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Discussione: Vai col gender!

  1. #291
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Un referendum del genere
    di Roberto Marchesini
    Ieri mattina, diligentemente, da bravo cittadino, mi sono recato a votare per il referendum costituzionale. Sono un tipo «vecchio stampo» e le elezioni mi comunicano sempre qualcosa di «sacrale», di «liturgico». Tra l'altro, sono stato moltissime volte scrutatore, segretario e presidente di seggio, e ricordo con piacere quelle lunghe e faticose giornate che mi permettevano, da studente, di disporre di un po' di denaro. Il trucco del lavoro al seggio elettorale consiste nel procedere in modo veloce e preciso, e nel dirimere in modo pacifico eventuali contestazioni.
    Questi ricordi mi assalivano mentre entravo nella scuola che ospitava le sezioni referendarie e salutavo, senza troppo indugiare, amici e conoscenti rappresentanti del SI o del NO. Senza troppo indugiare perché, ai seggi, il clima è sempre piuttosto teso; e qualche parola in più può costare una amicizia. Meglio, dunque, rimandare le chiacchiere ad un'altra occasione.
    Giunto alla sezione che mi è stata assegnata ho aspettato il mio turno. Ad un certo punto il Presidente mi ha indicato con la mano il banco alla sua destra, seduto al quale mi attendeva una sorridente signorina con una penna in mano ed un registro davanti a sé. Sul banco, ben visibile, un cartello con scritto: «UOMINI».
    Ma come... e la lotta ai pregiudizi di genere? L'abbattimento delle costruzioni sociali per le quali l'umanità è stata proditoriamente divisa in uomini e donne, causando tutti i mali possibili ed immaginabili? Possibile che ai seggi non siano informati della nuova attuale era senza generi? Che né il Presidente, né gli scrutatori si siano sentiti offesi per un simile incasellamento coatto degli elettori in due categorie assolutamente arbitrarie?
    Ho guardato il Presidente, probabilmente con una espressione ebete, perché ha ripetuto il gesto dicendo: «Prego, gli uomini a destra». Io non mi sono mosso e, con tutto il rispetto che ho nei confronti di un Presidente di seggio referendario, ho chiesto: «Non si può scegliere?».
    Il Presidente mi ha guardato come se fossi un idiota, e ho inteso sghignazzare, alla mia destra, una giovane scrutatricia. Il mio interlocutore ha ripetuto (per la verità un po' scocciato): «Gli uomini a destra!» E ha aggiunto «Per favore, c'è gente che aspetta...». Così mi sono avvicinato al banco alla mia sinistra e ho porto i documenti alla scrutatricia. Lei mi sorrideva ancora, così ho osato: «Ma questa suddivisione degli elettori in uomini e donne è una vostra iniziativa per semplificare le operazioni?».
    La gentile signorina mi ha risposto sorridendo (non so se era divertita o se ci stava provando): «No... I due registri sono arrivati così dal comune...».
    Sentivo che il clima nel seggio mi era ostile, ma non ho potuto fare a meno di chiedere: «Ma come! Il comune ha speso una barca di soldi per insegnare ai cittadini che le categorie “uomini” e “donne” sono artificiose ed ingiuste! E adesso li obbliga ad adeguarsi a queste ignobili suddivisioni?». In quel momento ho visto il Presidente avvicinarsi alla scrutatricia alla sua destra, probabilmente la vice-presidenta; l'ho inteso persino sussurrare qualcosa a proposito del «poliziotto nell'atrio». Così ho afferrato la matita (che non mi è parsa essere copiativa, per la verità), la scheda, e mi sono precipitato nella cabina.
    Ho tanti difetti e ho commesso qualche errore nella mia vita; ma mai e poi mai vorrei essere accusato di turbativa elettorale.
    I lettori della Bussola mi sono testimoni: non sono un militante della teoria del gender, anzi: più volte ho pubblicamente avanzato le mie perplessità nei confronti di quella che, più che una insulsaggine, mi sembra un pericolo ideologico per la nostra società occidentale (o per quel che ne rimane). La mia insistenza non era quindi dovuta ad una manifestazione pubblica a favore dell'abolizione dei ruoli di genere; semplicemente ero davvero confuso di fronte ai due registri che suddividono i cittadini in «uomini» e «donne», dopo il bombardamento che gli organi dello Stato hanno fatto contro questa stessa suddivisione.
    Uscito dalla cabina ho consegnato scheda e matita (davvero, non mi è sembrata copiativa), ho salutato educatamente i componenti il seggio e sono uscito. Dalla confusione che avevo in testa, un solo pensiero emergeva con la chiarezza di un raggio di sole che buca la nebbia padana: l'Italia è davvero un paese strano.
    Un referendum del genere


    Morto un medico a Palermo: in casa trovati sex toys e droghe
    L'uomo, 41 anni, ha passato la serata con un 23enne, trovato sotto choc
    Chiara Sarra
    Tracce di cocaina, eroina e marijuana oltre ad alcuni sex toys. È quello che hanno trovato gli inquirenti e i sanitari del 118 accorsi per soccorrere un medico anestesista palermitano di 41 anni, trovato però morto in casa.
    L'uomo aveva trascorso la serata con un 23enne che è stato trovato sotto choc. Solo l'autopsia stabilirà se si tratta di morte naturale o indotta da droghe e pratiche sessuali estreme.
    Secondo Repubblica, il giovane avrebbe confermato che avrebbe fatto uso di stupefacenti con il medico: i due si sarebbero anche intrattenuti in pratiche sadomaso, con l'uso di sex toys, un cappuccio nero e una maschera antigas.
    Morto un medico a Palermo: in casa trovati sex toys e droghe - IlGiornale.it

