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Discussione: Vai col gender!

  1. #151
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Violenza Omosessuale sui Bambini - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato


    Partiamo dalla notizia:
    Il Tribunale per i minorenni di Roma ha emesso un’altra sentenza storica sull’adozione da parte di coppie omosessuali. Ha concesso l’adozione di un bambino, un maschietto, a due padri omosessuali che sono ricorsi ad una gestazioni per altri, quindi ad una cosiddetta maternità surrogata, in Canada.
    I due uomini sono una coppia stabile dai tempi dell’Università, il Tribunale ha ritenuto che fosse nel superiore interesse del bambino stare con i due papà che lo hanno cresciuto. Ha di fatto legalizzato una situazione esistente da tempo. I termini sono infatti scaduti e la sentenza è inappellabile. Si tratta di stepchild adoption a tutti gli effetti. Accade così ancora che mentre il Parlamento ha preferito lasciare in sospeso questo aspetto particolare ma importante dei diritti civili per gli omosessuali, i giudici decidono i casi concreti.
    Non c’è legge che può fermare violenza ed egoismo portata al rango di ideologia e pseudo diritto. I due omosessuali si sono “fatti” la famiglia attraverso una madre surrogata in Canada, e dopo 6 anni di felice convivenza con il nascituro un tribunale ha riconosciuto la paternità di entrambi.
    E sono d’accordo, la sentenze in se e per se è condivisibile, come si fa a strappare un bambino all’unica famiglia che conosce? A quel punto è troppo tardi e l’unica cosa sensata da fare è ridurre il danno.
    La violenza e il danno non l’ha fatta il giudice. La violenza e il danno l’hanno fatta le due merde egoiste che hanno preteso di avere ciò che la natura non è in grado di dargli.

    Il diritto di allevare un bambino in una famiglia omosessuale è il frutto di una malattia mentale, un abominio e una violenza sui più deboli e indifesi.

    ESATTO!
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #152
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Cirinnàti
    Omicidi, perversioni sessuali e droga - La lettura ideologica dei nuovi delitti (che sembra non preoccupare)
    Gender, Chemsex & Co - Gli strani silenzi dietro lo squallore degli
    ultimi casi di cronaca nera in Italia e Germania
    di Padre Giacobbe Elia, esorcista incaricato per la Diocesi di Roma dal 1987
    Il caso "Volker Beck" in Germania – Chemsex e gender
    Emerge impetuosa come un fiume carsico la realtà raccapricciante, fatta di violenza, droga e omicidi efferati. Marzo si è aperto con una notizia clamorosa: la polizia di Berlino, che sorvegliava l’appartamento di uno spacciatore, arresta Volker Beck, il più noto attivista tedesco per i diritti LGBT con addosso, pare, 0,6 g di Crystal Meth (“metanfetamina in cristalli”), una droga potentissima dagli effetti devastanti e dalla forte dipendenza. Beck, che nel parlamento tedesco rappresenta il partito “Alleanza '90/I Verdi”, è un acceso assertore della normalità della bontà dello stile di vita gay e convinto che ai bambini vada trasmesso fin da piccoli che “l'essere gay è normale”. Il suo arresto per possesso di Crystal Meth ha costretto i principali quotidiani tedeschi a riconsiderare il tema del “chemsex”, lanciato dal “British Medical Journal" come un problema di “priorità di salute pubblica” e ripreso lo scorso 6 novembre 2015 dall’“Osservatorio Gender”.
    Un mondo oscuro – droghe e perversioni sessuali
    “Chemsex” è il neologismo inglese nato dalla fusione di ‘chemical’ e ‘sex’ per indicare il micidiale mix di droghe e sesso usato per esaltare (quando non per estremizzare) le prestazioni sessuali,sostenere orge che si prevedono lunghe e sopportare i dolori fisici procurati da rapporti contro natura e spesso violenti. Le droghe assunte sono il mefedrone, il ghb (gamma-idrossibutirrato: la droga dello stupro) e la crystal Meth, i cristalli di anfetamina trovati a Volker Beck.
    Dietro lo squallore degli ultimi casi di cronaca nera in Italia
    Mentre i nostri giornali ci informano con eleganza delle vicende di questo politico omosessualista e dei danni del chemisex, l’Italia viene brutalmente scossa dallo squallore di alcuni crimini. Un diciassettenne della Valconca viene indagato per violenza sessuale aggravata e violenza privata, dopo essere stato accusato da sua zia e madre della vittima di aver violentato il cuginetto quattordicenne, prima allettandolo con la promessa di regalargli la moto del mitico Valentino Rossi e poi terrorizzandolo con la minaccia di fare del male a suo padre, nel caso avesse rivelato gli abusi. Negli stessi giorni si approfondiscono i contorni dell’omicidio di Gloria Rosboch, strangolata dal suo ex studente Gabriele Defilippi e dal suo amante Roberto Obert, per aver chiesto a Gabriele, di cui si era innamorata di restituirle i risparmi di una vita, dopo essersi accorta di essere stata usata e truffata. Ma Defilippi, una “personalità diabolica, dedita al travestitismo”(aveva diversi profili con nomi diversi, anche femminili), non ci sta e si consuma il dramma.
    Il caso Varani
    Il 4 marzo Roma è gelata dal brutale e insensato omicidio del 23enne Luca Varani, che è stato quasi sgozzato per recidergli le corde vocali e impedirgli di urlare e chiedere aiuto per le torture che i suoi due aguzzini gli infliggevano durante un’orgia, condita da fiumi di alcool e da 1500 euro di cocaina (pari a più di 10 grammi) e crystal meth, prima di lasciarlo morire dissanguato con una lama conficcata nel petto (poi rimossa dal medico legale) e andarsi a fare una dormita di 6 ore. Marco Prato e Manuel Foffo, decidono di dare una scossa alla loro vita uccidendo qualcuno “per vedere l’effetto che fa” titolano i giornali. Escono, incontrano Luca e lo invitano nell’appartamento di Foffo in via Igino Giordani al Collatino, dove lo lasceranno morire dissanguato dopo averlo colpito per due ore con 30 coltellate e martellate (riferisce la stampa). Luca – ha scritto Giorgio Nigra – “non era gay, aveva una ragazza fissa da anni e aveva anche messo un post su facebook in cui criticava le unioni civili.
    #noaimatrimonigayinItalia e Wlafamiglia
    Ora avanza l’atroce ipotesi che, nel delirio causato dalle droghe, il ragazzo sia stato ucciso per aver rifiutato un’orgia gay". L’ultimo messaggio che Luca avrebbe postato e taggato (#noaimatrimonigayinItalia e Wlafamiglia) è un'immagine biblica con la scritta: "Dio creò Adamo ed Eva, non Adamo e Claudio".
    La lettura ideologica dei nuovi delitti, che sembra non preoccupare…
    È inquietante prendere atto che nemmeno l’efferatezza di questi nuovi delitti scalfisca la lettura ideologica di chi ha deciso di mutare il volto dell’Occidente. Non solo, infatti, si è taciuto maliziosamente l’ambiente in cui è maturato quest’omicidio e i termini “gay”, “omosessuale”, “lgbt”, ma non ci si è nemmeno preoccupati di interrogarsi sul legame droga, pornografia e sesso, né sul fatto che la fidanzata della vittima abbia confessato: “Non so quale sia la verità, ma a volte lo odiavo [Luca] per le sue bugie”. In che società viviamo se i rapporti familiari, così esclusivi, si fondano su una conoscenza superficiale, quasi occasionale?
    Deriva calcolata?
    Che razza di società viviamo, se ci si costituisce premeditando l’infermità mentale, o almeno la seminfermità, si annunciano lettere struggenti di perdono ai parenti delle vittime e si gioca allo scaricabarile? È su questi temi che ci piacerebbe tornare, mentre lasciamo la parola a Rita Dalla Chiesa, che ha trovato il coraggio di gridare che il Re è nudo: “Hanno ucciso un ragazzo per vedere l’effetto che fa. Erano usciti in macchina, strafatti di alcol e droga, per ammazzare qualcuno, ma sulla loro strada non avevano incontrato nessuno. E allora si sono accaniti con una ferocia senza limiti su un amico di uno dei due. È aberrante quello che è successo a Roma. Se chiedessi la pena di morte per questi maledetti mostri, la cosiddetta “intellighenzia” mi darebbe addosso. Bene, fatelo, fatelo tutti, perché io questa volta la vorrei. Fortissimamente la vorrei. Cos’hanno fatto, di diverso, questi vigliacchi? E se sulla loro strada avessero incrociato uno dei vostri cari, marito, sorella, figlio, nipote, o voi che stavate portando a spasso il cane?”.
    ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...: Cirinnàti

