Pagina 1 di 28 1211 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 272
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Nov 2009
    Località
    new york
    Messaggi
    164,930
     Likes dati
    17
     Like avuti
    12,232
    Mentioned
    1836 Post(s)
    Tagged
    13 Thread(s)

    Predefinito Per quelli che la cina..........

    Interessantissima analisi che dimostra (non ce ne era bisogna!) come sia appunto un gigante dai piedi di argilla.

    https://medium.com/war-is-boring/to-...i-43610f7d6f17


    The U.S. Pacific strategy was to intercept and deny energy resources



    Island nation

    We do not think of China as an island nation. After all, it has almost double the land border of the United States and borders 13 independent countries.
    But the land transportation links over these borders are extremely limited. The border terrain is unfavorable, dominated by desert, steppes, mountains and jungle. Border disputes with several countries, including Bhutan, India and Pakistan, have delayed or prevented development of transportation infrastructure along the PRC’s borders


    The total cross-border Chinese cargo carried by rail in 2012 was 54.24 million metric tons, with another 64.9 million tons moved by truck. This is a fraction of comparable U.S. overland trade in that same year, where the rail systems moved 139 million tons with trucks moving 177 million tons. Roughly a fifth — 19 million tons in 2012 — of the PRC’s import flow by rail is coal mined in Mongolia.

    While China has expanded and upgraded its border crossings in the last five years, they are limited in capacity by the infrastructure on both sides of the border. All five lines are far more limited than their U.S. counterparts, because they tend not to be double tracked — less than half of China’s rail lines are double tracked — and do not have the high height limits of U.S. trains, which can carry double-stack containers.








    China has three international oil pipelines, crossing from Russia, Kazakhstan and Burma. Officially, the total capacity is 980,000 barrels per day, but this number is deceptive. The largest capacity pipeline, through Burma, has yet to move more than test quantities of oil, although it has been moving natural gas.
    The Sino-Burmese oil pipeline is limited by the fact that while the pipeline exists, the oil has nowhere to go once it reached the Chinese terminus in Kunming. As of this writing, China’s Kunming refinery has not been built — and there are no internal oil pipelines from Kunming to elsewhere in China

    Maritime dependence

    China’s trade across land borders is relatively low, but its sea trade is massive. Using figures from only the top 15 coastal ports, the volume of seaborne trade in 2013 came to 7.28 billion tons, up from 6.65 billion tons in 2012. Using 2012 figures, this means that international road and rail trade comes to less than 1.8 percent of the volume of freight transported by sea.
    That disparity is likely to have increased in 2013 and 2014 as the amount of seaborne trade is increasing at a faster rate than any other transport mode in both relative and absolute terms.


    Put another way, the annual movement of freight through all of China’s international borders is matched in under 60 days by Shanghai’s port complex alone. There is no conceivable condition under which China’s land trade routes could mitigate a maritime interdiction campaign.
    The huge disparity between land and sea trade is likely to continue to increase. Overland trade is infrastructure-limited, and depends heavily on road and rail infrastructure in neighboring countries. Russia’s pipeline and rail infrastructure in Siberia has to serve multiple customers, including Russia itself, Japan and Korea.

    Overland transport of oil via pipeline and rail accounts for less than 10 percent of all oil imports, and this only from Russia and Kazakhstan. Even Russia relies on maritime transport for oil. In 2014, 55 percent of the oil imported from Russia went by sea rather than pipeline or rail.
    Looking at the rest of the totals, it’s clear that around 85 percent of the oil imported into China passes through the Straits of Malacca — 77 percent — or the Panama Canal, which comprises eight percent. Around 50 percent of the PRC’s oil imports pass through two chokepoints rather than just one — the Straits of Hormuz, the Panama Canal or Bab Al Mandar as well as Malacca
    Ultima modifica di paulhowe; 29-07-15 alle 05:13

  2. #2
    Banzai
    Data Registrazione
    18 Feb 2015
    Messaggi
    15,231
     Likes dati
    19,486
     Like avuti
    6,557
    Mentioned
    150 Post(s)
    Tagged
    2 Thread(s)

    Predefinito Re: Per quelli che la cina..........

    Anche stavolta hai ragione al cento per cento .... ma non ti ci abituare!

  3. #3
    Komunista Estetizzante
    Data Registrazione
    07 Apr 2005
    Località
    Cavriago-Reggio Emilia
    Messaggi
    12,096
     Likes dati
    136
     Like avuti
    1,190
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Per quelli che la cina..........


    La Cina si fonda in gran parte sul carbone e comunque ha anche gas e petrolio propio.

    Poi non ho capito. Gli americani vogliono fare un'altra guerra? Paul torna a giocare con i soldatini va... invece di farti le pugnette pensando a quegli omaccioni dei marines.
    Ultima modifica di Red Shadow; 06-08-15 alle 05:57
    Militia est vita nostra super terram.
    Siamo nati per soffrire e io ho soffritto molto.

  4. #4
    Komunista Estetizzante
    Data Registrazione
    07 Apr 2005
    Località
    Cavriago-Reggio Emilia
    Messaggi
    12,096
     Likes dati
    136
     Like avuti
    1,190
    Mentioned
    8 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Per quelli che la cina..........

    Tra l'altro scopo della Via della Seta è della banca di sviluppo a cui abbiamo aderito anche noi è quello di sviluppare proprio le infrastrutture.
    Militia est vita nostra super terram.
    Siamo nati per soffrire e io ho soffritto molto.

  5. #5
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Nov 2009
    Località
    new york
    Messaggi
    164,930
     Likes dati
    17
     Like avuti
    12,232
    Mentioned
    1836 Post(s)
    Tagged
    13 Thread(s)

    Predefinito Re: Per quelli che la cina..........

    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow Visualizza Messaggio

    La Cina si fonda in gran parte sul carbone e comunque ha anche gas e petrolio propio.

    Poi non ho capito. Gli americani vogliono fare un'altra guerra? Paul torna a giocare con i soldatini va... invece di farti le pugnette pensando a quegli omaccioni dei marines.


    Vedo che non haii letto l' articolo o fai finta di non capire.

    La Cina dipende dalle rotte oceaniche, che sono controllate dalla Us navy..

    Ci fai la birra con la "Via della Seta", mancano le infrastrutture e non sono assolutamente in grado di sopperire
    alla dimensione navale del commercio.

    Quindi stai buono e lascia perdere che i cinesi terranno la testa bassa, sanno bene quello che rischiano nel caso dovessero mettersi in testa strane idee.
    Ultima modifica di paulhowe; 06-08-15 alle 12:50

  6. #6
    SuperMod
    Data Registrazione
    14 Aug 2009
    Messaggi
    82,710
     Likes dati
    30,331
     Like avuti
    29,010
    Mentioned
    1712 Post(s)
    Tagged
    12 Thread(s)

    Predefinito Re: Per quelli che la cina..........


