Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?
Citazione:
Originariamente Scritto da Ferruccio1
il 2002-12-05 16:55:04
ERO UN BALILLA 1946 SUL FIUME PO
E' certo che la discesa del Po fino a Venezia fu una bellissima avventura ma era una avventura ben divesra da quelle che avevamo vissuto fino al'anno prima e che tanto ci avevano
influenzato negativamente fino a renderci degli autentici disadattati in tempo di pace.
Quando era il nostro turno sulla barca ci godevamo sempre mutevoli panorami fluviali.Ci colpiva come colpisce ancora il grande silenzio che incombeva sul Po dovuto ai grandi argini maestri e ai boschi sopratutto di pioppi che filtravano i rumori di fondo ieri come oggi.
Sul fiume quasi nessuno, solo qualche pescatore mentre essendo il Po in periodo di magra lasciava scoperte grandi isole o spiagge di sabbia bianca ornate da resti di alberi che assumevano l'aspetto di sculture moderne.Pochi allora gli uccelli che invece oggi sono tornati sul fiume tipo aironi bianchi e grigi,garzette,cavalieri d'Italia etc..Penso che propabilmente se li fossero mangiati tutti negli anni di fame delle guerra.
Un giorno fummo " distratti " da una personaggio inconsueto.
Una prostituta " fluvale " che doveva avere come clienti gli addetti
alla ricomparsa navigazione per trasporto materiali poveri ci segui' per un buon tratto incitandoci a servirci di lei e illustrando anche le sua capacita' e bellezze anche tirandosis le
sottane.Saltellava sulla riva e ci chiamava " umanciu' "
proprio come nel film Amarcord fa il personaggio della Volpina
allupata perenne.
Il sacerdote che era con noi faceva finta di niente ma poi incitava ad accellerare la remata. Un giorno e fu l'unico di tutto il viaggio
fino a Venezia si levo' un vento esattamente da ovest che ci
accompagno' per tutta la mattinata.Cosi' potemmo alzare un alberetto di cui era dotata la barca ed innlalzare una primitiva vela quadra.Quel mattino non si remo' e fummo spinti dal solo vento.Comunque quando si stava sulla barca i contatti con
l'ambiente umano di quei posti era molto poco cosa invece che avveniva quando era il turno di andare in bicicletta o nella squadra .....annonaria o in quella di assistenza logistica
alla barca.
Potemmo vedere cosi' diversi paesi e frazioni e cascine e parlare con la gente.La guerra aveva lasciato tracce e vi era grandfe
poverta' anche se con un provvedimento molto criticato dagli agrari c'era stata l'imposizione di braccianti sulla base della superficie della aziende agricole cosa che da un lato aveva reso
difficile la vita delle predette aziende ma aveva pero' tolto dall'indigenza molti che altrimenti non avrebbero sdputo come
cavarsela.Di buono c'era che essendo tutte zone la cui
economia era basata sull''agricoltura il cibo non scarseggiuava e questo era gia' qualche cosa a paragone con le grandi citta' dove
la situazione non era poi cambiata gran che rispetto al periodo di guerra e dove ce'ra ancora la borsa nera.
Ricordo perfettamente che non appena arrivammo all Po per la prima volta da sei anni vedemmo il pane bianco sottoforma di quei pani a forma di doppio cornetto o di luimaca
fatto di grando duro e che era ed e' bianchissimo.La prima volta che noi lo potemmo avere tra le mani lo giravamo e rigiravamo tra le mani.Del pane bianco noi quasi non avevamo piu' i memoria.La
prima volta addirittura si fece silenzio.Neanche fosse stato un meteorite piovuto sulla terra da chissa' quale mondo.
Comuqnue quando si andava in biciletta i contatti con le gente sia sulla riva sinistra che sulla riva destra del fiume erano frequenti.
Erano per lo piu' zone di " sinistra " ma sempre fummo accolti bene ed aiutati nei rifornimenbti di acqua , verso il Delat anche di legna da bruciare che in quelle zone scarseggiava.
Un giorno incontrammo un tipo di tragjhetto molto
primitivo detto a " pendolo ".Consisteva di una cima molto
robusta e lunga quasi un kilometro agganciata ad un' ancora ben sistemata.La lunghezza della fune permetteva ad una barca
con l'aiuto del timone opportunamente manovrato di spostarsi da una riva all'altra.Era un traghettamento molto lento ma aveva il
pregio di non avere bisogni di motore.Roba arrivata a noi probabilmente da centinaia per non dire migliaia di anni prima.
Andava tutto bene salvo il fatto che avendo il prete che era anche il nostro capo sbagliato totalmente i suoi calcoli ci
accorgemmo che i soldi che avevamo portato erano insufficineti
pertanto fummo costrette a ridurre i nostri acquisti di cibo
all'essenziale.Cio' ci provoco' tra l'altro quello che doveva essere un inizio di scorbuto da mancanza di vitamine che solopoteaavno
venire dalla verdura fresca e dalla frutta che avevamo abolito.Personalmente rimediai fermandomi quando ero di turno
in biccletta nelle cosidette "anguriere."
Era capanne fatte di frasche ingiallite e seccate dal sole dove si potevano mangiare angurie ed anche i meloni.C'erano della
panche e qualche volta anche i tavoli.Le angurie erano sistemate in cassoni pieni d'acqua che veniva cambiata qualche volta al giorno e cosi' le angurie stavano un poco piu' fresche.
Oggi le auguriere sono pressocche' scomparse e quelle che sopravvino campano abbastanza male malgardo siano sistemate in tuttaltro modo che quelle di allora.La gente reputa di perdere
in immagine frequantandolw.Magari comperano le angurie ma pochi si siedono.Cosi' e' qui da noi.
Un giorno alla sosta del pranzo, mentre stavamo sulla riva destra del Po dopo Ferrara mentre bighellonavo mi imbattei in quello
che doveva essere una volta un natante.Consisteva in un
barcone grande collegato ad un'altro barcone piu' piccolo da un qualche cosa come una ruota.Stavo chiedendomi che cosa potesse essere stato dato che stava a secco ed aveve l'aspetto malandato avendo ormai la vernice ed i calafati in condizioni
miserevolie quando un contadino dietro di me grido' in dialetto
ferrarese:
Questo e' l'ultimo mulino de Po.Ragazzi , guardatelo bene !
Non lo vederete mai piu' !
Capii allora che cosa era quello strano natante abbadonato.Anni dopo venni a sapere che quello era stato veramente l'ultimo mulino del Po e precisamente quello appartenuto al Senatore
Arlotti di Ferrara,gran commerciante di granaglie che aveva voluto conservare almeno un mulino in funzione.Era stato proprio su
quel mulino fluviale che Riccardo Bacchelli si era impratichito
su tutto quanto riguardava la molitura e sulla nomenclatura delle
varie parti dei mulini fluviali e sulle manovre che esso comportava sia per lavorare che per spostarsi.Seppi anche che pocho tempo dopo da quando lo avevo visto il mulino era stato bruciato per la paura che sollevandosi a causa di una delle fequenti piene
andasse a danneggiare qualche ponte di barche.Peccato non sia
stato smontato e salvato:oggi avremmo un importante ricordo del mondo contadino e della nostra storiaa compresa l'iniqua tassa sul macinato che cosi' malamente aveva influenzato la vita sociale nell''800 in quelle zone gia' cosi' critiche..Mi raccomando.chi non lo ha letto vada a comperare " Il Mulino del PO e mi ringraziera'.E' meglio di un gran libro di
storia patria e certi personaggi come Scacerni e Dosolina non li
dimentichera' mai piu'.
Aggiungo che il Sen Arlotti non pote' vedere la fine di quel
mulino.,Fu fucilato a Ferrara nel Gennaio del 44 da un gruppo di fascisti repubblicani per vendicarsi dell' uccisione del Federale Guagnellini.Il Sen. Arlotti era un antifascista e' vero ma l'uccisione
di Guagnellini era stata opera di comunisti ed era avvenuita del quadro della loro strategia di attizzare la guerra civile puntando
proprio sulla reazione degli estremisti che avevano perfettamente abboccato all'amo.Guagnellini era un moderato e per questo anche fu tolto di mezzo.Scusate la digressione ma quando ci vuole ci vuole.
Segue
Un saluto a tutti.
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Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?
Citazione:
Originariamente Scritto da Ferruccio1
il 2002-12-06
18 : 59 : 49
ERO UN BALILLA 1946 - SUL FIUME PO
Avrete forse notato come parlando del Po non ho menzionato ne' Guareschi ne' Peppone ne' Don Camillo.Perche' ? Perche' nel 46
pochi conoscevano Guareschi ed i suoi personaggi gli stavano ancora nella penna.Questo Vi fa capire di quanto anni fa sto parlando.
Intanto che procedevamo vcerso Venezia notavamo come lo
Stato Italiano non era gran che presente.Soprattutto facevano difetto i carabinieri specie in Emilia.Qui si sembrava si fosse quasi al Soviet.
In proposito Vi racconto un episodio fortemente comico.Eravamo
a Ponte Lagoscuro pochi chilometri da Ferrara quando ci venne voglia di visitare uno zuccherificio.Chiedemmo e ci fu consentito.
Fummo ricevuti dalla Direzione che ci accolse in uno stanzone.
La Direzione era composta da un Direttore piu' alcune altre persone.Piu' che una Direzione normale era un Soviet e sopra
aveva grandi ritratti di Marx. Engels, Lenin,Stalin.Mao no perche' allora nessuno lo teneva ancora presente.
Noi eravamo come sempre accompagnati dal nostro prete che pero' vestiva pure lui uan divisa da scout e pertanto non era riconoscibile come sacerdote..
Il "Direttore " accogliendoci prima della visita intavolo' discorso con il nostre prete e dopo alcuni convenevoli gli fece alcune domande tanto per rompere il ghiaccio trasudando anche
una certa curiosita' su cosa realmente noi fossimo.
Ad un certo punto gli butto' li tanto per " inquadrarlo ": che cosa Le piace di piu' nella vita ?
Le piace mangiare bene ? No rispose il nostro Capo.
Silenzio ...sorpreso dell'interlocutore e quindi altra domanda:
allora Le piace il vino ? No rispose ancora il nostro.
Silenzio prolungato, pieno di interrogativi e di preoccupato
stupore da parte del " Direttore " e dei suoi collaboratori.Quindi altra domanda:
allora Le piace fumare......no non fumo fu la risposta.
A questo punto il silenzio si fece ancora piu' .....silenzio mentre gli astanti cominciavano a tradire nelle espressioni una certo
disgusto.A questo punto la domanda risolutiva :.
ma allora se a Lei non piace mangiare bene,non piace il vino, non piace il fumo vuol dire allora che almeno va matto per le donne !
Noi eravamo li che ascoltavamo una tale inquisizione e ci chiedevamo come sarebbe andata a finire.
La riposta fu ancora negativa.A questo punto il silenzio si fece tombale e prolungatissimo finche' Capo del Soviet sbotto' ad alta voce:
Scusi ma Lei allora cosa sta al mondo a fare ?
Dopo Pontelagoscuro raggiungemmo la grande conca di Volta Grimana ,ancora presidiata dagli inglesi e raggiungemmo Chioggia
incrociando sia l'Adige che il Brenta.Chioggia ci accolse con una fila si escrementi uimani che galleggiavano sul filo della corrente e che mi vidi sfilare sotto la prua.
Chioggia era ( ed e' ancora ) bellissima.Una cittadina di pescatori
e di ortolani nella frazione di Sottomarina quandoi non era ancora stata sommersa dagli albergjhi.Allora era poverissimama intatta
ed era un grande spettacolo vedere i canali e la laguna ed il
marei ngombri di pescherecci e di paranze con le grandi vele coloratissime ognuna diversa dalle altre.I pescherecci non avevano nella quasi totalita' un motore e solo qualche anno dopo ebbero i primi diesel a un cilindro slolo..Erano svedesi .
Sembravano dei grossi funghi e per farli partire dovevano introdurre da una valvola una piccola carica di esplosivo con miccia che scoppiando provocava la partenza del motore.
Ve lo immaginate ?
Dovevano fare tutto a vela o a remi compreso l'arrivo con il pescato quando in assenza di vento prendevano il canale di ingresso dal mare in laguna con spreco di tempo e fatica enormi.La vita dei pescatori allora non era gran che diversa da
quella dei pescatori di duemila anni prima !
In laguna su potevano i vedere ancora delle grosse imbarcazioni da carico con i pennoni e le vele.Velieri magari varati cinquanta e e piu' anni prima seppur con motore ausiliario venuto dopo.
Le case avevano i tipici colori lagunari e lungo le calli sedute sui gradini di casa una quantita' di donne lavorava al tombolo.
Una di loro intonava una canzone di quell'epoca e tutte
seguivano e la canzone si spargeva come un gigantesco domino
per tutte le calli di Chioggia.Altri tempi , altro mondo , altra Italia !
SEGUE
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Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?
Citazione:
Originariamente Scritto da Tomàs de Torquemada
il 2002-12-07 04:26:55
Re: ERO UN BALILLA 1946 - SUL FIUME PO
Citazione:
Originally posted by Ferruccio
La riposta fu ancora negativa.A questo punto il silenzio si fece tombale e prolungatissimo finche' Capo del Soviet sbotto' ad alta voce:
Scusi ma Lei allora cosa sta al mondo a fare ?
E a quel punto come è finita? Il prete che ha risposto?
Ciao.
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Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?
Citazione:
Originariamente Scritto da Ferruccio1
il 2002-12-07 09:50:52
Re: Re: ERO UN BALILLA 1946 - SUL FIUME PO
Citazione:
Originally posted by Tomás de Torquemada
E a quel punto come è finita? Il prete che ha risposto?
Ciao.
Caro Tòmas ,
ho scritto " la risposta fu negativa ".Il prete disse no, non vado a donne.Ti assicuro che il " soviet " lo squadro'anzi ci squadro' veramente male dopo di che il capo sbotto'come ho detto: ma Lei che cosa sta al mondo a fare ? Forse aveva pensato.Questi qui sono....dei c..............
Comunque fu una scena veramente da Peppone e Don Camillo.
Un saluto e buona domenica.
,,,,,,,
Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?
Citazione:
Originariamente Scritto da Ferruccio1
il 2002-12-07 13:25:04
Re: Re: ERO UN BALILLA 1946 - SUL FIUME PO
Citazione:
Originally posted by Tomás de Torquemada
E a quel punto come è finita? Il prete che ha risposto?
Ciao.
Scusa Tòmas, non avevo capito bene la tua domanda.Il prete non rispose nulla e all'ultima domanda del "Commissario del Soviet" segui' solo il silenzo e la facce stupefatte degli astanti come ho detto prima..
A quel punto cosa vuoi riospondesse il nostro prete.Avrebbe dovuto tradirsi e dire chi era ma non lo fece.Scusa la mia disattenzione.
Un saluto e buona domenica.
,,,,,,,
Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?
Citazione:
Originariamente Scritto da Tomàs de Torquemada
il 2002-12-08
02 : 48 : 27
Re: Re: Re: ERO UN BALILLA 1946 - SUL FIUME PO
Citazione:
Originally posted by Ferruccio
Scusa Tòmas, non avevo capito bene la tua domanda.Il prete non rispose nulla e all'ultima domanda del "Commissario del Soviet" segui' solo il silenzo e la facce stupefatte degli astanti come ho detto prima..
Eh! Eh! Immagino davvero che scena...
Grazie e buona domenica anche a te.
.l°-----
Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?
Citazione:
Originariamente Scritto da Ferruccio1
il 2002-12-09 11:21:33
ERO UN BALILLA - VERSO VENEZIA
A Chioggia restammo due giorni e tre notti.Aevvamo messo le tende sulla spiaggia in laguna lato di Sottomarina.Allora n'n vce'ra neppure l'omnbra della esplossione di costruzioni, di alberghi in particolpare.Sttomarina era tutta ortaglia e questo era il lavoro dei " marinanti " cosi' ci chaimano gli abitanti di quella frazione di Chioggia,in eterena contrapposizione con i pescatori di Chioggia.
Molte la baruffe dentro le faimose osterie e non per nulla Chioggia e' la protagonista delle famose " Baruffe Chiozzotte " di Goldoni che e
....
Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?
Citazione:
Originariamente Scritto da Ferruccio1
il 2002-12-09 12:01:41
ERO UN BALILLA - VERSO VENEZIA
A trovare trame per le sue commedie Goldninon faceva molta fatica.Se le trovava tutte le mattine in triibunale.
