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Discussione: Vai col gender!

  1. #221
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Bullismo cattolico e Morte.
    MARCO TOSATTI
    Di morte purtroppo in questi giorni si sente parlare troppo, soprattutto di morte violenta. Allora stupisce leggere che c’è chi associa disinvoltamente – non si capisce se come augurio, profezia o minaccia – la scura signora ad avversari delle proprie posizioni politiche e sociologiche. E lo fa pubblicamente, su un sito web.
    Il sito è Gayburg, un sito LGBT, e i bersagli sono due noti laici cattolici, Mario Adinolfi, la bestia nera degli omosessualisti militanti, e Toni Brandi. Mario Adinolfi, per chi non lo conoscesse, è un dirigente del Popolo della Famiglia, e Toni Brandi è il dirigente di una onlus Pro Vita. Entrambi si battono per la difesa del matrimonio come riconosciuto dalla Costituzione, fra un uomo e una donna, e contro l’utero in affitto e l’adozione alle coppie gay. Posizioni discutibili, forse, ma legittime. Almeno per ora.
    Gayburg li ritiene però responsabili di una “continua aggressione” verso gli omosessuali, in un articolo che si intitola: “Il bullismo cattolico che miete vittime”. Il che ci sembra già una forzatura non piccola; la Chiesa ospita nei suoi ranghi una quantità di omosessuali anche ad altissimi vertiginosi livelli; ha subito danni ingenti, specie in America, da suoi membri che appartenevano alla categoria; e quello che si legge e si sente provenire dal mondo cattolico non sembra ispirare preti suore e fedeli ad aggressioni. Tutt’altro. Ma ciascuno è padrone di cantare e suonare sopra le righe, se vuole.
    Però ogni tanto sembra passare il segno. Si chiede Gayburg: “Cosa si può fare dinnanzi a questa aggressione? Probabilmente i gay le hanno già provate tutte: se si chiede l’assistenza delle istituzioni si otterrà solo silenzio. Se i post omofobi vengono segnalati a Facebook, si subirà l’onta di sentirsi dire che quegli insulti non violano le norme della loro community. Se si segnalano i fatti all’Unar, non si otterrà nulla. Stessa sorte spetterà alle segnalazioni inviate alla polizia postale. Infine, chiunque abbia contattato l’Unione Europea, probabilmente si sarà visto recapitare una folta documentazione che spiega come atti siano contro i principi comunitari, ma poi diranno di rivolgersi all’Unar o di intentare una costosa causa legale volta a denunciare l’Italia per inadempienza dinnanzi alla Corte Europea dei diritti dell’uomo (cosa non certo semplice da mettere in atto). Alla fine ci si renderà che si è soli dinnanzi ad un’aggressione incessante e violenta e ci si renderà anche contro che le istituzioni non muoveranno un solo dito per aiutarci. Qual’è (sic) l’unica soluzione? Provate a pensarci e vi accorgerete che l’unica parola che passa nella vostra mentre sarà ‘morte’ (sottolineatura nostra). Se Brandi è vecchio e si può presumere che la sua vita non durerà ancora a lungo, Mario Adinolfi è del del 1971 e c’è il rischio che possa insultarci per altri quarant’anni”.
    Adinolfi parla di un’esplicita minaccia. Di sicuro, giocare con certi termini e con certe idee, è una grossa responsabilità. Vediamo quotidianamente che cosa sono capaci di fare i depressi o gli esaltati di turno, convinti anch’essi di agire per una giusta causa: a Nizza, a Monaco, a Rouen e così via.
    A un vecchio cronista tutto questo ricorda in maniera drammatica l’inizio degli anni’70, quando la tragedia cominciava dall’uso di certe parole, e dall’esaltazione dei torti subiti, e continuava con l’indicazione dei bersagli. Pessimi ricordi. Non so se ci sarà qualche denuncia, ma come esempio di “hate speech” non è male.
    E infatti Adinolfi continua: “Da tempo segnaliamo il livello di incredibile violenza raggiunto dal mondo Lgbt contro chi dissente, ma questa esplicita minaccia e indicazione di obiettivi da eliminare riteniamo debba essere presa in carico dalla magistratura e un sito così vergognosamente violento immediatamente chiuso”. E, soprattutto, stiamo attenti noi giornalisti a non sottovalutare certi segnali, in omaggio al pensiero dominante e all'aria trendy - anche in negativo - che porta a scomuniche e ostracismi modaioli.
    Bullismo cattolico e Morte.

  2. #222
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  3. #223
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Citazione Originariamente Scritto da ventunsettembre Visualizza Messaggio
    Una vittoria del femminismo .
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  4. #224
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    SESSUALITÀ E GENERE: UNA RACCOLTA DI 200 STUDI SMENTISCE I DOGMI LGBT
    Che cosa ci suggeriscono biologia, psicologia e scienze sociali circa l’orientamento sessuale e l’identità di genere, secondo i più accreditati studi condotti in queste discipline da oltre mezzo secolo?
    La rivista americana di scienza, etica e tecnologia The New Atlantis ha reso pubblica la più approfondita ricerca mai composta per rispondere a questa domanda: “Sexuality and Gender. Findings from the Biological, Psychological, and Social Sciences”. Gli autori del lavoro – che per tre anni hanno raccolto, esaminato e valutato in 143 pagine di resoconti i 200 più importanti studi pubblicati in peer-review su questi temi dal 1950 ad oggi – sono Lawrence S. Meyer, professore di Statistica e Biostatistica all’Arizona State University e ricercatore al Dipartimento di Psichiatria della Scuola di Medicina della Johns Hopkins University, e il dottor Paul R. McHugh, professore di Psichiatria e Scienze Comportamentali alla Scuola di Medicina della Johns Hopkins University; primario di Psichiatria presso il John Hopkins Hospital per oltre 25 anni, McHugh è considerato il più illustre luminare della sua disciplina negli USA. Meyer e McHugh hanno condotto le loro ricerche in collaborazione con altri esperti, tra cui la dottoressa Laura E. Harrington, psichiatra con una lunga carriera in medicina interna e neuroimmunologia, la cui attività clinica si focalizza sui processi di transizione nelle donne e sui percorsi e le terapie di accettazione per persone LGBT.
    Lo scopo dello studio è ricondurre la riflessione su questioni così delicate come quelle inerenti l’ampia e complessa sfera della sessualità umana ai termini scientifici effettivamente accertati sino ad oggi, e soprattutto dimostrate l’infondatezza scientifica di convinzioni frequentemente affermate nel dibattito sociale circa l’orientamento sessuale e l’identità di genere, temi su cui la ricerca non è affatto giunta a elidere i principali punti di domanda e su cui dunque è necessario continuare a studiare.
    In particolare, lo studio di Meyer e McHugh accerta che, ad oggi:
    – la convinzione che l’orientamento omosessuale sia una componente umana innata e biologicamente fissata – che le persone siano “nate così” – non è sostenuta da prove scientifiche;
    – la convinzione che l’identità di genere sia una componente umana innata e fissata, indipendente dal sesso biologico – di modo che una persona possa trovarsi ad essere come “un uomo intrappolato nel corpo di una donna” o come “una donna intrappolata nel corpo di un uomo” – non è sostenuta da prove scientifiche;
    – solo una minoranza di bambini che esprimono pensieri o comportamenti di genere atipici continueranno a farlo nell’adolescenza e nell’età adulta. Non c’è alcuna prova che questi bambini debbano essere in qualche modo “incoraggiati” a intraprendere un percorso di transizione, men che meno a sottoporsi a trattamenti ormonali o chirurgici;
    – le persone non eterosessuali e transgender mostrano tassi più alti di problemi di salute mentale (ansia, depressione, suicidio) e di problemi comportamentali e sociali (abuso di sostanze, violenza domestica) rispetto al resto della popolazione. I risultati dimostrano anche che l’eventuale contesto discriminatorio non basta da solo a spiegare questa disparità.
    Insomma, la stragrande maggioranza di affermazioni su questi temi che sentiamo in televisione e in radio, che leggiamo sul web e che dominano il dibattito sociale e soprattutto politico quando si tratta di legiferare su questioni come l’uguaglianza tra la famiglia uomo-donna e altre unioni o la possibilità per coppie gay di adottare bambini, o quando si tratta di contrastare presunti “stereotipi di genere” nell’educazione scolastica dei minori, semplicemente, non sono sostenute da prove di carattere scientifico. Sono dunque opinioni di natura culturale, politica e ideologica, sponsorizzate da lobbies appositamente strutturate e finanziate a livello globale, che non possono essere legittimate come fondamento oggettivo per la regolamentazione della convivenza sociale.
    D’altro canto, lo studio pubblicato dal New Atlantis, che susciterà senz’altro un vivo dibattito, chiarisce di non voler mettere piede né bocca nel confronto politico. La ricerca si fa carico di smontare convinzioni non scientificamente provate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (in particolare riguardo i bambini), in definitiva, per finalità eminentemente mediche e di salute pubblica, e cioè per evitare che queste false credenze possano intralciare, ove non proprio impedire, una risposta scientifica onesta e necessaria alla questione che costituisce il vero ‘cuore’ del lavoro di Meyer e McHugh: i problemi di salute mentale e sociale vissuti dalle persone LGBT.
    Generazione Famiglia | SESSUALITÀ E GENERE: UNA RACCOLTA DI 200 STUDI SMENTISCE I DOGMI LGBT - Generazione Famiglia

