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  1. #21
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: L'enciclica sull' ambiente...

    Esce giovedì 18 giugno - ma è già stata ampiamente anticipata dalla stampa - Laudato si, l'attesa enciclica sull'ambiente di papa Francesco. È di sicuro una pietra miliare nella storia della conservazione ambientale: il leader spirituale di un miliardo e 200 milioni di cattolici vi afferma ufficialmente che ridurre il riscaldamento globale è un imperativo morale per l'uomo.

    Non c'è da stupirsi se il papa ha deciso di usare tutta la sua autorevolezza per abbracciare la causa dell'ambiente. Dall'appello al rispetto della natura lanciato da Giovanni Paolo II già un quarto di secolo fa, ai rapporti sempre più sofisticati intrattenuti dal Vaticano con il mondo scientifico, sono ormai decenni che la Chiesa cattolica mostra di prendere sempre più sul serio le questioni ambientali. E Francesco, che ha studiato da chimico, sembra determinato a dimostrare che il cambiamento climatico - il tema "verde" per eccellenza - non riguarda solo la sorte degli orsi polari.

    "Il cambiamento climatico solleva questioni esistenziali", dice Anthony Leiserowitz, direttore dello Yale Project on Climate Change Communication, un centro studi dedicato proprio alla comunicazione sul tema. "Qual è il giusto modo di rapportarsi agli altri esseri umani, alle generazioni future, al mondo della natura? Non si tratta solo di amare il creato, ma di scongiurare un male che colpirebbe milioni di persone: il "prossimo" che ogni cristiano dovrebbe aiutare".

    "Le affermazioni di Francesco sono in linea con quelle dei suoi predecessori", sostiene Bill Patenaude, uno dei fondatori del Global Catholic Climate Movement. "Ma lui ha una personalità unica, che attrae la gente. Ecco perché questa è probabilmente l'enciclica più attesa nella storia della Chiesa".
    "Proprietari e dominatori"
    Stando alla bozza anticipata da L'Espresso, nell'enciclica il papa afferma con forza che sono le emissioni di gas serra provenienti dal ricco emisfero Nord del mondo la principale causa del riscaldamento globale, le cui conseguenze più gravi - caldo insopportabile, penuria d'acqua, raccolti scarsi - minacciano però i meno fortunati abitanti del Sud.

    La Terra "protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei", si legge nel documento. "Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi".

    Il papa chiede con forza al mondo di cambiare direzione, riducendo i consumi e collaborando per risolvere i problema. "L’umanità è chiamata a prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzione e di consumo, per combattere questo riscaldamento o, almeno, le cause umane che lo producono o lo accentuano".

    Verde Vaticano - National Geographic
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  2. #22
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    Predefinito Re: L'enciclica sull' ambiente...

    Beh, se parliamo di cattolici anche Alex Langer lo era eh...https://it.wikipedia.org/wiki/Alexander_Langer :-P certo, magari per Miles potrebbe essere definito eretico, ma questa è un'altra storia

    Di ambientalisti cattolici penso non ne siano mai mancati


    LA CHIESA E L’AMBIENTE

    Se il Vangelo si fa verde
    di Barbara Carazzolo e Annachiara Valle
    fonte: Jesus http://www.stpauls.it/jesus/0510je/0510je40.htm

    L’emergenza ecologica che coinvolge l’intero pianeta è sempre più in cima alla lista delle preoccupazioni della comunità cristiana. E se fino a poco tempo fa l’impegno ambientalista era di pochi credenti e associazioni cattoliche, oggi anche i vescovi stanno scoprendo che la salvaguardia del Creato è un tema biblico imprescindibile.


    Ricominciamo dalla Genesi: «Dio li benedisse e disse loro: "riempite la terra, soggiogatela, assoggettate i pesci del mare e i volatili del cielo e tutti i viventi che strisciano sulla terra"». E, in effetti, la terra è stata "soggiogata" a tal punto che oggi quasi più nulla si salva dall’avidità dell’uomo: l’acqua scarseggia ed è inquinata, l’aria è sempre più irrespirabile e surriscaldata, le foreste e i ghiacciai indietreggiano mentre avanza la desertificazione e ogni anno si estinguono migliaia di specie animali e vegetali.

