









Perché,in percentuale,i Rom sono presenti in maggior numero nelle regioni del nord.
Ritornando all'argomento principale.
"Sull’origine della mafia
«… quest’istituzione risale all’epoca feudale, quando il barone il proprietario, per difendere dai poveri la propria roba, erano obbligati a tenere al loro soldo delle squadre di facinorosi, i quali proteggevano il castello e la masseria a patto d’esser difesi contro le autorità per tutti i delitti e le ruberie che commettevano sulla popolazione.
In questo stato di cose il Governo non aveva nessun mezzo per soggiogare questi facinorosi, che vivevano e prosperavano all’ombra dello stesso feudatario…»
Da questi facinorosi ebbe poi origine la mafia. Chi ha detenuto il potere si è sempre servito di lei, a partire dal 1812, quando la Costituzione del Regno di Sicilia tentò d’eliminare le prerogative feudali e ci furono lotte delle quali un cronista disse: «non può farsene rimembranza senza versare lacrime…»...
Una nuova classe dirigente: i gabelloti.
Il delegato Vannozzo al capo della polizia del Regno delle Due Sicilie in Napoli:
Credo dovere avvisare V.Ecc. che tra il 1812 e il 1850 in questi facinorosi che aiutarono nel ’48 i proprietari a esercitare pressioni sul Parlamento per schiacciare il movimento contadino è nato uno spirito nuovo che taluni chiamano spirito di mafiosità: il permettersi delitti contro chiunque perchè sanno di restare impuniti.
Questi mafiosi costringono all’omertà le popolazioni le quali per conseguenza non temono più le leggi del Regno ma solo quelle della mafia. Hanno l’appoggio dei nobili, vengono chiamati uomini di rispetto. I loro capi sono detti pezzi da novanta…
Sono diventati così potenti e terribili che, essendo affittuari dei baroni, cioè gabelloti, comprano poi per sè la proprietà e vanno ad affiancarsi ai nobili formando una nuova casse sociale.
E solo appoggiandosivalla terribile legge della mafia queste classi dirigenti sono riuscite a debellare i contadini che volevano le riforme…Perchè esiste la mafia
Lettera a Nitto Laforgia, Harward University:
«…avrai ormai capito che il fascismo, credendo di poter risolvere la questione con la forza, ha commesso un altro errore del quale molti in futuro pagheranno il conto. La repressione è servita solo ad approfondire il solco d’incomprensione che è sempre esistito tra noi e l’Italia. In Italia non capiscono i nostri problemi, non li hanno mai capiti, credono che la mafia possa essere eliminata con un’operazione di polizia. La mafia è un fatto sociale ed esiste per molti motivi, il principale di essi è che la ricchezza dell’isola è poca. Chi ha posseduto questa ricchezza ha sempre dovuto difenderla con la forza. Non c’è ricchezza per tutti, e dopo il 1812 i ricchi solo appoggiandosi ai mafiosi hanno potuto intimidire il popolo e tenerlo in servitù.
Duemila anni fa Scipione se volle fare la spedizione contro Cartagine dovette accordarsi con gli agrari siciliani, i ricchi di quel tempo. Anche oggi la classe ricca è quella degli agrari perchè la nostra organizzazione economica e sociale non è molto diversa da quella, anzi forse è peggiorata.
Solo se saranno scoperte nuove fonti di ricchezza in Sicilia l’organizzazione economico-sociale potrà cambiare, e solo allora la mafia sparirà, almeno la vecchia mafia.
So che in America i nostri mafiosi hanno in mano gran parte del potere, qui molti parlano di fondare un partito separatista, di staccare la Sicilia dall’Italia…».
Ricostruzione di un delitto.L’incarico.
Il regista Franco Rosi chiese a Mauro De Mauro di ricotruire gli ultimi giorni di vita di Enrico Mattei. Ne voleva fare un film.
De Mauro era un giornalista de “L’Ora” di palermo. Quando Rosi lo chiamò faceva un servizio sul traffico dell’eroina…Era stata scoperta la “via delle arance”…una sordida storia.
Dopo quel servizio De Mauro si dedicò al lavoro per Rosi.
Partì dall’inchiesta ufficiale.
Le autorità avevano stabilito che il 27 ottobre mentre tornava dalla Sicilia l’aereo «I. Snap» si era fracassato al suolo in località Bescapè in mezzo a un bosco di pioppi e che si era disintegrato in seguito all’urto. Era stata una disgrazia, il caso era stato archiviato.
De Mauro accertò che questo non rispondeva a verità.
[..]
De Mauro tirò le conclusioni, capì d’avere dinamite nelle mani. Si mise a cercare le prove dell’assassinio.
Le ebbe il 4 settembre 1970. Erano passati otto anni dall'”incidente”. Trovò una registrazione. Il senatore Graziano Verzotto gli dette la somma e De Mauro acquistò il nastro. Si chiuse nella sua camera, cominciò a scrivere gli articoli. «So una cosa tanto grossa da far tremare l’Italia» disse.
Due giorni dopo sparì…
Enrico Mattei, Presidente dell’Ente Nazionale Idrocarburi, uno dei maggiori protagonisti della politica economica italiana degli anni Cinquanta. La sua morte sembra esser stata provocata da una congiura internazionale, in cui la mafia avrebbe avuto parte."
Ultima modifica di Crescenzo Garofalo; 11-06-15 alle 02:00