    Squallore olimpionico
    di Paolo Deotto
    Quanto è successo alle Olimpiadi, dove Rachele Bruni (medaglia d’argento) si è sentita in dovere di comunicare al mondo la sua penosa condizione di vita, non dovrebbe stupirci più di tanto. Vedi ANSA, Repubblica, La Stampa, Il Giornale e tante altre testate. A questa nuotatrice piacciono le donne e non gli uomini e ha pure un’amichetta, diciamo così, alla quale dedica la sua medaglia. Ok, tanto peggio per lei, sia ora, sia quando dovrà fare i conti col Padreterno.
    Anzitutto, mi sia consentita una domanda: perché mai si è obbligati ad esser informati delle abitudini sessuali (pardon, “affettive”, è più delicato) di chicchessia? Un tempo ciò che accade dalla cintola in giù non era oggetto di conversazioni, almeno tra persone civili. Si chiamava decenza, buon gusto. Se poi qualcuno aveva vizi perversi come l’omosessualità ne parlava col confessore (se aveva l’intelligenza di preoccuparsi per la sua anima), o con lo psichiatra, o se ne stava semplicemente zitto.
    Oggi invece dobbiamo essere bombardati da queste notizie. E questa è una forma di violenza, piaccia o non piaccia. Ho tutto il diritto di non essere informato su questi argomenti. Ripeto: buon gusto, decenza.
    In secundis, per favore smettiamola con questa manfrina per la quale queste penose pubbliche dichiarazioni di devianza sarebbero fatte “con coraggio”, “per andare contro i pregiudizi”, eccetera. Ormai il dichiararsi invertito, lesbica aut similia è estremamente alla moda, merita il plauso e suscita i commenti compiaciuti di quelli “che contano”.
    Insomma, che vogliono ancora di più froci e frocie? La piantino piuttosto con questo piagnucoloso vittimismo. Hanno ereditato in pieno la disonestà del classico sessantottino, che dopo aver lanciato bottiglie Molotov, aver fracassato la testa a qualche “fascista” e/o a qualche poliziotto, chiamava la mamma se, per caso, qualcuno timidamente faceva notare che si era comportato un po’ male.
    Piuttosto, stiamo attenti a mantenere vigile la nostra attenzione e lucida la nostra mente. Non è certo casuale che un grande palcoscenico come le Olimpiadi, su cui sono puntati gli occhi del mondo, diventi anch’esso un luogo di propaganda dell’omosessualità. Non è casuale perché il martellamento incessante, quotidiano, di una menzogna, fa sì che questa diventi “verità”.
    La perversione generale della società è arrivata quasi fino in fondo. Nel consueto silenzio totale della neochiesa (non si è sentito un solo manager, pardon, “vescovo”, che ha tuonato contro queste pubbliche manifestazioni di perversione), lo smantellamento dei valori fondanti del vivere civile, che sono poi gli stessi che possono assicurarci la vita eterna (ovvero i precetti della morale cattolica) è quasi completato. Non a caso da più parti si preme anche per la “liberalizzazione” dell’uso della cannabis, droga micidiale e anticamera di altre droghe. Un popolo ridotto a una massa di deficienti storditi dagli stupefacenti sarà ancora più incapace di resistere all’avanzata delle immani porcate.
    Vigiliamo quindi e manteniamoci fermi e costanti. Preghiamo anche per la nuotatrice Rachele Bruni e per la sua infelice “compagna”, probabilmente anch’esse vittime inconsapevoli di un sistema perverso e malvagio che carpisce prima le menti più deboli e meno strutturate e fa tutto il necessario per consegnare le loro anime al diavolo.
    Preghiamo e ricordiamoci sempre la parola della Chiesa cattolica sui peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio. Lasciamo perdere le fanfaluche di (OMISSIS) e dei suoi collaboratori nel management della neochiesa, dalla quale emana sempre più forte, in questo particolare argomento, la puzza del conflitto di interessi.
    Questo tempo di follia, di immoralità, stupidità, imbestialimento passerà. Ora sono riusciti a rovinare anche quel poco di bello che poteva restare nelle Olimpiadi, ma tutto cascherà prima o poi con un gran botto.
    Squallore olimpionico ? di Paolo Deotto | Riscossa Cristiana

  5. #225
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    http://www.maurizioblondet.it/soros-finanzia-gender-totalitario/

    gianfranco.cei
    22 agosto 2016 2

    In questi giorni, il finanziare e magnate statunitense di origini unghereseGeorge Soros è finito, suo malgrado, su tutti i principali quotidiani internazionali in seguito ad un attacco hacker che ha sottratto dai suoi server oltre 2.500 documenti privati.
    DC LEAKS
    I riservatissimi documenti trafugati sono stati prontamente diffusi su Internet, attraverso “Dc Leaks”, un portale interamente dedicato al materiale trafugato, innescando un’immediata e prevedibile bufera mediatica.
    Nella homepage del sito gli hacker hanno pubblicato un post che chiarisce il motivo dell’attacco e della diffusione dei files:
    George Soros– scrivono gli hacker – è un magnate ungherese- americano, investitore , filantropo, attivista politico e autore che, di origine ebraica. Guida più di 50 fondazioni sia globali che regionali. È considerato l’architetto di ogni rivoluzione e colpo di Stato di tutto il mondo negli ultimi 25 anni . A causa sua e dei suoi burattini gli Stati Uniti sono considerati come una sanguisuga e non un faro di libertà e democrazia. I suoi servi hanno succhiato sangue a milioni e milioni di persone solo per farlo arricchire sempre di più. Soros è un oligarca che sponsorizza il partito Democratico, Hillary Clinton, centinaia di uomini politici di tutto il mondo. Questo sito è stato progettato per permettere a chiunque di visionare dall’interno l’Open Society Foundation di George Soros e le organizzazioni correlate. Vi presentiamo i piani di lavoro , le strategie , le priorità e le altre attività di Soros. Questi documenti fanno luce su uno dei network più influenti che opera in tutto il mondo”.
    UNA STRATEGIA GLOBALE