    DI PEPE ESCOBAR
    TomDispatch.com
    Cominciamo con il Big Bang geopolitico di cui non sapete nulla, che si è verificato appena due settimane fa. Ecco i risultati: da adesso in poi, qualsiasi possibile attacco all’Iran venisse minacciato dal Pentagono (assieme alla NATO) sarebbe essenzialmente un attacco alla pianificazione di un’insieme di organizzazioni interconnesse – i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), la SCO (Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai), la EEU (Unione Economica Eurasiatica), l’AIIB (la nuova Banca d’Investimento per le Infrastrutture Asiatiche, fondata dalla Cina), e la NDB (la Nuova Banca per lo Sviluppo dei BRICS), – I cui acronimi probabilmente non riuscite neppure a riconoscere. Eppure, rappresentano un nuovo ordine emergente in Eurasia.


    Teheran, Pechino, Mosca, Islamabad e Nuova Delhi stanno attivamente stabilendo garanzie di sicurezza interconnesse. Allo stesso tempo smascherano il bluff degli atlantisti per quanto riguarda l’incessante attenzione data alla fragile scusa del “programma delle armi nucleari” dell’Iran. E pochi giorni prima che le negoziazioni sul nucleare di Vienna culminassero in un accordo, tutto questo è stato messo insieme ai summit gemelli dei BRICS e della SCO a Ufa, in Russia – posto del quale senza dubbio non avete mai sentito parlare, e incontri ai quali gli Stati Uniti hanno dato pressoché attenzione nulla. E tuttavia prima o poi questi sviluppi assicureranno che il Partito della guerra a Washington e i vari neocon ( così come i neoliberalcon) che hanno già l’affanno per l’accordo dell’Iran, suderanno sangue, mentre le loro storielle su come funziona il mondo si sgretolano.
    La Via della Seta Eurasiatica
    Con l’accordo di Vienna, i cui infiniti preparativi ho avuto il dubbio piacere di seguire da vicino, Il Ministro degli Esteri iraniani Javad Zarif e il suo team diplomatico sono riusciti a tirar fuori quasi l’impossibile dallo spiegazzato capello del mago: un accordo che potrebbe sul serio porre fine alle sanzioni nei confronti del loro paese, derivanti da un conflitto asimmetrico e largamente costruito.
    Pensate al l’incontro ad Ufa, la capitale del Bashkortostan in Russia, come al preambolo del lungamente ritardato accordo a Vienna. Esso ha colto le nuove dinamiche del continente eurasiatico, e segnalato il futuro potenziale di Big Bang geopolitico. Ad Ufa, dal 8 al 10 luglio, si sono sovrapposti il il 7° summit dei BRICS e il 15° della SCO proprio mentre a Vienna un possibile accordo stava divorando una scadenza dopo l’altra.
    L’aver unito quei due vertici con l’incontro informale dell’Unione Economica Eurasiatica può essere consideratocome un colpo da maestro diplomatico della Russia di Vladimir Putin. Chiamatela una dichiarazione di guerra “morbida” contro la logica imperialista di Washington, che avrebbe messo in evidenza l’ampiezza e la profondità del partenariato sino-russo in evoluzione. Riunendo sotto lo stesso tetto tutti i capi di stato partecipanti ai due incontri, Mosca ha dato l’idea di una struttura geopolitica emergente e coordinata, ancorata nell’integrazione eurasiatica. Ecco perciò l’importanza dell’Iran : a prescindere da ciò che accadrà post- Vienna, l’Iran sarà uno snodo vitale in Eurasia, per questa nuova struttura.
    Se avete letto la dichiarazione scaturita dal summit dei BRICS, dovrebbe colpirvi un dettaglio: l’Unione Europea, tormentata dall’austerity, è a malapena menzionata. E non è una svista. Dal punto di vista dei leaders dei principali paesi BRICS, stanno offrendo un nuovo approccio all’Eurasia, opposto rispetto a quello del linguaggio delle sanzioni.
    Questi sono solo alcuni esempi dell’attività vertiginosa che si è svolta ad Ufa, completamente ignorata dai media mainstream americani. Nei loro incontri, il presidente Putin, il presidente della Cina Xi Jinping, e il primo ministro indiano Narendra Modi hanno lavorato concretamente per far progredire quella che è essenzialmente la visione cinese di una futura Eurasia tenuta assieme da una serie di nuove “vie della seta” intrecciate. Modi ha approvato ulteriori investimenti cinesi nel suo paese, mentre Xi e Modi si sono impegnati a lavorare per risolvere i problemi di confine da cui sono afflitti i loro stati e che, almeno in un caso, hanno portato alla guerra.
    La NBD, la risposta dei BRICS alla Banca Mondiale, è stata ufficialmente lanciata con un capitale iniziale di 50 miliardi di dollari. Mirata al finanziamento di principali progetti di infrastrutture, secondo il suo presidente, Kundapur Vaman Kamath, essa è in grado di accumulare fino a 400 miliardi di dollari di capitale. In seguito, si concentrerà sulla creazione di tali ventures in altri paesi in via di sviluppo nel Sud Globale – tutte nella loro moneta locale, il che significa bypassando il dollaro statunitense. Considerati i suoi stati membri, il denaro della NDB sarà chiaramente strettamente legato alle nuove Vie della Seta. Come ha sottolineato Luciano Coutinho,presidente della Banca Brasiliana per lo Sviluppo, prossimamente potrebbe anche aiutare gli stati europei non membri dell’ EU, come la Serbia e la Macedonia. Si può pensare a questo come il tentativo della NDB di rompere il monopolio di Bruxelles sulla Grande Europa. Kamath ha perfino prospettato la possibilità di aiutare, un giorno, nella ricostruzione della Siria.