  2. #292
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Nozze gay e il resto: i frutti malati del governo Renzi I, il più laicista della storia repubblicana
    di Andrea Zambrano
    Una cosa è certa: il governo di Matteo Renzi passerà alla storia come il governo più laicista e appiattito sul pensiero unico che la storia repubblicana ricordi. Ancor più di quello guidato da Mario Monti, per il quale non c’è stato tempo sufficiente per portare a termine molte derive. Per Renzi invece, che nell’esecutivo ha agito non solo come premier, ma anche come segretario del partito di maggioranza relativa, si può tranquillamente utilizzare l’appellativo di governo della rivoluzione antropologica. Mai infatti come nei mille giorni in cui il rottamatore è stato a Palazzo Chigi si è avuta una concentrazione tale di provvedimenti e leggi apertamente anti vita e anti famiglia.
    Prima che l’ex sindaco di Firenze passi la campanella di governo in mano a quello che ancora oggi è un mister x e proprio per esorcizzare l’ipotesi remota di un reincarico anche se temporaneo in vista del voto, sarà bene fissare nella memoria le “battaglie” principali per le quali il governo si è distinto. Governo che vedeva un cattolico ostentatamente fiero di questo appellativo.
    L’elenco è lungo, tanto che, per gli amanti della lirica, potrebbe essere utilizzato anche come il catalogo del don Giovanni.
    UNIONI CIVILI: Il governo Renzi passerà alla storia per aver posto la fiducia su un provvedimento che solitamente si affida alla discrezionalità del Parlamento. Il lavoro in commissione sul Ddl Cirinnà è arrivato blindato. Di fatto con la legge Cirinnà il Governo ha sdoganato le nozze gay. A questo si aggiunge lo stralcio della stepchild adoption dalla legge che però è confluito nelle competenze del ministro Boschi per una riorganizzazione della disciplina che è ancora in essere. Pesano inoltre le norme applicative emanate del governo, attraverso il Ministero degli Interni con Angelino Alfano che obbligano i sindaci a ratificare le Unioni civili indossando la fascia tricolore.
    E’ ferma al palo, ma doveva essere la madre di tutte le battaglie, la legge sull’OMOFOBIA, portata avanti nel nome dal sottosegretario del Governo Ivan Scalfarotto che prevede pene fino al carcere per un reato inesistente e affidato alla discrezionalità di un giudice. Palazzo Chigi l’ha sempre sostenuta. Così come ha sempre sostenuto la legge sul cyberbullismo dove c’è stato il tentativo da parte dell’esecutivo di mettere il cappello sugli aspetti “omofobici”.
    Con questo governo abbiamo avuto anche il DIVORZIO BREVE, che accorcia drasticamente i tempi di separazione e le procedure di addio. E sempre l’Esecutivo non si è mai opposto all’iter, attualmente fermo, del divorzio lampo.
    LEGALIZZAZIONE DELLE DROGHE LEGGERE: curiosamente portata avanti da un sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, la legalizzazione delle droghe leggere è al momento bloccata alla Camera, dove però vi era arrivata a seguito di un impegno di un membro di questo esecutivo.
    UTERO IN AFFITTO: a margine della discussione fasulla sulle Unioni civili è emerso l’intervento a gamba tesa del Governo su una vicenda giudiziaria già avviata del riconoscimento di un figlio nato con la pratica dell’utero in affitto. Il parlamentare di Idea Carlo Giovanardi ha scoperto che lo stesso Governo tramite il ministro Graziano Delrio si era costituito presso la Corte Costituzionale sostenendo che le adozioni per le coppie omosessuali erano consentite. A fronte dell’insistita richiesta degli atti il governo non ha mai fornito il parere legale, che è stato poi dato dal presidente della Corte Costituzionale
    EUTANASIA: il capogruppo Rosato è un renziano di ferro e non è un caso che l’orientamento del comitato ristretto per il riordino dei 16 disegni di legge sia di marca strettamente eutanasica. Essendo fermi provvedimenti esplicitamente eutanasici, si mandano avanti leggi sul testamento biologico che si avvicinano moltissimo alla pratica della “dolce morte”. Curioso che il capogruppo in Commissione abbia annunciato recentemente che la materia, finalmente riorganizzata, su cui poi i parlamentari avrebbero dovuto apporre gli emendamenti, fosse stata congelata fino al 4 dicembre. Un segnale del Governo che il provvedimento sull’eutanasia era pronto, ma per evitare scontri e divisioni, se ne sarebbe riparlato dopo il Referendum. Resta da vedere con quale spinta ora, dopo la fine del governo Renzi, il provvedimento verrà ridiscusso.
    Stesso destino, uno stop in vista del 4 dicembre, ha avuto il progetto su cui si è lavorato in commissione cultura che introduce l’insegnamento GENDER nelle scuole. L’azione costante delle lobby gay di influenza del Governo si è vista anche con il Decreto sulla Buona scuola del ministro Stefania Giannini, che istituisce le linee guida sulle quali, fortunatamente, ci si è riusciti a fermare. Ma la materia è ancora viva e condizionata agli orientamenti del prossimo governo.
    FERTILITY DAY: una figuraccia del governo. Dopo aver creato attraverso il ministero della Salute la prima seria campagna sulla fertilità, sia in chiave di studio e prevenzione cinica, sia in chiave di inversione dell’inverno demografico, lo stesso Matteo Renzi ha abbandonato al suo destino il ministro Beatrice Lorenzin, colpevole di aver licenziato una campagna choc. In realtà il governo si è piegato alle solite lobby per le quali la cura dell’infertilità rappresentava un serio ostacolo al business dell’utero in affitto e della cosiddetta gestazione per altri.
    In conclusione: se Matteo Renzi avesse vinto le elezioni sulla base di un programma ostentatamente da rivoluzione antropologica, avrebbe avuto almeno l’onore delle armi. Ma Renzi non ha mai vinto le elezioni e si è servito nel suo disegno anti umano della stampella di utili idioti come i cattolici nel Nuovo Centro Destra sulla cui testa sono passati molti provvedimenti. Ma evidentemente questo non è bastato perché Renzi ha sistematicamente forzato le regole parlamentari per imporre certe leggi, come quella sulle Unioni Civili, sulla quale è stata addirittura porta la fiducia. Con espedienti di questo tenore non è quindi uno scandalo definire il governo che si è appena concluso come il più nemico dei principi non negoziabili.
    Nozze gay e il resto: i frutti malati del governo Renzi I, il più laicista della storia repubblicana

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    Predefinito Re: Vai col gender!

    SCONTI PER GAY A TORINO, APPENDINO: “SOLO ATTENZIONI IN PIÙ”
    Delle parole dette da Luciana Littizzetto alla trasmissione su Rai 3 “Che tempo che fa” di due giorni fa, si è risentito Alessandro Battaglia, presidente di Quore, l’associazione di promozione sociale per la lotta all’omofobia cui fa capo Friendly Piemonte. Una progettualità impegnata, in una semplice logica di promozione e marketing del territorio, ad andare incontro alle specifiche esigenze di un particolare segmento di mercato (numericamente e qualitativamente di interesse, come attestato da un gran numero di ricerche) e a rivolgere offerte turistiche mirate a questo tipo di consumatore.
    Ma l’intervento della Littizzetto a proposito di Torino e Turismo Lgbt e una battuta sugli “sconti per gay” hanno infastidito Battaglia. “Non sono pretesi trattamenti particolari, solo una attenzione in più per rafforzare in Italia e all’estero il marchio di accoglienza di qualità di Torino e del Piemonte. Esiste una vastissima letteratura in merito, dati economici e analisi di mercato che supportano queste strategie e Torino, con la sua offerta, la sua storia e la sua cultura di accoglienza, ha le potenzialità per attrarre anche questo tipo di target”. E concludendo: ““Ringraziamo la Luciana nazionale per le volte in cui ha sostenuto la lotta all’omofobia, ma constatiamo che in questo caso le sono purtroppo mancate le giuste e corrette informazioni che saremo lieti di fornirle nel caso in cui fosse interessata ad approfondire”.
    Il comunicato di Quore è stato condiviso anche dalla sindaca Chiara Appendino sul profilo Facebook personale e che è stato accompagnato anche da un commento: “La nostra posizione sulla comunità LGBT – scrive la prima cittadina – non è mai cambiata: la Città di Torino è e rimarrà aperta a tutte e tutti.”
    “Non sono affatto pretesi trattamenti particolari, solo una attenzione in più”, quindi privilegi rispetto ai normali. Che poi siano sotto forma di sconti o altro non cambia. Se queste ‘attenzioni’ venissero previste per coppie normali, si parlerebbe di ‘omofobia’.
    Sulla Appendino stendiamo un velo di pietà. E’ sempre più patetica e ridicola.
    Sconti per gay a Torino, Appendino: ?Solo attenzioni in più? | VoxNews