    Ma davvero Dio, con quel "soggiogatela", intendeva mettere la natura sotto l’arbitrio assoluto e predatorio dell’uomo? Da qualche anno anche il mondo cattolico si interroga sulle questioni ambientali e, partendo dalle pagine della Bibbia, sta riscoprendo il vero significato del "dominio" dell’uomo sulla natura. Lo stesso Benedetto XVI, allora cardinale, al Convegno Ambrosetti di Cernobbio del settembre 2001, aveva specificato che «dominio sulla natura, nel senso del racconto biblico della creazione, non significa utilizzazione violenta della natura, ma la comprensione delle sue possibilità interiori ed esige così quella forma accurata di utilizzazione, nella quale l’uomo si mette a servizio della natura e la natura a servizio dell’uomo». D’altra parte, spiega Paolo De Benedetti, docente di Giudaismo alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, «quando si parla di soggiogare la natura, il termine ebraico che viene usato nel racconto della Genesi è lo stesso che indica l’opera creatrice di Dio. Ciò significa che il dominio che l’uomo deve esercitare sulla natura non è sfruttamento, ma si inserisce nella continuazione della stessa creazione divina».


    Ma è stato soprattutto Giovanni Paolo II a richiamare i cattolici a una maggiore responsabilità nei confronti dell’ambiente. Fin dal settembre 1983, nell’omelia tenuta a Vienna, Papa Wojtyla sottolineava: «La terra, nell’orizzonte della fede, non è una riserva da saccheggiare senza limiti, ma è una parte del mistero della creazione, della quale non ci si deve soltanto servire, ma davanti alla quale si deve rimanere stupiti e alla quale si deve venerazione». Il 4 aprile del 1987 nel discorso a Punta Arenas, in Cile, lanciava «un appello a tutti i responsabili del nostro pianeta perché proteggano e conservino la natura creata da Dio: non permettiamo che il nostro mondo sia una terra sempre più degradata e degradante». Per arrivare a dire, nell’udienza generale del 18 gennaio 2001, che «occorre stimolare e sostenere la "conversione ecologica" che in questi ultimi decenni ha reso l’umanità più sensibile nei confronti della catastrofe verso la quale si stava incamminando».

    Anche sulla scia di questi autorevoli interventi il mondo cattolico è andato prendendo coscienza dell’urgenza di impegnarsi più attivamente sui temi ambientali. Negli ultimi anni le iniziative sporadiche stanno trovando una maggiore organicità. Punto di riferimento e motore di molte iniziative è l’Ufficio della Cei per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, che, proprio per sottolineare la volontà di occuparsi maggiormente della questione, ha aggiunto alla sua denominazione anche la frase "salvaguardia del Creato". Inoltre, due anni fa è nata Greenaccord, un’associazione di giornalisti cattolici interessati ai temi ecologici. Greenaccord, che sta preparando un incontro internazionale che si svolgerà a Monteporzio, in provincia di Roma dal 12 al 15 ottobre sul tema "L’ambiente via della pace", ha già organizzato una serie di appuntamenti importanti dedicati all’ambiente e tesi a favorire scambi di esperienze tra cattolici "sensibili" e ambientalisti "doc". Categorie fin qui divise in particolare sulla questione demografica ma che, negli ultimi tempi, sono sempre più d’accordo su temi come l’equa distribuzione delle risorse, la pace, la salvaguardia del patrimonio naturale – dalle foreste agli oceani – e la necessità di mutare stile di vita e di consumi.

    Un cattolico-ambientalista della prima ora come Alexander Langer, cofondatore del Partito dei Verdi, già nel 1989 sottolineava come «il costo del nostro impatto sul pianeta viene scaricato sui più poveri ai quali occorre accontentarsi dei settori più degradanti e più spremuti dell’ambiente e delle risorse che sarebbero patrimonio di tutti (...) e su chi verrà dopo di noi, cioè sulle future generazioni alle quali lasciamo un mondo inquinato carico di scorie e povero di risorse rigenerabili». Anche Langer era convinto della necessità di cambiare stile di vita sia a livello individuale che collettivo, «affiancando ai bilanci pubblici e privati, tutti basati su dati finanziari, anche un bilancio ecologico che faccia capire i reali profitti e le reali perdite».