    Non vi stupirà constatare che sia la nuova Banca d’Investimento per le Infrastrutture Asiatiche che la NDB hanno il loro quartier generale in Cina, e lavoreranno per completare gli sforzi gli uni dell’altro. Allo stesso tempo, il braccio russo degli investimenti esteri, il Fondo d’Investimento Diretto (RDIF), ha firmato un memorandum d’intesa con i fondi di altri paesi BRICS e così ha lanciato un consorzio d’investimento informale, nel quale il Fondo per la Via della Seta della Cina e la Compagnia Finanziaria per lo Sviluppo delle Infrastrutture dell’india. saranno partners fondamentali.
    Dominio dei trasporti a tutto campo
    Di base, questo dovrebbe essere considerato come parte del Nuovo Grande Gioco in Eurasia. Le sue controparti sono il Partenariato Trans-Pacifico e la sua versione atlantica, il Partenariato per il Commercio e l’Investimento Transatlantico, entrambi i quali sono promossi da Washington per cercare di mantenere il dominio americano economico globale. La domanda che tali piani contrastanti fanno sorgere, è come integrare commercio e scambio all’interno di quella vasta regione. Nelle prospettive russa e cinese, l’Eurasia deve essere integrata attraverso una complessa rete di super-autostrade, ferrovie ad alta velocità, porti, aeroporti, gasdotti e cavi a fibre ottiche. Via terra, mare ed aria, le nuove Vie della Seta che ne risulterebbero dovrebbero creare una versione economica della dottrina elaborata dal Pentagono del “dominio a tutto campo”, una visione che sta già facendo girare i dirigenti d’azienda cinesi in lungo e in largo in Eurasia per chiudere accordi infrastrutturali.
    Per Pechino, di nuovo ad un tasso di crescita del 7% nel secondo quarto del 2015, nonostante un recente episodio di panico nel mercato azionario del paese,ciò ha senso da un punto di vista economico: poiché il costo della manodopera cresce, la produzione verrà spostata dalla costa orientale alle più economiche aree interne occidentali, mentre gli sbocchi naturali della produzione saranno le cinture parallele ed interconnesse delle nuove Vie della Seta.
    Nel frattempo, la Russia sta sforzandosi per modernizzare e diversificare la sua economia dipendente dallo sfruttamento dell’energia. Tra le altre cose, i suoi leaders sperano che l’unione di quelle Vie della Seta in via di sviluppo e la formazione dell’Unione Economica Eurasiatica (Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakistan e Kyrgyzstan) , si tradurrà in una miriade di progetti per trasporti e costruzioni, per i quali si dimostrerà cruciale il know-how industriale ed ingegneristico del paese.
    Mentre la ’EEU ha cominciato ad istituire zone di libero scambio con India, Iran, Vietnam, Egitto e il blocco Mercosur dell’America Latina (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuala) le tappe iniziali di questo processo di integrazione oltrepassano già l’Eurasia. Nel frattempo la SCO, cha aveva iniziato come poco più che un forum sulla sicurezza, si sta espandendo e trasferendo nel campo della cooperazione economica. Le sue nazioni, in modo particolare i quattro “stans” dell’Asia Centrale (Kazakistan, Kyrgyzstan, Uzbekistan e Tajikistan) faranno sempre più affidamento sulla Banca d’Investimento per le Infrastrutture Eurasiatiche (AIIB) guidato dall Cina. Ad Ufa, l’India e il Pakistan hanno finalizzato un processo di aggiornamento nel quale si sono spostati da osservatori a membri del SCO. Ciò lo rende un ‘alternativa al G8.
    Nel frattempo, per quanto riguarda L’Afghanistan sotto attacco, le nazioni BRICS ed la SCO chiedono che “l’opposizione armata ceda le armi, accetti la Costituzione dell’Afghanistan, e recida ogni legame con Al-Qaeda, ISIS, e le atre organizzazioni terroriste”. Tradotto: nella cornice dell’unità nazionale afgana, l’organizzazione accetterebbe i Talebani all’interno del futuro governo. Le loro speranze, tenendo in mente l’integrazione della regione, sono in un futuro Afghanistan stabile, in grado di assorbire sempre maggiori investimenti cinesi, russi, indiani e iraniani, e nella costruzione – finalmente! – dei 1.420 km del gasdotto da 10 miliardi di dollari TAPI (Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan e India) , a lungo pianificato, che farebbe comodo ai nuovi membri affamati d’energia della SCO, Pakistan e India (ciascuno riceverebbe il 42% del gas, mentre il 16% rimanente andrebbe all’Afghanistan).
    L’Asia Centrale è, al momento, il punto focale per la convergenza dei desideri economici di Cina, Russia ed India. Non è stata una coincidenza che, in viaggio per Ufa, il Primo Ministro Modi si sia fermato in Asia Centrale. Allo stesso modo della leadership cinese a Pechino, Mosca attende con ansia “la compenetrazione e l’integrazione di EEU e Cintura Economica della Via della Seta” verso una “Grande Eurasia” e “un’area comune stabile, in sviluppo e sicura” per entrambe Russia e Cina.(come da recente documento)