    Gender a Roma – Il M5S inserisce il genere nel bilancio
    Il Consiglio Comunale di Roma, a maggioranza grillina, ha introdotto il gender pure nel bilancio della Capitale. “Un bilancio secondo prospettive di genere“, vuol dire spendere soldi pubblici – di tutti – per finanziare la propaganda dell’ideologia gender, che è solo di alcuni e principalmente della minoranza omosessualista della città.
    Alcuni Consiglieri “valorosi” erano riusciti a bloccare la mozione del M5S che chiedeva l’inserimento della suddetta propaganda gender nel bilancio di Roma Capitale. Ma la maggioranza ieri è riuscita a discuterla ed approvarla.
    L’unico partito che ha votato contro è stato Fratelli d’Italia. Questa la dichiarazione del consigliere Maurizio Politi, che parla di una “pericolosa deriva ideologica da parte del M5S”.
    Il M5S dimostra sempre di più la sua vicinanza alle politiche LGBT tipica della precedente Giunta Marino. L’approvazione avvenuta ieri, con il solo voto contrario di Fratelli d’Italia, del documento con il quale si impegna il Sindaco Virginia Raggi a realizzare un bilancio economico secondo prospettive gender, oltre ad essere inutile, rappresenta l’ennesimo attacco antropologico alla Famiglia.
    Pensare che nel bilancio di Roma Capitale, debbano essere previsti strumenti finanziari e di programmazione che vadano a valorizzare le diverse identità di genere, ha il solo fine esclusivo di attaccare le diversità tipiche dell’uomo e della donna, e nulla a che vedere con la salvaguardia dei giusti diritti.
    Pensare di promuovere con i bilanci pubblici le varie teorie sessuali ed economiche tipiche delle associazioni LGBT che hanno portato l’Europa a riconoscere ufficialmente decine di gender diversi, senza alcuna considerazione del dato biologico proprio di ogni persona, rischia di essere propedeutico all’inserimento in pianta stabile, all’interno delle scuole comunali, di teorie che mirano a plagiare lo sviluppo dei nostri figli.
    Gender a Roma ? Il M5S inserisce il genere nel bilancio | Informare per Resistere

  4. #294
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    DELITTO VARANI, DE SICA, UOMINI&DONNE E I CARABINIERI: INQUIETANTE SOTTOBOSCO GAY
    Inquietante articolo del Tempo di Roma sulla disgustosa vicenda gay che ha portato all’omicidio brutale di Luca Varani. Si rivela un sottobosco gay della Capitale tra programmi trash come Uomini&Donne e noti attori che fa rabbrividire. E si rivela l’ossessione gay di ‘convertire’ i normali alle pratiche della sodomia.
    Avrebbe offerto foto e chat scambiate in privato con Christian De Sica come «moneta di scambio» per convincere i suoi amici a cedere alle sue «avances». Emerge anche questo dalle oltre novemila pagine del fascicolo dell’inchiesta sulla morte di Luca Varani, barbaramente assassinato il 4 marzo scorso in un appartamento in zona Collatino, a Roma.
    Il 10 maggio il nucleo operativo della Compagnia dei carabinieri di piazza Dante inoltra alla Procura di Roma una «richiesta urgente» di intercettare le utenze usate da De Sica, «sussistendo l’assoluta indispensabilità di procedere all’intercettazione telefonica delle chiamate in arrivo e in partenza». Tale richiesta non verrà accolta dal pm Francesco Scavo. Nel motivarla, il comandante del nucleo spiega che «dall’analisi dei tabulati telefonici emergono tra De Sica (ovviamente mai indagato) e Prato importanti contatti telefonici, nel 2013 e nel 2014, e man mano più sporadici nel 2015».
    Secondo gli investigatori l’attore «potrebbe essere stato coinvolto in qualche situazione estorsiva, pur non avendo riferito nulla in merito finora di sua spontanea volontà, per motivi chiaramente legati alla tutela della sua privacy e all’immagine». In effetti è stato un amico di Marco, G. L., a riferire agli inquirenti della proposta che gli avrebbe fatto Prato, in occasione di un festino a base di alcol e droghe: se avesse ceduto alle sue «avances», il 30enne accusato dell’omicidio di Varani gli avrebbe ceduto delle fotografie del noto personaggio dello spettacolo, facendogli intendere che avrebbe potuto utilizzarle per chiedere dei soldi a De Sica. La circostanza sarebbe confermata da un colloquio in carcere col padre, del 18 marzo, in cui Prato spiega che «sul suo telefonino ci sono foto (…) anche importanti, quali l’attore Christian De Sica (…) dichiarando che, una volta che queste foto usciranno, saranno una cosiddetta “bomba”, ma non solo per lui, bensì anche per altre persone che tenteranno di fare muro insieme a lui, perché altrimenti andranno giù anche loro».
    Dagli accertamenti tecnici dei Ris sui dispositivi usati da Prato «risulterebbe effettivamente uno scambio di messaggi, tra cui alcune foto inviate da De Sica a Marco» e che nell’ottobre 2015 Prato manda a Giuseppe L. (come gli aveva promesso) le foto scambiate con l’attore e «delle chat (…)». Fatto sta che il 27 maggio l’attore è stato convocato presso gli uffici del comando di piazza Dante «al solo scopo di verificare se fosse stato avvicinato da Giuseppe L. (l’amico di Prato, ndr) o da altri, con il fine di estorcergli del denaro in cambio delle fotografie cedute». «De Sica in sede di escussione ha riferito di non essere a conoscenza che il materiale scambiato con Prato potesse essere ceduto a terzi e di non essere mai stato avvicinato da nessuno per delle pretese di denaro, a fronte della minaccia di divulgare quelle immagini».
    Prato è ritornato sull’argomento l’11 ottobre scorso quando nel colloquio in carcere col suo avvocato, gli ha mostrato la sua intenzione di scrivere a De Sica per chiedergli di andarlo a trovare, spiegando che «era stato affettuoso nei suoi confronti».
    NELLA TELA DEL RAGNO
    Il «Re Gay». Così i conoscenti chiamavano Marco Prato. È quanto racconta ai carabinieri l’8 aprile 2016 G.M.M., che con il pr aveva lavorato in un locale. Marco Prato «aveva la fama di uno che aveva la fissa di provarci con gli eterosessuali. Molto persuasivo – racconta A. Mo. – faceva delle promesse e mediante alcol e cocaina cercava di «tirarti nella tana del ragno», di «fare il suo comodo». Ci provava e si proponeva per poi materialmente fare dei rapporti (…). Prato cercava di convincere le persone ad avere rapporti sessuali con lui, dicendo che non c’era nulla di male e che non significava che si era gay (..) tant’è che si diceva che molti personaggi dello spettacolo come (…) e (…) e qualcuno di “Uomini e Donne” erano stati con lui». «Negli ultimi mesi (Prato ndr) era riuscito a convincere vari ragazzi eterosessuali a partecipare a serate a base di alcool e droga – racconta ai carabinieri il 9 e il 15 marzo 2016 G.L., amica del pr – e mediante filmati pornografici riusciva a coinvolgerli in atti sessuali».
    «HO VOMITATO UN LIQUIDO GIALLO»
    Marco Prato avrebbe tramortito Luca Varani correggendo i cocktail a lui offerti con la droga dello stupro. A dirlo è Manuel Foffo al fratello Roberto durante un colloquio a Regina Coeli il 12 aprile 2016. Sospettando di esser stato drogato come la vittima, racconta: «Ho vomitato una sostanza di liquido giallo… secondo me lui lo ha messo pure a me (incomprensibile)». «Mi stai dicendo un particolare non da poco – lo incalza Roberto – hai vomitato una sostanza gialla, l’ha vomitata pure Varani, allora vuol dire che ti ha fatto beve qualcosa… tu hai bevuto qualcosa che ha bevuto pure Varani». «L’alcover» risponde Manuel. «Me sa che l’ha somministrato anche a te», deduce Roberto. «Esatto» conferma il fratello.
    Il dubbio del cocktail corretto viene manifestato anche da A.M., il ragazzo conosciuto da Foffo in una pizzeria e chiamato per il festino, che il 4 maggio 2016 al pm dice: «Sta cosa del cocktail… è andata avanti la manfrina, (…) quando lui ha proposto di beve una Vodka, un superalcolico… La percezione che ho avuto è che c’era qualcosa che non andava, perché sul tavolo c’era una bottiglia, non c’erano altri bicchieri. C’era solo un bicchiere mio che lui teneva sempre qua (…) e girava. Ho lavorato tanto nei locali e il Vodka-Lemon è frizzante, non serve gira’… vedevo t’insistenza che lui lo posava e me lo ridava, poi lo riprendeva e lo rigirava. Marco di fronte a me, è sempre stato lui a dire ‘dai bevite un goccio. C’era qualcosa di strano perché non ho mai visto uno che mi conosce e mi vuole da’ da bere gratis». A ipotizzare l’effetto della droga è sempre A.M. che, raccontando il momento in cui uscì per comprare altro alcool, dice: «A un certo punto, c’ho pure i brividi, ho sentito una pace come quando annavo a Ibiza e mi pigiavo du’ bombe». E intanto spuntano anche altre intercettazioni, già in mano alla procura. Si tratta di colloqui registrati tra i due indagati e i rispettivi parenti e amici durante gli incontri in carcere.
    Strano che la procura di Roma non abbia dato seguito alla richiesta dei Carabinieri. Strano se non si conosce le trame gay del sottobosco di cui sopra e le inconfessabili complicità che attraversano tutto quel mondo fatto di droga, sesso disordinato e soldi. E quel mondo non esclude la magistratura.
    Questo uomo senza morale, Prato, si muoveva con agile naturalezza in quel mondo che la televisione ci propina come ‘normale’.
    Delitto Varani, De Sica, Uomini&Donne e i carabinieri: inquietante sottobosco gay | VoxNews



