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Risultati da 1 a 10 di 918

Discussione: Revisionismo

  1. #1
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    Predefinito Revisionismo

    Per dare un minimo di ordine e di leggibilità al forum faccio la modesta proposta di raccogliere qui le notizie e i documenti dedicati al revisionismo storico. Grazie per la collaborazione.

    http://vho.org/aaargh/ital/ital.html

  2. #2
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    Il diario di Anna Frank (un falso clamoroso)
    http://www.holywar.org/italia/revis/diario/Diario.htm

    Robert Faurisson: Camere a Gas, Mito o realtà?
    http://www.holywar.org/italia/revis/Faurisson.htm

    Cosa nasconde il caso Priebke?
    http://www.holywar.org/italia/revis/priebke.htm

    Falsificazioni fotografiche della propaganda giudaica per avvalorare il cosiddetto "olocausto", di Udo Valendy
    http://www.holywar.org/italia/revis/valendy/ugo.htm

    La piscina "segretata" di Auschwitz
    http://www.holywar.org/italia/revis/piscina.htm

    Le testimonianze oculari delle gassazioni omiicide
    http://www.holywar.org/italia/revis/...nzeOculari.htm
    Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui.

  3. #3
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    Ok preparate poi aggiungo il 3d nell'indice

  4. #4
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    Robert FAURISSON Gennaio 1995


    AUSCHWITZ: I FATTI E LA LEGGENDA


    All'inizio del 1940, Auschwitz era solo una città di 13.000 abitanti, dell'Alta Slesia tedesca. Nel maggio dello stesso anno, alla periferia di Auschwitz s'incomincia a costruire, sull'area di una caserma dell'artiglieria polacca, un "campo di transito" per 10.000 detenuti polacchi. Negli anni che seguirono, con l’aggravarsi della guerra, Auschwitz divenne il centro di un agglomerato di circa quaranta campi e sotto-campi e la capitale di un enorme complesso agricolo e industriale (miniere, petrolchimica, fabbriche di armamenti), dove lavoravano numerosi detenuti, ebrei e polacchi in particolare, a fianco di lavoratori civili. Auschwitz fu, di volta in volta o successivamente, un campo di concentramento e un campo di lavori forzati e lavoro libero. Non fu mai un campo di "sterminio" (espressione inventata dagli alleati). Nonostante le drastiche misure igieniche e i numerosi edifici o baraccamenti ospedalieri, a volte dotati degli ultimi ritrovati della scienza medica tedesca, il tifo, che era endemico nella popolazione ebrea polacca e tra i prigionieri di guerra russi, operò, insieme alla febbre tifoidea e ad altre epidemie, devastazioni nei campi e nella città di Auschwitz tra la popolazione concentrazionaria e quella civile, come tra gli stessi medici tedeschi. È così che, durante tutta l’esistenza del campo, queste epidemie, unite per taluni alla fame, al caldo, al freddo ed a terribili condizioni di lavoro in questa zona di paludi, causarono, dal 20 maggio 1940 al 18 gennaio 1945, la morte di molte persone, tra le quali probabilmente 150.000 detenuti (1).

    Le voci su Auschwitz

    Come è normale in tempi di guerra e di propaganda di guerra, varie voci si svilupparono a partire da questi fatti drammatici. Soprattutto verso la fine della guerra e soprattutto negli ambienti ebrei al di fuori della Polonia, ci si mise a raccontare che i tedeschi uccidevano ad Auschwitz, su ordine ricevuto da Berlino, milioni di detenuti in maniera sistematica. Secondo queste voci, i nazisti avevano installato delle "fabbriche della morte", particolarmente per gli ebrei; sezionavano i detenuti vivi (vivisezione) o li bruciavano vivi (nelle fosse, negli altiforni o nei crematori); o ancora, prima di bruciarli, gasavano gli ebrei in mattatoi chimici chiamati "camere a gas". In questo circuito fatto di voci si ritrovano alcuni miti della Prima Guerra Mondiale (2).



    L'imbarazzo dei "liberatori" sovietici

    I Sovietici occuparono Auschwitz il 27 gennaio 1945. Ciò che essi scoprirono era talmente contrario a quello che divulgava la propaganda che si può dire che restarono a bocca aperta. Per la sua stessa organizzazione e per le sue installazioni sanitarie, talmente moderne agli occhi dei Sovietici, quel campo era tutto il contrario di un "campo di sterminio". Così per diversi giorni la Pravda rimase in silenzio e, sul momento, nessuna commissione d'inchiesta alleata fu invitata a venire a constatare sul luogo la verità di Auschwitz. Finalmente, il primo febbraio, la Pravda ruppe il silenzio. Solo per mettere in bocca a un prigioniero, uno solo, le seguenti parole:

    I nazisti uccidevano con il gas i bambini, i malati così come gli uomini e le donne inabili al lavoro. Bruciavano i cadaveri in forni speciali. Nel campo c'erano dodici di questi forni.

