Pagina 5 di 10 PrimaPrima ... 456 ... UltimaUltima
Risultati da 41 a 50 di 98
  1. #41
    catcher in the rye
    Data Registrazione
    09 May 2002
    Località
    Pianeta terra
    Messaggi
    82,091
     Likes dati
    15,008
     Like avuti
    16,222
    Mentioned
    2795 Post(s)
    Tagged
    10 Thread(s)

    Predefinito Re: Memorie di vita vissuta

    Secondo me dovrebbe farci un libro.
    «The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
    «Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij

  2. #42
    Moderatore
    Data Registrazione
    19 Nov 2007
    Località
    Milano
    Messaggi
    72,549
     Likes dati
    2,725
     Like avuti
    11,360
    Mentioned
    2099 Post(s)
    Tagged
    23 Thread(s)

    Predefinito Re: Memorie di vita vissuta

    Citazione Originariamente Scritto da Druuna Visualizza Messaggio
    Secondo me dovrebbe farci un libro.
    Grazie Druuna, è uel che mi è già stato sollecitato. Ora continuo, e poi alla fine vedrò.....ciao

  3. #43
    catcher in the rye
    Data Registrazione
    09 May 2002
    Località
    Pianeta terra
    Messaggi
    82,091
     Likes dati
    15,008
     Like avuti
    16,222
    Mentioned
    2795 Post(s)
    Tagged
    10 Thread(s)

    Predefinito Re: Memorie di vita vissuta

    Citazione Originariamente Scritto da cireno Visualizza Messaggio
    Grazie Druuna, è uel che mi è già stato sollecitato. Ora continuo, e poi alla fine vedrò.....ciao
    è proprio come è scritto che mi piace
    «The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
    «Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij

  4. #44
    Moderatore
    Data Registrazione
    19 Nov 2007
    Località
    Milano
    Messaggi
    72,549
     Likes dati
    2,725
     Like avuti
    11,360
    Mentioned
    2099 Post(s)
    Tagged
    23 Thread(s)

    Predefinito Re: Memorie di vita vissuta

    So di scrivere un’ovvietà, ma la scrivo ugualmente: vivere in campagna, a contatto diretto con la natura, è altro film, nel senso di assolutamente meglio, che non vivere in città.
    Che ne sapevo io, per esempio, di ciliegi che fioriscono? Nelle strade di Milano al massimo potevo vedere le foglie nuove che nascevano a primavera sugli alberi dei viali che, poverine, sembravano imprigionate in un paesaggio di asfalto, fumo di fabbriche e cielo poche volte veramente limpido.
    La fattoria dei miei zii era immersa in filari e filari di ciliegi che, un paio di mesi dopo che io stavo lì, fiorirono, dipingendo sul cielo azzurro dei veri capolavori.






    Ma non c’erano solo ciliegi, in quella fattoria. La stalla con una decina di mucche da latte, per esempio, che andava pulita due volte il giorno, mattina all’alba e poco prima del tramonto, cambiando la paglia che serviva loro da giaciglio. Le tre stalle dei cavalli, Verdi, Lila e la terza della quale mi sfugge il nome. Verdi era un mezzo sangue, cioè a dire figlio di un purosangue e di una cavalla normale da carrozzella. Era l’orgoglio di mio zio, che lo puliva lo strigliava lo accarezzava e lui docile a farsi fare tutto. Da me invece non accettava nemmeno una carezza sul collo, scartava abbassava le orecchi e e mostrava i denti. E la porcilaia, o come si vuol chiamare la stalla dove vivono i maiali.
    I maiali, ecco un’altra delle scoperte della mia vita da adolescente, i maiali. Uno dice “sei un maiale” e pensa di offendere quell’altro che si è magari macchiato mangiando la minestra, e lo dice perché crede così di associare lo sbrodolamento dell’altro, cioè lo sporcarsi addosso, alla sporcizia che il maiale di solito porta in giro. Ma il maiale non è sporco, il maiale si rotola nel fango per evitare insetti vari che possono dargli fastidio avendo lui la pelle sensibile. Ma la grande scoperta sui maiali non fu solo questa, che mi spiegò il nonno, fra l’altro, ma la loro incredibile intelligenza. Io ne ho avuto conferma molti anni dopo quando un mio carissimo amico che, dopo aver sposato una ragazza friulana, andò a vivere dove lei aveva una grande villa (dei suoi) con parco ecc.ecc. Allora il mio amico, poi diventato collezionista di opere d’arte, aveva un cane grosso che gli faceva da guardia alla villa. Una notte lo uccisero tagliandogli la gola con un rasoio per poter rubare in casa in assenza dei proprietari. Il mio amico, laureato in medicina veterinaria, sapete che fece? Mise in giardino un maiale maschio come guardiano, e la cosa, a parte i buchi che l’animale gli scavava per terra, si rivelò efficacissima: nessun ladro pensò da quel momento di affrontare quell’animale da guardia che aveva quella bocca piena di denti che certamente avrebbe usato, contro estranei.



