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Discussione: Michel Onfray

  1. #1
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    Predefinito Michel Onfray

    Io lo vidi per caso nel 2005 a un programma di Costanzo su Canale 5. A volte sono d'accordo con lui, a volte meno. Che pensare di quello che taluni considerano il più famoso filosofo ateo contemporaneo?

    https://it.wikipedia.org/wiki/Michel_Onfray

    Michel Onfray (Chambois, 1º gennaio 1959) è un filosofo e saggista francese, appartenente alla moderna corrente anarchica ed edonista.
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    I suoi scritti celebrano i sensi, l'ateismo filosofico, l'edonismo e il piacere (senza rinunciare a una decisa impronta etica e politica), e la figura del "filosofo-artista" nella tradizione dei pensatori greci, che affermarono l'autonomia della vita e del pensiero.Ostentando un ateismo senza concessioni, egli sostiene che le religioni sono indifendibili in quanto strumenti d'oppressione e di frattura con la realtà o di elusione da essa.

    Michel Onfray ritiene che la filosofia non possa esistere senza l'ausilio apportato dalle scienze naturali, dalla psicoanalisi (sebbene abbia successivamente rifiutato Freud, preferendogli Jacques Lacan, cui pure non ha risparmiato pesanti critiche) e dalla sociologia in una coniugazione del sapere scientifico con quello filosofico. Secondo lui, un filosofo pensa in modo coerente solo se dispone di adeguati strumenti del sapere, altrimenti le sue analisi si collocano al di fuori della realtà. Grazie ad un linguaggio ricco e fluente, riesce a spiegare efficacemente le sue teorie nel corso di trasmissioni televisive o radiofoniche; come divulgatore della filosofia, anche emittenti di stampo conservatore lo invitano sovente, perché egli ricopre il ruolo di "ateo di servizio" (athée de service, secondo una definizione da lui coniata).

    Onfray appartiene a una classe di intellettuali vicina a correnti di pensiero individualiste e libertarie, di cui tenta il recupero dell'afflato originario attraverso lo studio dei filosofi cinici (come Diogene di Sinope), cirenaici (Aristippo) ed epicurei (principalmente Epicuro e Diogene di Enoanda), ma anche tramite tutta la storia della filosofia, dai pensatori libertini come Michel de Montaigne e Baruch Spinoza, illuministi radicali come d'Holbach, utilitaristi, anarchici come Bakunin, Proudhon, Godwin e Stirner, alcuni esponenti della Scuola di Francoforte, ma anche Nietzsche, con cui condivide la "rivolta dionisiaca", e gli esistenzialisti atei come Albert Camus. Egli, è, alla maniera di molti di questi ispiratori, un materialista leggermente più ottimista, senza gli eccessi di pessimismo che alcune correnti irreligiose hanno manifestato.

    È stato avvicinato alla corrente del "Nuovo ateismo", gruppo assai eterogeneo a cui sono stati associati vari pensatori e scrittori, come Richard Dawkins, Sam Harris, Daniel Dennett, Christopher Hitchens e Piergiorgio Odifreddi.



  2. #2
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    Predefinito Re: Michel Onfray

    Biografia dettagliata
    Nato a Chambois, piccolo comune della Bassa Normandia, nel dipartimento dell'Orne, da una famiglia di contadini normanni, da padre operaio e bracciante, e madre cameriera e addetta alle pulizie delle case di benestanti locali, proprietari anche della fattoria dove lavorava il padre. Suo zio fu un membro della Resistenza francese, arrestato, torturato e internato in un campo di concentramento nazista durante la seconda guerra mondiale.

    Cresciuto nella vicina cittadina di Argentan (nei cui pressi ha una casa di campagna, dove ha vissuto quasi ininterrottamente fino al 2013), a causa di problemi finanziari del padre, la madre, donna con problemi caratteriali, che spesso diventava violenta (riflesso dell'educazione ricevuta da lei stessa, in quanto orfana e affidata alla pubblica assistenza), lo abbandonò a sé stesso; quindi, a dieci anni, fu affidato ad un orfanotrofio cattolico gestito da preti salesiani, anche se spesso poteva tornare a casa. In questo luogo egli racconta di aver ripudiato definitivamente la religione, di aver maturato il rifiuto dell'autorità e di essersi interessato alla filosofia, anche in seguito al fatto di aver subito un «regime carcerario» di «maltrattamenti e [...] molestie» da parte dei sacerdoti («alcuni dei quali pedofili», aggiunge) che avrebbero dovuto accudirlo. Rimase dai salesiani per circa quattro anni, e successivamente ne passò tre in un altro istituto cattolico, uscendo dalla tutela dei salesiani quasi alla maggiore età, e in seguito si riconciliò con la madre. Onfray ha anche un fratello minore, che invece la madre tenne con sé.

