “lavori” (criminalità, droga e prostituzione) che non hanno vocazione né possibilità di essere assoggettati a contributi.

    I numeri non tornano. Comprendendo anche gli irregolari, meno di un terzo degli stranieri versa contributi previdenziali: una percentuale inferiore a quella del totale degli italiani al di sotto dei 65 anni (39.318.000 nel 2010) che sono regolarmente occupati (più di 21 milioni), e cioè il 54,7%. Risulta perciò piuttosto evidente (e preoccupante) che l’attuale attivo del bilancio previdenziale degli stranieri sia rapidamente destinato a esaurirsi (salvo una crescita esponenziale degli immigrati e una irrealistica dilatazione del mercato del lavoro) e che perciò la presenza degli stranieri non risolverà ma aggraverà i problemi pensionistici. É del tutto falso affermare che gli stranieri pagheranno le nostre pensioni: lo fanno in parte marginale oggi per la loro età media più bassa, ma impoveriranno ulteriormente in avvenire le sempre più esigue risorse del paese.

    di Gilberto Oneto

    Le balle sugli immigrati: loro una risorsa? E' falso - Libero pensiero - Libero Quotidiano

    I rom fanno debiti e i cittadini pagano


    I nomadi devono al Comune di Brescia oltre 50mila euro: tre consiglieri leghisti incalzano il sindaco del Pd

    Decine di migliaia di euro di debiti per un campo rom di Brescia. In via Borgosatollo vivono circa 150 persone, che a novembre 2014 hanno accumulato un debito di 52.810 euro. Un buco coperto, di rimbalzo, dai cittadini della Leonessa.

    È la secca denuncia di Paolo Formentini, segretario provinciale della Lega Nord, che insieme a due colleghi – Nicola Gallizioli e Massimo Tacconi – si appella al sindaco affinché tagli i servizi ai nomadi (tra cui la navetta scolastica), sta portando all’attenzione del primo cittadino un documento dettagliato sulle spese accumulate e non saldate dai rom.

    Ad amministrare la città è Emilio del Bono (Partito Democratico), messo ora alle strette dai numeri snocciolati in Loggia. Il rapporto stilato dai tre consiglieri sul buco economico del centro d’emergenza abitativa parla chiaro: si tratta di “risorse che sono state sottratte ai bresciani, specie agli anziani che sono i primi ad aver difficoltà a pagare le bollette”.

    Oltre alla morosità, nel mirino anche le presenze non autorizzate nell’accampamento in questione, ma anche in altri. La situazione è infatti critica anche in altre zone di Brescia: in via Orzinuovi si sta superando la soglia massima di ospitalità, così come nell’area Sinti del Parco Mella. Il comune, poi, ha 87.030 euro a carico anche per quanto riguarda il 2013. Un bilancio in rosso che il dem Del Bono, alla pari all’aut aut del Carroccio, non può far finta di non curarsene.

    I rom fanno debiti e i cittadini pagano - IlGiornale.it

    Emergenza profughi, Udine dice basta: "Ne abbiamo troppi"

    La prefettura del capoluogo friulano nega il nulla osta al trasferimento di altri immigrati come richiesto dal Viminale: in tutto il nordest la situazione dei centri di accoglienza è allo stremo da mesi

    Angelino Alfano chiama a raccolta sindaci e prefetti per fornire accoglienza ai profughi che sbarcano sulle nostre coste sull'onda dell'emergenza immigrazione ma in molte regioni, specie al nord, scoppia la rivolta. Non solo in seguito all'appello del segretario leghista Matteo Salvini, che ha invitato gli amministratori locali a non accogliere gli immigrati, come vorrebbero le anime candide della sinistra. Dietro al rifiuto di accogliere nuovi profughi non ci sono solo razzismo e intolleranza, ma anche situazioni logistiche spesso al limite, con i centri di accoglienza strapieni e gli immigrati costretti ad alloggiare in strutture improvvisate, spesso insicure ed inadeguate per la sicurezza di tutti, a partire dai loro stessi stessi ospiti.

    Una delle situazioni di maggior criticità è quella che si registra nelle regioni del nord-est, da mesi sotto pressione per il continuo arrivo di profughi, provenienti dal confine orientali o inviati dal Viminale. Oggi, di fronte all'ennesima richiesta proveniente da Roma, a Udine hanno detto di no. La prefettura del capoluogo friulano, racconta il Messaggero Veneto, ha negato il nulla osta al trasferimento di trenta nuovi profughi: l'area, infatti, ne ospita già ben 550.

