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Discussione: Revisionismo

  1. #111
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    Predefinito Rif: Revisionismo

    ComeDonChisciotte - TURBANDO L'UNIVERSO

    DI GARY CORSERI
    Thomas Paine's Corner
    Negazione dell’Olocausto, revisionismo, religione, censura e guerra


    “Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre”. – Isaia


    “Indegna d’uomo è la vita senza ricerca”. – Socrate


    “In ultima analisi, la guerra è sempre un tradimento”. – Chris Hedges


    “Un universo statico non è fisicamente autoconsistente. Il sole non può splendere per sempre”. — James Peebles, Professore Emerito di Fisica, Princeton University


    “Oserò

    Turbare l’universo?

    In un attimo solo c’è tempo

    Per decisioni e revisioni che un attimo solo rovescerà”.

    — T.S. Eliot




    L’11 luglio l’autore William Blum mi ha inoltrato via e-mail un articolo del Washington Post su Ken Meyercord. Fredrick Kunkle, un giornalista del Post, descriveva Meyercord come un sessantacinquenne con un “impiego high tech al Freddie Mac, uno show di una televisione locale a carattere partecipato … e una lunga storia di registrazione scritta di quelli che dichiara siano i ‘miti’ dell’Olocausto”. Meyercord, proseguiva l’articolo, sperava di ottenere “un seggio at large nel direttivo dell’Associazione Cittadini di Reston, un ente parastatale … per una comunità di 60.000 abitanti che, ufficialmente, non è un comune”. Fondamentalmente, Reston2 è una periferia di Washington D.C. in Virginia.

    Avevo conosciuto Meyercord alcuni mesi prima, in occasione di una kermesse politica a Washington. Gli sponsor del party esultavano per l’insediamento di Obama. Essendo più cinico della maggior parte dei convenuti, mi ero agganciato alle code del frac di Blum per l’invito… inventandomi chauffeur con il mio vecchio furgoncino. Incontrai Medea Benjamin, Meyercord con la consorte palestinese Samira, e qualche altro invitato degno di attenzione. Nessuno di quelli con cui parlai o di cui mi capitò di cogliere la conversazione mi parve eccessivamente radicale o pericoloso. Alcuni di loro (ma non le persone che ho menzionato sopra) mi sembrarono oltremodo ingenui nel ritenere che un’elezione avrebbe modificato la direzione del nostro moderno Impero.


    Alcuni mesi dopo, il mio amico Blum ed io ci trovavamo all’incontro con l’autore Eduardo Galeano alla libreria indipendente Politics and Prose, sempre a Washington D.C. Lì incrociammo Meyercord, e si decise di cenare cinese in un locale vicino. Fu allora che Meyercord mi parlò del suo show, anche se gran parte della conversazione verté più sull’anatra alla pechinese che sulle agrodolci questioni dell’attuale politica imperialista.


    È probabile che Meyercord mi abbia accennato della sua candidatura alle elezioni di Reston, ma non registrai l’informazione, assorbito com’ero da un residente del Maryland che non riusciva ad ottenere di votare in Virginia. I discorsi si mantennero sul conviviale, nessuno tentò di fare del proselitismo, anche se, di fatto, nessuno avrebbe potuto: Blum ha 75 anni e conosce tutti i trucchetti, e anch’io, con i miei 63, mi difendo bene.


    Quattro giorni dopo aver letto il primo articolo su Meyercord me ne arrivò un altro, sempre di Fredrick Kunkle. Dopo il titolo, “Preferenze last-minute fermano il ‘Revisionista’”, dal pezzo appresi che “La campagna dell’ultim’ora volta a impedire a un sedicente revisionista dell’Olocausto di ottenere una carica in un ente civico a Reston ha riscosso un vasto successo. Ken Meyercord, che era stato l’unico candidato in lizza per un seggio at large nel direttivo di 13 membri volontari dell’Associazione Cittadini di Reston, ha conquistato solo 23 voti dopo la forte reazione negativa suscitata dalle sue provocatorie esternazioni sugli ebrei”. Debra Steppel, organizzatrice della campagna che invitava a dare la propria preferenza anche a candidati non direttamente indicati nella scheda elettorale, lo ha definito “un risultato fantastico”.


