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  1. #1
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    Predefinito Sentinelle in piedi: ma cosa temono?

    Soprattutto temono i sorrisi delle coppie che erano in Campidoglio.
    Nel loro mondo di cupa autorepressione la felicità, anche solo per un giorno, è peccato mortale.
    Ed è questo che combattono, la possibilità per un essere umano di essere felice.

  2. #2
    #Ciaone
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    Predefinito Re: Sentinelle in piedi: ma cosa temono?

    cosa pensi che vogliano? vogliono fare un partito pure loro su

  3. #3
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    Predefinito Re: Sentinelle in piedi: ma cosa temono?

    Citazione Originariamente Scritto da Molly Visualizza Messaggio
    cosa pensi che vogliano? vogliono fare un partito pure loro su
    Dici? In piedi? Spero si sdraino prima o poi... qualcuno li asfaltera' di sicuro

  4. #4
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    Predefinito Re: Sentinelle in piedi: ma cosa temono?

    Citazione Originariamente Scritto da envie Visualizza Messaggio
    Soprattutto temono i sorrisi delle coppie che erano in Campidoglio.
    Nel loro mondo di cupa autorepressione la felicità, anche solo per un giorno, è peccato mortale.
    Ed è questo che combattono, la possibilità per un essere umano di essere felice.
    Mi sa che abbia capito poco non sono i sorrisi o la felicità dei gay,lesbiche, ma il fatto che vogliono e pretendono i gay di screditare la famiglia uomo + donna,ed imporre lideologia gender nelle scuole,asili infantili,non si nasce ne uomo ne donna,è la società che ti impone di essere un uomo o una donna,che loro i gay,lesbiche si vogliono sposare tra loro e essere felici,nulla da obiettare o criticare,solo LASCIATE STARE I BAMBINI....niente insegnamento gender..che sia la natura a stabilire cosa essere,non imporlo.
    <strong><span style="font-family:arial black;"><font size="4"><span style="color:#daa520;">

  5. #5
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    Predefinito Re: Sentinelle in piedi: ma cosa temono?

    Salvo Gerli 2, la vendetta

    Teniamoci stretti, che c'è vento forte.

    Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.

    {;,;}

  6. #6
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    Predefinito Re: Sentinelle in piedi: ma cosa temono?

    Citazione Originariamente Scritto da Francesco Maggonilini Visualizza Messaggio
    Mi sa che abbia capito poco non sono i sorrisi o la felicità dei gay,lesbiche, ma il fatto che vogliono e pretendono i gay di screditare la famiglia uomo + donna,ed imporre lideologia gender nelle scuole,asili infantili,non si nasce ne uomo ne donna,è la società che ti impone di essere un uomo o una donna,che loro i gay,lesbiche si vogliono sposare tra loro e essere felici,nulla da obiettare o criticare,solo LASCIATE STARE I BAMBINI....niente insegnamento gender..che sia la natura a stabilire cosa essere,non imporlo.
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    io questa storia dell'insegnamento gender non l'ho mica capita bene.
    deve avere a che fare in qualche modo con il matrimonio civile, ma non vedo il nesso.

  7. #7
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    Predefinito Re: Sentinelle in piedi: ma cosa temono?

    Citazione Originariamente Scritto da Francesco Maggonilini Visualizza Messaggio
    Mi sa che abbia capito poco non sono i sorrisi o la felicità dei gay,lesbiche, ma il fatto che vogliono e pretendono i gay di screditare la famiglia uomo + donna,ed imporre lideologia gender nelle scuole,asili infantili,non si nasce ne uomo ne donna,è la società che ti impone di essere un uomo o una donna,che loro i gay,lesbiche si vogliono sposare tra loro e essere felici,nulla da obiettare o criticare,solo LASCIATE STARE I BAMBINI....niente insegnamento gender..che sia la natura a stabilire cosa essere,non imporlo.
    <strong><span style="font-family:arial black;"><font size="4"><span style="color:#daa520;">
    behh ne sento tanti che odiano a morte i gay e poi di nascosto vanno a transessuali ihih infatti il paese con la piu alta percentualedi prostituzione è l italia poi sono tutti credenti e tradizionalisti in svezia le unioni civili mi pare esistono dall 88 lo sai che lassu si fanno piu figli e ci sono meno divorzi che da noi
    qui in una chiesa un ragazzo prega inginocchiato un dio che non conosce,che non puo sentire,non gridera,non versera lacrime,si domanda solo il mio viaggio è finito o è appena cominciato

  8. #8
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    Predefinito Re: Sentinelle in piedi: ma cosa temono?