    Dopo aver lavorato come operaio in un caseificio locale (la prima volta a 14 anni) e in una fabbrica[14], divenne anarchico grazie alla conoscenza di un amico barbiere ed ex partigiano, che gli fece scoprire le idee di «una sinistra diversa, non comunista e non liberale», che «rifiuta il socialismo del filo spinato» e al contempo «vuole la fine dello sfruttamento capitalista, la felicità per gli umili e i diseredati, una società più giusta o (se si preferisce) meno ingiusta».; conseguì quindi la laurea in Filosofia all'Università statale e, dal 1983 al 2002, insegnò questa materia agli studenti dell'ultimo anno di un istituto tecnico a Caen, una scuola di proprietà cattolica, contrastato dai dirigenti per le sue idee eterodosse. Lo fa in contrasto con il programma didattico nazionale che, secondo lui, prevede solo l'insegnamento della storia della filosofia del passato, trascurando la pratica della stessa nella vita quotidiana e i più recenti sviluppi del pensiero in rapporto alle scienze. Nel 1987, a 28 anni, fu colpito da un grave infarto cardiaco, al quale sopravvisse riprendendosi molto bene. Questo evento lo spingerà a dedicarsi alla filosofia.

    Nel 2004 ebbe una ricaduta del problema cardiaco sotto forma di un episodio di cardiomiopatia, a causa di un'infezione contratta in Mauritania che gli provocò un ictus, il quale gli impedì di scrivere per qualche giorno; dopo un giorno ebbe un aggravamento delle condizioni cardiache, che più tardi egli paragonò alla sindrome tako-tsubo, cioè la cardiomiopatia da stress (un disturbo cardiaco di origine nervosa, che può manifestarsi in persone predisposte, provocando danni cardiaci o aggravando i disturbi già esistenti) dovuta - secondo lui - al dispiacere di non riuscire temporaneamente a lavorare, ma riuscirà a riprendersi anche da questo incidente.

    Michel Onfray, essendosi dimesso dall'incarico di insegnante nel 2002 (l'anno in cui Luc Ferry diventa Ministro dell'Istruzione), per impegnarsi attivamente nella filosofia e nell'attivismo, anche contro un'eventuale vittoria, al ballottaggio presidenziale, del candidato di estrema destra Jean-Marie Le Pen, da allora si dedica alla ricerca in proprio.

    Nel corso dello stesso anno crea l’Université populaire de Caen e numerose attività collegate, e, nel 2004, ne scrive il manifesto (La communauté philosophique, La comunità filosofica). Da allora è docente nella stessa università da lui fondata, e, quando non viaggia per promuovere la sua attività, risiede stabilmente in Normandia. Anche in Italia Onfray diviene noto, oltre che per i suoi libri (specialmente il Trattato di ateologia), per i suoi significativi interventi in convegni internazionali concernenti il pensiero filosofico, la religione e la spiritualità.

    Onfray sostiene attivamente la legalizzazione dell'eutanasia e del suicidio assistito in Francia e nel 2014 ha rivelato di aver aiutato a morire la sua compagna, Marie-Claude Ruel, docente di francese e italiano conosciuta nel 1976, malata di cancro al seno da più di 13 anni, guarita una prima volta ma ormai incurabile; la Ruel è deceduta l'8 aprile 2013 a 60 anni in una clinica svizzera dove si pratica il suicidio assistito.

    Onfray, oltre che di insegnamento e divulgazione, si occupa della direzione di alcune collane editoriali incentrate sulle filosofia, e partecipa come ospite fisso alle trasmissioni della radio France Culture.