    Kunkle riportava che Meyercord aveva “elegantemente riconosciuto la sconfitta” e si era congratulato con la Steppel per il suo impegno, benché la ritenesse “male informata”. L’articolo osservava poi che Meyercord e la moglie vivono a Reston dal 1977, e che in “scritti e interviste” aveva espresso il dubbio che la Germania nazista avesse una “missione per sterminare gli ebrei in Europa, un piano noto come Soluzione Finale”. Meyercord aveva anche negato che i nazisti abbiano usato camere a gas per uccidere gli ebrei, e si dichiarava “scettico sul fatto che il numero delle vittime dell’Olocausto ammontasse a 6 milioni”.


    A questo punto la vicenda aveva polarizzato la mia attenzione, e chiesi a Meyercord di inviarmi alcuni suoi scritti. Di origini in parte ebree, e con una famiglia allargata che annovera tra i suoi componenti sionisti, anti-sionisti, nonché indifferenti, ignoranti e in divisa, da ammiratore di Paine e Thoreau, Martin Buber, Rilke e Hesse, da uomo estremamente interessato al mondo in cui vive e alla psicologia umana, volevo capire meglio questa tempesta in un bicchier d’acqua che si stava scatenando a Reston, e come ciò potesse essere messo in relazione con il nostro confuso, violento e insidioso macromondo moderno.


    Scorrendo il lavoro di Meyercord, lo trovai più apologetico che infocato. In “In Search of a Holocaust Denier”, Meyercord scrive: “Quanto vorrei qui presentare è una spiegazione ragionata (in verità un appello) che aiuti ad analizzare tutti gli aspetti della storia dell’olocausto, in un’atmosfera priva di rancore, d’intolleranza, e di intimidazioni. Ritengo che dalla storia si possa imparare, e ritengo che, facendolo, potremo avere un mondo migliore. È chiaro che per imparare dalla nostra storia dovremo possedere una comprensione precisa degli accadimenti…”.


    Meyercord descrive come l’immagine dei nazisti “al passo dell’oca […] e che salutano dicendo siegh heil” come Hollywood e gli altri media ce li hanno innumerevoli volte dipinti abbia gettato ben poca luce su “come un uomo come Hitler abbia mai potuto assurgere al potere in un paese tra i più avanzati al mondo”. Meyercord deplora il fatto che così poco abbiamo imparato dall’epoca nazista, osservando che il Ministro degli Esteri d’Israele [Avigdor Lieberman] ha sostenuto la deportazione di tutti i Palestinesi dalla Terra d’Israele (ארץ ישראל, Èreṣ Yisraèl)3. Coloro che si sono permessi di sfidare l’ortodossia dell’olocausto si sono trovati emarginati nel vuoto creato attorno a loro dal mondo accademico (com’è accaduto a Norman Finkelstein negli Stati Uniti) oppure imprigionati (come David Irving in Austria)! E in quello stesso tono assennato, quasi apologetico, si domanda: “Non sarebbe meglio dissipare il velo di credenze che circonda l’olocausto proprio ora che l’antisemitismo è un fattore trascurabile nella società americana, piuttosto che in un qualche futuro in cui tempi più duri potrebbero indurre gli americani disperati e incolleriti a cercare un capro espiatorio?”

    E qui chiudo la parentesi sull’approccio di Meyercord. Non si presenta come un persuasivo affabulatore che voglia propinarci il neonazismo. Le sue argomentazioni sono ben ragionate e di gran lunga meno infiammate e provocatorie, ad esempio, di quelle di Limbaugh, O’Reilly, Hannity o Coulter. Meyercord indirizza i suoi lettori (me compreso, in una sua breve intervista telefonica) a due siti web per un approfondimento sulla questione:

    Committee for Open Debate on the Holocaust

    e

    Holocaust Denial Videos


    Meyercord si autodefinisce “revisionista”, non un negatore dell’olocausto. E osserva: “Ciò che fa sì che i revisionisti siano travisati e diffamati dai sostenitori della teoria è la loro negazione di tre componenti della storia dell’olocausto:

    1. che esistesse un piano per sterminare gli ebrei noto come “Soluzione Finale”;

    2. che nella realizzazione di tale piano siano state usate camere a gas; e

    3. che in conseguenza a ciò siano stati uccisi non meno di sei milioni di ebrei.

    L’autore ci espone la sua confutazione della “storia dell’olocausto” che attualmente prevale e ci rinvia ad altre fonti per maggiori dettagli.

    La domanda che ora mi sento obbligato a porre è quanto tutto ciò sia pertinente per il nostro mondo post-9/11.

    È pertinente perchè il passato è il preludio, e chi non trae lezioni dal proprio passato, come disse Santayana …già sapete come termina l’aforisma1.