    E per aggiungere che il numero dei morti era stato valutato in "migliaia e migliaia" e non in milioni, l'indomani il grande reporter ufficiale del giornale, Boris Polevoi, affermava che il mezzo principale usato dai tedeschi per sterminare le loro vittime era l'elettricità:

    [Si utilizzava una] catena elettrica dove centinaia di persone erano uccise simultaneamente da una corrente elettrica; i cadaveri cadevano su di un nastro mosso lentamente da una catena e così avanzavano verso un altoforno.

    La propaganda sovietica era disorientata e poté mostrare solamente in alcuni film le persone, morte o morenti, che i Tedeschi, in ritirata, avevano lasciato sul posto. C'erano anche, come mostrano i cinegiornali dell'epoca sulla liberazione del campo, numerosi bambini vivi così come degli adulti in buona salute. La propaganda ebraica venne allora in soccorso a quella sovietica.

    La propaganda ebraica alla fine del 1944

    Nella primavera del 1944, due ebrei evasi da Auschwitz si erano rifugiati in Slovacchia. Là, con l'aiuto di correligionari, iniziarono a mettere a punto una storia dei campi di Auschwitz, di Birkenau (campo annesso ad Auschwitz) e di Majdanek, da loro descritti come dei "campi di sterminio".

    Il più famoso di questi ebrei era Walter Rosenberg, alias Rudolf Vrba, il quale vive ancora oggi in Canada. Il loro racconto, altamente fantasioso, passa in seguito, sempre attraverso ambienti ebraici, in Ungheria, in Svizzera e, infine, negli Stati Uniti. Qui prese la forma di un rapporto dattiloscritto pubblicato dal War Refugee Board, nel novembre del 1944, sotto l'egida della presidenza degli Stati Uniti; il War Refugee Board doveva la sua creazione a Henry Morgenthau Junior (1891-1967), segretario del Tesoro, che si sarebbe reso celebre per il "piano Morgenthau" che, se fosse stato applicato da Roosevelt e Truman, avrebbe portato all'annientamento fisico, dopo la guerra, di decine di milioni di Tedeschi [Forse un milione di civili tedeschi erano già morti sotto i massicci bombardamenti aerei della guerra — lo Strategic bombing, cioè, il metodo scelto dai dirigenti occidentali, che significava la distruzione intera della Germania, piuttosto che combattere con le armi in campo — ed altri tre milioni di civili di lingua tedesca furono massacrati durante le espulsioni in massa dall’Europa Centrale nel 1945-1948; la politica della fame imposta dagli alleati a coloro che vivevano sotto i loro governi di occupazione è costata la vita a molti altri civili tedeschi — nota N.O.E.].

    Questo rapporto servì come base per la "verità" ufficiale di Auschwitz. I Sovietici vi si ispirarono per il loro documento URSS-008 del 6 maggio 1945 che, al processo di Norimberga, si vide accordare, come il loro rapporto su Katyn, lo statuto di documento "di valore autentico", che era proibito contestare. Secondo questo documento, i Tedeschi avevano ucciso ad Auschwitz più di 4.000.000 di persone, segnatamente li si gasava con l'insetticida chiamato "Zyklon B". Questa "verità" ufficiale sarebbe sprofondata nel 1990.

    La confessione di Rudolf Höss

    II 15 aprile 1946, uno dei tre comandanti successivi di Auschwitz, Rudolf Höss (da non confondersi con Rudolf Hess) "confessa" sotto giuramento, davanti ai suoi giudici e davanti ai giornalisti del mondo intero, che, dal tempo della sua gestione, cioè dal 20 maggio 1940 al primo dicembre 1943, almeno 2.500.000 detenuti di Auschwitz erano stati uccisi con il gas e che almeno altri 500.000 erano morti per la fame e per le malattie, per un totale di almeno 3.000.000 di morti per quel solo periodo. Mai, neppure per un istante, R. Höss fu interrogato o contro-interrogato sulla materialità dei fatti straordinari che riportava. Fu affidato ai Polacchi. Redasse a matita, sotto la sorveglianza dei suoi carcerieri comunisti, una confessione nella dovuta e prevista forma. Dopo di che fu impiccato ad Auschwitz il 16 aprile 1947. Fatto curioso, si dovette attendere il 1958 per avere comunicazione, parziale, di questa confessione conosciuta poi dal grande pubblico sotto il titolo di Comandante ad Auschwitz (3).

    Impossibilità fisico-chimiche

    La descrizione, estremamente rapida e vaga, dell'operazione di gassazione dei detenuti, come R. Höss la riferiva nella sua confessione scritta, era impossibile per ragioni di ordine fisico e chimico. Non si deve confondere una gassazione per esecuzione con una gassazione suicida o accidentale: in una gassazione per esecuzione si vuole uccidere senza essere uccisi!