    Citazioni dal Trattato di Ateologia, l'opera più famosa (tratte da Wikiquote)


    Incipit

    Dopo alcune ore di pista nel deserto mauritano, la visione di un vecchio pastore con due dromedari, la sua giovane moglie e la suocera, la figlia e i ragazzi su degli asini, carichi di tutto ciò che è essenziale per la sopravvivenza, quindi per la vita, mi dà l'impressione di incontrare un contemporaneo di Maometto. Cielo bianco e rovente, alberi bruciati e rati, cespugli di spine trascinati dal vento su infinite distese di sabbia arancione, lo spettacolo mi trasporta nell'ambiente geografico — dunque mentale — del Corano, nelle epoche ormai lontane delle carovane di cammelli, dei campi nomadi, delle tribù del deserto e dei loro scontri.
    Citazioni


    • L'epoca sembra atea, ma solo agli occhi dei cristiani o dei credenti. In realtà, è nichilista. (p. 50)
    • Persiste la vecchia idea dell'ateo immorale, amorale, senza fede né legge etica. (p. 50)
    • Perché mi sembra vero piuttosto l'inverso: «Poiché Dio esiste, allora tutto è permesso». (p. 50)
    • I teisti hanno un bel fare contorsioni metafisiche per giustificare il male sul pianeta pur affermando l'esistenza di un Dio al quale nulla sfugge. I deisti sembrano meno ciechi, gli atei sembrano più lucidi. (p. 52)
    • L'epoca nella quale viviamo non è quindi atea. Essa non sembra ancora neanche postcristiana, oppure lo è molto poco. In compenso, essa resta cristiana, e molto più di quanto appaia. (p. 52)
    • La negatività deriva dal nichilismo consustanziale alla coesistenza di una religione ebraico-cristiana in decadenza e di un postcristianesimo ancora nel limbo. (p. 52)
    • Si può persino pensare che la fine del monopolio in campo religioso dei professionisti della religione abbia liberato l'ir razionale e generato una maggiore profusione di sacro, di religiosità e di sottomissione generalizzata all'irrazionale. (p. 53)
    • Michel Foucault chiamava episteme quell'invisibile ma efficace dispositivo di discorso, di visione delle cose e del mondo, di rappresentazione della realtà che chiude, cristallizza e blocca un'epoca su rappresentazioni fisse. (p. 55)
    • Ma è un pessimo calcolo rinunciare a vivere per non dover morire, perché così alla morte si paga due volte un tributo che è sufficiente pagare una volta sola. (p. 72)
    • Venire al mondo significa scoprire di essere per la morte; essere per la morte significa vivere giorno per giorno la delusione della vita. Solo la religione dà l'impressione di arrestare il movimento. In realtà lo accelera. (p. 72)
    • Lezione numero uno: se rifiutiamo l'illusione della fede, le consolazioni di Dio e le favole della religione, se preferiamo voler sapere optando per la conoscenza e l'intelligenza, allora la realtà ci appare così com'è: tragica. Ma una verità che toglie subito la speranza e consente di non sprecare del tutto la vita collocandola sotto il segno del morto-vivente è meglio di una storia che sul momento consola, ma ci fa trascurare il nostro unico bene: la vita qui e ora. (p. 75)
    • Infatti l'obbedienza si misura bene solo per mezzo di divieti. (p. 75)
    • La logica del lecito e dell'illecito rinchiude in una prigione dove l'abdicazione della volontà vale come atto di fedeltà e prova di comportamento pio – un investimento ripagato profumatamente, ma più tardi, nel paradiso. (p. 77)
    • La Bibbia, col pretesto di contenere tutto, impedisce tutto ciò che non contiene. Per secoli il danno che ne deriva è notevole. (p. 84)
    • Il genere evangelico è performativo – per usare la terminologia di Austin: l'enunciazione crea la verità. Ai racconti testamentari non importa un fico secco del vero, del verosimile o del veritiero. In compenso, essi rivelano una potenza del linguaggio che, affermando, crea ciò che enuncia. Prototipo del performativo: il sacerdote che dichiara sposata una coppia. Per il fatto stesso di pronunciare una formula l'evento coincide con le parole che lo significano. Gesù non obbedisce alla storia ma al performativo testamentario. (p. 121)