    È pertinente perchè uccideremmo per difendere la santità dei nostri miti (religiosi, ideologici, nazionalistici/patriottici che siano), piuttosto che distruggere gli idoli delle nostre percezioni … e delle nostre percezioni erronee.

    È pertinente perchè le idee di un uomo riflessivo su un dogma storico o religioso sono irrilevanti per l’esercizio delle sue responsabilità e doveri di cittadino in un’organizzazione civica locale.

    È pertinente perchè ogni dittatorucolo che compaia sulla scena (un Noriega, un Saddam Hussein) e che esca dalle grazie del regime imperialista statunitense, e ogni leader populista (un Ahmadinejead, un Hugo Chavez, un Fidel Castro) viene invariabilmente paragonato a Hitler e minacciato di un cambio di regime o di vedersi “spazzare via il suo paese dalle carte geografiche”, se questo non sia, di fatto, già stato invaso. Hitler è divenuto lo standard di riferimento del male ... e quell’incubus colora ogni altra forma di male. Abbiamo trovato la personificazione, l’incarnazione del male, dell’ignoranza e della brutalità, e abbiamo assolto le istituzioni, le forme sociali e i meccanismi di controllo, le psicologie e le isterie a tutt’oggi molto presenti.

    È pertinente perchè la maggior parte degli americani non sa un bel niente del sionismo o del ruolo avuto dal nazionalismo ebreo nel periodo precedente la prima guerra mondiale, dello smembramento dell’Impero ottomano, del disastroso trattato di Versailles, della Dichiarazione Balfour, e così via (Meyercord, in effetti, non ne fa cenno alcuno nel suo scritto, né nelle sue interviste a me o a Fred Kunkle del Washington Post).

    È pertinente perchè se morirono 6 milioni di Ebrei, o ne se morì un milione… ancora non vi è nessuna giustificazione per l’esproprio del territorio, delle risorse, del paese di un altro popolo (da mia madre ho imparato fin da piccolo che “due torti non fanno un dritto”).

    Il circoscritto parapiglia che ha coinvolto Meyercord in un sobborgo del distretto di Columbia ci lascia con tre grosse questioni sulle quali ponderare:

    1. una questione di censura

    2. una questione morale

    3. i dati storici

    La campagna della signora Steppel e i votanti di Reston hanno tentato di censurare le parole e le convinzioni di Meyercord. Non hanno votato in base alle competenze di quest’uomo, alla sua disponibilità e capacità di servire la comunità locale. Hanno votato contro le sue idee, alle quali era giunto dopo un attento esame delle prove, della sua vita e dei dettami della sua coscienza. Meyercord ha vissuto per sei mesi a Beirut, ha viaggiato in Israele, è da tempo e felicemente sposato a una donna Palestinese. Insieme hanno cresciuto due figli, i quali hanno frequentato le scuole pubbliche di Reston. Queste singolari esperienze hanno senza dubbio arricchito il suo pensiero. In quale modo la censura e l’espurgazione giovano all’interesse pubblico? Nel nostro intrecciato mondo, non ci sentiremmo tutti più sicuri se cercassimo di protenderci e tentare di comprendere “l’Altro”?

    La questione morale si è spesso ridotta a “la mia sofferenza è migliore della tua”. Usare la sofferenza in questo modo poco o niente ha a che vedere con la moralità, e c’entra invece molto con il dogma religioso. È sofferenza come giustificazione … per risarcimenti scandalosi (ad esempio contro i Tedeschi, non più colpevoli della prima guerra mondiale dei Britannici, dei Francesi, degli Americani, dei Russi). È sofferenza usata come fondamento logico ultimo dell’homo homini lupus”, “natura, rossa di zanne e d’artigli”, eccetera eccetera. È sofferenza commemorata come stasi (ecco James Peebles: “Un universo statico non è fisicamente autoconsistente). È sofferenza come razionalizzazione per il perdurare degli imperi della distruzione, causare distruzione e cercare vendetta su altri innocenti, per il perdurare di tutto quest’orribile processo (“Chiameranno bene il male e male il bene. Cambieranno le tenebre in luce e la luce in tenebre”).

    E per quanto concerne i dati storici, beh, è sempre stata una faccenda piuttosto fumosa. In tutta la mia vita, Dio non mi ha mai parlato da in mezzo al turbine, e da 46 anni attendo di scoprire cosa realmente accadde in quel 22 novembre del 1963. Einstein affermò che Dio non gioca a dadi con l’Universo, e Bohr rispose ad Einstein di piantarla di dire a Dio che cosa fare con i suoi dadi. Magari Dio non ci gioca, a dadi, ma Egli/Ella/Esso/Essa di sicuro tiene le sue carte vicine al suo petto/seno/ineffabile mistero.