    Lo Zyklon B è un insetticida a base di acido cianidrico, utilizzato a partire dal 1922 a tutt’oggi. È molto pericoloso. Aderisce alle superfici. Si disperde difficilmente. È esplosivo. Gli Americani, in alcuni stati, utilizzano il gas cianidrico per l'esecuzione dei loro condannati a morte. Una "camera a gas per esecuzione" è necessariamente molto sofisticata e la procedura lunga e pericolosa. Ora, R. Höss, nella sua confessione, diceva che la squadra incaricata di estrarre 2.000 cadaveri da una camera a gas vi entrava dopo aver acceso il ventilatore e procedeva a questa fatica di Ercole mangiando e fumando, cioè, se si capisce bene, senza maschere antigas. Impossibile. Nessuno sarebbe potuto entrare così in un oceano di acido cianidrico per manipolare migliaia di cadaveri cianurizzati, essi stessi divenuti intoccabili perché impregnati di un forte veleno che uccide per contatto. Anche con maschere antigas munite di filtro speciale per l'acido cianidrico il lavoro sarebbe stato impossibile, poiché questi filtri non potevano resistere a lungo in caso di respirazione pesante dovuta ad uno sforzo fisico, anche di debole intensità.


    Una risposta di 34 storici

    Nei numeri di Le Monde del 29 dicembre 1978 e del 16 gennaio 1979, esponevo brevemente le ragioni per le quali, conoscendo i luoghi e la pretesa procedura seguita, ritenevo che le gassazioni di Auschwitz erano tecnicamente impossibili.

    Il 21 febbraio, sempre su Le Monde, apparve una dichiarazione di 34 storici che si concludeva così: "Non bisogna domandarsi come, tecnicamente, un tale omicidio di massa sia stato possibile. È stato possibile tecnicamente perché è accaduto".

    Secondo me, gli "sterminazionistì", come io li chiamo, segnavano là una palese capitolazione. Sul piano della scienza e della storia, il mito delle camere a gas naziste riceveva un colpo fatale. Dopo questa data, nessuna opera sterminazionista è venuta a portarci dei chiarimenti su questo punto, e soprattutto non quella di Jean-Claude Pressac fallacemente intitolata Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers (4). Per iniziare, è finito il tempo in cui gli storici osavano dirci che era autentica quella tale camera a gas presentata ai turisti come "allo stato originale", "allo stato della ricostruzione" o "allo stato di rovine" (delle rovine possono essere parlanti). Le pretese camere a gas di Auschwitz non erano nient'altro che delle celle frigorifere per la conservazione dei cadaveri in attesa della cremazione, così come attestano i piani che ho scoperto nel 1976.

    "Mostratemi o disegnatemi"

    Nel marzo 1992, lanciai a Stoccolma una sfida di portata internazionale: "Mostratemi o disegnatemi una camera a gas nazista!" Precisai che non ero interessato ad un edificio che si supponeva contenesse una tale camera a gas, ne a un lembo di muro, ne a una porta, ne a dei capelli, ne a delle scarpe. Volevo una rappresentazione completa dell'arma del delitto, della sua tecnica, del suo funzionamento. Aggiungevo che, se ora si pretendeva che i Tedeschi avessero distrutto quest'arma, bisognava che la si ridisegnasse. Rifiutavo di credere ad una "realtà materiale" priva di rappresentazione materiale.

    L'Holocaust Memorial Museum (Washington)

    II 30 agosto 1994 visitai l'Holocaust Memorial Museum di Washington. Non trovai alcuna rappresentazione fisica della magica camera a gas. Allora, davanti a quattro testimoni, nel suo ufficio, domandai a Michael Berenbaum, Direttore della Ricerca del museo, di spiegarmi questa anomalia. Dopo essersi violentemente adirato, finì per rispondermi che "era stata presa la decisione di non dare alcuna rappresentazione fisica della camera a gas nazista!" Non cercava neppure d'invocare resistenza nel suo museo di un plastico artistico del crematorio II di Birkenau: sapeva benissimo che questo plastico, d'altronde non riprodotto nel suo libro-guida del museo (5), non era altro che una creazione artistica senza alcuna relazione con la realtà.

    La rotta degli sterminazionisti

    Ebbi anche l'occasione di ricordare a M. Berenbaum alcuni eventi disastrosi per la causa sterminazionista.

    Nel 1968, nella sua tesi, la storica ebrea Olga Wormser-Migot aveva riconosciuto che esisteva un "problema delle camere a gas" e aveva scritto che Auschwitz-1 era "senza camera a gas" (quella "camera a gas" visitata da milioni di turisti!) (6).

    Nel 1983, un Britannico, sebbene difensore della leggenda dello sterminio, rivela come Rudolf Höss, prima di deporre davanti al tribunale di Norimberga, fosse stato torturato da ebrei appartenenti ai servizi inglesi di sicurezza militare, e che poi finì con il confessare a forza di calci, pugni e frustate, esposizione al gelo e privazione del sonno (7).

    Nel 1985, al primo processo ad Ernst Zündel a Toronto, il testimone n°1, Rudolf Vrba, e lo storico n°1 della tesi sterminazionista, Raul Hilberg, erano crollati al momento del contro-interrogatorio condotto dall'avvocato, che io assistevo in quella sede, Douglas Christie (8).

    Nel 1988, lo storico ebreo americano Arno Mayer, che affermava di credere al genocidio e alle camere a gas, scriveva: "Sources for the study of the gas chambers are at once rare and unreliable I...]. Besides, from 1942 to 1945, certainly at Auschwitz, but probably overall, more Jews were killed by so-called 'natural' causes than by 'unnatural' ones" (Le fonti per lo studio delle camere a gas sono nello stesso tempo rare e dubbie [...]. Inoltre, dal 1942 al 1945, certamente ad Auschwitz, ma probabilmente anche sempre altrove, le cause dette "naturali" uccisero più ebrei che non quelle "non naturali" [sottoalimentazione, malattie, epidemie, sfinimento]) (9).