A Chioggia notammo che il dialetto era un poco diverso dal solito
dialetto veneto.Cio' era dovuto alla guerra con Genova di duecento anni fa prima quando Chioggia era stata occupata dai Genovesi per almeno ventanni e cosi' la loro permenenza per via di matrimoni etc.aveva finito per modificare anche la lingua.Poi i genovesi erano stati sconfitti dai Veneziani.
Tramite conoscenze del nostro prete sia a pranzo che a cena eravamo ospiti del locale Isituto dei Salesiani.Quando andavamo
la'' incrociavamo una piccola folla di ragazzi e ragazzini che venivano aiutati e rifocillati dai Padri Salesiani
Erano ragazzi ormai senza piu' famiglia conseguenza della guerra soprattutto quella combattuta tra Rimini e le Valli di Comacchio.
Quei ragazzi non avevano piu' nulla e l'unica risorsa per loro erano i salesiani che davano loro da sopravvivere e cercavano di fare loro scuola.Il loro dormitorio erano vecche imbarcazioni in disarmo ancorate sulla parte finale del canale San Domenico
la' dove non ci sono pescherecci.Erano burci,maone,vecchi pescherecci,tartane le cui stive erano state tranutete in dormitori.Figurarsi il freddo e l'umido in inverno!
Ricordco che tale massa di ragazzi era molto turbolenta e manesca tanto che all'ingresso i Padri Salesianoi avevano fatto affiggere un manifesto che vietava l'ingresso con in tasca armi ta da taglio e bastoni.Pensandoci sento ancora oggi una stretta al cuore.Questo anche era l'Italia del 1946 !
Il giorno 16 Agosto vcerso le ore 10 partimmo con la barca per Venezia.Io avevo chiesto l'onore di stare in barca invece che in bicicletta per arrivare a Venezia dalla laguna.Sperimentammo che la laguna e' in sostanza un prato allagato perche' subito ci
arenammo e cosi' imparammo che li' si dovevano serguire i canali
navigabili segnalati da briccole.Costeggiammo cosi' i murazzi e passammo davanti a Pellestrina ,e San Piuetro in Volta lasciando
sulla destra il relitto del transatlantico Conte di Savoia.
Arrivammo a Venezia passando tra la Giudecca e l'Isole di San
Giorgio e quasi un motoscafo americano ci sfascia perche' a causa
della sua velocita' eccessiva ci spalanco' l'acqua sotto e ci mando' a sbattere sul fondo.
L'approdo fu al ponte delle Paglia ( quello che fronteggia il Ponte dei Sospsiri ) ed io notai sul libro di bordo:Ore 16.20 arrtivati a Venezia.Poi andammo alla Chiesa di San Francesco dove trovammo i nostri ciclisti.Ci restammo con le tende nel cortile tre giorni durante i quali giravamo per Venezia anche in barca facendo sghignazzare i veneziani dato che noi remavamo come solito da noi e cioe' con i remi a coppia il che signiifcava che ogni tanto remavamo sui........muri.Le gente ci guardava dai ponti:
eravamo il divertimento di tutta Venezia.
Non dimentichero' mai mentre ci avvicinavamo a Veenzia
il sorgere all'orizzonte porima del Campanile di San Marco e poi del resto come se un invisibile martinettio idraulico lentamente facesse sollevare gli edifici piu' alti di Venezia fino a che Venezia di fu davanti per intiero.Non c'e' modo migliorre di arrivare a Venezia ma oggi i vaporetti per Chioggia sono stati abolti e ci si
va in filobus con traghetto ad Alberoni e a Malamocco.
Passati tregiorni ci spostammo con la barca all'Isola di Mazzorbo
vicinissima Burano ma ogni tanto tornavamo a Venezia tutto a remi.Avevamno messe le tende in un forte della marina della Ia Guerra Mondiale i cui cannoni da 380 avevano tuonato per mesi durante le battaglie del Piave.
