Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
    lo schiacciacastori
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    Predefinito L'ultima cena dei cloni

    Il caldo milanese nell'estate del 2104 era asfissiante. Il tenente Ibanez, uno degli eruditi, ci aveva avvertito che avremmo trovato un clima umido simile a quello della foresta amazzonica dopo aver passato l'appennino ligure, e come al solito aveva ragione. Le tute mimetiche si attaccavano alla pelle e mi sudava persino la mano con la quale stringevo il posermitra, che non avevo mai lasciato da quando eravamo sbarcati a Genova

    Per fortuna non avevamo incontrato resistenza nel capoluogo ligure, nè sui monti che lo circondavano. Abbiamo subito un solo attacco, piuttosto goffo fra l'altro, a metà strada in piena pianura, all'altezza di Tortona. Un gruppo di collaborazionisti che non avevano nemmeno un paio di cuffie, quindi completamente esposti al reparto speciale delle nostre urlatrici, che infatti ne hanno avuto la meglio in pochi minuti.

    Nessuna perdita finora, 1 solo ferito grave: il caporale Gutierrez ha urtato una micromina volante che gli ha maciullato l'avambraccio destro mentre attraversavano il vecchio ponte autostradale della Milano-Genova sopra il fiume Ticino. Si fosse trattato di uno sciame l'avrei senz'altro percepito prima, ma una sola micromina volante era impossibile da individuare anche con le moderne tecnologie del XXII secolo.

    Il fatto di aver incontrato così pochi ostacoli in più di 100 chilometri di marcia e con Milano ormai in vista rendeva comunque ottimista la compagnia: le informazioni che ci erano arrivate dalle nostre spie erano tutte esatte, il nemico è al collasso e si è rifugiato a Roma. Il nord del paese evidentemente era lasciato a se stesso, rimanevano solo le sacche di collaborazionisti la maggioranza dei quali probabilmente si sarebbero arresi non appena avessimo piantato la bandiera della Confederazione Latina in Piazza della Scala, così com'era accaduto a Genova di fronte al municipio.

    Tuttavia quanto accaduto a Gutierrez ci aveva ricordato che il pericolo era sempre in agguato durante questa fottutissima guerra tecnologica. Potevi morire da un momento all'altro, senza nemmeno accorgertene. Anche noi cloni speciali non facevamo eccezione in questo: avevamo paura di morire come chiunque altro. Anzi, forse più degli altri. La brevità della nostra vita ci portava sempre a vivere ogni istante come se fosse l'ultimo.
    Ultima modifica di Hatshepsut; 30-07-15 alle 09:14
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  2. #2
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    Predefinito re: L'ultima cena dei cloni

    Ma questo l' hai scritto tu?
    La morte significava ben poco per me. Era l'ultimo scherzo in una serie di pessimi scherzi. Charles Bukowski
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  3. #3
    lo schiacciacastori
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    Predefinito re: L'ultima cena dei cloni

    Citazione Originariamente Scritto da foglia Visualizza Messaggio
    Ma questo l' hai scritto tu?
    Si
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  4. #4
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    Predefinito re: L'ultima cena dei cloni

    Non sapevo che scrivessi. L' ambientazione cos'è un' Italia parallela ed ipotetica? Sembra una via di mezzo fra avventura e distopia. L'ultima cena dei cloni
    La morte significava ben poco per me. Era l'ultimo scherzo in una serie di pessimi scherzi. Charles Bukowski
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  5. #5
    lo schiacciacastori
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    Predefinito re: L'ultima cena dei cloni

    Citazione Originariamente Scritto da foglia Visualizza Messaggio
    Non sapevo che scrivessi. L' ambientazione cos'è un' Italia parallela ed ipotetica? Sembra una via di mezzo fra avventura e distopia. L'ultima cena dei cloni
    Ogni tanto ci provo, normalmente parto con progetti grandi che poi non riesco a finire. Un esempio lo puoi trovare nel mio blog, sono fermo al 10 capitolo da quasi un anno

    Si, l'ambientazione è l'Italia settentrionale all'inizio del prossimo secolo, una specie di post apocalittico distopico futuristico. Anche un pò cyberpunk, volendo... non ci facciamo mancare niente

    Comunque ti ho mandato dei pvt, signorina che (come me) non dorme
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  6. #6
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    Predefinito re: L'ultima cena dei cloni

    Ok. Ti ho risposto L'ultima cena dei cloni
    La morte significava ben poco per me. Era l'ultimo scherzo in una serie di pessimi scherzi. Charles Bukowski
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  7. #7
    lo schiacciacastori
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    Predefinito re: L'ultima cena dei cloni

    CAPITOLO 2

    Secondo la storia che ci hanno fatto studiare nelle scuole militari tutti i problemi del mondo sono iniziati da quando, a metà del secolo scorso, nel Regno Unito la popolazione indù a un certo punto ha superato quella cristiana per numero di individui.
    La decisione contemporanea dei governi di Londra e Nuova Delhi di indire un referendum per unire i 2 paesi colse la comunità internazionale in contropiede, e la vittoria del sì cambiò per sempre la geografia politica del pianeta. Gli Stati Uniti, tradizionale alleato inglese, iniziarono a guardare con freddezza, se non con diffidenza, verso l'altro lato dell'Atlantico. La monarchia di Londra fu deposta e l'Unione Europea fu abbandonata come avevano fatto in precedenza i paesi scandinavi. I rapporti tra l'asse New Delhi-Londra e l'Unione Europea e in paricolar modo con Francia e Germania, paesi divisi a metà tra cristiani e musulmani, si fecero piuttosto tesi fin da subito,

    Dunque per non rimanere isolata la nuova superpotenza economico militare anglo-indiana, che era anche lo Stato più popoloso del mondo, strinse legami sempre più stretti con la Cina. Così' si arrivò a un sostanziale pareggio degli schieramenti in campo, una sorta di guerra fredda 2.0 che resse per qualche decennio.