  5. #295
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Gender a scuola, cosa nasconde la legge Fedeli
    di Giovanni Lazzaretti
    Pubblichiamo l’articolo apparso sulla newsletter dell’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan di Trieste, che analizza, articolo per articolo, il disegno di legge della senatrice del Pd Valeria Fedeli sull’insegnamento del gender nella scuole italiane.
    Vale la pena di analizzare il ddl Fedeli quando l’educazione di genere sembra ormai essersi infilata di straforo nel sistema scolastico, attraverso il voto di fiducia sulla cosiddetta “Buona Scuola”? Vale certamente la pena di analizzarlo. Esaminiamolo dando innanzitutto il titolo esatto: “Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università”. Porta la firma di Valeria Fedeli, vicepresidente del Senato; i firmatari sono in tutto 40: 35 senatori del Pd, 1 dei “Conservatori, Riformisti Italiani”, 1 del Psi-Autonomie, 1 del gruppo Misto-Sel, 2 del gruppo Misto. Rileviamo fin dal titolo che si rivolge al sistema nazionale di istruzione e alle università: quindi tutte le scuole, anche le materne, anche le scuole paritarie, anche le scuole paritarie cattoliche, anche le università dove si formano i futuri formatori. Punta alle attività e ai materiali didattici: non quindi i classici “corsi opzionali”, ma un inserimento nel cuore della formazione curriculare. Il ddl Fedeli è costituito da una lunga premessa di presentazione e da 6 articoli.
    Art. 1 - Introduzione dell’insegnamento dell’educazione di genere
    Si parte nella maniera classica «per la realizzazione dei princìpi di eguaglianza, pari opportunità e piena cittadinanza nella realtà sociale contemporanea». Al comma 2 si dà il primo “colpetto”: «promozione di cambiamenti nei modelli comportamentali al fine di eliminare stereotipi, pregiudizi, costumi, tradizioni e altre pratiche socio-culturali fondati sulla differenziazione delle persone in base al sesso di appartenenza». La corporeità sessuata come superficie neutra comincia a prendere consistenza.
    Art. 2 - Linee guida dell’insegnamento dell’educazione di genere
    Il sesso, citato all’art.1, sparisce. La citazione infatti serviva solo a “far credere” che si parlasse dei due sessi. Da qui in poi il sesso scompare (nei titoli non compare nemmeno) e si parla solo di genere. I numeri parlano da soli: il sesso compare 3 volte nella premessa (+ altre 5 volte in connotazione negativa: “sessismo” e simili) e 2 volte negli articoli del DDL; il genere compare 30 volte nella premessa, 4 volte nei titoli, 8 volte negli articoli. La “parità dei sessi” è quindi il cavallo di Troia per far entrare il gender nelle scuole. I richiami continui alle linee europee (12 volte è citata l’Europa nella premessa) non lasciano dubbi in proposito. Da adesso si parla di «linee guida dell’insegnamento dell’educazione di genere che forniscano indicazioni per includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado, tenuto conto del livello cognitivo degli alunni, i temi dell’uguaglianza, delle pari opportunità, della piena cittadinanza delle persone, delle differenze di genere, dei ruoli non stereotipati, della soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, della violenza contro le donne basata sul genere e del diritto all’integrità personale».
    Art. 3 - Formazione e aggiornamento del personale docente e scolastico
    «[…] corsi di formazione obbligatoria […] per il personale docente e scolastico». Indottrinamento gender obbligatorio: le organizzazioni che fanno questo tipo di corsi sono tutte di area Lgbt.
    Art. 4 - Università
    «Le università provvedono a inserire nella propria offerta formativa corsi di studi di genere o a potenziare i corsi di studi di genere già esistenti, anche al fine di formare le competenze per l’insegnamento dell’educazione di genere di cui all’articolo 1». Formare i formatori è l’ovvio corollario. Chi si occupa degli “studi di genere” sono solamente gli “ideologi del gender”, e saranno i padroni dell’Università in questo campo. Se non sei ideologizzato, come puoi occuparti di questi studi, che non tengono conto delle due cose basilari del sapere, ossia la realtà osservabile e la logica?
    Art. 5 - Libri di testo e materiali didattici
    «A decorrere dall’anno scolastico 2015/ 2016, le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado adottano libri di testo e materiali didattici corredati dall’autodichiarazione delle case editrici che attestino il rispetto delle indicazioni contenute nel codice di autoregolamentazione «Pari opportunità nei libri di testo» (Polite)». Anche in questo testo il genere domina e il sesso sparisce: 14 volte “genere”, 1 volta “sessi” (ma è in una frase subordinata al concetto di “identità di genere”). Cavallo di Troia è la frase “culture e competenze di ambedue i generi”.
    Art. 6 - Copertura finanziaria
    La copertura finanziaria non viene assicurata con nuove tasse, ma con la «riduzione complessiva dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale, di cui all’allegato C-bis del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98». Minori detrazioni significa nuove tasse, ma i nostri parlamentari sono abili a giocare con le parole.
    Nel ddl Fedeli i cavalli di Troia per introdurre l’ideologia gender ci sono tutti: Pari opportunità (12 volte), Differenze (11 volte), Discriminazione (3 volte), Violenza [contro le donne] (8 volte). Non si parla di “omofobia” per un motivo molto semplice: il ddl Fedeli lavora in sinergia col ddl Scalfarotto sulla cosiddetta omofobia. Ad esempio il ddl Fedeli non definisce la “identità di genere”, ma dà per scontata la definizione del ddl Scalfarotto: «identità di genere: la percezione che una persona ha di sé come uomo o donna, anche se non corrispondente al proprio sesso biologico». Il vocabolario gender invade tutto il ddl Fedeli: Identità di genere (7 volte), Stereotipo, e varianti (18 volte), Decostruzione (2 volte), Sessismo, e varianti (5 volte), Ruoli stereotipati, ruoli non stereotipati (3 volte).
    Sì, è un ddl molto pericoloso. Introduce dall’alto un linguaggio e una cultura che nelle scuole è già largamente presente, ma solo per “osmosi” attraverso la mentalità gender che gli insegnanti, come tutti, bevono da giornali e Tv. Qui invece si passa all’indottrinamento obbligatorio su linguaggi e categorie di pensiero create da una piccola minoranza ideologizzata.
    La nuova bussola quotidiana quotidiano cattolico di opinione online: Gender a scuola cosa nasconde la legge Fedeli