    Orfani per legge
    Ora il Partito (poco) democratico di Renzi vuole consentire le adozioni alle coppie gay. Con quali conseguenze sociali?
    Daniele Guarneri
    È stata una delle primissime dichiarazioni del premier Matteo Renzi una volta che in Senato, con 173 voti favorevoli e 71 contrari, ha incassato la fiducia sulle unioni civili: «Ha vinto l’amore». Anche i senatori di area cattolica hanno cantato vittoria: stralciato in toto l’articolo 5 sulla stepchild adoption, tolto l’obbligo di fedeltà che rimane solo per gli sposi etero, eliminati tanti rimandi che potevano fare assomigliare le unioni civili al matrimonio.
    «Mi viene da ridere», dice a Tempi Marco Griffini, presidente di Ai.Bi, ente attivo in tutto il mondo per combattere l’abbandono minorile con l’adozione internazionale, l’affido e il sostegno a distanza. «Mi viene da ridere perché Alfano e molti altri non si rendono ancora conto che lo stralcio dell’articolo 5 del ddl Cirnnà è stata una pillola del Partito democratico per fare passare la legge, così che ora possano mettere mano pesantemente a quella sulle adozioni. D’altra parte, si sono scoperti subito: già prima della votazione della fiducia, alla fine del suo intervento in Senato, Monica Cirinnà aveva detto a chiare lettere che il suo partito stava già pensando a una riforma della 184. E venerdì 26, nemmeno dodici ore dopo la “giornata storica”, ad Agorà su Rai Tre ha ribadito e specificato meglio: “Il ddl che riforma la legge 184/1983 è quasi pronto, sarà incardinato alla Camera dove i numeri sono molto più tranquilli, in modo da farlo arrivare in Senato blindato, senza pericolo che subisca modifiche”. Capisce? Questo è sempre stato il loro vero e primario obiettivo: dare la possibilità alle coppie omosessuali di poter adottare figli. E parlano pure di adozione ai single».
    Una legge che, secondo quanto si può dedurre dalle dichiarazioni dei democratici, potrebbe istituire una sorta di fabbrica per orfani a conduzione statale. Alla faccia dei tanto sbandierati interessi dei minori. Che lo stralcio della stepchild adoption sia una finta concessione è facile da capire. Nelle ultime righe del comma 20 del maxiemendamento votato la settimana scorsa a Palazzo Madama c’è scritto: «Resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti», di fatto rimandando ai casi specifici previsti dalla legge 184/83 tra cui il fatto che il giudice, nel supremo interesse del bambino, tenga conto della continuità affettiva. Continueranno quindi a esserci magistrati che considereranno legittima l’adozione del figlio del partner omosessuale e altri che decideranno in modo opposto.
    Stupisce, da un lato, lo schizofrenico impegno a fare in modo che gli omosessuali possano adottare e, dall’altro, la totale indifferenza per 5 milioni e 450 mila coppie sterili italiane che potrebbero diventare una risorsa per i bimbi abbandonati. «È una cosa al limite dell’assurdo. Evidentemente non contiamo nulla», continua Ardizzi. Secondo uno studio dell’istituto Innocenti di Firenze, in Italia ci sono all’incirca 35 mila minori fuori famiglia. Tuttavia questo dato rimane solo una stima: lo Stato, infatti, non possiede una banca dati centralizzata dove sono registrati tutti questi casi.
    Lo spettro inglese e indiano
    E nessuno ha ancora detto che la linea decisionista del governo, che sembra non tener conto delle istanze di molte associazioni familiari preferendo quelle di piccole comunità, produrrà un altro esito nefasto. «Succederà che molti paesi di provenienza dei minori con i quali abbiamo avviato molte delle nostre adozioni internazionali bloccheranno le pratiche. La Russia e tante altre nazioni hanno una posizione netta, rigida, indiscutibile sulla questione delle adozioni alle coppie omosessuali. Con molti Stati che hanno riconosciuto queste unioni loro hanno chiuso ogni tipo di trattativa. Se dovesse accadere anche all’Italia, un grande numero di coppie eterosessuali che hanno intrapreso il faticoso, impegnativo e costoso percorso dell’adozione internazionale, non potrà portare a termine l’iter», spiega a Tempi Ardizzi.
    E non solo. I nostri interlocutori guardano un po’ più in là, intravedendo per l’Italia quello che già è accaduto in Inghilterra e ultimamente in India. «Siamo molto preoccupati per il nostro futuro di associazione ma anche per il concetto di opera sociale legato all’adozione», dice Griffini, che spiega: «Rivediamo quello che è accaduto in Inghilterra dove prima sono state approvate le unioni civili e poi le adozioni. A quel punto tutte le associazioni evangeliche hanno iniziato a invocare l’obiezione di coscienza finché, per sentenza, il governo inglese le ha obbligate a fare il proprio mestiere con tutti, senza alcun tipo di “discriminazione”. E sa cosa è successo? Una ad una hanno chiuso i battenti».
    Lo stesso è accaduto in India, dove le Missionarie della Carità di madre Teresa il 10 ottobre scorso hanno deciso di chiudere i 18 servizi di adozione attivi presso i loro numerosi orfanotrofi piuttosto che aderire alle nuove linee guida introdotte dal ministero federale, le quali prevedono che i bambini possano essere assegnati anche a genitori single o divorziati. «È chiaro che la volontà di Dio è che questo lavoro debba finire», si legge nella nota delle suore: «I bambini hanno bisogno di mamma e papà. E non per una regola religiosa, bensì umana». «Di questo passo credo che Renzi arriverà a statalizzare anche le adozioni: quando capirà che associazioni come Ai.Bi. sono solo un peso, sceglierà di fare a meno di noi».
    Adozioni gay. Orfani per legge | Tempi.it