    Però, intelligenti o no, quando veniva l’inverno, i miei zii ammazzavano un paio di maiali e quando capitò per la prima volta quella piccola tragedia io rimasi letteralmente scioccato. Quando venne l’uomo che i miei zii avevano chiamato per uccidere i due maiali, stiletto infilato nel cuore con quattro uomini a tenere fermo il maiale a pancia all’aria, quando arrivò “il macellatore” nel porcile sembrava lo sapessero, e cominciò una tale serie di urla acute che chiaramente significavano paura.




    Poi i due grossi maiali vennero uccisi, e messi sospesi alle scale del fienile a testa in giù a far sgocciolare il sangue in un secchio che gli era stato messo sotto la testa. Mia zia mi diede una scodella di quel sangue, bevi, è energia, forza, per voi milanesi malnutriti questo è meglio di un ricostituente. Ci provai a bere quel sangue mezzo coagulato, ma non ci riuscii. Cittadini, gambi molli, nervi de stuppa, el diavole el ve cupa, mormoro mio zio che era lì presente.






    Anche i ragazzi della mia età che comincia a conoscere mi prendevano in giro: intanto non riuscivo a camminare a piedi nudi nei campi dove era stata tagliata la prima erba medica, per esempio, che mi si aprivano ferite e graffiature. Poi non sapevo nemmeno pescare a mani nude nell’Arda, il fiume che scorreva fino al Po e che attraversava il paese. Prendere i pesci con le mani imparai, poi, ma non era certo un’operazione facile. Imparai anche a pulire le stalle, e perfino a mungere le mucche. E nella stalla delle mucche quando i miei zii portarono un vitellone bianco e nero (razza olandese) intero, nel senso di non castrato, mi feci anche un amico: Giani, quello che sarebbe diventato il toro da monta che i miei zii volevano creare essendo morto il toro, che svolgeva le stesse funzioni di “procreatore”, della fattoria vicina e siccome quelli non volevano rimpiazzarlo e un toro da procreazione in quella zona occorreva ecco che i miei zii pensarono di comperare Giani.
    Diventare amico di un vitello è facile, andavo in stalla, lo accarezzavo. Gli strofinavo la testa fra le corna, gli davo pacche sul collo, ma continuare ad essere amico di un vitello che diventa toro e ti cresce davanti a vista d’occhio è altra storia.
    Venne il momento del battesimo…sessuale, per Giani. Dalla strada provinciale era arrivata un bella mucca olandese e i miei l’avevano già legata nel lato della fattoria dove si era stabilito avvenissero le prestazioni sessuali di Giani con le sue…clienti.
    Dovettero tenerlo in due per uscire dalla stalla, mio zio gli aveva messo un grosso anello nelle froge, che brutto termine diciamo nelle narici, va, del naso e un famiglio una sorta di laccio intorno al collo, e facevano ambedue una fatica incredibile. Poi quando Giani arrivo davanti, o meglio dietro la mucca che stava tranquilla ruminando, assistetti a una scena per quella volta, per me, incredibile: Giani saltò in groppa alla mucca ma il suo lungo e sottile ..arnese andava da tutte le parti senza entrare dove avrebbe dovuto entrare, e spruzzava sperma da tutte le parti, come una fontanella. Poi qualcuno gli prese sto…. innaffiatore in mano e glielo infilò dove doveva essere infilato. Tre secondi e fine dei giochi, Giani saltò giù dalla mucca che dal canto suo forse nemmeno si era accorta di aver partecipato a un convegno amoroso e tranquillamente, questa volta tenuto da me con il solo laccio intorno al collo, tornò in stalla.





    Sapete come si svolsero le cose in futuro? Dopo aver visto che Giani mi seguiva docilmente dopo aver innaffiato mucca e terreno tutt’intorno, mio zio, alla prima mucca che venne per la stessa ragione dopo due giorni, mi disse “prova a portarlo fuori te Giani, che siete amici” e accadde l’incredibile, cioè che Giani, sentito l’odore della nuova cliente, era comunque impaziente ma con me uscì dalla stalla senza dare tanti strattoni, e senza anello nelle narici: un successo.



    E finalmente venne maggio, la stagione delle ciliegie. La guerra sembrava un brutto sogno che avevo fatto in passato, mangiavo pane bianco, una volta la settimana pollo in umido con polenta, nessuna sirena veniva a rompere la notte, niente bombe, capifabbricato, tessere annonarie, razioni: vivevo una dimensione che non conoscevo, un film troppo bello.
    Ora camminavo nei prati tagliati a piedi nudi, avevo perfino imparato a tagliare l’erba medica con la falce, sapevo mungere, come ho già detto, e riuscivo anche a esprimermi nel dialetto del luogo, insomma ero diventato, quasi, un membro della comunità paesana. Venne la stagione delle ciliegie, ho detto, che bisognava raccogliere. Mio zio mi affido come allievo a uno dei più bravi raccoglitori di ciliege, Giuanin Caten, che era proprio un maestra della raccoglitura. Non so se divenni bravo però ricordo benissimo quelle lunghissime scale sottili che si appoggiavano alla pianta di ciliegio e poi si staccavano i frutti ruotando leggermente il picciolo. La raccolta si misurava in cesti raccolti, io raccoglievo ma certamente nessuno mi pagava.
    Non vedevo i miei da oltre tre mesi, non c’erano mezzi di comunicazione se non il telefono che i miei zii però non possedevano, quindi niente. Scrivere? I miei avevano altro a cui pensare, altro che scrivere……………
    Io andavo a scuola, la mattina, mi avevano accettato a Cremona alla scuola media, dove frequentavo la seconda o la terz non ricordo bene. La mattina prendevo la Littorina alle 7.30 e alle 8,10 scendevo alla Stazione di Cremona, la scuola era a due passi.
    La Littorina era una sorta di piccolo treno velocissimo, che nel mio caso collegava Fidenza con Cremona.