    • Gesù è dunque un personaggio concettuale. Tutta la sua realtà sta in questa definizione. (p. 125)
    • Gli evangelisti scrivono una storia, con la quale narrano meno il passato di un uomo che il futuro di una religione. Astuzia della ragione: creano il mito e sono creati da lui. I credenti inventano la loro creatura, poi gli tributano un culto: è il principio stesso dell'alienazione. (p. 125)
    • Paolo si impadronisce del personaggio concettuale e lo veste, gli fornisce delle idee. Il Gesù primitivo non parla affatto contro la vita. (p. 126)
    • Il radicalismo antiedonista del cristianesimo deriva da Paolo non da Gesù, personaggio concettuale silenzioso su questi problemi (p. 126)
    • Io sono per una spietata lettura storica dei tre sedicenti libri sacri. E ritengo necessario studiare la loro origine dentro la storia dell'Occidente e del mondo. (p. 160)
    • Questi tre libri servono più di quanto dovrebbero la pulsione di morte consustanziale alla nevrosi della religione di un solo Dio divenuta religione del solo Dio (p. 160)
    • La possibilità di effettuare prelievi dai tre libri del monoteismo secondo le proprie esigenze avrebbe potuto produrre ottimi effetti. (p. 161)
    • Infatti il monoteismo parteggia per la pulsione di morte, ama la morte, è affezionato alla morte, gode della morte, è affascinato da essa (p. 162)
    • Dal momento che la religione produce effetti pubblici e politici, essa aumenta considerevolmente il suo potere di nuocere. (p. 163)
    • Ogni teocrazia rende impossibile la democrazia. Meglio: un sospetto di teocrazia impedisce l'esistenza stessa della democrazia. (p. 163)
    • Sul terreno della storia si devono riprodurre gli schemi teologici. L'immanenza deve copiare le regole della trascendenza. La Torah racconta le cose senza ambagi. (p. 164)
    • I cristiani non restano indietro quando si tratta di arruolare Dio per i loro misfatti. (p. 165)
    • Dal Gesù umiliato alle umiliazioni praticate in suo nome, la conversione è rapida, facile e la mania durevole presso i cristiani. (p. 165)
    • Il non ebreo non gode degli stessi diritti di chi è membro dell'Alleanza. Di modo che, al di fuori del Libro, l'Altro può essere ispezionato come fosse una cosa, trattato come un oggetto: il goi per l'ebreo, il politeista e l'animista per il cristiano, l'ebreo e il cristiano per il musulmano, l'ateo ovviamente per tutti. (p. 176)
    • E poi, ultimo sofisma, poiché gli uomini sono uguali agli occhi di Dio, poco importa che sulla terra esistano differenze alla fin fine secondarie: uomo o donna? schiavo o proprietario? ricco o povero? Poco importa, dice la Chiesa – prendendo sistematicamente posizione nella storia a favore dei ricchi e dei possidenti... (p. 176)
    • Lo schiavo che recita bene la propria parte di schiavo – come il cameriere sartriano – si guadagna il paradiso (fittizio) con la sottomissione (reale) in terra. (p. 177)
    • La Torah, il Nuovo Testamento e il Corano giustificano la schiavitù per i nemici come segno d'infamia, quindi come umiliazione, destino che tocca al sottouomo, quale sempre è il reprobo che prega un Dio diverso dal loro. (p. 177)
    • Tutti sanno che l'origine della comunità, la genealogia della collettività prende corpo lì, nello spazio intimo della famiglia – la tribù primitiva. Leggere o rileggere Engels e L'origine della famiglia della proprietà privala e dello Stato per convincersene... (p. 184)
    • L'appartenenza dell'islam a una storia che nega la Storia genera una società statica, chiusa in se stessa, attratta dall'immobilità dei morti. (p. 185)
    • La democrazia vive di movimenti, di cambiamenti, di assetti nati da accordi, di tempi fluidi, di dinamiche permanenti, di giochi dialettici. Essa nasce, vive, cambia, si trasforma, si costruisce in relazione a una volontà generata da forze viventi. Ricorre all'uso della ragione, al dialogo tra le parti in causa, all'agire comunicativo, alla diplomazia e alla negoziazione. La teocrazia funziona in modo opposto: nasce, vive e gode dell'immobilità, della morte e dell'irrazionale. La teocrazia è il nemico che la democrazia deve temere di più, ieri l'altro a Parigi prima del 1789, ieri a Teheran, nel 1978, e oggi, ogni volta che Al Qaeda fa parlare le armi. (p. 186)