    I vescovi divorziano dal popolo cattolico
    di Riccardo Cascioli
    La gerarchia ecclesiastica italiana sembra ormai aver definitivamente divorziato dal popolo cattolico. È l’impressione netta che si ricava dalle reazioni alla formazione del nuovo governo, e in particolare, per la nomina della senatrice PD Valeria Fedeli al ministero dell’Istruzione. Chi sia la senatrice Fedeli è noto, così come le sue crociate pro-gender nella scuola (noi ne abbiamo parlato ieri). E infatti dal momento dell’annuncio del nuovo governo si è creata una immediata agitazione nel mondo delle associazioni che hanno dato vita ai Family Day e tra i genitori già impegnati ad evitare che le scuole siano trasformate in campi di rieducazione, per usare un’espressione di papa Francesco.
    «Questa scelta – ha detto per esempio Massimo Gandolfini, presidente del Comitato Difendiamo i Nostri Figli - ha chiaramente i toni della provocazione, se non della vendetta, verso le Famiglie del Comitato per il No, colpevoli di aver vinto il referendum». Gandolfini assicura battaglia contro «qualsiasi tentativo di trasformare i nostri figli in cavie di sperimentazioni ideologiche».
    Che a una battaglia più aspra per la libertà di educazione e per difendere i figli bisogna prepararsi (come prima e più di prima) è chiaro anche ai parlamentari che hanno già sperimentato il “metodo Renzi-Boschi”. La deputata Eugenia Roccella, di Idea, ha parlato ad esempio – e sempre riferendosi alla scelta della Fedeli - di «stesso marchio di fabbrica del precedente sui temi etici e antropologici».
    Si potrebbe continuare, ma a fare più notizia in effetti è il silenzio dei vescovi italiani, o per essere più precisi della Conferenza episcopale italiana che, per statuto, si occupa dei rapporti tra Chiesa cattolica e Stato italiano. Nulla da dire sul neo-ministro. Come interpretare questo silenzio? Sorpresa? Costernazione? Tentativo di riordinare le idee dopo un duro colpo?
    Niente di tutto questo: pura e semplice connivenza con questo governo e con questa maggioranza parlamentare che – come abbiamo dimostrato nei giorni scorsi – è la più laicista e anti-famiglia della storia repubblicana. Per capire basta prendere in mano la surreale edizione di ieri del quotidiano Avvenire, organo ufficiale della CEI. Il caso Fedeli non è neanche menzionato, per Avvenire è un semplice avvicendamento che non merita più di tre parole.
    In compenso l’editoriale del direttore Tarquinio, dietro al solito linguaggio clericale, esprime pieno appoggio al governo di un Gentiloni dallo «stile misurato e consapevole» (tradotto in linguaggio corrente vuol dire “siamo tutti con te”). “Il governo dei doveri” viene definito, ma invano cerchereste tra i doveri elencati dal direttore di Avvenire un pur qualche riferimento alla famiglia (peraltro scomparsa dall’orizzonte dei ministeri) o alla libertà di educazione.
    Ricordiamolo quando alla prossima occasione il direttore di Avvenire cercherà di accreditare il suo giornale in prima linea nella battaglia contro l’indottrinamento gender nella scuola o a difesa della famiglia. Balle, sono ben altre le preoccupazioni che albergano da quelle parti. Né si pensi che si tratta di una scelta autonoma del direttore. Soprattutto su certi temi a decidere è l’editore nella persona di monsignor Nunzio Galantino, segretario della CEI e plenipotenziario per i media legati alla Conferenza episcopale.
    La controprova? L’altrettanto surreale comunicato dell’altra creatura affidata alle soffocanti mani di monsignor Galantino: il Forum delle Famiglie. Nessuna preoccupazione emerge dal comunicato stampa che riporta le dichiarazioni del vice-presidente del Forum Maria Grazia Colombo, solo ringraziamenti al ministro uscente Stefania Giannini (quella che “la teoria gender non esiste e se lo dite ancora vi denuncio”) e grande spirito di collaborazione con il ministro Fedeli da cui ci si attende una scuola che valorizzi tutte le sue componenti. Per concludere che «siamo a sua disposizione e le auguriamo buon lavoro». Stesi a tappetino.
    La gerarchia ecclesiastica dunque va per la sua strada, ci diranno che loro non fanno muri ma costruiscono ponti. La realtà è ben diversa, questa è la strada dei mercanteggiamenti politici, dell'opzione preferenziale per il PD, degli scambi per salvare l’Otto per Mille: questa gerarchia pensa evidentemente che a salvare la presenza della Chiesa in Italia siano i soldi dello Stato e non la fede e la missione.
    I vescovi divorziano dal popolo cattolico