    Questo significa che devo continuare a scavare. Devo continuare a turbare l’universo, controllare gli appunti e rivedere i miei memi, perchè in un universo in espansione io non partecipo agli eventi cosmologici, ma posso almeno giocarmi la mia parte lillipuziana e contribuire allo sviluppo della consapevolezza e della coscienza. “In ultima analisi, la guerra è un tradimento”, come Hedges succintamente e profondamente scrive, e ho bisogno di capire come mai e in quale modo una specie con una tecnologia così magnificamente evoluta sia ferma, quando si tratti d’interazione con altri esseri senzienti, all’Età della Pietra e agli Dei Celesti. Che cosa succede? Quale mistero vi si cela?

    Sei milioni di vittime, o una sola vittima innocente … cosa ci spinge a massacrare gli innocenti sotto Erode, a crocifiggere Cristo per i nostri peccati, a condannare al rogo John Hus per empietà? Come possiamo usare i numeri per giustificare la brutalità? Forse che la morte di 20 milioni di russi nella grande guerra patriottica ha legittimato lo stupro di 2 milioni di donne tedesche da parte delle truppe russe nel collasso del terzo Reich? Le voci dei fantasmi di dieci milioni di nativi americani si elevano, invocando giustizia. Che sorta di risarcimento potremo mai offrir loro? Milioni di africani, morti nella traversata atlantica (il “passaggio di mezzo”) della tratta degli schiavi, morti di fatica e sudore tra le canne da zucchero dei Carabi e le piantagioni di cotone e tabacco del Nuovo (vecchio!) Mondo … quali monumenti dovremo erigere in loro memoria, che cosa è loro dovuto?

    Come possiamo fare delle equivalenze? Io ho sofferto, la mia famiglia ha sofferto, il mio popolo ha sofferto … quindi io ho il diritto di … Fare che cosa? Vendicarmi? Sugli innocenti?

    Sperare in un perdono, concesso o ricevuto, significa probabilmente chiedere troppo. Gli esseri umani, in generale, non sono fatti così. Tranne che per alcuni rari santi, di solito siamo riusciti a crocifiggere a testa in giù, bollire nell’olio, o assassinare con migliaia di coltellate.

    Ma forse possiamo sperare nella chiarezza, spezzare il circolo vizioso del torto sul torto, cercando le verità, le cause recondite, attraversando il turbinio della confusione per ristabilire la verità … perché in questa mescolanza di vita pulsante chiamata Terra, sempre più sembra che faremmo meglio a remare insieme per non affondare tutti. E sempre più sembrano valere le parole di Eugene Debs, che tanto e così bene disse, e che disse anche questo, in modo così appropriato: “Finché esisterà un’anima in prigione, io non sarò libero”.

    Cos’altro se non conoscere la storia vera della mente e del cuore dell’uomo … può riscattarci, proiettare una luce nelle tenebre della terra incognita, affrontando i nostri demoni, facendoci distendere le ali e sgusciare dalla crisalide di cotanta ignoranza, sete di sangue e di potere, arroganza, pavidità, bramosia e stupidità?



    1[… è condannato a riviverlo]. Santayana…

    2 Reston (Nord Virginia) è un esempio di “città privata”, o “privatopia”, una comunità residenziale i cui abitanti hanno deciso di privatizzare le aree comuni, gestendo i terreni edificabili, i trasporti e i servizi, secondo regole di sicurezza, prestigio ed elevata qualità della vita.


    3 L’autore si riferisce qui all’espressione integrale, Èreṣ Yisraèl, (ארץ ישראל) HaShlema, ove HaShlema, Ha-Shlema o Ha’Shlema significa “tutta, completa”, da cui la resa inglese “greater”.



    Gary Corseri ha pubblicato i suoi lavori in centinaia di siti, tra cui After Downing Street, CounterPunch, The New York Times, Village Voice e Dissident Voice. Ha presentato le sue opere al Carter Presidential Library and Museum e i suoi drammi sono stati diffusi, tra gli altri, dalla PBS-Atlanta. Ha insegnato in prigioni e università. Tra i suoi libri vi sono: Holy Grail, Holy Grail; A Fine Excess, e Manifestazioni (antologia da lui redatta).

