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Discussione: Vai col gender!

  1. #141
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    "Ecco che accadeva in quella casa"
    Giacomo agli inquirenti: "Ci si sballava tutto il giorno anche di mattina"
    Si sono sballati di prima mattina. Al decimo piano di via Igino Giordani sono sempre stati in tre. Manuel Foffo e Marco Prato i protagonisti fissi, diverso ogni volta il terzo uomo. Il «giocattolo» di turno, invitato con un messaggio, era sempre un coetaneo degli organizzatori del festino: giovane e con la faccia pulita.
    Prima Alex, poi Giacomo. Scelti entrambi da una lunga lista di contatti. Si sono alternati nell’appartamento di Foffo poche ore prima che anche Luca Varani accettasse lo stesso invito. I due ragazzi, però, se ne sono andati via dopo il divertimento, sono usciti scampando per un soffio alla follia omicida. Luca no. Luca ha risposto al messaggio, ha accettato l’invito e con i mezzi ha attraversato la città per suonare venerdì mattina alla porta di quel Manuel Foffo mai visto né sentito.
    «Sì, sono stato anche io a casa di Manuel Foffo con Marco Prato. Abbiamo passato ore insieme solo noi tre, abbiamo bevuto, ci siamo sballati, ma non mi sono sentito in pericolo. Ci siamo divertiti, ma poi è finita lì. Non so come abbiano potuto uccidere quel ragazzo». Giacomo D. D., il ragazzo che prima di Luca Varani, mercoledì scorso, era stato nell’appartamento di Manuel Foffo, ha spiegato ai carabinieri nei dettagli l’antefatto della follia, quasi 48 ore prima che il 23enne venisse massacrato. Studente come i due assassini, aveva dedicato agli «amici» una giornata prima di tornare a Milano dove vive.
    Come lui era toccato nelle stesse ore anche ad Alex, il ragazzo conosciuto dal 29enne proprietario di casa in una pizzeria sulla Tiburtina. E potrebbe esserci stato anche il 30enne del quale due mesi fa i genitori denunciarono la scomparsa al commissariato Vescovio. Trascorse una notte fuori con Marco Prato e altri amici, ma rientrato – senza aver subito molestie o aggressioni – la denuncia venne ritirata. Versione ribadita ieri dagl stessi genitori del ragazzo, attualmente all’estero. Nel mirino degli inquirenti potrebbero entrare alcuni complici, oltre a Marco Prato e a Manuel Foffo. Qualcuno che potrebbe aver aiutato il 29enne reo confesso a crearsi delle attenuanti, per la riduzione di un’eventuale pena, la persona contattata per acquistare i ventisei grammi di cocaina oppure uno dei ragazzi passati nell’appartamento degli orrori. O un familiare.
    "Ecco che accadeva in quella casa" - Cronaca - iltempo

    Marco Prato, il sogno di diventare donna e i festini violenti
    Il sogno di diventare donna, l’ossessione per la cantante Dalida, i contrasti con i genitori: da tempo Marco Prato, uno degli assassini di Luca Varani, viveva in una situazione di forte disagio. Frustrazioni sfociate in una vita sregolata, a base di festini gay, risse e cocaina, culminata con un terribile omicidio. Prima di provare ad addentrarci in questo universo, bisogna raccontare la sua verità su quanto successo nell’appartamento di via Giordani, a Roma. Il pr ha infatti parlato per la prima volta con il gip, smentendo la versione del complice Manuel Foffo e addossando su di lui la maggior parte delle colpe.
    Foffo aveva raccontato al pm che a dare il colpo di grazia a Varani era stato Prato: “Marc ha inferto la coltellata al cuore. Luca era ancora vivo prima di quella coltellata”. Prato, dopo giorni di silenzio, ha raccontato la sua versione: “Sono stato debole, non sono riuscito ad oppormi a quello che Manuel stava facendo. Non ho avuto la forza di fermare Manuel. È stato lui a scagliarsi con il martello su Luca”.
    Il pr romano ha raccontato delle giornate a base di alcol, droga e rapporti omosessuali. Nella casa del quartiere Collatino si erano infatti recati anche un paio di amici. Poi venerdì sono usciti di casa con l’idea di imbastire un gioco erotico violento per ammazzare qualcuno, e hanno chiamato Varani: sarebbe stato Foffo a incitarlo a strozzarlo. Lui gli ha obbedito finché Foffo è arrivato da dietro, cominciando a colpire il ragazzo con un martello per poi ucciderlo con la coltellata al petto: “Sono stato debole non ho fatto nulla per fermarlo”. Le versioni dei due killer Foffo e Prato sono quindi contrastanti.
    Il tentato suicidio è stato una messinscena?
    Secondo gli inquirenti il tentato suicidio di Prato potrebbe essere stato una messinscena. Foffo, proprietario della casa della mattanza, potrebbe essere accusato di istigazione al suicidio. Sarebbe stato lui a comprare i medicinali per Prato e a pagargli due notti nell’hotel di piazza Bologna, quello del tentato suicidio. Gli investigatori vogliono capire se Prato abbia veramente tentato di togliersi la vita (hanno acquisito la cartella clinica per capire se le sostanze fossero state davvero assunte in un quantitativo letale), se sia stato istigato da Foffo o se ad aver organizzato la messinscena sia stato lui stesso. Nei biglietti di addio trovati dai carabinieri, tra l’altro, non c’erano riferimenti all’omicidio ma scuse per la vita condotta fino a quel momento.
    Prato voleva diventare donna
    Le scuse per la vita condotta fino a quel momento sembrano essere state un modo per riavvicinarsi ai genitori che, negli ultimi anni, lo avrebbero osteggiato. La sua famiglia della “Roma bene” voleva che facesse carriera con le scienze politiche, settore scelto per l’università e il master alla Luiss. Invece Marco ha scelto la “bella vita” a base di eventi e festini gay. Era diventato un noto pr nella movida romana.
    Chi lo conosceva racconta invece che Prato vivesse da tempo in una situazione di disagio e frustrazioni. Aveva scoperto di essere gay, lo sapevano tutti. Ma l’essere accettato non gli bastava: voleva operarsi e diventare donna. Gli amici, che lo definiscono “bipolare”, raccontano dell’ossessione per la cantante italo-francese Dalida, di cui si sentiva la reincarnazione.
    Un mese fa aveva partecipato a un altro festino gay, anche quello a base di alcol e cocaina. Aveva gonfiato di botte un ragazzo. “Abbiamo ritirato la denuncia dopo che nostro figlio è tornato a casa. Per fortuna non gli aveva fatto niente”, spiegano i genitori. Sempre stando alle testimonianze raccolte dai quotidiani, le serate di Prato finivano spesso in risse. Fino a quando, venerdì 4 marzo, ha perso la testa definitivamente uccidendo Luca Varani insieme a Manuel Foffo.
    Cortina: multato per aver messo i fiori sulla pista dove morì il figlio | Nanopress