    A Pordenone, sulla riva destra del Tagliamento, verranno accolti cinquanta profughi sbarcati in Sicilia, mentre altri trenta sono attesi a Trieste. A Gorizia, dove la situazione è al collasso ormai da mesi, di nuovi arrivi non vogliono nemmeno sentirne parlare. Così anche a Udine, dove la prefettura ha segnalato la mancata disponibilità a nuove accoglienze, anche considerata la delicatissima situazione del confine al Tarvisio, dove la polizia di frontiera è già in grave carenza di organico.

    Una situazione, quella del Friuli, particolarmente critica. Anche perché con l'approssimarsi di Expo, dalla Lombardia sono richiesti ulteriori rinforzi di polizia e un aiuto a sopportare il carico dei migranti. Che, inevitabilmente, verranno almeno in parte dirottati verso altre regioni.

    Emergenza profughi, Udine dice basta: "Ne abbiamo troppi" - IlGiornale.it

    Se un immigrato vale più di un operaio

    L'accoglienza degli immigrati costa circa 32 euro al giorno: 975 euro al mese. Una "paga" che vale quanto uno stipendio

    Le ondate di sbarchi sulle nostre coste non conoscono fine. Migliaia di migranti partono dalle coste del nord Africa per restare poi in Italia. Ma quanto ci costa ospitare i profughi e i migranti a casa nostra? Il ministro Alfano ha allertato le prefetture per far posto a migliaia di migranti che stanno per arrivare in Italia. Per chi parte il soggiorno è un "affare". Chi si occupa dell'accoglienza riceve per ogni ospite un rimborso di 30 euro più Iva al giorno comprensivo di vitto, alloggio, gestione amministrativa dell’ospite, mediazione linguistica, assistenza per la richiesta di asilo, fornitura di abbigliamento, biancheria, prodotti per l’igiene personale. In più 2,50 euro in contanti da dare quotidianamente all’ospite. Il conto è presto fatto: 32,50 euro a persona. Circa 975 euro al mese.

    Il Viminale non ha mai chiarito la durata di questo trattamento assistenziale che potrebbe essere per un mese, per un anno. Magari sempre. Recentemente l’Eurostat ha pubblicato un dettagliato rapporto sul tema immigrazione. Secondo i dati dell'ufficio statistico europeo l’Italia, tra quelli maggiormente coinvolti nel problema immigrazione, è il Paese che respinge meno immigrati. Secondo l’Eurostat alla fine del 2013 l’Italia era al quarto posto in Europa per numero di richieste di asilo pendenti: 27.930. Il Paese europeo con più richieste pendenti era invece la Germania, con 125.705 seguita dalla Svezia con 54.270 e dalla Gran Bretagna con 29.875.

    L’Italia, nel 2013, ha respinto il 36% delle richieste di asilo che sono state presentate rispetto al 74% della Germania, l’83% della Francia, il 47% della Svezia, l’82% della Gran Bretagna e il 68% del Belgio. L’Italia, nel 64% dei casi, accoglie gli immigrati: nel 12% dei casi riconoscendogli lo status di rifugiato, nel 30% dei casi per motivi umanitari e nel 22% assicurando alla persona una "protezione sussidiaria". Insomma da noi le porte sono sempre aperte. E chi ha la fortuna di mettere piede in Italia avrà un reddito assicurato che va oltre quello di uno stagista o di un operaio.

    Se un immigrato vale più di un operaio - IlGiornale.it
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  2. #42
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    Predefinito Re: Aprire le frontiere

    Una mia cara amica, sempre stata di sinistra, lavora nella cultura, persona seria, con buoni valori. La vedo, purtroppo, raramente, per problemi logistici. Ultimamente mi ha cominciato a fare discorsi su come la società vada decadendo e come va bene tutto ma anche sradicarsi troppo, abdicare alla propria cultura e radici in nome di un certo buonismo non sia poi una gran cosa.
    Come dicevo è persona intelligente e rimango solo un po' stupita, che questa non è la roba che si sente come tiritera in certi ambienti. Sono felice di sentirle fare certe considerazioni di buon senso.

