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  1. #61
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    Predefinito Re: Lunga Vita alla Legge Fornero

    Citazione Originariamente Scritto da chichibio Visualizza Messaggio
    Dal mio punto di vista l'unico meccanismo logico per il calcolo delle pensioni e' esclusivamente il contributivo, salvo prevedere aiuti economici alle fasce piu' deboli ma non erogate dall'ente previdenziale. Il retributivo e' semplicemente un espediente elettoralistico elaborato da qualche paleo democristiano con l'assenso complice della triplice sindacale, catapultandone i costi nel futuro, futuro che purtroppo e' arrivato.
    Tra unpo di anni anche un retributivo SOLO per i redditi bassi e medio-bassi potrebbe essere sostenibile...

  2. #62
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    Predefinito Re: Lunga Vita alla Legge Fornero

    Citazione Originariamente Scritto da standing bull Visualizza Messaggio
    e dàje! io ti sto facendo notare che la modalità di rivalutazione dei contributi è un imbroglio, e tu continui a ripetermi dell'indebitamento dei nostri figli, come se noi non avessimo mai pagato un ghello.
    guarda che se hai versato dei contributi, tu hai già pagato: non so se te ne eri accorto.
    certo che hai pagato, peccato che quanto tu hai pagato non, ripeto NON, è sufficiente per quanto ti eroga l'INPS. Io so che non te ne sei accorto, non te ne vuoi accorgere, preferisci interessarti del magna magna del Paese.
    Le plus grand soin d’un bon gouvernement devrait être d’habituer peu à peu les peuples à se passer de lui.

    I I = Inutili Idiozie.

  3. #63
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    Predefinito Re: Lunga Vita alla Legge Fornero

    Citazione Originariamente Scritto da chichibio Visualizza Messaggio
    Concordo che piu' che un blocco dell'adeguamento sarebbe stato necessario mettere mano in modo strutturale al sistema con un forte riequilibrio a favore delle nuove generazioni. Ma la Corte Costituzionale avrebbe certamente bloccato tutto. Questo e' il vero problema.
    Il nodo irrisolto e' sempre lo stesso, come si puo' continuare a difendere diritti legalmente acquisiti in condizioni economiche che non permettono piu' di mantenerli.
    La CC alcuni anni fa, in condizioni economiche molto piu' favorevoli, si era dimostrata piu' possibilista. La cosa incredibile e' che gli ultimi pronunciamenti sembrano il frutto di una contrapposizione tutta "politica" nei confronti del governo.
    volere è potere, i modi per aggirare la Consulta ci sono sempre
    Citazione Originariamente Scritto da Lego Visualizza Messaggio
    quando lo stato ha incassato i miei primi contributi lo ha fatto con una legge che mi avrebbe permesso di andare in pensione RETRIBUTIVA con 35 anni di versamenti, e cioè a 54 anni (se avessi riscattato la laurea).
    poi però nel 1994 Dini ha cambiato le cose.
    vuoi dire che sono stato inculato?
    per la Corte Costituzionale nn sei stato inculato
    Citazione Originariamente Scritto da Lego Visualizza Messaggio
    non male.
    perchè mi rendo conto che la pensione retributiva è uno schema ponzi, che alla lunga visto il trend demografico del nostro paese non può che arrivare al collasso.
    se invece ritenessi logico e normale che si possa versare contributi per 100 (NB: valore attuarizzato) ed incassare pensioni per 350, senza pensare a CHI paga i 250 euro di delta...beh, allora sì, mi brucerebbe il cvlo...
    non credo possa definirsi schema Ponti perchè comunque alla fine i beneficiari (pensionati) muoiono

    il punto è che la politica, a mano a mano che calava il rapporto contribuenti/pensionati (per via della denatalità) invece di ridurre l'assegno o innalzare l'età ha invece aumentato i contributi INPS

    a spanne...
    se negli anni '50 ogni 3 lavoratori mantenevano un pensionato
    oggi siamo quasi 1 a 1
    a sto punto bisogna tagliare quelle in essere, non quelle del futuro, o almeno entrambe
    CLAUDIA CONTE, TI AMO!