    D’altronde tutta la dottrina sociale della Chiesa più recente non ignora i problemi ambientali. Anzi, va via via approfondendo le diverse questioni e legando la questione ecologica a quella della povertà. Lo specifica bene anche il Compendio della Dottrina sociale della Chiesa che dedica all’argomento l’intero capitolo dieci, fino ad arrivare a invocare, quando si tratta di intervenire sulla natura, il «principio di precauzione», un cavallo di battaglia degli ambientalisti. Tale principio vuole in sostanza che, laddove non si sappia con certezza quali potrebbero essere le conseguenze di taluni comportamenti sull’ambiente, ci si astenga dal metterli in atto. Il testo sottolinea anche che «l’attuale crisi ambientale colpisce particolarmente i più poveri, sia perché vivono in quelle terre che sono soggette all’erosione e alla desertificazione o coinvolti in conflitti armati o costretti a migrazioni forzate, sia perché non dispongono dei mezzi economici e tecnologici per proteggersi dalle calamità».

    Una posizione che era stata espressa fin dalla Populorum progressio del 1967. «In quegli anni, nello spirito conciliare, comincia a farsi spazio l’idea di una maggiore attenzione al Creato», dice Piero Stefani, biblista e teologo di Ferrara, «anche se l’impegno concreto della Chiesa è più recente». Questo risveglio crescente è ben spiegato proprio dal Compendio che, come dice Simone Morandini, coordinatore del Progetto etica, filosofia e teologia della Fondazione Lanza e docente di Teologia ecumenica all’Istituto ecumenico San Bernardino di Venezia, «ha in un certo senso fatto giustizia del negazionismo».

    «È vero», precisa Morandini, «che noi cattolici abbiamo una forte fiducia nell’uomo, ma certamente non diciamo che il mondo così com’è va bene. Ci sono spazi di dialogo importanti con le organizzazioni ambientaliste. Occuparsi dell’ambiente e vederne l’importanza è anche una questione etica. E poi occorre scendere sul pratico, per capire qual è la reale posta in palio. Come sarà il mondo di Giacomo, mio figlio, che oggi ha cinque anni? Ecco che, pensando a chi ci sta vicino, anche il futuro ha un volto».

    I bambini, ma anche gli animali e le piante come misura dei comportamenti "leciti": un criterio che torna anche nella Bibbia. «Soprattutto nel Pentateuco si insiste molto», dice De Benedetti, «sul dovere di tzedaqà (termine ebraico che indica insieme la giustizia e la carità) nei confronti degli animali, delle piante e di tutto ciò che noi chiamiamo ambiente. Per questo dobbiamo stare molto attenti a non considerare l’ambiente semplicemente come la scena sulla quale si muove l’uomo. L’uomo è ambiente, l’ambiente è il "prossimo"».

    Anche padre Tecle Vetrali, docente di Teologia biblica e spiritualità a Venezia, sottolinea l’importanza di un impegno dei cristiani per l’ambiente, che «sia individuale ed ecclesiale. Occorre celebrare, cantare, pregare la creazione, fare entrare nel nostro sentire la vita; catechizzare e predicare una visione ecologica di Dio, dell’uomo e del mondo».

    Una strada che alcuni hanno già intrapreso incontrando il problema ambientale nell’ambito del loro lavoro sociale. Lo ha ricordato, proprio nell’ultimo incontro organizzato da Greenaccord a Firenze, Donatella Massai, oggi direttrice di Greenpeace Italia dopo tanti anni passati nella ong Medici senza frontiere: «Molte battaglie hanno legato, sul terreno della difesa dei diritti, noi e i movimenti cattolici. Mi piace ricordare, a tale proposito, suor Dorothy Stang, la missionaria assassinata a febbraio di quest’anno nello Stato amazzonico del Parà. Suor Dorothy lavorava senza risparmiarsi per difendere i diritti dei lavoratori rurali. Finché si è resa conto che per difendere questi diritti bisognava proteggere l’Amazzonia dalla deforestazione. Come Chico Mendes, anche lei è arrivata al nodo ambientale. E, come Chico Mendes, ha pagato questo suo impegno con la vita. Noi, ambientalisti e cattolici, dobbiamo lavorare insieme contro gli abusi dei diritti umani e contro i crimini ambientali. Cose che sono strettamente collegate. Non possiamo permettere che suor Dorothy sia morta invano».

