
Originariamente Scritto da
Scipione
Il concetto di indebolimento nel lungo periodo è molto relativo. La selezione naturale ha sempre funzionato (mi limito alle sole malattie infettive) eliminando i soggetti più recettivi all'azione patogena dei diversi virus, batteri o protozoi che fossero. Coloro che sopravvivevano o avevano minori conseguenze, erano in grado di riprodursi e di trasmettere alle generazioni successive la maggior resistenza ai diversi agenti patogeni. Il meccanismo si affinava sempre più in seguito alla comparsa di ulteriori epidemie, con il conseguente rinforzo della resistenza geneticamente trasmessa ad opera della selezione naturale stessa. E' ben noto che esistono differenti sensibilità ai diversi agenti patogeni su base "razziale" (mi si perdoni il termine) o geografica. In una popolazione che non è mai venuta a contatto con un determinato germe patogeno, la malattia tende a comparire in forma acuta e grave. Ne sa qualcosa la popolazione europea che, grazie alle spedizioni di Colombo, ha importato il treponema pallidum, agente responsabile della sifilide che, nelle popolazioni locali, produceva verisimilmente lievi lesioni cutanee, mentre da noi la malattia era nota nel "400 e nel 500 come "the great pox", ovvero il grande vaiolo. Ne sanno qualcosa le popolazioni centroafricane, nelle quali l'infezione da micobatterio si comporta da malattia acuta, mentre nella popolazione europea essa tende a cronicizzare, per la maggior resistenza acquisita dopo secoli di esposizione all'azione dell'agente patogenoo.
Darwin osserva come con la vaccinazione siano state preservate migliaia di vite che con una debole costituzione sarebbero prima morte di vaiolo. In tal modo i membri deboli delle società incivilite si riproducono. Quest'ultima considerazione è parte integrante del pensiero darviniano, per quanto - con il senno di poi - si arrivi a capire che esistono oggi ben altri tipi di selezione imperanti e che i soggetti con debole costituzione (e la relativa prole) non possono per questo essere membri meno attivi e ben inseriti di altri nell'odierna società. Forse darwin voleva solo rimarcare come il principio di selezione esistente in natura fosse attivo anche nell’ambito della specie umana, ma alcune considerazioni si prestano ad essere per lo meno equivocate.
Sul darwin nello specifico punto razzista, a ben leggere quanto scrive, alcune frasi potrebbero dare questa idea. Ad esempio
“ Così i membri deboli delle società incivilite si riproducono. Chiunque abbia avuto che fare coll’allevamento degli animali domestici non leverà un dubbio che questo fatto non sia altamente dannoso alla razza umana”. O, ancora,
“….ma, eccettuato il caso dell’uomo stesso, forse nessuno può essere tanto ignorante da far generare i suoi peggiori animali”.
Darwin, tuttavia, dopo queste frasi sicuramente di apparenza severa, sembra voler completare o meglio chiarire il suo pensiero e precisa come
“E noi non possiamo frenare la nostra simpatia contro i suggerimenti della dura ragione, senza deteriorare la parte più nobile della nostra natura”. E qui l’osservazione di Hermes sul ruolo dell’etica sembrerebbe appropriata.
Tuttavia, più avanti, darwin scrive ancora:
“Quindi dobbiamo sopportare senza lagnarci i sicuri cattivi effetti del sopravvivere dei deboli e del loro propagarsi, ma sembra che vi sia almeno un impedimento che opera efficacemente; cioè che i membri più deboli ed inferiori della società non si sposano così facilmente come i più sani, e questo ostacolo può essere indefinitamente accresciuto, sebbene sia forse solo una speranza più che non una certezza che i deboli di corpo o di mente siano per astenersi dal matrimoni.”
Ora sappiamo tutti che
“astenersi dal matrimonio” significa non avere figli. Quindi, darwin pur essendo favorevole alla vaccinazione e alla conseguente preservazione da una malattia spesso mortale, non trascura di manifestare la sua preoccupazione sulle conseguenze. Ovvero che a fronte della salvaguardia di molte vite grazie a tale strumento preventivo, vi sia la speranza che quegli stessi individui si astengano dal matrimonio. Ovvero, dal generare figli con le loro stesse caratteristiche.
Qui, forse, un pensiero lievemente eugenetico lo ritroviamo....