    Gary Corseri
    Fonte: Thomas Paine's Corner
    Link: Thomas Paine's Corner: Disturbing the Universe: Holocaust Denial, Revisionism, Religion, Censorship, and War
    23.07.2009

    Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SHEILAB

  2. #112
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  3. #113
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    Predefinito Rif: Revisionismo

    Rinascita (Erika Steiner, 23 aprile 2009, p. 14) ne ha già parlato: è Gerd Honsik, revisionista storico nonché poeta, ormai in carcere in Austria, che cercava di far conoscere le grandiose idee del conte Richard Nikolaus Coudenhove-Kalergi.






    Vedeva chiaro vedendo il nostro oscurarsi


    Sono vissuti dei teorici dell’unità europea che ne hanno fatto un concetto molto diverso dal nostro. Purtroppo ce ne sono ancora molti: uno dei loro predecessori, che ha saputo esercitare una certa influenza, specie negli ambienti di potere degli anni ’20, era il conte Richard Nikolaus Coudenhove-Kalergi.

    Figlio di un aristocratico austriaco e di una Giapponese, Coudenhove-Kalergi (di cui un piccolo tratto di strada nel sedicesimo arrondissement di Parigi porta il nome) acquisì un alto grado nell’ambito della massoneria, fondò l’Unione Paneuropea (1923) e scrisse un libro dal titolo Praktischer Idealismus: Adel, Technik, Pazifismus (Idealismo pratico: nobiltà, tecnica, pacifismo), pubblicato a Vienna nel 1925. Nel IV° capitolo di questo, egli si compiace di vedere le città europee trasformarsi in “melting pots”, che dovrebbero produrre “la razza eurasiatico-negroide del futuro”. Scompariranno così, razze e classi sociali – ha predetto – e quanto prima ciò accade, tanto meglio sarà.

    Coudenhove-Kalergi si rendeva conto che tale “razza” ibrida avrebbe avuto bisogno di una classe dirigente per essere guidata. Gli Ebrei, scrisse, emergevano tra l’aristocrazia del cervello, sia secondo i criteri della corruzione che dell’integrità. Essi si distinguevano, fra tutti, nel campo del capitalismo, del giornalismo e della letteratura e perciò erano destinati a costituire l’elemento chiave della futura aristocrazia.

    Forse il solo indizio delle origini nobili del nostro conte fu la saggia affermazione che la vecchia aristocrazia si era comportata, nei confronti della società, con maggiore coscienza delle proprie responsabilità, di quanto non facesse la plutocrazia giunta al potere nel corso del XIX° secolo. La moderna democrazia, egli disse, costituiva per questa plutocrazia solo una facciata. A suo dire, essa doveva diventare lo strumento di un’“aristocrazia dello spirito”. Il capitalismo ed il comunismo si trovavano impegnati in una guerra fratricida, ed era assolutamente necessario che si unissero e si fondessero.

    Quanto il conte sia stato perspicace, anzi lucidissimo, è fuori di dubbio. Ora, fatta questa conoscenza, ci sembra sempre più chiaro che l’unica idea dell’Europa unita che possa efficacemente opporsi alla sua (che, in effetti, è quella che condivide oggi la stragrande maggioranza di coloro che pretendono di governare i nostri paesi) è la nostra. E l’Europa sarà unita, o non sarà più.




    Guillaume Fabien (2001)

    (debitore nei confronti di “Unabhängige Nachrichten” - Postfach nr. 1826, 55388 Bingen, Germania).

  4. #114
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  5. #115
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    Predefinito Rif: Revisionismo