    Barbara Carazzolo e Annachiara Valle

    LA CHIESA E L’AMBIENTE: Se il Vangelo si fa verde :: giovaniemissione.it
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  3. #23
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: L'enciclica sull' ambiente...

    Citazione Originariamente Scritto da Gdem88 Visualizza Messaggio
    Beh, se parliamo di cattolici anche Alex Langer lo era eh...https://it.wikipedia.org/wiki/Alexander_Langer :-P certo, magari per Miles potrebbe essere definito eretico, ma questa è un'altra storia
    Ah be'... pensa Hans Jonas, ebreo e allievo di Heidegger... che scrive "il principio di responsabilità"...
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  4. #24
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    Predefinito Re: L'enciclica sull' ambiente...

    il testo dell'enciclica (in pdf):
    http://www.avvenire.it/Papa_Francesc...dato-si_it.pdf

  5. #25
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    Predefinito Re: L'enciclica sull' ambiente...

    .

    Ecco dunque pubblicata la tanto attesa enciclica!



    Che ne pensate?


    Ho appena cominciato a sfogliare le prime pagine, non ho ancora completato la lettura.


    Ecco le mie prime impressioni, a caldo.


    mi propongo specialmente di entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune

    questo riferimento alla "casa comune" suona un po' sessantottino...




    Questi contributi dei Papi raccolgono la riflessione di innumerevoli scienziati, filosofi, teologi e organizzazioni sociali che hanno arricchito il pensiero della Chiesa su tali questioni


    Questa enciclica non dice nulla di nuovo agli ecologisti...




    Gli atteggiamenti che ostacolano le vie di soluzione, anche fra i credenti, vanno dalla negazione del problema all’indifferenza, alla rassegnazione comoda, o alla fiducia cieca nelle soluzioni tecniche

    per decenni gli ecologisti hanno sostenuto le loro battaglie nell'indifferenza politica, sociale e religiosa, e anche i capi cattolici, che pure dovrebbero guidare i movimenti spirituali, sembrano arrivare piuttosto in ritardo... ma meglio tardi che mai!


    Ma non basta un'enciclica a far diventare "verde"la comunità cristiana...


    Vediamo se alle parole seguono i fatti!


    Abbiamo bisogno di nuova solidarietà universale

    Ecologisti di tutto il mondo... unitevi!




    [... continua...]


    .
    Ultima modifica di Regina di Coppe; 18-06-15 alle 15:27
    Corpo sano in ambiente sano.

    Chi avvelena una persona per vendetta viene condannato per veneficio.
    Chi avvelena milioni di esseri umani per profitto viene onorato come capitano d'industria.

  6. #26
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: L'enciclica sull' ambiente...

    Cmq questo papa, più parla e più sembra un marxista d'altri tempi
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  7. #27
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    Predefinito Re: L'enciclica sull' ambiente...

    Citazione Originariamente Scritto da Druuna Visualizza Messaggio
    Cmq questo papa, più parla e più sembra un marxista d'altri tempi

    i marxisti non avevano la concezione sacra della natura.
    il marxismo è una ideologica antropocentrica.
    Ultima modifica di MaIn; 18-06-15 alle 20:14

  8. #28
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: L'enciclica sull' ambiente...

    Citazione Originariamente Scritto da MaIn Visualizza Messaggio
    i marxisti non avevano la concezione sacra della natura.
    il marxismo è una ideologica antropocentrica.
    Invece una religione che che crede che l'uomo sia stato creato da dio e poi messo al centro del creato per esserne il padrone, non è antropocentrica, no no...


    E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
    27 Dio creò l'uomo a sua immagine;a immagine di Dio lo creò maschio e femmina li creò.
    28 Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra».
    29 Poi Dio disse: «Ecco, io vi dò ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. 30 A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io dò in cibo ogni erba verde».
    ------

    Per tua informazione, è proprio con il cristianesimo (o meglio, con la cultura cristiano-giudaica) che nella cultura occidentale prende piede l'idea dello sfruttamento della natura da parte dell'uomo, perchè nelle culture pagane, questo concetto, non c'era.
    Ultima modifica di Druuna; 19-06-15 alle 12:09
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  9. #29
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    Predefinito Re: L'enciclica sull' ambiente...