    Tacchi a spillo, smalto e parrucca. Poi il sesso e l'omicidio di Varani
    Il racconto di Marco Prato: "Sono andato a casa di Manuel con vestiti maschili e una borsa con una parrucca e altri abiti femminili"
    Luisa De Montis
    "Sono andato a casa di Manuel martedì sera, con vestiti maschili e una borsa con una parrucca e altri abiti femminili, questa volta la droga l’aveva comprata lui.
    "Manuel aveva il delirio di uccidere anche il padre"
    Il padre di Prato contro i giornalisti
    Poi serviva altra cocaina ed è venuto Giacomo che abbiamo mandato via. Io mi sono vestito da donna e siamo andati a dormire. Mercoledì abbiamo usato altra cocaina e abbiamo chiamato Alex: ho avuto rapporti anche con lui ed è andato via giovedì mattina. Non avevamo l’idea di nessun omicidio, non se n’era mai parlato nei nostri deliri. Lui (Manuel) voleva che diventassi la sua bambolina, aveva anche il delirio di uccidere il padre. Quando aveva questi deliri io cercavo una terza persona. Così siamo usciti per cercare una “marchetta”, io sempre vestito da donna". È questo il racconto - fatto da Marco Prato agli inquirenti e riportato dal Corriere della Sera - sulla dinamica della serata in cui è stato ucciso Luca Varani.
    Dal racconto di Prato emergono nuovi particolari. Non avendo trovato nessuno pronto a prostituirsi per loro, Foffo e Prato sono tornati a casa e hanno chiamato Luca Varani offrendogli 150 euro.
    Una versione che non collima con quella di Foffo. Infatti il gip nell'ordinanza scrive: "Un'idea delirante maturata già il giovedì durante l'uscita in macchina in cerca di una vittima".
    Il racconto di Prato continua: "Ho aperto la porta a Luca, sempre vestito da donna. Abbiamo avuto un rapporto mentre Manuel assisteva. Poi Luca ha bevuto un drink e si è sentito male. Lo abbiamo messo sul letto e Manuel mi ha detto: 'Strozzalo'. Ci ho provato ma lui si è ripreso. A quel punto Manuel è impazzito, è andato in cucina, ha preso un martello e ha cominciato a colpirlo. Poi ha preso un coltello. Alla fine mi disse: 'Questa cosa ci legherà per la vita'".
    Tacchi a spillo, smalto e parrucca. Poi il sesso e l'omicidio di Varani - IlGiornale.it









    Cagliari, bimbi travestiti da bimbe ​(con l'appoggio della Regione)
    Nel capoluogo sardo parte domani una tre giorni di "cultura lesbica" con tanto di laboratorio di travestimenti per bimbi dai 4 agli 8 anni: i piccoli vengono spinti a scambiarsi i vestiti per "superare gli stereotipi di genere"
    Giovanni Masini
    Bimbi piccolissimi travestiti da bambine e viceversa: è questo l'ultimo caso della cosiddetta "teoria del gender", che torna a fare discutere.
    Un anno dopo l'episodio del "gioco del rispetto" introdotto in un asilo di Trieste, l'ultimo tentativo di spingere i bambini a modificare la concezione dei due sessi va in scena a Cagliari, al centro culturale "Il lazzaretto".
    Dove a partire da domani sarà organizzata una tre giorni di "cultura lesbica", per "raccontarsi", ma non solo. Un weekend lungo di incontri, seminari e lezioni per diffondere la cultura Lgbt in tutta la Sardegna.
    Al centro delle critiche è il laboratorio "Nei panni di...", espressamente dedicato ai bimbi dai 4 agli 8 anni, in cui i partecipanti sono invitati a trasvestirsi per "mettere in discussione gli stereotipi di genere". In parole povere, i maschietti verranno fatti travestire da femminucce e viceversa.
    "Attraverso il travestimento - si può leggere nel programma dell'evento - è possibile sperimentare immagini di sé, vivendole in prima persona e confrontandosi con i travestimenti scelti dagli altri partecipanti."
    A scoperchiare il caso è stato il consigliere regionale del Partito sardo d'Azione Marcello Orrù, che domanda al presidente della Regione autonoma Francesco Pigliaru di fare chiarezza sulla vicenda e si è detto preoccupato èper un "pericoloso tentativo di coinvolgere bambini dai 4 agli 8 anni in iniziative che mirano ad influenzare la loro formazione e la loro identità sessuale."
    Tra le sigle associate al festival c'è la manifestazione "Sardegna queer", già beneficiaria di contributi regionali, e l'Associazione Arc onlus (una delle maggiori sigle del mondo Lgbt sardo, ndr), che sul proprio sito ringrazia anche l'Assessorato della pubblica istruzione della Regione autonoma per il sostegno. E qui si apre un piccolo giallo: perché gli uffici dell'assessorato smentiscono che da loro sia mai giunto un qualsiasi finanziamento, mentre l'assessore regionale alla Cultura Claudia Firino conferma l'assenza di contributi pubblici ma garantisce che "se ci fossero stati, ne saremmo stati fieri".
    Orrù, che è anche vicepresidente della Commissione sanità in Consiglio regionale, ha chiesto al prefetto di Cagliari l'annullamento della manifestazione: "Si tratta - ha spiegato - Di una provocazione inaudita offensiva del pubblico oltre che del buonsenso civile."
    Contro il festival dell'orgoglio lesbico (e contro il laboratorio di travestimenti per bambini) si è scagliato anche Salvatore Deidda di Fratelli d'Italia: "Non ho parole per laboratori che coinvolgono bambini tra i 4 e i 9 anni in cui si devono travestire, magari i maschietti da principesse e le femminucce da principi azzurri. La speranza è che il Comune non fosse informato". Per ora, però, dalle istituzioni non sono arrivate prese di posizioni ufficiali: il festival, salvo smentite, si farà.
    Cagliari, bimbi travestiti da bimbe ?(con l'appoggio della Regione) - IlGiornale.it

  2. #142
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    sto vomitando porca T...... ma una bella gnocca no.. eh ???

  3. #143
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Asilo di Milano abolisce festa del papà - Ultima Ora - ANSA.it

    Festa del cavolo come tutte, se vogliamo, ma abolire questa ha un certo significato.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  4. #144
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Citazione Originariamente Scritto da sciadurel Visualizza Messaggio
    sto vomitando porca T...... ma una bella gnocca no.. eh ???
    Omofobo!
    Transofobo!
    Medioevale!

    Ecco il libro segreto che ha ispirato il pr omosex
    In casa di uno degli assassini un romanzo sull'incubo di un giovane gay
    Nino Materi
    La pagina Facebook di Marco Prato è un «libro aperto» su un giovane gay apparentemente normale. Descrive un trentenne amante dei viaggi (Parigi, Casablanca, Barcellona) con un debole per la cantante e attrice franco-italiana Dalida, una figura che lo ossessiona e che lui riconduce alla mamma (roba che farebbe la «felicità» di qualsiasi psichiatra di scuola freudiana); e poi tanti mi piace su feste, locali, musica, cinema, programmi tv.
    Tra i preferiti della categoria libri spicca però un solo volume, introvabile in biblioteca ma in bella mostra sul comodino a fianco al letto di Marco.
    I carabinieri lo ha hanno trovato con la copertina sgualcita, come se quelle pagine fossero state lette e rilette più volte. Alla ricerca di qualcosa o forse di se stesso. Un sé privato, intimo, che il pr romano che segnava di diventare donna, rincorreva nella trama del romanzo di uno scrittore esordiente: Filippo Castellucci, autore di A domanda rispondo (ma nessuno ha mai chiesto) (Ed. Albatros).
    Non sappiamo se Prato e Castellucci si conoscano, certo è che uno dei killer di Luca Varani apprezzava la prosa di Castellucci, tanto da aver eletto il suo libro a unico «preferito» del proprio profilo social.
    Il motivo di tanta predilezione? A domanda rispondo è la narrazione di un'identità omosessuale ghermita da quegli stessi mostri esistenziali che progressivamente hanno trasformato Prato in un essere capace di compiere lo scempio che ha sconvolto l'Italia.
    Nel libro amato dal carnefice di Luca c'è un paragrafo (in realtà si tratta della quarta di copertina) sottolineato con l'evidenziatore giallo: «Una crepa che compare su un muro, l'impercettibile traccia di un sisma silenzioso che scuote nelle profondità l'anima di un ragazzo e sfida il granitico silenzio di quanti lo circondano. Nel non facile riconoscersi allo specchio, all'apparire di contraddizioni complesse ed emozioni e sentimenti irrefrenabili, l'autore dà voce a un'umanità discreta e silente, che dietro gli eccessi di trucchi e trasgressioni vive la propria omosessualità con intensa passione».
    Ecco il libro segreto che ha ispirato il pr omosex - IlGiornale.it