    Il materiale saccheggiato, appartenente a diverse organizzazioni, tutte riconducibili a Soros, evidenzia infatti quanto sia ramificata ed estesa larete organizzativa, alimentata da veri e propri fiumi di denaro, del magnate statunitense. Un vastissimo network operativo, chiaramente rappresentato nei 2.576 files “rubati”, dove figurano attività collegabili a tutte le aree geografiche del mondo: Stati Uniti, Europa,Eurasia, Asia, Latino America ed Africa.
    Tra queste organizzazioni, per documenti sottratti e attività correlate, spicca la già nota “Open Society Foundation”, le cui attività spaziano in tutti settori, dalla libertà di informazione su Internet ai diritti dei migranti, dalla non discriminazione e il diritto all’inclusione sociale per tutte le minoranze, fino alla politiche di liberalizzazione delle droghe.
    L’azione di George Soros, come abbiamo visto, non è dunque limitata alla realtà americana, ma, in un’ottica rivoluzionaria mondialista, ha una portata globale, con lo scopo di andare ad influire nelle principali aree strategiche del mondo.
    L’EUROPA

    Fra queste, l’Europa riveste evidentemente un ruolo particolare e tale interesse è attestato dall’esistenza di diversi lavori e ricerche, condotte dalla “Open Society”, riguardanti le politiche comunitarie, con titoli come “Crisi europea: Sviluppi chiave delle ultime 48 ore”, “Il dibattito Ucraina in Germania” ed altri studi dedicati all’impatto sociale derivante dalle crisi dei profughi e l’accoglienza dei migranti richiedenti asilo politico.
    L’ELENCO DEI SICURI E POTENZIALI ALLEATI EUROPEI

    Tra i vari documenti violati alle organizzazioni di Soros ve ne è uno di particolare interesse dal titolo “Mapping. Reliable allies in the European Parliament (2014 – 2019)” in cui il “Kumquat Consult”, l’agenzia di consulenza con sede a Bruxelles, incaricata dal magnate americano di redigere tale rapporto, delinea un’attenta e dettagliata mappatura degli alleati “affidabili” presenti nel Parlamento Europeo, persone sulle quali poter “contare” al fine di costruire relazioni “durature e di fiducia”, volte a promuovere il programma politico della “Open Society”.
    Tale corposo documento di 177 pagine, come scrivono gli stessi autori nell’introduzione, si propone di “fornire all’Open Society European Policy Institute e all’ Open Society network intelligence una dettagliata mappatura riguardo tutte i membri dell’ottavo Europarlamento propensi e disponibili a sostenere gli obiettivi programmatici dell’Open Society durante il quinquennio di legislatura 2014-2019”.
    A tal fine, scopo degli estensori dello speciale dossier è stato quello di passare in rassegna, in maniera minuziosa, tutte le cariche delParlamento, le 11 commissioni e le 26 delegazioni, così come gli organi decisionali più alti del Parlamento Europeo, per arrivare a definire la lista di coloro che possono essere considerati “idonei” a supportare le linee programmatiche della “Open Society”. La conclusione è che di questi, ben 226, possono essere considerati, per il loro profilo e background politico, alleati o potenziali alleati dell’ “Open Society”.
    Gli italiani, sui quali poter fare affidamento, presenti in questa particolarissima lista sono in ordine alfabetico: Brando Maria Benifei,Sergio Gaetano Cofferati, Andrea Cozzolino, Isabella De Monte, Elena Gentile, Roberto Gualtieri, Kashetu Kyenge, Luigi Morgano, Alessia Maria Mosca, Pier Antonio Panzeri, Gianni Pittella, Elly Schlein, Barbara Spinelli e Daniele Viotti.
    UN FIUME DI DENARO

    Oltre a tale testo, altrettanto importanti documenti hanno portato alla luce la strabiliante quantità di denaro versato da Soros nelle casse dei principali soggetti impegnati in tutta Europa nella promozione dell’immigrazione, dei “diritti” LGBT e di tutte le maggiori istanze rivoluzionarie.
    SCARICA QUI IL DOCUMENTO con l’elenco di tutti i beneficiari di Soros
    Tra questi, per quanto riguarda l’Italia, l’“Associazione 21 luglio”, un’organizzazione non profit impegnata nella promozione dei diritti umani di rom e sinti su tutto il territorio nazionale, si è vista assegnare la cifra di 49.782 $ per il progetto “Per i diritti, contro la xenofobia”, svoltosi dal 1 gennaio al 1 luglio 2014.

    Per quanto riguarda le attività per l’agenda gender, la principale organizzazione italiana, l’Arcigay ha ricevuto ben 99.690 $ per un progetto, dal 1/12/2013 al 31/12/2014, dal titolo “LGBT Mob-Watch Italy-Europe 2014”, che si poneva l’obiettivo di “smuovere, canalizzare ed ampliare la voce e la domanda del popolo LGBT italiano ed i loro alleati per le elezioni europee del 2014, costruendo uno strumento permanente di monitoraggio, campagna, mobilitazione e lobbying per queste e le prossime elezioni”.
    Assieme all’ “Arcigay”, la “Open Society” ha elargito altri sostanziosi fondi a progetti volti a promuovere campagne di “normalizzazione” LGBT.
    Tra questi, la famosa ed onnipresente “ILGA-Europe” si è vista donare68.000 $ per il progetto “European elections 2014: Cross-communities mobilization project for a universal and indivisible EU equality agenda”, mentre, in Grecia, l’organizzazione omosessualista “Athens Pride” ha ottenuto 26.000 dollari per il progetto “Vote for your rights” volto a promuovere la comunità LGBTQ greca attraverso l’organizzazione di eventi ed attività.
    UN PIANO STRATEGICO LAUTAMENTE FINANZIATO