    Ora, i libri del regime certo non lo dicono, ma il sottotenente Ivo Gomes, superclone ricordante della missione speciale Milano sapeva benissimo cosa aveva rotto quell'equilibrio, potete giurarci. Il bubbone era scoppiato quando a Buenos Aires salirono al potere Los Gendarmès Catolicos Tradicionalistas, un partito di estrema destra che ottenne un plebiscito proponendo l'unità dell'america latina di lingua spagnola, dal Messico alla Terra del Fuoco, in difesa del cattolicesimo nel mondo latino, visto che ormai in Europa era una religione minoritaria.

    Le prime avvisaglie di guerra con il superstato angloindiano si ebbero dopo pochi mesi quando El Gran Videla (così veniva soprannominato il premier Esteban Mora, in un sinistro omaggio alla dittatura che il secolo prima aveva insanguinato l'Argentina) propose al Brasile di entrare a far parte della Confederazione Latina, violando gli accordi intrapresi con la Gran Bretagna che aveva conocesso all'Argentina la sovranità sulle isole Malvinas proprio a patto che Buenos Aires e Brasilia restassero per sempre separate.

    Per tutta risposta l'esercito angloindiano occupò nuovamente le isole esattamente cent'anni dopo la precedente guerra delle Falkland. L'escalation della guerra anglo-argentina nell'Europa meridionale fu una conseguenza naturale: Roma era il baluardo della cristianità e del cattolicesimo, e i GCT eleggevano loro stessi a crociati in sua difesa visto che ormai l'Europa centrale e settentrionale il cristianesimo era una religione minoritaria. Anche spagnoli e portoghesi venivano considerati fratelli, anzi padri, dei Latinos, dunque Stati amici da proteggere.

    Fu così che il sud Europa divenne il più grande teatro di guerra del mondo agli albori del XXII secolo
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  8. #8
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    Predefinito Re: L'ultima cena dei cloni

    Bravo Maestrale!
    Se non hai il coraggio di mordere, non ringhiare.

  9. #9
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    Predefinito Re: L'ultima cena dei cloni

    La seconda guerra delle Falkland é stata un bel guizzo creativo.
    La morte significava ben poco per me. Era l'ultimo scherzo in una serie di pessimi scherzi. Charles Bukowski
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  10. #10
    lo schiacciacastori
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    Predefinito Re: L'ultima cena dei cloni

    CAPITOLO 3

    Ci fermammo qualche minuto in un grande spiazzo, con alcune rotaie predisposte al traffico dei vecchi veicoli tranviari invase dalle erbacce che facevano da perimetro ad una grande rotonda verde nel centro. All'interno di essa era ormai cresciuta spontaneamente una giungla di pioppi, betulle e altri alberi tipici della pianura italiana settentrionale. Un luogo ideale per un'imboscata insomma, ma tranquillizzai subito gli altri 52 componenti della missione con un cenno affermativo: non percepivo alcun pericolo

    La ragione della mia presenza era proprio quella: una delle capacità di noi ricordanti è quella di percepire la presenza di altri esseri umani nei paraggi. Non si trattava di nessun superpotere ma semplicemente era ingegneria genetica. O, come dicevano gli scienziati anglo-indiani che per primi avevano sdoganato la clonazione, si trattava di evoluzione, cosa che naturalmente suscitava gli anatemi del Papa e degli integralisti cattolici in patria.
    Per me che ero direttamente coinvolto dalla suddetta questione etica avevano torto entrambi: era semplicemente una condanna, una maledizione.

    Annusai l'aria per un'analisi più approfondita della situazione. Percepii chiaramente la presenza di decine e decine di persone nelle case, o per meglio dire nelle macerie, che circondavano il vecchio Piazzale Agrippa (questo era il nome che si leggeva scolpito su una vecchia targa di marmo probabilmente risalente al XX secolo, affissa sul muro di una delle case. Decisi comunque di non fare alcuna segnalazione: si trattava con ogni probabilità di bambini, vecchi o comunque persone che non avevano alcuna intenzione bellicosa nei nostri confronti, visto che si nascondevano immobili e pieni di paura.

    Il caporale Rodrigo Couto Alves uscì dalla tenda medica e annunciò che Gutierrez non ce l'aveva fatta, l'emorraggia all'avambraccio alla fine aveva avuto la meglio su di lui uccidendolo. Il brasiliano era uno di quelli che ci guardava con disprezzo, un integralista cattolico per cui eravamo degli abomini. Ma di fronte alla morte del ricordante se non altro ebbe la compiacenza di non fare la solite battute di cattivo gusto nei nostri confronti con cui lui e i suoi sgherri usavano passare le serate da quando eravamo partiti il giorno prima. Certo nessuno versò una lacrima, ma il rispetto per il lutto era già qualcosa. Forse però, più che per compassione, il suo comportamento contenuto era in realtà dovuto alla preoccupazione: Gutierrez era un ricordante, e dunque ora l'unico clone che aveva la capacità di ricordare ero io. Se avvessero perso anche me sarebbero stati guai seri per tutti.

    Il maggiore Evedo, autorità massima della missione, mi strappò dalle mie riflessioni: era un uomo basso e corpulento, eppure sapeva farsi rispettare e incuteva a tutti un certo timore reverenziale col suo sguardo penetrante e i suoi ordini risoluti. Come quello imperativo che ci diede ora: era tempo di rimettersi in marcia, immediatamente.
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