    Leonid Mlecin, Perché Stalin creò Israele, Sandro Teti, Roma 2008






    Il 26 novembre 1947 il delegato sovietico all'ONU votava a favore della Risoluzione 181 dell'Assemblea Generale, che stabiliva la creazione di un'entità politica ebraica sul territorio palestinese, realizzando così il contenuto della Dichiarazione Balfour. Assieme all'URSS espressero voto favorevole i delegati di Ucraina, Bielorussia, Polonia e Cecoslovacchia. Se i delegati di questi cinque paesi avessero votato contro o si fossero astenuti, il risultato sarebbe stato di ventotto contro ventotto e la Risoluzione 181 sarebbe stata respinta.
    Il debito dell'entità sionista nei confronti del "campo socialista" fu ufficialmente riconosciuto da Ben Gurion, che dichiarò all'ambasciatore sovietico: "Il popolo di Israele è riconoscente all'Unione Sovietica per il sostegno morale che gli ha prestato all'ONU. (...) L'esercito ha ricevuto dalla Cecoslovacchia e dalla Jugoslavia una grande quantità di armi, inclusa l'artiglieria di cui eravamo del tutto privi all'inizio della guerra" (pp. 137-138). Anche Golda Meyerson, alias Golda Meir, rievocando la guerra del 1948, riconoscerà il peso determinante del sostegno sovietico: "Non sappiamo se avremmo potuto resistere senza le armi e le munizioni comprate in Cecoslovacchia e trasportate attraverso la Jugoslavia e i Balcani, in quel terribile inizio della guerra, prima che la situazione mutasse nel giugno del '48. Durante le prime sei settimane potemmo contare sulle mitragliatrici e le munizioni che l'Haganah era riuscita a comprare nell'Europa dell'Est, mentre perfino l'America aveva messo l'embargo sull'invio di armi in Medio Oriente. Nonostante in seguito l'URSS ci abbia duramente avversato, il riconoscimento di Israele da parte sovietica fu allora importantissimo per noi. Per la prima volta, dopo la Seconda guerra mondiale, le due maggiori potenze sostennero lo Stato ebraico di comune accordo" (p. 123). Ancora nel dicembre 1948, l'appoggio fornito dall'URSS era totale: "I russi - riferì a Tel Aviv il ministro degli Esteri sionista Shertok - al Consiglio di Sicurezza si comportano non solo come nostri alleati, ma addirittura come nostri emissari. Si assumono qualsiasi compito" (p. 145).
    Perché Stalin volle la nascita di un'entità politico-militare ebraica sul suolo della Palestina? Perché la diplomazia sovietica operò a sostegno dei sionisti? Perché fu proprio un paese soggetto a Mosca, la Cecoslovacchia, a rifornire di armi i sionisti, ad incaricarsi dell'addestramento dei loro piloti e ad agevolare i terroristi coinvolti nell'assassinio del mediatore dell'ONU?
    Secondo Leonid Mlecin, ex vicedirettore del quotidiano "Izvestija", l'intenzione dei dirigenti sovietici era di "usare lo Stato ebraico in funzione antioccidentale" (p. 101), impedendo che l'Inghilterra consegnasse la Palestina alla Transgiordania e vi installasse poi le proprie basi militari. Lo spiegò subito a Truman il teorico statunitense della dottrina del containment, George Kennan, non appena fu chiaro che Stalin cercava di sfruttare le esitazioni statunitensi al fine di creare un contrasto fra il movimento sionista e il suo naturale alleato americano. "Se il piano di spartizione dovrà essere applicato con la forza - scriveva Kennan nel gennaio 1948 - l'URSS avrà tutto da guadagnare, perché troverà, in tale situazione, il pretesto per poter partecipare al 'mantenimento dell'ordine' in Palestina. E se le truppe sovietiche entreranno in Palestina per consentire l'attuazione della spartizione, gli agenti comunisti troveranno una base eccellente per estendere le loro attività sovversive, svolgere la loro propaganda, tentare di abbattere gli attuali governi arabi e installare anche lì delle 'democrazie popolari'. Forze sovietiche in Palestina sarebbero una minaccia diretta per le nostre posizioni in Grecia, Turchia, Iran, una minaccia a lungo termine per tutto il Mediterraneo" (p. 11).
    Il cambiamento di rotta ebbe luogo nel novembre del 1948, quando Stalin firmò una risoluzione segreta della Presidenza del Consiglio dei Ministri che ordinava lo scioglimento immediato del Comitato Antifascista Ebraico costituito nel 1941, il sequestro dei suoi documenti e la chiusura dei suoi organi di stampa. Già nel mese di marzo un rapporto del generale Viktor Abakumov, ministro della Sicurezza Statale, aveva denunciato la posizione filoamericana del Comitato: "Tra i nazionalisti ebrei arrestati di recente, il Ministero della Sicurezza Statale ha individuato molte spie americane e inglesi, ostili al regime sovietico e dedite ad attività sovversive" (p. 146). Il processo contro il Comitato Antifascista Ebraico si concluderà nel 1952 con la fucilazione degl'imputati.
    Il 7 febbraio del 1949 l'entità sionista ricevette la prima comunicazione formale del mutato orientamento del governo sovietico. Il viceministro Valerian Zorin ammonì ufficialmente Golda Meir protestando per le attività illegali della missione israeliana a Mosca, "del tutto incompatibili con un atteggiamento leale nei confronti dell'Unione Sovietica" (p. 149). I rapporti continuarono a peggiorare, finché nel 1953, in seguito all'affare dei medici avvelenatori ebrei e all'attentato terroristico ai danni della rappresentanza sovietica a Tel Aviv, l'URSS ruppe finalmente le relazioni diplomatiche con l'entità sionista.
    In che cosa quest'ultima aveva deluso le aspettative dell'URSS? Secondo Mlecin, "Stalin permise l'esodo degli ebrei dai paesi dell'Europa orientale verso Israele e li rifornì di armi, perché sperava che quegli esuli, provenienti da paesi diversi e che parlavano lingue diverse, si sarebbero uniti in nuove brigate internazionali e avrebbero ascoltato la voce di Mosca" (pp. 191-192). Ma la Palestina non era la Spagna, e non tanto per la risibile ragione dei "principi democratici sui quali lo Stato ebraico era stato edificato" (p. 192), quanto per il fatto che i sionisti la consideravano come un paese da espropriare e da colonizzare "in proprio".
    In ogni caso, Mlecin può dire che Stalin "in un certo senso avesse ottenuto ciò che voleva: l'Inghilterra, abbandonando la Palestina, aveva compromesso la propria posizione in Medio Oriente" (p. 191). Non solo, ma gli Stati Uniti non le erano subentrati nel controllo della regione, sicché all'URSS si presentavano nuove opportunità nel vuoto di potere che si era venuto a creare. Fu così che cominciò la manovra di avvicinamento dell'URSS ai paesi arabi.
    Oggi, dopo sessant'anni di occupazione del territorio palestinese, con tutto quello che ciò ha comportato in termini di ingiustizia, di oppressione, di terrorismo, di crimini, di ricatti, di minaccia perenne alla pace del Vicino Oriente e del mondo, il sostegno dato da Stalin alla nascita dell'entità sionista si rivela come la mossa peggiore di tutta la sua carriera. Anzi, se proprio si vuol continuare a parlare dei "crimini di Stalin", bisogna necessariamente concludere che questo è stato di gran lunga il peggiore di tutti.


