(Scusate, apro un nuovo argomento perché mi rendo conto che in quello dell'aborto ci siam olto altro di cui parlare. Per cortesia, non parlate di aborto/feto/diritti/femminismo/filosofia/etc).
La legge sull'aborto prevede che la donna possa abortire indipendentemente dalla volontà dell'inseminatore. Da qui si deduce il principio che il feto è della donna. Ed è nella sua piena disonibilità, tanto che se ne può disfare a suo piacimento.
La legge sui figli naturali prevede che la donna possa pretendere il mantenimento del figlio anche se l'inseminatore si rifiuta di riconoscerlo. Da qui si deduce il principio che il bambino è di entrambi, tanto che l'uomo è obbligato a "pagare" in base al suo reddito, etc.
Qual è il principio predominante di questi sinistri moralisti che scrivono le leggi? In caso di disaccordo sul da farsi, ha sempre ragione la donna?
Se la donna vuole abortire contro il volere dell'uomo, la donna ha il diritto di abortire. E pure a spese dei contribuenti. (I soldi delel mie tasse, invece di essere spesi per la scuola in cui voglio mandare mio figlio, sono spesi per far abortire le donne... vabbè... lasciamo perdere...).
Se la donna vuole partorire contro il volere dell'uomo, la donna ha il diritto di partorire (e ci mancherebbe) ma poi il figlio non lo cresce a spese sue, bensì a spese dell'uomo (che neanche lo voleva).
I sinistri, sottodotati come sono, stanno riducendo definitivamente la donna a un oggetto da camera da letto. Un pò come negli anni 70, quando si battevano contro la censura in televisione, e oggi (gli stessi) si lamentano perché le televisioni sono pieni di tette e culi e vorrebbero rimettere la censura.




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