    E non dimentichiamoci dell’Iran. All’inizio del 2016, quando le sanzioni economiche saranno completamente revocate, ci si aspetta che si unirà alla SCO, facendola diventare un G9. Come il Ministro degli Esteri Javad Zarif ha espresso recentemente sul canale russo Channel 1 , Teheran considera le due nazioni come partners strategici. “Varrà lo stesso concetto , ha aggiunto, quando riguarderà la cooperazione sul petrolio e sul gas, dato l’interesse comune delle due nazioni ricche di energia a mantenere la stabilità dei prezzi nel mercato globale”.
    Fatto il corridoio, si viaggerà
    Attraverso tutta l’Eurasia, le nazioni BRICS si stanno muovendo in progetti di integrazione. Ne è un tipico esempio un corridoio economico in via di sviluppo tra Banghladesh, Cina , India e Birmania. Ora sta venendo ridisegnato come una superstrada a più corsie tra India e Cina. Nel frattempo Iran e Russia stanno sviluppando un corridoio di trasporto dal Golfo Persico e dal Golfo dell’Oman al Mar Caspio e al fiume Volga. L’Azerbaigian sarà connesso alla parte sul Caspio di questo corridoio, mentre l’India sta progettando di usare i porti meridionali dell’Iran per migliorare il suo accesso alla Russia e all’Asia centrale. Ora, aggiungete un corridoio marittimo che si estenderà dalla città indiana di Mumbai al porto iraniano di Bandar Abbass fino poi alla città di Astrakan nel sud della Russia. E questo è solo lo strato superficiale di quelli che sono i progetti in corso.
    Anni fa, Vladimir Putin aveva suggerito che ci poteva essere una “grande Europa” da Lisbona, in Portogallo, sull’Atlantico fino alla città russa di Vladivostok, sul Pacifico. La EU, sotto il controllo di Washington, lo aveva completamente ignorato. Poi i cinesi cominciarono a sognare e progettare nuove Vie della seta che, nello stile di un Marco Polo a rovescio, si sarebbero estese da Shangai a Venezia ( e poi fino a Berlino).
    Grazie ad una serie di istituzioni politiche che si alimentano a vicenda, a fondi di investimento, banche per lo sviluppo, sistemi finanziari, e progetti infrastrutturali che ad oggi sfuggono in gran parte al radar di Washington, sta nascendo un fulcro eurasiatico di libero scambio. Un giorno unirà Cina e Russia all’Europa, al Sudest Asiatico, e anche all’Africa. Promette di essere uno sviluppo strabiliante. Se riuscite, tenete d’occhio i fatti che si accumulano, anche se i media Americani ne parlano raramente. Essi rappresentano la Nuova Grande – enfatizzo la parola – Impresa dell’ Eurasia.
    Posizione, posizione, posizione
    Teheran è fortemente impegnata a rafforzare le sue connessioni con questa nuova Eurasia, e l’uomo da tenere d’occhio a questo propostio è Ali Akbar Velayati. Egli è il capo del Centro Iraniano di Ricerca Strategica, e consigliere politico del leader supremo Ayatollah Khamenei. Velayati sottolinea che la sicurezza in Asia, nel Medio Oriente, nel Nord Africa, in Asia Centrale ed in Caucaso dipende dall’ulteriore potenziamento della triplice intesa Pechino-Mosca- Teheran.
    Come egli sa, da un punto di vista geopolitico l’importanza dell’Iran sta tutta nella sua posizione.La nazione offre l’accesso migliore ai mari aperti nella regione, a parte la Russia, ed è l’unico incrocio ovvio est-ovest /nord-sud per il commercio dagli “stans” dell’Asia Centrale. Non c’è quindi molto da stupirsi che presto l’Iran farà parte della SCO, anche se la sua partnership con la Russia è destinata ad evolversi. Le sue riserve energetiche sono già di importanza cruciale e considerate una questione di sicurezza nazionale dalla Cina e, nella mente dei leader di questa nazione l’Iran ricopre anche un ruolo chiave come centro in quelle Vie della Seta progettate.
    La rete crescente di strade, ferrovie, e gasdotti , così come Tom Dispatch ha riportato in passato, rappresenta la risposta di Pechino all’annunciato “spostamento verso l’Asia” dell’amministrazione Obama e alla brama della Marina USA di intromettersi nel Mar Cinese Meridionale. Pechino sta scegliendo didimostrare il suo potere attraverso un ampio insieme di progetti infrastrutturali, in particolare ferrovie ad alta velocità che andranno dalle coste orientali fino in profondità all’interno dell’Eurasia. In questo modo, la ferrovia tra Urumqi, nella provincia dello Xinjiang, ad Almaty in Kazakistan verrà senza dubbio estesa, un giorno, fino all’Iran, e lo attraverserà nella sua corsa verso il Golfo Persico.
    Un nuovo mondo per i pianificatori del Pentagono
    Il mese scorso Vladimir Putin, al Forum Economico Internazionale di san Pietroburgo, ha detto a Charlie Rose di PBS che Mosca e Pechino hanno sempre voluto un sincero partenariato con gli Stati Uniti, ma che vengono respinti da Washington. Tanto di cappello, dunque, alla leadership dell’amministrazione Obama. In qualche modo è riuscita ad avvicinare due ex rivali geo-politici, allo stesso tempo consolidando la loro strategia pan-Eurasiatica.
    E’ improbabile che anche il recente patto con l’Iran a Vienna possa abbattere il Muro della Sfiducia che da 36 anni Washington ha eretto contro l’Iran , in particolare considerati i falchi della guerra al Congresso. Invece, le probabilità sono che l’Iran, liberato dalle sanzioni, verrà davvero assorbito nel progetto sino-russo di integrazione eurasiatica, il che ci porta allo spettacolo dei guerrieri di Washington incapaci di agire efficacemente anche se gridano come arpie.
    Il comandante supremo della NATO, il Dottor Stranamore ,… scusate, il Generale Americano Philip Breedlove, insiste che l’occidente debba creare una forza di reazione immediata – online- per contrastare i “falsi racconti” Russi. Il segretario della difesa Ashton Carter afferma di stare considerandoseriamente il ri-dispiegamento unilaterale di missili nucleari in Europa. Il prossimo capo dello Stato Maggiore, comandante di Marina Joseph Dunford, ha da poco etichettato la Russia come la vera “minaccia esistenziale” dell’America; il generale dell’Aviazione Paul Selva, prossimo vice capo dello Stato Maggiore, ha confermatotale dichiarazione, usando la stessa frase e citando Russia, Cina e Iran, in quell’ordine, come più minacciosi dello Stato Islamico (ISIS). Nel frattempo, i candidati repubblicani alla presidenza e uno stormo di falchi della guerra al congresso strepitano e si infuriano a riguardo sia dell’accordo con l’Iran che dei russi.
    In risposta alla situazione ucraina e alla minaccia di una Russia risorta (dietro alla quale c’è una Cina risorta) si sta velocemente attualizzando una militarizzazione dell’Europa Washington-centrica . Stando alle notizie, la NATO è ossessionata da quel che viene chiamato “un ripensamento strategico” – nel senso di studiare dettagliati e futuristici scenari di guerra sul suolo europeo. Come ha sottolineato l’economista Michael Hudson, anche le politiche finanziarie stanno diventando militarizzate e collegate alla nuova Guerra Fredda 2.0 della NATO.
    Nella sua più recente Strategia Militare Nazionale, il Pentagono suggerisce che il rischio di una guerra americana contro un’altra nazione (anziché i gruppi terroristici) , benché basso, sta crescendo, ed identifica quattro nazioni come minacce: Corea del Nord, un caso a parte, e in modo prevedibile le tre nazioni che formano il nuovo fulcro Eurasiatico: Russia Cina ed iran. Nel documento questi vengono raffigurati come “stati revisionisti”, che si oppongono apertamente a ciò che il Pentagono identifica come “sicurezza e stabilità internazionali” .; cioè, la battaglia ad armi distintamente impari creata dal turbocapitalismo globalizzato, esclusorio e da casinò, e il militarismo targato Washington.
    Il Pentagono, chiaramente, non fa diplomazia. All’apparenza all’oscuro delle negoziazioni di Vienna, ha continuato ad accusare l’Iran di star sviluppando armi nucleari. E che l’opzione militare contro l’Iran è sempre sul tavolo.
    Quindi guardare come il Pentagono e i falchi della guerra al Congresso reagiranno al post-Vienna e benché a malapena notato a Washington – al clima post-Ufa, in particolare con un nuovo inquilino alla Casa Bianca nel 2017, sarà come guardare un colossal campione d’incassi.
    Sarà uno spettacolo. Contateci. La prossima versione di Washington cercherà di farsi perdonare dalla Russia, o vi invierà le truppe? Conterrà la Cina o il califfato dell’ ISIS? Lavorerà con l’Iran per combattere l’ISIS o lo respingerà? Si sposterà davvero verso l’Asia una volta per tutte e lascerà perdere il Medio Oriente, o sarà il contrario?O forse cercherà di contenere simultaneamente Cina, Russia ed Iran o di trovare qualche modo per metterli l’uno contro l’altro?
    Alla fine, qualsiasi cosa farà Washington, rifletterà certamente la paura della crescente profondità strategica che che Russia e Cina stanno sviluppando a livello economico, una realtà che ora sta diventando evidente in tutta l’Eurasia. Ad Ufa, Putin ha detto a Xi: “Unendo i nostri sforzi, senza dubbio noi (Russia e Cina) supereremo tutti i problemi dinnanzi a noi”.
    Leggete “sforzi” come nuove Vie della Seta, Unione Economica Eurasiatica, i BRICS in crescita, la SCO in espansione, le banche basate in Cina e tutte le altre cose che contribuiscono alla nuova integrazione di importanti porzioni della massa eurasiatica. Per quanto riguarda Washington, volare come un’aquila ? Prova invece: strilla come un’arpia.
    Pepe Escobar è corrispondente per Asia Times, analista per RT e Sputnik, e pubblica regolarmente suTomDispatch . Il suo ultimo libro è Empire of Chaos
    Fonte: TomDispatch
    Link:Tomgram: Pepe Escobar, The Pivot to Eurasia | TomDispatch
    23.07.2015
    clash bankrobber