    Tali documenti mostrano, da un lato, quanto le istituzioni europee sianoprofondamente infiltrate da personaggi messi appositamente nei posti di potere per portare avanti l’agenda rivoluzionaria internazionale e, dall’altro, evidenziano l’esorbitante quantità di denaro che alimenta e rende possibile l’attività delle principali organizzazioni impegnate nello distruzione dell’ordine naturale e cristiano.
    I 2.576 files divenuti di dominio pubblico, riconducibili alle tantissime attività della “Open Society” del filantropo George Soros, attestano empiricamente, con i fatti e con i numeri, come il progressivo processo di decostruzione e dissoluzione dell’Europa cristiana non sia un avvenimento naturale e spontaneo, quanto il frutto di un agguerrito, organizzatissimo e lautamente finanziato piano strategico di sovvertimento rivoluzionario.
    Fonte: https://www.osservatoriogender.it
    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #226
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Gli aspetti tragicomici della legge LGBT in Spagna, e non solo
    Claudio Forti
    La Legge LGTB di Cristina Cifuentes sta per entrare in vigore nelle scuole, (e quella sulla transessualità, approvata da qualche mese), è già pronta su un vassoio. Non serve chiedere a José Mota che ci prepari uno sketch, perché già il testo della legge è davvero molto umoristico. È tutto tanto stravagante, tanto surreale, che potrebbe servire da copione per diversi show di Martes y Trece o a quelli dei rimpianti Tip y Coll.
    Già cominciando dalla sua esposizione, che pare tolta da un dialogo di Groucho Marx, è una legge che vuol por termine alla discriminazione, discriminando la maggioranza della popolazione, e cioè tutti coloro che non sono gay, lesbiche o transessuali. E che a violare la presunzione di innocenza (invertendo l’imputazione della prova), ci trasforma tutti in sospettati di omofobia, fin quando non si dimostra il contrario.
    Scoppieremmo dalle risa, se non fosse che le sue conseguenze possono essere drammatiche per i nostri figli, che dovranno apprendere obbligatoriamente nelle scuole la realtà LGTB.
    Questo miscuglio di tragedia e di commedia ci ha dato l’idea di prendere la legge e portare fino alle loro ultime conseguenze i deliranti postulati della ideologia di Genere. E n’è uscita una situazione teatrale surreale. Che cosa succede adesso se un maschio dice di essere femmina, e denuncia la sua donna per violenza di genere?
    Si è preso questo incarico una delle nostre penne più sagaci: quella di Javier Torres. Si è impegnato, come puoi vedere, ma non gli è nemmeno costato eccessivamente: si è limitato a seguire quasi alla lettera la legge LGTB, giungendo a conseguenze tanto illogiche quanto reali.
    Non è stato difficile, perché è una legge tanto mal fatta e piena di buchi, da mostrare le sue connessioni ideologiche, che non ci sono secchi sufficienti per raccogliere le infinite gocce incostituzionali.
    Ti offriamo in esclusiva la satira di Torres, come sottoscrittore di Actuall, prendendo come guidala locuzione latina di Giovenale: «Castigat ridendo mores» (che tradotta letteralmente, significa: “corregge i costumi ridendo”. Questa iscrizione, posta sul frontone di vari teatri indica come la commedia e la satira, spargendo ironia e ridicolo sui vizi e i difetti umani, diano un apporto importante per la riforma dei costumi. N d t). Il suo lavoro mette in evidenza il pastrocchio giuridico e l’oltraggio ai diritti fondamentali della legge approvata dalla Comunità di Madrid.
    È possibile che ti si congeli il sorriso quando ti renderai conto che non è frutto della immaginazione del giornalista – e questo è qualcosa di inquietante -, dandoti invece alcune tracce su come ci si possa burlare di legislatori tanto rozzi. Fatta la legge, fatto il tranello. E questa legge ha più buchi di un Gruviera.
    ———
    Alfonso Basallo e la redazione di Actuall
    Esempi illogici (però reali), di ciò che succederà con la legge LGTBI di Cifuentes.
    Fatta la legge, trovato il tranello. O come un maschio, registrato come donna, può ottenere che la sua sposa finisca in carcere per violenza di genere. Attraverso le norme tutto è possibile.
    di Javier Torres (traduzione a cura di Claudio Forti)
    Per quanto possa sembrare impossibile, ecco ciò che può succedere a partire da settembre in qualsiasi aula scolastica della Comunità di Madrid dopo l’approvazione, lo scorso mese di giugno, della “legge di Protezione Integrale contro la Discriminazione per Diversità Sessuale e di Genere”. Gettate nelle immondizie i libri di Orwell, Robert Hugh Benson o Alfred Huxley, perché la scienza della fiction è già una realtà qui ed ora!
    Madrid, anno 2016. È da qualche giorno che Manolo non sorride. L’hanno escluso dalla squadra di calcio per poca grinta, e alcuni compagni di classe si burlano di lui. Il giovane Manolo, 13 anni, non trova consolazione tra i suoi amici, che non lo invitano più a giocare a calcio durante la ricreazione.
    Fortunatamente però la sua è una scuola mista e anche nella sua classe ci sono ragazze. Non si azzarda ancora ad andare con loro per ciò che potrebbero dire. Così trascorre qualche giorno da solo, camminando su e giù per il cortile della scuola, fino a quando gli si avvicina una delle sue compagne, che lo invita a giocare con loro. Lui ha qualche dubbio, però gli rimane questa scelta, o l’emarginazione. A quel punto dice di si.
    Manolo ha trovato così un rifugio tra le ragazzine e comincia presto a divertirsi con loro. Ora sono diventate amiche, tanto da fargli credere di essere una di loro. A questo punto vuol farlo sapere al suo professore. «A partire da oggi voglio che tutti mi chiamino Manuela». Il professore, signor Evaristo Iñiguez – quasi 30 anni di insegnamento -, cade dalle nuvole ed è preso dallo spavento perché ne ha viste di tutti i colori tra le mura di quella scuola, pur nella certezza che i concetti di bene e male avevano resistito durante tutto quel tempo. C’era un nuovo piano educativo ogni 4 anni, presidi che vanno e vengono, direttori che impongono un tanto per cento di promossi in ogni gruppo, consigli di classe che sembrano club della commedia per le necessità dei docenti, riunioni di genitori che finiscono in una battaglia campale, escursioni con gli alunni ai musei di arte contemporanea, eccetera.
    Ma non era mai successa una cosa simile: non era mai successo che un ragazzo, dal giorno alla notte, ti dica che ormai non si sente più maschio, ma femmina. Inoltre vuole che lo si chiami Manuela, facendo sapere che da domani verrà con l’uniforme delle ragazze: gonna e calzamaglia. Il signor Evaristo inghiotte saliva, conta fino al dieci, ma ancora non ci crede. Sa che ciò che in altra epoca sarebbe stato compito dello psicologo, adesso è di assoluta normalità democratica. È la legge. Quella della Cifuentes. Non ha alcun rimedio se non quello di accettare.
    Con la legge Cifuentes i professori, non solo non potranno impedire agli alunni di vestire come il sesso contrario, ma saranno obbligati a chiamare l’alunno con il nome col quale desidera essere chiamato.
    Infatti, il testo della norma LGTBI fa sapere che è del tutto valido che il bambino che si senta bambina – o viceversa – scelga di indossare l’uniforme che creda più conveniente. E i professori, non solo non potranno impedirglielo, ma saranno obbligati a chiamare l’alunno col nome con cui desidera essere chiamato. Non è necessaria nemmeno l’operazione chirurgica o che il ragazzo si sottometta a trattamento ormonale (anche se può essere consigliato, visto che la legge lo contempla). Lui si sente donna, e questo è ciò che conta.
    Evaristo decide subito di telefonare ai genitori di Manuel (così continua a chiamarlo in cuor suo), nella speranza di trovare qualcosa di sensato all’altro capo della linea telefonica, quale contrappeso alla rigidità della norma e alla condotta del giovane. Purtroppo però la coppia non attraversa il suo miglior momento, e non è un caso che mentre il padre, signor Mariano, mostra il suo stupore, la madre, signora Francesca, sembra affascinata dalla vita, dicendo: “Mio figlio si sente donna? Mi pare perfetto”.
    È finito il tempo in cui i genitori potevano scegliere l’educazione dei propri figli. Nel caso in cui il figlio desideri il cambio di sesso, i genitori dovrebbero autorizzare il trattamento di transessualità. Ma se lo negano, la loro decisione può essere revocata.
    La vendetta di fronte al Registro Civile.
    Le cose non si mettono nel modo migliore nemmeno per il professore. Se fosse ancor poco, il signor Evaristo, a norma di legge dovrà celebrare il “giorno LGTBI” il 17 maggio e il 18 giugno di ogni anno. È un dogma di fede (della nuova “religione umanitaria” già prevista dagli scrittori sopracitati. N d t). È un dogma di fede, perché i professori non possono discutere i precetti di questa ideologia. Attenti a non lanciare messaggi che possano confondere gli alunni!
    Ripensando al caso, il signor Evaristo si ricorda che nel passato trimestre la madre di Manuel gli aveva detto che la coppia era ormai al limite della rottura, essendo lei innamorata di un’altra donna. Gli confessa pure che ora intende cambiare sesso. A quel punto il professore comincia a comprendere la realtà.
    Siamo nel 2016 e ormai nessuno nasce come uomo o donna: l’unica cosa che determina il sesso è “l’identità di genere”. Ognuno sceglie, liberamente, la sua, e tutte le volte che lo desidera.
    Il padre decide di vendicarsi, e accompagna sua moglie al Registro Civile. Se lei si registra come uomo, lui lo farà registrandosi come donna. Siamo nel 2016 e nessuno ormai nasce come uomo o donna. L’unica cosa che determina il sesso è “l’identità di genere”. Ognuno può sceglierla liberamente, e tutte le volte che lo desidera, senza la necessità di alcuna relazione medica od operazione chirurgica. Basta una firma sul Registro Civile, fino alla prossima scelta.
    Tornati a casa, i genitori di Manuel hanno una accalorata discussione. A Francesca non è parsa per nulla buona l’idea del cambio di sesso di Mariano, che a breve sarà il suo ex marito. O ex moglie. Beh, cosa si vuole di più? Le grida salgono di tono e la rissa è ormai insopportabile. Lui, ossia Francesca, perde il controllo, e schiaffeggia lei, ossia Mariano.
    La legge contro la violenza di genere consacra la asimmetria penale fino alla presunzione di innocenza del maschio. E Mariano, donna a tutti gli effetti legali, finisce con l’accusa di essere maltrattato dal suo sposo. Trattandosi di un caso di violenza domestica, chiama la polizia. Gli agenti applicano il codicillo della legge contro la violenza di genere, e detengono Francesca per aver maltrattato sua moglie. Poco dopo la chiudono in prigione, perché per lui è stata sufficiente la denuncia di Mariano.
    Questa legge, ricordiamolo, ha eliminato la presunzione di innocenza dell’uomo. Lo Stato protegge colei che figura come donna, indipendentemente dal fatto che sia nata uomo. Così Francesca è finita in prigione.
    Benvenuti nella ideologia di genere!
    Gli aspetti tragicomici della legge LGBT in Spagna, e non solo | Libertà e Persona