    Unioni civili, studenti obbligati a partecipare alla cerimonia
    A Montevarchi, in Toscana, in occasione della Festa della donna, gli studenti hanno dovuto partecipare obbligatoriamente alla cerimonia della prima registrazione dell'unione di una coppia gay
    Francesco Curridori
    Dall'obbligo di frequenza scolastico a quello 'matrimoniale'. A Montevarchi, in provincia di Arezzo, lo scorso sabato gli studenti delle scuole del territorio hanno dovuto obbligatoriamente partecipare alla cerimonia di iscrizione della prima coppia gay nel registro delle unioni civili del Comune.
    Una decisione ritenuta inaccettabile da Giovanni Donzelli, capogruppo di Fratelli d'Italia in Regione, che attacca: “la scuola pubblica pagata con i soldi pubblici non deve e non può essere usata per diffondere le idee della lobby gay". Ma non è tutto. “Con la scusa delle iniziative per la Festa della donna Montevarchi ha deciso di promuovere un'iniziativa provocatoria e senza alcun senso - sottolinea Donzelli - gli studenti hanno dovuto assistere anche alla proiezione del film 'Lei disse sì', documentario che racconta la storia di due ragazze e del loro matrimonio celebrato in Svezia”.
    “Non si capisce assolutamente quale sia il senso di portare i ragazzi ad una iniziativa del genere, piuttosto che, ad esempio, alla premiazione delle coppie che hanno celebrato le nozze d'oro, che si è tenuta appena tre settimane prima”, commenta Donzelli che ha chiesto il licenziamento in massa dei dirigenti scolastici che hanno aderito all'iniziativa. “La scuola è nata e deve continuare a diffondere valori condivisi - conclude l'esponente di Fratelli d'Italia - non può essere luogo per sfogare i capricci della lobby gay".
    Unioni civili, studenti obbligati a partecipare alla cerimonia - IlGiornale.it

    Studenti “deportati” ad una unione civile
    di Andrea Lavelli
    Come festeggiare a scuola la Giornata internazionale della donna? Omaggiando le prof con le mimose? Parlando della condizione della donna nel mondo? Macché, roba vecchia. Molto meglio portare gli studenti ad assistere a una “cerimonia” di unione civile tra due uomini e a un documentario su una coppia di donne che si sposano in Svezia. Magari all’insaputa dei genitori e degli stessi studenti.
    Per lo meno così hanno fatto alcune classi dell’ISIS “Benedetto Varchi” di Montevarchi nell’aretino, che il 5 marzo scorso sono state portate in orario scolastico alla cerimonia di iscrizione della prima coppia omosessuale nel registro comunale delle unioni civili. Di fronte alla platea di studenti e convenuti all’auditorium comunale il vicesindaco Elisa Bertini con tanto di fascia tricolore ha dato lettura davanti alla coppia di uomini dell’articolo 3 della Costituzione e dell’articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. “Questa firma oggi non è qualcosa scritto su una carta, ma un qualcosa che fa prevalere l’amore e, come ha detto il padre della cultura italiana, «l’amor che muove (sic) il sole e l’altre stelle». (Capito ragazzi? Anche il Sommo poeta è dalla nostra parte: #loveislove).
    «Si tratta di un primo passo», ha chiarito al microfono uno dei due uomini, «a maggior ragione in un momento come questo in cui in Italia si lotta per riuscire ad avere dei diritti che in realtà dovrebbero essere un po’ scontati ma che in questo paese ancora non lo sono». La firma è stata preceduta dalla proiezione di “Lei disse sì,” un film-documentario sulla storia di due donne italiane alle prese con l’organizzazione del loro matrimonio in Svezia:
    «È il racconto di due donne che si amano. È una festa dove il menù di nozze è a base di diritti civili». Tutto questo era inserito nel cartellone organizzato dal Comune di Montevarchi e dal Comitato 8 marzo del Valdarno nell’ambito dei festeggiamenti per la Giornata internazionale della donna, con il patrocinio dalla Provincia. Ciascuno può valutare se questo spottone a senso unico per il matrimonio omosessuale può essere definito “uscita didattica,” così come ciascuno può tentare di capire cosa c’entri tutto questo con i contenuti della Giornata internazionale della donna.
    Ma non è nemmeno questa la cosa peggiore, quando si scopre che dello svolgimento di questa “uscita” non erano informati né gli studenti né i genitori, come racconta F.B., padre di uno dei ragazzi coinvolti. «Sabato mattina mi ha chiamato da scuola l’insegnante che mi ha chiesto il permesso di portare mio figlio a vedere un documentario: mio figlio non aveva infatti riconsegnato il foglio del consenso, in cui si parlava semplicemente di un’uscita generica. Ho fatto presente che è maggiorenne, ma l’insegnante ha detto che serviva anche il mio consenso: dato che genericamente i documentari sono attinenti alle materie di studio ho acconsentito» racconta il padre che è venuto a sapere solo a cosa fatte dei contenuti dell’iniziativa. «Sull’autorizzazione, d’altronde, non era specificato di quale tipo di uscita si sarebbe trattato e l’insegnante mi aveva semplicemente detto che avrebbe portato ai ragazzi a vedere un documentario. Anche agli studenti era stato detto che sarebbero andati a vedere un film e invece si sono trovati davanti a tutto questo. In tutto ciò alcuni insegnanti si sono giustificati dicendo che la porta era aperta...».
    Il genitore è ora determinato a fare chiarezza sull’accaduto: «Chi ha autorizzato la scuola a fare propaganda su questi argomenti? Si tratta di una vera e propria ingerenza nel primato educativo dei genitori». Nel frattempo il caso è divenuto politico. Così è intervenuto Giovanni Donzelli, capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Toscana. «Siamo di fronte ad un episodio grave: un genitore ha il diritto di sapere dove viene portato il figlio. Fratelli d'Italia mette a disposizione gratuitamente l'assistenza legale per i genitori che hanno visto i propri figli costretti dalla scuola a fare da spettatori alla prima unione civile tra gay: la scuola ha mentito e chi deciderà di agire legalmente avrà l'aiuto da parte nostra». Alcuni media riportano che la stessa Giorgia Meloni starebbe pensando di presentare un’interrogazione parlamentare sull’accaduto.
    Attorno alla vicenda sono intervenuti anche membri del Consiglio comunale di Montevarchi e altri esponenti politici della Regione, fino ad arrivare al sottosegretario al Ministero dell’Istruzione, Gabriele Toccafondi: «La scuola non può essere luogo di scontro ideologico, i ragazzi non sono platea per convegni e ciò che entra a scuola deve essere condiviso con i genitori cui spetta, Costituzione alla mano, il dovere e diritto dell’educazione».
    Nedo Migliorini, preside dell’Istituto, è intervenuto sul Fatto affermando che la richiesta dei genitori è passata attraverso le classi e che il manifesto della giornata era pubblico: «Non ho chiesto alcuna firma di autorizzazione perché i genitori attraverso i ragazzi e il sito della scuola, sapevano cosa sarebbe accaduto quella mattina». Hanno difeso l’iniziativa il sindaco e alcuni esponenti del Pd come la consigliera regionale Valentina Vadi: «Io c’ero e posso confermare lo spirito civico della giornata. Cittadini e studenti hanno reso ancor più ricco il nostro patrimonio d’umanità, diritti e doveri. A Montevarchi comincia un’Italia nuova».
    Questa storia mostra chiaramente che la costruzione di questa “Italia nuova” – in cui il concetto di famiglia viene completamente stravolto e ridefinito – prevede come tappa fondamentale la propaganda a senso unico dell’agenda LGBT sui banchi di scuola, meglio ancora se all’insaputa dei genitori. È davvero il caso di tenere alta la guardia.
    Studenti ?deportati? ad una unione civile