    Nel 1992, Yehuda Bauer, professore all'Università ebraica di Gerusalemme, tacciava di "silly" (assurda) la tesi secondo la quale la decisione di sterminare gli ebrei era stata presa il 20 gennaio 1942 a Berlino-Wannsee (10). Nel 1993, Jean-Claude Pressac valutava il numero di morti di Auschwitz (ebrei e non) a un totale di 775.000 e, nel 1994, a una cifra compresa tra 630.000 e 710.000 (11).

    Quello stesso anno, il professor Christopher Browning, collaboratore dell'Encyclopedia of the Holocaust, dichiarava: "Höss was always a very weak and confused witness" (Höss è sempre stato un testimone molto debole e confuso) ed ebbe la disinvoltura di aggiungere: "The revisionists use him all the time for this reason, in order to try and discredit the memory of Auschwitz as a whole" (È per questo che i revisionisti lo diano sempre, per cercare di screditare la memoria di Auschwitz nella sua totalità) (12).

    Ad Auschwitz, fino all'inizio del 1990, chiunque poteva constatare che, sulle diciannove lastre metalliche del grande monumento di Birkenau, era scritto, in diciannove differenti lingue, che 4.000.000 di persone erano morte in questo campo; ora, queste lastre sono state ritirate verso l'aprile del 1990 dalle autorità del museo di Auschwitz che, ancora oggi, non sanno con quale cifra rimpiazzare quella falsa, di fronte alla quale sono venuti ad inchinarsi tutti i grandi del mondo, compreso Giovanni Paolo II (13).

    In appoggio alla loro tesi, i revisionisti dispongono di tre diverse perizie eseguite rispettivamente da F. Leuchter (14), G. Rudolf (15) e W. Luftl, e del principio di una perizia polacca (16), mentre gli sterminazionisti non osano intraprendere una perizia dell'arma del crimine.

    Tutti gli ebrei sopravvissuti ad Auschwitz e, in particolare, i "bambini di Auschwitz", cioè coloro i quali sono nati nel campo o vi hanno vissuto i loro anni d'infanzia, sono prove viventi del fatto che Auschwitz non ha mai potuto essere un campo di sterminio.

    Non solo non esiste ne un ordine ne un piano, ne la traccia di una direttiva ne di un budget per questa grande impresa che sarebbe stata lo sterminio sistematico degli ebrei; non solo non esiste un solo rapporto d'autopsia che stabilisca la morte di un detenuto per gassazione, ne una perizia ufficiale sull'arma del crimine, ma non esiste alcun testimone delle camere a gas a dispetto di ciò che qualche autore di best-seller vorrebbe farci credere.

    Nel suo libro La Nuit (La Notte), testimonianza autobiografica pubblicata nel 1958, Elie Wiesel non menziona una sola volta le camere a gas di Auschwitz: dice che gli ebrei erano sterminati in fornaci o nei forni crematori! Nel gennaio 1945, i Tedeschi gli lasciarono la scelta, così come a suo padre, d'aspettare i Sovietici o di partire verso la Germania; dopo averci pensato bene, padre e figlio decisero di fuggire con i loro "sterminatori" tedeschi piuttosto che aspettare i lori “liberatori” sovietici. Ciò si trova in bella evidenza in La Nuit, che basta leggere con attenzione (17).

    La menzogna di Auschwitz

    Dichiarai nel 1980: "Attenzione! Nessuna delle 60 parole che sto per pronunciare mi è dettata da una opinione politica. Le prétendu génocide des juifs et Ies prétendues chambres a gaz hitlériennes forment un seul et même mensonge historique, qui a permis une gigantesque escroquerie politico-financière dont les principaux bénéficiaires sont l'Etat d'Israël et le sionisme international et dont Ies principales victimes sont le peuple allemand MAIS NON PAS SES DIRIGEANTS et le peuple palestinien tout entier (II preteso genocidio ebraico e le pretese camere a gas naziste formano una sola e medesima menzogna storiografica, che ha permesso una gigantesca truffa politico-finanziaria di cui i principali beneficiari sono lo stato d'Israele e il sionismo internazionale e di cui le principali vittime sono il popolo tedesco MA NON I SUOI DIRIGENTI e tutto il popolo palestinese).

    Oggi non ritirerei una parola di questa dichiarazione, nonostante le aggressioni fisiche, i processi, e le multe che ho subito dal 1978 e nonostante l'incarcerazione, l'esilio o la persecuzione di tanti revisionisti. Il revisionismo storico è la grande avventura intellettuale di questa fine secolo. Ho solo un rimpianto: di non poter trovare, nei limiti di questo articolo, lo spazio necessario per rendere omaggio al centinaio di autori revisionisti che, dopo il Francese Paul Rassinier e passando per l’Americano Arthur R. Butz, il Tedesco Wilhelm Stäglich, l’Italiano Carlo Mattogno e lo Spagnolo Enrique Aynat, hanno accumulato sulla realtà storica della seconda guerra mondiale una mole di lavoro di pregio eccezionale.