    La posizione liberale della sindaca che non sposa i gay
    San Tommaso, ti affido Susanna Ceccardi, l’unica sindaca capace di mettere in pratica quanto scrivesti nella “Somma teologica”: “Una legge ingiusta, contraria alla legge naturale o alla legge divina, non è una legge ma una corruzione della legge, e non obbliga in coscienza”. Nel municipio di Càscina, pertanto, Susanna Ceccardi non solo non unisce in matrimonio persone dello stesso sesso ma nemmeno delega qualcuno a farlo: “Ognuno a casa propria deve poter fare ciò che vuole ma chiedermi di delegare, mettendo la firma, qualcosa che considero l’ennesima invasione dello stato nella vita personale, è violentare la mia coscienza”. La sua è una posizione liberale più che cattolica (ammesso esista ancora una posizione cattolica). O forse è soltanto una posizione umana: “Non ci sto a collaborare a quello che è in realtà un progetto per arrivare all’adozione e quindi a togliere ai bambini la possibilità di avere un papà e una mamma come ho avuto io”. San Tommaso, ti affido l’unica sindaca tomista d’Italia.
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    “Le bambine giocano con le bambole”. C’è bisogno di dimostrare l’ovvio contro il gender
    Federico Cenci
    Profetico fu lo scrittore britannico Gilbert Keith Chesterton. “Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”, scriveva nel 1905. Oltre un secolo di distanza dopo, non le armi ma gli studi scientifici vengono propinati per dimostrare l’ovvio.
    Le bambine hanno una predilezione per il gioco delle bambole. Non bastano più il buon senso e la ragione per condividere questo assunto. Tale e capillare è l’ottenebramento ideologico della decostruzione dell’identità sessuale, per cui debbono scendere in campo fior di psichiatri per dimostrare che la scelta dei bambini nel gioco è spontanea, non dettata dalle imposizioni di adulti imbevuti di “cultura patriarcale”.
    Su Infant and Child Development, autorevole rivista accademica che si occupa dello sviluppo cognitivo nel periodo dell’infanzia, è uscito un articolo della dott.ssa Brenda K. Todd, docente e ricercatrice presso la City University di Londra.
    Studiando bambini molto piccoli, dai 9 ai 32 mesi, la ricercatrice è giunta a confermare che le differenze tra maschi e femmine si manifestano anche nella scelta dei giochi fin dalle prime fasi dello sviluppo della persona.
    La Todd ha preso in esame 101 piccoli maschi e altrettante femminucce, osservandoli mentre si trovavano, da soli, in una stanza con dei giocattoli a disposizione. Ebbene, ha potuto rilevare che la grande maggioranza delle bambine prediligeva una bambola, un orsacchiotto rosa e un pentolino di plastica; mentre quasi tutti i bambini hanno scelto una macchinina, un orsacchiotto azzurro, una piccola scavatrice e una palla.
    Senza ricevere condizionamenti, pertanto, i piccoli hanno autonomamente deciso di divertirsi con il giocattolo pensato per la propria identità sessuale. L’esperimento della Todd è sulla falsa riga di quello del prof. Trond Diseth, dell’Oslo University Hospital, il quale ha dimostrato che le differenze dei cervelli femminile e maschile sono innate proprio servendosi della libera volontà di alcuni bimbi di pochi mesi nello scegliersi i giocattoli.
    La testimonianza del prof. Diseth, insieme a quelle di altri studiosi, è raccolta nel documentario sul “paradosso norvegese”, che dimostra l’inconsistenza scientifica dell’ideologia gender e racconta come la società scandinava, malgrado la forte influenza di alcuni gruppi di pressione, vi si stia ribellando.
    Anche se non la cita esplicitamente, anche la Todd demolisce l’ideologia gender. Il suo approccio di studio è stato molto accademico. “Storicamente – spiega – c’è sempre stata incertezza sulle origini delle preferenze per il gioco da parte dei bambini di sesso diverso. Per questo abbiamo deciso di scoprire questo aspetto e di verificare in che età si sviluppa”.
    La psicologa inglese afferma che le differenze biologiche si riverberano in attitudini mentali differenti tra i due sessi. I maschi hanno una spiccata ispirazione nell’ambito numerico e spaziale, mentre le femmine sono più portate per l’interazione e per la manipolazione degli oggetti. “Quando abbiamo studiato le preferenze nei giocattoli in un ambiente in cui non erano presenti i genitori, abbiamo constatato che le differenze tra maschi e femmine erano coerenti con queste attitudini”, dice la Todd.
    Posto che esistono sempre delle variabili che possono incidere sullo sviluppo di un bambino, la maggior parte degli individui rientra dunque in quelli che i fautori di innovative ideologie definiscono “stereotipi di genere”.
    “La palla – ha concluso l’autrice della ricerca – è stato il gioco preferito dai bambini maschi”. E quella delle bambine? “La pentola per cuocere”. Quest’ultima risposta potrebbe suggerire a qualche fautrice del “gender equality” di accusare la Todd di fomentare la subordinazione sociale delle donne. Peccato per costoro che non la studiosa inglese, bensì la biologia umana è nemica del femminismo radicale.
    http://www.informarexresistere.fr/20...tro-il-gender/