  5. #145
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Sesso, droga e violenza nella Capitale dello sballo senza freni
    Dopo la morte di Varani, ci siamo infiltrati nei locali gay di Roma. È qui che droga e sballo si mischiano a sesso e violenze
    Giuseppe De Lorenzo Marco Vassallo
    “Volete della cocaina, giusto?”. Chiaro, semplice e alla luce del neon. È venerdì sera e ci troviamo al Muccassassina, una della storiche serate di Roma. Lo stesso locale che frequentavano Marco Prato e Manuel Foffo.
    È passata appena una settimana dall'omicidio che ha sconvolto la Capitale e la comunità omosessuale romana. Eppure nulla, o troppo poco, sembra essere cambiato. Al Qube, locale che ospita l'evento, saliamo fino al terzo piano, il più trasgressivo. "Lì troverai il mondo del chill-out” - racconta un omosessuale che chiede l'anonimato - uno spaccato del divertimento romano a base di droga e sesso".
    Arriviamo al locale poco dopo la mezzanotte. Braccialetto ai polsi, timbro sulla mano e siamo nel privé. Ci sediamo sul primo divanetto libero, accanto a noi un ragazzo è chiaramente in stato di incoscienza. Le telecamere di Porta a Porta riprendono la serata, eppure basta chiedere per ottenere la cocaina. Un ragazzo si offre di fare da intermediario. Ma ad una condizione: “Voglio un tiro anche io”. Nel tanfo dei servizi igienici prepara le strisce di coca e se ne sniffa una. Vorrebbe vedere farlo anche a noi. Qui è normale chiudersi in quattro o cinque in due metri quadri di servizi igienici per "ravvivare la serata".
    Le stesse cose si ripetono, di locale in locale. Di serata in serata. Droga, effusioni occasionali, rapporti sessuali e promiscuità. Sabato notte paghiamo un ingresso al Planet, noto locale nel quartiere Ostiense. Il giro di droga è lo stesso e nemmeno i pusher sono cambiati. Presidiano un angolo della discoteca, indisturbati. Cambia solo il prezzo: 50 euro, invece di 30, per qualche grammo di coca. Lo sballo non è cosa per tasche vuote. Nello stesso angolo buio si susseguono decine di scambi. Una mano passa i soldi, l'altra consegna la cocaina.
    È evidente come il traffico di stupefacenti sia ben conosciuto e, soprattutto, tollerato. I killer di Varani erano soliti chiudere il sabato sera con l'after hour al "Frutta e Verdura", un club indicato da molti come un luogo dove va "gente deviata". I controlli di sicurezza sembrano essere maggiori, eppure insieme a noi entrano gli stessi spacciatori delle due serate precedenti. “Sapete che cosa c'è lì dentro? - ci avvisa il buttafuori all'ingresso - Sapete che cosa potete trovare?”. Di tutto. Dark room per il sesso "al buio", trans e promiscuità. E soprattutto tanta droga. Oltre alla coca, anche un particolare stupefacente chiamato "il g". Si tratta del ghb: quando proviamo a comprarlo ci chiedono 120 euro per una boccetta. Tanto, ma aumenta il desiderio sessuale. Per questo è molto ricercato.
    I 1800 euro di cocaina consumati dai killer nella drammatica serata della morte di Luca Varani non possono stupire. “A Roma è tutto alla portata di mano", spiega un ragazzo. "Se vi chiedono di praticare sevizie - aggiuge - non stupitevi: qui il cocktail di sesso e droga porta alla violenza". Queste erano, e sono tutt'ora, le serate di Marco Prato e Manuel Foffo. Star di quelle notti romane in cui la droga è facile da trovare e lo sballo è dietro l'angolo.
    Sesso, droga e violenza nella Capitale dello sballo senza freni - IlGiornale.it

    L'asilo abolisce la festa del papà: "Non offendiamo i genitori gay"
    Quest'anno i bimbi non prepareranno letterine e piccoli doni. L'assessorato all'Educazione: "Scelta autonoma delle educatici"
    Nino Materi
    Nella classifica delle feste più stupide d'Italia, la festa del papà (ex aequo con la festa della mamma) è seconda solo alla festa della donna che, in più, ha l'aggravante di ammorbare l'aria con quelle stramaledette mimose.
    Se vogliamo abolire quindi la festa del papà (ma, già che ci siamo, non si potrebbe eliminare pure la festa degli innamorati?), facciamolo pure, ma in quanto festa «stupida», non certo in quanto festa «lesiva della dignità dei genitori arcobaleno». La definizione «genitori arcobaleno» non è altro che una ipocrita formula per definire una coppia formata da due individui dello stesso sesso: insomma due maschi o due femmine. Una relazione tra un maschio e una femmina, nella società di oggi, è considerata infatti un'«anomalia», da guardare quasi con diffidenza. E proprio per tale motivo, forse, un asilo comunale di Milano (per la precisione quello di via Toce, quartiere Isola) avrebbe deciso di azzerare la «festa del papà», tradizionalmente in programma il 19 marzo.
    L'assessorato all'Educazione del Comune ha chiarito al Corriere della sera (che ieri riportava la notizia sotto il titolo: «I genitori gay e la festa del papà abolita dall'asilo»): «Mai fatto disposizioni relative a regali o feste per le giornate del papà e della mamma. Si tratta di iniziative gestite in base alla discrezione, alla libertà didattica e alla sensibilità delle educatrici».Fatto sta che ieri mattina una telefonata è arrivata al Giornale. Dall'altro capo del telefono una «mamma allarmata» per quella che ha definito una «decisione scandalosa», ma che a noi appare solo uno dei tanti atteggiamenti paradossali del politically correct che, come in questo caso, raggiunge vette tragicomiche. Un filone che soprattutto in asili e scuole elementari trova un particolare brodo di coltura (ma, un po', anche di cottura).
    Di esempi ce ne sono tanti: dal divieto dei simboli natalizi (presepe, canti, recite) per «non offendere le altrui sensibilità religiose» ai menù differenziati nel «rispetto delle altrui culture gastronomiche»; dai corsi di lingua araba destinati agli alunni italiani per «meglio integrarsi con i compagni stranieri» (scusate, ma non dovrebbe essere il contrario? Cioè con i bimbi stranieri che dovrebbero imparare l'italiano per «meglio integrarsi» con i compagni italiani? ndr) al divieto di esporre i crocifissi nelle aule scolastiche. Nulla di strano allora se in tempi di stepchild adopstion i responsabili di un asilo siano terrorizzati dall'idea di far preparare ai bambini letterine e piccoli doni da regalare il 19 marzo ai papà. Al solito genio di turno che siede dietro la cattedra non sarà parso vero di essere più realista del re, ponendosi un «problema» inesistente. Un quesito assurdo in precario equilibrio tra il lettino dello psicanalista e il divano del salotto radical chic: e se uno dei bimbi, invece di avere un solo papà, ne ha due? E se, invece di avere una sola mamma, ne ha due? In altre parole, come la mettiamo se un bimbo è figlio di una coppia gay o lesbica?
    Visto che su questo fronte la burocrazia ha tirato fuori la «brillante» idea di chiamare i due genitori con i «simpatici» nomi di «genitore 1» e «genitore 2», a che serve andare ancora dietro a una parola tanto desueta come «papà»? Figuriamoci stare lì a perdere tempo con la sua «festa»... Risultato: azzerate letterina e regalini per il padre- «fantasma». Se ne riparlerà quando verrà istituita la «festa del genitore 1». Da non confondersi con la «festa del genitore 2». Nel dubbio, auguri a entrambi. E, soprattutto, ai loro eventuali figlioletti.
    L'asilo abolisce la festa del papà: "Non offendiamo i genitori gay" - IlGiornale.it

  6. #146
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Richard Page, 68 anni, cristiano, da 15 magistrato presso la Corte di Maidstone (UK).