    Fast-forward una decina di giorni, oggi al telefono mi spiega in cosa consistano alcuni casini lavorativi che nei mesi parevano preoccuparla molto: ragazze rom si prostituiscono e ragazzi rom spacciano e consumano droghe nei bagni dell'ente culturale pubblico dove lavora, a due passi dal suo ufficio, accadono furti ai danni degli utenti, in concomitanza; la capa non ha fatto un cazzo per mesi fino a proteste vigorose dei cittadini e qualcosa è stato fatto solo per paura di andare su giornali.

    Non posso che pensare che questa sua interessante presa di coscienza che descrivevo all'inizio sia avvenuta anche scontrandosi con la realtà dei fatti del "sono risorse". Non le è, inoltre, sfuggita la non troppo sottile ipocrisia di essere ente culturale, fare le iniziative infiocchettate per il mondialismo e siamo tutti fratelli e poi chiudere entrambi gli occhi di fronte allo sbando e lo sfruttamento dei nostri fratelli bisognosi, nei cessi.
    Ultima modifica di Ti Bibi; 09-05-15 alle 01:17
    Aurevoir...

  3. #43
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    Predefinito Re: Aprire le frontiere

    Non può funzionare, quel giornalista e' un ebete. Nessun Paese e' mai progredito con una immigrazione selvaggia. I confini servono per fare rispettare le regole e senza regole un Paese per quanto sia progredito diventa come….. l'Italia.
    Israele non si può confrontare con altre nazioni, in quanto li immigrati erano tutti ebrei. E' come se in Italia volessimo far rientrare tutti li italiani. Ma anche in questo caso, come fu per Israele, andrebbe fatto coi visti alla frontiera, etc.

  4. #44
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: Aprire le frontiere

    Citazione Originariamente Scritto da Robert Visualizza Messaggio
    quelli non sono contenuti, sono propaganda neoliberista
    il capitale vuole manodopera da sfruttare e favorisce l'immigrazione incontrollata
    Da un lato ci sono quelli "alla Salvini" che dicono che ci sono già tanti disoccupati qui e quindi non ce ne servono altri, dall'altra ci sei tu che dici che al capitale serve l'esercito di riserva (alla Marx)...

    delle due l'una.
    chi ha ragione ?

    Poi c'è il complottismo alla Choruǧ

    Citazione Originariamente Scritto da il diavoletto di Choruǧ Visualizza Messaggio
    Forse non hai chiara la cosa. Dietro tutta questa immigrazione c'è una regia ben precisa , c'è un piano per far perdere ai popoli europei la propria identità religiosa , culturale ed etnica . Qualcuno ha capito che un popolo meticcio è più facile da sottomettere rispetto ad uno che conserva una tradizione ed ha una storia ben precisa.
    Sinceramente non si capisce di chi dovrebbe essere sta regia fantomatica e a chi fregherebbe qualcosa della purezza dell'identità "religiosa ed etnica" (whatever it means) dei popoli europei, e poi di quale sottomissione si starebbe parlando.. sottomissione a chi, a che cosa ? a che scopo ?

    mah.

    Io vedo solamente un processo storico che è iniziato col colonialismo, soprattutto dalla seconda metà dell'800 (perchè prima era tutt'altra storia), e che poi si è trasformato in neo colonialismo dopo la seconda guerra mondiale.
    Questo processo vede molti soggetti in campo, dotati di potere, ma anche di diversi ruoli, sia di tipo economico che sociale, che non hanno nessun interesse in un riequilibrio del mondo (perchè perderebbero le loro posizioni dominanti, diciamo), e quindi preferiscono un mondo squilibrato. Questo squilibrio ha tra le varie conseguenze, anche delle ondate migratorie che stanno diventando sempre più ampie e intense, col "restringersi del mondo" ad opera della tecnologia.
    Tuttavia le migrazioni stesse sono fenomeni che inducono un riequilibrio, perchè più la gente si mescola e si conosce, più ci sono nuovi rapporti, più ci si scambiano informazioni e si intessono relazioni, più le differenze "diminuiscono" anche sul piano economico e quindi sociale e politico.

    Guardate il nord Africa: nonostante tutti i casini che ci sono e ci sono stati, quando c'è stato l'episodio del museo del Bardo, si è manifestata una particolare vicinanza alla vicenda; non solo perchè erano coinvolti italiani, ma perchè alla fine la società tunisina si rivela essere molto simile, sotto molti aspetti a quella degli altri paesi dell'Europa del sud.