  7. #7
    SuperMod
    Data Registrazione
    14 Aug 2009
    Messaggi
    82,710
     Likes dati
    30,331
     Like avuti
    29,010
    Mentioned
    1712 Post(s)
    Tagged
    12 Thread(s)

    Predefinito Re: Per quelli che la cina..........


    DI PEPE ESCOBAR
    TomDispatch.com
    Cominciamo con il Big Bang geopolitico di cui non sapete nulla, che si è verificato appena due settimane fa. Ecco i risultati: da adesso in poi, qualsiasi possibile attacco all’Iran venisse minacciato dal Pentagono (assieme alla NATO) sarebbe essenzialmente un attacco alla pianificazione di un’insieme di organizzazioni interconnesse – i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), la SCO (Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai), la EEU (Unione Economica Eurasiatica), l’AIIB (la nuova Banca d’Investimento per le Infrastrutture Asiatiche, fondata dalla Cina), e la NDB (la Nuova Banca per lo Sviluppo dei BRICS), – I cui acronimi probabilmente non riuscite neppure a riconoscere. Eppure, rappresentano un nuovo ordine emergente in Eurasia.


    Teheran, Pechino, Mosca, Islamabad e Nuova Delhi stanno attivamente stabilendo garanzie di sicurezza interconnesse. Allo stesso tempo smascherano il bluff degli atlantisti per quanto riguarda l’incessante attenzione data alla fragile scusa del “programma delle armi nucleari” dell’Iran. E pochi giorni prima che le negoziazioni sul nucleare di Vienna culminassero in un accordo, tutto questo è stato messo insieme ai summit gemelli dei BRICS e della SCO a Ufa, in Russia – posto del quale senza dubbio non avete mai sentito parlare, e incontri ai quali gli Stati Uniti hanno dato pressoché attenzione nulla. E tuttavia prima o poi questi sviluppi assicureranno che il Partito della guerra a Washington e i vari neocon ( così come i neoliberalcon) che hanno già l’affanno per l’accordo dell’Iran, suderanno sangue, mentre le loro storielle su come funziona il mondo si sgretolano.
    La Via della Seta Eurasiatica
    Con l’accordo di Vienna, i cui infiniti preparativi ho avuto il dubbio piacere di seguire da vicino, Il Ministro degli Esteri iraniani Javad Zarif e il suo team diplomatico sono riusciti a tirar fuori quasi l’impossibile dallo spiegazzato capello del mago: un accordo che potrebbe sul serio porre fine alle sanzioni nei confronti del loro paese, derivanti da un conflitto asimmetrico e largamente costruito.
    Pensate al l’incontro ad Ufa, la capitale del Bashkortostan in Russia, come al preambolo del lungamente ritardato accordo a Vienna. Esso ha colto le nuove dinamiche del continente eurasiatico, e segnalato il futuro potenziale di Big Bang geopolitico. Ad Ufa, dal 8 al 10 luglio, si sono sovrapposti il il 7° summit dei BRICS e il 15° della SCO proprio mentre a Vienna un possibile accordo stava divorando una scadenza dopo l’altra.
    L’aver unito quei due vertici con l’incontro informale dell’Unione Economica Eurasiatica può essere consideratocome un colpo da maestro diplomatico della Russia di Vladimir Putin. Chiamatela una dichiarazione di guerra “morbida” contro la logica imperialista di Washington, che avrebbe messo in evidenza l’ampiezza e la profondità del partenariato sino-russo in evoluzione. Riunendo sotto lo stesso tetto tutti i capi di stato partecipanti ai due incontri, Mosca ha dato l’idea di una struttura geopolitica emergente e coordinata, ancorata nell’integrazione eurasiatica. Ecco perciò l’importanza dell’Iran : a prescindere da ciò che accadrà post- Vienna, l’Iran sarà uno snodo vitale in Eurasia, per questa nuova struttura.
    Se avete letto la dichiarazione scaturita dal summit dei BRICS, dovrebbe colpirvi un dettaglio: l’Unione Europea, tormentata dall’austerity, è a malapena menzionata. E non è una svista. Dal punto di vista dei leaders dei principali paesi BRICS, stanno offrendo un nuovo approccio all’Eurasia, opposto rispetto a quello del linguaggio delle sanzioni.
    Questi sono solo alcuni esempi dell’attività vertiginosa che si è svolta ad Ufa, completamente ignorata dai media mainstream americani. Nei loro incontri, il presidente Putin, il presidente della Cina Xi Jinping, e il primo ministro indiano Narendra Modi hanno lavorato concretamente per far progredire quella che è essenzialmente la visione cinese di una futura Eurasia tenuta assieme da una serie di nuove “vie della seta” intrecciate. Modi ha approvato ulteriori investimenti cinesi nel suo paese, mentre Xi e Modi si sono impegnati a lavorare per risolvere i problemi di confine da cui sono afflitti i loro stati e che, almeno in un caso, hanno portato alla guerra.
    La NBD, la risposta dei BRICS alla Banca Mondiale, è stata ufficialmente lanciata con un capitale iniziale di 50 miliardi di dollari. Mirata al finanziamento di principali progetti di infrastrutture, secondo il suo presidente, Kundapur Vaman Kamath, essa è in grado di accumulare fino a 400 miliardi di dollari di capitale. In seguito, si concentrerà sulla creazione di tali ventures in altri paesi in via di sviluppo nel Sud Globale – tutte nella loro moneta locale, il che significa bypassando il dollaro statunitense. Considerati i suoi stati membri, il denaro della NDB sarà chiaramente strettamente legato alle nuove Vie della Seta. Come ha sottolineato Luciano Coutinho,presidente della Banca Brasiliana per lo Sviluppo, prossimamente potrebbe anche aiutare gli stati europei non membri dell’ EU, come la Serbia e la Macedonia. Si può pensare a questo come il tentativo della NDB di rompere il monopolio di Bruxelles sulla Grande Europa. Kamath ha perfino prospettato la possibilità di aiutare, un giorno, nella ricostruzione della Siria.