  3. #153
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    OMOFOBIA
    RINO CAMMILLERI
    Rilancio dall’inglese «Guardian» del 13 febbraio 2016. L’attivista gay di lungo corso Peter Tatchell ha preso posizione a favore di un pasticciere che ha passato i guai giudiziari per essersi rifiutato di confezionare una torta nuziale per una coppia omo. Ha detto che obbligarlo a fare quella torta era come obbligare «una tipografia musulmana a stampare vignette su Maometto e una ebraica a pubblicare libri di un negazionista sull’olocausto».
    Naturalmente, gli altri attivisti Lgbt lo hanno accusato di omofobia.
    OMOFOBIA - Antidoti

    Spagna, istituita per legge la transessualità dei bambini
    Si chiama “legge di identità ed espressione di genere e uguaglianza sociale e di non discriminazione” l'ultima innovazione legislativa imposta dalla "teoria gender"
    Francesco Curridori
    Si chiama “Legge di identità ed espressione di genere e uguaglianza sociale e di non discriminazione”.
    È l’ultima innovazione approvata dall’assemblea autonoma di Madrid con l’intento dichiarato di sancire per legge che il sesso genitale di una persona “non è un concetto puramente biologico, ma soprattutto psicosociale”, come ha spiegato la presidentessa Cristina Cifuentes.
    Ognuno potrà, quindi, costruire la propria identità di genere senza che “sia necessario accreditare in nessun caso l’identità di genere manifestata mediante informazioni psicologica o medica”. Una deputata ha esultato: “Da oggi ci saranno bambini con vagina e bambine con il pene”. Come spiega il sito La nuova bussola quotidiana, nelle scuole, sia pubbliche che private, si investiranno risorse educative e psicologiche per aiutare gli scolari di età infantile ad avviare “un processo di manifestazione della propria identità di genere al fine di elaborare un possibile piano di azione per l’integrazione dell’alunno nella scuola”. In pratica si fornirà una terapia ormonale ai bambini che mettono in dubbio la loro identità sessuale così da impedire il normale sviluppo e un trattamento ormonale incrociato (ormoni maschili alle bimbe che si sentano bambini e viceversa) anche contro la volontà dei propri genitori. Si prevede, inoltre, che gli insegnanti si rivolgano “allo scolaro trans con il nome scelto per lui o in caso di un non maggiorenne o che non abbia una sufficiente maturità, quello indicato dai suoi rappresentanti legali”.
    Il bambino trans avrà poi il diritto di scegliere l’uniforme che più si addice alla propria identità sessuale. Anche negli spazi sanitari, sportivi ed educativi – ospedali spogliatoi, palestre “si deve rispettare l’identità di genere che ogni persona riferisca di avere nel momento in cui fa uso degli spazi separati per sesso”. Un bambino potrà, dunque, accedere agli spogliatoi delle bambine se “si sente donna”. La Regione di Madrid ha così “istituzionalizzato” la transessualità dei bambini con il tacito assenso dei media e il silenzio della curia spagnola che sul tema non si è espressa.
    Spagna, istituita per legge la transessualità dei bambini - IlGiornale.it

    "Le associazioni gay sanno tutto"
    La morte di Luca Varani causata dal traffico di droga conosciuto e tollerato dalle associazioni omosessuali.
    Giuseppe De Lorenzo Marco Vassallo
    Droga, festini, party e sesso. Sono questi i denominatori comuni delle serate gay romane? Spesso sì.
    Dopo l’omicidio di Luca Varani qualcosa di questa realtà nascosta è venuta a galla.
    La droga e i party "oltre i limiti" sono ben conosciuti nell'ambiente gay. Soprattutto a livello dell'associazionismo. A confermarlo sono gli stessi omosessuali che si (auto)definiscono "normali". Ovvero quelli che "non fanno queste schifezze e non spacciano cocaina".
    La domanda che sorge spontanea, allora, è come sia possibile che sostanze stupefacenti circolino liberamente nei locali e nelle serate organizzate da importanti e autorevoli associazioni gay. “Il giro di droga in certi locali è vicinissimo al movimento Lgbt” - dice Franco, nome di fantasia di un omosessuale che chiede l'anonimato e si fa chiamare "il corvo gay". Marco Prato, infatti, uno dei killer di Luca Varani, era personaggio di spicco della movida romana. Conosciuto praticamente da tutti.
    Quanti sapevano della sua "doppia vita"? Una alla luce del sole, fatta di party ed eventi e l'altra più oscura incentrata su sballo e droga? “Andavamo tutti alle sue feste e ai suoi apertivi A(h)Però”, dice un gruppo di giovani di fronte ad un bar della gay street a due passi dal Colosseo. “Sentivo ogni tanto Marco - continua un altro ragazzo, che chiameremo Luca - Gli chiedevo i tavoli per gli eventi, era uno accreditato”. Una vicenda che sconvolge e spaventa. C’è chi addirittura chi ha paura di parlare, teme ritorsioni: “Si rischia di subire qualche torto. Non mi stupirebbe di trovare le ruote dell’auto tagliate”.
    Sotto accusa finiscono l'Adnnos, l'Arci e il circolo Mario Mieli. "Ma la cosa più indecente - aggiunge Franco - è che stanno cercando di mettere tutti a tacere. A Roma se vuoi stare aperto o hai protezione politica o chiudi”. Prima di continuare, precisa: “Quando parlo di politica mi riferisco al movimento Lgbt in sé. Con il giro di droga fanno più soldi e più clienti”. La notizia ci viene confermata da una ex drag-queen del Muccassina: "Tempo fa sono stata fatta fuori dal giro perché non spacciavo da sotto la gonna come volevano loro".
    "Il movimento Lgbt protegge queste situazioni - attacca Franco - un po' per convenienza e un po' per omertà. Con il giro di droga fanno più soldi e più clienti”. Ma tutta questa impunità da dove proviene? “Dal ricatto dell’omofobia: se domani dieci pattuglie si presentassero al Muccassasina per una perquisizione, come avviene in altri Paesi europei, le redazioni dei quotidiani sarebbero piene di comunicati di protesta”.
    Eppure in questa situazione, l’omofobia sembra entrarci davvero poco. Le associazioni gay hanno coperto i traffici di stupefacenti nei loro locali? Dopo quanto successo, hanno preso posizione forte contro certe degenerazioni? Quello che è certo, al momento, è che la cocaina continua a invadere le sale da ballo.
    "Le associazioni gay sanno tutto" - IlGiornale.it