    QUindi, la proposta di aprire le frontiere appare provocatoria, ma probabilmente ha una sua logica. Parte dalla considerazione che i proibizionismi, di solito, peggiorano le cose.
    «The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
    «Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij

  5. #45
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: Aprire le frontiere

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    PAGANO LE PENSIONI?
    ..
    Ci sarebbe così un saldo attivo di qualche miliardo.
    Quindi ammette che effettivamente stanno aiutando, in questa fase, a mantenere i bilanci in ordine.
    Domani le cose cambieranno, ma domani (cioè tra 30 anni) l'ondata delle baby pensioni sarà passata e quelli che oggi sono le seconde generazioni, compenseranno i baby boomers. Ossia effettivamente questa massa di giovani all'Italia serve come il pane, essendo un paese totalmente squilibrato in quanto a composizione demografica.
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  6. #46
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: Aprire le frontiere

    Citazione Originariamente Scritto da nordista Visualizza Messaggio
    Non può funzionare, quel giornalista e' un ebete. Nessun Paese e' mai progredito con una immigrazione selvaggia.
    Perchè gli Stati Uniti selezionavano chi entrava prima di fine '800 ?

    Semplicemente lì gli "immigrati" europei hanno sterminato i nativi.
    Solo che non ci piace dirlo perchè in quel caso gli "immigrati sterminatori" eravamo "noi", cioè gli europei.
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  7. #47
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: Aprire le frontiere

    Citazione Originariamente Scritto da Ti Bibi Visualizza Messaggio
    Una mia cara amica, sempre stata di sinistra, lavora nella cultura, persona seria, con buoni valori. La vedo, purtroppo, raramente, per problemi logistici. Ultimamente mi ha cominciato a fare discorsi su come la società vada decadendo e come va bene tutto ma anche sradicarsi troppo, abdicare alla propria cultura e radici in nome di un certo buonismo non sia poi una gran cosa.
    Come dicevo è persona intelligente e rimango solo un po' stupita, che questa non è la roba che si sente come tiritera in certi ambienti. Sono felice di sentirle fare certe considerazioni di buon senso.

    Fast-forward una decina di giorni, oggi al telefono mi spiega in cosa consistano alcuni casini lavorativi che nei mesi parevano preoccuparla molto: ragazze rom si prostituiscono e ragazzi rom spacciano e consumano droghe nei bagni dell'ente culturale pubblico dove lavora, a due passi dal suo ufficio, accadono furti ai danni degli utenti, in concomitanza; la capa non ha fatto un cazzo per mesi fino a proteste vigorose dei cittadini e qualcosa è stato fatto solo per paura di andare su giornali.

    Non posso che pensare che questa sua interessante presa di coscienza che descrivevo all'inizio sia avvenuta anche scontrandosi con la realtà dei fatti del "sono risorse". Non le è, inoltre, sfuggita la non troppo sottile ipocrisia di essere ente culturale, fare le iniziative infiocchettate per il mondialismo e siamo tutti fratelli e poi chiudere entrambi gli occhi di fronte allo sbando e lo sfruttamento dei nostri fratelli bisognosi, nei cessi.
    Secondo me si fa un po' di confusione tra cose diverse: se uno commette un reato, non mi interessa come si chiama, da dove viene, di che colore è, va denunciato e basta.
    Ma se io penso a prescindere che siccome vieni da fuori, automaticamente sei uno che commette reati, allora il coglione sono io.
    Non mi sembra tanto complesso come ragionamento.
    Tanto più se sei un'immigrata, proprio lì, dove ti trovi.
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    Predefinito Re: Aprire le frontiere

    In effetti se il libero mercato e la concorrenza funzionano per le merci, non c'è ragione per cui non debbano funzionare anche con le persone.

  9. #49
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: Aprire le frontiere

    Citazione Originariamente Scritto da trash Visualizza Messaggio
    In effetti se il libero mercato e la concorrenza funzionano per le merci, non c'è ragione per cui non debbano funzionare anche con le persone.
    Infatti è da mò che viene contestato il fatto che c'è la libera circolazione per le merci, ma per le persone no...
    «The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
    «Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij

  10. #50
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    Predefinito Re: Aprire le frontiere

    Sarebbe un suicidio economico e sociale per l'intera Europa...Quell'uomo è completamente pazzo....
    Primo Ministro di TPol...[MENTION]
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