    Si è opposto all'adozione di un bambino da parte di una coppia gay, sostenendo che a suo parere sarebbe stato meglio per il bambino se i genitori fossero stati un uomo ed una donna.

    Radiato e licenziato in tronco.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  7. #147
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    L’attivista Volker Beck e l’omicida Marco Prato uniti dal medesimo stile di vita gay
    Il politico omosessualista Volker Beck e l’omicida gay Marco Prato all’apparenza distanti sono, nella realtà, accomunati dal deleterio e perverso stile di vita gay.
    di Rodolfo de Mattei
    Il 1° marzo 2016, Volker Beck, il più noto attivista per i diritti LGBT della Germania è stato arrestato dalla polizia di Berlino, mentre lasciava l’appartamento di uno spacciatore sotto osservazione, con addosso 0,6 g di Crystal Meth. In seguito al fermo, Beck si è dimesso da tutte le sue funzioni politiche, tranne il suo mandato al Bundestag dove ha preferito mettersi temporaneamente in congedo per malattia al fine di non rinunciare al cospicuo reddito e nella tacita speranza che nel frattempo l’attenzione dell’opinione pubblica si distragga su qualche altra vicenda, permettendogli così di riprendere il suo posto senza troppo clamore.
    La vicenda ha suscitato scalpore in Germania, in quanto Beck, rappresentante del partito “Alleanza ’90/I Verdi” nel parlamento tedesco,è da sempre in prima linea nella promozione dell’agenda gender tra i giovanissimi, decantando la normalità e la bontà dello stile di vita gay. Secondo il politico tedesco: “i gay sono come tutti gli altri, solo con un diverso orientamento sessuale”, e, per questo, i bambini, fin dai banchi di scuola, dovrebbero essere educati a pensare che “essere gay è normale”. Beck è promotore di un vero e proprio indottrinamento sociale, volto a creare ad arte e promuovere una distorta ed accattivante immagine dello stile di vita gay, ben lontana da quella che è la drammatica e disgustosa realtà.
    L’”Osservatorio Gender” aveva denunciato lo scorso 6 novembre 2015 l’allarme “chemsex”, inteso come mix micidiale di droghe e sesso, lanciato dal “British Medical Journal” che aveva addirittura parlato di “priorità di salute pubblica”. Il vocabolo “chemsex”, neologismo che unisce le parole chemical e sex, è stato infatti introdotto nel Regno Unito per descrivere il sesso praticato, soprattutto in ambito omosessuale, sotto gli effetti della droga, al fine di migliorare le performance. In pratica, questa forma di “sesso estremo” consiste nell’assunzione di droghe come mefedrone, ghb e cristalli di anfetamina (le stesse di cui è stato trovato in possesso Beck), in maniera da poter, da un lato, lenire eventuali dolori dovuti a comportamenti contro natura e, dall’altro, sopportare interminabili orge sessuali che possono durare ore o addirittura giorni. L’arresto di Beck, in possesso della Cystal Meth, droga potentissima dagli effetti devastanti, ha fatto tornare di attualità il tema del “chemsex” che nell’ultima settimana ha riempito le pagine dei maggiori quotidiani tedeschi.
    Ma l’argomento “chemsex”, in questi stessi giorni, è divenuto noto ed è sulle prime pagine anche di tutti i siti web e quotidiani italiani. La vicenda di Beck arriva infatti sui giornali negli stessi giorni in cui, Roma e tutta l’Italia, è sconvolta dall’agghiacciante omicidio del “ragazzo di vita” Luca Varani, barbaramente sgozzato nel mezzo di un orgia omosessuale a base di fiumi di alcool e cocaina.
    Gay dichiarato è Marco Prato, uno dei due aguzzini, noto negli ambienti omosex con il soprannome della “lesbica con la parrucca”. Prato, come riporta “Il Giornale”: “è convinto di essere la reincarnazione della cantante francese Dalida, dopo un’infanzia e un’adolescenza agiata in cui veniva preso in giro per la sua omosessualità e per il suo sovrappeso”. Il killer era molto noto nella movida omosessuale sia come organizzatore che comefrequentatore di eventi gay, luoghi ideali per adescare giovani prede. Come organizzatore era conosciuto per l’aperitivo “AhPerò”, un appuntamento fisso della domenica per il pubblico gay che si svolgeva in un locale di Colle Oppio. Come frequentatore, Prato, assieme al suo compagno di mattanza, Manuel Foffo, è stato visto più volte in quello che sul web viene definito “primo e unico club transgender d’Italia”, a due passi da piazza Re a Roma, noto come il “fast food del sesso”. A raccontarlo è stato Marco Pasqua per “Il Messaggero“: “Un piccolo porticino, defilato tra due palazzi. ben conosciuto, sopratutto da chi cerca serata di sballo e prestazioni “anomale”. Tre settimane fa, anche Marco Prato, uno dei killer di Luca Varani, è stato visto in questo locale”.
    “L’ingresso, scrive sempre Pasqua, costa 35 euro e bisogna fare una tessera. Chi scende le scale di questo ritrovo, utilizzato anche dagli scambisti, sa di entrare in un fast food del sesso. Locale angusto, claustrofobico, un bar, un palo per la lap dance e poi il punto forte: i camerini. E’ qui che si consumano i rapporti, mordi e fuggi, zero convenevoli, perché anche chiedere un nome può essere maleducato. «Non voglio conoscere, voglio fare sesso. Se vengo qui è perché voglio un corpo», racconta G., uno dei clienti di questo club. Alcuni vengono visti girare con una bottiglietta d’acqua semi-vuota: l’hanno riempita di Ghb, la droga dello stupro. Aiuta ad abbassare le inibizioni sessuali. Per fare sesso senza pensare troppo”.
    “Non voglio conoscere le persone, nemmeno chiedo i nomi“, racconta uno dei clienti. “Giriamo più locali per vedere in quale si trova la merce migliore“, replica un altro. Non c’è infatti solo il club frequentato da Marco Prato. A Roma vi sono diversi posti dove – varcata la soglia – tutto è permesso e “agevolato” dallo stordimento garantito da mix micidiali di alcool e stupefacenti. Emblematico è il nome di un altro di questi locali esclusivamente dedicati al sesso omosessuale estremo, “Il Diavolo dentro”, che si trova, sempre a Roma, in zona Prenestina. Non riportiamo qui i dettagli delle irripetibili proposte di serata che è possibile leggere nell’“Angolo delle idee”, direttamente sul sito del locale: si va dalla proposta “Bisex Party” che prevede il nudismo obbligatorio per i maschi, alla proposta di “Orgia della domenica pomeriggio”, fino ad altri impronunziabili appuntamenti.
    Il “diavolo dentro” lo avevano certamente Marco Prato e Valter Foffo quando hanno pensato di uccidere qualcuno solamente per “vedere l’effetto che fa” e quando hanno portato a termine il loro folle e barbaro piano. Solo una mente ed un corpo impossessati dal demonio possono infatti spiegare la follia e le atrocità commesse dai due killer nei confronti di Luca Varani.
    Il politico omosessualista Volker Beck e l’omicida gay Marco Prato all’apparenza distanti sono, nella realtà, accomunati dal deleterio e perverso stile di vita gay. In un certo senso, si può dire che tra i due, Beck è il colpevole e Prato la vittima. Il politico tedesco, arrestato per droga, essendo uno dei più importanti attivisti gay a livello internazionale, è infatti tra i principali responsabili della normalizzazione sociale attraverso le menzogne ideologiche di un diabolico stile di vita, che uccide il corpo e l’anima delle sue inconsapevoli vittime, la cui tragica verità è in questi giorni sotto gli occhi di tutti.
    L?attivista Volker Beck e l?omicida Marco Prato uniti dal medesimo stile di vita gay ? di Rodolfo de Mattei | Riscossa Cristiana