  4. #154
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Elton John accusato di molestie sessuali dall’ex bodyguard
    Rosaria Corona
    Elton John sul palco dell’Ariston Sanremo: tanto rumore per nulla. Elton sorprende con l’“approccio cristiano”
    Genova - Attenzioni alquanto “particolari” e poco gradite che, se vere, rischiano di mettere seriamente nei guai Elton John, accusato di molestie sessuali dall’ex bodyguard, Jeffrey Wenninger.
    L’uomo, a servizio della popstar britannica dal 2002 al 2014, ha denunciato di essere stato oggetto più volte di avances alquanto spinte contro la sua volontà, in particolare dal 2010 in poi; lo stesso Wenninger, come riportato da tmz.com e dal Daily Mail, ha raccontato che durante un viaggio in macchina nel 2014 il cantante avrebbe tentato di «afferrargli i genitali e strizzargli i capezzoli», mentre in un’altra occasione avrebbe provato a «infilargli un dito tra le natiche» sussurrandogli «ci sono tanti geni gay dentro di te, solo che li devi ancora incontrare».
    Elton John accusato di molestie sessuali dall?ex bodyguard | Gossip | Il Secolo XIX





    Sindaci contro le unioni gay: "Considerateci degli obiettori"
    La rivolta dei sindaci: così incrociano le braccia e chiedono l'obiezione di coscienza
    Giulia Bonaudi
    I sindaci “disobbedienti” non si arrendono e anche dopo l’approvazione al Senato del disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso, molti amministratori e funzionari sono sul piede di guerra.
    Un ostacolo sembra sorgere infatti in sede di esame alla Camera dei deputati: quello dei numerosi sindaci e altri funzionari, in tutta Italia, che chiedono l’obiezione di coscienza in merito alla celebrazione delle unioni gay, in quanto contraria alle loro profonde convinzioni morali e religiose. Appuntamento giovedì alla Camera dei Deputati dove si terrà una conferenza stampa alle ore 11,00, ( presso la Sala Stampa, via della Missione 4), promossa dall’associazione ProVita onlus, presieduta da Toni Brandi, in collaborazione con il deputato azzurro Fabrizio Di Stefano.
    Saranno tanti i sindaci in trasferta a Roma, tra i quali il Sindaco di Castiglion Fiorentino, Mario Agnelli, ben noto alle cronache prima, durante e dopo il dibattito sulla legge Cirinnà, il quale si è molto esposto dichiarando alla stampa di non voler celebrare unioni omosessuali. Saranno presenti il portavoce di ProVita onlus, Alessandro Fiore, promotore dell’iniziativa. Concluderà l’incontro Massimo Gandolfini, presidente del Comitato organizzatore del Family Day, il quale si esprimerà anche riguardo alle prossime elezioni amministrative. Chi conosce l’associazione ProVita sa che si è sempre battuta per l’obiezione di coscienza riguardo i temi sensibili. "Abbiamo sempre radicalmente denunciato il disegno di legge Cirinnà anche perché è discriminatorio nei confronti delle persone coinvolte nella celebrazione dei “matrimoni” omosessuali: innanzi tutto gli ufficiali di Stato Civile che si troverebbero costretti a redigere atti contrari alle proprie ragioni morali o religiose". ProVita ha infatti ricevuto molte segnalazioni di sindaci in tutta Italia che troverebbero, in coscienza, inaccettabile celebrare un’unione omosessuale.
    Sindaci contro le unioni gay: "Considerateci degli obiettori" - IlGiornale.it

    Contro il gabinetto fluido
    In North Carolina respinta l’identità di genere nei bagni pubblici
    di Redazione
    La battaglia contro la segregazione dei gabinetti ha subìto un duro colpo ieri nel North Carolina, dove il governatore Pat McCrory ha deciso che la gender identity, l’identità di genere, non conta quando si va al bagno pubblico. Il governatore ha firmato nella notte di mercoledì una legge che impedisce ai governi locali di passare ordinanze antidiscriminazione ad hoc, come quella approvata dalla città di Charlotte che consentiva alle persone transgender di usare i bagni pubblici in linea con la propria identità di genere, oltre ad altre misure che garantivano tutta una serie di protezioni alla comunità Lgbt. E’ una questione di “buon senso”, aveva detto il governatore, che dopo la firma ha dichiarato: “Le aspettative basilari di privacy nel più personale degli ambienti, il bagno o lo spogliatoio, per ciascun genere era violata dall’intromissione del governo” della città di Charlotte.
    La decisione del governatore ha creato polemiche immediate, anche perché intorno ai bagni pubblici la comunità Lgbt sta intrattenendo in America una grande battaglia culturale che dura ormai da anni. La differenziazione tra bagni dei maschi e bagni delle femmine è una discriminazione inaccettabile, e non basta, come è stato fatto da alcune parti, l’istituzione di bagni “neutri”: vanno tolte tutte le etichette, la fluidità è il nuovo e corretto paradigma. Il governatore McCrory è stato così preso di mira dalle accuse di discriminazione e omofobia, ma la sua non è una risposta isolata e retrograda. Già un anno fa i cittadini di Houston hanno abolito con un referendum popolare una legge simile. Il cammino della parità di gabinetto non è lastricato solo di successi.
    Contro il gabinetto fluido

  5. #155
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    'Uomini e Donne', Maria De Filippi ha deciso: "Da settembre ci sarà il trono gay"

    Continua imperterrito il lavoro quarantennale della "famiglia" Costanzo per la rovina della società.
    E crescere di grado in massoneria.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #156
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Lo dicano ai loro amici islamici, che i ghei li buttano dai grattacieli.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  7. #157
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    buttano giù dai grattacieli i ghei poveri

  8. #158
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Gender diktat: lo Stato della Georgia sotto ricatto della Walt Disney e Marvel
    di Rodolfo de Mattei
    Il “gender diktat” colpisce ancora. Lo Stato americano della Georgia è stato infatti messo platealmente sotto ricatto dalle due grandi case di produzione cinematografiche statunitensi, “the Walt Disney Co.” e “Marvel Studios”, a causa di una proposta di legge ritenuta discriminatoria nei confronti dei gay. I due colossi del cinema e dei fumetti, prontamente appoggiati dalla potentissima lobby gay internazionale, si sono detti pronti a boicottare la Georgia nel caso la legge venisse definitivamente approvata. Grazie alle generose e convenienti politiche fiscali attuate dallo Stato del sud-est degli Stati Uniti, molte case cinematografiche hanno infatti scelto il territorio georgiano come loro location di produzione. Tra queste vi è anche la “Disney”, che recentemente ha girato in Georgia Captain America: Civil War e che al momento sta filmando Guardiani della Galassia 2. Nel caso passasse la legge “omofoba”, questa l’aperta minaccia, essi sposteranno immediatamente il loro business altrove.
    La proposta di legge al centro delle polemiche, approvata lo scorso 17 marzo, prevede che individui ed organizzazioni religiose possano, in nome della “libertà religiosa”, rifiutarsi di fornire servizi ai gay per non violare personali “convinzioni sincere” riguardo al matrimonio.
    Gli oppositori di tale norma contestano che nella sua prima formulazione essa era tesa a garantire, unicamente, ai pastori la possibilità di non celebrare matrimoni gay – legalizzati nel giugno dello scorso anno dalla sentenza della Corte Suprema che ha abolito tutte le leggi statali che vietavano le unioni omosessuali. In un secondo momento, tale proposta di legge è stata però ampliata dal Senato, con l’aggiunta di articoli che estendono dagli individui alle organizzazioni religiose la possibilità di negare i servizi “sociali, scolastici e caritatevoli” alle coppie gay. Una concessione, secondo i “tolleranti” sostenitori del “gender diktat”, inaccettabile e discriminatoria.
    La campagna di boicottaggio di studi e società di produzione, a rifiutare di impegnarsi per ulteriori produzioni in Georgia, è stata promossa da “Human Rights Campaign“, la più grande lobby lesbica, gay, bisessuali e transessuali (LGBT) d’America, con più di 750.000 soci e sostenitori. Il suo presidente, Chad Griffin – si è rivolto alle case cinematografiche – con queste parole: “se questo disegno di legge sarà firmato e diventerà legge, i dipendenti, i fornitori, tutti coloro che lavorano sulla vostra produzione sono a rischio di discriminazione sponsorizzata dallo Stato. Questo è sbagliato, è antiamericano. È un affronto a tutti i valori di cui si vanta Hollywood” .
    Lo Stato della Georgia, travolto dalla prevedibile bufera mediatica, puntualmente orchestrata dalla comunità LGBT, è stato messo al muro anche dai principali rappresentanti delle grandi corporation, come Microsoft, Google, Coca-Cola e Home Depot, con sedi ed interessi economici nel territorio georgiano. Un’opposizione trasversale, resa possibile dalla vasta e potentissima rete di professionisti del lobbying LGBT, che ha coinvolto anche la “Silicon Valley”, la quale, attraverso i suoi leader, si è appellata al governatore della Georgia intimandogli di mettere il veto sul progetto di legge. Brian Kranich, l’amministratore delegato di “Intel”: ”Ci opponiamo alla discriminazione sotto ogni forma. Il governatore Deal faccia la cosa giusta e metta il veto”. In tale clima, la legge è ora attesa alla firma del governatore della Georgia, Nathan Deal.
    La campagna di boicottaggio messa in atto dalle lobby LGBT dimostra, ancora una volta, il volto totalitario e intollerante della comunità omosessualista che pretende di imporre prepotentemente il proprio ideologico diktat a organizzazioni e associazioni religiose, incurante del loro credo. Un dispotico ed arrogante attacco rinsaldato dal decisivo appoggio della potentissima lobby economica LGBT attraverso il vigliacco ed inaccettabile strumento del ricatto.
    Gender diktat: lo Stato della Georgia sotto ricatto della Walt Disney e Marvel ? di Rodolfo de Mattei | Riscossa Cristiana

    Hollywood e multinazionali costringono la Georgia a cestinare le sue leggi “discriminatorie”
    Il parlamento approva una norma che protegge la libertà di fronte al matrimonio gay: 300 aziende minacciano ritorsioni economiche e il governatore pone il veto
    Benedetta Frigerio
    Di fonte al potere “moralizzatore” delle multinazionali non c’è decisione democratica che tenga. Lunedì scorso, il governatore repubblicano della Georgia Nathan Deal, ha posto il veto su una norma approvata dal parlamento del suo Stato per proteggere almeno parzialmente la libertà religiosa delle istituzioni religiose e degli esercizi commerciali contrari alla celebrazione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso. Prima di Deal, anche il suo omologo (democratico) del Minnesota Mark Dayton aveva preso la stessa decisione nell’ottobre scorso.
    IL RICATTI. In entrambi i casi, la legge era passata attraverso l’approvazione del Congresso, e in entrambi i casi sono stati i colossi del business a “convincere” i capi dei governi locali a mettersi di traverso, minacciando il boicottaggio economico dello Stato. A spaventare Deal sono state le pressioni di 300 compagnie fra cui Apple, Coca-Cola e Nfl, ma soprattutto Disney, Marvel e Netflix, insieme a una lettera firmata da numerosi attori, registi e produttori di Hollywood. Se Deal non si fosse adoperato per fermare la norma, mezzo mondo del cinema lo avrebbe ripagato «spostando la nostra attività lavorativa altrove». «Chiediamo il veto alla “legge H.B. 757″», si legge nella lettera, «e che sia mandato un messaggio forte sul fatto che la Georgia non tollererà le discriminazioni».
    IL RISCHIO MILIARDARIO. Perdere gli introiti garantiti da Hollywood non è un danno economico da poco per uno stato come la Georgia, il “Peach State” che ha fatto da sfondo a film come Via col vento, Forrest Gump e A spasso con Daisy. Il governatore Deal ha tremato di fronte alla possibilità di perdere i miliardi di dollari (1,7 nel 2015) incassati ogni anno grazie all’industria cinematografica. Così ha deciso di cestinare la legge (per altro considerata fin troppo “debole” da alcuni conservatori) che specificava soltanto che nessuno in Georgia sarebbe stato costretto a officiare matrimoni gay o a parteciparvi, a condizione che il rifiuto non configurasse una chiara discriminazione. In virtù della norma, per esempio, lo stato avrebbe garantito libertà ai pastori cristiani che si fossero rifiutati di sancire unioni same-sex in chiesa, le altre proprietà però sarebbero state escluse dalla protezione statale.
    QUALE EQUILIBRIO? Stretto fra la pressione delle aziende militanti e quella dei suoi cittadini (rappresentati non solo dal Congresso della Georgia che aveva approvato la legge, ma anche da sondaggi che attestano la contrarietà degli americani, atei inclusi, alle restrizioni della libertà religiosa), il governatore ha deciso di ignorare la seconda
    Georgia, nozze gay: veto alla libertà religiosa | Tempi.it

    Cervello maschile e femminile
    Francesco Agnoli
    L’ Almanacco delle scienze del CNR, nel numero di marzo 2016 riporta un articolo sulle differenze tra il cervello dei maschi e quello delle femmine. Elisabetta Menna, dell’Istituto di neuroscienze del Cnr, riassume così lo status delle ricerche: “Di differenze ve ne sono a livello sia strutturale sia funzionale. In generale gli uomini hanno più neuroni (materia grigia) e le donne hanno maggiori connessioni (materia bianca)”.
    Ciò significa, per semplificare al massimo, che la percezione popolare della differenza tra maschio e femmina, riassumibile pressappoco in un concetto come questo: “le donne sono intuitive e multitasking, gli uomini logici e razionali”, non è peregrina.
    Oggi sappiamo che le misurazioni con il bilancino degli scienziati materialisti ottocenteschi erano esatte. Come ricorda Giulio Maira, direttore Istituto di Neurochirurgia Policlinico Gemelli di Roma, “l’encefalo di una donna pesa in media 1.200 grammi, quello di un uomo un po’ di più: 1.350 grammi”; inoltre il cervello maschile ha anche un maggior numero di neuroni.
    Ma, qui sta la “novità”, il cervello delle donne possiede le sue caratteristiche peculiari, originali, tra cui un maggior numero di connessioni tra i due emisferi (“Pur avendo le donne un numero minore di neuroni, tuttavia possiedono aree cerebrali con almeno il 10% di neuroni e connessioni in più...”; G. Maira, Sole 24 ore, 25/7/2014).
    Ciò sta a significare, come scrivono lo psichiatra Tonino Cantelmi e lo psicologo Marco Scicchitano, nel loro Educare al femminile e al maschile (un ottimo mix di conoscenze scientifiche, esperienza, buon senso e buona filosofia), che decidere chi sia “superiore” o “inferiore” tra l’uomo e la donna, è come stabilire se a tavola sia più importante il coltello o la forchetta.
    Uomo e donna, è sempre più evidente, sono dunque diversi in tutto, dai genitali agli ormoni, e persino nel cervello: proprio per questo complementari.
    Se è vero che un figlio nasce dalla relazione tra due persone con differente identità sessuale, un maschio e una femmina, è altrettanto vero che costoro non si completano soltanto perché uno mette lo spermatozoo e l’altra l’ovulo, ma anche perché persino i loro cervelli sono strutturalmente e funzionalmente differenti, complementari.
    Come a dire che solo con entrambi, cervello maschile e cervello femminile, si legge la realtà a 360 gradi. Il buon senso lo insegna e le neuroscienze lo confermano: camminando a braccetto, maschio e femmina, vedono più chiaro.
    Cervello maschile e femminile | Libertà e Persona


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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Matrimoni omosessuali? Pochi e a termine
    Notizie shock dall'Olanda. E l'Italia impari
    di Tommaso Scandroglio
    I “matrimoni” omosessuali? Pochi e durano poco. Questo in sintesi quanto ci riporta un’indagine dell’Ufficio Centrale di Statistica dei Paesi Bassi (Cbs), il quale ha tenuto sotto controllo il numero e la durata dei “matrimoni” gay dal 1 aprile 2001, anno in cui i Paesi Bassi aprirono le porte alle “nozze” omosex, fino ad oggi. I dati interessanti non mancano.
    Innanzitutto, si assiste ad un crollo delle richieste di “matrimoni” gay. Quelli maschili sono passati da 1.339 del 2001 a 647 del 2015. Quelli femminili da 1.075 nel 2001 a 748 nel 2015. Il picco massimo registrato proprio nel 2001 è dato da due fattori. Il clamore massmediatico che ha spinto molti a compiere questa scelta e l’effetto accumulo: coloro che aspettavano da tempo di “sposarsi” poi lo hanno fatto contemporaneamente appena il “matrimonio” omosex è stato legalizzato. Ma ciò non giustifica il calo vistoso intorno al 40% dei “matrimoni” gay. Si giustifica invece tenendo conto delle abitudini della persona omosessuale “praticante”, tra cui la prima è la promiscuità.
    Una dettagliata ricerca scientifica dal titolo “A Comparative Demographic and Sexual Profile of Older Homosexually Active Men” pubblicata sul Journal of Sex Research e condotta su 2.583 omosessuali abbastanza in là con l’età ci informa che il 10,2-15,7% del campione ha avuto nella sua vita tra i 501 e i 1000 partner sessuali e un ulteriore 10,2-15,7% ha riferito di aver avuto più di 1000 partner. Il dato è interessante anche perché la ricerca è del 1997 e registra comportamenti antecedenti a questo anno, periodo in cui l’omosessualità era fenomeno meno esteso di oggi e quindi c’era più difficoltà ad incontrare un partner. La persona omosessuale quindi non vuole un legame per sempre con una sola persona e dunque non vuole “sposarsi”, ma desidera vivere la sua sessualità in modo aperto e liquido.
    Torniamo ai dati pubblicati dal Cbs. Dal 2003 a oggi si “sposano” più le lesbiche che i maschi omosessuali. Da ciò consegue che si contano più divorzi tra le coppie di sole donne che tra coppie gay maschili. Oltre a ciò, non solo i divorzi al femminile sono più numerosi, ma anche percentualmente più elevati. Ad esempio, il 30% delle coppie di donne che si sono “sposate” nel 2005, dopo dieci anni hanno chiesto il divorzio, contro il 15% delle coppie maschili e contro il 12% delle coppie eterosessuali. Queste coppie di sole donne in definitiva hanno una probabilità doppia di divorziare rispetto a tutte le altre coppie. Simile andamento trova conferma anche in altri studi. Ad esempio la ricerca scientifica dal titolo “The Demographics of Same-Sex Marriages in Norway and Sweden”, pubblicata su Demography del 2006 informa che in Svezia il 30% delle “nozze” gay in rosa finiscono in divorzio entro 6 anni, rispetto al 20% dei “matrimoni” gay maschili e al 13% di quelli eterosessuali.
    Tale fragilità è da imputarsi, oltre alla promiscuità a cui si faceva cenno prima, anche al fatto che la relazione omosessuale è più conflittuale rispetto a quella eterosessuale. Lo studio “Victimization and Perpetration Rates of Violence in Gay and Lesbian Relationships: Gender Issues Explored” pubblicato nel 1997 sulla rivista Violence and Victims rivela che su un campione di 283 persone omosessuali il 47,5% delle lesbiche e il 29,7% dei maschi gay è stato vittima di azioni violente perpetrate da un partner dello stesso sesso. Notare che il tasso di violenza maggiore nelle relazioni lesbiche corrisponde in parallelo ad una percentuale maggiore di rottura del vincolo “coniugale” sempre nelle coppie lesbo. Dati simili si trovano anche nello studio “Letting Out the Secret: Violence in Lesbian Relationships” (Journal of Interpersonal Violence, 1994) dove quasi tutte le 284 intervistate omosessuali hanno riferito di essere state oggetto di violenze verbali da parte della propria partner, il 31% racconta di aver subito abusi fisici e il 12% gravi abusi fisici.
    Inoltre il divario di età tra i partner omosessuale è più spiccato rispetto a quello dei coniugi eterosessuali e si è notato che la differenza di età è un fattore incidente nel provocare il divorzio tra coppie gay. In conclusione, questi “matrimoni” gay alla lunga non li vuole nessuno, nemmeno i diretti interessati, ed anche una volta “sposati” simili relazioni si sciolgono come neve al sole.
    Matrimoni omosessuali? Pochi e a termine Notizie shock dall'Olanda. E l'Italia impari

    La signora Cirinnà e la sua civile battaglia per trasformare l’uomo in bestia
    di Paolo Deotto
    Alla Fornace Carotta, a Padova, la signora Monica Cirinnà, di professione senatrice, con aspirazioni un tantino megalomani, ha fornito al volgo una summa del suo pensiero. Pensiero? Beh, la parola è grossa, diciamo che ha chiarito un po’ meglio ciò che le frulla nella testa.
    La signora è in un momento di euforia, e va capita. Se andiamo a leggere ciò che scrive di se stessa sul suo sito, scopriamo una persona che ha dedicato diversi anni della sua attività ai diritti degli animali e che arriva a scrivere, parlando della sua famiglia, “Abbiamo anche tanti figli non umani, quattro cani, Arno Luna e Orso maremmani enormi, e Libera, una piccola Beagle che ho salvato dalla morte per sperimentazione nel terribile canile Green Hill, e quattro gatti tutti salvati dalla strada, Red Tiger Mizzi e Rosita. Due meravigliose cavalle e una famigliola di asini amiatini.” Diciamocela tutta, chi scrive queste cose qualche problemino ce l’ha. Ora all’improvviso la signora Cirinnà si trova catapultata in una notorietà nazionale e quindi non c’è nulla di strano se dà un poco i numeri.
    L’obbligo di fedeltà? La signora Cirinnà si interroga pensosa e stabilisce tout court che è un “retaggio maschilista”. Se è un retaggio maschilista, dobbiamo ipotizzare che la signora parli delle corna che la moglie può fare al marito. Quest’ultimo, se è un vero democratico – e “laico”, ovviamente – deve incassare le corna senza fare un plissé. Però resta allora un dubbio democratico: come regolarsi con le corna fatte invece dal marito? La moglie, per essere democratica, progressista, laica, eccetera, cosa dovrà fare? Il dilemma è da chiarire, anche se saremmo propensi a credere che, vista l’uguaglianza assoluta su tutto e tutti, si debba parlare di corna libere per tutti.
    Del resto, questo delle corna sembra un tema assai caro alla sinistra. Già ce ne siamo occupati non molto tempo fa, commentando alcune cose dette da tale signora Laura Cantini, anch’essa di professione senatrice del PD.
    Con tutta la cordiale antipatia che possiamo avere per un Palmiro Togliatti, sarebbe interessante sapere cosa avrebbe detto “Il Migliore” se avesse visto il penoso spettacolo di parlamentari che, anziché tuonare per la lotta di classe, avessero dedicato il loro tempo a elaborare frocioleggi e a disquisire sul cammino di civiltà che comporta il diritto alle corna libere e democratiche.
    Comunque la signora Cirinnà è felice, finalmente è “qualcuno” e può dare libero sfogo a un certo qual delirio di onnipotenza. “Abbiamo creato un matrimonio più avanzato dal punto di vista del diritto”. Nota bene, quella parolina “creato” la dice lunga…
    Pensosamente la signora dice anche che la strada è ancora lunga, ci sono tante altre battaglie da condurre. Ma si faccia coraggio. In un parlamento in cui c’è posto per persone come una Cirinnà, si potrà approvare di tutto e il peggio di tutto.
    Mi permetto solo una piccola considerazione. Del tutto digiuno sulla gestione degli animali, qualche anno fa ebbi occasione di apprendere, da amici cinofili, che bisognava stare attenti a portare a passeggio il cane se era il periodo del “calore”. In altre parole, se nel solito giardinetto c’era anche una cagna in calore, il cane avrebbe perso, come soul dirsi, la trebisonda, e guidato dall’olfatto si sarebbe gettato ad accoppiarsi con la cagna. Ciò naturalmente poteva non risultare gradito ai padroni della cagna, che si sarebbero trovati l’indesiderato regalo di un certo numero di cuccioli… La cosa ovviamente non scandalizzava perché una bestia agisce guidata solo dall’istinto. Nel nuovo matrimonio che signora Cirinnà si gloria di aver creato, il diritto a essere bestie viene codificato. Che bello. Accoppiamento libero per tutti.
    Se questo è il cammino di civiltà, c’è da restare un tantino schifati. Possiamo solo augurare di cuore alla signora Cirinnà di non dover mai applicare le sue avanzatissime teorie alla sua personale situazione, perché le corna in testa fanno un gran male. A tutti, indipendentemente dal grado di democraticità…
    Ma forse io sono troppo arretrato; in attesa della codificazione del diritto a grugnire e a fare i propri bisogni dove e come capita, l’uomo nuovo che la sinistra vuole creare ha già compiuto un bel pezzo di strada. Il tutto un po’ a scapito di vecchi concetti, come la dignità umana… ma cosa aspettarsi da una signora senatrice che si gloria dei suoi lunghi anni trascorsi a sostenere i diritti degli animali? Si vede che si è proprio immedesimata. Auguri.
    La signora Cirinnà e la sua civile battaglia per trasformare l?uomo in bestia* ?* di Paolo Deotto | Riscossa Cristiana


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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Omicidio Roma, Marco Prato: "Baciavo Manuel mentre lui uccideva Luca"
    Prato ha rivelato un altro macabro dettaglio. Mentre Foffo infliggeva gli ultimi colpi letali alla vittima, lui gli baciava la testa
    Gabriele Bertocchi
    Sesso, alcol e droghe. Continua l'indagine degli inquirenti sulle ultime ore di Marco Prato e Manuel Foffo, i killer di Luca Varani. Nel frattempo escono nuovi macabri dettagli di quella notte. "Baciavo Manuel mentre lui uccideva Luca" ha confessato Marco. Ma anche se il pr romano continua a scaricare la colpa sull'amico, il riesame li vede responsabili nello stesso modo. Prato comunque ammette di aver tentato di strozzare il ragazzo in due occasioni: all'inizio delle torture e alla fine "per aiutare la vittima a morire". E rivela che Foffo ha colpito Varani con un coltello, un martello e con un coltello a seghettino con il quale la vittima è stata quasi decapitata. "Tagliato - racconta Prato - come si affetta il pane".
    Inoltre, il collegio presieduto da Gian Luca Soana ha negato a Prato gli arresti domiciliari per la "fredda ideazione, pianificazione ed esecuzione di un omicidio tanto efferato, preceduto da sevizie e torture, senza altro movente se non quello apparente di appagare un crudele desiderio di malvagità, dettano un giustificato allarme sociale e non consentono di fare affidamento sui sensi di colpa". Precisando inoltre: "Le modalità raccapriccianti della loro azione omicida, l'efferatezza inflitte alla vittima prima di ucciderla, sono indice di personalità disturbate, prive di sentimenti di pietà e pericolose".
    Omicidio Roma, Marco Prato:"Baciavo Manuel mentre lui uccideva Luca" - IlGiornale.it