    Mi capitava di perderlo, l’appuntamento con il piccolo treno, e allora mio nonno all’ennesima volta che mi successe mi spiegò il segreto per non perderlo più. Ecco qua:-



    -tu hai il treno alle 7.30 e parti da casa alle 7. Allora fai così, parti da casa alle 6.45 e così arrivi alla Stazione alle 7.15, e appena arriva la Littorina ci salti su e non ci pensi più. Se farai così non la perderai mai.



    Vi sembra una spiegazione facile? No, è la saggezza dei contadini che parla: invece di arrivare alle 7,29, che puoi magari perdere il treno, arriva alle 7,15 e non ti succederà mai…..eh si, vivere in campagna ti aiuta anche in queste piccole decisioni….
    Ultima modifica di cireno; 01-08-15 alle 13:52

  5. #45
    Moderatore
    Data Registrazione
    19 Nov 2007
    Località
    Milano
    Messaggi
    72,549
     Likes dati
    2,725
     Like avuti
    11,360
    Mentioned
    2099 Post(s)
    Tagged
    23 Thread(s)

    Predefinito Re: Memorie di vita vissuta

    RABAI

    Non so perché lo chiamassero Rabai, lui che si chiamava Pietro, ma in Emilia dare un soprannome alle persone era un’abitudine consolidata.
    Rabai era un mio amico, aveva quattordici anni, un anno più di me ma era più piccolo anche perché io ero uno spilungone tutto ossa. Anche lui così come me aveva due grandi occhi neri in mezzo alla faccia e come me capelli neri mai pettinati, però lui parlava poco, forse perché parlavo sempre io, lui si limitava a annuire con la testa o a fare mmmm come commento a quello che dicevo io. Eravamo davvero amici, e la sera, quando il lavoro dei campi era finito, ci si vedeva, si stava insieme, e quasi sempre si finiva sdraiati in un prato a guardare il grande spettacolo del cielo stellato. Rabai amava il cielo stellato, sapeva tutto, o almeno pensava di sapere tutto delle stelle, quella è Sirio, quella Orione, guarda Ricu l’Orsa Maggiore, il Carro e così via. Rabai non riusciva a capacitarsi di come le stelle stessero là sopra-cosa le tiene attaccate là-diceva ogni tanto tra sé e sé.
    Faceva lavoretti nei campi, per gli altri, quelli che avevano fattoria. Suo padre aveva avuto quattro femmine in sei anni e aveva continuato a mettere in cinta la moglie fino a quando era nato il maschio. Faceva lavoretti ma non nei campi dei miei zii-quello è matto-dicevano-e tu dovresti stargli alla larga. Ma Rabai era un mio amico e la sera, quando sentivo il suo fischio dalla stradina dietro la casa, uscivo e andavamo a guardare le stelle.
    Una sera decidemmo di fare una camminata lungo l’Arda, che è un piccolo fiume che passa attraverso il paese dopo aver costeggiato campi di diverse culture. Prima di arrivare al ponte del paese l’Arda si allargava in una specie di stagnone, largo una ventina di metri ma poco profondo, forse cinquanta centimetri. Guarda-sentii Rabai-guarda le stelle nell’acqua. Effettivamente lo stagnone rifletteva il cielo, lo riproduceva tal quale: era bello da vedere. Vedi Rabai-dissi io-è inutile stare sdraiati nel prato con le formiche che ti salgano lungo le gambe, veniamo qui e vediamo lo stesso il cielo. Ma non è la stessa roba-rispose.
    Un giorno mentre si mangiava mio zio, quello più vecchio, mi proibì assolutamente di vedere ancora Rabai. Volevo sapere il perché ma il dito alzato dello zio e la faccia scura mi convinsero che doveva essere così.
    Passò del tempo e Rabai non lo vedevo nemmeno durante il giorno, come fosse sparito. Seppi poi che lo avevano portato a Piacenza nella caserma dei carabinieri perché….non seppi mai il perché.
    Passarono i giorni e una mattina vidi mia zia avvicinarsi a me mentre stavo fuori, sotto il portico, con la tazza di latte in mano. Rabai è morto, mi disse, e non aggiunse altro. Morto, come morto? C’era la guerra e di gente che moriva ogni giorno erano piene le chiacchiere della gente, ma Rabai, perché Rabai era morto?
    L’avevano trovato nello stagnone, la mattina all’alba, dei contadini che risalendo il fiume andavano verso il lavoro. Morto, annegato, con la testa affondata nell’acqua p ancora piena di stelle. In cinquanta centimetri d’acqua.
    Il padre di Rabai si era suicidato anni prima, quando lui era ancora piccolo e la madre, che aveva altri tre figli, si era messa con un uomo più vecchio di lei che aveva figli anche lui, non ricordo quanti. All’era matt, mi dissero riferendosi al padre di Rabai. “era matto”, e quelle parole spiegavano il gesto. Un gesto eclatante, fra l’altro, perché si era impiccato nella stalla lasciando per terra un foglio con scritto, in dialetto “mi avete rotto le palle”, non si sa riferendosi a chi, forse all’intero mondo.
    Che cos’è la follia? Follia è, soprattutto, diversità: quando si sono cominciati a rinchiudere i diversi la follia è stata messa a tacere. Solo i folli geniali (Horderlin, Nerval, van Gogh, Nietzsche, ecc..) hanno continuato a far sentite, sfuggendo alla reclusione, la loro folle voce. Non sono stati definiti folli quasi tutti i grandi innovatori, non solo nel pensiero e nell’arte ma anche in ambito scientifico? Pier Aldo Rovatti afferma che l’uomo libero e pensante sta sempre a cavalcioni del muretto che separa la razionalità dalla follia: può in ogni momento decidere da che parte scendere.
    La “non follia” è l’omologante normalità: solo avvicinandosi alla nera luce dell’insensato, spingendosi al suo estremo limite, il pensiero riesce a progredire, a non pensare solo ciò che dev’essere pensato o ciò che gli altri hanno pensato.