    Citazione Originariamente Scritto da envie Visualizza Messaggio
    Dici? In piedi? Spero si sdraino prima o poi... qualcuno li asfaltera' di sicuro

    GENERE O
    GENDER?
    Una lettura scientifica
    Chiara Atzori
    © 2014, L’articolo è pubblicato sulla rivista “Emmeciquadro”, n. 53 - giugno 2014
    consultabile all’indirizzo: emmeciquadro
    è vietata la riproduzione anche parziale del testo.
    3
    Fino a quando sesso e genere erano sinonimi, l’identità di genere era intesa
    come integrazione ordinata di tutti gli aspetti che la compongono: genetici,
    gonadici (presenza di testicoli o di ovaie), fenotipici (forma del corpo),
    psicologici (psiche maschile e femminile), culturali (educazione) e sociali
    (ruoli).
    Dagli anni Cinquanta del secolo scorso il termine «genere» non ha più
    avuto l’equivalenza con la parola «sesso», si è verificato uno slittamento semantico
    che è importante conoscere: sono comparsi i «generi Kinsey», i generi
    GBLT (GBLT fa riferimento all’acronimo di Gay, Bisessuale, Lesbico,
    Transessuale, descrizione dei comportamenti sessuali nei famosi Rapporti
    Kinsey).
    È poi comparsa «l’identità di genere», secondo la definizione di John Money,
    che la intende come la percezione di sé come maschio o femmina, cioè separando
    l’oggettività dell’essere di un certo sesso (maschio o femmina) dalla
    soggettività del «sentire» di appartenere a quel sesso, consapevolezza considerata
    il puro esito di una costruzione culturale, il frutto della educazione
    ricevuta e perciò modificabile (vedi Bruce Brenda e David di John Colapinto,
    edizioni San Paolo per capire su quale bugia scientifica sia fondato il
    concetto di identità di genere).
    Abbiamo anche il «ruolo di genere», inteso come manifestazione pubblica
    dell’identità di genere: al di là di ciò che io sento, il ruolo rappresenta ciò che
    mostro agli altri di me rispetto all’identità sessuata. Infine abbiamo l’«orientamento
    sessuale», inteso come direzione del desiderio erotico, rispetto non
    4
    solo alla differenza dei sessi, ma anche rispetto all’oggetto del desiderio che
    potrebbe essere, oltre a un uomo o a una donna, anche un oggetto qualsiasi,
    un feticcio, un animale, un bambino o addirittura un morto, come eventi di
    cronaca ci testimoniano.
    Culturalmente è stata annunciata la liberalizzazione dell’orientamento, del
    ruolo e dell’identità di genere sulla base del desiderio individuale, pretendendo
    l’ontologizzazione di ciò che si sente, di ciò che si desidera essere a
    prescindere dal biologico: l’orientamento diventerebbe la legittima essenza
    della persona.
    5
    La persona umana: una realtà ontologicamente sessuata?
    La persona umana è una realtà ontologicamente sessuata, descrivibile
    e oggettivabile in modo «preconfessionale»? La tesi
    opposta è che la persona umana sia un’identità astratta, un individuo,
    un soggetto/oggetto di diritti, identificabile di volta in
    volta attraverso il suo orientamento. Dunque: esistono l’uomo e la
    donna, come identità sessuate oppure esistono i soggetti GBLTIA-
    Q-GV? Queste ultime sigle sono in breve: I = intersexual, A
    = asexual, Q = queer, GV = gender variants, in cui tutte le caratteristiche
    si scompongono in un caleidoscopio di possibilità (vedi i
    più di cinquanta «generi» previsti da Facebook).
    L’identità sessuata, a livello scientifico, è riconosciuta come
    un’inestricabile interdipendenza tra fattori che sono «naturali»,
    secondo un discorso che include il biologico e il culturale, proprio
    perché l’essere umano possiede questa realtà relazionale, è
    Identità sessuata = Natura & Cultura
    PSICHE:
    sessuazione
    (conscia ed inconscia)
    BIOLOGIA:
    Genotipo
    Fenotipo
    CULTURA:
    relazioni, educazioni, condizionamenti
    IO
    Integrazione di fattori biologici, psichici, culturali non estrapolabili
    singolarmente senza fratturare l’identità stessa
    6
    impastato nelle sue relazioni, quindi nella «cultura». La cultura,
    occorre ricordare, non è un’astrazione, ma il risultato dell’interrelazione
    tra persone vive e reali, non scaturisce dal nulla, ma è il
    prodotto della relazione tra le persone. Rispettando l’integrazione
    tra fattori biologici, psichici, culturali, che non sono estrapolabili,
    abbiamo un discorso valido sulla persona intesa nella sua unitarietà;
    quando si frantumano queste componenti, pretendendo di
    isolarne una sola come «causativa», si rischia una deflagrazione di
    senso e di consenso.
    Sul sesso genetico è interessante notare come si ascrive anch’esso
    a un discorso relazionale. Perché venga concepito un nuovo individuo
    si deve verificare un’interrelazione tra cromosomi maschili
    e femminili derivati dai gameti (ovulo, spermatozoo), che genera
    l’appaiamento di 23 coppie di cromosomi che portano a un maschio
    se nella 23ma coppia troviamo XY, oppure a una femmina,
    se la 23ma coppia è XX e ciò in funzione della differenza tra X e Y.
    Un altro dato di fatto è che l’essere umano non cresce come embrione,
    almeno per adesso, al di fuori del corpo, ma all’interno di
    una relazione, ospitato in un corpo sessuato, un corpo femminile.
    La funzione primaria del cromosoma Y è organizzare la mascolinizzazione
    delle gonadi (testicoli), del fenotipo (forma del corpo
    dotato macroscopicamente di scroto e pene) e di organizzazione
    cerebrale: in assenza di Y, diventiamo tutti femmine, ma su questo
    non intendo dilungarmi.
    La sessualizzazione prenatale
    La sessualizzazione comincia in epoca prenatale e continua per
    tutta la vita in modo dimorfico, cioè esiste un binario separato