  4. #64
    calzettoni abbassati
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    Predefinito Re: Lunga Vita alla Legge Fornero

    Citazione Originariamente Scritto da standing bull Visualizza Messaggio
    e certo che ci sono anche le pensioni dei dirigenti. il punto è che i dirigenti non hanno pagato i contributi all'inps, ma ad un altro ente che però è fallito.
    non pensavo di dovere puntualizzare questo fatto.

    inesatto.
    è stato accorpato nell'INPS.
    Qu'ils mangent de la brioche.

  5. #65
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    Predefinito Re: Lunga Vita alla Legge Fornero

    Citazione Originariamente Scritto da elnick Visualizza Messaggio
    certo che hai pagato, peccato che quanto tu hai pagato non, ripeto NON, è sufficiente per quanto ti eroga l'INPS. Io so che non te ne sei accorto, non te ne vuoi accorgere, preferisci interessarti del magna magna del Paese.
    Verissimo .. la cosa strana è invece che per i nostri politici (governo in primis) quanto eroga l'INPS per il vitalizio dei "poveri" parlamentari e politici in genere è invece "sufficentissimo" in base agli "enormi" contributi versati !!!! Dare il "buon esempio" non se ne parla proprio ... nevvero?

  6. #66
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    Predefinito Re: Lunga Vita alla Legge Fornero

    Citazione Originariamente Scritto da heint Visualizza Messaggio
    Verissimo .. la cosa strana è invece che per i nostri politici (governo in primis) quanto eroga l'INPS per il vitalizio dei "poveri" parlamentari e politici in genere è invece "sufficentissimo" in base agli "enormi" contributi versati !!!! Dare il "buon esempio" non se ne parla proprio ... nevvero?
    bisogna convertire al contributivo TUTTE le pensioni retributive, anche i vitalizi, non se ne deve salvare una sopra una certa soglia, facciamo anche 2000 lordi sotto la quale pago volentieri un contributo di solidarietà.
    Ultima modifica di Ted; 19-05-15 alle 19:13

  7. #67
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    Predefinito Re: Lunga Vita alla Legge Fornero

    L’età media dell’elettore italiano è 51 anni.

  8. #68
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    Predefinito Re: Lunga Vita alla Legge Fornero

    Pensioni: per i giovani da fame, ma oggi un italiano su dieci ne ha tre


    Le prestazioni pensionistiche interessano 16,4 milioni di italiani: un costo da 272,7 miliardi, il 16,8% del Pil. Tutti i dati in sei infografiche


    Alberto Alfredo Tristano








    Il presidente del Consiglio Matteo Renzi/Vittorio Zunino Celotto/Getty Images





    Parole chiave:
    PENSIONI / TRATTAMENTI PENSIONISTICI / INPS / PREVIDENZA /RIFORMA FORNERO



    Argomenti:
    RIFORME FISCO E TRIBUTI











    INDICE ARTICOLO

    1. Le pensioni in Italia
    2. Quante pensioni e quanto di pensione
    3. Tipologie e costi
    4. Analisi della spesa
    5. Pensioni d'oro
    6. Pensioni d'oro e pensioni di latta