    Non vi stupirà constatare che sia la nuova Banca d’Investimento per le Infrastrutture Asiatiche che la NDB hanno il loro quartier generale in Cina, e lavoreranno per completare gli sforzi gli uni dell’altro. Allo stesso tempo, il braccio russo degli investimenti esteri, il Fondo d’Investimento Diretto (RDIF), ha firmato un memorandum d’intesa con i fondi di altri paesi BRICS e così ha lanciato un consorzio d’investimento informale, nel quale il Fondo per la Via della Seta della Cina e la Compagnia Finanziaria per lo Sviluppo delle Infrastrutture dell’india. saranno partners fondamentali.
    Dominio dei trasporti a tutto campo
    Di base, questo dovrebbe essere considerato come parte del Nuovo Grande Gioco in Eurasia. Le sue controparti sono il Partenariato Trans-Pacifico e la sua versione atlantica, il Partenariato per il Commercio e l’Investimento Transatlantico, entrambi i quali sono promossi da Washington per cercare di mantenere il dominio americano economico globale. La domanda che tali piani contrastanti fanno sorgere, è come integrare commercio e scambio all’interno di quella vasta regione. Nelle prospettive russa e cinese, l’Eurasia deve essere integrata attraverso una complessa rete di super-autostrade, ferrovie ad alta velocità, porti, aeroporti, gasdotti e cavi a fibre ottiche. Via terra, mare ed aria, le nuove Vie della Seta che ne risulterebbero dovrebbero creare una versione economica della dottrina elaborata dal Pentagono del “dominio a tutto campo”, una visione che sta già facendo girare i dirigenti d’azienda cinesi in lungo e in largo in Eurasia per chiudere accordi infrastrutturali.
    Per Pechino, di nuovo ad un tasso di crescita del 7% nel secondo quarto del 2015, nonostante un recente episodio di panico nel mercato azionario del paese,ciò ha senso da un punto di vista economico: poiché il costo della manodopera cresce, la produzione verrà spostata dalla costa orientale alle più economiche aree interne occidentali, mentre gli sbocchi naturali della produzione saranno le cinture parallele ed interconnesse delle nuove Vie della Seta.
    Nel frattempo, la Russia sta sforzandosi per modernizzare e diversificare la sua economia dipendente dallo sfruttamento dell’energia. Tra le altre cose, i suoi leaders sperano che l’unione di quelle Vie della Seta in via di sviluppo e la formazione dell’Unione Economica Eurasiatica (Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakistan e Kyrgyzstan) , si tradurrà in una miriade di progetti per trasporti e costruzioni, per i quali si dimostrerà cruciale il know-how industriale ed ingegneristico del paese.
    Mentre la ’EEU ha cominciato ad istituire zone di libero scambio con India, Iran, Vietnam, Egitto e il blocco Mercosur dell’America Latina (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuala) le tappe iniziali di questo processo di integrazione oltrepassano già l’Eurasia. Nel frattempo la SCO, cha aveva iniziato come poco più che un forum sulla sicurezza, si sta espandendo e trasferendo nel campo della cooperazione economica. Le sue nazioni, in modo particolare i quattro “stans” dell’Asia Centrale (Kazakistan, Kyrgyzstan, Uzbekistan e Tajikistan) faranno sempre più affidamento sulla Banca d’Investimento per le Infrastrutture Eurasiatiche (AIIB) guidato dall Cina. Ad Ufa, l’India e il Pakistan hanno finalizzato un processo di aggiornamento nel quale si sono spostati da osservatori a membri del SCO. Ciò lo rende un ‘alternativa al G8.
    Nel frattempo, per quanto riguarda L’Afghanistan sotto attacco, le nazioni BRICS ed la SCO chiedono che “l’opposizione armata ceda le armi, accetti la Costituzione dell’Afghanistan, e recida ogni legame con Al-Qaeda, ISIS, e le atre organizzazioni terroriste”. Tradotto: nella cornice dell’unità nazionale afgana, l’organizzazione accetterebbe i Talebani all’interno del futuro governo. Le loro speranze, tenendo in mente l’integrazione della regione, sono in un futuro Afghanistan stabile, in grado di assorbire sempre maggiori investimenti cinesi, russi, indiani e iraniani, e nella costruzione – finalmente! – dei 1.420 km del gasdotto da 10 miliardi di dollari TAPI (Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan e India) , a lungo pianificato, che farebbe comodo ai nuovi membri affamati d’energia della SCO, Pakistan e India (ciascuno riceverebbe il 42% del gas, mentre il 16% rimanente andrebbe all’Afghanistan).
    L’Asia Centrale è, al momento, il punto focale per la convergenza dei desideri economici di Cina, Russia ed India. Non è stata una coincidenza che, in viaggio per Ufa, il Primo Ministro Modi si sia fermato in Asia Centrale. Allo stesso modo della leadership cinese a Pechino, Mosca attende con ansia “la compenetrazione e l’integrazione di EEU e Cintura Economica della Via della Seta” verso una “Grande Eurasia” e “un’area comune stabile, in sviluppo e sicura” per entrambe Russia e Cina.(come da recente documento)