    Cos’è, quindi, la follia se non una dimensione dell’uomo? D’altronde Pascal affermava che «Gli uomini sono così necessariamente folli che sarebbe un’altra forma di follia non esser folli».

    L’uomo non perde certo la sua umanità quando, spintosi troppo oltre in inesplorati territori della mente, non riuscendo più a orientarsi, vi si perde: anche se non è un genio, anche se è l’ultimo degli abitanti di uno sperduto gruppuscolo di case in un remoto involuto paese
    Dal diverso, quindi, il normale si difende: con l’esclusione, con la reclusione. Ma, come scrisse Dostoevskij nel suo “Diario di uno scrittore”, «Non è rinchiudendo il vicino che ci si convince del proprio buon senso».
    Michel Foucault, nella sua monumentale “Storia della follia” pubblicata nel 1961, così si pronuncia: «Bisogna fare la storia di quest’altra forma di follia: di questa forma attraverso la quale gli uomini, nel gesto di sovrana ragione che rinchiude il loro vicino, comunicano e si riconoscono nel linguaggio spietato della non-follia».

    La follia è quindi un jolly (afferma Pier Aldo Rovatti nel suo “La follia in poche parole”), è un indefinibile concetto che cambia posto e significato ad ogni frase: Pascal: «Tutti siamo folli», «E’ folle chi non lo riconosce»; Dostoevskij: «Imprigionando i matti, non ci togliamo il dubbio di esserlo a nostra volta»; Foucault: «La ragione è un’altra forma di follia», «Quest’altra follia parla il linguaggio spietato della non-follia».

    Il 25 luglio del 1943

    La sera del 25 luglio del 1943, era già tardi ed era quasi l’ora di andare a letto, mio zio uscì di corsa da casa e arrivato sull’aia, dove stavamo seduti sotto il portico a prendere un poco di fresco e di zanzare, disse a mio nonno “ il re ha licenziato Mussolini, adesso c’è Badoglio”. Ricordo il verbo usato da mio zio, licenziare, perché mi colpì: come, si può licenziare Mussolini come fosse un garzone di stalla?



    Andammo a letto e la mattina dopo mia zia venne a svegliarmi come sempre alle 6.30 dicendomi “preparati e vai a scuola, che ti mancano solo due o tre giorni”. E così feci, mi lavai alla belle meglio, come sempre del resto, attraversai i campi lungo il fiume e mi ritrovai alla stazione. Presa la littorina, eccomi a Cremona. Saranno state le otto del mattino, all’incirca, la stazione ferroviaria era molto vicina al centro della città, per cui uscendo mi ritrovai quasi subito nel corso principale che portava alla piazza del Duomo. La mia scuola non era lontana, ma il portone era chiuso, sbarrato. C’erano alcuni genitori di altri bambini che mi dissero “oggi non ci sono lezioni, e nemmeno domani forse, hanno licenziato Mussolini e il governo è caduto”. Hanno licenziato Mussolini? Il governo è caduto? Non riuscivo a capire il senso di quelle parole: Mussolini era il capo del governo, era quello che comandava gli italiani, come poteva essere stato licenziato? E il governo caduto cosa significava, forse che adesso gli italiani avrebbero potuto fare tutto quel che volevano? Mentre immerso in questi interrogativi camminavo adagio verso il centro di Cremona mi si parò dinnanzi uno spettacolo che non avevo mai visto prima, e che mi impressionò: persone che correvano, rincorrendo altre persone, in piccoli gruppi vocianti, come si faceva nei paesi quando qualcuno rubava una bicicletta, uomini che una volta raggiunti venivano presi a pugni, a calci sempre fra urli e grida. Non riesco a trovare le parole per descrivere bene quei momenti, ma certo non mi piacquero, visto che sono ancora vivi nella mia mente. Non sapevo se tornare alla stazione e prendere la littorina per fuggire a casa o rimanere a guardare, perché quel brutto spettacolo di gente che picchiava altra gente, aveva comunque acceso il mio impaurito interesse. Rimasi, almeno per qualche tempo, abbastanza per vedere tirare giù con una corda un grande busto di Mussolini di marmo, e tentare di dare fuoco alla sede del PNF, rompere qualche vetrina. Poi, il vedere uomini che picchiavano altri uomini perché fascisti, probabilmente veri ma forse anche solo presunti, mi nauseò e me ne andai alla stazione per tornare a casa, visto che mi era venuta anche fame.