    Conoscendo MaIn non credo che volesse rivendicare qualsivoglia superiorità del cristianesimo...ma proprio per nulla XD solo ha giustamente fatto notare che marxismo ed ecologia non erano propriamente affiancabili
    «Riformista è uno che sa che a sbattere la testa contro il muro si rompe la testa, non il muro! Riformista...è uno che vuole cambiare il mondo per mezzo del buonsenso, senza tagliare teste a nessuno» [Baaria]

  10. #30
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: L'enciclica sull' ambiente...

    Citazione Originariamente Scritto da Gdem88 Visualizza Messaggio
    Conoscendo MaIn non credo che volesse rivendicare qualsivoglia superiorità del cristianesimo...ma proprio per nulla XD solo ha giustamente fatto notare che marxismo ed ecologia non erano propriamente affiancabili
    Semplifichiamo, visto che io sono tonta: l'ecologia è qualcosa che tradizionalmente è stato rivendicato da destra o da sinistra ?
    Il marxismo c'entra più con la destra o con la sinistra ?

    Allora o mi venite a dire che l'ecologismo è di destra, oppure cercate di rigirare la frittata, come siete usi.

    detto questo, trovo interessante questa riflessione fatta su un libro di Galimberti, che affronta la questione in diversi dei suoi libri (ad esempio anche ne "I miti del nostro tempo"); in questo caso si parla di "L'usura della terra":

    Per Galimberti il rapporto uomo-natura è stato regolato in Occidente da due visioni del mondo: quella greca e quella giudaico-cristiana che, per quanto differenti tra loro, convenivano nell’escludere che la natura rientrasse nella sfera di pertinenza dell’etica, il cui ambito era limitato alla regolazione dei rapporti fra gli uomini, senza alcuna estensione agli enti di natura. I Greci concepivano la natura come quell’ordine immutabile che nessuna azione umana poteva violare perché, come dice un frammento di Eraclito: “Questo cosmo, che è di fronte a noi e che è lo stesso per tutti, non lo fece nessuno degli dei né degli uomini, ma fu sempre, ed è, e sarà fuoco sempre vivente, che divampa secondo misure e si spegne secondo misure”. Avendo in sé la sua norma vincolata dal sigillo della necessità (anánke), la natura era quell’orizzonte inoltrepassabile, quel limite insuperabile a cui l’azione umana doveva piegarsi come alla suprema legge. Lo stesso Prometeo, l’inventore delle tecniche, non esita a riconoscere che: “La tecnica è di gran lunga più debole della necessità” (Eschilo). Quindi per i greci, nel loro “fatalismo”, l’uomo non può dominare la natura ma solo svelarla. Da qui “nasce la concezione greca della verità come svelamento (a-létheia ) della natura (phisis) , dalla cui contemplazione nascono le conoscenze che regolano l’agire e il fare umano” (L’Usura della terra, pag. 13).

    Nella tradizione giudaico-cristiana siamo in presenza di un salto di prospettiva. Infatti si concepisce la natura come creatura di Dio, quindi come effetto di una volontà, della volontà di Dio che l’ha creata e dell’uomo a cui è stata consegnata. Leggiamo infatti nel Genesi: “Poi Iddio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: domini sopra i pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sugli animali domestici, su tutte le fiere della terra e sopra tutti i rettili che strisciano sopra la sua superficie”. In questo modo la natura non è più espressione di un ordine immutabile, ma semplice materia da dominare al servizio dell’uomo. Su questo percorso incontriamo la nascita della scienza moderna che, come vuole il programma, nel “Novum Organum”, di Bacone: “Scientia est potentia“, conosce per dominare, e nel dominio della natura scorge l’impronta di Dio e le condizioni del riscatto umano. Scrive infatti Bacone: “In seguito al peccato originale, l’uomo decadde dal suo stato di innocenza, e dal suo dominio sulle cose create. Ma entrambe le cose si possono recuperare, almeno in parte, in questa vita. La prima mediante la religione e la fede, la seconda mediante le tecniche e le scienze”.

    Il dominio, dunque, caratterizza quasi tutta la riflessione sulla natura della filosofia moderna. Altro esempio in questo è la riflessione di Immanuel Kant, nella sua ottica la natura è a-morale , o pre- morale, il rispetto assoluto lo si deve solo all’uomo.