    Pensioni. È sicuramente l'argomento caldo di questi giorni, dopo lasentenza della Corte costituzionale che ha bocciato il blocco della rivalutazione delle pensioni deciso dal governo Monti, creando più di un problema a Palazzo Chigi per i conti pubblici. Il premier Renzi, al riguardo, ha dichiarato che verranno rimborsati dal primo agosto prossimo 4 milioni di italiani con una cifra una tantum tra 278 e i 750 euro. Non si tratta di un rimborso totale - che equivarrebbe a 18 miliardi, secondo quanto dichiarato dal premier - e restano escluse le pensioni oltre i 3.200 euro. Ma di cosa parliamo, quando parliamo di pensioni? Per spiegarlo, occorre riferirsi al documento di analisi elaborato da Istat e Inps su "Trattamenti pensionistici e beneficiari", rilasciato il 5 dicembre 2014 e riferito al 2013. È il più recente e completo studio in materia.
    Le prestazioni pensionistiche interessano 16,4 milioni di italiani, per un totale di 23,3 milioni di prestazioni (una persona può ricevere più di una prestazione: nello specifico, un terzo dei pensionati ne percepisce più d'una). Il costo di tali prestazioni è di272,7 miliardi di euro: circa il 16,85% del Pil. Rispetto al 2012, la spesa complessiva è aumentata dello 0,7% e la quota sul Pil è cresciuta di 0,22 punti percentuali, anche se il numero di pensionati è diminuito di circa 200 mila unità. Le donne rappresentano il 52,9% dei pensionati e percepiscono assegni di importo medio pari a 13.921 euro, contro i 19.686 degli uomini. Oltre la metà delle donne (50,5%) riceve meno di mille euro al mese, a fronte di circa un terzo (31,0%) degli uomini.
    Le pensioni in Italia

    Quante pensioni e quanto di pensione

    Tipologie e costi
    Le prestazioni pensionistiche sono classificate in sette gruppi: vecchiaia, invalidità, ai superstiti, indennitarie, invalidità civile, sociali e di guerra. Il 47,8% delle pensioni è erogato al Nord, il 20,5% nelle regioni del Centro e il restante 31,8% nel Mezzogiorno.

    Analisi della spesa

    Pensioni d'oro
    Puntuale, nel dibattito sui trattamenti previdenziali, è la polemica sulle cosiddette "pensioni d'oro".
    Pensioni d'oro e pensioni di latta






  9. #69
    Date e vi sarà chiesto.
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    Predefinito Re: Lunga Vita alla Legge Fornero

    Citazione Originariamente Scritto da dedelind Visualizza Messaggio
    Pensioni: per i giovani da fame, ma oggi un italiano su dieci ne ha tre


    Le prestazioni pensionistiche interessano 16,4 milioni di italiani: un costo da 272,7 miliardi, il 16,8% del Pil. Tutti i dati in sei infografiche


    Alberto Alfredo Tristano








    Il presidente del Consiglio Matteo Renzi/Vittorio Zunino Celotto/Getty Images





    Parole chiave:
    PENSIONI / TRATTAMENTI PENSIONISTICI / INPS / PREVIDENZA /RIFORMA FORNERO



    Argomenti:
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    INDICE ARTICOLO


    1. Le pensioni in Italia
    2. Quante pensioni e quanto di pensione
    3. Tipologie e costi
    4. Analisi della spesa
    5. Pensioni d'oro
    6. Pensioni d'oro e pensioni di latta


    Pensioni. È sicuramente l'argomento caldo di questi giorni, dopo lasentenza della Corte costituzionale che ha bocciato il blocco della rivalutazione delle pensioni deciso dal governo Monti, creando più di un problema a Palazzo Chigi per i conti pubblici. Il premier Renzi, al riguardo, ha dichiarato che verranno rimborsati dal primo agosto prossimo 4 milioni di italiani con una cifra una tantum tra 278 e i 750 euro. Non si tratta di un rimborso totale - che equivarrebbe a 18 miliardi, secondo quanto dichiarato dal premier - e restano escluse le pensioni oltre i 3.200 euro. Ma di cosa parliamo, quando parliamo di pensioni? Per spiegarlo, occorre riferirsi al documento di analisi elaborato da Istat e Inps su "Trattamenti pensionistici e beneficiari", rilasciato il 5 dicembre 2014 e riferito al 2013. È il più recente e completo studio in materia.
    Le prestazioni pensionistiche interessano 16,4 milioni di italiani, per un totale di 23,3 milioni di prestazioni (una persona può ricevere più di una prestazione: nello specifico, un terzo dei pensionati ne percepisce più d'una). Il costo di tali prestazioni è di272,7 miliardi di euro: circa il 16,85% del Pil. Rispetto al 2012, la spesa complessiva è aumentata dello 0,7% e la quota sul Pil è cresciuta di 0,22 punti percentuali, anche se il numero di pensionati è diminuito di circa 200 mila unità. Le donne rappresentano il 52,9% dei pensionati e percepiscono assegni di importo medio pari a 13.921 euro, contro i 19.686 degli uomini. Oltre la metà delle donne (50,5%) riceve meno di mille euro al mese, a fronte di circa un terzo (31,0%) degli uomini.
    Le pensioni in Italia