    di sviluppo per maschi e femmine che inizia a partire da questo
    momento iniziale e procede per tutta la vita. È chiaro che se si verifica
    un’anomalia biologica, un percorso embrionale accidentato,
    la fisiologia diventa a questo punto non più biologia fisiologica,
    ma patologia, e possiamo vedere delle alterazioni macroscopiche
    7
    (malformazioni) che di solito indicano a livello di espressione
    corporea qualcosa che non è solo una esteriorità del corpo «ferito
    », ma interessa anche la parte psichica e comunque interessa
    tutta la persona.
    La sessualizzazione prenatale infatti non è solo un fenomeno del
    corpo inteso come esteriorità (se si nasce con un pene, si è maschi,
    con una vagina, femmine). È qualcosa che riguarda anche l’organizzazione
    neuronale del cervello, in particolare influisce su caratteristiche
    tipicamente umane come l’organizzazione del centro
    del linguaggio, sul cui «innatismo» esperti come Noam Chomsky
    e altri dibattono da un sacco di tempo in modo anche assai vigoroso;
    sta di fatto che l’organizzazione di una abilità tipicamente
    umana (comunicare attraverso il linguaggio), attuata attraverso la
    verbalizzazione, prevede una differenziazione tra uomo e donna
    già prima della nascita, nel modo differente in cui si organizzano
    i neuroni, come ci confermano le neuroscienze. Sappiamo
    per esempio che nel maschio vi è una prevalente lateralizzazione
    del centro del linguaggio a sinistra, laddove nella donna questo è
    ampiamente rappresentato anche a destra.
    I disturbi dello sviluppo sessuale
    Possono esistere disturbi dello sviluppo sessuale, che vengono chiamati
    con l’acronimo SDD, cioè Sex Developement Diseases; ma è
    molto importante tenere chiaramente separato metodologicamente
    ciò che accade in biologia e in fisiologia, dall’ambito patologico.
    Questo richiede un atteggiamento di massima accoglienza e delicatezza,
    rispetto a chi è portatore, per esempio, di sindromi genetiche
    da «eccesso di cromosoma X» nel maschio (per esempio
    XXY, sindrome di Kleinefelter) oppure di «carenza di cromosoma
    X» nella femmina, (per esempio XO, sindrome di Turner) in cui
    il deficit della doppia X genera una carenza di femminilizzazione.
    Esistono situazioni molto più complicate, che in questa sede non
    possiamo dettagliare, come i mosaicismi, ma è importante sapere
    8
    che esistono come patologie, perché oggi invece si parla, a sproposito,
    di intersessualità come di un «terzo sesso». L’intersessualità
    non è l’ermafroditismo (presenza contemporanea di testicoli
    e ovaie, una sindrome simbolicamente abbastanza importante ma
    rarissima). Esiste per esempio la sindrome di Morris, che colpisce
    1 su 40.000 persone: maschi che sembrano femmine, che hanno
    i cromosomi numericamente normali, ma a livello di DNA,
    hanno un’anomalia recettoriale, cioè il messaggio normalmente
    secreto dalle gonadi (l’ormone chiamato testosterone) non viene
    correttamente recepito dagli organi che dovrebbero recepirlo:
    il deficit recettoriale può essere completo (la sindrome allora
    si chiama CAIS, completa insensibilità agli androgeni) oppure
    parziale (PAIS, parziale insensibilità agli androgeni), il che crea
    certamente ambiguità sessuali. Queste vanno lette correttamente,
    cioè come problematiche di tipo patologico. Questo per dire che
    gli stati intersessuali non sono un terzo sesso; sono in certi casi
    legati a una problematica patologica dello sviluppo normale dei
    recettori deputati, in questo caso gli androgeni; esistono altre patologie
    su cui non mi addentro e che rimangono patologie.
    Un altro aspetto su cui è necessario fare chiarezza è che nella
    «disforia di genere», che è il cosiddetto «transessualismo», per cui
    una donna crede di essere un uomo o viceversa, non abbiamo
    anomalie dal punto di vista dello sviluppo biologico, ma si tratta
    di una dispercezione psicologica del soggetto a fronte di una
    normalità genetica, ormonale, recettoriale, confermata anche da
    dati recenti: le anomalie genetiche concernenti gli ormoni sessuali
    non sono collegabili alla disforia di genere, quindi dobbiamo
    abbandonare l’idea che la persona «transessuale» sia così a causa
    di una malattia organica, ormonale.
    9
    L’omosessualità: un fondamento biologico?
    L’attrazione per le persone dello stesso sesso (comunemente detta
    omosessualità, più correttamente a livello scientifico chiamata
    SSA, Self Sex Attraction = attrazione per le persone dello stesso
    sesso) rappresenta un «terzo sesso» biologicamente dimostrabile?
    Questa è una domanda interessante, perché la depatologizzazione
    a livello psichiatrico della omosessualità ha avuto un itinerario
    graduale a partire dagli anni Settanta del secolo scorso in poi,
    castrando completamente ogni discorso sulla SSA, tabuizzando
    il discorso sulla valutazione empirica e scientifica delle cause della
    attrazione per le persone dello stesso sesso e bollandolo come
    «omofobico».
    Una recente ricerca ha riassunto dati presenti in letteratura concludendo
    che non abbiamo evidenze di tipo genetico ormonale
    che ci confermino un innatismo genetico rispetto all’omosessualità
    e ipotizzando una spiegazione indimostrabile scientificamente,
    la possibile «influenza epigenetica», cioè l’influenza di frammentini
    mitocondriali di materiale genetico di derivazione materna,
    (che non appartengono al patrimonio genetico «maggiore») in
    grado di indirizzare la preferenza sessuale.
    Rimangono due dati di fatto: nei gemelli identici non si ritrova,