Visitammo cosi' Murano.Burano e il convento di San Francesco al Deserto ed anche Torcello.In laguna c'erano solo pescatori e silezio.Indimenticabile !Burano e bellissima .Oggi poi hanno
restaurato tutto financo hanno priìbito usare i parabordi di plastica e rimesso in funzione gli ormeggi con bastoni infilati obliqui nel fondo su cui la barca appoggia la modanatura metallica del bordo.Sempre tante le donne che lavoravano ( oggi non piu')
al tombolo e al canto di canzoni popolari come gia' avevamo visto a Chioggia.Stesse anche la canzoni .Oggi i pizzi venduiti vengiono dalla Cina salvo quelli fatti ancora a mano che costano un occhio
a dir poco.
Comunque da allorav sono sempre rimasto moltolegato a Chioggia ma anche a Venzia ed alla sua laguna.Che bello e' il paese in cui viviamo Certe volte ho l'impressione che in fondo non lo meritiamo.
SEGUE
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Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?
Citazione:
Originariamente Scritto da Ferruccio1
il 2002-12-10 16:39:12
ERO UN BALILLA AGOSTO 1946
Arrivo' il momento di tornare a casa e spedimmo per ferrovia la nostra scassatissima barca.Noi avremmo seguito di li' il giorno
dopo.Ricordo l'ultima sera sullì'isola di Mazzorbo di fronte a Burano.
Non avendo piu' la barca volevamo chiedere un traghetto a qualche barca di passaggio e ci eravamo messi sulle fondamenta
vesro il canale ognuno con una torcia in mano e distanziati di qualche metro l'uno dall'altro.faceva buio.Io ero il primo della fila e vidi arrivare una di quelle imbarcazioni lagunari a remi dette " topi Allora di fuori bordo non c'era neppure l'ombra.Il barcaiolo remava con i due remi incrociati alla " valligiana ".
Io gli chiesi:scusi per piacere potrebbe traghettarci a Burano ?
Il tipo alzo' lo sguardo e vedendoci comincio' a gridare:
I FULETT ! I FULETT ! ( i folletti, i folletti ) e si allontano' remando
molto velocemente verso l'isola di Torcello ! Sembra un motoscafo.
Facemmo il viaggio di ritorno a Milanoin treno a tappe.Quelli in bicicletta seguivano.Lo spettacolo era desolante:tutte le stazioni erano rase la suolo menttre i ponti erano stati rabberciati alla meglio con piloni fatti di travi di legno.Ricordo che passai il ponte ferroviario di Desenzano seduto sui di un respingente del treno e avevo le vertigini !
L'Italia era in pezzi.Eravamo degli sconfitti ma la voglia di ripresa,di fare,di lavorare, di rimettersi in piedi era tanta.
Onore alla generazione che rimise in piedi l'Italia da tante rovine!
Un saluto a tutti
La prossima volta di raccontero' il GUZZINO 1947.Oggi neanche a un ragazzo regalassero una Ferrari farebbe altrettanto effetto.
UN GUZZINO ! Il sogno di tutti noi ragazzi insiema alla Vespa e alla Lambretta.
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Rif: "Ero un Balilla". Come si stava allora?
Citazione:
Originariamente Scritto da Ferruccio1
il 2002-12-15 13:23:03
ERO UN BALILLA - 1947 GUZZINO
Dovendo pensare a qualche cosa che simbolizzi il 1946 non posso non pensare al Guzzino, la piccola motocicletta delal Guzzi 65 cc
trazione a catena.
Subito dopo la guerra era molto sentito il bisogno di avere qualche cosa con il quale potersi spostare e risolvere cosi' i problemi basici di spostamento sopratutto da casa al lavoro.
La voglia di vivere o meglio di rivivere faceva il resto.Fu cosi' che
la motorizzazione riprese e all'inizio non furono certo le Fiat 500 t ( come ho detto consegnate all'inziio addirittura senza gomme ) che risolsero la situazione.
L'inizio della motorizzazione fu dato da due piccoli motori da applicare alla bicicletta di il cui piu' venduto fu il cosidetto
MOSQUITO un trappolino di 38 cc che applicato ad una bicicletta
trasmetteva il moto alla ruota posteriore e mezzo di un rullo rigato. Faceva appunto il rumore di una grssso moscone da cui il nome.
Con quello si faceva di tutto compreso portare sulla canna qualcuno o meglio qualcuno per chilometri.L'altro era il CUCCIOLO un 48 cc a quattro tempi molto piu' veloce e potente che trasmetteva il moto alla ruota posteriore della bici a mezzo della catena.Per le ragazze faceva gra differenza chi aveva o no un Mosquito per andare......imn campagna.