    • La teocrazia musulmana – come ogni altra teocrazia – implica la fine della separazione tra credenza privata e pratica pubblica. La religione esce dal foro interiore e si impone in tutti i campi della vita sociale. (p. 188)
    • La teoria dei prelievi permette oggi di tributare un culto al significante, pur svuotandolo totalmente del suo significato. Si adora perciò un guscio vuoto, ci si prosterna davanti al nulla – uno dei numerosi segni del nichilismo della nostra epoca. (p. 189)
    • L'islam infatti è strutturalmente arcaico: esso contraddice, punto per punto, tutto ciò che l'Illuminismo ha ottenuto. (p. 190)
    • Ancor più imbarazzante è che il laicismo militante si appoggi all'etica ebraico-cristiana, alla quale molto spesso si limita a togliere l'etichetta. (p. 195)
    • Cambia la forma, resta la sostanza. La laicizzazione della morale ebraico-cristiana assai spesso corrisponde alla iscrittura immanente di un discorso trascendente. (p. 195)
    • I manuali di morale nelle scuole repubblicane insegnano l'eccellenza della famiglia, le virtù del lavoro, la necessità di rispettare i genitori e di onorare i vecchi, la fondatezza del nazionalismo, i doveri verso la patria, la diffidenza verso la carne, il corpo e le passioni, la bellezza del lavoro manuale, la sottomissione al potere politico, i doveri verso la povera gente. Che cosa troverebbe da ridire il parroco del paese? Patria, Lavoro, Famiglia, la santa trinità laica e cristiana. (p. 195)
    • Il pensiero laico non è un pensiero scristianizzato, ma cristiano-immanente, nel quale, dietro un linguaggio razionale, spostato sul piano del concetto, persiste la quintessenza dell'etica cristiana. Dio lascia il cielo per scendere sulla terra. Egli non muore, non viene ucciso, non viene utilizzato con parsimonia, ma lo si acclimata sul terreno della pura immanenza. (p. 196)
    • Come non è giusto mettere sullo stesso piano vittima e carnefice, così non si deve tollerare la neutralità, ostentare benevolenza per ogni forma di discorso, compresi quelli che appartengono al pensiero magico. Bisogna restare neutrali? Ci possiamo permettere ancora questo lusso? Non credo. (p. 198)
    • Essi sanno che esiste un solo mondo e che ogni offerta di un oltremondo ci fa perdere l'uso e il beneficio del solo mondo esistente. È questo il vero peccato mortale. (p. 198)
    • Il monoteismo passa per essere la religione del Libro – ma sembra piuttosto la religione di tre libri che non si sopportano affatto.
    • Dio non è morto perché non è mortale. Una finzione non muore.
    • Dirsi ateo è difficile: atei si è chiamati.
    • Gli oltremondi mi sembrano subito contromondi inventati da uomini stanchi, sfiniti, essiccati dai ripetuti viaggi tra le dune o sulle piste pietrose arroventate. Il monoteismo nasce dalla sabbia.
    • Dappertutto ho constatato quanto gli uomini favoleggiano per evitare di guardare in faccia la realtà. La creazione di oltremondi non sarebbe molto grave se non venisse pagata a caro prezzo: l'oblio della realtà, e dunque la colpevole negligenza del solo mondo esistente.
    • Mosè, Paolo di Tarso, Costantino, Maometto, in nome di Jahvèh, Gesù e Allah, loro utili finzioni, si danno da fare per gestire le forze oscure che li invadono, li agitano e li tormentano. Proiettando sul mondo le loro perfidie essi lo oscurano ancora di più e non si liberano di nessuna pena. L'impero patologico della pulsione di morte non si cura con un'irrorazione caotica e magica, ma con un lavoro filosofico su di sé. Un'introspezione ben condotta ottiene che arretrino i sogni e i deliri di cui si nutrono gli dèi. L'ateismo non è una terapia, ma una salute mentale recuperata.
    • Il silenzio di Dio permette la chiacchiera dei suoi ministri che usano e abusano dell'epiteto: chiunque non crede al loro Dio, dunque a loro, diventa immediatamente un ateo.