    Se i corsi gender diventano obbligatori
    di Stefano Fontana
    Il giorno 1 aprile è accaduta a Trieste una cosa che desta preoccupazione. Arcigay e Arcilesbica hanno indetto presso il liceo Petrarca una riunione per genitori e insegnanti per illustrare il loro progetto “A scuola per conoscerci”, finanziato dalla Regione nell’ambito delle direttive ministeriali per la cosiddetta lotta alla discriminazione sulla base degli orientamenti sesuali e di genere. All’incontro erano presenti formatori di Area Arcigay, esponenti delle istituzioni come l’assessore regionale Loredana Paraniti, alcuni giovani volontari aderenti all’Arcigay che porteranno nelle aule la loro testimonianza, oltre naturalmente al responsabile educativo del progetto Davide Zotti.
    Perché il fatto desta preoccupazione? La cosa inaccettabile è che quel corso si tiene al mattino, al posto delle ore di storia o di latino, ed è obbligatorio. Alcuni genitori hanno presentato richiesta di esonero che è stata loro rifiutata. Unico modo di uscirne per le famiglie è tenere i figli a casa. Ma la scuola non dovrebbe essere di tutti? E il giovane costretto a rimanere a casa dalle lezioni non è proprio lui il discriminato?
    Ma i genitori si stanno muovendo. Il sito del settimanale diocesano Vita Nuova ha già pubblicato due lettere – tra le altre - di genitori che dicono di essersi sentiti tagliati fuori, che alle istituzioni della famiglia non importa niente e che è in atto una forma di sistema totalitario. Uno, in particolare, ha descritto come si è svolta la riunione del 1 aprile, riferendo che sono stati forniti dati assurdi e impossibili sul fenomeno del bullismo omofobico, di cui però nessun relatore ha saputo citare un solo caso concreto. Gli stessi quattro giovani volontari, dichiaratisi gay e che secondo il progetto dovrebbero andare a portare la loro testimonianza nelle classi, non hanno detto di aver subito affronto a sfondo omofobo alcuno.
    Nel testo del progetto si legge una visione militante della scuola: «La scuola, sul piano educativo, può essere invece volano di inclusione e riconoscimento, aperta alle trasformazioni sociali, luogo fondamentale in cui ognuno e ognuna abbia la possibilità di pensare e costruire liberamente la propria identità». La scuola non deve educare ad un unico modello di identità sessuale, ma essere luogo di trasformazione delle identità. Se negli anni Settanta alla scuola si assegnava un compito di trasformazione sociale di tipo marxista, oggi la si vuole impegnata nel campo della rieducazione sessuale. Una nuova forma di militanza per “l’uomo nuovo” che certamente non può essere accolta nella scuola pubblica.
    Quindi in questo progetto si dirà che gli orientamenti sessuali sono molti, almeno tre: eterosessualità, omosessualità e bisessualità, che sono tutti normali e che tutti meritano una adeguata formazione affettiva e per garantire maggiore efficacia al messaggio alcuni ragazzi volontari aderenti ad Arcigay e Arcilesbica, “debitamente formati”, andranno nelle classi a parlare di omosessualità, ben sapendo gli organizzatori che l’esempio dei pari è senz’altro più efficace di qualsiasi discorso.
    Dal punto di vista politico ci sono due aspetti da sottolineare. Il primo è che il Ministro Giannini, nell’estate del 2015, pur negando che il gender fosse presente nelle scuole italiane, aveva garantito che comunque per i corsi extracurricolari su tematiche legate all’affettività e alla sessualità sarebbe stato richiesto il consenso informato dei genitori. Perché a Trieste questo non si fa? Perché l’Ufficio scolastico regionale ha stabilito che quando uno di questi corsi si fa al mattino, diventa curricolare e quindi obbligatorio. In altri termini i formatori Arcigay e Arcilesbica, compresi i giovani volontari, durante le ore del corso sono di fatto equiparati ai docenti ordinari. Non solo si ritiene costoro incapaci di educare al rispetto reciproco i loro studenti, ma li si sostituisce con formatori con un preciso copyright culturale alle spalle.
    La seconda questione politica è che a Trieste quasi nessun personaggio politico denuncia e si muove. Siamo in campagna elettorale per le comunali. Anche i genitori che hanno i figli nei licei interessati a questi esperimenti votano. Eppure i politici non si immischiano in queste cose. Le uniche realtà che danno voce al disagio sono i gruppi di insegnanti e di genitori che, con fatica, si stanno organizzando e la cui voce viene diffusa, nel silenzio mediatico generale, dal settimanale diocesano, fortemente impegnato su questo fronte.
    Se i corsi gender diventano obbligatori

    (Mezzi) Uomini & Donne (finte)
    Il primo passo è stato mercificare e degradare ciò che dovrebbe essere puro e sacro: l’amore tra uomo e donna. Sedicenti “tronisti” e poco dignitose corteggiatrici o, viceversa, donne sul trono che di regale hanno poco e uomini (meglio dire, maschi) sulle sediole rosse ad allontanarsi, con ogni passo, dal concetto di virilità.
    “E va bene, è un gioco” dice il pubblico che gode nell’esser ripreso alla tv ed il telespettatore preso in frenetiche ricerche di gossip, di pettegolezzi, di foto col vip. Poi, però, non bastava più. Si era già resa normale la messa in pubblica piazza dei sentimenti e la falsificazione degli stessi in nome di denaro, visibilità, effimeri piaceri. Allora è toccato alla parte più debole della società, a quegli anziani che in luogo di essere protetti, custoditi, rispettati, sono stati messi alla berlina come animali in un circo.
    Il gioco, perché sempre così viene definito dalla massa festante, è divenuto sempre più sporco, più dissacrante. Eppure il carnevale continuo che è questa nostra società, rappresentato egregiamente dalla premiata ditta Costanzo&Marito ha fatto dello sporco qualcosa di giusto, di innocente, di “normale…”
    Ed è proprio sul concetto di normalità, la normalità dettata dall’alto, da Qualcuno che ha deciso che debba essere una diversa normalità, che si gioca l’ultimo scacco della de Filippi: “Ho in mente da tempo di fare un trono gay. Non cerco lo scandalo, ma la normalità di un amore vissuto nella sua piena quotidianità” dice la conduttrice a “Chi”. Ed è così che l’inversione è completa, anche l’Italia si adatta al progresso, al cambiamento: parola d’ordine, normalità.
    (Mezzi) Uomini & Donne (finte) | Azione Tradizionale


 

 
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