Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito Obama fatto a pezzi dai suoi generali


    “Are you asking about Vice President Biden? Who’s that? Biden? Did you say Bite Me?” E’ una delle frasi colorite che il Generale Stanley McChrystal si è lasciato sfuggire nel corso di una lunga intervista al magazine Rolling Stone. Dichiarazioni al vetriolo e sparate contro l’Amministrazione Obama, che lo hanno portato (non si sa quanto sentitamente) a rettificare il tutto scusandosi. Tuttavia, la frittata è fatta, ed il dato su cui riflettere è l’insubordinazione (perchè è di questo che si tratta) di uno dei più alti ufficiali dell’Esercito degli Stati Uniti contro il proprio Comandante in Capo, Barack Obama.

    McChrystal, uomo che mangia pochissimo e che è capace di farsi 16 chilometri al giorno di corsa, è colui che comanda tutto il comandabile in Afghanistan, dalle forze Usa a quelle Nato. E’ l’uomo dalle cui decisioni dipenderà l’esito della guerra contro il fondamentalismo islamico in quella regione, a meno che (come è possibile, se non probabile) venga rimosso dall’incarico, come fece Truman con MacArthur in Corea quasi sessant’anni fa. Davanti all’indecisionismo perenne di Obama, che non sa mai se sia meglio tendere la mano ai tagliagole di turno o se brandire l’arma dello scontro finale, il Generale è sbottato, prendendosela con tutto l’entourage del Presidente, a partire dal simpatico amico della bottiglia Joe Biden, quello che voleva dividere l’Iraq in base alle etnie ivi presenti come fosse una torta nuziale. Un fiume in piena, bordate a non finire, racconti dell’incontro alla Casa Bianca con Barack il Santo: “Fu una photo-opportunity di 10 minuti”, racconta un suo collaboratore, aggiungendo che “Obama chiaramente non sapeva nulla di lui, di chi fosse né sembrava troppo interessato“.

    Il caso di McChrystal non è il solo a segnare una frattura nei rapporti tra Amministrazione e Forze Armate. Tempo fa lo stesso Petraeus, una specie di eroe di guerra cui i Repubblicani guardano sempre con più attenzione in vista delle presidenziali del 2012, sì è permesso (dall’alto dei suoi recenti successi nella strategia di stabilizzazione dell’Iraq) di contestare la lentezza di Obama nell’adottare le decisioni necessarie in tema di politica estera e di difesa. La gravità della situazione è evidente ancor più se si pensa che l’attuale Presidente, pur di non inimicarsi le alte sfere militari, aveva confermato il bushiano Bob Gates al Pentagono, così come aveva lasciato al loro posto gli alti graduati. Eppure, non è bastato. Un corto circuito pericoloso che non fa altro che gettare ombre sulle possibilità, già scarse, di vittoria in Afghanistan. Una querelle che indebolisce la forza americana di porsi come interlocutore privilegiato nella risoluzione delle crisi regionali. Un’ennesima dimostrazione che Barack Obama, più che a Franklin Roosevelt, sembra sempre di più a Jimmy Carter.

    West Point condanna Obama « daw
    Ultima modifica di FalcoConservatore; 23-06-10 alle 18:18

  2. #2
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    Predefinito Rif: Obama fatto a pezzi dai suoi generali

    Appena mise piede nello Studio Ovale, Obama […] ordinò un incremento di 21mila soldati a Kabul, il più ingente dall’inizio della guerra nel 2001, e – su consiglio del Pentagono e dello Stato Maggiore dell’esercito - rimosse dall’incarico il generale David McKiernan – che all’epoca era il comandante in capo delle forze NATO in Afghanistan – e lo sostituì con un uomo che non conosceva ed aveva incontrato appena: il generale Stanley McChrystal.
    Era la prima volta che un generale con un incarico di massimo livello veniva rimosso in tempo di guerra in più di mezzo secolo, dai tempi in cui Harry Truman fece fuori il generale Douglas MacArthur nel bel mezzo della guerra di Corea”.



    È uno stralcio del pezzo del reporter freelance Michael Hastings pubblicato sul nuovo numero di Rolling Stone (che – lo preciso per i tre disadattati che lo ignorassero – è da sempre la “bibbia” degli appassionati di musica rock, ma ha anche ampie velleità politico-culturali “alternative”), che in queste ore sta tenendo banco oltreoceano al punto da oscurare le polemiche sulla perdita di petrolio nel Golfo del Messico.