    Non era nemmeno mezzogiorno e la stazione era colma di gente, mai vista tanta, che sembrava percorsa dalla corrente elettrica: tutti che si agitavano, che andavano di qua a là, alcuni imprecavano, altri stavano seduti per terra. Avevano sospeso molte partenze, ecco il motivo, e fra le partenze sospese anche la mia littorina Cremona-Fidenza non sarebbe partita. Era ormai ora di colazione, le dodici o poco più, e il sole batteva come è sua abitudine fare nella bassa padana. Che faccio, mi chiesi? Un uomo di una certa età che stava insieme a un ragazzo poco più grande di me mi rivolse la parole “tu dove devi andare?”, io glielo dissi e lui replico” dai allora, nduma, vieni con noi, ci avviamo a piedi, attraversiamo il ponte sul Po e poi andiamo per le campagne. In venti chilometri tu te la cavi, noi andiamo ancora più avanti” . E ci avviammo a piedi, uscimmo di città, scendemmo la scarpata del Po per avvicinarci e poi attraversare il ponte. Il ponte di ferro sul Po era molto lungo e il sole molto caldo, e quando sei un ragazzino la fame è veramente una brutta compagnia, e io avevo una gran fame, e le gambe sembravano di legno. “Dai allora, vuoi camminare o no?” mi diceva in continuazione l’uomo con i baffi. L’altro ragazzino, suo figlio forse, camminava più svelto di me e io pensai “avrà mangiato”. Dove finisce il ponte di ferro la strada fa una svolta, strada bianca, di terra battuta. C’era una macchina anfibia tedesca ferma, con la mitragliatrice piazzata sopra il cofano, e tre o quattro soldati seduti intorno, sotto un grosso albero, che mangiavano. Non ricordo come fu, se li salutammo, se ci salutarono, non ricordo. So che a un certo momento io ero fermo impalato davanti a loro che mangiavano, e probabilmente i miei occhi dicevano “ho fame, porca miseria, non si vede?”, perché uno di loro, che aveva capelli biondissimi e occhi chiari, giovanissimo, con il sorriso sulle labbra mi porse un pezzo del suo pane nero, senza parlare, muovendo la mano verso di me. Io avevo anche vergogna, chissa perché, ma presi il pane nero e lo ringrazia con il mio dankescion che conoscevo. E me ne andai, senza girarmi indietro.

    Ho pensato molte volte a quel giovane soldato tedesco, molte volte. Al suo sorriso nel porgermi il pezzo di pane, e sempre mi sono chiesto se fosse riuscito a sopravvivere alla guerra oppure no, morto in qualche azione al pari di tanti suoi connazionali.
    E ogni volta che pensavo al giovane soldato tedesco che mi aveva dato un pezzo del suo pane, l’’idea che potesse essere morto mi addolorava, e se devo dire la verità, ancora adesso, dopo tanti anni, sento la stessa tristezza a quel pensiero. Perché in un giorno dove la gente si picchiava con odio, in un tempo in cui un aereo poteva aprirti la pancia e spedirti al creatore in un lampo, un gesto così buono da parte di un soldato che stava lì rischiando la sua giovane vita per qualcosa di cui lui non aveva alcuna responsabilità, aveva acceso una luce fra le tenebre. Un bel ricordo anche oggi, quel mio soldato tedesco biondo, con i suoi tristi occhi azzurri.

    Ma il 25 luglio fu solo l’inizio di una serie di stravolgimenti. Mussolini era stato messo in minoranza nel corso di una riunione del Gran Consiglio del fascismo e il governo era caduto insieme al suo capo. La radio diede questo breve annuncio:-

    -Sua Maestà il re e imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di capo del governo, primo ministro e segretario di Stato, presentate da S.E. il Cavaliere Benito Mussolini, e ha nominato capo del governo, primo ministro e segretario di Stato S.E. il Cavaliere Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio

    Con questo comunicato sembrava agli italiani che il fascismo fosse finito e con il fascismo anche la guerra. Ma purtroppo non fu così.
    Il nove luglio forze aeree anglo americane bombardarono Siracusa, Gela, Porto Empedocle e altre zone della Sicilia. La notte successiva due armate alleate, una americana guidata dal generale Patton e una inglese con il generale Montgomery al comando, formate da oltre 160mila uomini e circa 600 carri armati, sbarcano in due punti diversi della Sicilia: gli americani nel golfo di Gela dove incontrano una certa resistenza dalle truppe italo-tedesche e gli inglesi nel golfo di Siracusa dove invece l’avanzata fu molto facile. La battaglia dura tre giorni, ma alla fine le truppe italiane e quelle tedesche si ritirano e lasciano la Sicilia nelle mani degli Alleati.
    Era il 10 luglio del 1943, quindici giorni dopo il Gran Consiglio fascista decretava la caduta di Mussolini.

