

Qu'ils mangent de la brioche.




Diciamo anche 60 anni fa, vah. Questa era la fotografia del tifo calcistico meneghino del dopoguerra, che è andata via via esaurendosi rapidamente in pochi decenni con le nuove generazioni. Queste distinzioni nel nuovo secolo non hanno più alcun riscontro in realtà, di loro è rimasto solo il piacere di evocarle per voi nerazzurri, raccontando di misteriosi quartieri in cui esisterebbero ancora per ostentare un pò di snobismo fuori tempo![]()
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beh, senza tornare al dopoguerra mi ricordo che a fine anni '70 - primi '80 (prima del patto di non belligeranza del 1983) la zona san babila-duomo era nostra, mentre la zona navigli-colonne era loro.
io all'epoca ero un pischello ai miei primi anni in curva, non contavo un cazzo e quindi mi muovevo come volevo (ma senza oggetti che mi identificassero, non sarei mai andato sui navigli con una t-shirt della Nord per dire): però gente conosciuta come ultrà di peso, nostra e loro, è stata presa a cinghiate perchè si era avventurata in zona "nemica"...
Qu'ils mangent de la brioche.


Ecco infatti quelle erano le ultime sacche di differenziazione geografica. Fu fatto il patto di non belligeranza anche perché all'inizio degli anni 80 si prese atto che suddividere la città in "zone di tifo" ormai non aveva più alcun senso
Quando ho iniziato io a frequentare la Fossa dei Leoni (metà anni 90) tutto questo era già un lontano ricordo
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il patto fu la decisione più sensata che si potesse prendere, il clima oramai era invivibile e di lì a poco ci sarebbe sicuramente scappato il morto. c''è stata gente picchiata in un ristorante mentre era con la morosa a cena, solo perchè riconosciuta come ultras avversario. non si poteva girare tranquillamente per la città, non dico il giorno della partita, ma 365 giorni l'anno, era una situazione peggiore di quella (pessima) esistente oggi a Roma per dire...la ciliegina sulla torta fu la carica pistole alla mano al Mundialito, appunto nel 1983, fu quella che fece capire che si era definitivamente passato il segno, e spinse i responsabili delle due curve a stringere il patto.
io, ripeto, all'epoca ero un "soldato" di seconda fila, ero un pischello, ma queste cose me le ricordo cmq bene...
negli anni 90 in effetti era tutto cambiato, ma non solo a Milano, in generale. trasferte blindati dai blu, stadi con separazioni, gabbie etc...e difatti ci si sfogava con le coreografie, più che con le cinghie alla mano![]()
Qu'ils mangent de la brioche.


Io sono del 73 e queste cose non le ho mai vissute. Quando il Milan ha vinto il primo scudetto dell'era Sacchi nell'88 la città era già mista, potevi festeggiare in San Babila come in periferia che non c'erano problemi
La violenza negli stadi è stata un problema eccome anche per la mia generazione, ci scappavano anche dei morti ma si pestavano solo allo stadio o nei dintorni in occasione delle partite, e la cosa finiva li. Però è vero che negli settanta ci si pestava, ci si accoltellava e ci si sparava per futili motivi, politici o anche calcistici. Dico solo che quella divisione geografica della città di cui hai parlato nel primo post era già antistorica da un pezzo in quel periodo, anche se era mantenuta viva forzatamente da quegli ultras per cui ogni pretesto per menare un pò le mani era buono.
Ultima modifica di Maestrale; 20-08-15 alle 11:23
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Bei ricordi... Però i miei migliori ricordi di una squadra veneta son legati al Vicenza di Guidolin...
Non tifo per una squadra del mio territorio ma mi fa sempre piacere vedere le squadre di Veneto e Friuli ben figurare... anche se ammetto che tra tutte ho più simpatia per i magnagati. Comunque non per questo non riesco ad essere felice dei risultati delle altre (facendo un paragone con un altro sport che seguo, anche se per me il basket è - purtroppo era - la Benetton Treviso ciò non toglie che quest'anno ho tifato Reyer).
ps: per rispondere al topic: tifoso viola, ma con smisurata simpatia per il Toro