    E non dimentichiamoci dell’Iran. All’inizio del 2016, quando le sanzioni economiche saranno completamente revocate, ci si aspetta che si unirà alla SCO, facendola diventare un G9. Come il Ministro degli Esteri Javad Zarif ha espresso recentemente sul canale russo Channel 1 , Teheran considera le due nazioni come partners strategici. “Varrà lo stesso concetto , ha aggiunto, quando riguarderà la cooperazione sul petrolio e sul gas, dato l’interesse comune delle due nazioni ricche di energia a mantenere la stabilità dei prezzi nel mercato globale”.
    Fatto il corridoio, si viaggerà
    Attraverso tutta l’Eurasia, le nazioni BRICS si stanno muovendo in progetti di integrazione. Ne è un tipico esempio un corridoio economico in via di sviluppo tra Banghladesh, Cina , India e Birmania. Ora sta venendo ridisegnato come una superstrada a più corsie tra India e Cina. Nel frattempo Iran e Russia stanno sviluppando un corridoio di trasporto dal Golfo Persico e dal Golfo dell’Oman al Mar Caspio e al fiume Volga. L’Azerbaigian sarà connesso alla parte sul Caspio di questo corridoio, mentre l’India sta progettando di usare i porti meridionali dell’Iran per migliorare il suo accesso alla Russia e all’Asia centrale. Ora, aggiungete un corridoio marittimo che si estenderà dalla città indiana di Mumbai al porto iraniano di Bandar Abbass fino poi alla città di Astrakan nel sud della Russia. E questo è solo lo strato superficiale di quelli che sono i progetti in corso.
    Anni fa, Vladimir Putin aveva suggerito che ci poteva essere una “grande Europa” da Lisbona, in Portogallo, sull’Atlantico fino alla città russa di Vladivostok, sul Pacifico. La EU, sotto il controllo di Washington, lo aveva completamente ignorato. Poi i cinesi cominciarono a sognare e progettare nuove Vie della seta che, nello stile di un Marco Polo a rovescio, si sarebbero estese da Shangai a Venezia ( e poi fino a Berlino).
    Grazie ad una serie di istituzioni politiche che si alimentano a vicenda, a fondi di investimento, banche per lo sviluppo, sistemi finanziari, e progetti infrastrutturali che ad oggi sfuggono in gran parte al radar di Washington, sta nascendo un fulcro eurasiatico di libero scambio. Un giorno unirà Cina e Russia all’Europa, al Sudest Asiatico, e anche all’Africa. Promette di essere uno sviluppo strabiliante. Se riuscite, tenete d’occhio i fatti che si accumulano, anche se i media Americani ne parlano raramente. Essi rappresentano la Nuova Grande – enfatizzo la parola – Impresa dell’ Eurasia.
    Posizione, posizione, posizione
    Teheran è fortemente impegnata a rafforzare le sue connessioni con questa nuova Eurasia, e l’uomo da tenere d’occhio a questo propostio è Ali Akbar Velayati. Egli è il capo del Centro Iraniano di Ricerca Strategica, e consigliere politico del leader supremo Ayatollah Khamenei. Velayati sottolinea che la sicurezza in Asia, nel Medio Oriente, nel Nord Africa, in Asia Centrale ed in Caucaso dipende dall’ulteriore potenziamento della triplice intesa Pechino-Mosca- Teheran.
    Come egli sa, da un punto di vista geopolitico l’importanza dell’Iran sta tutta nella sua posizione.La nazione offre l’accesso migliore ai mari aperti nella regione, a parte la Russia, ed è l’unico incrocio ovvio est-ovest /nord-sud per il commercio dagli “stans” dell’Asia Centrale. Non c’è quindi molto da stupirsi che presto l’Iran farà parte della SCO, anche se la sua partnership con la Russia è destinata ad evolversi. Le sue riserve energetiche sono già di importanza cruciale e considerate una questione di sicurezza nazionale dalla Cina e, nella mente dei leader di questa nazione l’Iran ricopre anche un ruolo chiave come centro in quelle Vie della Seta progettate.
    La rete crescente di strade, ferrovie, e gasdotti , così come Tom Dispatch ha riportato in passato, rappresenta la risposta di Pechino all’annunciato “spostamento verso l’Asia” dell’amministrazione Obama e alla brama della Marina USA di intromettersi nel Mar Cinese Meridionale. Pechino sta scegliendo didimostrare il suo potere attraverso un ampio insieme di progetti infrastrutturali, in particolare ferrovie ad alta velocità che andranno dalle coste orientali fino in profondità all’interno dell’Eurasia. In questo modo, la ferrovia tra Urumqi, nella provincia dello Xinjiang, ad Almaty in Kazakistan verrà senza dubbio estesa, un giorno, fino all’Iran, e lo attraverserà nella sua corsa verso il Golfo Persico.
    Un nuovo mondo per i pianificatori del Pentagono
    Il mese scorso Vladimir Putin, al Forum Economico Internazionale di san Pietroburgo, ha detto a Charlie Rose di PBS che Mosca e Pechino hanno sempre voluto un sincero partenariato con gli Stati Uniti, ma che vengono respinti da Washington. Tanto di cappello, dunque, alla leadership dell’amministrazione Obama. In qualche modo è riuscita ad avvicinare due ex rivali geo-politici, allo stesso tempo consolidando la loro strategia pan-Eurasiatica.
    E’ improbabile che anche il recente patto con l’Iran a Vienna possa abbattere il Muro della Sfiducia che da 36 anni Washington ha eretto contro l’Iran , in particolare considerati i falchi della guerra al Congresso. Invece, le probabilità sono che l’Iran, liberato dalle sanzioni, verrà davvero assorbito nel progetto sino-russo di integrazione eurasiatica, il che ci porta allo spettacolo dei guerrieri di Washington incapaci di agire efficacemente anche se gridano come arpie.
    Il comandante supremo della NATO, il Dottor Stranamore ,… scusate, il Generale Americano Philip Breedlove, insiste che l’occidente debba creare una forza di reazione immediata – online- per contrastare i “falsi racconti” Russi. Il segretario della difesa Ashton Carter afferma di stare considerandoseriamente il ri-dispiegamento unilaterale di missili nucleari in Europa. Il prossimo capo dello Stato Maggiore, comandante di Marina Joseph Dunford, ha da poco etichettato la Russia come la vera “minaccia esistenziale” dell’America; il generale dell’Aviazione Paul Selva, prossimo vice capo dello Stato Maggiore, ha confermatotale dichiarazione, usando la stessa frase e citando Russia, Cina e Iran, in quell’ordine, come più minacciosi dello Stato Islamico (ISIS). Nel frattempo, i candidati repubblicani alla presidenza e uno stormo di falchi della guerra al congresso strepitano e si infuriano a riguardo sia dell’accordo con l’Iran che dei russi.
    In risposta alla situazione ucraina e alla minaccia di una Russia risorta (dietro alla quale c’è una Cina risorta) si sta velocemente attualizzando una militarizzazione dell’Europa Washington-centrica . Stando alle notizie, la NATO è ossessionata da quel che viene chiamato “un ripensamento strategico” – nel senso di studiare dettagliati e futuristici scenari di guerra sul suolo europeo. Come ha sottolineato l’economista Michael Hudson, anche le politiche finanziarie stanno diventando militarizzate e collegate alla nuova Guerra Fredda 2.0 della NATO.
    Nella sua più recente Strategia Militare Nazionale, il Pentagono suggerisce che il rischio di una guerra americana contro un’altra nazione (anziché i gruppi terroristici) , benché basso, sta crescendo, ed identifica quattro nazioni come minacce: Corea del Nord, un caso a parte, e in modo prevedibile le tre nazioni che formano il nuovo fulcro Eurasiatico: Russia Cina ed iran. Nel documento questi vengono raffigurati come “stati revisionisti”, che si oppongono apertamente a ciò che il Pentagono identifica come “sicurezza e stabilità internazionali” .; cioè, la battaglia ad armi distintamente impari creata dal turbocapitalismo globalizzato, esclusorio e da casinò, e il militarismo targato Washington.
    Il Pentagono, chiaramente, non fa diplomazia. All’apparenza all’oscuro delle negoziazioni di Vienna, ha continuato ad accusare l’Iran di star sviluppando armi nucleari. E che l’opzione militare contro l’Iran è sempre sul tavolo.
    Quindi guardare come il Pentagono e i falchi della guerra al Congresso reagiranno al post-Vienna e benché a malapena notato a Washington – al clima post-Ufa, in particolare con un nuovo inquilino alla Casa Bianca nel 2017, sarà come guardare un colossal campione d’incassi.
    Sarà uno spettacolo. Contateci. La prossima versione di Washington cercherà di farsi perdonare dalla Russia, o vi invierà le truppe? Conterrà la Cina o il califfato dell’ ISIS? Lavorerà con l’Iran per combattere l’ISIS o lo respingerà? Si sposterà davvero verso l’Asia una volta per tutte e lascerà perdere il Medio Oriente, o sarà il contrario?O forse cercherà di contenere simultaneamente Cina, Russia ed Iran o di trovare qualche modo per metterli l’uno contro l’altro?
    Alla fine, qualsiasi cosa farà Washington, rifletterà certamente la paura della crescente profondità strategica che che Russia e Cina stanno sviluppando a livello economico, una realtà che ora sta diventando evidente in tutta l’Eurasia. Ad Ufa, Putin ha detto a Xi: “Unendo i nostri sforzi, senza dubbio noi (Russia e Cina) supereremo tutti i problemi dinnanzi a noi”.
    Leggete “sforzi” come nuove Vie della Seta, Unione Economica Eurasiatica, i BRICS in crescita, la SCO in espansione, le banche basate in Cina e tutte le altre cose che contribuiscono alla nuova integrazione di importanti porzioni della massa eurasiatica. Per quanto riguarda Washington, volare come un’aquila ? Prova invece: strilla come un’arpia.
    Pepe Escobar è corrispondente per Asia Times, analista per RT e Sputnik, e pubblica regolarmente suTomDispatch . Il suo ultimo libro è Empire of Chaos
    Fonte: TomDispatch
    Link:Tomgram: Pepe Escobar, The Pivot to Eurasia | TomDispatch
    23.07.2015
    clash bankrobber

