BILANCI IL FILOSOFO SINDACO PROMUOVE I " GRANDI MALEDETTI " , DA MACHIAVELLI A LEOPARDI. E BOCCIA I SIMBOLI DEL MODERNO COME PICASSO E PROUST
CACCIARI. Pensiero debole addio
" Nel terzo millennio porto Tocqueville ma non i buonisti " " Di Marx tengo la critica al capitalismo, ma scarto le sue utopie "
----------------------------------------------------------------- BILANCI Il filosofo - sindaco promuove i "grandi maledetti", da Machiavelli a Leopardi. E boccia i simboli del moderno come Picasso e Proust CACCIARI Pensiero debole addio "Nel terzo millennio porto Tocqueville ma non i buonisti" "Di Marx tengo la critica al capitalismo, ma scarto le sue utopie" Approdiamo nell'ufficio del sindaco di Venezia in un'afoso pomeriggio di fine luglio. Qualche giorno prima Massimo Cacciari, ospite del MittelFest di Cividale, ha confermato di non volersi ricandidare il prossimo novembre, mese in cui scade il suo mandato. Pentito, deluso o semplicemente stanco? "Pentito assolutamente no. Stanco, anzi stanchissimo, si", risponde Cacciari. "Penso che me ne staro' lontano dalla politica per un po', anche se continuero' a seguire con attenzione l'evoluzione della situazione qui nel Nordest, e le vicende dell'attuale governo". Riprendera' dunque la sua attivita' universitaria? "Per il momento no, i tempi di scadenza del mio mandato mi impediranno di tornare al lavoro nell'anno accademico '97 - '98. Se ne riparla l'anno prossimo". La prospettiva di una lunga pausa di riflessione sembra una buona premessa per riflettere sull'imminente scadenza di fine millennio, accettando il "gioco della torre" proposto dal Corriere: cosa mettiamo in questa valigia del Duemila? E che cosa scartiamo? "Intanto buttiamo via la volonta' di ricordare tutto, tipica degli ultimi secoli", esordisce Cacciari, "questa onnivora volonta' di memoria che si rovescia nel suo opposto: quest'epoca, che e' stata la piu' distruttiva di tutte, sta edificando un'immane armadio della memoria, vuole catalogare, giudicare tutto, per poterlo assolvere o condannare. Invece si dovrebbe poter ricordare senza decidere: tengo questo, butto quello... "Ma, visto che ho accettato il gioco, vorrei iniziare salvando proprio quegli autori che ci hanno insegnato la virtu' dell'oblio, rifiutando la tirannia del giudizio, e in questo senso metterei in cima alla lista il nome di Nietzsche. Subito dopo, infilerei nella valigia i "grandi maledetti", cioe' tutti coloro che hanno coltivato il disprezzo per le utopie consolatorie, per i "buonismi" di ogni genere. Comincerei con un grande storico classico, come Tucidide, aggiungerei i migliori esponenti del nostro umanesimo "tragico", come Machiavelli e Alberti, metterei infine, fra i moderni, Leopardi, Tocqueville e le cose buone di Marx e Weber". Cosa intende per cose buone? "Per quanto riguarda Weber, sceglierei le opere in cui ha saputo mettere da parte un certo storicismo ottimistico, per esempio gli scritti sulla politica come professione. Quanto a Marx, mi terrei il Marx contemporaneo di Tocqueville, lo storico obiettivo degli spiriti animali del capitalismo, scartando senza esitazione l'utopista, il grande secolarizzatore delle escatologie ebraiche. Assieme a loro imbarcherei il Carl Schmitt disincantato analista della politica, non lo Schmitt che "fa il cattivo" per partito preso, che si lascia tentare dal vezzo letterario di "epater le bourgeois". Proviamo a uscire dalla filosofia politica... "Applicherei i medesimi criteri: dentro tutti coloro che hanno saputo rappresentare le passioni umane "more geometrico": Giotto, Masaccio, Piero della Francesca. Dentro Mondrian. Fuori gli impressionisti. Fuori anche gli aspetti eclettici, voraci, onnivori, camaleontici del moderno, quella rigorosa mancanza di rigore di cui e' stato maestro Picasso. Lo stesso in letteratura: promossi coloro che hanno scritto per spiegarci questa e' la natura umana, queste le forme per rappresentarla, come Kafka, Musil, Bernardt. Bocciati impressionismi, psicologismi, sociologismi, quindi via Hesse - anche se mi rendo conto di fare un dispetto ai miei amici dell'Adelphi, visto che continua a vendere decine di migliaia di copie - , e bocciati anche - sia pure a malincuore, solo perche' mi trovo costretto ad assumere decisioni dolorose - Marcel Proust e Thomas Mann". Esclusioni "pesanti"... "E' appunto per questo che le trovo dolorose, ma occorre prendere atto del fatto che la grande epoca dell'approccio riduttivo - psicologico