    Inserita il 13/08/2009 alle 1033


    -------------


    (Claudio Mutti

  6. #116
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    "Comedian Dieudonné presents Prof. Robert Faurisson with award in surprise ending to his show at the Zénith (Paris), December 26, 2008"


    Video at


    YouTube - Dieudonné presents Prof. Robert Faurisson with award during Zenith de Paris show, December 2008


    or


    YouTube - Dieudonné presents Prof Robert Faurisson with award (Zenith, Paris, 26th December 2008)





    For this bit of fun and improvisation the comedian and the professor are facing criminal charges. On the one hand, Dieudonné will be tried for "antisemitic insult" and, on the other hand, the two will be tried together for "questioning the existence of crimes against humanity".


    Date for the two trials in Paris: Tuesday, September 22, 2009

  9. #119
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    sabato 2 maggio 2009
    LIBERTA' PER I NEGAZIONISTI. UNA DURA CRITICA DI UN LIBERALE DI DESTRA A GIANFRANCO FINI

    http://www.destraliberaleitaliana.or...id_articolo=74


    Principi generali
    Antisemitismo e negazionismo

    Maurizio d'Orlando


    Gianfranco Fini il 27 gennaio ha affermato che il negazionismo (dell’Olocausto) è infame in particolare se viene da dei religiosi. Il riferimento era ad una dichiarazione di un vescovo cattolico, Williamson, della Comunità S. Pio X, i lefevriani.
    Fini, come già più volte in quest’ultimo anno, non perde occasione per attaccare la Chiesa cattolica.
    Sono stato iscritto alla formazione giovanile della Federazione Italiana dei Volontari della Libertà, i partigiani “bianchi” anticomunisti, vale a dire sia monarchici che liberali che democristiani.
    Sono stato iscritto al PLI dal 1969, quando ero ancora adolescente, e lo sono rimasto fino allo scioglimento del partito.
    Ho avuto responsabilità di partito quando Gianfranco Fini era un dirigente del MSI la cui sigla esplicitamente si richiamava alla RSI, la Repubblica Sociale Italiana, alleata nella guerra civile italiana con la Germania nazionalsocialista di Hitler.
    Sono cattolico e considero ogni razzismo come un’orribile blasfemia contro Dio.
    Ho molti amici ebrei e non sono antisemita. Non sono e non sono mai stato né fascista né neofascista né postfascista.
    Eppure trovo che sia infame non il negazionismo, come afferma Fini, ma la mancanza di libertà di esprimere il proprio pensiero, anzi la criminalizzazione delle opinioni.
    In Germania ed in molti paesi d’Europa si può finire in prigione non per aver commesso un atto criminale ma solo per avere espresso un’opinione, vera o non vera che essa sia. È infame aver introdotto in Europa il reato d’opinione.
    Sul numero di ebrei vittime del nazionalsocialismo non sono negazionista. Affermo però che se non c’è libertà di confutazione non mi è possibile accettare un’asserzione storica per sola fede storica o politica. La mia unica Fede è quella espressa e formulata nel Credo, nella Rivelazione divina di Gesù Cristo che come prova ha fornito la Sua Resurrezione. È una prova molto forte perché avvalorata da una morte cruenta che esclude ogni possibile dubbio e perché la Resurrezione è stata constatata da testimoni oculari. Questa è la Verità di Fede che professo e non ho altre fedi.
    Non accetto perciò una proposizione fideistica come quella proclamata dalla religione dell’Olocausto, una religione ovviamente diversa dal giudaismo. Dunque non credo che le vittime ebraiche dei nazisti siano né 6 milioni né 300 mila. Per come mi sono conosciuti i fatti e per come stanno le cose penso che potrebbero essere anche più di sei milioni, o molto meno. Invero , penso che nessuno lo possa veramente dire, se non c’è libertà. Affermo cioè che per il grado di libertà di cui godiamo nella nostra epoca, non possiamo disporre in materia di alcuna conoscenza su basi storico scientifiche. Per questo affermo che dell’Olocausto se n’è fatta una religione.
    In altri termini, per quanto non rientra nella Rivelazione Divina, sono un liberale agnostico e popperiano. Non ho conoscenza se non posso sostenere che sia falsa una proposizione fin ad un determinato momento sostenuta e difendere con prove logiche la nuova affermazione. In materia di fedi affermo però che per chiunque ci deve essere rispetto e che a nessuno deve essere imposta una fede, questo è quanto intendo per libertà religiosa. Gli ebrei, e con loro i mussulmani, gli atei e tanti altri, negano la Verità proclamata dai cristiani, sono anche loro negazionisti. Non per questo devono essere incarcerati, come lo fu un altro negazionista, David Irving, o insultati, come oggi il vescovo Williamson. Se si vuole davvero la libertà religiosa, la stessa regola deve valere anche per chi nega la verità della religione dell’Olocausto.
    Nel merito ricordo che la cifra di sei milioni di vittime dei campi di concentramento si fonda (o almeno si fondava) su una stima di 4 milioni di morti ad Auschwitz-Birkneau. Ora tale cifra è rifiutata al giorno d’oggi da tutti gli storici, tanto che anche ad Auschwitz-Birkneau è stata modificata la targa. Mentre prima su di essa si affermava che le vittime erano state quattro milioni adesso sulla nuova targa si afferma che nel campo vi sono stati un milione di morti. Se la matematica non è un’opinione sono tre milioni in meno. Nonostante ciò si continua a ripetere che il numero delle vittime ebraiche dei nazisti è di sei milioni. Un chiarimento sarebbe utile, ma purtroppo non viene fornita alcuna spiegazione.
    Se Fini trova infami le dichiarazioni di un vescovo cattolico, io invece trovo infame giocare con i numeri delle vittime di un odioso stermino e fare di una tragedia una vergognosa speculazione politica come fa Fini e tanti come lui.
    Infine trovo ancor più infame e scandaloso che un politico ambizioso come Fini per fare carriera ed avere il lasciapassare per diventare ministro degli Esteri nel primo governo Berlusconi dovette fare autocritica prima di fronte ad un’assemblea della B’nai B’rith, la massoneria ebraica, e poi andare a Gerusalemme e visitare il Museo dell’Olocausto con in capo la Kippà ebraica per ottenere una legittimazione a far parte del governo della Repubblica italiana. Se la legittimazione a governare non viene da un’elezione popolare vuole dire che in Italia il popolo non è sovrano, non c’è democrazia e siamo soggetti ad un potere straniero.
    La Verità vi farà liberi, ha detto Gesù.
    Così io credo, con o senza il beneplacito di un politico miserabile.

  10. #120
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    Predefinito Rif: Revisionismo

    "La mia unica Fede è quella espressa e formulata nel Credo, nella Rivelazione divina di Gesù Cristo che come prova ha fornito la Sua Resurrezione. È una prova molto forte perché avvalorata da una morte cruenta che esclude ogni possibile dubbio e perché la Resurrezione è stata constatata da testimoni oculari. Questa è la Verità di Fede che professo e non ho altre fedi."


    sottoscrivo.

 

 
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