    La sera stessa del 25 luglio Mussolini viene arrestato dai carabinieri su ordine del re. Tre ore dopo il maresciallo Badoglio, nuovo capo del governo, comunica per radio agli italiani che la guerra sarebbe continuata al fianco degli alleati tedeschi.
    Il giorno dopo le città si riempiono di folle inneggianti alla caduta del fascismo e alla libertà ritrovata. Però alla gente non piace questo dover proseguire una guerra che è chiaramente persa e quindi nelle varie manifestazioni di giubilo per la caduta del fascismo si invoca anche la fine della guerra.
    Purtroppo le aspettative della gente rimarranno presto deluse: la caduta di Mussolini e del fascismo non significa pace e libertà ritrovate ma semplicemente il ritorno allo stato pre-fascismo, con il re come comandante in capo dell’esercito. Per far capire agli italiani che questa era la nuova situazione il capo di Stato Maggiore dell’Esercito viene autorizzato da Badoglio in persona a sparare sulle folle in caso di manifestazioni violente. E così accadde e ci furono diverse decine di morti ammazzati dalla “nuova libertà”.
    Intanto sottobanco il generale Badoglio teneva incontri segreti con le forze alleate, per cercare di trovare un modo per far cessare la guerra nel Paese.
    Il 5 settembre apre una delle pagine più vergognose della storia d’Italia di quei tempi.
    In una località della Sicilia l’Italia firma l’armistizio con i governi alleati. La cosa viene tenuta segreta per tre giorni, fino cioè all’8 settembre, data in cui fu divulgata con un stringato bollettino via radio, e fu tenuta segreta per permettere alla famiglia reale di fuggire da Roma, per timore della rappresaglia tedesca. Cosa che il re fece, spostando in gran segreto la corte reale in quel di Brindisi.
    A questo punto l’esercito italiano, dislocato in ogni parte dove era la guerra, dalla Russia alla Grecia, si trovò senza ordini e senza guida, abbandonato a se stesso da una classe politica e militare priva assolutamente di senso della vergogna.

    All’annuncio dell’armistizio truppe tedesche entrarono dal Brennero e presero possesso del Paese. L’Italia pagò questa vergogna della sua classe dirigente con oltre 60mila morti e 500mila deportati in Germania.
    Nasce così anche la Resistenza, anche dai molti soldati che fuggono dalla possibile cattura da parte delle truppe tedesche. La prima resistenza già messa in atto da uomini del Partito Comunista, del Partito d’Azione e della Democrazia Cristiana, viene rinforzata dall’arrivo di questi militari scampati alla cattura.





    Il 12 settembre un reparto di paracadutisti tedeschi, guidati dal maggiore Skorzeny, libera Mussolini imprigionato sul Gran Sasso e lo porta in Germania. Iniziano quì i venti mesi più drammatici della Storia d’Italia
    .
    Ultima modifica di cireno; 01-08-15 alle 15:03

  6. #46
    Moderatore
    Data Registrazione
    19 Nov 2007
    Località
    Milano
    Messaggi
    72,549
     Likes dati
    2,725
     Like avuti
    11,360
    Mentioned
    2099 Post(s)
    Tagged
    23 Thread(s)

    Predefinito Re: Memorie di vita vissuta

    Il bombardamento di Milano(agosto 1943) da Storiemilanesi

    Durante la Seconda Guerra Mondiale Milano subì danni gravissimi al tessuto urbano e al suo patrimonio monumentale. Obiettivo strategico dell’alleanza anglo-americana per il suo ruolo industriale e di snodo commerciale, insieme a Torino e Genova, la città fu ripetutamente colpita dai bombardamenti aerei tra il 1940 e il 1944. Se le prime incursioni provocarono danni circoscritti, i bombardamenti dell’ottobre 1942, i più tragici dell’agosto 1943, e del 1944 mutarono profondamente, e per sempre, l’aspetto della città che abitiamo oggi.
    I sessanta raid aerei che si concentrarono sul capoluogo lombardo causarono decine di migliaia di morti e furono spesso all’origine della trasformazione urbanistico-architettonica della città nei decenni successivi al conflitto. Un terzo delle costruzioni milanesi edificate andò distrutto dai bombardamenti, dagli incendi che ne divamparono, o dalle demolizioni, necessarie o avventate, intraprese con la ricostruzione. Oltre il 65% degli edifici sottoposti a tutela dalla Soprintendenza furono danneggiati nonostante le misure di difesa nazionale del territorio e le disposizioni di salvaguardia che la stessa Milano, con grande lungimiranza e tecnica, dettò al ministero dell’Educazione Nazionale, al tempo dicastero dei beni e delle attività culturali del governo fascista. Chili di sabbia, armature e puntellamenti salvarono il Cenacolo vinciano e il ciborio di Sant’Ambrogio ma molte opere architettoniche, sia pubbliche che private, scomparvero per sempre nella loro versione originaria: i teatri Dal Verme, Verdi e Filodrammatici, Casa Velasco e Palazzo Melzi di Cusano in Porta Romana, le scuderie di Villa Reale, Palazzo Ponti di fronte a Brera o i Palazzi Arcimboldi, Cicogna (Via Unione) e Cramer (Via Fatebenefratelli), per citarne solo alcuni.



