
Originariamente Scritto da
Ferruccio1
il 2002-11-06 11

5:11
ERO UN BALILLA 25 APRILE 1945
il 25 Aprile esco dunque dal mio collegio e attraverso Milano. Anche le città hanno un volto (dallo scritto di un signore che, il 25 luglio del 1943, attraversava Roma dirigendosi verso un brutto appuntamento) e il volto riflette i moti dell'anima. Le case di Milano, con tante finestre ridotte a vuote e tragiche occhiaie, ssmbravano interrogarsi sul loro immediato futuro. Cosa stava per succedere? Che avremmo visto ancora di brutto?
Ultima disperata resistenza in citta' dei fascisti e dei tedeschi?
Nuove incursioni aeree sul centri di resistenza in mezzo alla città?
Nulla di tutto questo, come scrivo nel capitolino descrittivo sulle giornate del 25-26-27-28-29. Allora non lo potei capire, perché solo dopo anni si seppe che i tedeschi, nella persona del Generale Wolf, avevano firmato in Svizzera un armistizio in base al quale dalle ore 14 del 25 Aorile le forze armate tedesche cessavano le ostilità e si ritiravano nei loro acquartieramenti in attesa di arrendersi agli anglo-americani e solo a loro; come infatti avvenne, nella stragrande maggioranza, dei casi in tutto il Norditalia. Ciò svuota parecchio il significato di "insurrezione generale" del 25 aprile, dato che avveniva contro forze che già erano in stato di armistizio, mentre i reparti della RSI si trovarono isolati, nulla sapendo di questo armistizio. I tedeschi arrivarono al punto di far sfilare davanti alla Prefettura di Milano, dove si trovava Mussolini, una colonna di mezzi blindati e armi pesanti, per dargli l'illusione che si apprestassero a difendere la linea del Po mentre, invece, si dirigevano verso l'Alto Adige per proteggersi la ritirata verso la Germania. Le forze armate delle RSI si arresero, dunque, per lo più su invito dei Comitati di Liberazione locali e del clero, ritenendo ormai finita la fase bellica; e, per la maggior parte, finirono in mano a chi ne avrebbe fatto strage.
Tipico esempio di queste situazioni fu la messa in libertà degli uomini della Decima Mas, a Milano. Dopo una trattativa con il CLN se ne andarono a casa, compreso il Principe Borghese cui un picchetto partigiano rese gli onori mentre usciva. Dunque, sulla retorica delle insurrezione CALA TRINCHETTO!, come si usava dire, una volta, a proposito di esagerazioni.
E' comunque un fatto che, il 25 Aprile, non c'erano né a Milano né in Lombardia forze partigiane sufficienti a liberare o ad occupare veramente Milano, che d'altra parte i fascisti avevano abbandonato fin del primo mattino del 26. Ciò prova quanto sia vero quello che ho detto nelle settimane scorse, cioè che, in città, le forze partigiane erano composte da un centinaio e forse anche meno di gappisti, la cui guerra era consistita nel far fuori a tradimento fascisti e tedeschi per attivare e rendere irreversibile la guerra civile. Mai sarebbero stati in grado di affrontare militarmente chicchessia tanto meno i tedeschi, che si arresero solo il 30 aprile, all'arrivo degli alleati. Non parliamo, poi, della Decima Mas.
La tecnica gappista era la stessa poi adottata dalle Brigate Rosse: agguato a tradimento in strada o a casa.
Nella notte tra il 25 e il 26 i punti nevralgici di Milano (Prefettura, radio, giornali, Questura, ecc,) furono occupate dai... finanzieri di Milano, ormai unica formazione militare regolare presente. Questo noi lo sapemmo solo parecchio tempo dopo; nessuna pubblicità fu concessa a tale dettaglio, volendo far credere che Milano fosse stata liberata e occupata da forze partigiane. E invece l'occupazione partigiana si verificherà solo giorni dopo, con l'arrivo in città delle Brigate Oltre Po e degli uomini di Moscatelli; l'arrivo di questi ultimi, il 27 o 28 aprile, coinciderà fra l'altro con lo scatenamento del terrore con esecuzioni sommarie dopo sentenze dettate, in qualche caso, direttamente da alti esponenti del CLN nazionale.
Ho spiegato questi dettagli affinché il lettore abbia presente la vera situazione a Milano, in quei giorni la cui realtà è stata abbastanza mistificata.
Contrariamente a quel che si dice, a Milano in quei giorni vi fu una notevole attività di franchi tiratori fascisti e molti pagarono ciò con la vita. I franchi tiratori usavano anche sparare da autovetture camuffate da macchine partigiane, e ciò lo apprendemmo da comunicati radio che mettevano in guardia contro questo tipi di attacchi.
(SEGUE)
Un saluto a tutti.