    se non in una percentuale modesta, l’attesa concordanza dell’orientamento
    sessuale (e questa situazione rende impossibile appoggiare
    l’ipotesi dell’innatismo biologico), e l’epigenetica è un
    dato geneticamente fragile e indimostrabile per spiegare la determinazione
    di una caratteristica come l’«orientamento sessuale».
    Non abbiamo alcuna persona biologicamente riconoscibile come
    «affetta» da attrazione verso lo stesso sesso, mentre abbiamo una
    mole davvero importante di dati di tipo «ambientale», che ci illustrano
    l’importanza di una costellazione di fattori relazionali.
    Non esiste un algoritmo, per cui verifichiamo che se accade un
    certo fenomeno avremo una persona che sperimenterà l’attra10
    zione per persone dello stesso sesso; esistono però costellazioni
    di modalità di relazione, nella storia personale di chi sperimenta
    SSA, che tendono a ripetersi, sulle quali non entriamo nel merito
    pur citandole: l’influenza di una madre dominante, di un padre
    «poco accessibile», la frequenza di abusi sessuali.
    Il dimorfismo maschio-femmina
    Il dimorfismo, cioè il fatto che esistono due forme differenti del
    corpo umano, maschile e femminile, è difficile da negare: maschio
    e femmina sono differenti; tuttavia nel clima scientista emerge
    la necessità di portare a supporto di questa evidenza una serie
    di dati «scientifici». Io non lo farò, ma segnalo che oggi esiste un
    problema: una lapalissiana evidenza non è riconosciuta come tale,
    se non è scientificamente «validata» dal nuovo totem scientifico
    della «letteratura scritta».
    Maschi e femmine, sono differenti; scientificamente è acclarato
    che vengono concepiti più i maschi, ma essi sono biologicamente
    anche più vulnerabili, e qui c’è tutta una serie di evidenze in merito,
    sulle quali non mi soffermo. Dunque, anche se fa sorridere,
    «scientificamente» i maschi sono diversi dalle femmine, A è diverso
    da B; questo è il succo del discorso fino a ora esposto! Facciamo
    ora un passo avanti, piccolo, ma di logica. Dunque: se A e B sono
    differenti, A+A e B+B potranno essere uguali ad A+B? Questo per
    ricorrere a un semplice passaggio logico, quel modo di procedere
    che oggi viene ad essere smentito nella pretesa di scavalcare la differenza
    contro ogni ragione e ogni evidenza, pretendendo anche di
    richiedere che siamo legittimati a farlo «per legge».
    11
    La sessuazione psichica
    Abbiamo cercato di sintetizzare alcune caratteristiche della identità
    sessuata come hardware, ma ci scontriamo con il fatto che
    questo non è un hardware, non è una macchina, ma è qualcosa
    di vivo, è ciò che in realtà «io sono». E l’«io» interno esiste in
    relazione costante con l’esterno. Così una serie di fattori culturali
    modella il cervello, inteso come materiale plastico meccanicobiologico
    che entra in relazione con l’ambiente. Dal punto di vista
    psicologico si parla di una vera e propria «sessuazione» psichica.
    Avviene una sorta di maturazione di attitudini, capacità, abilità;
    pensiamo, per esempio, al fatto banalissimo di parlare, ma anche
    ad abilità molto più complesse, tutte caratterizzate da una enorme
    potenzialità, tipicamente umana, di apprendimento.
    Questa plasticità, collegata all’apprendimento, è anche un po’ la
    cifra del suo limite relazionale: si pensi al cerbiatto che appena
    nato è già in piedi e può correre con la sua mamma cerbiatta.
    Noi non possediamo abilità rapidamente acquisite, abbiamo una
    necessità di accudimento estremamente più prolungata. Rimane
    il fatto che ogni singola cellula del corpo e del cervello è e rimane
    segnata dal dimorfismo, da questa differenza uomo-donna,
    maschio-femmina iniziale in ogni tappa dell’apprendimento. L’identità
    sessuata è relazionale e adattativa: questo è un punto importante,
    perché non possiamo parlare di un io biologico, se non
    lo collochiamo e contestualizziamo in una rete di relazioni.
    Non esiste una identità sessuale astratta e neanche un corpo contenitore
    di uno psichismo che in qualche modo vi venga «versato»
    dentro, come se si trattasse di una specie di «umore aereo», sganciato
    dalla dimensione neurosensoriale.
    I nostri sensi fanno sì che il nostro cervello immagazzini in modo
    contemporaneamente attivo ma anche passivo, una modalità involontaria
    molto più complessa di quanto crediamo. Tutta una serie
    di informazioni neurofisiologiche ci dicono che attraverso i sensi,
    12
    e con un filtro emotivo, si «costruisce» la psiche. Si capisce allora
    che «la vita psichica emana come estensione, interiorizzazione e
    integrazione della corporeità nella vita psichica» come sottolineato
    dallo psicanalista Tony Anatrella (La teoria del gender e le origini
    della omosessualità, San Paolo, Milano 2012). Paroloni per esplicitare
    che non c’era bisogno probabilmente di Freud per riconoscere
    l’importanza di avere e di scoprire di avere una bocca, piuttosto che
    un ano, o un organo sporgente chiamato pene, piuttosto invece che
    una fessura chiamata vagina nella costruzione dell’identità sessuata.
    Cavità e protuberanze non possono che segnare l’identità, la percezione
    che ho di me stesso, inteso come «io nel corpo».
    Non vorrei avere banalizzato e capisco che la semplificazione può
    sembrare demolitiva: al contrario trovo molto importante tutto
    l’itinerario psicanalitico, psicologico, i vari contributi che ci sono
    stati dati, perché hanno reso di dominio pubblico il concetto della
    importanza della differenza corporea nella iscrizione della percezione
    di sé in quanto persona sessuata. Qual è il problema psicanalitico?
