Fabio Massimo Nicosia
25 agosto alle ore 227
Problemi di linguaggio.
Io, immagino come molti, ho contatti facebook di varia estrazione, in maggioranza "libertari di destra" e "libertari di sinistra".
Non voglio affatto sostenere che dicano le stesse cose senza accorgersene, però non sarebbe malvagio trovare una convergenza sul linguaggio che si utilizza.
In particolare, i primi ironizzano spesso sul fatto che, a fronte del nostro Stato massimamente burocratico, la sinistra dia la colpa di tutti i mali al "neo-liberismo", al "liberismo selvaggio" e al "turbo-liberismo".
I secondi ce l'hanno appunto con il "neo-liberismo".
La sensazione è che si usino i termini in modo confuso.
Quando si dice infatti che lo Stato burocratico e tassaiolo è tutt'altro che liberista, si dice il vero.
Però quando gli altri se la prendono con il "neo-liberismo", essi hanno in mente un'altra cosa, ossia il predominio del grande capitale colluso e ammanicato con lo Stato, quello che io chiamo #idiocrazia.
Sbagliano a chiamarlo "liberismo", perchè non c'è niente di liberista nell'operato di questi soggetti, che normalmente vivono di privilegi pubblici di ogni sorta.
La responsabilità di questa confusione va suddivisa tra i due ambienti: i primi, perchè non combattono a sufficienza siffatta idiocrazia, alimentando l'equivoco.
I secondi perchè pasticciano, e pensano, ad esempio, che i brevetti delle industrie farmaceutiche siano espressione di neo-liberismo, mentre si dovrebbe sapere che il brevetto è un tipico istituto statalista, dato che senza Stato non vi sarebbe alcun brevetto che conferisca monopoli in capo a chicchessìa.
Un po' di analisi del linguaggio non farebbe male. Come fa, ad esempio, Gino Strada a lamentare che la spesa pubblica vada a vantaggio dei privati della sanità, e chiamare ciò "liberismo"? Mistero.
Il "Manifesto", in particolare, è all'avanguardia nell'alimentare questa confusione.
La sinistra statalista fatica infatti ad ammettere che le responsabilità che addossa al mercato sono in gran parte, per come è conformata la società di oggi, responsabilità, non dico del solo Stato, ma di quella stretta interconnessione Stato-Corporations, che, a saperla riconoscere, mette in crisi le loro analisi, fondate sull'invocazione di sempre più Stato, di lotta all'evasione fiscale come rimedio di tutti i mali e così via, il che, del resto, è assai poco marxiano classico.
Si noti, peraltro, che persino Toni Negri e Michael Hardt, nel loro "Impero", riconobbero che (vado a memoria) "se non ci fosse lo Stato, certe multinazionali nemmeno esisterebbero".
E allora, prima di utilizzare i termini a capocchia, cerchiamo di maneggiarne al meglio il significato.




7
Rispondi Citando