    Porno: per uno stato Usa è anche un problema di salute pubblica
    Benedetta Frigerio
    Aborto, omosessualità, utero in affitto, fecondazione artificiale, eutanasia sono ormai i temi al centro dell’attacco antropologico moderno. Eppure uno dei fattori più diffusi e disgreganti la persona, la famiglia e quindi la società è la pornografia. Se ne parla pochissimo, ma la crescita dell’industria “hard-core”, che coinvolge sopratutto gli Stati Uniti d’America, ha portato il parlamento dello Utah ha votare a fine febbraio una risoluzione in cui la pornografia viene definita addirittura come una «crisi per la salute pubblica».
    Il senatore Todd Weiler, autore della risoluzione, ha spiegato che questo fenomeno ha un forte «impatto sulla gioventù e sull’indebolimento della famiglia». Basti pensare che già tredici anni fa, nel 2003, l’American Academy degli avvocati matrimonialisti rivelò che nel 58 per cento delle cause di divorzio si riscontravano problemi di dipendenza dalla pornografia da parte di uno degli sposi.
    A descriverne gli effetti sono anche i testimoni diretti. L’ultimo a raccontare la sua storia è stato un giovane pastore protestante del Michigan, Noah Filipiak, che recentemente ha spiegato sul suo blog il pericolo: «Da metà degli anni Novanta, quando avere internet in casa divenne d’uso comune, la pornografia cominciò ad educare generazioni di ragazzi. Così accadde a me». Infatti, quando era ancora alle medie, Filipiak non si sarebbe «mai sognato di andare a comprare una rivista porno, ma sapere che si trattava di un solo click di distanza, lì nel mio salotto, era troppo per resistere».
    Il semplice click, però, si trasformò presto in dipendenza: «Il porno è un professore» ha scritto il pastore, e «se vuoi una società dove le persone diventino oggetti disumanizzati, allora appoggialo». Se, invece, «vuoi una società in cui le persone comprendano l’amore, la dignità umana, il valore e il rispetto, allora il porno va identificato e combattuto come una crisi per la salute pubblica». Anche perché le immagini disponibili su Internet sono «piene di perversione, feroci e violente» e grazie ai «video ad alta definizione» sono «molto coinvolgenti, soprattutto per la psiche dell’adolescente in fase di sviluppo», come ha spiegato il giornalista americano John Jalsevac, un tempo dipendente dal porno.
    Fra le conseguenze di questa moda, Flood ha indicato la diffusione della mentalità per cui la donna è un oggetto di piacere che deve sempre essere disponibile, la sensazione di tradimento da parte delle mogli, le attitudini sessiste e quindi la violenza contro le donne. Eppure la cultura liberale femminista, quando non difende l’industria, tace.
    Anche Terry Crews, ex giocatore di football e attore americano, il mese scorso ha descritto il tunnel della pornografia: «Cambia il modo che hai di pensare alla gente (…). Le persone diventano oggetti». E la compulsione può essere fortissima, tanto che «sono dovuto andare in riabilitazione per affrontare il problema». Spiegando l’importanza di confessare a qualcuno la dipendenza Crews ha parlato di una battaglia cominciata da sei anni, anche se il porno entrò in casa sua quando aveva 12 anni.
    Salvato mentre stava per mandare in frantumi la sua famiglia, l’ex giocatore ha ringraziato commosso la moglie: «Mi disse: “Non ti riconosco più”. Avrebbe potuto decidere di andarsene…ma non l’ha fatto. È rimasta al mio fianco. Sapeva che ero pentito. Sapeva che stavo chiedendo aiuto».
    Porno: per uno stato Usa è anche un problema di salute pubblica » Rassegna Stampa Cattolica

    Depenalizzazioni, via il reato di atti osceni in luogo pubblico
    Claudio Cartaldo
    Nel decreto sulle depenalizzazioni che arriverà in Consiglio dei Ministri ci sono delle soprese, anche particolari.
    Secondo il sito dello studio legale Castaldi, infatti, nella lunga lista di reati che non saranno più tali, si trova la norma secondo cui "chiunque, in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti contrari alla pubblica decenza" non sarà più incriminato in via penale (arresto fino a un mese e multa da 10 a 206 euro), ma sarà punito solo con una multa.
    In pratica, fare pipì per strada o appartarsi con il partner per il sesso, non sarà più reato. Anche andare in giro nudo comporterà solo una multa.
    Depenalizzazioni, via il reato di atti osceni in luogo pubblico - IlGiornale.it

  8. #148
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Sì a stepchild adoption per padre gay

    Sentenza storica su bimbo nato in Canada con maternità surrogata



    © ANSA







    (ANSA) - ROMA, 21 MAR - Ancora una volta i tribunali corrono più veloci dei legislatori in tema di diritti civili. Il Tribunale per i minorenni di Roma, con una sentenza storica, ha riconosciuto l'adozione a un padre all'interno di una coppia gay. Finora la stepchild adoption era stata riconosciuta solo a coppie di donne. Il bimbo, che ha tre anni e mezzo, è stato concepito in Canada grazie alla maternità surrogata, a titolo gratuito. I due papà - che si sono regolarmente sposati prima in Canada e poi anche in Spagna, per poi iscriversi in Italia al Registro delle unioni civili della loro città - subito dopo la nascita sono rimasti per un paio di mesi in Canada con la madre 'surrogata' e hanno mantenuto i contatti con la donna, andandola a visitare in questi anni insieme al piccolo. La coppia sta insieme stabilmente da 12 anni e le rispettive famiglie sono molto presenti nella vita del bambino, che va all'asilo, è stato battezzato presso la parrocchia di quartiere ed è a conoscenza del modo un cui è nato.

    Sentenza che farà giurisdizione.
    La magistratura che "sorpassa" il potere legislativo.
    Il giudice ha sentenziato giusto in tempo, dato che subito dopo è scattata la prescrizione e quindi non c'è possibilità di appello.
    Giudice una tale Cavallo.
    Un nome, una garanzia.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  9. #149
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Sì a stepchild adoption per padre gay

    Sentenza storica su bimbo nato in Canada con maternità surrogata



    © ANSA







    (ANSA) - ROMA, 21 MAR - Ancora una volta i tribunali corrono più veloci dei legislatori in tema di diritti civili. Il Tribunale per i minorenni di Roma, con una sentenza storica, ha riconosciuto l'adozione a un padre all'interno di una coppia gay. Finora la stepchild adoption era stata riconosciuta solo a coppie di donne. Il bimbo, che ha tre anni e mezzo, è stato concepito in Canada grazie alla maternità surrogata, a titolo gratuito. I due papà - che si sono regolarmente sposati prima in Canada e poi anche in Spagna, per poi iscriversi in Italia al Registro delle unioni civili della loro città - subito dopo la nascita sono rimasti per un paio di mesi in Canada con la madre 'surrogata' e hanno mantenuto i contatti con la donna, andandola a visitare in questi anni insieme al piccolo. La coppia sta insieme stabilmente da 12 anni e le rispettive famiglie sono molto presenti nella vita del bambino, che va all'asilo, è stato battezzato presso la parrocchia di quartiere ed è a conoscenza del modo un cui è nato.