    Explicit


    Nel momento in cui si profila uno scontro decisivo – forse già perduto... – per difendere i valori dell'Illuminismo contro le affermazioni magiche, bisogna promuovere una laicità postcristiana, ossia atea, militante e radicalmente opposta a quella che ci obbliga a scegliere tra la religione ebraico-cristiana occidentale e l'islam che la combatte. Né Bibbia né Corano. Ai rabbini, ai preti, agli ayatollah, agli imam e ai mullah, io continuo a preferire il filosofo. Contro tutte le teologie strampalate, preferisco fare appello alle correnti di pensiero alternative alla storiografia filosofica dominante: burloni, materialisti, radicali, cinici, edonisti, atei, sensisti, gaudenti. Essi sanno che esiste un solo mondo e che ogni offerta di un oltremondo ci fa perdere l'uso e il beneficio del solo mondo esistente. È questo il vero peccato mortale.
    Ultima modifica di Jerome; 23-08-15 alle 12:32

  3. #3
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    Predefinito Re: Michel Onfray

    http://www.gianfrancobertagni.it/mat...a/trattato.pdf
    Testo integrale del Trattato di ateologia (227 pagine)

  4. #4
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    Predefinito Re: Michel Onfray

    I vangeli non sono una storia di Gesù ne una biografia ma sono la Parola di Dio giunta a noi . La pecora nera del cristianesimo è San Paolo , già si sapeva ; è lui che fa della parola di Gesù un fodamentalismo radicale . E poi che dire .... Onfray ripropone le stesse cose già sentite e risentite .

    Gli atei hanno un difetto : parlano sempre di religione nel tentativo di confutarla a tutte le maniere .Così non fanno altro che predicare il vangelo o il corano o la torah forse meglio di un qualsiasi prete . Ti ricordo che la parola di Dio è come un seme , se lo butti poi fruttifica . E non importa chi lo getta ( lo dice san Paolo : si faccia di tutto purchè la parola venga annunciata anche peri invidia ) . Un vero ateo dovrebbe invece dimenticarla completamente .

    Per il resto mi annoia assai e i rimedi per distrarsi dal nulla sono gli stessi : sesso, droga , lavoro , diveritmento, edonismo ....e non fermarsi mai a pensare perché sarebbe la fine .

  5. #5
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    Predefinito Re: Michel Onfray

    Onfray non si droga, non si ubriaca e non va in discoteca. Si dedica all'insegnamento e alla divulgazione. Un tipico esempio di ateo morale, come Camus e Holbach, che smontano gli assunti dostoevskiani.

  6. #6
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    Predefinito Re: Michel Onfray

    Citazione Originariamente Scritto da Keynez Visualizza Messaggio
    Onfray non si droga, non si ubriaca e non va in discoteca. Si dedica all'insegnamento e alla divulgazione. Un tipico esempio di ateo morale, come Camus e Holbach, che smontano gli assunti dostoevskiani.

    Paolo VI disse che di maestri e di insegnanti ce ne sono già troppi .... appunto un bel pretino vestino da ateo che sta sempre lì a parlar di religione .

  7. #7
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    Predefinito Re: Michel Onfray

    Citazione Originariamente Scritto da zwirner Visualizza Messaggio
    Paolo VI disse che di maestri e di insegnanti ce ne sono già troppi .... appunto un bel pretino vestino da ateo che sta sempre lì a parlar di religione .
    Lui in realtà è contrario ai preti laici che predicano virtù civili; parla di felicità, non di religione secolare. Si è costretti a occuparsi di religione perché la religione irrompe, se non è una è l'altra. Gli attentati dell'Isis sono un irrompere della pulsione di morte nichilistico-religiosa (da una parte nichilismo irreligioso che si salda alla volontà di distruggere il nemico e offrirlo come sacrificio al proprio Dio, in questo caso Allah raffigurato in terra dal suo califfo). Se non decostruisci la carica aggressiva della religione come fai a tenere a bada gli istinti oscuri che essa eccita?

  8. #8
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    Predefinito Re: Michel Onfray

    Citazione Originariamente Scritto da Keynez Visualizza Messaggio
    Onfray non si droga, non si ubriaca e non va in discoteca
    merita un nobel, insomma
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  9. #9
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    Predefinito Re: Michel Onfray

    Citazione Originariamente Scritto da zwirner Visualizza Messaggio
    E poi che dire .... Onfray ripropone le stesse cose già sentite e risentite .
    sono cose che possono soddisfare giusto atei e laici, il cui orizzonte culturale è circoscritto agli ultimi secoli. si vantano di esaltare le più grosse banalità della vita, ti meraviglia che possano elogiare uno come Onfray

    Gli atei hanno un difetto : parlano sempre di religione nel tentativo di confutarla a tutte le maniere
    è il motivo per cui ne capiscono tanto quanto di filosofia (zero)
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  10. #10
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    Predefinito Re: Michel Onfray

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    merita un nobel, insomma
    Sei venuto a dar manforte a zwirner oppure mi stai stalkerando?

 

 
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