    Un'ultima parola: i revisionisti non sono dei negazionisti, ne dei personaggi animati da turpi intenzioni. Essi cercano di dire ciò che è stato e non ciò che non è stato. Sono positivi. Ciò che annunciano è una buona notizia. Continuano a proporre un dibattito pubblico, in piena chiarezza, anche se, fin qui, è stato loro risposto soprattutto con l'insulto, la violenza, con la forza ingiusta della legge o ancora con delle vaghe considerazioni politiche, morali o filosofiche. La leggenda di Auschwitz deve, presso gli storici, lasciare il posto alla verità dei fatti (18).


    **********



    NOTE

    (1) Questa cifra di 150.000 morti corrisponde forse al numero degli uccisi del più grande "crematorio per vivi" del mondo: quello del bombardamento di Dresda, "la Firenze dell'Elba", compiuto dagli aviatori anglo-americani nel febbraio 1945.
    (2) Durante la Prima Guerra Mondiale gli alleati hanno accusato i Tedeschi di utilizzare delle chiese come camere a gas e di far funzionare fabbriche con la combustione dei cadaveri. Sul primo punto, si veda "Atrocities in Serbia. 700,000 Victims" (The Daily Telegraph, 22 marzo 1916, p. 7) da confrontare con "Germans Murder 700,000 Jews in Poland. Travelling Gas Chambers" (The Daily Telegraph, 25 giugno 1942, p. 5).
    (3) Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, Einaudi, Torino, 1960; nuova ed. 1992. Per una puntuale confutazione delle "confessioni" di Höss, cfr. C. Mattogno, Auschwitz: le "confessioni" di Höss, ed. La Sfinge, Parma 1987 (N.d.T.).
    (4) Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers, New York, Beate Klarsfeld Foundation, 1989.
    (5) The World Must Know. The History of the Holocaust As Told in the US Holocaust Memorial Museum, Boston, Little, 1993, p. 137-143.
    (6) Le Système concentrationnaire nazi (1933-1945), Presses Universitaires de France, 1968, p. 157, 541- 545.
    (7) Rupert Butler, Legions of Death, London, Arrow, 1983, pagina dei riconoscimenti e p. 234-238.
    (8) Barbara Kulaszka, Did Six Million Really Die? Report of the Evidence in the Canadian "False News" Trial of Ernst Zündel 1988, Toronto, Samisdat Publishers, 1992; cfr. l'indice alle voci "Vrba, Rudolf" e "Hilberg, Raul”.
    (9) The "Final Solution" in History, New York, Pantheon, 1988, p. 362, 365.
    (10) "Wannsee's importance rejected", Jewish Telegraphic Agency, The Canadian Jewish News, 30 gennaio 1992.
    (11) Les Crématoires d'Auschwitz, CNRS éditions, 1993, p. 148; Die Krematorien von Auschwitz, Monaco, Piper Verlag, 1994, p. 202.
    (12) Christopher Hitchens, "Whose History is it ?", Vanity Fair, dicembre 1993, p. 117.
    (13) Per la documentazione fotografica della rimozione cfr. Revue d'histoìre révisionniste n°3, nov.-dic. 1990 / genn. 1991, p. 30-32 (N.d.T.).
    (14) Per una traduzione, parziale, in lingua italiana. Rapporto Leuchter, Edizioni all'Insegna del Veltro, Parma, 1993; in lingua francese, Annales d'histoire révisionniste, n°5, estate-autunno 1988, p. 51-102. Leuchter ha redatto altri rapporti meno noti: The Second Leuchter Report. Dachau, Mauthausen, Hartheim, D. Clark, Decatur, Alabama, USA, 1989 (cfr. Revue d'histoire révisionniste n°1, maggio-giugno-luglio 1990, p. 49-114); The Third Leuchter Report. A Technical Report on the Execution Gas Chambers at Mississippi State Penitentiary, Samisdat Publishers, Toronto 1989; The Fourth Leuchter Report. An Engineering Evaluation of Jean-Claude Pressac's Book "Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers", Fred A. Leuchter Associates, Boston, 1991. Cfr. C. Mattogno, Intervista sull'Olocausto, Edizioni di Ar, Salerno, 1995, p. 36-37 e relative note (N.d.T.).
    (15) Da Mattogno presentata come "prova chimica" per eccellenza. Cfr. C. Mattogno, op. cit., pp. 39-40 (N.d.T.).
    (16) Cfr. Revue d'histoire révisionniste n°5, nov. 1991, p. 143-150 (N.d.T.).
    (17) La Nuit, éditions de Minuit, 1958, p. 128-130. Si deve rimarcare che, nell'edizione tedesca della celebre opera, le parole "crematorio(i)" o "forni crematori" sono state sistematicamente sostituite con l'espressione "camera(e) a gas" (in tedesco "Gaskammer(n))", al fine di mettere del gas là dove E. Wiesel, nel 1958, aveva dimenticato di metterlo (Die Nacht zu begrben, Elischa, trad. di Curt Meyer-Clason, Ullstein, 1962).
    (18) Per le pubblicazioni revisioniste in francese contattare R.H.R. (BP. 122, 92704 Colombes Cedex, Francia); per le pubblicazioni in inglese, The Historical Review Press (P.O. Box 62, Uckfield, East Sussex TN22 IZY, Gran Bretagna); per le pubblicazioni in inglese ed in tedesco, The Institute for Historical Review (P.O. Box 2739, Newport Beach, California 92659, USA).

