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Farfalla ha deciso di prendere il procuratore appena gli ho scritto che "da una spinta in più"
Regressista amante della pucchiacca.




Le Iene hanno fatto emergere una problematica molto nota nel mondo del calcio italiano che va contro ogni etica morale e sportiva
Nel corso dell’ultima trasmissione de “Le Iene” andata in onda ieri sera, è messo in evidenza un annoso problema che riguarda il mondo del calcio, soprattutto, per il settore giovanile, mettendo alla luce una realtà molto grave che va oltre ogni concetto di etica sportiva e morale. La questione ruota attorno al famoso “cartellino” dei giovani calciatori, una sorta di patentino, ovvero quello che essenzialmente si presenta all’arbitro prima della partita di calcio per effettuare il classico riconoscimento, che in pratica in Italia appartiene alle società di calcio e non al ragazzo.
In sostanza quando un ragazzo entra a far parte di una squadra di calcio firma un contratto denominato “vincolo”, che vincola il giovane calciatore a giocare per quella società dai 16 fino ai 25 anni. Una regola che a primo acchito sembra non destare alcuna problematica ma, in realtà non solo vi è poca eticità dietro, ma ha creato una vera è propria “schiavitù” per tutti i giovani che sognano di fare carriera nel mondo del calcio. La trasmissione di Italia 1, con la complicità del genitore di un giovane calciatore ha registrato, di nascosto, una vera e propria trattativa tra lo stesso e il presidente della società, proprietaria del cartellino. Quello che accade lascia a bocca aperta, infatti, quando il padre del ragazzo comunica al presidente che il figlio è intenzionato a cambiare squadra, ecco la rivelazione scioccante del dirigente: “Si ho capito ma non è che tuo figlio può cambiare squadra così, suo figlio è arrivato ad un’età che ha un valore per noi. Per andare via deve avere la nostra firma, lo sa che c’è il vincolo no?”, e allora il padre domanda: “Quanto volete?”, ed ecco la folle richiesta economica: “Il suo valore di mercato è sui 10.000€, questa è più o meno la cifra e già è un prezzo di favore, perché se io volessi potrei chiederle anche un milione capito?”, il padre sconvolto gli fa notare che il figlio è un liceale non un professionista e che una cifra del genere non saprebbe nemmeno dove trovarla ma il dirigente rincara la dose, giustificandola come una consuetudine nel mondo del calcio: “Per noi è come se fosse un professionista, ha 17 anni mica è un ragazzino. Lo so che sembra assurdo ma è così per tutti, cioè se vuoi che cambi squadra questa è la cifra”.
La vicenda è ovviamente di una gravità incredibile, in quanto costringe i ragazzi a pagare per poter cullare un sogno. Sconvolge il racconto di un altro genitore che rivela come il figlio abbia definitivamente abbandonato il mondo del calcio di fronte a questa realtà, con questo interrogativo: “Gioco a calcio non perché sono bravo ma perché mio padre paga”. Praticamente emerge una realtà che è esattamente l’antitesi dello sport, anzi un vero e proprio delitto che lo ammazza definitivamente. Numerose le testimonianze e denunce raccolte ma tutte nel completo anonimato, un’omertà che rende la vicenda ancor più agghiacciante di quanto non lo sia già.
Nemmeno uno dei massimi esponenti del calcio italiano, quale è il ct della nazionale Antonio Conte, ha voluto rispondere alle domande della giornalista, anzi quando intuisce la tematica glissa completamente e si allontana. Il ministro Del Rio assicura che sulla vicenda le autorità stanno lavorando per trovare una soluzione, ovvero far si che i ragazzi siano proprietari del proprio cartellino. A quanto pare però, di avviso completamente diverso è il massimo dirigente calcistico italiano, infatti, il presidente della FIGC, Carlo Tavecchio intercettato e, piuttosto, indispettito dalla questione dichiara: “Non siamo affatto d’accordo ad eliminare il vincolo ma a regolamentarlo”, sull’insistenza di Nadia Toffa che gli fa notare come solo in Italia e Grecia esista il “vincolo”, il presidente contrariato ed indispettito la ignora evitando di rispondere. Come evidenziato dalle Iene al termine del servizio, per fortuna esiste l’articolo 108 “svincolo per accordo” (cliccare qui per art. e modulo), che ovviamente nessuna società comunica ai tesserai, in quanto se inserito come postilla al momento del tesseramento, garantisce al ragazzo al termine della stagione calcistica di poter essere libero da qualsiasi vincolo con il club.
La cosa che lascia esterrefatti è come una vicenda tanto delicata e grave sia stata denunciata ed evidenziata ancora una volta da una trasmissione televisiva e non da chi dovrebbe garantire trasparenza ed eticità nello sport. La speranza è che l’argomento venga ripreso il più possibile da tutti gli organi sportivi e magari da calciatori, allenatori e dirigenti di Serie A, in modo da essere trattato dai massimi organi calcistici per arrivare ad una soluzione nel più breve tempo possibile. Crediamo che tante sacrosante lotte fatte per far dare il buon esempio ai campioni e professionisti nel calcio, non abbiano alcun senso se nella formazione dei futuri calciatori vi siano solo interessi economici che non hanno nulla a che vedere con i valori dello sport, i giovani sono delle risorse, non da sfruttare ma da coltivare. Ci auguriamo, dunque, che questo “cancro” venga estirpato in fretta per il bene del calcio e, soprattutto, per quel sogno che rappresenta e, ha rappresentato, per tutti.


Le Iene - I SERVIZI TOFFA: Ragazzi schiavi delle squadre di calcio | Video Mediaset
Spero ti possa essere utile mi ricordavo del servizio delle iene.