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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Mitologie progressive intorno agli atti contro natura
    Dalla sodomia clandestina all’omosessualità democratica e squillante
    Piero Vassallo
    “Queer – che tradotto in italiano significa strambo, bizzarro – viene utilizzato dai suoi sostenitori per indicare il carattere indefinito e sempre mutevole dell’identità sessuale. I teorici queer portano dunque alle estreme conseguenze gli ideologi del gender, denunciando il fondamento etero sessista....…e sostenendo la necessità di creare un paradigma antropologico non più soggetto all’eterosessualità obbligatoria”. (Rodolfo De Mattei)
    Il progressivo, democratico, illuminato abbassamento della legge morale esalta l’irresistibile fruscio nei gabinetti deputati all’amicizia capovolta e le grida dalla savana del conformismo. Gli impulsi contro natura salgono dal fondo tenebroso e melmoso, in cui l’avversione a Dio incontra l’oscuramento della ragion politica e la irresistibile debolezza dei difensori della sessualità secondo natura.
    Vero è che le camarille pederastiche e lesbiche raccolgono – davanti all’impassibile palazzo dei disertori e dei complici – minoranze alterate e sconvolte dalle scuole del delirio americano, nelle quali imperversa l’infondata, sofistica e urlante opinione sulla naturalità (e sulla liceità) degli atti sessuali contro natura.
    Lo studioso Rodolfo de Mattei, autore di un puntuale ed esauriente saggio – Dalla sodomia all’omosessualità – proposto in questi giorni dall’irriducibile Marco Solfanelli editore – cataloga e confuta i sofismi democratici e progressivi che, ispirati dalla rivoltante aberrazione, che l’intrepido don Ennio Innocenti definisce coprofagia, eccitano e sconvolgono i laidi marciatori in guerra contro la legge naturale.
    De Mattei rammenta che il primo sodomita ad uscire dal rifugio costituito dall’anonimato, fu il raffinato giurista tedesco Karl Heinrich Ulrichs Award (Aurich 1825 – L’Aquila 1895). Di seguito il giovane e qualificato studioso italiano dimostra che “Award cercò di presentare la condizione omosessuale come una inclinazione innata e naturale”, e che la sua bizzarra e delirante tesi fu respinta e ridicolizzata dagli scienziati tedeschi.
    Agli intellettuali della (avventizia, gongolante) sinistra pederastica, De Mattei rammenta (ironicamente) il dileggio di cui l’inversione sessuale, nel 1869, fu fatta oggetto dal sodale di Marx, Friedrich Engels, del quale è citato uno sprezzante giudizio: “Mi aspetto che il nuovo Codice penale della Germania settentrionale abbia riconosciuto i droits du cul … Per noi povera gente del davanti, con la nostra puerile inclinazione per le donne, le cose si metteranno ben male allora…”.
    Evidentemente i pensatori materialisti del XIX secolo non erano ancora affascinati e catturati dal vortice e dal vaneggiamento pederastico, che è scritto sul vessillo della spudorata e debragata avanguardia contemporanea.
    Il progetto di tale avanguardia è capovolto e accecato al punto di sostenere, sorpassando i confini del classico idealismo, che “non è l’essere a determinare il pensiero ma il pensiero a determinare l’essere: io non sono ciò che sono ma ciò che il mio io o la mia coscienza mi dice di essere”.
    De Mattei non si arresta neppure davanti alla incensata rispettabilità delle teorie scientifiche elaborate da Alfred Charles Kinsey e rammenta che il famoso e applaudito scienziato “fu un convinto sostenitore della pedofilia e dell’abrogazione delle leggi che tutelavano i bambini contro i rapporti sessuali con uomini adulti”.
    Contro le aberrazioni in corsa libera nei palazzi del potere progressista/nichilista, De Mattei, scrittore d’avanguardia, afferma risolutamente l’attualità della tradizionale scuola di pensiero “che sottolinea l’esistenza di una natura umana congenita che prevede un progetto specifico che si realizza nella complementarietà tra l’uomo e la donna”.
    Le scuole di delirio e le capovolte cattedrali del vizio impropriamente detto gay e della tanatofilia iniziatica riescono a turbare la vita sociale delle persone fragili e inclini al conformismo, diffondendo la lue abortista e la cialtronesca schizofrenia divorzista nelle fasce indifese dalla società dei politicanti e stordite dai giornaloni, non possono piegare la vita agli incubi dei tanatofili e dei dementi chic.
    Alla classe dirigente della destra oggi esangue e balbettante in politichese, Rodolfo de Mattei offre l’occasione di uscire dalla gabbia dell’insignificante chiacchiera e di lanciare il guanto di sfida sulla faccia americana di un potere alienato dai gridolini del vespasiano.
    Mitologie progressive intorno agli atti contro natura ? di Piero Vassallo | Riscossa Cristiana