    Nella riflessione contemporanea Hans Jonas (con il suo “Principio responsabilità) che riconosce la dignità “teleologica” della natura . Ma per Galimberti anche quella di Jonas rientra nell’antropocentrismo con le sue aporie.

    La riflessione di Galimberti vuole colpire l’antropocentrismo di stampo teologico in quanto, secondo lui, non consente più all’uomo di conoscere i suoi limiti. E questo produce conseguenze dannose sulla Terra, provocandone così l’usura (per dirla con Heidegger) con tutto quello che ne consegue.
    “L’antropocentrismo, da cui la tecnica è nata e in cui si è sviluppata, non è più il luogo in cui si possono decidere i destini dell’uomo, perché da questo luogo la tecnica già da tempo s’è congedata e, con questo congedo, anche l’uomo è diventato materiale della tecnica”.

    Ora nella sua posizione Galimberti prende di mira, semplificando in maniera estrema, ed è questo il suo limite, una certa “teologia della natura”. Il suo sguardo quindi è volutamente polemico. La visione dell’uomo come Padrone della natura nella riflessione cristiana contemporanea è superata da quella della custodia del creato, e questo fa assumere all’uomo un altro tipo di etica teologica ed ecologica.

    Ma l’obiettivo polemico di Galimberti è l’atteggiamento di noi uomini occidentali nei confronti della terra vista solo come materia prima da sfruttare senza limite, e di conseguenza attraverso la tecnica “denaturalizziamo” la natura. E la tecnica anche quando soccorre la natura, anche quando la “ipernaturalizza”, in realtà la “denaturalizza”, perché crea un paesaggio così poco ospitale e così poco comunicativo, che persino una grande fabbrica offre un volto più umano. Ma la tecnica per Galimberti è anche quell’orizzonte totale cui al suo “interno religione, etica e politica, e più in generale, uomo e natura sono costretti a trovare i loro punti di mediazione” per la loro reciproca salvaguardia o “salvezza”.

    Il punto è proprio questo!

    Allora le domande che sorgono da tutto questo sono radicali: come diventare custodi responsabili della natura (o del creato)? La tecnica, anche quella più sofisticata, è sufficiente per questo scopo?

    Domande radicali che esigono risposte radicali: dall’etica politica a quella economica. In una parola: non è venuto, finalmente, il tempo di un nuovo umanesimo del “custodire” che superi l’arrogante “cultura” della “voracità”?

    L?usura della Terra. Riflessioni su un libro di Umberto Galimberti | Confini

    Un'altra bella riflessione è qui

    I greci, infatti, concepivano la natura come quell’ordine immutabile, quell’orizzonte non oltrepassabile, quel limite insuperabile che nessuna azione umana poteva violare. Lo stesso Prometeo, l’inventore delle tecniche, non esita a riconoscere che «la tecnica è di gran lunga più debole della necessità che governa le leggi di natura». Quando la cultura greca incrocia la cultura giudaico-cristiana lo scenario muta perché la religione biblica, concependo la natura come creatura di Dio, la pensa come effetto di una volontà: la volontà di Dio che l’ha creata e la volontà dell’uomo a cui la natura è stata data in consegna per il suo dominio. Da quel momento il significato della natura non è più "cosmologico" ma "antropologico". Essa, cioè, viene subordinata alle intenzioni della progettualità umana che, come vuole il programma della scienza moderna enunciato da Bacone (scientia est potentia), conosce per dominare. Il problema che oggi si pone è la "misura" di questo dominio, che già Sofocle paventava quando nell’Antigone scriveva: «La natura ha forze tremende, eppure, più dell’uomo, nulla è tremendo». Il rapporto tra uomo e natura non è mai stato idilliaco come tanta letteratura romantica vuol farci credere. Anzi proprio per difendersi dalle forze della natura, l’uomo ha costruito la città, la cui funzione era di delimitare non di espandersi, di costruire una zona protetta per la comunità umana, regolata da leggi che ne garantissero la pacifica convivenza e con essa la sopravvivenza.

    http://www.feltrinellieditore.it/new...a-natura-7182/
    Ultima modifica di Druuna; 19-06-15 alle 12:30
    «The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
    «Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij

 

 
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