    Sentenza che farà giurisdizione.
    La magistratura che "sorpassa" il potere legislativo.
    Il giudice ha sentenziato giusto in tempo, dato che subito dopo è scattata la prescrizione e quindi non c'è possibilità di appello.
    Giudice una tale Cavallo.
    Un nome, una garanzia.
    Se qualcuno ha voluto che gli itaGliani arrivassero ovunque un motivo ci sarà !
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  10. #150
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Caso Varani, «la comunità Lgbt ora teme che emerga lo stile di vita gay»
    «Marco Prato era “uno di noi”. Nel senso che faceva la vita che molti gay facevano, al netto di certi eccessi: penso a quello della droga. La comunità Lgbt ha paura che si raccontino cose che tutti conoscono. Che si scoperchi il vaso di Pandora. Tutti sanno, ma è meglio non parlarne». A dirlo è Marco Pasqua, attivista omosessuale e giornalista presso Il Messaggero. Marco Prato è uno dei due killer del 23enne Luca Varani, barbaramente massacrato e ucciso il 4 marzo scorso in un quartiere romano.
    La morte è avvenuta durante un festino gay a base di cocaina e alcol e si sta rivelando uno dei casi più terribili degli ultimi anni. Gli agghiaccianti particolari che emergono, ora dopo ora, descrivono uno scenario fuori da ogni immaginazione, tanto che c’è già chi afferma che il delitto consumatosi è ben peggiore del massacro del Circeo, poiché non c’è più nemmeno l’elemento politico come movente, ma soltanto la pura violenza e il vuoto esistenziale vissuto dai protagonisti.
    E’ stata rilevata molta iniziale reticenza mediatica nel raccontare che l’omicidio è avvenuto all’interno di un’orgia omosessuale, pochi hanno raccontato che Marco Prato -assieme all’altro omicida, Manuel Foffo- è un noto attivista Lgbt della movida romana: «Nella Romanella frociona e godona Marco Prato era noto come “la lesbica con la parrucca”», si legge su Dagospia. «Assai noto nella Roma gaya e benestante». Organizzava serate al «primo e unico club transgender d’Italia» e su Twitter ritwittava chi sbeffeggia i credenti, i fedeli di Padre Pio e i difensori della famiglia. E’ effettivamente significativo che l’ultimo post pubblicato su Facebook dalla vittima, Luca Varani, sia stato contro i matrimoni omosessuali. Lo ha fatto notare Mario Adinolfi, anche se per ora non sembra che gli inquirenti abbiano indicato questo come movente. Tuttavia, rimane valida la sua riflessione: se la vittima fosse stato un difensore del Gay Pride, ucciso da due Sentinelle in Piedi dopo aver scritto un post a favore delle nozze omosessuali, allora si sarebbe scatenato il finimondo. E’ invece accaduto il contrario e, come è stato osservato, i cronisti sorvolano.
    La stampa è stata tuttavia costretta a parlarne poiché lo stesso Marco Prato ha rivelato di aver accolto Varani nell’appartamento, travestito da donna, con parrucca, smalto e tacchi a spillo. Vestiva così da giorni perché il complice, Manuel Foffo, «voleva che fossi la sua bambolina». Il giovane è stato invitato, dicono, perché Foffo «voleva simulare uno stupro con un prostituto-maschio». Dopo un rapporto a tre, condito da pesanti dosi di cocaina, qualcuno ha versato un farmaco nel bicchiere di Varani, tanto da provocargli un malore. Foffo e Prato si sono accaniti sul 23enne «in preda a un improvviso e insensato odio e repulsione», colpendo la vittima alla testa con un martello, almeno trenta volte, accoltellandolo più volte fino a devastargli il collo e il volto, tentando di strozzarlo, sgozzandolo per non farlo urlare. E poi lasciandolo morire per dissanguamento. La tortura è durata dalla notte di giovedì alla mattina di venerdì, «gli abbiamo messo una coperta sul volto, respirava ancora», hanno detto i due. Quando i carabinieri sono entrati nell’appartamento il corpo aveva ancora la lama conficcata, i due killer, invece, dopo essersi addormentati sul corpo martoriato di Varani, sono usciti, si sono sbarazzati del cellulare e dei vestiti della vittima e si sono recati a bere in alcuni locali. Il gip di Roma ha spiegato che l’omicidio è arrivato in seguito ad una «fredda ideazione, pianificazione ed esecuzione. L’azione omicida presenta modalità raccapriccianti. Il fatto è tanto efferato e preceduto da sevizie e torture, senza altro movente se non quello di appagare un crudele desiderio di malvagità».
    Il sito web Dagospia, contattato da una fonte attendibile, ha raccontato che l’attivista Lgbt Marco Prato «amava fare sesso alla presenza di sangue. A volte usava anche delle lamette per fare o farsi dei piccoli tagli, succhiava il suo sangue e quello del compagno del momento. Quello che tutti ricordano è anche un rapporto conflittuale con la figura paterna. E una relazione ossessiva con quella materna». Quello di Prato ricorda molto il profilo di Mario Mieli, icona gay italiana a cui è dedicato il principale circolo omosessuale d’Italia, anche lui vestiva abiti femminili ed era protagonista di pratiche orribili, come la coprofagia (mangiare i propri escrementi).
    La mattina dopo l’omicidio, Prato ha tentato il suicidio rivelando in alcune lettere il desiderio sempre nutrito di operarsi e “diventare” donna. Lo psichiatra Massimo Di Giannantonio, docente presso l’Università di Chieti, ha spiegato che «in questi casi ci troviamo di fronte ad un disturbo grave dell’identità di genere unito a una omosessualità egodistonica, elementi che incidono sull’equilibrio psicopatologico e possono portare l’individuo a un tentativo di ‘automedicazione’ con sostanze psicoattive come la cocaina». Sempre su Dagospia, si legge: «A Prato piacevano assai le “notti sbagliate”. Quelle in cui all’alcol e al sesso si univano abbondanti dosi di coca e di GHB. Quest’ultima è la droga “frocia” che in questo periodo va per la maggiore tra l’upper-class gaya meneghina e capitolina». Non va meglio a Milano, al noto locale gay Muccassassina: «al primo piano esiste una vasta e accogliente dark room, dove si consumano rapporti sessuali fugaci e anonimi, squallidi e sudati, ma che sono parte integrante, almeno per alcuni, di un rito settimanale che ha la sua liturgia», rivela Il Fatto Quotidiano.
    Quello che è arrivato alle cronache nazionali è uno spaccato reale di vita gay, dello stile di vita di molti omosessuali militanti. Lo ha ammesso il già citato Marco Pasqua, omosessuale dichiarato e vice capo della cronaca de Il Messaggero: «Sono preoccupato, così come lo è la comunità LGBT romana. Marco era “uno di noi”. Nel senso che faceva la vita che molti gay facevano, al netto di certi eccessi: penso a quello della droga». E’ stato Pasqua a legare il caso alle folli serate arcobaleno: «Racconto un mondo che tutti i gay conoscono. Un mondo in cui navigano anche gli etero (repressi), quelli a caccia di transessuali, ma che potrebbero anche passare una notte con dei ragazzi gay. E’ una realtà borderline. La comunità ha paura che si raccontino cose che tutti conoscono. Che si scoperchi il vaso di Pandora. Tutti sanno, ma è meglio non parlarne».
    Non sembra essere soltanto una caratteristica italiana. Simon Fanshawe, importante scrittore omosessuale e inglese, ha affermato: «noi uomini gay viviamo la vita da adolescenti, ancora ossessionati dal sesso, dai corpi, dalle droghe, dalla gioventù, e dall’essere “gay”. Abbiamo combattuto discriminazione e pregiudizio, ma solo per arrivare distruggere noi stessi con droghe e sesso selvaggio. Abbiamo normalizzato la prostituzione. E’ praticamente un percorso obbligato per qualsiasi ragazzo. Siamo assetati di vanità, abbiamo organizzato la nostra identità intorno al sesso e questo è deleterio. Così la promiscuità e la droga sono diventate la norma». Lo stesso ha rivelato Matthew Todd, drammaturgo e redattore della rivista gay inglese “Attitude”: «C’è questo luogo comune che passiamo tanto tempo a fare festa, ma in realtà noi lo sappiamo bene e le ricerche ora lo dimostrano: c’è un inferno di gay infelici, un alto numero di depressi, ansiosi e con istinti suicidi, che abusano di droghe e alcol e che soffrono di dipendenza sessuale, tassi molto più elevati di comportamento auto-distruttivi. La vita gay è incredibilmente sessualizzata. I ragazzi entrano in questo mondo sessualizzato dove c’è un sacco di alcol e un sacco di droga, non c’è nulla di sano, dolce o rilassato». Pochi giorni fa, altro esempio, il più noto attivista Lgbt in Germania, il politico Volker Beck (leader dei Verdi), è stato arrestato mentre lasciava l’appartamento di uno spacciatore, con addosso 0,6 g di Crystal Meth, droga usata nel “chemsex”, una sorta di sesso estremo e compulsivo praticato sopratutto in ambito omosessuale (lo stesso che praticava Marco Prato). Beck è anche noto per aver inneggiato alla depenalizzazione dei contatti sessuali con i bambini.
    Queste persone, al di sopra di ogni sospetto, parlano ed accusano esplicitamente la “vita gay”, la “comunità gay”, mentre sappiamo bene che non esiste una vita o una comunità etero. Possono farlo perché quella omosessuale è una realtà numericamente piccola, dove pochi casi diventano statisticamente rilevanti, sopratutto se accade quello che questi attivisti Lgbt raccontano. In ogni caso, tornando all’omicidio del giovane Varani, seppur nella cronaca degli ultimi dieci anni esistano pochi casi di tale efferatezza psicopatica, ha comunque ragione chi chiede di non generalizzare, di non colpevolizzare tutti gli omosessuali per quanto avvenuto (anche se poi chi lo chiede è il primo a colpevolizzare tutti i sacerdoti quando qualcuno di essi commette il crimine della pedofilia). Sarebbe ingiusto e irragionevole.
    Ma è evidente che il tema qui è lo stile di vita di molti attivisti Lgbt, quello di chi si trova per picchiare le Sentinelle in Piedi, per impedire i convegni sulla famiglia, di coloro che diffondono odio sui Twitter (e che poi magari pretendono pure l’adozione dei bambini). Se non fosse così, la comunità gay non sarebbe preoccupata «che si raccontino cose che tutti i gay conoscono», come affermato dal giornalista omosessuale de Il Messaggero. Uno stile di vita, leggiamo, che solitamente crea «un inferno di gay infelici» ma che in questo caso ha prodotto anche due mostri umani. Anzi, l’inferno vero e proprio, colorato dalle gioiose tinte della bandiera arcobaleno.
    http://www.uccronline.it/2016/03/12/...e-di-vita-gay/


    Gender, nel Pd partono le purghe per chi si oppone
    di Andrea Zambrano
    Quando il partitone rosso si chiamava Partito Comunista il rischio era quello di farsi cacciare perché contrari alla politica totalitaria di Stalin. Accadde così con i Magnacucchi, Valdo Magnani e Aldo Cucchi, i quali vennero espulsi nel 1951 perché osarono criticare la politica egemonica dell’Urss. E il Migliore, Palmiro Togliatti, non ebbe pietà nemmeno del povero Magnani, che era primo cugino della sua amante Nilde Iotti.
    I tempi sono cambiati, il Pci si chiama Partito Democratico, ma non i metodi: l’unica differenza è che questa volta non servono i congressi per ratificare certe purghe. Bastano dei post su Facebook, opportunamente monitorati a pochi giorni dalla chiusura delle liste.
    A Bologna può capitare di essere cacciati dalla squadra del sindaco uscente Virginio Merola per aver semplicemente espresso un’opinione. Quale? Essere contrari all’educazione gender nelle scuole. Il bolognese Paolo De Fraia, classe 1961 era entrato come indipendente nella lista a sostegno della ricandidatura del primo cittadino che si presenta alle prossime elezioni per riconquistare Palazzo d’Accursio. Un passato nell’Udc, vicino alla Cisl. Insomma: la sua poteva essere la classica candidatura per dare alla quota cosiddetta cattolica uno strapuntino di rappresentanza.
    Ma De Fraia non aveva fatto i conti con la terribile macchina della repressione. Che lo ha estromesso dalla lista per le sue opinioni antiabortiste e antigender. Galeotto un post su Facebook nel quale il candidato Pd metteva a nudo le sue opinioni in fatto di lezioni genere tra i banchi. De Fraia ha condiviso un articolo di Tempi che raccontava di come in Germania una 40ina di genitori fossero stati messi in carcere perché si erano opposti a far partecipare i figli alle lezioni gender oriented che anche là vanno forte.
    Un commento che non è piaciuto ai vertici del partitone rosso ha fatto il resto: «Non è una bufala. E' la triste realtà dell'avvento del regime di un nuovo ordine mondiale. Questa è discriminazione violenta». Apriti cielo. De Fraia è stato estromesso seduta stante con il solito fumoso rito della mistificazione: «Posizioni e ragionamenti di uno dei candidati che nulla hanno a che fare con il profilo politico del Pd di Bologna e con l’impegno in favore di un allargamento dei diritti», ha sentenziato dandogli il raus il segretario Dem sotto le due torri Francesco Critelli. Almeno per i Mangnacucchi ci volle un congresso per cacciarli. Qui è bastato molto meno.
    L’interessato si è stupito: «Lo sanno da sempre come la penso su certi temi», ma evidentemente bisognava dare un messaggio chiaro ad altri malintenzionati che per caso avessero l’ardire di tentare la carriera politica del Pd. Chi si oppone alle teorie gender o chi si dichiara antiabortista andrà cacciato.
    Queste sono le purghe 2.0 del Pd di rito renziano? Sembra proprio di sì anche a giudicare dalla sostanziale facilità di repressione. Nessuna protesta, tutti zitti. Anche quelli che pontificano su libertà d’opinione e di parola. La vicenda non è sfuggita al candidato sindaco del Popolo della famiglia Mirko De Carli che ha offerto a De Fraia un posto in lista. E neppure al leader del neonato movimento Mario Adinolfi che ha fatto notare come ormai nel Pd opporsi a certe derive sia diventata un’onta mentre difendere la maternità surrogata, che ad oggi è ancora è un reato, invece sia un punto di merito.
    Il posto di De Fraia è stato preso da un altro militante Dem, tal Davide Di Noi. Dove il Di Noi, oltre che il cognome, deve essere probabilmente anche una garanzia di appartenenza ai dettami del nuovo ordine mondiale che il Pd ha ormai imposto nel suo dna genetico.
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