    In un ritratto di Guido Olimpio all'indomani della sua nomina, si leggeva: "Per molti dei suoi uomini il generale Stanley McChrystal è «il Papa». ascetico, un pranzo al giorno - di solito una cena leggera -, amante del jogging e del parlar chiaro".
    Ecco: sul "parlar chiaro" del "Papa" McCrystal - e soprattutto di qualche suo chierichetto - è ora insorto un problemino. Il pezzo di Rolling Stone riporta varie dichiarazioni del Generale, e più ancora di suoi (anonimi) collaboratori, in cui si spara merda a tutto spiano sul presidente (al quale si imputa un approccio impreparato ed improvvisato), sul vicepresidente (canzonato come un politicante aggressivo ma inconcludente), e sui vertici dell’amministrazione, dal Consigliere per la Sicurezza Nazionale (“un clown”) all’inviato della Casa Bianca in Medio Oriente (“sa che stanno per licenziarlo e questo lo rende pericoloso”).
    Del resto è comprensibile che trent'anni di servizio alle Operazioni Speciali insegnino molte cose, ma non a tenere le pubbliche relazioni (puoi essere un mago nel fottere i terroristi, ma i giornalisti e i politici sanno essere anche più insidiosi...).

    Quel che è peggio non sono le singole dichiarazioni, ma il tenore complessivo del pezzo, da cui si evince che secondo McChrystal le operazioni in Afghanistan non starebbero funzionando per colpa “dei politici”, dei soliti parolai di Washington che sgomitano solo per spartirsi il potere e non mettono i militari in condizioni di fare il loro lavoro.

    "Il Papa" è stato convocato d’urgenza alla Casa Bianca (una semplice videoconferenza non sarebbe stata abbastanza umiliante); tutti i commentatori si aspettano che si presenti con le dimissioni in mano, e pronosticano che il presidente dovrà accettarle per non fare la figura del bamboccio (anche perché a quanto pare l'episodio, oltre che disdicevole, è anche sanzionabile ai sensi del Codice Unico di Giustizia Militare, il che complica le cose).

    Dissente Toby Harnden del Telegraph, che fa notare come in realtà la scelta di dare un calcio in culo a McChristal sarebbe in questo momento la scelta più facile, mentre Obama mostrerebbe di aver molto più fegato lasciandolo dov’è.


    In effetti è un bel dilemma: il presidente passa più da fesso a chiudere l’incidente con delle semplici scuse, mostrando di essere un Commander in Chief con poco polso (luogo comune che perseguita sempre i presidenti democratici, e quello attuale più di altri), oppure a far fuori il generale screanzato, ammettendo con ciò di aver scelto l’uomo sbagliato per un ruolo tanto cruciale (il che, poi, probabilmente non è nemmeno vero)?
    Del resto, se morto un "Papa" se ne fa un altro, è pur vero buttare fuori McChrystal proprio adesso che in Afghanistan la situazione è "al limite" potrebbe avere conseguenze molto pesanti, posto che l’operazione in corso, non dimentichiamolo, è in buona parte una sua “creatura”.
    Secondo me alla fine lo lasceranno stare.

    Si accettano scommesse.

    JEFFERSON - blog di Alessandro Tapparini: "PAPA" WAS A ROLLING STONE?

  3. #3
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    Predefinito Rif: Obama fatto a pezzi dai suoi generali

    Fuori due. In un anno e mezzo di presidenza, Barack Obama fa quello che non si osava fare da decenni: eliminare due Generali delle Forze Armate degli Stati Uniti. Prima è toccato a David McKiernan, scelto da Bush per dirimere la matassa afghana, ora è toccato ad uno degli uomini più preparati a disposizione, Stanley McChrystal. Chiariamoci subito: la sostituzione era pressoché obbligata, dopo le pesanti dichiarazioni rilasciate a Rolling Stone; uno sfogo probabilmente voluto da parte di chi è stanco di combattere contro i mulini a vento e di chiedere continuamente udienza al presunto Visir della politica estera obamiana, quel Biden diventanto vicepresidente unicamente perchè ex Presidente della Commissione Esteri al Senato, benché portatore di una visione delle relazioni internazionali alquanto bizzarra e kitsch. Il problema vero è che mai negli ultimi cinquant’anni, neppure nei travagliatissimi anni dell’impantanamento vietnamita, un Presidente aveva dato il benservito ad un proprio Generale. Obama ha fatto di più, licenziandone ben due.

    Il bello (od il drammatico, se si preferisce) è che al posto dell’imprudente McChrystal la Casa Bianca ha scelto David Petraeus. Indubbiamente una scelta felice, soprattutto dopo i successi evidenti ottenuti da quest’ultimo nel delineare la strategia d’uscita dall’Iraq. C’è un però, grande come una casa, che evidenzia tutta la debolezza e la confusione che regna nei piani alti dell’Amministrazione americana: Petraeus è colui che qualche tempo fa aveva detto, in modo più elegante, le medesime cose dell’epurato McChrystal. Critiche all’indecisionismo presidenziale, alla lentezza nell’adottare le decisioni forti, alla squadra obamiana. La nomina di Petraeus dimostra che Barack Obama ha le mani legate, che è costretto a pescare sempre dalla stessa piccola urna, che le pedine da muovere sono contate e non cestinabili così facilmente.

    E non è questione di essere guerrafondai o seguaci della coppia Bush-Cheney: McChrystal votò Obama, è un democratico convinto. Il problema è che le idee di chi deve decidere, di chi deve essere Commander in Chief, sono poche. E quelle poche sono pure avvolte in una foschia che tarda a diradarsi.

    Il record di Obama « daw

  4. #4
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    Predefinito Rif: Obama fatto a pezzi dai suoi generali

    A me gli alti ufficiali che parlano male così apertamente del loro comandante suscitano non poca diffidenza, ma resta il fatto che la sostanza di ciò che McKirnan dice è la stessa che frulla nella mente di tutti noi da tempo: Obama è solo una faccia, apparenza senza nulla di concreto dietro.
    “Pray as thougheverything depended on God. Work as though everything depended on you.”

  5. #5
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    Predefinito Rif: Obama fatto a pezzi dai suoi generali

    Resta il fatto che per un militare non è una buona cosa criticare troppo i propri superiori,però credo proprio che McChrystal abbia colto nel segno :giagia: Ad ogni modo,le dimissioni (o forse licenziamento cammuffato) ci potevano stare. Vediamo se Petraeus riuscirà a fare bene anche in Afghanistan.

    OT: ma che razza di divise orribili hanno i generali statunitensi... hefico:
    Senatore Imperiale,Patrizio dell’Impero,Duca Duce di Parmula,Placentula et Guastallula,Sovrintendente agli ‘Mperial vitigni di Sangiovese,Vicecomandante del FICA.

  6. #6
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    Predefinito Rif: Obama fatto a pezzi dai suoi generali

    Le dimissioni del Generale sono doverose e pacifiche, perchè si tratta di insubordinazione strisciante.

    Tuttavia, le critiche rivolte al Presidente ed all'Amministrazione mi paiono sensate e molto vicine al vero.

    Insomma, McChrystal ha sbagliato e ora ne paga le conseguenze, ma le sue valutazioni sono reali (e dunque decisamente inquietanti).

  7. #7
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    Predefinito Rif: Obama fatto a pezzi dai suoi generali

    McChrystal è rock, Obama è lento

    E' finita nel modo peggiore possibile. Il Presidente e il Generale si incontrano alla Casa Bianca, faccia a faccia, a brutto muso. Il Generale se ne va e il Consiglio di Guerra inizia senza di lui. Poi la notizia delle sue dimissioni e della sua sostituzione con il collega David Petraeus. A questo ha portato la devastante intervista pubblicata dalla rivista Rolling Stone al comandante delle truppe americane in Afghanistan, Stanley McChrystal. Un lungo colloquio in cui il militare ha praticamente detto che Obama sta perdendo la guerra. Perché? Il Presidente è "a disagio e intimidito" davanti ai suoi comandanti militari. "Obama non sapeva niente del Generale prima di conoscerlo", ha raccontato un collaboratore di McChrystal, "Anche se era l'uomo scelto per guidare la sua fottuta guerra". Parole di fuoco che hanno spinto la Casa Bianca a prendere seri provvedimenti. Pubblichiamo in due puntate l'intervista a Rolling Stone, riflettendo solo un attimo su questo strano Paese, l'America, in cui i Generali sono duri come il rock.

    “Come ho potuto farmi convincere ad andare a una cena come questa?”, si chiede il Generale Stanley McChrystal. È un martedì sera di metà aprile ed il comandante di tutte le truppe USA e NATO di stanza in Afghanistan è seduto in una suite del lussuoso Hotel Westminster a Parigi. Si trova in Francia per "vendere" la sua nuova strategia di guerra ai nostri alleati NATO – per mantenere la finzione che ci porta a credere di avere degli alleati. Da quando McChrystal ha assunto le sue funzioni più di un anno fa, la guerra afghana è divenuta dominio esclusivo degli Stati Uniti. L’opposizione al conflitto ha già fatto cadere il Governo olandese, costretto alle dimissioni il Presidente della Germania e spinto sia il Canada che i Paesi Bassi ad annunciare il ritiro dei loro 4.500 soldati. McChrystal è a Parigi per cercare di trattenere i francesi, che in Afghanistan hanno perso più di 40 uomini.

    “La cena è una conseguenza del suo incarico, signore”, dice il suo capo del personale, Colonnello Charlie Flynn. McChrystal si gira rapidamente sulla sedia.

    “Hey, Charlie”, gli chiede, “anche questo è una conseguenza dell’incarico?”. McChrystal gli rivolge il dito medio alzato.

    Il Generale si guarda intorno nella suite che il suo staff ha trasformato in un centro operativo a tutto tondo. I tavoli sono sormontati da Panasonic Toughbooks argentati e cavi blu sono srotolati sopra il tappeto e collegati a delle piattaforme satellitari in grado di fornire un telefono criptato e le comunicazioni informatiche. Sdoganata l’uniforme e vestito con abiti casual – cravatta blu, t-shirt, pantaloni – McChrystal si sente un pesce fuor d’acqua. Come dice uno dei suoi assistenti, Parigi è la “città più anti-McChrystal che si possa immaginare”. Il generale odia i ristoranti alla moda, e definisce ogni luogo che presenti candele sui tavoli come troppo “Gucci”. Preferisce la Bud Light Lime (la sua birra preferita) al Bordeaux, Talladega Nights (il suo film preferito) a Jean-Luc Godard. McChrystal non si è mai trovato a suo agio di fronte all’opinione pubblica: prima che il Presidente Obama lo scegliesse come capo della guerra in Afghanistan, ha trascorso cinque anni a gestire le operazioni più segrete del Pentagono.

    “Qual è l’aggiornamento sull’attentato a Kandahar?”, chiede McChrystal a Flynn. La città è stata colpita da due esplosioni nella sola giornata di ieri, facendo traballare la convinzione che il generale possa strapparla ai talebani.

    “Abbiamo due KIA (killed in action, ndt), ma attendiamo conferma”, dice Flynn. McChrystal dà un’occhiata esaustiva alla suite. A 55 anni, si ritrova magro ed emaciato, non troppo diverso da una versione invecchiata di Christian Bale in Rescue Dawn ("L’alba della libertà", ndt). I suoi franchi occhi blu hanno l’inquietante capacità di penetrarti. Se hai commesso errori o se lo hai deluso, possono distruggere la tua anima senza che lui debba dire qualcosa.

    “Preferirei che il mio culo venisse preso a calci da una mucchio di persone piuttosto che andare a questa cena” , dice McChrystal. Fa un attimo di pausa. “Purtroppo, nessuno in questa stanza potrebbe farlo”. Il tempo di pronunciare la frase ed è già fuori dalla porta.

    “Con chi deve andare a cena?”, chiedo ad uno dei suoi assistenti.

    “Con un Ministro francese”, mi risponde l’assistente. “Un idiota”.

    La mattina seguente, McChrystal ed il suo staff si incontrano per preparare il discorso che dovrà tenere all’école militaire, una accademia militare francese. Il generale va fiero del fatto di essere il più duro e cazzuto, ma questa sfacciataggine ha un prezzo da pagare: benché McChrystal sia a capo del conflitto afghano da poco di un anno, in questo breve lasso di tempo è riuscito a far imbestialire quasi ogni persona che in qualche modo è coinvolta con il conflitto. Lo scorso autunno, durante il dibattito seguito ad un discorso che ha tenuto a Londra, McChrystal definì “miope” la strategia anti-terrorismo invocata dal Vicepresidente Joe Biden, dicendo che avrebbe portato al materializzarsi di un “Caos-stan”. La critica gli valse un rimprovero proveniente dal Presidente in persona, il quale convocò il generale per un incontro privato a bordo dell’Air Force One. Il messaggio inviato a McChrystal sembrò chiaro: stattene zitto e mantieni un profilo basso.

    Ora, spulciando le carte del suo discorso a Parigi, McChrystal si chiede quale domanda su Biden gli sottoporranno oggi, e come dovrebbe rispondere. “Non so mai cosa succederà finché non salgo lassù, è questo il problema”, dice. Poi, incapaci di trattenersi, lui ed il suo staff immaginano il generale rispondere ad una domanda con una battuta ad effetto.

    “Mi sta chiedendo del Vice Presidente Biden?”, dice McChrystal con un sorriso. “Biden chi?”

    “Biden?”, suggerisce un consigliere di alto profilo. “Ha detto per caso: Mordimi?”(un gioco di parole con il cognome del Vice Presidente, che ricorda il verbo “mordere”, in inglese to bite, ndt)

    Quando Barack Obama è entrato nello Studio Ovale ha cominciato immediatamente a lavorare per realizzare la promessa più importante fatta in campagna elettorale in materia di politica estera: ricondurre la guerra in Afghanistan verso l’obiettivo che ci ha fatto scendere in campo. “Voglio che gli americani comprendano”, annunciò nel marzo del 2009. “Abbiamo un obiettivo chiaro e preciso: distruggere, smantellare a sconfiggere Al Qaeda in Pakistan e Afghanistan”. Ordinò l’invio di altri 21.000 uomini a Kabul, il maggior aumento di truppe da quando la guerra era cominciata nel 2001. Ascoltando i consigli sia del Pentagono che degli Stati Maggiori Riuniti, si liberò del Generale David McKiernan – l’allora Comandante USA e NATO in Afghanistan – per rimpiazzarlo con un uomo che non conosceva ed aveva incontrato solo di sfuggita: il Generale Stanley McChrystal. Si trattava della prima volta da oltre 50 anni a questa parte che un generale veniva rimosso durante lo svolgimento del suo incarico in tempo di guerra, da quando Harry Truman rimosse il generale Douglas MacArthur durante l’apice della Guerra di Corea.

    Benché avesse votato per Obama, McChrystal e il suo nuovo Comandante in capo non sono mai riusciti a capirsi. Il Generale fece la conoscenza di Obama per la prima volta una settimana dopo il giuramento, quando il Presidente lo incontrò assieme ad una dozzina di alti ufficiali militari in una stanza del Pentagono conosciuta con il nome di "Thank". Secondo fonti in grado di ricostruire l’incontro, McChrystal pensò che Obama si sentisse “a disagio ed intimidito” dal gran numero di stellette presenti nella stanza. Il loro primo faccia a faccia avvenne quattro mesi più tardi, dopo che McChrystal aveva assunto l’incarico in Afghanistan, e non andò molto meglio. “Fu un incontro di dieci minuti, stile foto-opportunità”, dice uno dei consiglieri del generale. “Traspariva in maniera palese come Obama non sapesse nulla del Generale, di chi fosse. Davanti a lui c’era l’uomo che avrebbe guidato la sua fottuta guerra ma il Presidente non sembrava molto presente. Il Capo mi sembrò decisamente deluso".

    Fin dall’inizio, McChrystal era determinato a lasciare la sua impronta personale sull’Afghanistan, usandolo come un laboratorio per testare la sua controversa strategia militare conosciuta come counterinsurgency. COIN, così viene chiamata, è la nuova bibbia del Pentagono, una dottrina che tenta di conciliare la preferenza dei militari per la violenza high tech con la necessità di dover combattere guerre prolungate nel contesto di Stati falliti. COIN prevede il dispiegamento sul territorio di un gran numero di soldati, non solo per distruggere il nemico ma anche per vivere tra la popolazione civile e ricostruire lentamente, o costruire dal nulla, un nuovo governo nazionale – un processo che anche i suoi più fieri sostenitori ammettono richiedere anni, se non decenni, affinché possa compiersi.

    In buona sostanza, la COIN estende i compiti dei militari, prevedendo per loro un ruolo anche diplomatico e politico. Pensiamo ai Berretti Verdi come a un contingente di pace. Nel 2006, dopo che il generale Petraeus testò la teoria durante il “surge” in Iraq, la counterinsurgency si era guadagnata molti simpatizzanti fra i think tank, i giornalisti, gli ufficiali militari e le autorità civili. Ribattezzati “COINdinisti” per il loro zelo, questa élite riteneva che la dottrina fosse la soluzione perfetta per l’Afghanistan. Quello di cui avevano bisogno era un generale con sufficiente carisma e capacità politiche in grado di eseguirla. Quando McChrystal rispose alla chiamata di Obama, lo fece con la stessa audacia con la quale dà la caccia ai terroristi: cerca di capire come opera il tuo nemico, sii il più veloce e brutale e stana quei bastardi.

    Dopo essere arrivato in Afghanistan lo scorso giugno, il generale condusse una propria policy review su ordine del Segretario alla Difesa Robert Gates. L’infame (ora) report fu passato alla stampa e la sua conclusione suonava terribile: se non avessimo inviato altri 40.000 uomini – ingrossando le fila dei soldati statunitensi in Afghanistan di quasi il doppio – avremmo rischiato il “fallimento della missione”. La Casa Bianca era furiosa, pensavano che McChrystal volesse sfottere Obama, imputandogli di essere debole in materia di sicurezza nazionale a meno che non avesse fatto ciò che il generale voleva. Obama contro il Pentagono, insomma, e il Pentagono era determinato a non mollare.

    Lo scorso autunno, di fronte al comandante in Afghanistan che richiedeva più truppe, Obama lanciò una policy review di tre mesi per rivalutare la strategia in Afghanistan. “Quel periodo è stato doloroso”, mi dice McChrystal in una delle tante interviste molto lunghe che sono riuscito a fargli. “Stavo vendendo una posizione invendibile”. Per il generale, si trattò di un corso accelerato di diplomazia – una battaglia che lo ha messo di fronte a politici navigati come il Vice Presidente Biden, il quale sosteneva che una campagna prolungata di contro-insorgenza in Afghanistan avrebbe gettato l’America in un pantano militare senza indebolire le reti terroristiche internazionali. “L’intera strategia COIN è una frode perpetrata sulla spalle degli americani”, sostiene Douglas Macgregor, colonnello in pensione e voce critica della counterinsurgency, compagno di McChrystal a West Point. “L’idea di dover spendere un trilione di dollari per ridefinire la cultura del mondo islamico è una totale assurdità”.

    Alla fine McChrystal ha ottenuto quasi per intero ciò che voleva. Il 1 dicembre, in un discorso tenuto a West Point, il Presidente spiegò tutte le ragioni del perché combattere la guerra in Afghanistan è una brutta idea: è cara; siamo in un periodo di crisi economica; Al Qaeda ha spostato la sua base operativa in Pakistan; una guerra lunga un decennio fiaccherebbe la potenza degli Stati Uniti. Poi, senza mai usare le parole “vittoria” o “vincere”, Obama ha annunciato che avrebbe inviato altri 30.000 soldati in Afghanistan, quasi quanti quelli richiesti da McChrystal. Il Presidente ha sposato, seppur esitando, la COIN. Oggi, mentre McChrystal si prepara ad una offensiva nell’Afghanistan meridionale, le prospettive di successo sono magre.

    Nel mese di giugno, il conto dei soldati statunitensi uccisi ha oltrepassato le 1.000 unità ed il numero di IED (Improvised explosive devices, ndt) è raddoppiato. Le centinaia di miliardi di dollari riversati nel quinto Paese più povero del pianeta non sono riusciti a coinvolgere la popolazione civile, che mantiene un atteggiamento nei confronti delle truppe americane che varia dall’estremamente prudente al dichiaratamente ostile. La più grande operazione militare dell’anno – una offensiva violenta iniziata in febbraio col fine di riprendere il controllo della città sudorientale di Marja – continua, spingendo McChrystal a definirla una “ulcera sanguinante”. Sempre a giugno, la guerra in Afghanistan ha ufficialmente superato quella del Vietnam come la più lunga guerra nella storia americana – e Obama sta mestamente facendo retromarcia rispetto al ritiro preventivato per luglio dell’anno prossimo.