    ++++++++++++++++
    Orion, N°148, gennaio 1997, nuova serie, anno V I, p. 22-31.

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    1997

    Invece di una prefazione

    Non morite idioti!

    Il revisionismo, lo sanno tutti, è un abominio. Ma esiste; e persiste, anche. Le condanna, morali e penali, i comitati di vigilanza, le stesse leggi della repubblica, non possono farci niente: da poco meno di vent'anni il revisionismo non fa che crescere e diventare più bello. Un recente sondaggio rivela che il trenta per cento dei francesi sono pronti ad accoglierne le idee di base. Tacciono solo per prudenza.

    Questa situazione si fa sempre più imbarazzante. Come diceva il venerabile avvocato della Ligue des Droits de l'Homme che, davanti al giudice Pluyette, reclamava la proibizione del primo nurnero delle "Annales d'Histoire révisionniste": "Fino a che si trattava di pubblicazioni confidenziali non dicevamo nulla. Ma ieri ha trovato questa rivista al chiosco dell'aeroporto di Marignane. Allora, ecco, chiediamo la proibizione". Ahimè, questi discorsi arieggianti virtù e saggezza romane venivano tenuti nell'87. Dieci anni fa. Dopo di allora le pubblicazioni revisioniste hanno conosciuto tirature stupefacenti: è il caso del libro di Roger Garaudy, che si è venduto dovunque, per decine di migliaia di esemplari.

    E il peggio deve ancora venire. E' esattamente un anno che su Internet esiste un sito revisionista in francese. L'équipe che lo anima, e cui soltanto le leggi repressive impediscono di rivendicare l'onore di salvare, animandola, la libertà effettiva di espressione, sembra essersi data il compito di porre a disposizione del pubblico i principali elementi della controversia e di trattame tanto razíonalmente quanto è possibile farlo. Così, ci sono in Internet un certo numero di testi che quasi si potrebbero dire "classici" e che erano difficili da trovare: poco a poco vengono messi in rete.

    Si assiste ad un principio di messa a frutto dell'archivio della Vieille Taupe, gruppo che ha avuto un ruolo importantissimo nello svilupparsi delle polemiche in Francia. Anche i numerosi interventi del professor Faurisson, a datare dal 1978, poco a poco vengono messi a disposizione di un pubblico che non ha vissuto gli inizi di questa controversia. Si riparla di Paul Rassinier, che negli anni Cinquanta e Sessanta fu il principale iniziatore della ricerca revisionistica in Francia e anche all'estero. Già una cinquantina di testi del '51-53 sono venuti fuori dagli archivi, dove giacevano quasi dimenticati. Sono disponibili anche i libri di Serge Thion, che descrivono e analizzano gli inizi di quel periodo. Eric Delcroix è presente con un vigoroso pamphlet che gli è valsa una condanna da parte del tribunale di Parigi. C'è anche la famosa tesi di Nantes sostenuta da Henri Roques nell'85, che provocò tanto scalpore. Altri testi seguiranno tra breve.

    1 tentativi di soppressione della libertà intellettuale vi sono fatti oggetto di speciale attenzione. Sono evocati i processi, con relative argomentazioni delle parti, e il ruolo che l'istituzione giudiziaria ha in tutta la questione viene analizzato in profondità. In un anno, così, centinaia di testi sono stati resi disponibili su Internet, creando una cerchia di lettori assidui che hanno dato prova di una serietà degna di nota. Bisogna dire che il revisionismo francese, così come si esprime in rete, non ha legami politici. Esso ignora del tutto gli appelli alla violenza e all'odio lanciati da questi e da quelli. Parte dal principio dell'unità del genere umano. E' di una calma olimpica in una ricerca completamente materialistica e razionale, cioè aperta alla confutazione e alla critica, una ricerca che rivendica il diritto all'errore e alla correzione degli errori. Esso mostra che la lotta contro il revisionismo è, tutt'intera, legata alla lotta per la sopravvivenza , sempre meno probabile, dello Stato di Israele, e non esita a scandagliare le fondamenta di questa entità, che è l'ultimo dinosauro tra i grandi sistemi di oppressione collettiva che furono i fascismi, gli apparati pseudocomunisti, il colonialismo, l'apartheid: tutte cose morte, le une dopo le altre, sotto il peso delle loro contraddizioni e, infine, della loro profonda inumanità.

    Non contenti di presentarsi in questo modo in rete, i revisionisti francesi hanno dato la parola a revisionisti che si esprimono in inglese, in tedesco e in italiano. E' noto che in Germania l'elenco dei libri proibiti si allunga giorno dopo giorno. Altrettanto, del resto, accade in Francia. Ed è del tutto naturale che questi libri conoscano una nuova vita e un'udienza più ampia rifugiandosi in Internet. Libri esauriti vengono riproposti nel sito dell'AAARGH: è il caso, tra l'altro, di quello, basilare, di Lenni Brenner sui rapporti tra movimenti sionisti e regimi fascisti (questo libro introvabile è in inglese).

    Ancora non paghi di vettovagliare di testi i cervelli curiosi, che non mancano, i revisionisti, ai quali le cose complicate non fanno paura, hanno creato un mezzo per disporre, insieme con il testo che si legge sullo schermo, delle relative note a piè di pagina, e soprattutto hanno creato un insieme di legami interni nei documenti, un insieme che permette di accedere a informazioni e di trovare correlazioni su un sempre maggior numero di argomenti, di persone, di luoghi e di avvenimenti. Questo sito, dunque, assume una dimensione enciclopedica, giacché non cessa di arricchire i dati che si trovano nei testi. Senza esserselo espressamente proposti, i revisionisti si sono attestati all'avanguardia nell'utilizzazione pedagogica che si può fare delle risorse di Internet. Basta visitare altri siti per rendersi conto dell'incredibile comodità rappresentata da un sapere cosciente e organizzato offerto ad un lettore la cui libertà rimane completa. Molti di questi altri siti, che si vogliono avversari del nostro, potrebbero prenderlo a modello.

    A dispetto di molti tentativi e delle fervide speranze nutrite da molti "responsabili", ancora non si è trovato modo di censurare Internet. Forse un giorno queste potenti pulsioni oscurantiste avranno di che esser paghe; per il momento, niente da fare. In un anno di esistenza il sito ha ricevuto in media 400 visitatori al giorno, il che significa 145.000 in un anno. Evidentemente, è solo un inizio. Le cadenze di accesso ad Internet aumentano molto rapidamente. L'anno prossimo sarà possibile ricevere Internet direttamente su un televisore a ciò predisposto. Faurisson sarà accessibile e leggibile senza computer, lui che, ancora poco tempo fa, diffondeva i suoi testi in 20-30 esemplari.

    Pensateci. La stampa può e senza dubbio deve ignorare questo fenomeno. Ma è a proprie spese che lo ignora. Forse sarebbe ora che se ne rendesse conto. Forse sarebbe ora di gLocare le proprie carte. Di aprire i dossier. Perché i revisionisti hanno dei dossier molto accurati. E d'altronde, per colmo d'ironia. si preparano a pubblicare i dossier dei loro avversari. Il confronto rischia di riuscire molto doloroso per certi agitati della penna. Si vedrà quali sono i re che sono nudi.

    I revisionisti non hanno una verità bell'e fatta da vendere. Sanno che per parlare di avvenimenti atroci bisogna prendere molte precauzioni. Si inchinano dinanzi alle povere vittime della guerra mondiale, come, del resto, dinanzi a quelle degli orrori che l'hanno seguita. Ma non riconoscono ai sopravvissuti o a coloro che quelle prove non le hanno vissute il diritto di trasformare la realtà. Vogliono i fatti, e solo i fatti. E' per questa ragione che riscuotono tante simpatie, in tutti gli ambienti politici, simpatie che non si possono esprimere liberamente per via del timore legittimo, bisogna dirlo che è connesso alla trattazione di questi argomenti. Ci sono organizzazioni che in totale impunità danno la caccia ad eventuali dissidenti. La gente ha paura per sé, per la propria attività, per il pane dei propri figli; e allora si chiude a riccio. Coloro che ottengono questo eccellente risultato, questo apparente conformismo, questo assordante silenzio del gregge, se ne dovrebbero preoccupare. A tutt'oggi i revisionisti sono i soli a proporre un'uscita onorevole, una discussione razionale. Temono, anche loro, le violenze latenti determinate da questa rimozione.

    Andate a vedere questo sito. Lo potete trovare al seguente indirizzo: http://aaargh-international.org
    Nessuno vi chiede di essere d'accordo. Ma è probabile che molti di voi condannino il revisionismo senza aver mai letto un solo rigo di un testo revisionista. Se volete condannare, sappiate almeno perché. Non morite idioti. Fatelo adesso per non dovere, tra dieci o vent'anni, morsicarvi le dita per non aver cercato il dialogo con persone ragionevoli. Ve ne sono altre che ragionevoli lo sono molto meno di noi, lo sappiamo benissimo sia noi sia voi. E se avete osservazioni critiche, anche violente, da formulare, scrivete a <aaarghinternational@hotmail.com> Agli insulti non rispondiamo: a quelli, no. Ma c'è da dire anche questo: che sono rari.

    Buona consultazione. E non dimenticate che ci sono decine, forse centinaia, di siti antirevisionisti. Andate a vedere anche quelli. Meritano la scappata.

    Il segretariato internazionale dell'AAARGH (Association des Anciens Amateurs de Récits de Guerres et d'Holocaustes)

    +++++++++++++++++++++++++++++++++++
    Testo originalmente in francese: messagio di Le Temps irreparable (14 sett. 1997).
    Traduzione in italiano par Marco Serra nelle libro Il Caso Faurisson e il revisionismo olocaustico, Graphos, 1997, pp. 7-10.