    Quante pensioni e quanto di pensione

    Tipologie e costi
    Le prestazioni pensionistiche sono classificate in sette gruppi: vecchiaia, invalidità, ai superstiti, indennitarie, invalidità civile, sociali e di guerra. Il 47,8% delle pensioni è erogato al Nord, il 20,5% nelle regioni del Centro e il restante 31,8% nel Mezzogiorno.

    Analisi della spesa

    Pensioni d'oro
    Puntuale, nel dibattito sui trattamenti previdenziali, è la polemica sulle cosiddette "pensioni d'oro".
    Pensioni d'oro e pensioni di latta





    La longevità è nemica del governo, tra un pò non mi meraviglierei vedere degli spot o striscioni pubblicitari con scritto: Suicidati per il bene del paese
    Ultima modifica di Entropia; 19-05-15 alle 21:20
    Non c'è uomo così virtuoso che, se dovesse sottoporre tutti i suoi pensieri e tutte le sue azioni al giudizio della legge, non meriterebbe di essere impiccato dieci volte nella vita.
    Michel de Montaigne

  10. #70
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    Predefinito Re: Lunga Vita alla Legge Fornero

    Ecco come saranno le pensioni delle nuove generazioni

    21/05/2015 - di Redazione Come spiega il "Corsera", si prevede un assegno compreso tra il 40 e l'80% rispetto all'ultimo stipendio netto. L'uscita dal lavoro? A 70 anni


    4220


    Una buona pensione? Per i giovani sarà quasi una chimera. Meglio dimenticare in fretta gli importi e gli assegni goduti dai genitori e da chi poteva ancora beneficiare del sistema di calcolo retributivo, ben più “generoso”. Per chi ha cominciato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995,il calcolo sarà effettuato in base ai contributi versati in tutta la vita la lavorativa. Tradotto, avvicinarsi alle cifre incassate in passato sarà utopico. Per poter beneficiare di un trattamento quantomeno “dignitoso” servirà lavorare fino a tarda età, in modo costante e godere di retribuzioni alte, come ha precisato il Corriere della Sera in un articolo di Enrico Marro.
    Tito Boeri presidente dell’Inps (Archivio Ansa Foto)


