



In Spagna la Chiesa non puo' più criticare la legge
di Andrea Zambrano
Ci risiamo. Questa volta a finire nel registro degli indagati saranno non uno, ma ben tre vescovi. E non per un’omelia, ma per aver esercitato il loro diritto di espressione criticando la recente legge emanata dall’assemblea autonoma di Madrid sull'educazione gender obbligatoria nelle scuole. In Spagna tornano i “taglialingua” riuniti sotto una delle tante sigle dell’apparato Lgbt e incuranti della recente archiviazione nei confronti del vescovo di Valencia Canizares rispolverano la via giudiziaria. Certi che è la goccia che scava la pietra.
E’ successo nei giorni scorsi ad opera dell’Osservatorio Spagnolo contro la “Lgbtfobia” che ha denunciato davanti alla procura di Madrid il vescovo di Getafe Joaqui'n Lopez de Andojar, il suo Ausiliare José Rico Pavés e il titolare della diocesi di Alcalà Juan Antonio Reig Pla. Quest’ultimo non è la prima volta che finisce sotto la lente della “gestapo gay”, ma la procura aveva sempre archiviato il caso. Come è accaduto recentemente per il titolare di Valencia. Ma la strategia delle lobby gay è quella radicale: a forza di insistere si troverà un giudice compiacente che condannerà i prelati.
Cosi' per mettere in opera la strategia hanno aspettato che i tre pastori intervenissero contro la nuova legge dell’assemblea autonoma di Madrid che impone nelle scuole l’indottrinamento Lgbt e altre misure a favore della gender theory e contro l’omofobia che ora è stata estesa attraverso un neologismo inquietante: “Lgbtfobia”.
L’Osservatorio ha denunciato i vescovi per incitamento a disobbedire ad una legge oltre che per discriminazione. Reati penali che ora un procuratore si prenderà la briga di esaminare. Con questa mossa in Spagna criticare una legge potrebbe diventare molto pericoloso.
Ma che cosa avevano fatto i tre pastori? Subito dopo l’approvazione della legge, hanno pubblicato una nota nella quale definivano la legge, approvata da un’assemblea dove la maggioranza è detenuta da Cristina Cifuentes del Partito Popolare, un "attacco alla libertà religiosa e di coscienza”. I vescovi sono partiti dal fatto che la legge è “ispirata da un’antropologia non adeguata e che nega la differenza sessuale maschio-femmina e l’unità della persona come corpo e spirito”. Secondo i tre “si tratta di una legge in contraddizione con la morale naturale in accordo con la retta ragione e che pretende di distruggere l’insegnamento pubblico della Bibbia, del Catechismo della Chiesa e del Magistero.
"Una legge arbitraria - avevano detto – che non contempla neppure l’obiezione di coscienza e che i partiti, i sindacati, i mezzi di comunicazione e le grandi industrie vogliono imporre attraverso un pensiero unico che annulla la verità sull’uomo”.
Ma a dare maggiore fastidio alle lobby gay è stata questa frase: “Tra le vittime reali della dittatura del relativismo ci sono coloro che soffrono la confusione sulla propria identità, una confusione che con leggi come questa sarà ancor più aggravata”.
Infine, dopo aver fatto appello al diritto dei padri e delle madri di educare i propri figli hanno concluso con un rimando evangelico: “Se tacessimo noi parlerebbero le pietre” non prima di chiedere ai cattolici delle loro diocesi “impegnati nella politica, nella sanità e nell’educazione, cosi' come gli sposi e i padri di famiglia, i sacerdoti di lottare per l’edificazione di una cultura che vinca la menzogna dell’ideologia e si apra alla verità della creazione e della persona umana, garanzia ineludibile per la libertà”.
Ma in Spagna questo potrebbe essere considerato un delitto di odio, di quelli da investire l’ufficio apposito della procura che adesso dovrà investigare sul documento episcopale. Si registra, ancora una volta il silenzio da parte della Conferenza Episcopale Spagnola. Ma il popolo sta con loro. In pochi giorni un sito specializzato in campagne online ha raccolto già 17mila firme a difesa della libertà di coscienza.
In Spagna la Chiesa non può più criticare la legge
Qualche domanda ai figliocci di Soros
di Francesco Filipazzi
Soros finanzia l'internazionale progressista. Questa informazione è abbastanza comune anche in ambienti non complottisti, ma è diventata incontrovertibile dopo che un gruppo di informatici al momento ignoto è riuscito a penetrare negli archivi della Open Society (una fondazione del magnate) e a trafugarne i documenti. Il quadro era piuttosto prevedibile. Alle elezioni europee sono state finanziate numerose associazioni per fare pressione culturale verso alcune tematiche, in particolare la diffusione delle teorie immigrazioniste e dell'ideologia gender. In Italia, come nota Blondet, fra i beneficiari troviamo ad esempio l'Arcigay. Ma non è finita qui. Nell'elenco dei personaggi da attenzionare come “in linea” con il programma distruttivo della fondazione troviamo alcuni italiani, ovviamente tutti facenti parte dell'area ultra progressista. I documenti sono tutti scaricabili da un sito, DCLeaks, pubblicato ad hoc e per analisi più approfondite vi rimandiamo al blog di Maurizio Blondet e a Dagospia.
Noi ci limitiamo a porre alcune domande ai nostri amici progressisti.
Il fatto che uno speculatore senza molti scrupoli (lo ammette lui stesso), spenda cosi' tante energie nel promuovere quelli che voi chiamate diritti, non vi fa pensare di essere dei burattini? Ci chiediamo infatti se davvero uno che nei primi anni '90 ha affossato l'economia italiana e inglese, sia mosso a pietà per quelli che non possono “vivere liberamente il loro amore”. Ricordiamo che dopo il trattamento riservatoci da questo signore il governo, per rientrare nei parametri SME, impose l'ICI sulla prima casa. E la distruzione della Lira fu il prodromo per far si' che entrassimo nell'Euro.