    Quello di estremizzare il sesso, inteso come «pulsione
    erotica», come se quello fosse l’unico «motore» della persona. Il
    motore della persona non è il sesso in quanto tale, ma è innegabile
    l’importanza della scoperta della propria identità sessuata,
    scoprire di essere come noi siamo. Cioè è imprescindibile rendersi
    conto che vi è contemporaneamente sia la dimensione del «dono
    ricevuto» che quella di «compito affidato», perché naturalmente
    per abbracciare la propria identità con gioia, anche nelle sue evidenze
    e limiti fisici, corporei, entra in gioco la nostra libertà.
    Ma il comportamento sessuale, alla fine, a cosa è legato? Alla decisione,
    personale, di che cosa fare rispetto alla pulsione sessuale
    che uno sente nascere in sé. A un certo punto della vita, dall’intersezione
    di tutti questi elementi (assetto biologico, psichismo,
    influenze culturali) si genera un desiderio. Come si orienta il
    desiderio nell’essere umano? Non è istintivo, è pulsionale, tant’è
    che gli esseri umani possono «fare l’amore» a prescindere dalla
    13
    fecondità della femmina; possono fare i cosiddetti giochi erotici,
    possono far «ginnastica ansiolitica» dall’ombelico in giù, possono
    vendersi, possono fare un sacco di cose che gli animali non fanno,
    essendo in quanto animali legati al comportamento istintuale
    primariamente deputato alla propagazione della specie.
    Quindi occorre fare attenzione al fatto che pulsione e comportamento
    non equivalgono, perché, a fronte di qualsiasi pulsione,
    l’essere umano può scegliere cosa fare o non fare. Questa è una caratteristica
    tipicamente umana; emerge l’importanza delle scelte
    valoriali e quindi dell’etica e l’etica non è mai neutra.
    14
    Il gender: intrusione di una visone ideologica nell a scienza
    A questo punto affrontiamo il gender, avventura sintetizzabile in
    questo senso come l’intrusione di una particolare visione politica
    e filosofica nella scienza e nella legge, a gamba tesa.
    Questo il vero problema, l’entrata a gamba tesa di una visione ideologica
    senza che vi sia stata una opportuna preliminare condivisione,
    un consenso rispetto alle tematiche trattate, sia nel mondo
    scientifico che nel mondo giuridico e, più in generale, nel mondo
    sociale.
    Questa disamina, condivisione e consenso non c’è! E l’imposizione
    tende ad avvenire da parte di una minoranza, che definirò
    «gendercrazia», attraverso meccanismi legislativi veicolati da una
    neolingua disancorata dalla realtà. Cerco di chiarire.
    Cosa ci dice il gender? Annuncia la dissoluzione del concetto di
    fisiologia e di norma, pretende che questa non esista, rifiuta il
    sistema binario che distingue il fisiologico dal patologico, nega
    che esista una patologia piuttosto che una devianza, intesa non
    in senso moralistico, piuttosto come l’allontanarsi da un cammino
    (lo sviluppo fisiologico) in cui riconosciamo un’armonia, un
    senso, un fine.
    Il gender pretende una rivoluzione basata sulla decostruzione
    culturale, cioè afferma che tutto è cultura, tutto può essere manipolato
    e qualsiasi scelta è possibile a prescindere dal biologico
    per l’individuo umano. È un problema molto serio in ambito
    scientifico accertare se questa posizione deve essere passivamente
    accettata o se invece se ne può discutere in quanto, forse, non
    è una prassi prevedibilmente foriera di bene. Perché il gender,
    radicalmente, afferma il primato del desiderio, non specifica di
    quale desiderio, anzi sostiene qualsiasi desiderio e in particolare
    pretende di fare del desiderio dell’essere umano, inteso come
    «macchina desiderante», un diritto a prescindere dall’analisi del
    suo contenuto e delle sue conseguenze.
    15
    Nel primato del «processo di soggettivazione», il gender pretende
    che una parte specifica dell’individuo, la sua pulsionalità, venga
    in qualche modo «autorizzata» in senso generale, senza che vi
    sia una lettura razionale, ragionevole delle sue connessioni con il
    biologico. È un nodo molto serio, che va affrontato.
    Il gender molto sinteticamente rigetta l’unitarietà bio-psico-culturale,
    questa integrazione che scientificamente vediamo come
    fondativa pure nella sua estrema complessità. Siamo di fronte a
    un problema davvero serio perché viene rigettato, diciamo in toto,
    oltre al sistema binario anche la prerogativa tipicamente umana
    del linguaggio inteso sì come etichetta arbitraria, ma etichetta
    ancorata al reale e quindi linguaggio come possibilità effettiva di
    comunicare tra di noi circa la realtà.
    Il linguaggio nel gender viene interpretato come una etichetta
    violenta, una modalità arbitraria e oppressiva per nominare la realtà
    con finalità di dominio e di subordinazione dell’altro, inoltre
    si tratta di un linguaggio non agganciato alla realtà perché il
    Il gender propugna il primato del “DESIDERIO”
    DESIDERIO
    =
    diritto
    PSICHE:
    (sessuazione
    conscia ed inconscia):
    ipertroca ma
    totalmente
    irrazionale
    BIOLOGIA:
    Genotipo
    Fenotipo?
    ... a prescindere!
    CUTURA:
    (relazioni, educazione)
    =
    condizionamenti:
    decostruire!
    Il gender rigetta l’unitarietà bio-psico-culturale,
    il sistema binario, la creazione di categorie ed entità socialmente
    assegnate e la pregnanza del linguaggio
    16
    gender ritiene che la realtà non sia di per sé conoscibile. Anche il
    problema dell’interpretazione negativa del linguaggio nel gender
    è molto serio perché è proprio dell’essere umano, oltre alla possibilità
    della razionalità, quella della comunicazione attraverso il
    linguaggio, cioè la parola, parlata e scritta.
    Questi tre cardini: no al biologico, pulsionalità come diritto, negazione
    del linguaggio (o meglio della pregnanza del linguaggio)
    rispetto alla realtà, sono i tre nodi fondativi che ci mettono in
    difficoltà con il gender come teoria socialmente condivisibile e ne
    svelano la natura ideologica.
    Cosa afferma in particolare il gender sulla sessualità? Che l’identità
    sessuale è il risultato di sovrastrutture culturali e sociali da
    abbattere, che la sessualità è da liberare in senso polimorfo a seconda
    delle preferenze soggettive. Alcune espressioni ci aiutano
    a capire meglio: «i corpi non hanno senso al di fuori dei discorsi
    che ne definiscono il sesso; i corpi, i loro processi, le loro parti non
    hanno alcun senso al di fuori dei modelli culturali e sociali che
    permettono di interpretarli» (H. Moore).
    La sessualità per il gender non è espressione dell’identità anche
    biologica, ma a prescindere da questa, quindi la sessualità come
    desiderio fluido, modificabile, indicibile, (è molto importante
    questa sottolineatura, non bisogna appoggiare il biologismo, ma
    ricordare che l’identità è anche biologica). Per il gender io sono,
    faccio, ciò che sento o penso di essere o di fare.
    17
    La dicotomia corpo-psiche nell a teoria del gender
    La teoria del gender affonda in una radice molto antica, quella
    della dicotomia corpo-mente o comunque corpo-psiche, che pretende
    uno sganciamento delle due cose, cosa che abbiamo visto
    essere scientificamente incompatibile come lettura oggettiva di
    quello che accade in ogni individuo.
    Incide nella teoria gender una lettura di Marcuse (Eros e Civiltà
    per esempio) in cui la differenza sessuale è intesa come disuguaglianza
    da abbattere: il concetto di lotta di classe non è «politico»
    ma trasposto su questa differenza maschio-femmina, che non è
    vista per quello che è, cioè una differenza da accogliere, ma viene
    interpretata come una disuguaglianza da abbattere: eliminiamo la
    differenza così smetteremo di combattere!
    Influiscono enormemente sul gender il femminismo radicale,
    tema che non posso qui approfondire e l’omosessualismo filosofico,
    militante e che ha «studiato» la teoria del linguaggio. Un
    inciso: è importante notare che moltissimi degli autori del gender
    sono essi stessi di orientamento omosessuale, perché persone in
    armonia con gli assi portanti che abbiamo detto prima (il biologico,
    il culturale, il relazionale) direbbero forse cose meno «strane»
    rispetto a una realtà che non è da loro percepibile come «norma»
    perché osservata da una posizione adattativa differente.
    Michel Foucault, studioso omosessualista, filosofo, ha detto: «La
    nozione di sesso non esiste prima di una sua determinazione
    all’interno di un discorso in cui vengono specificate le sue costellazioni
    di significato».
    È un discorso complesso da un punto di vista filosofico, concettualmente
    in sintesi è negato il fatto che il linguaggio sia ancorato
    al reale. Ma se le parole possono dire qualunque cosa, a prescindere
    dall’ancoraggio alla realtà a cui sono riferite, a quel punto è
    aperta la strada alla incomunicabilità totale.
    18
    I nemici della ideologia di genere
    Curiosamente, in questa «liberalizzazione per tutti» vengono identificati
    dei nemici. Chi sono? Il cristianesimo e la Chiesa Cattolica
    in particolare, definita patriarcale, androcentrica, affetta da paradigma
    eterocentrico, sessista e sessuofobica; la psicanalisi classica,
    perché prevede un processo di sessuazione psichica (la fase orale,
    la fase anale, la fase genitale, il complesso di Edipo … via tutto!).
    Perché la sessuazione, l’itinerario a tappe (che prevede un punto
    di partenza e una meta da maschio a uomo, da femmina a donna),
    per fiorire a una identità adulta si oppone al concetto che ognuno
    può essere quello che vuole a prescindere dal biologico. L’aggancio
    tra la corporeità e lo psichismo viene tagliato, censurato.
    La pregnanza del linguaggio
    È il concetto dello strutturalismo «positivo» a essere messo in
    discussione, cioè si questiona il riconoscere che ci sono strutture
    del linguaggio che aderiscono a regole, la grammatica stessa, che
    sono consensi culturali, fluidi e mutevoli, ma significativi per una
    effettiva comunicazione. La consapevolezza della strutturazione
    «arbitraria» del linguaggio, non impedisce di riconoscere che è
    necessario un oggettivo ancoramento delle parole alla realtà, altrimenti
    ci si vota all’incomunicabilità. Il gender invece promuove
    il «giochiamo alla destrutturazione», alla decostruzione del
    linguaggio e delle parole e genera l’«antilingua» come modalità
    rivoluzionaria.
    Il rifiuto dell’eterocentrismo
    È il rifiuto consapevole, volontario, dichiarato di riconoscere che
    nella differenza sessuale esiste un valore fondativo. La stessa parola
    «eterosessualità» è già un neologismo, recente e introdotto
    artatamente, perché dal punto di vista del significato la realtà vera
    è l’esistenza del sesso che indica il principio di una significativa
    differenza, separazione, dicotomia tra esseri umani. Maschio
    19
    e femmina, uomo e donna, non esplicitano altro che questa radicale
    differenza, cioè non sono primariamanete «eterosessuali»,
    sono piuttosto reali esseri «sessuati», «normativi» rispetto a tutto
    quello che discende osservando la differenza che li contraddistingue.
    L’aggettivazione «eterosessuale» come caratteristica del tipo
    di attrazione che li contraddistingue è stata coniata dopo, curiosamente
    in ossequio alla comparsa della parola «omosessualità»,
    mentre la vera parola da non oscurare è «sesso».
    Le pretese del gender sono che la perversità polimorfa post-freudiana
    sostituirà la sessualità eterosessuale, omosessuale, bisessuale
    con avallo legislativo.
    Uso strumentale della scienza
    Se il gender vuole prescindere dal biologico allora non dovrebbe
    chiedere di usare la scienza come strumento per realizzare i suoi
    desideri. Perché se vuole prescindere dalla scienza allora deve arrangiarsi
    senza la scienza (ma come la mettiamo con i bambini in
    provetta, gli ormoni, la chirurgia eccetera, necessari per realizzare
    il desiderio a prescindere dal biologico?). La scienza in realtà è
    negata, ma usata. Infatti la FIVET, l’utero in affitto (la maternità
    surrogata per i progetti omogenitoriali) sono un must irrinunciabile
    per il gender. Perché evidentemente, se il principio biologico
    è duale, cioè richiede una differenza iniziale che entra in relazione
    per creare il nuovo individuo, e questa dualità non è rispettata
    nella omogenitorialità, è chiaro qualche escamotage biotecnologico
    bisognerà usarlo.
    A quel punto, il biologico, ragionevolmente ancorato alla realtà,
    cioè vero, diventa utile: come la chirurgia e l’endocrinologia per
    l’inesistente «cambiamento di sesso».
    Il gender pretende accademicamente di prescindere dal biologico,
    però lo utilizza per i sui scopi. Circa il cyborg-gender non entro nel
    merito perché è un argomento ancora più complicato.
    20
    Rispetto del «diritto» di scegliere
    Se tutti hanno il diritto di scegliere, tutti devono «continuare» ad
    avere il diritto di scegliere. Non è ammissibile che alcuni possano
    scegliere più degli altri o che ad alcuni sia impedito di scegliere.
    Questo è un po’ il motivo per cui è inaccettabile che si oscuri il
    disturbo F66.1 e il relativo diritto a richiedere cure per un orientamento
    sessuale indesiderato.
    21
    Osservazioni conclusive
    Per concludere: «tutto passa attraverso il linguaggio» non corrisponde
    a «tutto è linguaggio»! Ma la terminologia è fondamentale.
    I pericoli dell’antilingua sono evidenti: diritto alla salute
    diventa eutanasia; diritto riproduttivo diventa aborto, contraccezione,
    fecondazione in vitro; omofobia, transfobia. La neolingua
    veicola concetti inesistenti, confonde e plasma il nostro modo di
    pensare e di essere. La disapprovazione informata dell’ideologia
    di genere, tuttavia, non è lo stesso che «omofobia, transfobia, eccetera
    » e non è un «discorso dell’odio» quanto piuttosto amore
    per la realtà e per la ragione. Infatti stiamo facendo un discorso
    oggettivo, oggettivabile, riconducibile a fonti che tutti dovremmo
    andare a verificare. Bisogna restare ancorati alla realtà, e devono
    esserlo anche la scienza, la cultura, e la legislazione resistendo alla
    tendenza egemonica della gendercrazia.
    Noto che c’è una certa tendenza violenta, nel senso che il disconoscimento
    della realtà biologica è già una violenza in sé: se accarezzi
    la natura, lei ti abbraccia, ma se la violenti probabilmente
    non risponderà in maniera molto positiva.
    Per finire: nella teoria gender dove i soggetti sono GBLT-QIAGV,
    un «io» desiderante, astratto, giocando sulla decostruzione
    dell’unitarietà della persona «reale» (frammentando psichismo,
    biologia, linguaggio e ruoli) «definisce» il proprio spazio di «macchina
    desiderante», prescindendo dalla significanza del «biologico
    » che oggettivamente struttura e precede il suo pensiero.
    Tuttavia un vasto e crescente corpus di prove genetiche, neurofisiologiche,
    psicocomportamentali, etologiche, sociologiche, eccetera
    mostrano che, scientificamente parlando, la classificazione
    sessuale è ben più che un semplice costrutto sociale. Le richieste
    decostruzioniste del gender rappresentano un nodo da affrontare
    in medicina e psicologia e al più presto in ambito pubblico, non
    solo da parte di alcuni addetti ai lavori.
    L’essere umano nel suo dimorfismo uomo-donna rimanda a un
    mistero. Questo è importante da ribadire: siamo davanti a qualcosa
    di veramente grande, di cui medicina, psicologia e filosofia
    non possono pretendere di esaurire univocamente la misteriosità,
    la ricchezza, la complessità, ma che possono arrivare a descrivere
    in modo ragionevolmente condiviso se non si disancorano dal
    reale.
    Distaccandoci dal reale possiamo dire di tutto e di più, però non
    stiamo più facendo cultura, ma delirio. È necessario stimolare il
    dibattito antropologico e scientifico pubblico sulla differenza maschio/
    femmina, non letta come disuguaglianza da abbattere, ma
    come chiamata a una feconda relazione.
    Chiara Atrzori è dirigente medico ospedaliero, specialista
    in malattie infettive, membro dell’Associazione
    Scienza&Vita, Milano.
    A partire dalla situazione attuale in cui domina una mentalità,
    affermatasi nel corso dell’ultimo mezzo secolo, che ha
    separato il concetto di «genere» da quello di «sesso» fino ad
    arrivare alla «teoria del gender», l’autore rilegge il tema della
    sessualità dal punto di vista scientifico. L’identità sessuale
    è ontologica, nel senso che fa parte essenziale della struttura
    della persona umana, sia da un punto di vista strettamente
    genetico, sia da quello globale dell’«integrazione tra fattori
    biologici, psichici e culturali, che non sono estrapolabili».
    Di qui la denuncia della falsa «scientificità» della teoria del
    gender che, isolando un fattore culturale da tutti gli altri,
    rappresenta l’indebita intrusione nella scienza di una visione
    ideologica.