    PENSIONI: ECCO COME SARANNO QUELLE DEI GIOVANI -

    Peccato che i requisiti richiesti siano a dir poco complicati da ottenere per le nuove generazioni. Il motivo? Non è un segreto che oggi si entri nel mondo del lavoro in ritardo rispetto al passato. Ma non solo: riuscire a trovare un’occupazione stabile è spesso un’impresa. Anche perché flessibilità e precarietà comportano un cambio continuo di occupazione. Senza dimenticare, spiega il Corsera, come non ci sia più il “salvagente” dell’integrazione al minimo offerta dallo Stato.
    Se in passato veniva comunque assicurato un assegno minimo di 500 euro a chi non era in grado di raggiungere nemmeno questa soglia (un “aiuto” sfruttato da 3,6 milioni di pensionati su 16,4 milioni) con i contributi versati, per le nuove generazioni cambia tutto. Come spiega il Corsera qualche vantaggio lo avrà chi avrà una carriera lunga e continuativa:
    «Secondo le simulazioni della Ragioneria generale dello Stato, un lavoratore dipendente che andrà in pensione nel 2050 potrà prendere anche una pensione netta pari all’83,1% dell’ultima retribuzione netta (tasso di sostituzione, ovvero il rapporto tra primo assegno pensionistico e ultimo reddito, ndr)»
    Ma quali saranno i requisiti necessari? Quarant’anni di lavoro e l’aver raggiunto il 70esimo anno d’età. Ovvero, l’età stimata con la quale si dovrebbe poter accedere nel 2050 alla pensione di vecchiaia. Questo perché se oggi si può ottenere lo stesso trattamento con 66,3 anni, questo requisito sarà adeguato periodicamente all’attesa di vita. Spiega il quotidiano:
    «Vero che per chi ha cominciato a lavorare dopo il 1996, la riforma Fornero ha introdotto la possibilità di andare in pensione fino a tre anni prima, ma lo si potrà fare solo avendo maturato un importo pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale (oggi significherebbe più di 1.256 euro lordi), altrimenti si dovrà arrivare fino a 70 anni.
    In base alle stime della Ragioneria, un giovane italiano potrebbe quindi lasciare il lavoro a 67 anni avendone alle spalle 37 di contributi. E riuscendo a incassare una pensione che raggiunge la quota del 71,5% dell’ultimo stipendio netto.
    Sempre nello stesso anno c’è anche la possibilità per un giovane di lasciare prima dei 67 anni se ha lavorato per 46 almeno. Se ha iniziato a 19 anni, riuscirebbe a smettere di lavorare a 65 anni incassando l’82% netto della pensione stessa.
    Certo, sottolinea il Corriere della Sera, si tratta di proiezioni elaborate prevedendo un aumento medio e annuo del Pil reale (al netto dell’inflazione) dell’1.5%, con un’inflazione pari al 2% e con una crescita dei compensi reali dell’1,5%. Peccato che questi requisiti sembrino un po’ troppo ottimistici analizzando il trend dell’economia del nostro Paese negli ultimi 15 anni.
    LE STIME SULLE PENSIONI CON CRESCITA BASSA DEL PIL MEDIO REALE – Molto cambia, in negativo, se si ipotizza lo scenario di un Pil medio dello 0,5%. In questo caso si prevede un un calo di circa 10 punti del tasso di sostituzione:
    «Stime condotte da altri istituti di ricerca giungono a conclusioni ancora più pessimistiche, con tassi di sostituzione che scendono fino al 40% dell’ultima retribuzione, scontando anche alcuni anni di buco contributivo a causa di licenziamenti e cambi di lavoro, ritenuti più probabili per le nuove generazioni. Va infine aggiunto che tutte le simulazioni prevedono tassi di sostituzione più bassi di 5-10 punti per i lavoratori autonomi, poiché questi versano un’aliquota contributiva inferiore (il 22% contro il 33% del lavoro dipendente).
    Era chiaro nel 1995, con la riforma Dini e l’inserimento del calcolo contributivo, che i giovani avrebbero incassato a parità di anni di contributi cifre molto più basse rispetto a quelle dei propri padri e madri. Si spiegò come i giovani avrebbero potuto recuperare quanto perso con la previdenza integrativa. Peccato che permettersela è tutt’altro che semplice: soltanto chi ha un lavoro stabile e una retribuzione non bassa, oltre a dover destinare ai fondi anche il Tfr. Tradotto, dover anche dimenticare la liquidazione che i loro padri prendevano quando terminavano di lavorare. Scrive Enrico Marro:
    «Con le riforme successive alla Dini e l’aumento dell’età di pensionamento i tassi di sostituzione teorici sono saliti. Ma affinché si traducano in realtà non basterà lavorare di più, se l’economia non crescerà e la precarietà non diminuirà»

    Ecco come saranno le pensioni delle nuove generazioni | Giornalettismo

 

 
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