E' molto più probabile che la promozione dello stile di vita gay friendly per questo signore sia una semplice modalità per promuovere l'uomo atomico e isolato, preda del mercato e fonte di consumo. Cosi' come l'immigrazione non è altro che un modo per indebolire i sistemi economici, in modo che siano preda degli speculatori come Soros.
Inoltre, chiediamo, siete sicuri di non essere vittime della propaganda che questo signore mette in piedi da anni? Mentre chi si batte contro il potere mediatico di questo magnate ha le cosiddette pezze al cu*o (come noi ad esempio), i suoi figliuoli sono ben pagati. Chi mai nel mondo pro life italiano ha visto regali da 100mila euro provenienti dal mondo della finanza?
Qualche domanda ai figliocci di Soros ~ CampariedeMaistre


Prove tecniche di regime anticristiano negli Usa
Sequestrata la Bibbia al medico-predicatore
di Benedetta Frigerio
Cronache che fino a ieri ci si poteva aspettare di leggere in Paesi come la Cina o il Pakistan giungono ormai sempre più frequenti anche dagli Stati Uniti. L’ultimo caso, degno di ogni regime che si rispetti, si è verificato nello Stato della Georgia che ha chiesto a un pastore la consegna dei sermoni domenicali (pronunciati fra le mura della chiesa) e persino della sua Bibbia.
Bisogna premettere che Eric Walsh, considerato un leader nel campo dell’amministrazione sanitaria, aveva già lavorato per il governo federale. Laureato in medicina con un dottorato in salute pubblica, era diventato così noto per le sue doti che nel maggio del 2014 era addirittura stato chiamato a far parte del Comitato consultivo del presidente Barack Obama. Senza nemmeno far passare un mese, però, quando la sua attività di predicatore era giunta alle orecchie dell’amministrazione governativa, anche grazie ai video dei suoi sermoni pubblicati su YouTube, Walsh era stato licenziato. Non solo, perché prima di farlo, come a voler mettere le cose in chiaro, i membri del comitato presidenziale erano stati convocati per visionare insieme il filmato in cui il pastore criticava il cosiddetto matrimonio fra persone dello stesso sesso.
Nei suoi discorsi, anche in veste di medico, ricordava che fino agli anni Settanta l’omosessualità era considerata dalla medicina un disturbo psicologico e che poi la militanza Lgbt di alcuni psicologi era riuscita a farla depennare dal manuale delle malattie diagnostiche (Dms).
In seguito alla visione del video, un membro del Comitato aveva sottolineato che con l’intento di non discriminare alcuni per le loro idee sarebbe stato paradossale colpire chi ha vedute opposte, aggiungendo che i dipendenti vanno assunti in base alle loro capacità e non certo al loro credo religioso. A nulla purtroppo era valsa la difesa, dato che alla fine il licenziamento era comunque partito, costringendo Walsh a cercarsi un altro lavoro che aveva poi trovato presso l’amministrazione pubblica della Georgia. Senza pensare che, per la stessa identica ragione, sarebbe stato licenziato anche dal nuovo incarico. Questa volta, però, il predicatore si è deciso a denunciare lo Stato per discriminazione della libertà di espressione e religiosa, ma di tutta risposta, settimana scorsa, ha ricevuto la richiesta di consegna dei suoi sermoni e della sua Bibbia.
“Questa richiesta è una dimostrazione allarmante dell’intrusione del governo”, ha chiarito il presidente del Family Research Council americano, Tony Perkins. Intrusione, ha aggiunto, “incostituzionale” e aggravata dal fatto che l’America nasce e si imposta proprio sulla separazione Chiesa/Stato in difesa della libertà della prima. “E’ qualcosa che mi sarei aspettato di vedere in un paese comunista, non in America”, ha continuato Perkins. Eppure, il mese prima che esplodesse il caso Walsh, il governatore repubblicano della Georgia, Nathan Deal, aveva posto il veto alla norma votata dal parlamento locale per proteggere le persone dalla discriminazione legata alle proprie convinzioni sulle cosiddette nozze fra persone dello stesso sesso. Motivo per cui un editorialista del National Review, David French, aveva commentato così: “Il governatore Deal descrive la Georgia come un luogo in cui la nostra gente lavora fianco a fianco a prescindere dalla religione a cui aderiamo”, ma “il suo stesso governo rifiuta queste parole. In alcune parti della Georgia la persecuzione è la norma”.
Il commento è così verosimile che nel 2015 uno dei più validi vigili del fuoco degli Stati Uniti, Kelvin Cohran, fu licenziato per aver scritto un libro sulla famiglia in cui spiegava la perversione dell’omosessualità. Cohran, chiamato a dirigere il dipartimento dei vigili del fuoco di Atlanta dopo la sua egregia azione a New Orleans devastata dall’uragano Katrina nel 2005, era stato assunto come Walsh dal governo federale di Obama e messo a capo dell’amministrazione antincendio degli Stati Uniti. Ma nemmeno questo era bastato a placare il furore Lgbt alimentato dal linciaggio mediatico del pompiere.
In realtà, le prime avvisaglie di questa nuova ingerenza ancor più invasiva di quella che vuole eliminare la religione dalla vita sociale e che si spinge fino alle sagrestie per violare anche la vita più intima della chiesa, erano già pervenute dal Texas nel 2014. Allora l’ex sindaco di Huston, Annise Parker, aveva citato in giudizio i pastori della città che avevano osato esprimere contrarietà alla legalizzazione del cosiddetto matrimonio fra persone dello stesso sesso. Uno dei predicatori, intervistato da Fox News aveva incoraggiato i colleghi a pregare lo Spirito per ricevere forza, combattere contro l’ingiustizia e, anche nel caso “fossimo davvero costretti ad andare in prigione a causa delle nostre idee”, per “non avere paura di continuare a professare ciò in cui crediamo”.
La gravità del passaggio dalla rimozione della fede dall’agone pubblico al controllo della vita privata delle chiese è tale che spinse i Cristeros in Messico alla resistenza civile contro il governo massone prima di imbracciare le armi. Ovviamente la situazione è ben diversa (soprattutto per quanto riguarda la fede) e i casi sono ancora limitati, ma chissà che, in caso di vittoria della sinistra radicale e anticristiana alle elezioni presidenziali, non diventino presto la norma.
Prove tecniche di regime anticristiano negli Usa


Canada, ok sesso con animali
Li vedete questi buffi personaggi vestiti da Babbo Natale che sorridono come ebeti nella foto qui sopra? Non sono gli abitanti di Chinonso (città del Grinch), ma i giudici della Corte Suprema canadese. Tanti simpatici e sorridenti da essere ‘tolleranti’ e ‘aperti’ a tutte le aberrazioni che l’interpretazione evolutiva della legge consenta. Ed ecco che il sesso con animali è presto lecito…
(La Stampa) – Una singolare sentenza della Corte Suprema canadese sposta ulteriormente il confine delle possibilità di interazione sessuale, e non solo fra esseri umani. La Corte Suprema infatti ha deciso che i rapporti di carattere sessuale fra uomini e animali sono leciti, purché non vi sia penetrazione fra le varie parti interessate all’atto.
Una singolare sentenza della Corte Suprema canadese sposta ulteriormente il confine delle possibilità di interazione sessuale, e non solo fra esseri umani. Il punto giuridico, si occupava di un signore, identificato come DLW condannato fra l’altro per aver aggredito sessualmente le proprie figliastre, e accusato di altri tredici capi di accusa, fra cui quello di “bestialità”. Il Canada ha stabilito che gli atti sessuali tra uomini e animali sono leciti purché non vi sia “penetrazione” tra i soggetti coinvolti. A dichiararlo è stata una recente sentenza dalla Corte Suprema che si è occupata di un caso di un uomo della British Columbia, condannato per aver aggredito sessualmente le proprie figliastre e imputato di 13 diversi capi d’accusa tra cui quello di “bestialità”.
I legali di DLW hanno difeso con successo l’uomo, affermando che il reato di bestialità, collegato ad atti di sodomia con animali, inserito nel codice penale del 1892, non ha mai avuto una definizione comprensiva di ogni genere di rapporto sessuale fra uomini e animali. La loro tesi è stata accolta dalla maggioranza (7 contro 1) dei giudici, che hanno stabilito che “bestialità” va intesa come “un rapporto sessuale completo” fra uomo e animale, e presuppone la penetrazione. Non è chiaro che tipo di rapporti abbia avuto DLW, che sta scontando 16 anni di prigione per la violenza alle figliastre, abbia avuto con gli animali. Ma sembra, fra l’altro, che abbia cercato di far avere al proprio cane un rapporto sessuale con le figliastre, a quanto pare senza successo. Grazie alla sentenza DLW ha potuto beneficiare di uno sconto della pena.
Canada, ok sesso con animali - Azione TradizionaleAzione Tradizionale
Usa, nuove vittorie e sconfitte per la libertà religiosa
di Ermes Dovico
Si arricchisce di due nuovi capitoli la battaglia per la libertà religiosa e di espressione che sta interessando gli Stati Uniti, causata dall’approvazione di leggi che contrastano con le tutele garantite dal Primo emendamento della Costituzione e generano infinite dispute legali.
Il primo esempio viene dallo Stato dell’Iowa dove un tribunale ha giudicato “oggettivamente ragionevole” il ricorso di una chiesa ecumenica, la Fort Des Moines Church of Christ, che alla luce delle previsioni di una legge statale sull’orientamento sessuale e l’identità di genere teme di poter essere sanzionata per le sue omelie e per il fatto di avere bagni e spogliatoi distinti in base al sesso. La legge in questione, in vigore dal 2007, ha fatto emergere dei timori sulla libertà religiosa per l’interpretazione fornita in una brochure dalla commissione dell’Iowa sui diritti civili, secondo cui le relative norme si applicano “in alcuni casi” pure alle chiese. “Dove le condizioni non sono collegate a un autentico scopo religioso, anche le chiese sono soggette alle previsioni della legge (per esempio un asilo nido gestito dalla chiesa o un servizio ecclesiale aperto al pubblico)”, si poteva leggere nel documento, che di fatto subordinava la libertà delle chiese alla discrezionalità dei funzionari statali nel valutare la condizione di “autenticità” dello scopo religioso.
Dopo l’avvio dell’azione legale, la commissione ha parzialmente modificato la brochure, ma in modo insoddisfacente per i ricorrenti perché continua a mantenere la distinzione tra attività religiose e non religiose, lasciando aperta la porta a possibili sanzioni nel caso in cui i membri di una chiesa (così come tutti coloro che gestiscono servizi aperti al pubblico, quali bar, cinema, palestre, ristoranti, ecc.) si rifiutino di fare accedere un transgender in una toilette differente rispetto al sesso di appartenenza o usino nomi e pronomi in disaccordo con il genere cui una persona si sente di appartenere: anche l’attuale documento considera questi fatti come “esempi di discriminazione illegale”. Il tribunale, pur negando la richiesta avanzata dalla Church of Christ di un’ingiunzione preliminare contro l’applicazione della legge, ha perciò riconosciuto le buone ragioni della chiesa, consentendo il proseguimento della causa. “Né la commissione né una legge statale ha il potere di comandare a una chiesa come usare le sue strutture o quali affermazioni pubbliche fare riguardo alla sessualità”, ha commentato Steve O’ Ban, legale dell’Alliance Defending Freedom.
Se in questo caso il tribunale ha riconosciuto un vulnus dei principi di libertà tutelati dal Primo emendamento, non altrettanto può dirsi per la sentenza di una corte di appello federale chiamata a esprimersi sulla costituzionalità di una legge della California, che obbliga i centri per la gravidanza a informare le donne incinta su tutti i servizi di pianificazione familiare esistenti, dalla contraccezione all’aborto. La corte ha respinto il ricorso dei centri pro-life, con l’argomentazione che si tratta di “una legge neutrale di applicabilità generale” (come dire che far nascere un bambino e abortirlo pari sono), negando il diritto di appellarsi alla libertà di parola e di coscienza. Un giudizio che contrasta con altre decisioni simili assunte dai tribunali di Austin, Baltimora e New York, come ha ricordato Arina Grossu, direttrice del Center for Human Dignity, che ha definito la sentenza “un attacco incostituzionale ai diritti sanciti nel Primo emendamento. Questa decisione costringe le persone che difendono la vita umana a partecipare alla sua distruzione, contro i propri principi morali, la libertà di parola e il libero esercizio della religione”.
Usa, nuove vittorie e sconfitte per la libertà religiosa


15 L'uomo che si abbrutisce con una bestia dovrà essere messo a morte; dovrete uccidere anche la bestia. 16 Se una donna si accosta a una bestia per lordarsi con essa, ucciderai la donna e la bestia; tutte e due dovranno essere messe a morte; il loro sangue ricadrà su di loro.
Levitico 20
http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Lev20&formato_rif=vp
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
Tacito, Agricola, 30/32.


Povera bestia!
Per lei neppure un po' di ... misericordia francescana da giubileo?![]()
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Spagna, è ormai gendercrazia: studenti delatori e liste di proscrizione se il prof non applica la legge
di Andrea Zambrano
La gendercrazia che si è instaurata in Spagna sta procedendo a larghe falcate verso la sua piena applicazione. Presto nelle scuole di ogni ordine e grado avremo studenti delatori nei confronti degli insegnanti che non applicheranno le nuove direttive dettate dall’assemblea di Madrid attraverso la cosiddetta legge Cifuentes, dal nome del governatore dell’assemblea autonoma madrileña, che ha licenziato una legge che sta già mietendo numerose vittime.
Il mese scorso all’apertura della scuola era finito nel mirino il Collegio Juan Pablo II, il cui preside aveva commesso l’imperdonabile errore nel corso di una comunicazione scuola-famiglia di denunciare la legge Cifuentes che avrebbe limitato la libertà di educazione delle scuole e dei genitori. Erano insorte molte associazioni Lgbt che aveva chiesto alla presidenta di applicare le sanzioni previste dalla legge.
Adesso si alza l’asticella di qualche metro. In attesa che la procura ravvisi degli estremi di reato per il povero preside, l’associazione Lgbt Arcopoli ha lanciato via Twitter una campagna di delazione per gli studenti che di fatto si può configurare come una vera e propria lista di proscrizione per le scuole che non si piegano all’insegnamento gender tra i banchi.
A dare la notizia, in un articolo firmato da Pablo Gonzalez de Castejòn è il portale Actuall che entra nel dettaglio della campagna di proscrizione. L’associazione Arcopoli ha deciso di utilizzare tutto il ventaglio di strumenti messi a punto dalla legge. Tra questi l’invito agli studenti a esigere dai loro rispettivi istituti una stretta vigilanza sulle nuove obbligazioni scolari. E se non lo hanno fatto devono scrivere immediatamente scrivere all’associazione Acropoli perché queste vengano compiute. Un atteggiamento di delazione che non è contemplato dalla legge dato che l’associazione non ha meriti per intervenire, però intanto si fa un po’ di terrorismo, in attesa che i giudici affinino la procedura della caccia al reprobo.
Tra le “obbligazioni” compaiono anche rituali curiosi. Ad esempio il far rispettare l’esposizione della bandiera arcobaleno nel giorno dell’orgoglio gay. Giorno che Madrid, guarda caso, sarà mondiale nella primavera del 2017. Questo la legge non lo dice, però dice che le scuole devono commemorare in un qualche modo, non dice quale, la storia della comunità Lgbt.
La stessa strategia è utilizzata per l’istituzione di una biblioteca Lgbt, che dovrà essere presente in ogni scuola. Immaginiamo di che tenore dovranno essere i testi. Ma c’è di più: l’associazione ha annunciato che manderà degli ispettori per certificare il rispetto della legge. A quale titolo? Non si sa, però per certe associazioni di cittadini evidentemente ci sono dei percorsi privilegiati.
E’ evidente che la strategia è quella di portare ad un casus belli. Una scuola che prima o poi verrà presa di mira e punita con la sospensione dell’accreditamento si troverà. Al resto penserà la giustizia ordinaria, che potrà così fare il suo lavoro grazie all’opera “meritoria” di studenti delatori e attivisti gay diventati ormai una polizia politica del pensiero.
Spagna, è ormai gendercrazia: studenti delatori e liste di proscrizione se il prof non applica la legge


Omogenitorialità e dintorni: critica alla peer review
Alessandro Benigni
Nell’era del “è tutto lecito cio' che è tecnicamente possibile”, a chi afferma che il bambino ha sempre e comunque diritto alla madre e al padre e che non puo' essere brutalmente mercificato al solo scopo di accontentare una coppia dello stesso sesso, a chi difende la dignità assoluta ed inviolabile di ogni essere umano, a partire dal concepimento, viene spesso rinfacciato che “in America” ci sarebbero ben “trent’anni di studi” che “dimostrerebbero” come ai bambini cosi' crudelmente feriti la vita sorriderebbe sempre e comunque, in una specie di spot globale dove la narrazione prende il posto della realtà.
Niente, nessun problema. Questi bambini crescono sani e forti, ben istruiti, felici come gli altri. Eleganti, festosi, in queste case finemente arredate e sature di luci artificiali, dove la scomparsa della madre (o del padre) è abilmente nascosta sotto il fumo della recitazione e degli effetti speciali.
Le testimonianze disperate (e censurate) di chi è cresciuto con una storia e in condizioni simili, non contano. Il non aver mai conosciuto la madre o il padre, perché cosi' hanno “amorevolmente” deciso quelli che oggi si chiamano “omogenitori” sembrerebbe non influire minimamente sulla loro vita.Avere un padre e una madre non è più un bene per il bambino, dicono. Avere o non avere una madre, è la stessa cosa: perfino l’attaccamento intrauterino non conta, ci insegnano. In barba alla contraddizione logica e antropologica per cui se è vero che da una parte non servono i padri e dall’altra non servono le madri, se ne deduce logicamente che non servono più i genitori (ma a maggior ragione non dovrebbero servire quei “genitori” che hanno una consistenza solo nel regno delle parole, come per esempio gli “omogenitori” e cosi' via).
Insomma: sapere di essere stati acquistati, con tanto di contratto legale di fronte ad un notaio, da una madre scelta su un catalogo, un utero in affitto, magari un frullato di sperma, tanto per rendere difficile l’identificazione dell’unico padre che è possibile avere, non provocherebbe effetti. Men che meno danni.
Affermano con sicumera: “quello che conta è solo l’amore”. E via con gli slogan, i sorrisi, le canzonette, in un clima surreale dove violenza e psicosi sono mascherate dalla “lotta per la libertà”, per “i diritti”: “Love is love”, e bum, ogni istanza etica è svanita nel buco nero della cecità.
Ci informano che “studi americani lo dimostrano”, che l’APA qui e là, che bisgona smetterla con l’omofobia e che, per finire, chi obiettta l’assurdità e la crudeltà assoluta di questo scempio non puo' fregiarsi di uno studio peer review. Ed è questo, l’appello “alla scienza”, che dovrebbe costituire la pietra tombale su ogni discussione e su ogni critica.
Ora, a parte che non è ben chiaro dove sia qui il gesto d’amore, cosa ci sia di amorevole nell’infliggere volontariamente, ad un bambino, la perdita della madre (o del padre), ci sono anche altri argomenti, sia di ordine logico che epistemologico, per cui il dibattito – sia etico che scientifico – non solo è possibile, non solo è doveroso, ma non è nemmeno cominciato. Proprio perché questi argomenti omosessualisti, sono tutti, ma proprio tutti, fuori tema, epistemologicamente infondati, eticamente inaccettabili.
Vediamo di mettere in ordine le obiezioni:
1) prima di tutto si deve ricordare che il problema delle adozioni in coppie dello stesso sesso non è scientifico, ma etico (non è, non potrà mai essere “la scienza” a dirci quello che è bene o quello che è male, quello che si puo' o non si puo' fare con l’uomo, come chiunque puo' facilmente comprendere anche solo per via intuitiva: se scientificamente non posso provare che una “pedofilia soft” – per usare l’espressione di Richard Dawkins – faccia danni al bambino, per questo motivo diventa eo ipso eticamente accettabile?)
2) ma anche dal punto di vista più strettamente “scientifico” l’affermazione secondo la quale “la scienza dimostra che i bambini cresciuti in coppie same sex stanno bene” non ha fondamento, in quanto parte dal presupposto (epistemologicamente sbagliato) che sia possibile considerare tutte le scienze allo stesso modo, senza nessuna differenza tra “scienze dure” e “scienze molli“, come se gli statuti epistemologici, gli orizzonti teoretici, le pratiche metodologiche che ne so, della fisica o della chimica, fossero immediatamente sovrapponibili a quelle della psicologia o della sociologia. L’intento è quello di fare un bel meltinpot in un unico indistinto calderone, per poi poterci cavare fuori tutto e il contrario di tutto.
Peccato che mentre la matematica e la logica “dimostrano”, in senso forte (ovvero arrivano a conclusioni la cui negazione implica una o più contraddizioni logiche), la psicologia e la sociologia al massimo congetturano, ipotizzano, teorizzano, ma non prossono né potranno mai “dimostrare” alcunchè. E questo a causa del loro metodo e del loro oggetto di ricerca: l’uomo.
Ma non è finita qui.
Oltre a queste radicali (e definitve, a ben vedere) obiezioni, ci sono poi anche precise contro-analisi, critiche epistemologicamente fondate di quelli che vengono spacciati per “studi” a favore della deprivazione e delle cosiddette “famiglie omogenitoriali”: indagini che mettono in evidenza come si tratti in realtà di un’accozzaglia eterogenea di ricerche, con pochissimi o inadatti campioni, quindi di nullo impatto statistico, di interviste senza osservazioni, o comunque non imparziali, a volte addirittura telefoniche, in cui, non senza una certa dose di comicità, gli “omogenitori” auto-valutano le loro capacità genitoriali o si tratta comunque di mere “ricerche” svolte con metodologie spesso farraginose, di raccolte di dati inadatti per redigere la benché minima conclusione teoretica.
Figuriamoci se questi dati sono sufficienti per pretendere un salto antropologico di portata devastante come quello che oggi viene già concretamente prefigurato con il passaggio dalla generazione alla fabbricazione di individui. Bambini che vengono mercificati per essere poi deprivati di uno dei due genitori e infine artificiosamente impiantati in una coppia di adulti dello stesso sesso, ovvero in una coppia che evidentemente non puo' averli generati in alcun modo, se non ricorrendo ai trucchi e al denaro. In un passaggio dalla generazione alla mercificazione che comporta anche la riduzione dell’uomo da soggetto di diritto ad oggetto di diritto altrui.
Omogenitorialità e dintorni: critica alla peer review | Libertà e Persona


FRANCIA. SE CITI LA BIBBIA, TI CONDANNANO. IN NOME DELLA TOLLERANZA. MA IL PRESEPE…
Marco Tosatti
In Francia se citi la Bibbia vieni condannato a pagare cinquemila euro di multa. E’ quello che è accaduto all’ex presidentessa del Partito Cristiano Democratico, Christine Boutin, che aveva detto che “l’omosessualità è un’abominazione”. Nel 2015 Boutin, candidata alle presidenziali, era stata condannata in primo grado; mercoledì scorso la Corte d’Appello ha emesso un verdetto che obbliga Boutin a versare duemila euro di danni e interessi alle associazioni “Mousse” e “Le Refuge” che si erano costituiti parte civile. La motivazione: “provocazione pubblica all’odio e alla violenza”.
Christine Boutin, in un’intervista alla rivista “Charles”, apparse nell’aprile del 2014, aveva detto: “Non ho mai condannato un omosessuale. L’omosessualità è un’abominazione. Ma non la persona. Ho amici omosessuali. Sono peccatori. Non mi vedrete mai fare l’apologia di un peccato. Bisogna prendere la Bibbia”.
La frase della Bibbia a cui aveva fatto in particolare riferimento Boutin è nel Levitico, e dice: “Non ti coricherai con un uomo come si fa con una donna: è cosa abominevole. Non rendetevi impuri con nessuna di tali pratiche, poiché con tutte queste cose si sono rese impure le nazioni che io sto per scacciare davanti a voi. Chiunque praticherà qualcuna di queste abominazioni, ogni persona che le commetterà, sarà eliminata dal suo popolo”. (Levitico 18,22;24;29).
La sua difesa non è bastata. E’ evidente che le leggi cosiddette antidiscriminazione che le lobbies LGBT sono riuscite a far approvare in Francia come in altri Paesi europei costituiscono un serio problema per la libertà di espressione, e, a questo punto, anche per la libertà di religione, dal momento che neanche la citazione di un testo sacro come la Bibbia costituisce una difesa.
Stupisce che la Chiesa non si renda conto di quanto questa situazione possa costituire un pericolo; ma evidentemente l’ossessione dei migranti rende sordi e ciechi, salvo pochi casi.
Nel frattempo però, sempre in Francia, nell’imminenza del Natale, ci si preoccupa di un grave problema di ordine pubblico. Il Consiglio di Stato infatti ha decretato che un Presepe “non può essere installato” in un luogo pubblico a meno che non “presenti un carattere culturale, artistico o festivo”. Un sindaco, un consiglio dipartimentale, o un personaggio pubblico può fare un Presepe senza contravvenire alla legge del 1905 di separazione fra Chiesa e Stato? C’era stato un problema di due associazioni di liberi pensatori che avevano contestato il Presepe costruito in un comune e un dipartimento. E il Consiglio di Stato ha tranciato in questo modo sibillino il nodo gordiano del Prese che attentava alla laicità della Repubblica. Parafrasiamo Obélix: “Ils sont fous, ces Français”…
FRANCIA. SE CITI LA BIBBIA, TI CONDANNANO. IN NOME DELLA TOLLERANZA. MA IL PRESEPE? ? STILUM CURIAE
Prima unione civile tra due amici: "Non siamo gay, ma sposarsi conviene"
Una scelta fuori dal coro ma dentro ai limiti di legge, e che forse farà discutere: è quella di Gianni e Piero, conviventi da anni ma «solo amici», che hanno deciso di unirsi civilmente sabato prossimo a Schio, nel vicentino.
«Non siamo gay» hanno precisato, spiegando che la loro è una scelta di pura convenienza. Gianni, vicentino di 56 anni, è un musicista; Piero è di origini romane e ha 70 anni. Convivono già da parecchi anni ma il sesso non c'entra: «non siamo una coppia, ci prendiamo cura l'uno dell'altro, siamo come fratelli» hanno spiegato in un'intervista.
Allora perchè unirsi civilmente? I due prossimi 'sposi" sono convinti che l'unione civile consentirà loro di accedere a diritti utili e di risolvere problemi pratici.
Vivono in un Comune vicino a Schio, hanno scelto quest'ultimo perché qui hanno potuto sbrigare le pratiche necessarie velocemente, nonostante il sindaco sia contrario alle unioni omosessuali. La cerimonia infatti sarà celebrata da un assessore donna.
«Ci sono situazioni - spiegano i due amici - in cui non avere un legame riconosciuto crea difficoltà, come le degenze in ospedale, ma anche il pagamento delle bollette, del canone Rai: prima che venisse messo in bolletta lo addebitavano a entrambi». Una scelta di pura convenienza, dunque.
Critico Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia e leader storico della comunità omosessuale italiana: «che due persone eterosessuali dello stesso sesso vogliano fare una unione civile e accedere così anche alla reversibilità delle pensioni, all'eredità e così via, lo trovo legale, ma dal punto di vista morale è una truffa.
Non è che si possa utilizzare la norma come si vuole. Liberi di farlo, ma dal punto di vista morale credo siano dei furbacchioni che usano le norme a loro uso e consumo».
Mancuso conclude «attenzione a non svilire un istituto come qualcosa che passa come privilegio, la legge non è un eldorado per chi vuol fare il furbo».
Prima unione civile tra due amici: "Non siamo gay, ma sposarsi conviene" - Giornale di Sicilia
Una volta si parlava comunemente del "torbido ambiente degli omosessuali".....
Foffo e Prato, sesso davanti al corpo in agonia
Omicidio Varani
Redazione
Sono passati oltre otto mesi dall'omicidio di Luca Varani ma continuano a emergere particolari sempre più raccapriccianti sull'esecusione del ventisettenne da parte di Manuel Foffo e Marco Prato, i due trentenni che lo massacrarono nel corso di una notte folle e sordida conclusasi tragicamente i 4 marzo scorso in un appartamento del Collatino, alla periferia Est di Roma.
Secondo quanto riporta il quotidiano romano Il Tempo in un articolo a firma Valeria Di Corrado, mentre il corpo di Luca giaceva per terra martoriato da un centinaio di colpi tra martellate e coltellate, forse già morto ma più probabilmente ancora vivo, i due carnefici, sudati e dopo essersi tolti di dosso gli abiti sporchi di sangue, avrebbero consumato un rapporto sessuale. Lo avrebbe raccontato lo stesso Foffo nel corso di uno degli ultimi interrogatori resi davanti al pubblico ministero Francesco Scavo e al suo legale Michele Andreano.
L'ennesimo particolare agghiacciante di una vicenda che non finisce mai di inorridire. Foffo e Prato avevano attratto con un pretesto, probabilmente di tipo sessuale, Varani in quell'appartamento di via Igino Giordani e poi, dopo averlo stordito con droghe, alcol e farmaci, lo avevano massacrato con «almeno 107 ferite», con «perversione e gratuita malvagita», dando sfogo si legge nel capo d'imputazione a «un impulso interiore connotato da inaudita violenza». E cosi si e compiuta «la morte di un essere umano attraverso inumane sofferenze».
Foffo e Prato, sesso davanti al corpo in agonia - IlGiornale.it
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Amici uniti civilmente? Detto, fatto
di Tommaso Scandroglio
Unirsi civilmente senza essere gay. Il Giornale di Vicenza intervista Gianni Bertoncini, 56 anni, noto batterista jazz e l’amico Piero Principe, 70 anni. Prima coppia unita civilmente a Schio. Ma non sono una coppia gay, sono solo due amici che vivono insieme.
Il giornalista Elia Cucovaz attacca così l’intervista: “Bertoncini, la vostra sarà la prima unione omosessuale a Schio...”. «Guardi, la fermo subito – lo interrompe il batterista - Noi non siamo una “coppia” nel senso in cui lo intende lei». E di rimando il giornalista “Scusi?”. «Conviviamo da molti anni – spiega lui - Ci prendiamo cura l’uno dell’altro. Ma siamo... come fratelli». “Fratelli? – chiede giustamente interdetto Cucovaz - Ma sbaglio o allora questo non ha niente a che fare col cosiddetto “matrimonio gay”?”. «No, infatti – ammette Bertoncini - per noi significa più che altro accedere a dei diritti e risolvere dei problemi pratici».
Un insulto alla legge sulle Unioni civili? Un comportamento in frode alla legge? Un uso strumentale di una vittoria del mondo omosessualista? Nulla di tutto questo, bensì un uso correttissimo, seppur molto prosaico, della legge Cirinnà la quale non prevede come condizione per unirsi civilmente che la coppia sia legata da vincoli affettivi omosessuali, bensì solo che la coppia sia formata da due persone dello stesso sesso. Quindi anche due amici in punta di diritto possono unirsi civilmente.
Al comma 1 dell’art. 1 infatti possiamo leggere che “la presente legge istituisce l’unione civile tra persone dello stesso sesso”. Punto. Non si aggiunge altro. Chi sono i soggetti esclusi? I minorenni, gli sposati, i già uniti civili, gli interdetti, gli ascendenti e discendenti in linea retta, i fratelli, zii e nipoti, gli affini, gli adottati e adottanti e chi si è macchiato di omicidio o di tentato omicidio del coniuge o dell’unito civile. Gli eterosessuali non compaiono in questo elenco e quindi possono contrarre unione civile. E non potrebbe essere che così. Includere come criterio per unirsi civilmente anche l’esistenza di un vincolo affettivo di natura omosessuale avrebbe comportato seri problemi giuridici, anzi sarebbe stata una indicazione priva di carattere giuridico.
Infatti chi avrebbe accertato l’esistenza di questo vincolo affettivo? L’ufficiale di stato civile? Un perito di ufficio? La stessa coppia tramite autocertificazione che attestasse: “noi ci vogliamo bene, non come due amici, ma come due amanti”? E poi quali criteri seguire per certificare l’esistenza di tale rapporto omosessuale? La verifica che i due hanno rapporti carnali? La convivenza associata a gesti di intimità o di mera attenzione reciproca, ma un’attenzione non puramente amicale? E poi dato che le unioni civili sono state sostanzialmente parificate al matrimonio e dato che anche nel matrimonio quello che conta per lo Stato è l’assunzione di alcuni doveri specifici – fedeltà, aiuto reciproco, educazione dei figli etc. – non l’esistenza di un vincolo affettivo, perché prevedere criteri differenti per le coppie unite civilmente?
In buona sostanza Gianni e Piero sono una coppia unita civilmente secondo tutti crismi di legge. Ma qui entriamo nel paradosso. Infatti due amici potranno godere di tutti quei diritti riservati alle coppie coniugate. Non solo l’unione omosessuale è stata omologata al vincolo matrimoniale, ma anche una semplice amicizia può essere considerata “matrimonio”. A rovescio - dato che le equivalenze si possono leggere non solo da sinistra verso destra ma anche da destra verso sinistra - marito e moglie possono essere considerati due amici. C’è chi progredisce e che regredisce suo malgrado sulla scala evolutiva/involutiva disegnata dal legislatore.
Ma facciamo un passo in più, passo consentito dalla stessa legge Cirinnà. Gianni e Piero si sono uniti civilmente perché amici e perché, come loro ammettono, è conveniente farlo. E se prevalesse la convenienza sull’amicizia? Nulla vieta pensare che due persone dello stesso sesso si potranno unire civilmente solo perché così avranno vantaggi fiscali, sulla casa, sulla cittadinanza, anche agevolazioni in sede processuale penale ne abbiamo già parlato.
Unirsi tanto per garantirsi uno scudo processuale nel caso in cui un rapina andasse male: chi vieta di ipotizzarlo? Unirsi civilmente non perché omosessuali e non perché amici, ma perché utile è legittimo secondo la legge Cirinnà ed è impossibile vietarlo. Il nostro ordinamento infatti mica fa il processo alle intenzioni in merito all’uso che fanno i cittadini degli istituti giuridici eretti dallo Stato. Contenti loro, contenti tutti. Quindi perché non usare della Cirinnà anche per fini non nobilissimi?
Saltano quindi tutte le categorie non solo antropologiche, ma anche sociali e giuridiche: una coppia di amici, di conoscenti, di soci in affari, di compagni di partito, di studio, di sport è anche una coppia di coniugi. In forza della legge la realtà può cambiare natura e il diritto è in grado di realizzare l’impossibile, come forse fece Caligola che nominò “senatore” un cavallo, cioè fece diventare un equino una persona. Come dargli torto, dato che alcuni nostri senatori sono, nemmeno cavalli, ma solo veri asini?
Nella Relazione al Titolo preliminare del Codice Civile di Napoleone si poteva leggere che la legge modifica, cancella ciò che esiste e crea ciò che non esiste. La vicenda della coppia di amici di Schio ci ha fatto comprendere ancora una volta che l’intento della Cirinnà è quello non solo di creare il “matrimonio” gay, ma anche e soprattutto di cancellare l’istituto del matrimonio e sostituirlo con qualsiasi rapporto sociale: omosessuale, di amicizia, di convenienza. Se ogni relazione è uguale alle altre, scompare ogni differenza, si annulla ogni identità. Più che una società liquida ci aspetta una società gassosa. Prepariamo le maschere antigas.
Amici uniti civilmente? Detto, fatto
Se passa il reato di “omofobia”: possibili scenari
Antonio Righi
Se vincerà il si al referendum costituzionale sarà davvero difficile fermare l’ondata di leggi in favore della distruzione della famiglia naturale e della rivoluzione antropologica in atto. In cima alla lista dei prossimi provvedimenti sta quello contro i presunti reati di “omofobia”. Il Governo già da tempo sta lavorando al disegno legge ed è mobilitato in questo senso, tanto che nel decreto della “buona scuola” all’articolo 16 si fa riferimento alla formazione dei bambini in relazione ai principi di pari opportunità, “promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”.
Per fare cio' occorre (prosegue il decreto) “educare alla parità e al rispetto delle differenze, in particolare per superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazze e ragazzi, bambine e bambini nel rispetto dell’identità di genere, culturale, religiosa, dell’orientamento sessuale, delle opinioni e dello status economico e sociale, sia attraverso la formazione del personale della scuola e dei docenti sia mediante l’inserimento di un approccio di genere nella pratica educativa e didattica”. Anche se il testo si presenta abbastanza confuso ed ambiguo, emerge una visione antropologica basata sull’idea che essere uomini o donne rappresenti uno “stereotipo” della società.
Ma se dovesse passare la legge contro l’omofobia, quali scenari si presenterebbero in Italia? Proviamo a tracciarne alcuni.
Dato che il riconoscimento della propria identità dovrebbe passare solamente attraverso quello che io percepisco di me stesso (uomo o donna diventerebbero cosi' solo due dei tanti possibili generi in cui io mi potrei identificare), risulterebbe discriminatorio (e quindi punibile penalmente) chiunque sostenga la natura biologica dell’essere uomo o donna (con buona pace della scienza biologica). La percezione che ho di me stesso diventerebbe l’unico criterio con il quale misurarmi ed essere mirato dagli altri. Lo psicologismo che trionfa sulla realtà e sulla scienza (e in ultima analisi, sulla ragione).
Un soggetto quindi riconoscerebbe la sua vera identità in base alla sola dimensione emozionale (bypassando qualsiasi tentativo di razionalizzazione). Se ne deduce che “io esisto” solamente in quanto ho la possibilità di amare. Visto che l’amore è un sentimento universale e visto che non esiste di fondo alcuna differenza sostanziale fra essere uomo o donna (o qualsiasi altro genere), tutti abbiamo il diritto di amare e di crescere dei figli. Ne viene da se che per crescere una prole non serviranno più degli “elementi” biologici (padre e madre) ma sarà sufficiente solo l’amore. Se io da uomo amo come una donna, visto che l’amore è un sentimento unico che unisce tutti, per crescere bene un figlio non avro' necessità di dargli una madre. Io da solo o con il mio (o più) compagno(i) saroin grado di svolgere autenticamente il compito di genitore. Se domani, qualsiasi persona volesse sollevare una qualche perplessità circa questo ragionamento (anche al bar con gli amici) verrebbe accusata (penalmente!) di omofobia, in quanto si discriminerebbe di fatto l’idea di coppia omogenitoriale. Sostenere che i bambini hanno diritto ad un padre e una madre sarà fuorilegge!
Parlare in pubblico, quindi, sarà molto rischioso specialmente per quelle categorie (docenti, politici, sacerdoti, giornalisti…..) che svolgono un lavoro di grande esposizione sia mediatica che sociale. Emblematico è il recente caso che ha colpito l’arcivescovo Antonio Canizares Llovera, accusato dalla Procura di Valencia (su denuncia del collettivo Lgbt Lambda) di incitamento all’odio omofobico, per aver tenuto un’omelia e una conferenza in difesa della famiglia naturale come “centro e cellula della società, come realtà fondamentale per lo sviluppo della personalità umana e per il futuro della società”, e nell’aver denunciato la promulgazione di leggi contrarie alla famiglia, con “l’azione ostile di forze politiche e sociali, alle quali aderiscono i movimenti dell’impero gay, di ideologie come il femminismo radicale o la più insidiosa di tutte, l’ideologia di genere”. Questo è bastato all’ex Prefetto del Culto divino per rischiare fino a tre anni di carcere.
E' evidente che la libertà di pensiero e di parola verrebbe amputata in maniera preoccupante, fino al punto che bisognerebbe persino stare attenti alle parole pronunciate dai figli in assenza dei genitori. Se un bambino dovesse, ostinatamente, sostenere a scuola che la famiglia è fatta solamente da un uomo e una donna e che un figlio ha sempre diritto ad avere un padre e una madre, la scuola potrebbe segnalare il caso alle autorità e il figlio (grazie all’intervento dei servizi sociali) essere sottratto alla famiglia e spedito in qualche comunità “rieducativa”. Se anche questo vi sembra assurdo non è purtroppo cosi'. Nel febbraio scorso in Norvegia una famiglia si è vista sottrarre dai servizi sociali i propri cinque figli, perché accusati di essere «cristiani radicali», rei di aver dato qualche sculacciata ai loro bambini.
Una domanda: ma davvero volete un futuro cosi' per voi e per i vostri figli?
Se passa il reato di ?omofobia?: possibili scenari | Libertà e Persona
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