  9. #9
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    Predefinito Re: Sentinelle in piedi: ma cosa temono?

    Citazione Originariamente Scritto da Francesco Maggonilini Visualizza Messaggio
    Mi sa che abbia capito poco non sono i sorrisi o la felicità dei gay,lesbiche, ma il fatto che vogliono e pretendono i gay di screditare la famiglia uomo + donna,ed imporre lideologia gender nelle scuole,asili infantili,non si nasce ne uomo ne donna,è la società che ti impone di essere un uomo o una donna,che loro i gay,lesbiche si vogliono sposare tra loro e essere felici,nulla da obiettare o criticare,solo LASCIATE STARE I BAMBINI....niente insegnamento gender..che sia la natura a stabilire cosa essere,non imporlo.
    <strong><span style="font-family:arial black;"><font size="4"><span style="color:#daa520;">
    poi che protestino contro le unioni civili lo posso capire siamo in un paese libero protestano pure negli ultracapitalisti usa ma non hanno mai protestato per il fatto che l italia è il paese che spende meno per asili assegni di maternita etc ecco cos è che scardina la famiglia non certo una coppia de froci che se vogliono bene almeno loro scopano ste sentinelle scoperanno???
    qui in una chiesa un ragazzo prega inginocchiato un dio che non conosce,che non puo sentire,non gridera,non versera lacrime,si domanda solo il mio viaggio è finito o è appena cominciato

  10. #10
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    Predefinito Re: Sentinelle in piedi: ma cosa temono?

    io ho letto che in svezia non è cosi, che poi degli etero vadano con trans, è una depravazione personale
    a me verrebbe da vomitare

 

 
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