    Difendiamo oggi i bambini dalle bugie di domani
    Costanza Miriano
    Ancora una volta sul web c’è chi dà patenti di misericordiosità. Io, ovviamente, non sono misericordiosa, perché ho attaccato il neo ministro Fedeli. Invece bisogna offrire appoggio, e collaborazione, e testimoniare senza opporsi. Ma al male, non alle persone, BISOGNA opporsi. E’ vero, abbiamo scherzato tutti sulla sua non laurea, ma molti senza parole offensive (io per esempio ho diffuso un invito alla sua fantomatica festa di laurea in un autogrill: saremo in più di dodicimila, io porto le patatine), e personalmente trovo molto deprimente che qualcuno pensi di sembrare più importante con una laurea (alcune tra le persone che stimo più al mondo non ce l’hanno).
    Nello specifico: ci si dà da fare seguendo i nostri figli, immischiandoci nelle loro vicende scolastiche, facendo i rappresentanti di classe e parlando con gli altri genitori. Ma se il governo vuole approvare una legge mostruosa ci si espone ANCHE pubblicamente, perché quando la legge sarà passata l’impegno caso per caso sarà uno sforzo titanico, e i risultati sperabili saranno minimi. Quando sono adottati libri di testo che vogliono cambiare le menti dei nostri bambini, quando gli insegnanti in classe, approfittando del loro enorme ascendente, presentano delle bugie come verità assolute, o perché le condividono o perché costretti dai programmi, il contro indottrinamento si può fare, certo, ma non sarebbe meglio non doverlo fare? Fare altro? Dedicare le energie non a ripulire dall’immondizia ma a parlare di bellezza?
    Per esempio: per proteggere madri e bambini dall’aborto bisogna lavorare caso per caso, individualmente. Ma non sarebbe stato meglio se la 194 non fosse stata approvata? Se nel ‘78 non avessi avuto 7 anni mi sarei battuta con tutte le forze per fermarla, pubblicamente, con ogni mezzo lecito.
    La 194 è una legge cattiva che fa centinaia di migliaia di morti all’anno. Chi sta dalla parte dei bambini? Se se si sta approvando la legge che legittima l’utero in affitto un cristiano ha l’OBBLIGO di fare tutto quello che può, anche scendere in piazza, ha l’obbligo di alzarsi in piedi, non da soldato ma da risorto – come dissi al family day – per difendere i bambini privati dei genitori, per continuare a essere profetico, e dire al disperato uomo contemporaneo qual è la verità su se stesso.
    Ora, se un governo nomina ministro una donna che ha scritto il più agguerrito documento pro gender che si sia mai letto in Italia, un documento che dice che bisogna OBBLIGATORIAMENTE insegnare a scuola che l’identità di una persona è totalmente indipendente dal sesso, un documento che espropria i genitori del diritto a essere loro a spiegare l’affettività ai figli (a meno che non abbiano i soldi per mandarli nelle scuole private, e non è il mio caso), un documento di una violenza inaudita, perché mai, in nome di cosa noi cattolici dobbiamo stare zitti? Di solito si dice di aspettare, mettere alla prova. Ma in questo fortunato caso noi la prova già ce l’abbiamo, perché il ministro, maestra di asilo e sindacalista del tessile (per dire quali le credenziali per ridefinire i programmi scolastici), il suo manifesto per cambiare faccia alla scuola italiana lo aveva già scritto prima di essere nominata. Quindi questa volta l’invito ad aspettare e giudicare l’operato non vale. E’ un alibi che non regge.
    Di fronte a tutto questo, l’avere detto che se il governo non avesse vinto il referendum si sarebbe dovuti andare tutti a casa per non dare l’impressione (ma solo l’impressione eh?) di essere attaccati alla poltrona non è il problema più grave. Non lo è neanche l‘aver detto di essere laureata mentre si trattava di un diploma (ma addirittura sembra che non abbia neanche mai fatto l’esame di maturità!), per quanto, forse, se c’è un ministero nel quale essere laureati, avere conosciuto il mondo dell’università, sarebbe fondamentale, è proprio il Ministero dell’Università. Ma lasciamo stare.
    Un po’ più significativo è il atto di avere dato un’informazione sbagliata. Un infortunio lessicale, dicono i suoi. Peccato che la credibilità e la serietà siano il primo patrimonio di un politico. Peccato che all’estero ci si dovrebbe dimettere, come il ministro della difesa tedesco. Peccato che in alcuni casi le informazioni false sui propri titoli di studio, in base all’uso che ne viene fatto possono configurare il reato di falso in atto pubblico (fino a due anni di carcere), immagino non sia questo il caso, ma alla fine non è certo questo che mette in pericolo i nostri figli.
    Quello che conta è che vogliono obbligare i bambini e ragazzi ad ascoltare in classe le loro bugie sul genere che è da decostruire (il testo del ddl è da incubo), e ripeto obbligare, senza informarne i genitori, togliendo tempo prezioso allo studio vero e proprio. E ci sarebbe da scrivere qualche altra pagina sul livello dello studio, che continua a scendere, precipitare, di spessore, intensità, impegno richiesto ai nostri figli. D’altra parte non è un caso: più saranno stupidi e acritici, più si berranno le loro bugie.
    https://costanzamiriano.com/2016/12/...gie-di-domani/


  7. #297
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    Predefinito Re: Vai col gender!



    Che schifo.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  8. #298
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    PEDOFILO CHIEDE ASILO IN ITALIA: “NEL MIO PAESE MI DISCRIMINANO”, STUPRA 30 BIMBI
    Orrore si aggiunge a orrore sulla vicenda del gay sudamericano che adescava bambini e adolescenti maschi italiani: li voleva rigorosamente bianchi.
    Teatro degli abusi, come scrive il giornale locale, Reggio Emilia, dove il quarantenne sudamericano, che ha richiesto lo status di rifugiato politico poiché a suo dire discriminato sessualmente nel paese di origine, ha fissato la propria dimora e soddisfatto i suoi deviati appetiti sessuali.
    In oltre 10 anni ha adescato centinaia di adolescenti italiani all’uscita da scuola o attraverso social network come Facebook. Aveva chiesto asilo come profugo perché “perseguitato sessuale nel suo Paese”.
    Il pervertito, un immigrato quarantenne sudamericano, arrestato dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Reggio Emilia che – spiega una nota dell’Arma – hanno “documentato centinaia e centinaia di abusi commessi“.
    Sino ad ora sono trenta le giovani vittime del gay travestito identificate. L’omosessuale che amava travestirsi da donna, ha anche ‘postato’ in rete alcuni video dei rapporti sessuali ripresi di nascosto con i giovani. L’inchiesta coordinata dalla Procura di Bologna è stata ribattezzata ‘Lost Innocence’.
    I Carabinieri reggiani hanno ricostruito come in dieci anni l’uomo fosse riuscito a crearsi una sorta di alter ego femminile, ‘pubblicizzandolo’ tra gli adolescenti come una propria cugina particolarmente disinibita. Dalla finestra della propria abitazione gettava banconote ai minori in uscita da scuola – alcuni di soli 13 anni – inducendoli a salire in casa e a consumare rapporti sessuali con quella che pensavano essere la ‘donna dei propri sogni’.
    Omosessualità, travestimento e social network. I media hanno normalizzato le pratiche più oscene, i risultati sono questi. La normalizzazione di pratiche perverse genera mostruosità, perché il pervertito si sente ‘normale’, quindi non cerca di farsi curare, mette in pratica le sue perversioni: è il dramma della modernità. Poi ci sono le adozioni, in questo modo non c’è nemmeno più bisogno di andare all’uscita delle scuole o di fingersi donna su Facebook.
    PEDOFILO CHIEDE ASILO IN ITALIA: ?NEL MIO PAESE MI DISCRIMINANO?, STUPRA 30 BIMBI | VoxNews

