L’Italia fascista prima del 10 giugno1940
Ho scritto all’inizio di queste pagine di “memorie e pensieri” di non avere quasi nessun ricordo dei miei primi dieci anni di vita, ma, anche se è vero, qualcosa di quegli anni nella mente mi è ovviamente rimasto. Per esempio ricordo quando l’Italia invase e occupò l’Abissinia perché questo ricordo è legato anche al fatto che in casa mia si discusse del fratello più giovane di mio padre che stava partendo volontario per quell’avventura che il Duce aveva voluto. Così sempre come volontario partì poi per la Spagna, dove gli anarchici e i comunisti, che avevano vinto le elezioni politiche e avevano formato un governo di colaizione, si battevano contro le truppe franchiste aiutate da Mussolini e da Hitler. Questo mio zio io lo ricordo come un tipo sveglio, molto deciso, un fascista convinto e ricordo anche la brutta fine che fece, ucciso a Milano alla fine di aprile del ’45, da alcuni partigiani che lo avevano cercato e trovato, lui che era diventato un ufficiale della Legione Muti, il fiore all’occhiello della Repubblica Sociale voluta da Mussolini nel 1943 e che certamente era un cacciatore di appartenenti alla Resistenza.
Per quell’invasione di un regno antico come quello di Abissinia la Società delle Nazioni, che poi divenne ONU, emanò delle dure sanzioni all’Italia e Mussolini, per tutta risposta, qualche tempo dopo (1939 ) invase l’Albania e la annesse al Regno d’Italia. A noi giovani balilla quelle avventure, l’invasione dell’Abissinia e dell’Albania, ci parvero più ancora che legittime, necessarie, perché l’Italia, per la propaganda fascista che ci martellava, era schiacciata da nazioni colonialiste che odiavano il fascismo e quindi il popolo italiano che il Duce, con quelle azioni, voleva portare ad avere il suo “posto al sole”.
Eravamo, dicevo, nella primavera del 1939 e qualche mese dopo la Germania nazista diede inizio alla Seconda Guerra Mondiale invadendo la Polonia. Si è saputo poi, dopo la guerra, che oltre al noto Patto di non Aggressione, firmato a Mosca alla fine dell’agosto del 1939 da von Ribbentrop e da Molotov, in qualità di ministri degli esteri dei rispettivi Paesi, tra la Germania e l’Urss, esistesse anche un accordo segreto per la spartizione della Polonia tra i due Paesi. Come recitano diversi testi di storia il Patto fu proposto da Stalin, molto dubbioso sui movimenti espansionistici di Hitler, per prendere tempo e poter così dare avvio al riarmo del proprio esercito, un Patto che poi, come ci insegna la Storia, Hitler non rispettò affatto.
Fu quello che fu, come si suol dire, a far nascere quel Patto, resta il fatto che dieci giorni dopo averlo firmato le truppe tedesche entrano in Polonia e pochi giorni dopo anche quelle sovietiche sorpassano i confini e invadono la parte orientale della Polonia . Immediatamente Francia e Gran Bretagna dichiarano guerra alla Germania, secondo impegni sottoscritti con il governo polacco che, pochi giorni dopo l’invasione tedesca e russa, abbandona le stanze del governo e fugge, si seppe dopo la guerra, con una fuga avventurosa attraverso mezza Europa. La Seconda Guerra Mondiale nasce quindi il 1 settembre del 1939 con la Germania che invade la Polonia e la successiva dichiarazione di guerra di Francia e Gran Bretagna alla Germania stessa.
Fra la fine del 1939 e l’inizio del 1940 i fatti precipitano, è tutto un susseguirsi di azioni di guerra: l’Urss nel novembre del ’39 invade la Finlandia, che dopo qualche mese di veramente eroica resistenza, chiede l’armistizio e cede alcuni territori sul mare Artico che l’Urss aveva da sempre reclamato come appartenenti alla Russia. Immediatamente dopo, siamo al 9 aprile del 1940, la Germania invade la Danimarca, che si arrende lo stesso giorno dell’invasione, e la Norvegia che invece lotta disperatamente per due mesi.
A scuola venivamo informati di questi accadimenti da un signore che veniva in classe, non ricordo se una o due volte la settimana, per farci il punto della situazione e per svolgere il suo lavoro di propagandista fascista. Ho dei lampi di visioni degli “eroici combattenti finlandesi” vestiti con tute bianche, che sugli sci andavano a combattere l’invasore comunista così come ho dei lampi di memoria delle “gloriose” truppe tedesche che entravano in casa d’altri sventolando le bandiere del Reich . Inutile dire che noi ragazzini parteggiavamo per per le azioni tedesche perché eravamo nati nel fascismo che ci ripeteva a tutte le ore che Hitler era l’amico di Mussolini e che nazismo e fascismo erano il futuro del mondo, dominato dalle democrazie giudaico-massoniche.
Mia nonna era ebrea, visto il suo cognome, anche se andava in chiesa tutte le mattine era chiaramente ebrea ma io, e credo tutti i ragazzi della mia età, quando si parlava di ebrei li vedevamo come venivano presentati nei manifesti murali e nelle vignette dei giornali satirici: visi avidi circondati da pacchi di soldi e oro luccicante. Ricordo un film, del 1941 se non sbaglio, che mi colpì moltissimo “Suss l’ebreo” , che vidi al cinema Tonale di Milano insieme a tutta la classe. Insomma questo termine “giudaico” ci faceva pensare a gente del tutto diversa da noi, che invece di lavorare come tutti per vivere sfruttava il denaro per farne strumento di usura nel confronto di chi ne aveva bisogno. Non ci volle molto per renderci questi “giudei” antipatici. E mia nonna? Per me lei era ebrea ma di un’altra categoria, e poi non aveva mai un soldi in tasca, come poteva essere davvero ebrea?