    L'Ospedale di Milano


    La Galleria di Milano



    Era appena arrivato il buio quando mio zio mi chiamò “esci esci, vieni a vedere”. Uscii di corsa e mio zio con la mano mi indicò un punto dell’orizzonte nella direzione di Milano.
    Milano era lontana circa 90 chilometri in linea d’aria ma lo spettacolo era visibilissimo, perfino il brontolio sordo delle bombe che cadevano sulla mia disgraziata città. Gli incendi erano così numerosi e alti che noi da quella distanza potevamo vederli benissimo.
    Mio padre e mia madre erano là sotto quell’inferno, e io mi sentii stringere il cuore. Come dice la storia oltre 500 aerei bombardieri attaccarono Milano, aerei che sganciarono talmente tante bombe che in una sola notte riuscirono a distruggere mezza città. I morti furono migliaia, una cifra enorme considerando che il popolo di Milano la notte, temendo i bombardamenti, fuggiva verso le campagne circostanti.
    Perché quella furia su Milano?
    Mussolini era caduto e con quei bombardamenti gli Alleati cercavano di spingere il nuovo primo ministro Badoglio a chiedere l’armistizio così da far uscire l’Italia dalla guerra


    La Scala


    Due o tre giorni dopo quel terribile bombardamento mia madre e mio padre arrivarono alla fattoria dei miei zii su un carro trainato da un cavallo, sopra il quale avevano messo alcuni mobili essenziali: la casa di Milano era rimasta vuota e quello fu poi causa di un altro gravissimo problema.

    Gli appartamenti di Milano che rimanevano vuoti perchè chi vi abitava aveva lasciato la città venivano denunciati dai capi fabbricato e immediatamente consegnati a chi aveva perso casa per i bombardamenti. Per evitare questo problema il portinaio del nostro caseggiato presentò a mio padre un ingegnere che aveva perso casa e famiglia sotto uno dei bombardamenti e che ovviamente aveva bisogno di avere un tetto sopra la testa. Garantisco io-disse il portinaio a mio padre che diede il suo consenso a una condizione: mio padre aveva un bel giardino dove coltivava magnifiche dalie, per esempio, e allora chiese che non si lasciassero morire arbusti e cespugli ma che qualcuno, di tanto in tanto, li bagnasse. Non si preoccupi, non si preoccupi, daremo acqua alle sue piante, e a mio padre bastò. Purtroppo avrebbe pagata cara quella leggerezza di dare fiducia a chi non conosceva.
    Sui libri di storia si legge ancora
    Le terribili incursioni del mese di agosto avevano colpito il 50% degli stabili milanesi, di cui il 15% gravemente danneggiato o distrutto. I senza tetto furono almeno 250.000, e 300.000 gli sfollati. Per rimuovere le macerie si reclutarono con difficoltà 5.000 operai, oltre a 1.700 militari. Milano contava allora 900mila abitanti e dopo quei bombardamenti era arrivata ad essere quasi una città fantasma, dove non funzionavano nemmeno i mezzi pubblici, dove l’acqua mancava nel 70% degli stabili cittadini





    L’8 settembre 1943


    Se l’agosto del 1943 fu una tragedia per Milano, l’8 settembre fu una tragedia nazionale.
    Badoglio, d’accordo con il re, chiese l’armistizio agli Alleati e per questa iniziativa il caos si aggiunse alla tragedia di una guerra disastrosa. Intanto il re e il governo Badoglio abbandonano Roma e così il Paese viene occupato dalle truppe tedesche comandate dal generale Kesselring che però hanno subito una grossa grana da affrontare: lo stesso 8 settembre gli Alleati sbarcano in forze a Salerno.
    Dal canto suo Mussolini, liberato dal maggiore Skorzeny sul Gran Sasso per ordine di Hitler, il 12 settembre annuncia la nascita della Repubblica Sociale Italiana, quella che sarà poi chiamata la Repubblica di Salò. Immediatamente i partiti antifascisti formano il CLN, Comitato Liberazione Nazionale e così si iniziano a creare i primi nuclei partigiani per combattere i tedeschi che occupavano, ormai non più da alleati, l’Italia.
    Ho un ricordo nitido di quei giorni: i tanti giovani, chiaramente militari, vestiti in borghese che saltavano giù dal treno prima di arrivare in stazione dove sempre c’erano posti di blocco e di controllo documenti. Furono decine di migliaia i soldati italiani portati i Germania a lavorare nelle fabbriche tedesche.
    Purtroppo altre migliaia di soldati italiani ebbero meno “fortuna”, invece che semplicemente prigionieri ci lasciarono la pelle, e per mano degli alleati, ora ex alleati, tedeschi. Un esempio eclatante fu Cefalonia. In quell’isola della Grecia successe che le truppe tedesche volevano disarmare le truppe italiane che stanziavano nell’isola, e queste si opposero. Ne nacque un feroce combattimento e qualche migliaio di italiani morì prima in combattimento e poi per fucilazioni di massa da parte dei tedeschi.
    Ultima modifica di cireno; 01-08-15 alle 17:41