    Dopo l’eroina transgender arriva il supereroe gay
    Negli Stati Uniti, dopo Chalice, il primo supereroe transgender, arriva anche il supereroe gay. L’emittente televisiva statunitense, The CW Television Network (CW), ha annunciato infatti la prossima programmazione di una nuova miniserie che avrà come protagonista un supereroe dichiaratamente gay.
    La serie, intitolata The Ray, prende spunto dal progetto Multiversity di Grant Morrisson, che presenta personaggi provenienti da tutte le 52 terre alternative del DC Universe.
    Come si legge su Cartoonmag.it: “Greg Berlanti e Marc Guggenheim hanno annunciato di essere al lavoro su una nuova miniserie animata con protagonista Ray, uno degli eroi minori della DC. La serie si intitolerà Freedom Fighters: The Ray, e andrà in onda su CW Seed.
    Ispirato alla nuova incarnazione ideata da Grant Morrison, Raymond ‘Ray’ Terrill sarà il primo supereroe gay della DC a debuttare sul piccolo schermo. Il primo artwork diffuso da The CW mostra sullo sfondo anche The Phantom Lady e Black Condor, principali comprimari delle avventure di Ray”.
    L’annuncio da parte di CW del supereroe gay rientra nell’oramai monotono piano globale di “normalizzazione” dell’omosessualità. Tutti i media, in special modo quelli rivolti ai giovani e ai giovanissimi, sono “precettati” a creare un clima favorevole a tale processo.
    Dopo l?eroina transgender arriva il supereroe gay | Riscossa Cristiana


  8. #228
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    L'accusa di don Di Noto, il cacciatore di cyber orchi: «L'ideologia gender fa il gioco dei pedofili»
    di Marco Guerra
    Lo sdegno e le proteste seguite all’esclusione di Meter dall’Osservatorio per il contrasto alla pedofilia hanno indotto il governo a fare subito un passo indietro. Era stata infatti proprio L’associazione guidata da Don Fortunato Di Noto a far nascere quell’Osservatorio e a contribuire, più di ogni altra realtà, alle segnalazioni alle autorità competenti. Tutto è rientrato con una telefonata tra il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi e il sacerdote. Eppure resta un interrogativo legittimo: a chi dà fastidio Don Fortunato di Noto e la sua battaglia contro la pedopornografia sul web? Per capirne di più La Nuova Bq lo ha intervistato.
    Don Fortunato può spiegarci cosa è successo?
    È stata una vicenda troppo grottesca, inverosimile. Non voglio vantarmi, ma se dobbiamo essere onesti con la storia va detto che noi di Meter siamo stati gli antesignani nella lotta alla pedopornografia. Abbiamo passato le fatiche di Ercole anche solo per dare gli strumenti legislativi per combattere questo fenomeno. Il primo provvedimento al mondo su questo tema risale al 1997 e porta il mio nome. L’Osservatorio nazionale nasce da una mia proposta che fu accolta dall’allora ministro delle Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo e tanti lavori sono stati fatti nell’ambito del progetto “Ciclope”. Poi, a dire il vero, questo osservatorio non ha funzionato sempre bene. E per lungo tempo sotto il governo Renzi la delega alle Pari Opportunità è stata vacante finché qualche mese fa è stata assegnata al ministro Boschi, alla quale spetta il dovere di convocare l’Osservatorio.
    Il governo si giustifica dicendo che si è trattato di una semplice svista.
    Certo che è strano perché non siamo degli sconosciuti, ogni anno mandiamo una relazione al Dipartimento Pari opportunità che produce il rapporto annuale proprio sulla base del lavoro delle associazioni più importanti , che sono appena tre o quattro. Quindi non è che il Dipartimento non ci conosceva. Ma evitiamo polemiche e prediamo per buona questa versione. Guai a frammentarsi e a dividersi in questa battaglia, lo dico sempre: più ci dividiamo e più sarà difficile contrastare questo fenomeno”.
    La grande stampa ha ignorato la vostra esclusione. Si preferisce mettere in prima pagina i preti pedofili e non raccontare cosa fanno molti rappresenti del clero per combattere la pedofilia
    Chi compie questi atti può essere un medico, un insegnate o un prete; la pedofilia non è legata ad una figura in particolare, certo fa più audience la pedofilia nel clero, ma in tutti i casi ci vuole tolleranza zero. Negli ultimi 20 anni ho fatto 3000 convegni in Italia e all’estero, ora c’è molta disponibilità a comprendere cosa succede. Noi non creiamo allarmismi, spieghiamo che è una nuova forma di schiavitù. D’altra parte, io ho iniziato quando ancora non erano usciti tutti gli scandali sulla pedofilia nel clero. E’ sbagliato dividersi su questo dramma o fare speculazioni politiche, insomma qui parliamo di bambini da zero a 12 anni, la prostituzione minorile è già un'altra cosa! E in questo contesto esiste una corrente culturale che vuole fare passare questa violenza sui bambini come un normale orientamento sessuale. In alcuni Paesi ci sono dei veri e propri gruppi di pressione che chiedono che venga normata la possibilità di fare sesso con i bambini.
    Gruppi organizzati di pedofili che cercano di normalizzare il fenomeno: in Olanda c’è un movimento dei pedofili ed esiste anche una giornata internazionale della pedofilia indetta dai pedofili di tutto il mondo. Ma come è possibile tollerare tutto questo?
    Siamo stati noi a scoprire e denunciare per primi questa giornata che ricadde nel giorno della nascita dell’autore di Alice nel paese delle meraviglie, lo scrittore inglese Lewis Carroll. Esiste un movimento che si chiama Fronte di liberazione dei pedofili e il sottoscritto ha subito minacce da alcuni esponenti di questa organizzazione. A volte sono stato messo sotto scorta per la quantità di minacce ricevute da pedofili conclamati.
    L’ideologia gender intende relativizzare ogni aspetto del sesso di nascita del bambino, questo è un pericolo ulteriore?
    Quello del gender è problema molto serio e delicato. Noi sappiamo benissimo che ci sono frange internazionali che fanno forti pressioni affinché il bambino diventi un uomo indistinto dal punto di vista sessuale. Questo fa il gioco dei pedofili perché loro guardano ai bambini al di là del sesso di appartenenza. I pedofili sono attratti dai bambini prepuberi. Per intenderci dirò una cosa brutale ma che rende l’idea: un pedofilo non andrebbe mai con una bambina che ha già le mestruazioni. Infatti in molti casi è più giusto parlare di “infantofilia”. Per il pedofilo ha poca importanza il sesso del bambino, che sia maschio o femmina. Per loro è importante che il bambino non abbia caratteristiche sessuali mature. Allora il gender si collega a questi moti relativisti culturali, ecco possiamo dire che il gender crea un terreno fertile a queste tendenze. Insomma in natura nasciamo maschi o femmine e negare questo crea già qualcosa di sbagliato.
    C’è anche la questione dell’ipersessualizzazione della società che non aiuta. Il sesso sbattuto in faccia in ogni istante della giornata alimenta alcuni fenomeni?
    Ma certo, siamo in una società ipocrita che fa la battaglia contro il burkini e poi grida contro la mercificazione del corpo delle donne e si meraviglia se delle ragazze vanno in giro senza mutande sul red carpet. Si confonde il pudore con la repressione. Io non sono moralista, ma sono contro l’abuso dei minori. Alcuni studi di società di marketing americane hanno dimostrato che i bambini stanno diventando un oggetto di desiderio sessuale anche nelle pubblicità. In realtà questa, infatti, è una società che odia i bambini, è pedofobica, vuole renderli subito adulti eliminando l’infanzia. Ci sono movimenti in tutti Europa che dicono che non c’è alcun male se un bambino di sette anni fa sesso. Sono esempi che non cito per caso, tanto per dire, ma tutte teorie e proposte che ho trovato nella Rete sui siti frequentati dai pedofili.
    La scorsa primavera ha partecipato, insieme con Massimo Gandolfini, alla marcia per la vita. Non pensa di aver dato fastidio a qualcuno?
    Io sono prete e se non difendo la vita, ciò che è fragile, ciò che è più debole, ciò che e più piccolo, ma che prete sono? I bambini non sono deboli? Il condizionamento mentale dei bambini non è fragile? Insomma mi limito ad attenermi alla dottrina sociale della Chiesa, ma è normale che si dà fastidio a chi la pensa diversamente.
    Quindi rispettare l’innocenza dei bambini sta sopra ogni cosa?
    Ovviamente, fin dal concepimento! Nessun mercato fatto sulla pelle dei bambini può essere tollerato, né ideologico né commerciale. Se non partiamo da questo presupposto, qual è il problema se io mi compro un bambino? Io sono andato in Romania molte volte, ho vissuto nelle fogne di Bucarest, ebbene avrei potuto comprarmi un bambino per pochi euro, ma un bambino non si compra! Il mercato della vita umana e della creazione non può esistere.
    Meter come opera? Che rapporti avete con gli inquirenti?
    Noi monitoriamo la Rete, questo non significa demonizzarla; mi hanno definito il sacerdote della periferie digitali, che sono le forme di naufragio di persone adulte. La nostra attività rientra nell’Osservatorio mondiale contro la pedofilia (Osmocop), che è un ufficio di Meter, quindi coordiniamo e cerchiamo di avere un mappatura del fenomeno della pedopornografia nel mondo. Ma noi inoltriamo le segnalazioni anche a tutte le polizie estere, dopo il monitoraggio inoltriamo tutto alle autorità. Poi saranno le autorità a fare le dovute indagini.
    Può darci qualche dato per avere contezza del fenomeno?
    Tenga conto che ogni anno normalmente segnaliamo circa 10mila riferimenti pedopornografici, tra siti e quant’altro, per un ammontare di circa un milione di foto e 500mila video. I bambini coinvolti sono circa 700mila. Il mercato della divulgazione è enorme con giri d’affari non indifferenti, è un fenomeno criminale sfruttato a fini di lucro.
    Don Di Noto: «L'ideologia gender fa il gioco dei pedofili»