e' tramontata. E' vero che Proust riesce a trasformare la cultura impressionista in un memorabile affresco, ma dal momento che egli appartiene, come Thomas Mann, al campo che ho deciso di rifiutare, preferisco salvare chi ci fa capire senza tentennamenti che nessuno dei nostri atti appartiene alla psiche, che sono tutti ontologicamente determinati. Per le stesse ragioni, in architettura scelgo Adolf Loos, Mies Van der Rohe e qualcosa di Le Corbusier, cioe' l'architettura come grande artificio, mentre butto via le architetture dell'ambiente, le architetture "organiche": da Gaudi' a Frank Lloyd Wright". Vogliamo tornare per un momento alla politica, magari con qualche maggiore attenzione per i temi dell'attualita'? "Allora sono di nuovo costretto a citare Marx, per salvarlo quando ci spiega che la politica ha esaurito la sua funzione di guida, e per bocciarlo quando chiama alla rivoluzione, cioe' al riscatto della politica dal suo irreversibile destino...". E quale sarebbe questo destino? "L'Ottocento e il Novecento hanno tentato in tutti i modi di ritardare, contenere e combattere un processo che ora sta maturando sotto i nostri occhi a velocita' incredibile: dopo il crollo dei Leviatani, la politica si e' ormai trasformata nell'arte o, se vogliamo, nella tecnica di creare le condizioni ottimali - amministrative, giuridiche, finanziarie - per gli investimenti. La politica comincia a non essere piu' concepibile se non al servizio delle compatibilita' e opportunita' per gli investimenti". E secondo lei e' giusto accettare tutto cio' senza alcun rimpianto? "La politica ce la porteremo dietro cosi' nel Duemila. Che altro sta facendo oggi l'Europa se non trasformare la politica in economia, nel senso etimologico termine: governo della casa regionale, nazionale o mondiale? Il rimpianto e' inutile, ma questo non significa rallegrarsi di quanto sta avvenendo: occorre prendere atto dell'irreversibile senza rinunciare ad analizzarne le conseguenze tragiche. E' quanto ci hanno insegnato molti autori della straordinaria stagione culturale che la Francia ha vissuto negli anni Trenta: penso a Simone Weil, a Kojeve, a Bataille e ai suoi compagni di strada del College de Sociologie. Quindi salvo anche loro. Mentre butterei via senza esitazioni tutti i pensieri deboli, che rappresentano l'esatto opposto di quel filone tragico e disincantato che ci ha addestrato a riconoscere l'inevitabile senza accettarne le catene. Ma mi rendo conto che ho dimenticato di indicare il nome del piu' grande esponente di questo filone, quindi, in cima alla lista dei nomi da infilare nella valigia, aggiungo quello di Spinoza". Un nome che piace molto anche a Toni Negri... "Si' ma Negri non ha capito nulla di Spinoza: ha interpretato la sua filosofia come un manuale di "autoliberazione"...". Lei ha pronunciato molte condanne in base all'imputazione di "psicologismo", che dire allora dei fondatori della psicoanalisi, Freud e Jung? "Lasciamo Jung, assieme a quell'Hesse che tanto lo amava, al secolo che muore. Per Freud il discorso e' diverso: io suggerirei una "sospensione", penso che dovremmo farlo decantare, ne potremo riparlare non appena saremo diventati abbastanza maturi per non leggerlo come un "medico", come uno che ci viene a "guarire". Intanto pero' puo' aiutarci a fare qualche altra scelta...". In che senso? "Per esempio ci aiuta a svuotare la valigia da tutti i prometeismi, dagli amanti del progetto, dall'ossessione per le grandi previsioni. E' stato proprio Freud a spiegare che la pretesa di educare e insegnare non e' meno assurda di quella di guarire. Ecco perche', per concludere l'elenco delle idee da accantonare, aggiungerei tutti i critici del totalitarismo come "anomalia", come semplice parentesi storica delle magnifiche sorti e progressive della democrazia, compresa Hannah Arendt; aggiungerei anche tutti gli economisti, cronicamente malati di "previsionismo", salvando solo Schumpeter e il Keynes piu' snob, non quello della Teoria generale, per intenderci; infine fra i pacifisti, salverei solo Virgilio, l'unico che ha capito che per parlare della pace bisognava descrivere prima di tutto la guerra". La conversazione si conclude su questa battuta, restituendo il sindaco ai suoi disincantati impegni di amministratore della casa veneziana: incombe una riunione sul nuovo stadio di calcio.*
Formenti Carlo
Pagina 19
(3 agosto 1997) - Corriere della Sera




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