    Insulti omofobi e razzisti contro la nuova coppia Claudio-Mario
    Questo pomeriggio a #Uomini e donne è andata in onda l'attesa scelta finale del tronista gay Claudio Sona: alla fine del suo percorso il ragazzo veronese ha coronato il suo sogno d'amore con Mario Serpa, uscendo da quello studio con la persona che più di tutte è riuscita a far breccia nel suo cuore e con la quale intende costruire un futuro insieme.
    Tanti i commenti d'affetto e d'amore che il pubblico della trasmissione di Maria De Filippi ha riservato a questi due giovani innamorati, ma c'è da dire che nel momento in cui sono apparse sul web anche le prime foto del bacio tra #claudio e mario al momento della scelta finale, sono apparsi sul web anche una serie di commenti omofobi e razzisti.
    Le gossip news rivelano che in queste ore sui social, in particolar modo su Facebook, si leggono diversi commenti e insulti omofobi nei confronti di Claudio e Mario: c'è chi dice che i due hanno offerto un 'cattivo esempio' ai numerosi bambini che in quel momento stavano seguendo la trasmissione con i genitori, chi ha offeso gratuitamente i due innamorati e chi peggio ancora ha esaltato la teoria di Hitler, affermando che sarebbe giusto riaprire i campi di concentramento.
    Insulti vergognosi contro Claudio Sona e Mario Serpa: scoppia la polemica










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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Il dramma dietro i lustrini: ecco come vive un trans
    di Benedetta Frigerio
    Che cosa sia davvero la carità e una domanda da cui è difficile fuggire di fronte al più ampio sondaggio effettuato in America sulla popolazione che si identifica come transessuale. A pubblicare in questi giorni i risultati dell’analisi effettuata nel 2015 è una delle organizzazioni maggiormente attive nel campo dei cosiddetti “diritti transgender”, il National center for transgender equality (Ncte) che si prefigge lo scopo di “cambiare le leggi, le politiche e la società”.
    Il campione di 27.715 persone che si identificano in questa fetta di popolazione ha rivelato uno stato di vita spaventoso. Tanto che, al di là delle cause indicate a motivo del disagio, il Ncte non ha potuto nascondere la tragicità dello scenario e il pericolo per il bene comune di tutta la società. Se infatti ci sono delle grosse ambiguità nel linguaggio usato, per cui il 12 per cento del campione ha dichiarato di aver subito “molestie verbali” nei bagni senza specificare che cosa si intenda per “molestia verbale” e in quali bagni siano entrati (se del sesso opposto o meno), resta il fatto che, ad esempio, il 47 per cento degli intervistati ha ammesso di essere stato vittima di abusi sessuali. Oppure che il 39 per cento di loro ha problemi psicologici gravi contro il 5 per cento della media nazionale, con un tasso percentuale di 8 volte superiore alla norma. Purtroppo, però, non sono state poste domande circa la causa del rifiuto del sesso di nascita, per comprendere se questa sia legata agli abusi subiti o meno.
    Nonostante ciò, la Ncte conclude che la colpa dei problemi psicologici del campione analizzato sia dovuto al rifiuto sociale, il che però non riesce a spiegare molte cose, come il fatto che addirittura il 77 per cento del campione in esame sperimenta violenze nei rapporti con i propri “partner”. Anche perché ammettere che la colpa non sia della società, di fronte al fatto che ben il 40 per cento (contro una media nazionale del 4,6) di coloro che si definiscono transessuali abbia cercato di suicidarsi, chiederebbe una immediata virata delle politiche “gay friendly” per cui lo stile di vita “libertino” sarebbe una scelta come un altra. Eppure, i dati segnalano l’aggravarsi della situazione negli ultimi anni, il che contrasta con le recenti campagne che mirano alla normalizzazione dell’omosessualità. Infatti, il 7 per cento degli intervistati ha dichiarato di aver tentato il suicidio nel 2015, con un tasso percentuale nello stesso anno di ben 12 volte superiore alla media (0,6 per cento).
    Un punto su cui il Ncte ha più difficoltà a nascondere le cause reali è invece la diffusione massiccia dell’Aids, di cinque volte superiore a quella presente nel resto della popolazione. Difficile negare che sia la promiscuità ad aver portato il 3,4 per cento degli uomini che vivono come se fossero donne, che diventa il 19 fra i transessuali appartenenti alla popolazione nera (circa 1 su 5), a contrarre il virus. Non a caso il 12 per cento degli intervistati ha ammesso di prostituirsi.
    Per quanto riguarda l’integrazione sociale, invece, il sondaggio rivela un tasso di disoccupazione del 15 per cento (il doppio della media nazionale), con il 29 che vive in povertà (contro il 14 della popolazione generale). Il Ncte aggiunge poi che quasi un intervistato su tre ha sperimentato nella sua vita il vagabondaggio. Infine, il report incolpa il governo di una mancanza di supporto della popolazione, sebbene sia naturale che l’accettazione di questo stile di vita come normale non possa far altro che contribuire alla diffusione della piaga, incrementando gli oneri del governo anche nel caso in cui lo si ritenesse responsabile del disagio.
    Ritorna quindi la domanda iniziale: cosa significa la parola carità? E’ divisibile l'accettazione dalla verità? Più che fomentare il libertinaggio per poi cercare di correre ai ripari non occorrerebbe indicare la pericolosità di questo stile di vita? Perché un cosa è certa, come ha commentato John Eidsmoe: “Qualunque siano le cause e gli effetti dovremmo pensarci due volte ad adottare politiche che potrebbero incoraggiare le persone verso lo stile di vita transessuale”.
    Il dramma dietro i lustrini: ecco come vive un trans




    NATIONAL GEOGRAPHIC SI DÀ AL PORNO CHIC: BAMBINO TRANS IN COPERTINA
    Evidentemente avevano già pensato che una di loro fosse alla Casa Bianca, così il National Geographic dopo copertine nelle quali sponsorizzava la sostituzione etnica in Europa, si lancia nel ‘Genderismo’ con un povero bambino in copertina in posa equivoca – noterete la mano – vestito da bambina.
    Ormai i media cosiddetti impegnati sono a livello di pornografia. Anzi peggio, perché la loro pornografia è più sottile.
    Alcuni degli articoli invitano al cambio di sesso: “La cosa migliore di essere diventata femmina è non pretendere più di essere maschio”, addirittura si millanta una fantomatica “Scienza del Gender”.
    La copertina ha subito scatenato la rabbia dei lettori e l’invito al boicottaggio. Peccato, era un bel giornale. Prima di divenire la solita cloaca di propaganda come ormai sono tutti i giornali. Soprattutto quelli che fingono di non essere politici.
    I normali sono sotto assedio. Non è strano che in America abbiano fatto la fila per votare Trump.
    National Geographic si dà al porno chic: bambino trans in copertina | VoxNews


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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Porko scik.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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