Questi due motorini rappresentarono l'inizio della motorizzazione.
Nel 46 era uscita la Vespa di chiara derivazione aereonautica della Piaggio una moto di nuova concezione definita uno SCOOTER:Fu un successo enorme ma costava parecchio per le borse di allora:Lo scooter Lambretta venne solo qualche anno dopo.
Nel 1947 invece usci' dalla Guzzi una piccola vera motocicletta detta Guzzino che accontentava chi vedeva nello scooter qualche cosa piu' da donna che da uomo e comunque era destinato ad un pubblico piu' tradizionalista e votato anche a viaggi piu' lunghi.
Io lo ebbi in regalo nel Settembre del 1947 dopo una prenotazione di sei mesi ed un costo di Lit.!70.000 allora un cifra enorme.
Ora ve lo descrivo:rosso, con ruoite piu' simili a quelle di un triciclo da trasportoc he a quelle di una bici,diciamo poco piu' delle
ruote di una odierna mountain bike.Motore moncilincro da 65 cc ,trasmissione a catena.Avviamento a pedale.Il cambio era a leva esterna sul lato destro da manovrare a mano , tre marce.
Coanado aria e gas a mezzo di due levette separate poste sul
manubrio lato destro.Frizione a leva lato sinistro sul manubrio.. A
destra un freno manuale con altro freno a pedale lato destro.
Nessun clakson ma solo una tromba a pera il gomma nera che
faceva POTI-POTI .
Nessun sedile o portapacchi posteriore.Marmitta orizzontale
con uscita a mezzo di un piccolo tubo:davano un suono caretteristico,una specie di spetezzamento inconfondibile.
Telaio con cerniera al centro che permetteva alla moto di ripiegarsi contratata pero' da due grosse molle.Cio' dava una
andatura da cammello che si accentuava nel caso di strada irregolare.
Questa era la moto base che poi ciascuno modificava a volonta' anche perche' ccsirono molti dispositivi di " correzione " negli
anni successivi quali:clakson elettrico, manopola del gas a
rotazione.cambio a pedale,portapacchi posterie.,
marmitta meno " spezzante", una testina piu' compressa detta "
Milano-Taranto" che montata al posto di quella originale
permetteva maggiorvelocita' e rupresa.
Il motoire a due tempi non permetteva di tenere l'andatura
con il gas sempre aperto in quanto facilmente la candela si sporcava.Questo rendeva necessario ogni uno due minuti di togleire il gas per spezzare il velo d'olio nel cilindro onde come ho detto non sporcare la candela.Comunque questa si sporcava spesso rendendo necessario fermarsi per pulira.Cio' aveva come conseguenza che i, filetti dei cilindro si usuravano molto e cio' fece si che un giorno fermo in attesa di passare davanti ad un vigile,quandi diedd gas cio'provoco' lo " sparo " della candela fino
ai piedi del vigile stesso.Dovetti fermarmi per raccoglierla e
cercare di riavvitarla ma era caldissima e mi scottavo.,Una scena buffissima cui asistettero diecine di persone divertite nel
vedermo cercare di prendere la candela ma lasciarla subito.
il GUZZINO fu un mito di quei tempi e lo ricordo ancora con commOzione.Nella scuola ero stato preceduto l'anno prima nel possEdere una moto solo da un certo CIRLA di una
famiglia di proprietarii di cartiere che pero' aveva avuto in regalo
ancora prima di Vespa d Guzzino uno scooter per paracaduti inglesi.
Era tutto ripieghevole . 98 cc , molto absso.L'avviamento avveniva in corsa spingendolo e cio' non era molto agevole perche' lo sccoter poteva anche scappare di mano.Comicissmo
con tutto cio' Ciaal era ritenuto un privilegiato porche' ne aveva uno.
Altri tempi ragazzi ! io mi sentivo UN RE con quel trabiccolo!
ùSe ruiescoi nei prosismi giorni mando una foto perdhe' tutti vedqno che cosa erqa UN GUZZINO.
Era un poco la Harley Devidison di quel tempo !
Un saluto
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