    -------------------------------------------------


    Questo testo è stato messo su Internet a scopi puramente educativi e per incoraggiare la ricerca, su una base non-commerciale e per una utilizzazione equilibrata, dal Segretariato internazionale dell'Association des Anciens Amateurs de Récits de Guerres et d'Holocaustes (AAARGH). L'indirizzo elettronico del segretariato è <aaarghinternational@hotmail.com>. L'indirizzo postale è: PO Box 81 475, Chicago, IL 60681-0475, Stati Uniti.
    Mettere un testo sul Web equivale a mettere un documento sullo scafale di una biblioteca pubblica. Ci costa un po' di denaro et di lavoro. Pensiamo que sia di sua volontà che il lettore ne approfitta e questo lettore lo supponiamo capace di pensare con la sua testa. Un lettore che va a cercare un documento sul Web lo fa sempre a proprio rischio e pericolo. Quanto all'autore, sarebbe fuori luogo supporre che condivio la responsabilità degli altri testi consultabili su questo sito. In ragione delle leggi che istituiscono una censura specifica in certi paese (Germania, Francia, Israele, Svizzera, Canada, ecc.) non domandiamo il consenso degli autori che in esi vivono, poichè non sono liberi di darlo.
    Ci poniamo sotto la protezione dell'articolo 19 della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, il quale stabilisce:<Oguno ha diritto alla libertà di opinione e di expresssione, il che implica il diritto di non essere molestati per le proprie opinioni e quello di cercare, di ricevere e di diffondere, senza considerazione di frontiera, le informazioni e le idee con qualsiasi mezzo di espressione li si faccia> (Dichiarazione internazionale dei Diritti dell'Uomo, adottata dall'Assemblea generale dell'ONU a Parigi il 10 dicembre 1948).

    -----------------------------------------------
    aaarghinternational@hotmail.com


    ----------------------------------------------

    L'indirizzo elettronico (URL) di questo documento è:
    http://aaargh-international.org/ital/ital/idioti.html

  6. #6
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    Un ottimo 3d
    complimenti camerati
    portiamo avanti una battaglia
    per una libera ricerca storica.

    http://www.radioislam.net/islam/italiano/index.htm qui trovate alcuni articoli interessanti in italiano

    http://www.ihr.org/ basta il nome

  7. #7
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    L'Olocausto: Faurisson, la Shoah è una pura invenzione del sionismo
    IRIB - Sulla conferenza dell'Olocausto svoltasi lo scorso 12 dicembre a Tehran è tornato a parlare Robert Faurisson, ex professore di lettere presso l'università di Lione 2. Il francese Faurisson, già professore alla Sorbona di Parigi, ha definito l'iniziativa iraniana "coraggiosa e utile a stabilire la verità su un fatto che mai esistito". "Sono 32 anni, ha detto Faurisson, che attendo di vedere un solo documento credibile che confermi il presunto genocidio degli ebrei". "La storia dell'Olocausto, ha aggiunto, è una pura invenzione del movimento sionista, in base alla quale è stato fondato lo Stato d'Israele". Faurisson ha poi affermato che "non esiste nessun documento storico che provi l'uccisione degli ebrei nelle camere a gas, perché queste non sono mai esistite".

    http://www.irib.ir/worldservice/ItalyRADIO/default.htm

  8. #8
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    Perla: Giorgio Bocca, dimentico dei suoi "peccati giovanili" scrive oggi 21/12/2006 a pagina 17 del Corriere della Sera:

  9. #9
    Gagio87
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    Avete Altro?

  10. #10
    Paul Atreides
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    Ho sempre sostenuto che il revisionismo sull'olocausto è un argomento molto importante e che richiede la massima attenzione. Pertanto:

    1) trovo inopportuno postare materiale tratto da un sito come holywar. Se il gestore del suddetto sito intende USARE il revisionismo per le sue ''battaglie'', non capisco perché bisogna dargli credito anche qui. Credo sarebbe opportuno linkare materiale revisionista tratto esclusivamente da siti revisionisti.

    2) la dichiarazione di Faurisson, almeno così com'è stata riportata, è massimamente ambigua. Non si capisce, cioè, se Faurisson intende dire che l'olocausto è stato sfruttato o creato dai sionisti. Se s'intende la prima cosa è un conto, se s'intende la seconda è tutt'altro conto. A scanso di equivoci, rimando a un passo tratto da Carlo Mattogno, ''Negare la storia? Olocausto: la falsa 'convergenza delle prove''', Effedieffe, 2006, p. 23, in cui Mattogno per l'ennesima volta bolla come ''sciocca storiella che nessuno storico revisionista si sognerebbe di sottoscrivere'' la tesi dell'olocausto come ''creazione sionista''.

    3) ribadisco anche qui la necessità di distinguere tra gli studi sull'olocausto e quelli sullo sfruttamento dello stesso. Soltanto i primi riguardano gli storici revisionisti, mentre per i secondi è il caso di far riferimento ad autori come Garaudy, Finkelstein, ecc.

 

 
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