  8. #8
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Nov 2009
    Località
    new york
    Messaggi
    164,930
     Likes dati
    17
     Like avuti
    12,232
    Mentioned
    1836 Post(s)
    Tagged
    13 Thread(s)

    Predefinito Re: Per quelli che la cina..........

    Un corso di inglese.......poi magari capisci

    2013 came to 7.28 billion tons, up from 6.65 billion tons in 2012. Using 2012 figures, this means that international road and rail trade comes to less than 1.8 percent of the volume of freight transported by sea.




  9. #9
    SuperMod
    Data Registrazione
    14 Aug 2009
    Messaggi
    82,710
     Likes dati
    30,331
     Like avuti
    29,010
    Mentioned
    1712 Post(s)
    Tagged
    12 Thread(s)

    Predefinito Re: Per quelli che la cina..........

    Inaugurata la tratta commerciale più lunga del mondo




    AFP

    Il treno che attraversa 8 Paesi ha portato, nel suo viaggio inaugurale, decorazioni natalizie in Spagna e olio d’oliva in Cina



















    26/02/2015
    ILARIA MARIA SALA


    HONG KONG


    Yixinou è tornato a casa. Il primo treno a completare la tratta ferroviaria più lunga del mondo - dalla Cina alla Spagna e ritorno - è arrivato a Yiwu, nello Zhejiang. Era partito da Madrid 24 giorni fa.

    Il treno merci cinese ha divorato oltre 13.000 chilometri di rotaie, 4000 chilometri più della Transiberiana, attraversando otto nazioni, il maggior numero di Paesi di qualunque altro tratto ferroviario e procedendo senza soste nonostante lo scartamento diverso delle rotaie. I vagoni merci sono stati semplicemente cambiati tre volte lungo il tragitto. Ma a Pechino, i record interessano poco (così come gli sberleffi russi che ricordano come la Transiberiana non abbia bisogno di carichi e scarichi dei container). Con il viaggio di Yixinou si è aperto il corridoio che porta la Cina - e i suoi beni - dritta dritta in Europa.

    Dopo l’Asia la Ue
    Un anno fa la costruzione di trecento chilometri di alta velocità fra Eilat e Ashdod per collegare il Mar Rosso al Mar Mediterraneo ovvero l’Asia all’Europa - promossi da Pechino e varati da Gerusalemme - avevano alzato il velo sulla strategia cinese per il Medio Oriente: raggiungere oltre trenta porti di varie dimensioni e funzioni che consentono di importare in Cina il 60% del fabbisogno annuo di petrolio ed esportare beni in transito verso l’Africa e l’Europa, primo mercato globale per il «made in China».

    La città del Natale
    Il treno «Yixinou» con i suoi 64 container era partito dalla «Città del Natale» di Yiwu carico di addobbi natalizi. È da qui, nel cuore dello Zhejiang che infatti proviene l’80% delle decorazioni natalizie del mondo e il 40% degli orologi elettronici, per un volume di import/export annuale di 24 miliardi di euro. Il treno, che ha attraversato fra gli altri Paesi Kazakhstan, Bielorussia, Polonia, Germania e Francia era arrivato nella capitale spagnola pieno di piccole mercanzie natalizie per poi ripartire per la Cina carico di olio d’oliva, prosciutti, e vino spagnoli.

    Incrementare gli scambi
    Con il treno dei record si compie così uno dei progetti più ambiziosi della Cina per espandere i suoi mercati, in particolare via terra: un metodo di trasporto che costa meno di quello aereo, e anche se è più caro del 20% di quello per nave è molto più rapido e meno rischioso. Secondo Liu Huihuan, direttore della Yiwu Timex Industrial Company Ltd, responsabile della gestione del progetto, diventerà più conveniente man mano che i viaggi si moltiplicheranno. Liu sta cercando di convincere gli imprenditori europei a investire nel treno, assicurandosi che i container ritornino in Cina carichi, e aumentando ancora quello scambio commerciale fra Europa e Cina, che oggi vale 1 miliardo di euro al giorno.

    Oltre i confini
    Che da anni la Cina punti molto sul trasporto ferroviario non è un segreto: la rete nazionale non fa che espandersi così come le «mire» oltreconfine. Proprio il mese scorso Pechino ha annunciato di voler investire altri 32 miliardi di euro nelle infrastrutture e nella cooperazione economica per facilitare il suo accesso ai mercati stranieri - fra i progetti previsti una linea ferroviaria che attraversa il Tibet, quasi completata, il Nepal (per la prima volta nella storia) e arriva ai porti indiani, e un’altra che arriverà invece a quello di Gwadar, in Pakistan, attualmente in costruzione grazie a investimenti e ingegneria cinesi. Una strategia che vede Pechino diffondere in modo capillare i suoi prodotti, assicurarsi una presenza e un controllo sulle zone più instabili del suo territorio, e sforzarsi per aumentare la interdipendenza con i suoi partner commerciali e politici.

    clash bankrobber

  10. #10
    email non funzionante
    Data Registrazione
    30 Nov 2009
    Località
    new york
    Messaggi
    164,930
     Likes dati
    17
     Like avuti
    12,232
    Mentioned
    1836 Post(s)
    Tagged
    13 Thread(s)

    Predefinito Re: Per quelli che la cina..........

    Vedo che l' arrampicata sugli specchi e' cominciata.

    Puoi inaugurare tutte le tratte ferroviare che ti pare, la Cina dipende massicciamente dal commercio navale.

    Ci stanno i numeri, parliamo di centinaia di milioni di tonnellate di merci, manufatti che escono e materie prime che entrano.

    Con le railways che passano per Nepal e il Pakistan ci fai la birra, anche perché i commerci più importanti strategicamente parlando i cinesi ce li hanno con l'occidente per i prodotti finiti e il medio oriente/africa per le materie prime.

    E' roba che viaggia via mare, almeno di non voler costruire una ferrovia che va da Pechino a Nairobi, o da Honk Kong a Londra o da Shanghai a Los Angeles.

 

 
Pagina 1 di 28 1211 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 94
    Ultimo Messaggio: 28-02-10, 14:08
  2. Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 31-10-09, 03:03
  3. Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 27-10-08, 14:41
  4. Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 12-11-06, 10:26
  5. ...quelli di destra...anzi quelli che la pensano così...
    Di la rossa nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 31
    Ultimo Messaggio: 27-04-06, 01:41

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito