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Discussione: Vai col gender!

  1. #191
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  2. #192
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Presentata al Senato una legge contro le “terapie riparative”
    Rodolfo de Mattei
    Il 17 maggio, in occasione della Giornata Internazionale contro l’Omofobia, Sergio Lo Giudice, senatore del Partito Democratico, ha presentato il disegno di legge n. 2402, intitolato “Norme di contrasto alle terapie di conversione dell’orientamento sessuale dei minori“disegno di legge n. 2402, intitolato “Norme di contrasto alle terapie di conversione dell’orientamento sessuale dei minori”, volto a mettere al bando in Italia le cosiddette “teorie riparative” rivolte ai minori, su richiesta dei genitori.
    La premessa del disegno di legge rappresenta un vero e proprio excursus ideologico della propaganda omosessualista in cui i proponenti hanno messo insieme le conquiste ottenute dal movimento LGBT lungo il “percorso di depatologizzazione dell’orientamento omosessuale” a partire dal fatidico 1973, anno in cui l’American Psychiatric Association eliminò la diagnosi di omosessualità egosintonica dal DSM, il Manuale Diagnostico e Statistico delle Malattie Mentali. Una derubricazione – è superfluo ricordarlo – frutto non di particolari risultati scientifici raggiunti ma piuttosto del singolare contesto socio-politico di quegli anni.
    I firmatari del progetto di legge si richiamano alla politica promossa in materia dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, affermando come “La depatologizzazione dell’omosessualità è un percorso ormai compiuto dai professionisti della salute mentale di tutto il mondo, le associazioni professionali e scientifiche, italiane e straniere, hanno a più riprese dovuto chiarire l’antiscientificità e la pericolosità delle terapie di conversione“.
    Il disegno di legge consta solo di tre articoli.
    L’articolo 1 fornisce una definizione preliminare di “conversione dell’orientamento sessuale”, specificando che con tale dicitura si intende
    “(…) ogni pratica finalizzata a modificare l’orientamento sessuale di un individuo, inclusi i tentativi di cambiare i comportamenti o le espressioni di genere ovvero di eliminare o ridurre l’attrazione emotiva, affettiva o sessuale verso individui dello stesso sesso, di sesso diverso o di entrambi i sessi“.
    In tale prospettiva le nuove norme vorrebbero addirittura impedire alle figure preposte la libertà di esercitare la propria attività professionale, pena multe salatissime e perfino il carcere. In questo senso, all’art. 2rivolto ai destinatari si legge: “Chiunque, esercitando la pratica di psicologo, medico psichiatra, psicoterapeuta, terapeuta, consulente clinico, counsellor, consulente psicologico, assistente sociale, educatore o pedagogista faccia uso su soggetti minorenni di pratiche rivolte alla conversione dell’orientamento sessuale è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa da 10.000 euro a 50.000 euro. La condanna comporta la pubblicazione della sentenza e la confisca delle attrezzature utilizzate.”.
    L’art. 3 prevede, per di più, una sanzione accessoria qualora il responsabile del “reato” dovesse essere una figura abilitata dallo Stato per la quale scatterebbe l’immediata sospensione dell’incarico: “Se la condotta è posta in essere nell’esercizio di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dallo Stato, la condanna comporta la sospensione dall’esercizio della professione da un minimo di un anno a un massimo di cinque anni.“
    Che l’omosessualità non possa essere curata è una delle affermazioni più devastanti della propaganda omosessualista. Fino al 1973 attorno all’omosessualità veniva fatta una seria ricerca scientifica e assumere uno stile di vita omosessuale era un comportamento “sconsigliato” e, in quanto contro natura, giustamente stigmatizzato.
    Dal 1973 in avanti la progressiva campagna di sdoganamento dell’omosessualità al motto di “gay is good” ha capovolto la situazione, portando, da un lato, ad arrestare totalmente la ricerca scientifica in materia e, dall’altro, a far sì che la classe medica passasse da un atteggiamento di corretta ed sana prevenzione alla sua promozione secondo lo slogan politically correct di “sei come sei”. Un approccio folle e antiscientifico che induce gli adolescenti più fragili ad assecondare i propri istinti e pulsioni sessuali, per altro confusi e traviati dalla martellante propaganda gender, al di là di ogni legge naturale. Una vera e propria ribellione contro la ragione e la realtà!
    In un mondo capovolto, lo stigma sociale nei confronti dell’omosessualità e, poi, l’omofobia interiorizzata sono divenuti le vere cause del malessere delle persone omosessuali e, in conseguenza di ciò, la soluzione proposta è quella di costruire un diverso clima culturale, atto a far sentire finalmente “normali” coloro con pulsioni sessuali verso persone dello stesso sesso. Una soluzione chiaramente ideologica, presa in nome del principio di non discriminazione, che, paradossalmente, nella realtà, finisce per abbandonare al loro involontario e insoddisfatto destino i tantissimi omosessuali in lotta con i propri istinti.
    Dopo aver ottenuto la legge sulle unioni civili, tale intollerante ed ideologico provvedimento, assieme al “ddl Scalfarotto”sull’omofobia, costituisce un altro tassello del prepotente, e sempre più aggressivo, piano di “normalizzazione” dell’omosessualità.
    Presentata al Senato una legge contro le ?terapie riparative? ? di Rodolfo de Mattei | Riscossa Cristiana

    Noi e il bisonte
    Pubblicato da Berlicche
    Parto da un articolo che mi è stato segnalato da una affezionata lettrice.
    Un piccolo di bisonte è stato soppresso dai guardiani del Yellowstone National Park. Un turista l’aveva ospitato all’interno del suo SUV per “salvarlo” dal freddo. In seguito a questo il vitellino era stato rifiutato dalla madre e dal branco.
    “Un altro visitatore del parco aveva avvertito i turisti che non c’era bisogno di salvare il vitello (…) ma non l’hanno ascoltato. Pensavano sinceramente di fare un servizio. (…) Un frustrato portavoce del parco ha detto che la sua morte è stata causata dalla “preoccupazione fuori luogo” dei turisti”.
    L’articolo prosegue notando che anche molti dei disastri della società odierna sono dovute a “preoccupazioni fuori luogo”. Si ignorano le prove che transessualismo e omosessualità sono un male per la persona umana, e li si incoraggia a cercare gli stessi atti e relazioni che impediscono alle loro ferite di guarire. Aborto, eutanasia…Si reagisce, spinti dal sentimento e dall’emozione, e si finisce per ammazzare il piccolo di bisonte. Il massimo del danno, fatto con tutte le migliori intenzioni.
    “Gli umani sono creati con la capacità per amore e compassione, ma hanno anche la capacità di permettere alle loro emozioni di zittire e persino sabotare la loro ragione. Dobbiamo chiedere a noi stessi: che tipo di interesse e preoccupazione stiamo davvero offrendo? Forse la natura umana non fornisce avvertimenti ovvi come quando abbiamo a che fare con la natura del bisonte. Oppure sì? Forse c’è saggezza nel guardare oltre la superficie nella natura più profonda. I segni ci sono se abbiamo gli occhi per vederli. Solo così la nostra assistenza può fare bene più che danno”.
    Aggiungo un mio pensiero. Oggi viviamo come se la natura più profonda del nostro essere – cioè Dio – non esistesse. Come mi scrive un’altra persona, “se nel ’68 abdicavamo alla logica del mondo buttandoci anche a fare la rivoluzione nelle piazze (…), oggi abdichiamo perché accettiamo “i diritti dell’uomo” che il mondo ci presenta come fondamento della convivenza civile, evacuando Colui che è la sorgente della dignità dell’uomo. Quante volte ci toccherà sentir cantare “Imagine” prima di capirne il veleno? Quante volte renderemo omaggio all’idolo dei nuovi diritti per non essere divisivi?”
    https://berlicche.wordpress.com/2016...-e-il-bisonte/

  3. #193
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Cresce l’omosessualità tra gli adolescenti
    Redazione
    Cambia l’approccio degli adolescenti nei confronti della sessualità e si diffondono i rapporti omosessuali. Il sito Oggiscienza.it riporta a questo proposito i risultati di una ricerca condotta dall’Associazione Italiana per l’Educazione Demografica (AIED) pubblicata nel 2014, sugli adolescenti e il loro rapporto con la sessualità, sottolineando come gli ultimi trent’anni abbiano progressivamente visto mutare l’atteggiamento dei giovanissimi nei confronti della sessualità in generale e dell’omosessualità in particolare.
    “Rispetto all’ormai lontano 1986 – si legge sul oggiscienza.it – gli adolescenti di oggi sarebbero più aperti nei confronti della sessualità, anche quando si parla di rapporti con partner dello stesso sesso (…) Stando ai dati emersi dalla ricerca, il numero dei ragazzi tra i 13 e 19 anni che ammettono di aver avuto esperienze con partner dello stesso sesso sono passati dal 6,5 all’11% per quanto riguarda i maschi, e dal 4 al 10,6% per le femmine”.
    Per approfondire il tema riguardo gli adolescenti e il loro rapporto con l’omosessualità Oggiscienza.it ha chiesto un parere ad Alessandro Porrovecchio, ricercatore a tempo determinato presso l’University of Littoral Opal Coast in Francia e autore del libro “Sessualità in divenire. Adolescenti, corpo e immaginario”. Secondo il ricercatore oggi i giovani hanno una diversa percezione della sessualità che li porta ad assumere comportamenti “fluidi” in linea con il “gender diktat” dominante.
    L’educazione “gender” impartita come imprescindibile programma educativo, volto a insegnare ai giovanissimi studenti il rispetto e la diversità dell’altro, confonde e stravolge in realtà le vite degli adolescenti più fragili indirizzandoli subdolamente a devastanti relazioni contro natura.
    Cresce l?omosessualità tra gli adolescenti - Osservatorio Gender


    Chiudono le scuole antigender. Il vescovo: “Disobbedite"
    di Andrea Zambrano
    Procede sempre più a tappe forzate la marcia della rivoluzione antropologica in Spagna. Dopo l’approvazione di una legge nella regione di Madrid che consente ai bambini di cambiare il proprio genere da maschile in femminile e viceversa femminile, questa volta tocca a Valencia. La Comunidad Valenciana, praticamente il governo della regione autonoma di Valencia, governata da un’alleanza tra partito socialista e Sinistra radicale sta lavorando ad una Legge sulla transessualità.
    Il provvedimento, che presto verrà sottoposto a votazione prevede l’obbligo delle scuole di indottrinare i bambini all’ideologia del genere secondo l’agenda stabilita dalle lobby Lgbt. Ma il progetto di legge va oltre quelli similari già approvati a Madrid, alle Baleari e a Murcia: le scuole private parificate che non si adegueranno, subiranno sanzioni economiche fino a 45mila euro e potranno vedersi togliere il contributo statale.
    Una misura da stato totalitario contro la quale, a differenza di Madrid, dove le gerarchie ecclesiastiche non si erano opposte, ha tuonato il vescovo di Valencia Antonio Cañizares Llovera, che ha invitato a non sottostare a queste leggi fino a praticare l’obiezione di coscienza.
    Uno degli aspetti più inquietanti è rappresentato dal fatto che i minorenni potranno decidere di cambiare sesso, anche chirurgicamente senza il consenso dei genitori. Ma c’è di più: il trattamento verrà pagato dal sistema sanitario pubblico. Contemporaneamente gli istituti scolastici saranno obbligati a redigere un “Piano di convivenza e uguaglianza" che preveda nel piano dell’offerta formativa contenuti sull’identità di genere.
    Tutto è spiegato nell’articolo 51 del progetto di legge: «Una persona fisica o giuridica che commetta una mancanza grave rispetto alla legge sulla transessualità potrà essere multata fino a 3000 euro e l’interdizione all’accesso di ogni tipo di sostegno pubblico per un anno. In casi gravi la sanzione schizza a 45mila euro e tre anni di interdizione fino alla chiusura della scuola".
    Ma c’è di più: per dare piena attuazione alla legge i professori saranno costretti ad essere sottoposti ad un corso intensivo di rieducazione al fine di conoscere le “dinamiche di esclusione sociale”.
    La proposta di legge arriva contemporaneamente ad una imponente manifestazione delle scuole paritarie cattoliche della regione valenciana che hanno portato in piazza oltre 40mila persone contro i progetti di legge gender oriented nelle scuole. Quanto più la proposta è al limite del sovvertimento, tanto più si è levata la voce del vescovo Cañizares. Questi, in occasione della solennità del Corpus Domini ha tuonato contro le leggi gender.
    L’arcivescovo della città spagnola ha chiesto ai cattolici di non lasciarsi «sottomettere da quelle leggi ingiuste basate sull’ideologia di genere, la più insidiosa e distruttive dell’umanità e di tutta la storia» fino a spingersi alla richiesta di obiezione di coscienza dicendo che a «a queste leggi non bisogna obbedire».
    Il giorno dopo nel corso di una conferenza al Collegio della Santa Famiglia di Valencia ha constatato che è «una disgrazia che la famiglia non sia la prima preoccupazione degli Stati» e ha citato un parallelo che non mancherà di far discutere come già fece in occasione dell’attacco all’impero gay: «Vogliono distruggere la famiglia come voleva fare l’Unione Sovietica comunista», ha concluso.
    Chiudono le scuole antigender. Il vescovo: ?Disobbedite"

  4. #194
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Il caso Valencia, un monito per tutti i cattolici
    di Riccardo Cascioli
    Il caso Valencia, dove l’arcivescovo Antonio Canizares è stato pesantemente attaccato pubblicamente da associazioni e politici per avere espressamente difeso la famiglia naturale contestando l’ideologia di genere, vede una escalation che lo rende giorno dopo giorno sempre più un simbolo di quel che accade in Europa. L’ultima notizia è la denuncia all’autorità giudiziaria del cardinale Canizares per il reato d’odio contro gay e femministe. La denuncia è stata presentata il 3 giugno da Lambda (associazione Lgbt) a nome di altri 55 tra collettivi, sindacati e partiti (per una sintesi dello sviluppo degli avvenimenti clicca qui), ma è solo l’ultima puntata di una aggressione senza precedenti. Nei prossimi giorni è addirittura atteso il voto del Parlamento regionale su una mozione di condanna pubblica dell’arcivescovo. Il quale invano replica respingendo tutte le accuse e invocando la Costituzione spagnola che difende la libertà di espressione del pensiero.
    Nel caso qualcuno non se ne fosse ancora accorto, questo è ormai lo schema che si sta affermando in Europa. L’approvazione di leggi che legittimano le nozze gay si accompagna all’istituzione di un Nuovo Ordine che impone il pensiero unico, iniziando dalla scuola dove l’ideologia gender è inculcata fin dai primissimi anni per passare dai media e arrivare fino a sindacati e partiti. Vietata ogni manifestazione di dissenso, con particolare accanimento nei confronti di quella parte di cattolici non disponibili a rinunciare alla verità.
    Il cardinale Canizares, la cui definizione “ratzingeriano” è già una sentenza di condanna, non ha pronunciato alcuna parola di odio né di mancanza di rispetto per le persone: ha solo difeso l’unicità della famiglia naturale e denunciato la violenza dell’ideologia di genere, come per ogni vescovo sarebbe normale fare. Già, ogni vescovo. Ma è proprio per questo motivo che con Canizares ci vanno giù duri: colpirne uno per educarne cento, è un principio che va sempre di moda. E siccome di cuor di leone in giro non ce ne sono molti – e anzi, ora gli ignavi si possono nascondere dietro alla necessità proclamata di “costruire ponti” – possiamo essere abbastanza certi che la lezione avrà i suoi effetti (felicissimi se i vescovi spagnoli o altrove in Europa volessero smentirci). Del resto anche in Italia stiamo vedendo benissimo come ci sia una progressiva conversione delle gerarchie al verbo omosessualista (la chiamano “accoglienza”).
    Ma i segnali che arrivano dalla Spagna si sommano ad altri che arrivano da altre parti d’Europa e parlano di crescenti violenze e intimidazioni nei confronti dei cattolici, non necessariamente legate alla vicenda omo. Nelle ultime settimane, ad esempio – riporta Catholic News Agency - Francia e Belgio sono state teatro di aggressioni e violenze, comprese una chiesa bruciata, l’aggressione a un prete, la dissacrazione di un tabernacolo e l’hackeraggio di un centinaio di siti web cattolici. Due settimane fa il fuoco è stato appiccato alla chiesa di St. Madeleine-de-l’Ile a Martigues, nel sud della Francia. Nella stessa regione, a Jonquieres, il 15 maggio è stato anche forzato il tabernacolo da cui sono state asportate le ostie consacrate e la settimana scorsa il parroco della stesso paese è stato aggredito da sconosciuti penetrati in chiesa, forse per rubare. Il quotidiano La Croix ha poi denunciato l’oscuramento di un centinaio di siti di parrocchie e congregazioni da parte di hacker appartenenti a una associazione jihadista tunisina chiamata Fallaga Team. In Belgio, il 24 maggio due incendi hanno seriamente danneggiato la chiesa a Mont Saint Genevieve. Sono soltanto i fatti più gravi, ma ormai di casi del genere ne avvengono a centinaia nell’indifferenza delle autorità, molto più preoccupate di cancellare ogni rimasuglio di presenza cattolica.
    Il caso Valencia, un monito per tutti i cattolici


    Anche nella Svezia gay-friendly, il tasso di suicidi omosessuali è tre volte maggiore
    «Il disagio che viviamo non è causato solo dal mondo esterno, ma sopratutto dalla nostra pratica omosessuale e da ciò che viviamo». Con queste parole il giovane giornalista Philippe Ariño, omosessuale dichiarato, ha spiegato le numerose difficoltà di vita purtroppo sperimentate dalle persone con attrazione dello stesso sesso.
    «Il rifiuto della differenza sessuale, che è la fonte della nostra esistenza e della nostra umanità, porta gravi conseguenze. Le persone appaiono divise, con una ferita», ha proseguito. Queste “gravi conseguenze” sono puntualmente certificate da decine di studi scientifici, tanto che addirittura l’agenzia di pianificazione familiare delle Nazioni Unite (UNFPA) ha riconosciuto la «significativa prevalenza di violenza domestica tra gli uomini che hanno rapporti sessuali con gli uomini», rilevando altissimo tasso di promiscuità e il fatto che «sono più propensi a utilizzare alcol e droghe rispetto alla media della popolazione generale», soprattutto per mantenere ad «alto livello» le compulsive prestazioni sessuali.
    Quasi sempre le associazioni Lgbt giustificano questi dati accusando la società di omofobia: le generalizzate discriminazioni nei loro confronti porterebbero le persone omosessuali a soffrire di questi disturbi. Una spiegazione che tuttavia è stata ancora una volta smentita da una ricerca pubblicata recentemente sull’European Journal of Epidemiology, in cui i ricercatori hanno valutato il tasso di suicidio in Svezia, confrontando coppie omosessuali sposate a coppie eterosessuali sposate. Va premesso che su WikiPink, la Svezia viene definita come «uno dei paesi più “gay-friendly” d’Europa. Il matrimonio e le adozioni gay sono completamente legali e le persone omosessuali sono protette da leggi anti-discriminazione sul campo del lavoro e dei servizi pubblici». Non solo l’omofobia non esiste, dunque, ma anche se esistesse verrebbe immediatamente punita da leggi anti-discriminazione.
    Eppure, i risultati sui disagi vissuti dalle persone omosessuali sono gli stessi che vengono verificati in tutto il resto d’Europa, tanto che, si legge, «il rischio di suicidio è più elevato tra gli individui dello stesso sesso sposati rispetto agli individui sposati di sesso diverso». Sia per quanto riguarda le donne ma, ancor di più, gli uomini: «gli uomini omosessuali sposati hanno un rischio di suicidio quasi tre volte maggiore rispetto agli uomini coniugati con un partner del sesso opposto». Questo ha portato, quindi, a concludere che «anche in un Paese con un clima relativamente tollerante per quanto riguarda l’omosessualità, come la Svezia, gli individui sposati dello stesso sesso evidenziano un elevato rischio di suicidio rispetto agli altri individui sposati». Lo stesso accade in altri Paesi ampiamente gay-friendly, come l’Inghilterra, dove è stata trovata impiccata la prima donna che si è unita in matrimonio con un’altra donna, a causa della violenza domestica subita (non certo per l’omofobia della società).
    «Inutile negare la realtà», ha commentato l’intellettuale omosessuale Philippe Ariño, «viviamo un malessere, ma spesso non ne parliamo direttamente. La vera libertà è quella di riconoscere l’attrazione omosessuale per quella che è, cioè il sintomo di profonde ferite dell’identità affettiva». Bisognerebbe abbracciare queste persone, far loro presente che è possibile una riscoperta della propria vera identità. Certamente, le ferite non si emargineranno mai credendo al mito dell’omofobia spacciato come tappabuchi dall’associazionismo Lgbt.
    http://www.uccronline.it/2016/05/24/...olte-maggiore/

  5. #195
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Negare il matrimonio gay non è discriminazione
    Lo ha deciso l’Europa. Ma non c’è da festeggiare
    di Tommaso Scandroglio
    Negare di poter celebrare “nozze” gay non è discriminatorio. É ciò che in buona sostanza ha deciso ieri la Corte Europea dei diritti dell’uomo (Cedu) pronunciandosi sul caso Chapin e Charpentier vs Francia. La vicenda è conosciuta dai media francesi come “il matrimonio Bègles”.
    Nel 2004 due uomini si “sposano” nel comune di Bègles con tanto di registrazione da parte dell’ufficiale di stato civile. Il procuratore di Bordeaux si oppone: teniamo infatti conto che la legge francese sui “matrimoni” gay entrerà in vigore solo nel 2013. Nonostante l’opposizione del procuratore, il sindaco fa spallucce e non procede alla dichiarazione di nullità. Il procuratore allora pensa lui ad annullare il “matrimonio”, dichiarando che la differenza sessuale è elemento imprescindibile per la celebrazione di un matrimonio. Fino a quando il Parlamento non deciderà diversamente – aggiunge il procuratore nelle sue motivazioni - i giudici possono solo applicare la legge vigente.
    I due aspiranti sposi non si arrendono e, dichiarandosi «discriminati in base al loro orientamento sessuale», ricorrono alla Corte d’Appello che rigetta nuovamente il ricorso. I giudici, tra l’altro, fanno osservare alla coppia che vi sono altre strade tutelate dall’ordinamento se vogliono mettere in piedi “una famiglia”, tra cui quella delle unioni di fatto e dei Pacs, cioè dei Patti civili di solidarietà, aperti anche alle coppie omosessuali. Inoltre, aggiungono – dopo questa precisazione di certo non condivisibile – che «la specificità [del matrimonio] - che non significa discriminazione - deriva dal fatto che la natura ha reso potenzialmente feconde le coppie di sesso opposto e il legislatore […] ha voluto tener conto di questo fatto biologico».
    La coppia, però, ribatte che si sente ugualmente discriminata perché Pacs et similia valgono meno del matrimonio. I due a quel punto non si sono certo scoraggiati e hanno presentato un altro ricorso, questa volta presso la Corte Suprema francese, affermando che il divieto di “nozze” gay viola la Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Anche la Corte Suprema nel 2007 rigetta il ricorso: «secondo il diritto francese, il matrimonio è l'unione di un uomo e una donna», tornano a ripetere i giudici i quali aggiungono che tale principio rispetta la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che tra l’altro – annota la Corte – non ha valore vincolante per l’ordinamento giuridico francese.
    Infine, Chapin e Charpentier bussano alla porta della Cedu, ma anche questa, giusto ieri, ha dato loro torto. Nel contradditorio il governo francese, chiamato alla sbarra dai due ricorrenti, ha fatto notare che se le coppia ora vuole “sposarsi”, può farlo benissimo dato che da anni è in vigore la legge sul “Matrimonio per tutti”. Stesso concetto è stato ribadito dalla Cedu. Ma evidentemente i due volevano “soddisfazione”, cioè la loro era solo una battaglia ideologica. La Corte europea, da parte sua, all'unanimità ha deciso che l'articolo 12 (diritto al matrimonio) della Convenzione europea dei diritti dell'uomo in combinato disposto con l'articolo 14 (divieto di discriminazione) e l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) non sono stati violati dai tribunali francesi, come invece sostenevano i due ricorrenti. I giudici sono arrivati a questa decisione anche sulla scorta di ampia giurisprudenza proveniente sempre dalla stessa Cedu, giurisprudenza che è stata richiamata in sentenza.
    La Cedu, quindi, respinge il ricorso e lo fa con queste argomentazioni. In primis l’art. 12 prevede sì il diritto al matrimonio, ma – specifica la Corte – tale diritto si declina secondo quei vincoli giuridici determinati da ogni singolo Stato. In buona sostanza, la Corte ha affermato che sulla materia “matrimonio” ogni Stato è sovrano e non certo la Cedu. Se alcuni ordinamenti giuridici europei hanno aperto al “matrimonio” omosex – aggiungono i giudici – ciò non comporta che tutti gli altri Stati siano obbligati a seguire la stessa strada. In merito, invece, all’art. 8 (tutela della vita privata), la Corte osserva che il progetto di vita a due della coppia poteva essere benissimo realizzato tramite le Unioni di fatto o i Pacs. Insomma, lo Stato francese non è stato di ostacolo ai propositi di mettere in piedi un “nucleo familiare”, sostiene la Corte, e dunque non ha discriminato (art. 14).
    Conclusioni (nostre). Ben venga che la Cedu abbia affermato che ogni Stato è sovrano nel disciplinare la materia “matrimonio” e che negare le “nozze” gay non è atto discriminatorio. Male invece suggerire l’adesione ad altre forme di convivenza omosex tutelate dagli ordinamenti e soprattutto male far intendere che la questione dei “matrimoni” tra persone dello stesso sesso è giuridicamente relativa, cioè che il “matrimonio” gay è cosa buona e giusta in uno Stato e in un altro no. Perché il “matrimonio” omosessuale o è sempre sbagliato o è sempre giusto. Tertium non datur.
    Negare il matrimonio gay non è discriminazione Lo ha deciso l?Europa. Ma non c?è da festeggiare


    Il video del Comitato Difendiamo i nostri figli su Renzi e referendum

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    Predefinito Re: Vai col gender!

    "La teoria gender? Colpa del femminismo"
    Secondo lo studioso tedesco Martin Voigt la teoria gender e l'emancipazione sono la conseguenza dell'effetto del libero mercato sulla società contemporanea. Che, in nome della competitività, sta distruggendo la famiglia e danneggiando il percorso di crescita delle nuove generazioni
    Amicizia, teoria gender, accettazione sociale, sessualità, identità, famiglia, internet. Concetti, questi, che in un primo momento possono sembrare estranei, ma che sono invece le parole chiave di uno studio recentemente uscito in Germania e pubblicato in un libro edito da Springer Verlag. Intitolato "Maedchen im Netz" ("Femmine in rete") e scritto da Martin Voigt, tale libro è stato pubblicato lo scorso gennaio ed ha come obiettivo quello di dimostrare come l'utilizzo di internet e soprattutto i social network sia per molti funzionale a creare una identità fittizia e parallela a quella reale per cercare un'accettazione sociale che nella vita reale è sempre più difficile da raggiungere.
    Partendo dall'analisi dell'utilizzo dei forum e dei social da parte degli adolescenti l'opera tenta di mostrare come nelle foto condivise, nell'esibizionismo sfrenato dei selfie e negli ammiccamenti a sfondo sessuale vi sia la ricerca di una identità e di un affetto difficile da trovare, dovuto al carattere estemamente fluido e spaesante del mercato del lavoro e della famiglia nella società occidentale.
    Recensito da quasi tutti i pricipali media tedeschi, Femmine in rete ha generato numerose critiche, soprattutto provenienti dalla comunità LGBT e dal mondo femminista. L'autore riteine di avere infatti individuato delle caratteristiche innate e diverse nella natura maschile e femminile, cosa che non si concilia con l'uguaglianza totale dei sessi sostenuta da alcune componenti del femminismo. Secondo l'autore si tratta però di critiche smenitibili. Martin Voigt, 31 anni, ricercatore presso l'Università di Monaco e redattore presso diversi giornali e riviste tedesche, collabora con diversi progetti scientifici ed è consulente della Polizia Federale Tedesca per quanto riguarda diversi progetti di prevenzione. Molte critiche, secondo Voigt, non sarebbero supportate da argomentazioni valide, ma da da un forte retaggio ideologico.
    Dottor Voigt, cosa l'ha portata a pubblicare questo studio?
    Tutto è iniziato modo spontaneo. Era il 2007 ed ero uno studente di lingue all’università di Monaco. Seguendo un corso intitolato “Lo sviluppo della lingua ai tempi di internet” mi sono reso conto che tutto il materiale che ci veniva fornito era datato di almeno 10 anni e che nessun professore aveva mai studiato come la lingua tedesca stesse cambiando tra gli adolescenti. Per scoprirlo ho iniziato ad andare su internet e a frequentare le chat pubbliche. Al tempo non c’erano ancora i social network che conosciamo oggi, come facebook e twitter, ma dei forum in cui la gente scriveva e parlava a vicenda senza conoscerci. Notai subito che a utilizzare queste piattaforme erano quasi sempre lo stesso tipo di persone che esprimevano lo stesso tipo di sentimenti: ragazzine dai 12 ai 16 anni che rappresentavano forti emozioni in maniera standardizzata. Tutte scrivevano nello stesso modo, comunicavano con le stesse abbreviazioni delle parole, condividevano lo stesso tipo di fotografie. Foto provocanti, foto in cui si abbracciano o si baciano a vicenda corredate di commenti che dicono quanto ci si ami a vicenda. Tutte utilizzavano il web per crearsi una propria identità telematica da condividere con gli altri. Ciò mi ha fatto notare come ci fosse un legame forte tra la ricerca di identità, il web e le mutazioni linguistiche in atto, per questo ho iniziato ad occuparmi intensamente di questo tema che è stato poi l’oggetto del mio dottorato ed è diventato il contenuto dei miei libri. Quali sono le manifestazioni condivise trasversalmente da tutti i sessi e tutte le età? Ciò che accomuna maschi e femmine come ragazzini e adulti è l’utilizzo del web per costruirsi una finta identità.
    L’origine di queste manifestazioni è dunque, secondo Lei, una società basata sull’apparenza, cosa che un tempo non era. Quali sono le origini di questi cambiamenti?
    La principale origine di tutto ciò è la mutazione della famiglia. Che, a sua volta, è dovuta al cambiamento del mercato del lavoro. Un tempo la famiglia rappresentava un momento centrale nel percorso di socializzazione e di definizione dell’identità di un bambino in fase di crescita. Il bambino passava tanto tempo all’interno del nucleo famigliare, cosa che creava un rapporto intenso con i genitori. Questo non significava che la famiglia fosse ricetta assoluta di stabilità emotiva e felicità, ciò dipende da caso in caso. Significava però che i bambini crescevano in un contesto meno competitivo. Gli studi mostrano che all’interno della dimensione famigliare il bambino si senta di potersi comportare per come è veramente, perché non sente di dover dimostrare nulla per essere accettato, aspettandosi invece di essere amato e protetto a prescindere. Oggi il mercato ha cambiato la famiglia. Il valore massimo è quello della competitività, cioè dell’ottenimento della miglior prestazione con il minor costo. Gli stipendi sono così diventati più bassi e nel 90per cento dei casi entrambi i genitori devono lavorare per sbancare il lunario, non avendo dunque tempo per dedicarsi ai figli. I quali vengono spesso affidati alle scuole e ai doposcuola per tutto il giorno e vivono tutta la propria quotidianità al di fuori della famiglia, in una società di coetanei nella quale essere accettati non è scontato e per questo è a sua volta molto più competitiva. Il processo di definizione identitaria di un bambino è così plasmato dal confronto con i coetanei e dal desiderio di essere accettato. Questo fenomeno è descritto molto bene nel libro“Il signore delle mosche”, un romanzo fondato su veri studi sociologici che mostra quali dinamiche competitive si instaurino un società composte solo da bambini. In un mercato in cui il valore più alto è la competitività, essa è diventata anche ciò che plasma gli uomini fin dalla prima infanzia. L’uso dei social ha estremizzato tutto ciò. Ogni foto, ogni post, ogni commento è un messaggio, una richiesta di accettazione sociale che si misura in base ai “mi piace” che riceve. Le persone valgono tanto quando è cliccata la propria finta identità telematica.
    Il suo libro come alcuni i suoi articoli apparsi sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung e che spiegano i contenuti che ha appena espresso hanno generato profonde critiche e taglienti accuse. Come se lo spiega?
    Le critiche provengono soprattutto dal mondo LGBT e dagli esponenti politici che lo sostengono. Ciò che mi è stato rinfacciato è di avere descritto e portato documentazioni scientifiche su come, per molti aspetti, le femmine siano profondamente diverse dai maschi. Ho portato esempi a proposito descrivendo chiarissimi stereotipi adolescenziali maschili e femminili e ho scritto che ciò si manifesti anche nell’utilizzo dei social. Questa evidenza della diversità è in forte contrasto con la teoria gender, che sostiene invece che tra uomo e donna non vi sia alcun tipo di differenza e che essi possano essere totalmente intercambiabili.
    Alcuni considerano l’annullamento delle differenze come una tappa del progresso, come il superamento di un medioevo culturale a favore della modernità…
    Queste persone descrivono l’annullamento delle differenze come un percorso naturale. La scienza come la sociologia mostrano invece chiaramente come vi siano delle innate differenze biologiche ed emotive tra uomo e donna. L’annullamento delle differenze è in realtà un processo culturale figlio non della natura ma di determinate decisioni politiche. A teorizzarle sono stati nel secondo dopoguerra i filosofi neo-marxisti della Scuola di Francoforte, gli stessi che hanno dato l’input alla rivoluzione culturale del 68, che è stata il più grande momento di affermazione politica di tali teorie. Il movimento del 68 puntava alla rivoluzione culturale tramite l’abolizione delle differenze sessuali col fine di raggiungere un’equiparazione sociale e politica tra uomo e donna. La lotta alla disuguaglianza e l’annullamento delle differenze tra gli esseri umani è il primo scopo dell’ideologia marxista. La scuola di Francoforte ha semplicemente applicato tale concetto alla dimensione sessuale e ha generato una grande rivoluzione sociale tramite la liberalizzazione umana dei comportamenti sessuali. Il 68 è stato, in questi termini, una vera rivoluzione perché ha introdotto una nuova pseudocultura, per la quale la libertà degli individui corrisponde alla propria libertà sessuale. Essa ha distrutto i paradigmi culturali che c’erano precedentemente e che erano basato su concetti come la fedeltà e l’onore, che oggi sono diventati totalmente tabù.
    Anche se la cosiddetta teoria gender è figlia di un preciso percorso politico e ideologico secondo alcuni l’annullamento delle differenze porterà a un miglioramento della qualità della vita degli individui, soprattutto delle donne…
    Se la libertà di una persona si misura in base alla propria libertà sessuale allora essa è direttamente proporzionale all’assenza della famiglia fondata su vincoli di amore e fedeltà, gli stessi che garantiscono stabilità e sicurezza ai bambini. La libertà intesa come assenza di famiglia genera profonda instabilità, insicurezza e disorientamento nei bambini, che sono gli uomini e le donne di domani. Le personalità dei bambini sono plasmate dai rapporti con e tra i genitori, se questi sono fluidi, instabili o conflittuali il bambino è disorientato e spinto a cercare all’esterno del nucleo famigliare ciò che non trova. I comportamenti sui social ne sono spesso la manifestazione, sono la ricerca di attenzione e la volontà di dimostrare di essere accettati e di avere trovato l’amore. L’individualismo totale, la concezione della libertà solo come libertà sessuale e l’emancipazione individuale stanno portando alla distruzione della famiglia intesa come garante di stabilità e sicurezza per gli uomini e le donne di domani. Dobbiamo aspettarci dunque intere generazioni composte da individui totalmente disorientati, alienati, insicuri e instabili emotivamente.
    Lei indica nell’emancipazione, anche femminile, una delle principali cause della distruzione della famiglia e della stabilità ad essa connessa. Ed è per questo stato accusato di essere un complottista. Come risponde?
    Rispondo con i fatti, che mostrano come la distruzione della famiglia stia avvenendo concretamente tramite l’adozione di determinate misure politiche ed economiche. In Germania questo è evidente in tutti gli schieramenti politici che formano il governo. Le presunte politiche a tutela della famiglia consistono nell’incentivare la donna a lavorare a tempo pieno e a detassare gli asili nido e i doposcuola. Questo è esattamente ciò che genera l’allontanamento delle persone che compongono il nucleo famigliare.
    Per vivere, però, le persone hanno bisogno di lavorare. Il più delle volte è inevitabile che entrambi i genitori abbiano un’occupazione lavorativa a tempo pieno. Ne va della sopravvivenza.
    E’ vero. Il mercato è cambiato, offre stipendi più bassi e chiede a tutti gli individui di lavorare al 100per cento. In nome del mercato e della competitività sta venendo abolito ciò che garantiva equilibrio, stabilità e orientamento. La dedizione di tutto il proprio tempo al lavoro e non agli affetti e ai figli viene visto come la miglior forma di emancipazione, che è la battaglia numero uno del femminismo. In questi termini possiamo tranquillamente dire che neomarxismo e liberalismo abbiano trovato la propria sintesi nel femminismo e della teoria gender, che lotta per l’uguaglianza totale in nome della soddisfazione delle richieste del mercato. In Germania durante le manifestazioni della sinistra di ispirazione marxista viene spesso gridato lo slogan “no family, no border, no nation”. Sono concetti estremamente liberali che vengono fatti propri dai marxisti, mostrando la sovrapposizione delle due ideologie. In nome di un estremismo individualistico utopico.
    Perché utopico?
    Perché non corrisponde alla natura del uomo. Che è innata e non muta, anche se cambia la società. L’uomo non è un mero animale che vive solo di cibo e istinti sessuali. Tutti noi abbiamo una vocazione sociale, cerchiamo rapporti non solo sessuali ma anche e soprattutto di fedeltà. Non puntiamo solo a riprodurci, ma a dare ai figli la stabilità che permetta loro di crescere serenamente.
    Cosa si aspetta per il futuro?
    Il fallimento della società fondata su questi paradigmi. Quello in corso è un progetto, anche economico, a breve termine. Finirà per creare non una società ma un insieme di individui concorrenziali e profondamente infelici. Per fare grandi progetti sarebbe necessario cambiare totalmente rotta. Investendo sulla stabilità e sulla crescita felice delle nuove generazioni.
    "La teoria gender? Colpa del femminismo" - IlGiornale.it



  7. #197
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Scoperte le prime impronte dell'Homo erectus in Eritrea

    Scienza&Tecnica.Sono sono state lasciate 800 mila anni fa sulla sabbia di un lago circondato da praterie, dove oggi c'è il deserto dell'Eritrea

    Foto<img src="/webimages/img_395x275/2016/6/15/f3a7690e5db9e8e45f19e4d1162f8c34.jpg" alt="Le impronte dell'Homo erectus (fonte: Sapienza, Università di Roma) (ANSA)"/> Le impronte dell'Homo erectus (fonte: Sapienza, Università di Roma)

    Peccato!
    Per zittire una volta per tutte la Cirinnà & C. mi aspettavo un calco ... fallico con di fronte un faemina ignuda.
    Speriamo negli archeologi sani.
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  8. #198
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    La discriminazione spiegata ai miei
    di Irma Trombetta Marzuoli
    Vorrei giocare in nazionale! Centravanti.”
    “Anni? Carriera sportiva?”
    “Quarantotto! Mai fatto sport, muscoli zero, mai toccato un pallone.”
    “Lei non ha i requisiti”
    “Mi sento un centravanti di sfondamento!!”
    “Altezza e peso…”
    “1.70, 55 chili”
    “Guardi, lei non sfonda nemmeno un muro di moscerini”
    “Lei è discriminatorio. Io mi sento fortissima!”
    “Ma lei non lo è e poi, anche se lo fosse, questa è una squadra maschile e si gioca al massimo fino a 35/38 anni”
    “Cambiamo le regole!”
    “Le regole hanno un senso! I ragazzi dello stesso sesso e della stessa età hanno forze equivalenti. Possono giocare assieme garantendo spettacolo nella sicurezza. Immagini cosa accadrebbe se un ragazzone di 1.90, di 25 anni, le desse una spallata!”
    “Faranno una legge perché tutti e tutte possano entrare e giocare nel ruolo per il quale si sentono nati/e!”
    “Ma così distruggerete la squadra, il campionato e lo sport del calcio! Sarà un disastro per voi che non siete pronte e … per tutti! Che ci faccio con una squadra di signore vicine ai cinquanta che vogliono giocare contro giovanotti allenati e ventenni?! Impedirete anche a loro di giocare come si deve!”
    “Caro mio, quel che conta è il desiderio, la passione! Io desidero essere quello che sento di essere: centravanti di sfondamento!!! E’ da quando avevo cinque anni che so di esserlo!!!”
    “No signora, ci vogliono le caratteristiche fisiche e mentali per fare il giocatore. Non basta volerlo essere!”
    “Io giocherò lo stesso”
    “Lei non giocherà. Io glielo impedirò, la società calcistica le dice di no per tutelare lei e se stessa”
    “Lei mi odia!”
    “No, le voglio bene. Le impedisco di fare quel che non può fare, semplicemente perché la sua natura di donna di mezza età non glielo consente! Le impedisco anche di portare un gran danno alla società che rappresento.”
    “Mi vestirò da giocatore di calcio, da centravanti di sfondamento e così lo sarò…sarò, con i miei calzoncini e la maglia, uno sportivo di prim’ordine, un centravanti di sfondamento della nazionale!”
    “No, lei sarà sempre una signora di quarant’otto anni. Sarà una signora travestita da centravanti di sfondamento!”
    “Mi ci vesto! Lo sono!”
    “Pronto???Si, mi passa il reparto di psichiatria? Ho qui un’amica …”
    La discriminazione spiegata ai miei figli ? di Irma Trombetta Marzuoli | Riscossa Cristiana

    SQUOLA
    Educazione sessuale, al gender, alla legalità, alla pace, al dialogo, alla diversità, alla corretta alimentazione, alla salute, all’uso responsabile dei social, antibullismo… Ma quante ore al giorno si dovrà stare a scuola? Potranno tornare a dormire a casa i ragazzi?
    SQUOLA - Antidoti


  9. #199
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Filippo Savarese
    Nella delirante intervista di oggi a La Repubblica Nichi Vendola paragona il figlio comprato a "un pezzo di legno" e se stesso e il suo compagno a "due Geppetto". Poi dice tutto eccitato che la pratica è stata svolta interamente in California, dove - che pacchia ragazzi! - "la legge consente di scrivere quello che vuoi". Insomma, un vero e proprio Paese dei Balocchi, questa California. Ma il vecchio comunista, novello consumista, farebbe bene a ricordare che sempre stando al paragone fiabesco richiamato il Paese dei Balocchi è quel posto quasi surreale in cui l'unica regola di soddisfare ogni appetito senza remore o scrupoli, morale o etica, col passare del tempo deforma le tue sembianze umane, e senza che tu nemmeno te ne accorga ti ritrovi trasformato in bestia. Al piccolo Tobia non posso che augurare ogni bene, sperando che l'aberrante dinamica commerciale alla base della sua esistenza gli pesi il meno possibile e possa essere definitivamente sopraffatta dalle bellezze, e dalla Verità, della vita che ha difronte. Gli auguro di cuore di poter scoprire queste bellezze con l'aiuto non di una "fata madrina", ma di una madre.