  9. #229
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Genitori attenti, quel diario è propaganda gay
    di Marco Guerra
    Prima ancora dei libri di testo, l’alunno che si appresta a cominciare l’anno scolastico si dota di uno zaino e di un diario dove annotare quotidianamente avvisi, orari delle lezioni, compiti per casa, note e giustificazioni. Mai finora l’agenda dello studente aveva assolto a funzioni divulgative di stampo ideologico, almeno in una democrazia.
    Ma quale luogo intimo e personale è migliore di un diario per fare proselitismo tra i giovani? Questo devono aver pensato gli ideatori dell’agenda "Dai", edizioni Raetia, in gran parte dedicata alla promozione di temi legati all’omosessualità, la transessualità e la bisessualità. L’agenda è venduta in Alto Adige, dove, come di consueto, le scuole hanno aperto i battenti in anticipo sul resto d’Italia, ed è rivolta a studenti che vanno dalle elementari alle superiori, come lasciano intendere i manifesti promozionali affissi nelle cartolerie, sui quali appare l’immagine di una bambina che avrà al massimo dieci o undici anni.
    Nella pubblicazione ci sono continui rimandi al circolo dell’Arcigay locale, che ha collaborato alla stesura del progetto e i giorni dell’anno sono continuamente cadenzati da ricorrenze che vengono forzatamente ricollegate a questioni legate al mondo omosessuale. Si comincia con il ricordare ai ragazzini e alle ragazzine che l’11 ottobre si festeggia il “Coming out Day” e si propone un “Queer Format”, ossia un progetto - che le scuole e i centri giovanili possono chiedere di attuare - in cui è possibile entrare a contatto con giovani omosessuali, per rivolgere domande sulla loro quotidianità e sui pregiudizi con cui si confrontano. Si passa poi al 12 novembre in cui, alla voce “Young&Queer”, si invitano gli studenti, ogni secondo sabato del mese alle ore 20:00, all’incontro del gruppo giovani (sul sito si precisa che trattasi di festa privata riservata agli under 28), presso la sede di Centaurus. Il diario ricorda, poi, la celebrazione della Giornata Mondiale della Tolleranza, fissata il 16 novembre, attraverso il disegno di un esplicito bacio gay tra due uomini.
    Molte di queste pagine invitano, inoltre, lo studente a compilare il “Questionario etero” che si trova nel diario e che aiuta a comprendere la vera natura della propria eterosessualità. Le domande tradotte dal tedesco sono più o meno di questo tenore: «Da dove credi che venga la tua eterosessualità?»; «Quando e perché hai deciso di diventare eterosessuale?»; «Sei etero a causa di una fobia per uomini del tuo stesso genere?»; «Ti assumeresti la responsabilità di non trasmettere ai tuoi figli dottrine eterosessuali? Potrebbero poi risultarne disturbati»; «Considerando il sovrappopolamento, è davvero una cosa così furba, che tutti siano etero?»; «Se esistesse una possibilità di variare la tua eterosessualità (elettroshock, medicine, esorcismi), la prenderesti in considerazione?»; «Vorresti che i tuoi bambini fossero eterosessuali anche se ciò comporta molti problemi?».
    Le domande sono volutamente fuori luogo, alcune di esse alludono alle teorie riparative e alle discriminazioni che la comunità gay denuncia di aver subito, il tutto sulla falsa riga di una forte provocazione che mette l’alunno eterosessuale in una posizione di minoranza perseguitata. Il tutto senza considerare che questo diario, come dicono molte testimonianze, è andato e andrà fra le mani di molti bambini che non sono grado codificare un messaggio così provocatorio.
    Certo, nessuno obbliga a genitori e alunni a comprare questo diario si potrebbe obiettare dopo un’analisi superficiale della vicenda. Peccato, però, che si tratti di un lavoro di gruppo, cui hanno collaborato, tra gli altri, il liceo Pascoli di Bolzano, il liceo artistico Cademia di Ortisei, il circolo Arci-gay Centaurus, l’associazione Campo profughi Ex casa del lavoratore a Merano. L’opera assume quindi una veste quasi istituzionale che può confondere i genitori meno informati. Sorprende, infine, la collaborazione con Young Caritas, la branca giovanile della Caritas di Bolzano che, fino a prova contraria, avrà probabilmente partecipato al progetto senza essere conoscenza delle reale natura del prodotto editoriale.
    Tuttavia, l’intento propagandistico del diario è stato colto benissimo da numerose famiglie che lo hanno acquistato in questo scampolo di fine estate. In meno di una settimana sono decine, infatti, le segnalazioni arrivate a Giovanna Arminio, consigliera nella circoscrizione di Bolzano “Europa Novacella” per il movimento Popolo della famiglia (Pdf). Martedì scorso, la Armino è stata la prima diffondere la notizia con comunicato in cui ha annunciato che chiederà agli assessori provinciali competenti e al sindaco Caramaschi di procedere alle verifiche del caso e al ritiro del diario. La stessa Arminio ha confermato alla Bussola, che intende attivare alcuni consiglieri comunali per presentare una mozione in consiglio comunale.
    Genitori attenti, quel diario è propaganda gay

  10. #230
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Inchiesta smonta stampa e propaganda Lgbt
    Il bimbo messicano giocava e non ha uno zio gay
    di Andrea Zambrano
    E adesso chi lo spiega a Corriere e Repubblica e a tutti gli altri cantori della rivoluzione Lgbt che il piccolo bambino messicano non stava sfidando nessuno, ma stava semplicemente giocando? I lettori della Nuova BQ ricordano la vicenda: un bambino di appena 13-14 anni che si mette di fronte alla Marcha por la familia a Celaya, in Messico in uno dei 120 appuntamenti che hanno animato sabato 10 settembre la più grande manifestazione per la famiglia mai vissuta in Messico. I giornali di tutto il mondo avevano costruito la notizia basandosi su un post su Facebook dell’autore di quella foto, un giornalista freelance che asseriva di aver parlato col bambino: “Ha uno zio gay e non vuole che sia odiato”.
    In poche ore i giornali e le televisioni di tutto il mondo avevano rilanciato la notizia in fotocopia, ciclostilata come un bollettino di guerra: “Il bambino che sfida la marcia omofoba”, dando per scontato due dati che in realtà sono falsi. E cioè che chi marcia per la famiglia è omofobo e chi si oppone, come questo bambino, merita di essere paragonato all’uomo che si oppose ai carri armati di Piazza Tien An Men.
    Una foto simbolo, che doveva rendere esemplare la lotta per i diritti gay con la complicità della grande stampa. Una foto che doveva parlare più dei fatti, dato che i fatti non potevano sostenere questa tesi.
    Le cose non stavano così e la Nuova BQ l’aveva subodorato, ma aveva solo qualche indizio, così aveva lasciato aperto il campo al dubbio che le cose non fossero andate davvero così. Nei giorni scorsi è arrivata una conferma che mette una pietra tombale sulle rivendicazioni da parte della comunità Lgbt che già aveva l’acquolina e stava diffondendo la foto come un totem. La foto era vera, ma il bambino stava semplicemente giocando. A scoprire il terribile bluff, che apre scenari inquietanti sulla complicità del sistema dell’informazione nella massiccia campagna della rivoluzione antropologica, è stato un quotidiano messicano, ma difficilmente la notizia, che sarebbe passata per rettifica o per ingiustificabile sputtanamento in tutto il mondo, verrà ripresa perché smonta a tutti gli effetti la tesi e getta in grave imbarazzo i cantori dell’emergenza omofobica.
    A scoprire che in realtà era tutto un bluff è stato un quotidiano messicano, El Universal che si è preso la briga di fare ciò che ogni giornalista dovrebbe fare: verificare la notizia. E così ha sguinzagliato la corrispondente da Celaya, Xochitl Alvarez, la quale partendo dal luogo in cui il bambino ha fatto capolino è andata a ritroso per cercarne le tracce.
    Cercando cercando la giornalista è riuscita a trovare la zia e a scoprire che il piccolo è figlio di commercianti ed è di carattere irrequieto. Ma quel giorno non ha fatto nessuna manifestazione politica per il semplice fatto che stava giocando e perché non ha nessuno zio gay. Insomma, la zia lo ha detto chiaro e tondo: il giornalista si è inventato tutto, non ha mai parlato col minore. A conferma di ciò c’è il fatto che la stessa cronista è andata a chiedere alla locale comunità Lgbt di Celaya sull’esistenza dello zio: risultato negativo.
    Dall’articolo si apprende anche un curioso effetto collaterale: il bambino a scuola è stato preso in giro dai compagni che lo hanno accusato di essere gay. E’ la stessa zia a dirlo, aggiungendo che i genitori, con cui poi successivamente la cronista ha parlato al telefono, hanno proibito a chiunque di avvicinarsi al piccolo per sottrarlo ad una morbosità mediatica che stava diventando patologica. Il giornale ha dato nome a quel bambino Alejandro, ma specificando che si tratta di un nome di fantasia per non continuare ad esporlo mediaticamente. Però i dettagli forniti dall’inviata, che mostrano come ci sia stata una ricerca seria e documentata, depongono a favore che l’articolo sia vero.
    Insomma: è tutta una grande bufala, costruita per malafede e servendosi di un bambino ignaro e mosso da tutt’altre intenzioni. Davvero un grande esempio di giornalismo, creato ad hoc per sostenere tesi e servendosi dei più indifesi, i bambini, dei quali, mascherandosi dietro le leggi di tutela della privacy che vengono utilizzate solo quando fa comodo, è più facile la strumentalizzazione.
    Ma la rivoluzione antropologica del gender, dell’omofobia, della distruzione della famiglia naturale fondata sul matrimonio, che si serve del favore in ginocchio di politici, istituzioni e stampa liberal, aveva bisogno di nuova carne da cannone per veicolare un’immagine che facesse presa e intenerisse il pubblico. A fare da grancassa una stampa che si fregia del titolo di essere indipendente, ma che ancora una volta ha mostrato bene da chi prende ordini usando a piacimento un bambino per accusare di omofobia, dunque di quello che se dovesse passare la Scalfarotto sarà un reato a tutti gli effetti, chi difende il diritto ad esistere come pilastro della società. In fondo, che la storia fosse vera o no che importava? Perché secondo il sistema dell’informazione che ci domina non c’è niente di più vero di una notizia falsa. L’importante è farlo credere.
    Il bimbo messicano giocava e non ha uno zio gay

 

 
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