Il caldo milanese nell'estate del 2104 era asfissiante. Il tenente Ibanez, uno degli eruditi, ci aveva avvertito che avremmo trovato un clima umido simile a quello della foresta amazzonica dopo aver passato l'appennino ligure, e come al solito aveva ragione. Le tute mimetiche si attaccavano alla pelle e mi sudava persino la mano con la quale stringevo il posermitra, che non avevo mai lasciato da quando eravamo sbarcati a Genova
Per fortuna non avevamo incontrato resistenza nel capoluogo ligure, nè sui monti che lo circondavano. Abbiamo subito un solo attacco, piuttosto goffo fra l'altro, a metà strada in piena pianura, all'altezza di Tortona. Un gruppo di collaborazionisti che non avevano nemmeno un paio di cuffie, quindi completamente esposti al reparto speciale delle nostre urlatrici, che infatti ne hanno avuto la meglio in pochi minuti.
Nessuna perdita finora, 1 solo ferito grave: il caporale Gutierrez ha urtato una micromina volante che gli ha maciullato l'avambraccio destro mentre attraversavano il vecchio ponte autostradale della Milano-Genova sopra il fiume Ticino. Si fosse trattato di uno sciame l'avrei senz'altro percepito prima, ma una sola micromina volante era impossibile da individuare anche con le moderne tecnologie del XXII secolo.
Il fatto di aver incontrato così pochi ostacoli in più di 100 chilometri di marcia e con Milano ormai in vista rendeva comunque ottimista la compagnia: le informazioni che ci erano arrivate dalle nostre spie erano tutte esatte, il nemico è al collasso e si è rifugiato a Roma. Il nord del paese evidentemente era lasciato a se stesso, rimanevano solo le sacche di collaborazionisti la maggioranza dei quali probabilmente si sarebbero arresi non appena avessimo piantato la bandiera della Confederazione Latina in Piazza della Scala, così com'era accaduto a Genova di fronte al municipio.
Tuttavia quanto accaduto a Gutierrez ci aveva ricordato che il pericolo era sempre in agguato durante questa fottutissima guerra tecnologica. Potevi morire da un momento all'altro, senza nemmeno accorgertene. Anche noi cloni speciali non facevamo eccezione in questo: avevamo paura di morire come chiunque altro. Anzi, forse più degli altri. La brevità della nostra vita ci portava sempre a vivere ogni istante come se fosse l'ultimo.




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