    Il Presidente si trova in mezzo a qualche cosa di molto peggiore di un pantano: un pantano nel quale ha consapevolmente voluto camminare, sebbene sia esattamente il tipo di progetto di nation-building enorme, complesso, multi-generazionale, che aveva esplicitamente detto di non volere. Anche coloro che sostengono McChrystal e la sua strategia sanno che qualsiasi cosa il generale riesca ad ottenere in Afghanistan sarà qualcosa di molto più simile al Vietnam che non a Desert Storm. “Non assomiglierà, odorerà o avrà il sapore di una vittoria”, dice il Maggiore Generale Bill Maille, che dirige le operazioni per McChrystal. “Finirà in una lite”. (Fine della prima puntata, continua...)

    Tratto da Rolling Stone©
    Traduzione Emanuele Schibotto

    McChrystal è rock, Obama è lento | l'Occidentale

  8. #8
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    Predefinito Rif: Obama fatto a pezzi dai suoi generali

    Io preferirei l'elezione di un conservatore vecchio stile (tipo ron paul) che faccia ritirare le truppe usa da afghanistan e iraq.
    Innanzi tutto perchè reagan fece sempre una politica estera isolazionista (ignorò i neocons in libano,non sostenne israele), infatti li consvervatorismo prevede l non-interventismo bellico.
    Il nonno di bush (adesempio) aderiva all'"american first comitee" durante la seconda guerra mondiale per scongiurare l'entrata USA contro la germania (voluta DAI DEMOCRATICI).
    Poi Bush padre ingorò israele ed infatti pesre l'elezioni che vennero vinte da clinton (FINANZIATO DA ISRAELE).
    Il partito repubblicano (almeno fino al 2001) fu sempre filo-arabo e quello democratico filo-israeliano.
    Ritengo che l'america debba tornare un paese isolazonista (e liberista) che rispetti i diritti delle nazioni.
    I neocns NON sono conservatori ma neo\giacobini progressisti e bolsheviki:
    infatti:



    Da Lenin a Cheney: breve storia del neocon-bolscevismo.

    < Il primo maggior neocon ad accettare il termine, e considerato il suo fondatore, è Irving Kristol, ( padre di William Kristol, che fondò il progetto neocon per la New American Century )>
    Neoconservatism - Wikipedia, the free encyclopedia
    < Kristol nacque in una famiglia di giudei ortodossi, nel '40 era un attivo trotzkista. Nel 1983 scrisse che era orgoglioso di essere stato un membro della quarta internazionale.>
    Irving Kristol - Wikipedia, the free encyclopedia

    < Il prefisso "neo" assume una pluralità di significati. In primo luogo denota la "novità" dell'approdo ad idee conservatrici di gran parte dei primi neocon, che provenivano in genere da culture politiche di sinistra, erano liberal (se non socialisti o trotzkisti) e simpatizzanti del Partito Democratico.>
    < I "nuovi" conservatori inizialmente arrivarono a questa visione partendo dalla sinistra politica, specialmente come risposta a sviluppi chiave nella moderna storia americana.
    I precursori del neoconservatorismo erano generalmente dei liberal o dei socialisti che supportavano fortemente la Seconda Guerra mondiale, e che negli anni '30 erano influenzati dalle idee di newdealisti, sindacalisti e trotskysti, in particolare quelli che in politica seguivano le idee di Max Shachtman. > ( ebreo leninista-trotskista )
    Max Shachtman - Wikipedia, the free encyclopedia
    Max Shachtman - Wikipedia

    < le visioni della Nuova Sinistra erano diventate molto popolari tra i figli di comunisti ortodossi - spesso erano famiglie ebree immigrate e povere -, compresi alcuni degli odierni neocon più famosi...>
    Neoconservatorismo - Wikipedia

    Dei 50 neocon più influenti d' america:
    Norman Podhoretz
    Irving Kristol
    Midge Decter
    Paul Wolfowitz
    Douglas Feith
    I. Lewis Libby
    Elliot Abrams
    Dov Zakheim
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    Richard Perle
    Eliot Cohen
    William Kristol
    Robert Kagan
    David Wurmser
    Joshua Muravchik
    Meyrav Wurmser
    Irwin Stelzer
    Michael Ledeen
    Daniel Pipes
    Lawrence Kaplan
    Marty Peretz
    Charles Krauthammer
    David Brooks
    John Podhoretz
    Neal Kozodoy
    Jonah Goldberg
    http://canadiancoalition.com/adbusters01/
    solo che non ha segnato anche:
    Donald Rumsfeld
    Dick Cheney
    Rupert Murdoch

    Non sono conservatori ma neo\bolsheviki!

 

 

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