Bullismo cattolico e Morte.
MARCO TOSATTI
Di morte purtroppo in questi giorni si sente parlare troppo, soprattutto di morte violenta. Allora stupisce leggere che c’è chi associa disinvoltamente – non si capisce se come augurio, profezia o minaccia – la scura signora ad avversari delle proprie posizioni politiche e sociologiche. E lo fa pubblicamente, su un sito web.
Il sito è Gayburg, un sito LGBT, e i bersagli sono due noti laici cattolici, Mario Adinolfi, la bestia nera degli omosessualisti militanti, e Toni Brandi. Mario Adinolfi, per chi non lo conoscesse, è un dirigente del Popolo della Famiglia, e Toni Brandi è il dirigente di una onlus Pro Vita. Entrambi si battono per la difesa del matrimonio come riconosciuto dalla Costituzione, fra un uomo e una donna, e contro l’utero in affitto e l’adozione alle coppie gay. Posizioni discutibili, forse, ma legittime. Almeno per ora.
Gayburg li ritiene però responsabili di una “continua aggressione” verso gli omosessuali, in un articolo che si intitola: “Il bullismo cattolico che miete vittime”. Il che ci sembra già una forzatura non piccola; la Chiesa ospita nei suoi ranghi una quantità di omosessuali anche ad altissimi vertiginosi livelli; ha subito danni ingenti, specie in America, da suoi membri che appartenevano alla categoria; e quello che si legge e si sente provenire dal mondo cattolico non sembra ispirare preti suore e fedeli ad aggressioni. Tutt’altro. Ma ciascuno è padrone di cantare e suonare sopra le righe, se vuole.
Però ogni tanto sembra passare il segno. Si chiede Gayburg: “Cosa si può fare dinnanzi a questa aggressione? Probabilmente i gay le hanno già provate tutte: se si chiede l’assistenza delle istituzioni si otterrà solo silenzio. Se i post omofobi vengono segnalati a Facebook, si subirà l’onta di sentirsi dire che quegli insulti non violano le norme della loro community. Se si segnalano i fatti all’Unar, non si otterrà nulla. Stessa sorte spetterà alle segnalazioni inviate alla polizia postale. Infine, chiunque abbia contattato l’Unione Europea, probabilmente si sarà visto recapitare una folta documentazione che spiega come atti siano contro i principi comunitari, ma poi diranno di rivolgersi all’Unar o di intentare una costosa causa legale volta a denunciare l’Italia per inadempienza dinnanzi alla Corte Europea dei diritti dell’uomo (cosa non certo semplice da mettere in atto). Alla fine ci si renderà che si è soli dinnanzi ad un’aggressione incessante e violenta e ci si renderà anche contro che le istituzioni non muoveranno un solo dito per aiutarci. Qual’è (sic) l’unica soluzione? Provate a pensarci e vi accorgerete che l’unica parola che passa nella vostra mentre sarà ‘morte’ (sottolineatura nostra). Se Brandi è vecchio e si può presumere che la sua vita non durerà ancora a lungo, Mario Adinolfi è del del 1971 e c’è il rischio che possa insultarci per altri quarant’anni”.
Adinolfi parla di un’esplicita minaccia. Di sicuro, giocare con certi termini e con certe idee, è una grossa responsabilità. Vediamo quotidianamente che cosa sono capaci di fare i depressi o gli esaltati di turno, convinti anch’essi di agire per una giusta causa: a Nizza, a Monaco, a Rouen e così via.
A un vecchio cronista tutto questo ricorda in maniera drammatica l’inizio degli anni’70, quando la tragedia cominciava dall’uso di certe parole, e dall’esaltazione dei torti subiti, e continuava con l’indicazione dei bersagli. Pessimi ricordi. Non so se ci sarà qualche denuncia, ma come esempio di “hate speech” non è male.
E infatti Adinolfi continua: “Da tempo segnaliamo il livello di incredibile violenza raggiunto dal mondo Lgbt contro chi dissente, ma questa esplicita minaccia e indicazione di obiettivi da eliminare riteniamo debba essere presa in carico dalla magistratura e un sito così vergognosamente violento immediatamente chiuso”. E, soprattutto, stiamo attenti noi giornalisti a non sottovalutare certi segnali, in omaggio al pensiero dominante e all'aria trendy - anche in negativo - che porta a scomuniche e ostracismi modaioli.
Bullismo cattolico e Morte.




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