il 2002-12-05 16

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ERO UN BALILLA 1946 SUL FIUME PO
E' certo che la discesa del Po fino a Venezia fu una bellissima avventura ma era una avventura ben divesra da quelle che avevamo vissuto fino al'anno prima e che tanto ci avevano
influenzato negativamente fino a renderci degli autentici disadattati in tempo di pace.
Quando era il nostro turno sulla barca ci godevamo sempre mutevoli panorami fluviali.Ci colpiva come colpisce ancora il grande silenzio che incombeva sul Po dovuto ai grandi argini maestri e ai boschi sopratutto di pioppi che filtravano i rumori di fondo ieri come oggi.
Sul fiume quasi nessuno, solo qualche pescatore mentre essendo il Po in periodo di magra lasciava scoperte grandi isole o spiagge di sabbia bianca ornate da resti di alberi che assumevano l'aspetto di sculture moderne.Pochi allora gli uccelli che invece oggi sono tornati sul fiume tipo aironi bianchi e grigi,garzette,cavalieri d'Italia etc..Penso che propabilmente se li fossero mangiati tutti negli anni di fame delle guerra.
Un giorno fummo " distratti " da una personaggio inconsueto.
Una prostituta " fluvale " che doveva avere come clienti gli addetti
alla ricomparsa navigazione per trasporto materiali poveri ci segui' per un buon tratto incitandoci a servirci di lei e illustrando anche le sua capacita' e bellezze anche tirandosis le
sottane.Saltellava sulla riva e ci chiamava " umanciu' "
proprio come nel film Amarcord fa il personaggio della Volpina
allupata perenne.
Il sacerdote che era con noi faceva finta di niente ma poi incitava ad accellerare la remata. Un giorno e fu l'unico di tutto il viaggio
fino a Venezia si levo' un vento esattamente da ovest che ci
accompagno' per tutta la mattinata.Cosi' potemmo alzare un alberetto di cui era dotata la barca ed innlalzare una primitiva vela quadra.Quel mattino non si remo' e fummo spinti dal solo vento.Comunque quando si stava sulla barca i contatti con
l'ambiente umano di quei posti era molto poco cosa invece che avveniva quando era il turno di andare in bicicletta o nella squadra .....annonaria o in quella di assistenza logistica
alla barca.
Potemmo vedere cosi' diversi paesi e frazioni e cascine e parlare con la gente.La guerra aveva lasciato tracce e vi era grandfe
poverta' anche se con un provvedimento molto criticato dagli agrari c'era stata l'imposizione di braccianti sulla base della superficie della aziende agricole cosa che da un lato aveva reso
difficile la vita delle predette aziende ma aveva pero' tolto dall'indigenza molti che altrimenti non avrebbero sdputo come
cavarsela.Di buono c'era che essendo tutte zone la cui
economia era basata sull''agricoltura il cibo non scarseggiuava e questo era gia' qualche cosa a paragone con le grandi citta' dove
la situazione non era poi cambiata gran che rispetto al periodo di guerra e dove ce'ra ancora la borsa nera.
Ricordo perfettamente che non appena arrivammo all Po per la prima volta da sei anni vedemmo il pane bianco sottoforma di quei pani a forma di doppio cornetto o di luimaca
fatto di grando duro e che era ed e' bianchissimo.La prima volta che noi lo potemmo avere tra le mani lo giravamo e rigiravamo tra le mani.Del pane bianco noi quasi non avevamo piu' i memoria.La
prima volta addirittura si fece silenzio.Neanche fosse stato un meteorite piovuto sulla terra da chissa' quale mondo.
Comuqnue quando si andava in biciletta i contatti con le gente sia sulla riva sinistra che sulla riva destra del fiume erano frequenti.
Erano per lo piu' zone di " sinistra " ma sempre fummo accolti bene ed aiutati nei rifornimenbti di acqua , verso il Delat anche di legna da bruciare che in quelle zone scarseggiava.