  7. #47
    Moderatore
    Data Registrazione
    19 Nov 2007
    Località
    Milano
    Messaggi
    72,549
     Likes dati
    2,725
     Like avuti
    11,360
    Mentioned
    2099 Post(s)
    Tagged
    23 Thread(s)

    Predefinito Re: Memorie di vita vissuta

    NOTA BENE
    Io non faccio "brutte copie", scrivo di getto, quindi ci possono essere evidenti errori di battitura ma anche di grammatica. Quelli che vedo quando ho finito di scrivere un pezzo, li correggo, ma dopo aver scritto non ho nessuna voglia di rileggere e quindi molti errori mi sfiggiranno. Mi spiace.
    Però, nche su suggerimento di alcuni amici, sto raccogliendo qwuel che scrivo in un'apposita cartella di Word e alla fine, leggerò e magari correggerò e se mi piacerà sarò contento.

  8. #48
    Libertarian
    Data Registrazione
    13 Apr 2009
    Località
    Non oltre il 30° N
    Messaggi
    29,079
     Likes dati
    529
     Like avuti
    8,818
    Mentioned
    80 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito Re: Memorie di vita vissuta

    Citazione Originariamente Scritto da Druuna Visualizza Messaggio
    veramente è lui che non sa fare una sottrazione
    Il problema non è la sottrazione, ma la tua comprensione del testo, la tua arroganza ed i tuoi paraocchi

    Sono nato il 10 giugno del 1940. Il 18 luglio dello stesso anno avrei compiuto dieci anni.
    Nessuna stranezza, io dei miei primi dieci anni di vita non ricordo praticamente niente.
    18 luglio 1940 ha compiuto 10 anni. Quindi è nato il 18 luglio 1930. 2015-1930 = 85.

    Ho fatto la mia buona azione quotidiana anche oggi come maestro di sostegno.

    Citazione Originariamente Scritto da Druuna Visualizza Messaggio
    2015 - 1940 = 75

    sicuro di aver fatto le elementari tu e i tuoi amichetti che vi palleggiate il nick ?
    Ultima modifica di Immanuel; 02-08-15 alle 11:32
    I vincenti hanno sempre una soluzione ad ogni problema, i no(n)euro hanno sempre una scusa.

  9. #49
    catcher in the rye
    Data Registrazione
    09 May 2002
    Località
    Pianeta terra
    Messaggi
    82,091
     Likes dati
    15,008
     Like avuti
    16,222
    Mentioned
    2795 Post(s)
    Tagged
    10 Thread(s)

    Predefinito Re: Memorie di vita vissuta

    Citazione Originariamente Scritto da Immanuel Visualizza Messaggio
    Il problema non è la sottrazione, ma la tua comprensione del testo, la tua arroganza ed i tuoi paraocchi



    18 luglio 1940 ha compiuto 10 anni. Quindi è nato il 18 luglio 1930. 2015-1930 = 85.

    Ho fatto la mia buona azione quotidiana anche oggi come maestro di sostegno.



    «The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
    «Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij

  10. #50
    catcher in the rye
    Data Registrazione
    09 May 2002
    Località
    Pianeta terra
    Messaggi
    82,091
     Likes dati
    15,008
     Like avuti
    16,222
    Mentioned
    2795 Post(s)
    Tagged
    10 Thread(s)

    Predefinito Re: Memorie di vita vissuta

    Citazione Originariamente Scritto da cireno Visualizza Messaggio
    NOTA BENE
    Io non faccio "brutte copie", scrivo di getto, quindi ci possono essere evidenti errori di battitura ma anche di grammatica. Quelli che vedo quando ho finito di scrivere un pezzo, li correggo, ma dopo aver scritto non ho nessuna voglia di rileggere e quindi molti errori mi sfiggiranno. Mi spiace.
    Però, nche su suggerimento di alcuni amici, sto raccogliendo qwuel che scrivo in un'apposita cartella di Word e alla fine, leggerò e magari correggerò e se mi piacerà sarò contento.
    Ricordati di farne una copia su una pen drive o da qualche parte... per sicurezza
    «The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
    «Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij

 

 
Pagina 5 di 10 PrimaPrima ... 456 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Piccolo stralcio di vita vissuta
    Di UgoDePayens nel forum Lega
    Risposte: 19
    Ultimo Messaggio: 12-06-09, 14:51
  2. Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 20-01-09, 04:45
  3. [OT] Storie di vita vissuta: in ufficio..
    Di Slevin_K nel forum Destra Radicale
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 11-12-06, 12:23
  4. Italia 2006: Storie di vita vissuta
    Di Slevin_K nel forum Destra Radicale
    Risposte: 60
    Ultimo Messaggio: 29-07-06, 01:45
  5. Storie di vita vissuta...
    Di ARI6 nel forum Fondoscala
    Risposte: 18
    Ultimo Messaggio: 30-11-04, 14:03

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito