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  1. #11
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    Predefinito Re: Memorie di vita vissuta


    L’Italia fascista prima del 10 giugno1940


    Ho scritto all’inizio di queste pagine di “memorie e pensieri” di non avere quasi nessun ricordo dei miei primi dieci anni di vita, ma, anche se è vero, qualcosa di quegli anni nella mente mi è ovviamente rimasto. Per esempio ricordo quando l’Italia invase e occupò l’Abissinia perché questo ricordo è legato anche al fatto che in casa mia si discusse del fratello più giovane di mio padre che stava partendo volontario per quell’avventura che il Duce aveva voluto. Così sempre come volontario partì poi per la Spagna, dove gli anarchici e i comunisti, che avevano vinto le elezioni politiche e avevano formato un governo di colaizione, si battevano contro le truppe franchiste aiutate da Mussolini e da Hitler. Questo mio zio io lo ricordo come un tipo sveglio, molto deciso, un fascista convinto e ricordo anche la brutta fine che fece, ucciso a Milano alla fine di aprile del ’45, da alcuni partigiani che lo avevano cercato e trovato, lui che era diventato un ufficiale della Legione Muti, il fiore all’occhiello della Repubblica Sociale voluta da Mussolini nel 1943 e che certamente era un cacciatore di appartenenti alla Resistenza.
    Per quell’invasione di un regno antico come quello di Abissinia la Società delle Nazioni, che poi divenne ONU, emanò delle dure sanzioni all’Italia e Mussolini, per tutta risposta, qualche tempo dopo (1939 ) invase l’Albania e la annesse al Regno d’Italia. A noi giovani balilla quelle avventure, l’invasione dell’Abissinia e dell’Albania, ci parvero più ancora che legittime, necessarie, perché l’Italia, per la propaganda fascista che ci martellava, era schiacciata da nazioni colonialiste che odiavano il fascismo e quindi il popolo italiano che il Duce, con quelle azioni, voleva portare ad avere il suo “posto al sole”.
    Eravamo, dicevo, nella primavera del 1939 e qualche mese dopo la Germania nazista diede inizio alla Seconda Guerra Mondiale invadendo la Polonia. Si è saputo poi, dopo la guerra, che oltre al noto Patto di non Aggressione, firmato a Mosca alla fine dell’agosto del 1939 da von Ribbentrop e da Molotov, in qualità di ministri degli esteri dei rispettivi Paesi, tra la Germania e l’Urss, esistesse anche un accordo segreto per la spartizione della Polonia tra i due Paesi. Come recitano diversi testi di storia il Patto fu proposto da Stalin, molto dubbioso sui movimenti espansionistici di Hitler, per prendere tempo e poter così dare avvio al riarmo del proprio esercito, un Patto che poi, come ci insegna la Storia, Hitler non rispettò affatto.

    Fu quello che fu, come si suol dire, a far nascere quel Patto, resta il fatto che dieci giorni dopo averlo firmato le truppe tedesche entrano in Polonia e pochi giorni dopo anche quelle sovietiche sorpassano i confini e invadono la parte orientale della Polonia . Immediatamente Francia e Gran Bretagna dichiarano guerra alla Germania, secondo impegni sottoscritti con il governo polacco che, pochi giorni dopo l’invasione tedesca e russa, abbandona le stanze del governo e fugge, si seppe dopo la guerra, con una fuga avventurosa attraverso mezza Europa. La Seconda Guerra Mondiale nasce quindi il 1 settembre del 1939 con la Germania che invade la Polonia e la successiva dichiarazione di guerra di Francia e Gran Bretagna alla Germania stessa.
    Fra la fine del 1939 e l’inizio del 1940 i fatti precipitano, è tutto un susseguirsi di azioni di guerra: l’Urss nel novembre del ’39 invade la Finlandia, che dopo qualche mese di veramente eroica resistenza, chiede l’armistizio e cede alcuni territori sul mare Artico che l’Urss aveva da sempre reclamato come appartenenti alla Russia. Immediatamente dopo, siamo al 9 aprile del 1940, la Germania invade la Danimarca, che si arrende lo stesso giorno dell’invasione, e la Norvegia che invece lotta disperatamente per due mesi.
    A scuola venivamo informati di questi accadimenti da un signore che veniva in classe, non ricordo se una o due volte la settimana, per farci il punto della situazione e per svolgere il suo lavoro di propagandista fascista. Ho dei lampi di visioni degli “eroici combattenti finlandesi” vestiti con tute bianche, che sugli sci andavano a combattere l’invasore comunista così come ho dei lampi di memoria delle “gloriose” truppe tedesche che entravano in casa d’altri sventolando le bandiere del Reich . Inutile dire che noi ragazzini parteggiavamo per per le azioni tedesche perché eravamo nati nel fascismo che ci ripeteva a tutte le ore che Hitler era l’amico di Mussolini e che nazismo e fascismo erano il futuro del mondo, dominato dalle democrazie giudaico-massoniche.

    Mia nonna era ebrea, visto il suo cognome, anche se andava in chiesa tutte le mattine era chiaramente ebrea ma io, e credo tutti i ragazzi della mia età, quando si parlava di ebrei li vedevamo come venivano presentati nei manifesti murali e nelle vignette dei giornali satirici: visi avidi circondati da pacchi di soldi e oro luccicante. Ricordo un film, del 1941 se non sbaglio, che mi colpì moltissimo “Suss l’ebreo” , che vidi al cinema Tonale di Milano insieme a tutta la classe. Insomma questo termine “giudaico” ci faceva pensare a gente del tutto diversa da noi, che invece di lavorare come tutti per vivere sfruttava il denaro per farne strumento di usura nel confronto di chi ne aveva bisogno. Non ci volle molto per renderci questi “giudei” antipatici. E mia nonna? Per me lei era ebrea ma di un’altra categoria, e poi non aveva mai un soldi in tasca, come poteva essere davvero ebrea?
    Ultima modifica di cireno; 23-07-15 alle 08:43

  2. #12
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    Predefinito Re: Memorie di vita vissuta

    Cioè avresti 85 anni? Ora si capiscono molte cose...

  3. #13
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    Predefinito Re: Memorie di vita vissuta

    Caino e Abele, sono la rappresentazione metaforica della "natura inferiore" e della "natura superiore" dell'homo.
    Noi siamo il risultato della evoluzione, poichè Dio non crea "dal nulla", ma crea attraverso l'evoluzione.

    La nostra "natura inferiore" (caino) è la memoria evolutiva del lupo che c'è in noi.
    La nostra "natura superiore" (abele) è l'amorevole potere creativo.
    Entrambe queste dimensioni convivono in noi. Ed entrambe sono manifestazioni di Dio.
    D'altra parte se un lupo non fosse egoista, famelico, timoroso ed aggressivo, non sopravviverebbe un solo giorno nella foresta.

    La guerra è una manifestazione della nostra natura inferiore.
    Così come la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo è una manifestazione della nostra natura superiore.

    E' incredibile come, pur avendo tanto vissuto e avendo vissuto tutto quello che hai vissuto, tu non ti sia ancora accorto di questa cosa.

  4. #14
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    Predefinito Re: Memorie di vita vissuta

    Il tipo della propaganda

    Il tipo che veniva in classe una o due volte la settimana a farci praticamente lezioni di patriottismo era una sorta di trombone autoritario che allo stesso tempo parlava con toni suadenti. Più che parlare emetteva sentenze e questo ce lo rendeva cordialmente antipatico.
    Nella nostra classe c’era un ragazzo di nome Virgilio Chiappori, figlio di un professore di liceo, che quando il tipo pronunciava le sue sentenze alzava la mano e chiedeva di parlare. Il trombone quasi mai lo prendeva in considerazione ma dai e poi dai con questo braccio che si alzava qualche volta era costretto a dargli la parola, e quello che diceva Virgilio Chiappori eranbo sempre critiche a quel che aveva detto il trombone fino a quel momento.
    Poi un giorno successo il patatrac, mentre il tipo parlava delle razze umane e della necessità di mantenere le razze primitive di ogni nazione occidentale, prima di venir contaminati da razze inferiori (diceva proprio così “razze inferiori”, riferendosi ai neri) il Virgilio alzo il braccio e sventolando la mano evidenziò il suo desiderio di parlare.

    Dimmi Chiappori- disse il trombone
    E Chiappori Virgilio parlò.

    Io sono ebreo, come forse lei sa, mio padre e mia madre sono ebrei, i miei nonni erano ebrei, Bene, mio padre è professore di Storia al Liceo XX e la settimana passata è stato chiamato nell’ufficio del Preside e gli è stata tolto l’insegnamento. Nessuna spiegazione, ma un collega di mio padre, camicia nera della prima ora, gli disse che era giusto così perché gli ebrei non sono italiani ma di altra razza. Allora io le domando, egregio signore, io che sono ebreo nato in Italia figlio di ebrei nati in Italia e nipote di ebrei nati in Italia sono forse di una razza diversa dai miei compagni di classe? E se sono diverso, perché lo sono? Me lo può spiegare?


    Tutti noi guardammo Chiappori con un misto di stupore e di meraviglia, non sapevamo nemmeno che lui fosse ebreo e per la verità anche l’avessimo saputo non avrebbe avuto, almeno per noi, alcuna importanza.


    Il trombone rimase per qualche minuto in silenzio e poi sentenziò:-
    -tu sei diverso così come è diverso tuo padre perché adorate un Dio altro dal nostro ma quello che è più grave è che vopi siete colpevoli di deicidio, perché siete stati voi ebrei a mettere in croce Gesù Cristo e a ucciderlo.


    Silenzio in classe, assoluto. Tutti guardavamo Chiappori che finalmente si alzò e parlò.

    -Signore, Gesù l’hanno ucciso i romani, per quel che ne so io, ma non importa, perché non credo che quell’episodio di duemila anni fa possa essere imputato a me o a mio padre. Io penso che ha ragione mio padre quando dice che noi ebrei facciamo paura perché siamo più intelligenti degli altri.


    Il trombone guardò il nostro maestro che immediatamente si alzò e ordinò a Chiappori di stare zitto

    Signor maestro veramente io non avrei finito di parlare

    Ho detto che devi tacere, anzi per la mancanza di rispetto che hai dimostrato nei riguardi del signor XX (e con la mano indicò il trombone) proporrò al preside di sospenderti per tre giorni e di tornare accompagnato da tuo padre, sottolineo tuo padre, quando riprenderai la scuola.


    Non so se il padre di Virgilio riaccompagnò il figlio a scuola, perché il nostro compagno non lo vedemmo più, nemmeno per strada. Venimmo poi a sapere che si era iscritto ad un’altra scuola.


    La propaganda che veniva esercitata sulle giovani generazioni era costante e pesante, mentre in Germania a capo della Propaganda era stato messo l’abile Goebbels, in Italia Mussolini, da ex giornalista, sapeva benissimo la forza che la propaganda poteva avere sulle giovani menti.


    In un vecchio libro di scuola edito nel 1937 che ancora conservo, c’è scritto:-

    -Gli occhi del Duce vi scrutano e vi vedono ovunque siate. Cosa sia quello sguardo, nessuno sa dire. E’ un’aquila che apre le ali, e sale nello spazio. E’ una fiamma che cerca il vostro cuore per accenderlo d’un fuoco vermiglio. Chi resisterà a quell’occhio ardente armato di frecce? Rassicuratevi, per voio le frecce si mutano in raggi di gioia….
    Un fanciullo che pur non rifiutandosi di obbedire chiede “perché?” è come una baionetta di latta….Obbedite perché dovete obbedire: chi cerca i motivi dell’obbedienza li troverà in queste parole di Mussolini…
    Siamo irrigiditi sull’attenti per omaggio di gratitudine e obbedienza a Colui che “preparò, condusse, vinse la più grande guerra coloniale che la Storia ricordi” Una fede ha creato l’Impero, questa ”Mussolini ha sempre ragione
    Ultima modifica di cireno; 23-07-15 alle 21:27

  5. #15
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    Predefinito Re: Memorie di vita vissuta

    La Marina Militare fascista
    La flotta della Marina Militare italiana all’inizio della seconda Guerra Mondiale era per numero la quinta del mondo. Secondo un libro di un famoso ammiraglio che quando uscì nel dopoguerra fece molto scalpore, la Marina Regia contava su circa 160 navi da battaglia, di vario tipo, e di un numero di sommergibili, circa 140, che costituivano la seconda flotta nel mondo di questo mezzo navale (la prima era l’Urss).

    Pochi mesi dopo l’entrata in guerra dell’Italia, nell’agosto 1940, vengono terminate due grandi navi da combattimento, l’orgoglio della marina Militare fascista: la Littorio e la Vittorio Veneto.
    La sede della flotta italiana era normalmente Taranto e infatti le navi militari quando non erano in navigazione stavano ai moli del porto di quella città. Con l’entrata in guerra il porto di Taranto venne difeso da una sessantina di grandi palloni che impedivano il transito di aerei, quantomeno a bassa quota, e da tutta una serie di postazioni di cannoni e mitragliatrici anti-aereo.
    Nel luglio del 1940 l’esercito italiano attacca le truppe inglesi schierate in Libia. Per ostacolare se non proprio impedire i rifornimenti alle truppe inglesi combattenti in Libia che potevano essere effettuati solo attraversando il mar Mediterraneo con navi da trasporto inglesi i responsabili della Marina Italiana aumentano, nel porto di Taranto, il numero delle nostre navi da battaglia, comprese le due nuovissime corazzate Littorio e Vittorio Veneto, per averle pronte in caso di avvistamento di convogli di navi inglesi.
    Gli inglesi lo vengono a sapere, hanno spie in ogni luogo, e immediatamente progettano un attacco al porto di Taranto, un attacco che avrà un grande successo anche per alcune circostanze (l’avaria di gran parte dei palloni dovuta a un forte vento di alcuni giorni prima) che lo favorirono. Da un sito di Storia traggo questo brano che descrive con precisione quell’accadimento.



    11 Novembre 1940 : il Disastro di Taranto
    La notte dell’11 Novembre 1940, la Regia Marina Italiana subì un colpo durissimo ad opera della Fleet Air Arm ( Aviazione di Marina ) della Royal Navy Britannica. Con un attacco audacemente concepito, ed altrettanto audacemente portato a termine contando sull’effetto sorpresa, pochi antiquati biplani inglesi riuscirono in un colpo solo a mettere fuori combattimento la maggior parte della flotta da guerra italiana, ancorata nel porto di Taranto. Quando non molto tempo dopo l’ Ammiraglio giapponese Yamamoto ricevette l’ordine di pianificare l’ attacco nipponico alla flotta americana di stanza alle Hawaii, egli prese l’ operazione britannica a modello per il suo piano di attacco a Pearl Harbor.
    Il giorno dopo l’ attacco, il 12 Novembre, Winston Churchill commentò con queste parole alla Camera dei Comuni il pieno successo dell’operazione : “ Un colpo paralizzante “. Ed in effetti per la Gran Bretagna si trattò di molto di più di una battaglia vinta : per gli Inglesi il felice esito della Operation Judgement ( Operazione Giudizio ) significò la certezza che la potente flotta italiana non avrebbe mai più potuto dominare il Mare Mediterraneo, e che questo non sarebbe mai stato il “ Mare Nostrum “ vantato dalla propaganda del regime fascista di Mussolini. Ad appena cinque mesi dall’entrata in guerra dell’Italia, il colpo di Taranto avrebbe avuto effetti fondamentali sullo sviluppo delle operazioni in Africa Settentrionale, ed in generale anche sui fronti più lontani che necessitassero di rifornimenti via mare. La disfatta della Regia Marina Italiana, che pure godeva di una meritata stima di efficienza e professionalità, fu dovuta in parti pressoché uguali all’estrema accuratezza con cui da parte inglese fu preparata e svolta l’ intera operazione, e per contro dalla colpevole imprevidenza delle alte sfere italiane.



    Il primo anno di guerra aveva portato un appesantimento del clima generale: ragazzi che ricevevano l’ordine di presentarsi alle armi, la drastica riduzione dell’alimentazione, l’oscuramento, che aveva ridotto le città a luoghi bui, spettrali perfino, i bombardamenti notturni, lutti, distruzioni, il problema di chi aveva perso la casa per colpa delle bombe nemiche, insomma quello che una volta, prima della guerra, poteva essere definito “divertimento” già nei primi mesi di guerra era sparito. Inoltre era sorto, con grande violenza, il problema del nemico che stava fra noi, in mezzo alla gente, per cui il governo ci invitava in modo perentorio a non parlare, a stare zitti, a diffidare.




    Le spie del nemico c’erano sicuramente, la mia stessa famiglia incappò in una brutta situazione, qualche anno dopo, a causa di questo fenomeno, ma quello che ricordo era la paura di stare in mezzo alla gente sconosciuta.
    Ultima modifica di cireno; 24-07-15 alle 08:37

  6. #16
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: Memorie di vita vissuta

    Bellissimo
    «The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
    «Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij

  7. #17
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: Memorie di vita vissuta

    Citazione Originariamente Scritto da Kraut Visualizza Messaggio
    Cioè avresti 85 anni? Ora si capiscono molte cose...
    2015 - 1940 = 75

    sicuro di aver fatto le elementari tu e i tuoi amichetti che vi palleggiate il nick ?
    «The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
    «Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij

  8. #18
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    Predefinito Re: Memorie di vita vissuta

    Citazione Originariamente Scritto da Druuna Visualizza Messaggio
    2015 - 1940 = 75

    sicuro di aver fatto le elementari tu e i tuoi amichetti che vi palleggiate il nick ?
    sono nato, ho scritto, che il 10 giugno 1940, data dell'entrata in guerra dell'Italia ma iul 18 luglio dello stesso anno avrei compiuto 10 anni, visto che ero nato il 18 luglio del 1930. Grazie dell'apprezzamento su quel che sto scrivendo.

  9. #19
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    Predefinito Re: Memorie di vita vissuta

    Il mio karma mi ha fatto nascere nel pieno del periodo fascista, e quando dico o scrivo questa frase mi ritorna sempre in mente il monologo del biondo replicante di Blade Runner “ho visto cose che voi umani ecc.ecc.” perché quelli della mia età possono ben dire di aver vissuto uno dei momenti più tragicamente importanti della Storia e per questa ragione di aver visto cose che oggi sembrano incredibili persino a me che li ho vissute.



    Ero un ragazzino e come tutti quelli della mia età inquadrato nelle fila dei figli della lupa o dei balilla, tutti orgogliosi di essere italiani, eredi dell’Antica Roma, di essere figli o almeno nipoti di Leonardo e di Raffaello, di Michelangelo e di Caravaggio, di Marco Polo, Cristoforo Colombo, Dante Alighieri, Palladio, Manzoni, Bramante, Meucci, Marconi, noi parte di un grande popolo che parlava l’idioma più bello del mondo, noi che avevamo la cucina migliore, le città più belle del mondo-chi poteva vantare meraviglie come Roma, Venezia, Firenze, Napoli solo per citarne alcune? I paesaggi più belli del mondo erano italiani, le donne erano famose per la loro bellezza: avevamo mille e un motivo per essere orgogliosi di essere italiani, cattolici, e ariani. Perché eravamo anche ariani, anzi soprattutto ariani, una condizione che in verità non ci colpiva più di tanto, perché non sapevamo nemmeno di cosa si trattasse: cosa significava essere ariani?



    Un giorno il tipo che veniva in classe a farci lezioni di patriottismo, ce lo spiegò. Per farla breve, secondo lui, la razza ariana, a cui noi appartenevamo, era una razza superiore, i cui figli avevano portato civiltà e cultura nel mondo degli uomini, in perenne lotta con le razze inferiori cioè neri, ebrei, zingari e quindi per impedire che queste razze inferiori si mescolassero con noi e guastassero la nostra purezza “ariana” dovevamo stare in guardia, seguire le direttive del Duce, difenderci.
    Noi ragazzini avevamo il Duce che ci avrebbe sempre protetto. A scuola la sua figura era presente in ogni attività scolastica o di formazione. Perché il sabato noi balilla avevamo queste lezioni di formazione, marce, esercizi ginnici, gare sportive, tutto per formare il futuro uomo fascista, sano, forte, determinato. In un testo scolastico per le scuole elementari dell’epoca, che veniva usato per le classi quarta e quinta, si spiega la Marcia su Roma e la nascita del fascismo:-

    “Il fascismo ormai non conosceva più ostacoli. Benito Mussolini aveva suscitato in tre anni un movimento gigantesco e disciplinato: il Governo allora al potere non aveva più ragione di esistere, e ad un cenno del Duce venne travolto dalla Rivoluzione fascista. Il 28 ottobre 1922 per ordine di Benito Mussolini, tutti i fascisti d’Italia si mobilitarono; le città furono occupate; tre colonne di camicie nere, militarmente armate ed inquadrate, marciarono su Roma. In alcuni luoghi si ebbero sanguinosi conflitti, in cui caddero diversi fascisti. Ma Vittorio Emanuele III aveva ben compreso che con Benito Mussolini insorgeva l’Italia vincitrice sul Piave ed a Vittorio Veneto, ed affidò al Duce l’incarico di formare il nuovo Governo per la salvezza del Paese. Ottantamila fascisti entrarono nella Città Eterna, e sfilarono disciplinatamente davanti al Re. Erano giovani ed anziani, lavoratori della mente e del braccio, reduci della grande guerra e adolescenti, che nella lotta contro i sovversivi avevano anch’essi sfidato la morte, accomunati da un solo ideale sotto la camicia nera, il tricolore ed il fascio littorio. Poi i fascisti ritornarono alle città ed alle campagne, per riprendere l’usato lavoro. E Benito Mussolini si accinse alla titanica fatica di rinnovare l’Italia.



    Ecco, noi crescevamo con questi mantra ripetuti e ripetuti in modo ossessivo: potevamo non essere fascisti?

    Eravamo tutti fascisti. Ricordo benissimo che odiavo gli inglesi e i francesi che venivano a bombardarci la notte, non parliamo poi dei russi che nella nostra fantasia erano terribili mostri che mangiavano le loro vittime. Il soldato tedesco era il nostro eroe, e tutti facevamo un tifo più che calcistico per le azioni di guerra.



    Intanto, dopo aver dichiarato guerra alla Francia e alla Gran Bretagna, in meno di quindici giorni i soldati tedeschi e in piccola parte quelli italiani, avevano occupato la Francia che fu costretta, il 24 giugno, a chiedere l’armistizio. Nel luglio dello stesso anno i soldati italiani attaccano le truppe inglesi in Libia, attaccano e per nostra grande gioia, avanzano, o almeno così ci raccontavano il Popolo d’Italia e gli altri giornali di regime, e la radio, ovviamente. Purtroppo, come racconterò più avanti, questa mossa si rivelerà un disastro.

    Mussolini e i suoi gerarchi cominciarono a quel momento a commettere errori strategici gravissimi: nell’autunno dello stesso 1940 l’Esercito Italiano attacca la Grecia. Il 28 ottobre del 1940 le truppe italiani stanziate in Albania sfondano la frontiera greca ma, come dice un testo di Storia, gli italiani si trovarono subito in gravi difficoltà per l’accanita resistenza dei greci e per la loro cronica impreparazione. In pochi giorni dall’attacco italiano i greci si organizzarono e passarono a una controffensiva riuscendo a ricacciare le truppe italiane in Albania. Fu una brutta figura per il nostro esercito e il comandante di quell’operazione, il maresciallo Badoglio, si dimise dopo pochi giorni.
    Hitler spostò truppe tedesche che nel frattempo avevano occupato la vicina Romania e in pochi giorni la Grecia capitolò. Entrarono così le truppe italiane nel tempio della democrazia.
    Nacque così la storia dell’Armata Sagapò (armata dell’amore) perché così furono chiamati dai greci i nostri soldati, così diversi dal militarismo che esprimevano i soldati tedeschi. Enzo Biagi in un grande articolo di molti anni fa ha scritto, al proposito:-

    -I soldati sono i nostri figli, impegnati in quelle che, solo per definizione, debbono essere considerate «missioni di pace»: sono capitato a Beirut, quando c' era il generale Angioni, e nel Kosovo, e ho sempre visto, con orgoglio, che i nostri soldati erano i più amati dalla gente. Non c' era sentinella che non dividesse il rancio coi bambini che le giravano attorno. Gli ufficiali medici, in Libano, hanno assistito anche le partorienti; ancora una volta abbiamo dimostrato che non siamo degli imperialisti. In Grecia, negli infausti tempi che furono, ci chiamavano «l' Armata Sagapò», armata dell' amore. Meglio di quella delle rappresaglie e delle esecuzioni: noi abbiamo sempre «fraternizzato». Qualcuno ricorda? «Faccetta nera, sarai romana»

    Ebbene, anche in quell’inverno greco del 1940 i nostri soldati furono quasi adottati dalla popolazione greca che non li trattò certamente come nemici, anzi.
    La campagna di Grecia si rivelò un vero disastro ma il peggio arrivò di lì a qualche mese quando gli inglesi risposero all'offensiva che 500mila soldati italiani avevano portato in Africa ai 50mila soldati britannici.
    Ultima modifica di cireno; 25-07-15 alle 09:51

  10. #20
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    Predefinito Re: Memorie di vita vissuta

    IO contin uo a scrivere, sono molte le cose che ho ancora da scriverem troppi gli accadimenti...però se qualcuno volesse dialogare, ponendo delle domande per esempio, forse sarebbe ancora più utile per conoscere, capire..............

 

 
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