    L'improprio paragone tra Vendola e San Giuseppe
    San Giuseppe, il blasfemo Nichi Vendola si paragona a te come se la sua paternità putativa fosse dovuta allo Spirito Santo e non a una scienza faustiana e a Mammona ossia al denaro che da decenni, in forma di stipendio prima e in forma di pensione d’oro da quando ha compiuto 57 (cinquantasette) anni, ogni mese i contribuenti italiani gli versano, volenti o nolenti (io nolentissimo).
    L'ipse dixit di Nichi Vendola sul corpo delle donne Vendola, il corpo delle donne e la “fattoria dei bambini” Vendola, storia di un altro mondo Intervistato da Repubblica a Montréal, il comunista-omosessualista pugliese ha parlato di fuga ma per evitare ogni ulteriore, empio accostamento con la vostra fuga in Egitto io prego che si parli piuttosto di latitanza in Canada. E che l’utilizzo di questa espressione aiuti a trasformare la compravendita di bambini, la sottrazione dei neonati alle madri, da “peccati che gridano verso il cielo” (Catechismo paragrafo 1867) a reato penale.
    L'improprio paragone tra Vendola e San Giuseppe



    Elezioni, il grande flop dei candidati Lgbt (dedicato a chi ironizza su Adinolfi)
    Non abbiamo preso posizione sul Partito della Famiglia (PDF), fondato da Mario Adinolfi, che si è presentato per la prima volta alle recenti elezioni amministrative in diverse città italiane. Non siamo ancora in grado di formulare un giudizio chiaro su questa iniziativa e ci siamo quindi astenuti dal parlarne, a favore o contro. Certamente, pur condividendo i principi e le idee di fondo (che nessun altro partito esprime attualmente in modo tanto netto e chiaro), non è stata una mossa apprezzabile la scelta improvvisa di fondare tale partito senza una condivisione interna da parte del comitato Difendiamo i nostri figli, guidato da Massimo Gandolfini (tanto che uno dei fondatori del comitato, Filippo Savarese, non ha votato per il PDF). Si è persa l’unità, questo indebolisce la missione comune della difesa della famiglia, così come non può non pesare il fatto che l’amico Adinolfi, seppur animato da tanta ammirevole volontà, perseveranza, pazienza e un’ottima abilità argomentativa, non è il miglior rappresentante per un partito del genere, avendo nella sua biografia personale un divorzio e un secondo matrimonio, dunque una storia familiare frammentata, seppur si tratti di una vicenda molto pregressa, quando ancora non aveva maturato una sensibilità personale sull’importanza della famiglia. Il giudizio non è chiuso e ci auguriamo che possa comunque essere un’esperienza fruttifera nella promozione della famiglia naturale.
    Era comunque inevitabile che i candidati del neonato PDF non potessero ambire a risultati strabilianti alle amministrative. Tuttavia, è curioso che il transessuale Vladimiro Guadagno (Luxuria) abbia colto l’occasione per ironizzare sulle “sole” 7.791 preferenze ottenute da Adinolfi, mentre sia stato zitto quando la sua amica e attivista Lgbt Paola Concia venne sonoramente sconfitta nel 2013 addirittura dall’impresentabile Antonio Razzi, oltretutto nella sua regione di nascita, l’Abruzzo.
    Bisognerebbe anche osservare i risultati dei numerosi candidati Lgbt che si sono presentati alle recenti elezioni. Arcobaleni pieni e urne vuote, si potrebbe dire. Il verdetto è stato infatti impietoso per la lobby gay e i variegati, nonché imbarazzanti, aspiranti sindaci e consiglieri queer, intersex, agender, gender fluid, gender free ecc. A Napoli, ad esempio, il trans Vittoria/o Sarnacchiaro ha ottenuto ben 5 voti. Nunzia/o Lopreiato ha fatto ancora peggio, se possibile, vincendo 4 preferenze (di cui una, la sua) nella lista De Magistris sindaco. Lo stesso “ottimo” risultato lo ha ottenuto anche il transessuale Sabrina/o Cerasuolo.
    L’Arcigay aveva schierato, a sua volta, un folto gruppo di personaggi, da Isabella Nelle a Claudio Finelli, da Giorgia Di Lorenzo a Luigi Carbone, dal trans Daniela/e Lourdes Falanga a Salvatore “Rosa” Rubino. Una manciata di voti per uno, dal massimo di 91 per Claudio Finelli, presidente del Coordinamento Campania di Arcigay, al minimo di 15 per tale Fabio Buondonno. Praticamente, in media, meno del numero di generi sessuali che hanno inventato a tavolino dagli anni ’90 in poi.
    Da questo punto di vista, il risultato del presidente Arcigay di Napoli, Antonello Sannino, è stato un clamoroso successo: per lui ben 338 voti, numeri comunque inferiori ai carri dell’ultimo Gay Pride. Peggio di lui l’ex presidente del Mario Mieli, Andrea Maccarrone, il primo e più importante circolo omosessuale italiano, con 176 preferenze. E vogliamo parlare della onnipresente Giuseppina La Delfa, nientemeno che fondatrice ed ex presidente dell’associazione “Famiglie arcobaleno”, nonché presidente provinciale di “Campania Rainbow”? 230 voti, che sono fin troppi per una che sostiene che per i bambini «vanno bene anche diciotto genitori». A Salerno, Michele (auto-detto Martina) Castellana ha sfiorato a malapena i cento voti, magrissimo obiettivo riuscito invece per Emanuele Avagliano (131 preferenze), animatore Lgbt della città. Il trans Guglielmo “Laura” Sciaudone ha vinto 28 voti, mentre Adriano/a Simeone può gioire per i 8 voti ottenuti.
    Se c’è qualcuno che può permettersi di ironizzare, caro Vladimiro, non sei certo tu.
    Elezioni, il grande flop dei candidati Lgbt (dedicato a chi ironizza su Adinolfi) | UCCR


  10. #200
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Che schifo.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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