Un giorno incontrammo un tipo di tragjhetto molto
primitivo detto a " pendolo ".Consisteva di una cima molto
robusta e lunga quasi un kilometro agganciata ad un' ancora ben sistemata.La lunghezza della fune permetteva ad una barca
con l'aiuto del timone opportunamente manovrato di spostarsi da una riva all'altra.Era un traghettamento molto lento ma aveva il
pregio di non avere bisogni di motore.Roba arrivata a noi probabilmente da centinaia per non dire migliaia di anni prima.
Andava tutto bene salvo il fatto che avendo il prete che era anche il nostro capo sbagliato totalmente i suoi calcoli ci
accorgemmo che i soldi che avevamo portato erano insufficineti
pertanto fummo costrette a ridurre i nostri acquisti di cibo
all'essenziale.Cio' ci provoco' tra l'altro quello che doveva essere un inizio di scorbuto da mancanza di vitamine che solopoteaavno
venire dalla verdura fresca e dalla frutta che avevamo abolito.Personalmente rimediai fermandomi quando ero di turno
in biccletta nelle cosidette "anguriere."
Era capanne fatte di frasche ingiallite e seccate dal sole dove si potevano mangiare angurie ed anche i meloni.C'erano della
panche e qualche volta anche i tavoli.Le angurie erano sistemate in cassoni pieni d'acqua che veniva cambiata qualche volta al giorno e cosi' le angurie stavano un poco piu' fresche.
Oggi le auguriere sono pressocche' scomparse e quelle che sopravvino campano abbastanza male malgardo siano sistemate in tuttaltro modo che quelle di allora.La gente reputa di perdere
in immagine frequantandolw.Magari comperano le angurie ma pochi si siedono.Cosi' e' qui da noi.
Un giorno alla sosta del pranzo, mentre stavamo sulla riva destra del Po dopo Ferrara mentre bighellonavo mi imbattei in quello
che doveva essere una volta un natante.Consisteva in un
barcone grande collegato ad un'altro barcone piu' piccolo da un qualche cosa come una ruota.Stavo chiedendomi che cosa potesse essere stato dato che stava a secco ed aveve l'aspetto malandato avendo ormai la vernice ed i calafati in condizioni
miserevolie quando un contadino dietro di me grido' in dialetto
ferrarese:
Questo e' l'ultimo mulino de Po.Ragazzi , guardatelo bene !
Non lo vederete mai piu' !
Capii allora che cosa era quello strano natante abbadonato.Anni dopo venni a sapere che quello era stato veramente l'ultimo mulino del Po e precisamente quello appartenuto al Senatore
Arlotti di Ferrara,gran commerciante di granaglie che aveva voluto conservare almeno un mulino in funzione.Era stato proprio su
quel mulino fluviale che Riccardo Bacchelli si era impratichito
su tutto quanto riguardava la molitura e sulla nomenclatura delle
varie parti dei mulini fluviali e sulle manovre che esso comportava sia per lavorare che per spostarsi.Seppi anche che pocho tempo dopo da quando lo avevo visto il mulino era stato bruciato per la paura che sollevandosi a causa di una delle fequenti piene
andasse a danneggiare qualche ponte di barche.Peccato non sia
stato smontato e salvato

ggi avremmo un importante ricordo del mondo contadino e della nostra storiaa compresa l'iniqua tassa sul macinato che cosi' malamente aveva influenzato la vita sociale nell''800 in quelle zone gia' cosi' critiche..Mi raccomando.chi non lo ha letto vada a comperare " Il Mulino del PO e mi ringraziera'.E' meglio di un gran libro di
storia patria e certi personaggi come Scacerni e Dosolina non li
dimentichera' mai piu'.
Aggiungo che il Sen Arlotti non pote' vedere la fine di quel
mulino.,Fu fucilato a Ferrara nel Gennaio del 44 da un gruppo di fascisti repubblicani per vendicarsi dell' uccisione del Federale Guagnellini.Il Sen. Arlotti era un antifascista e' vero ma l'uccisione
di Guagnellini era stata opera di comunisti ed era avvenuita del quadro della loro strategia di attizzare la guerra civile puntando
proprio sulla reazione degli estremisti che avevano perfettamente abboccato all'amo.Guagnellini era un moderato e per questo anche fu tolto di mezzo.Scusate la digressione ma quando ci vuole ci vuole.
Segue
Un saluto a tutti.