



Maria Calvo, come Gabriele Kuby in lotta contro le lobby LGBT
Claudio Forti
Ancora da Actuall, quotidiano spagnolo online di informazione, la presentazione di una ulteriore figura di donna in lotta contro la menzogna ideologica LGBT. Menzogna ormai propagandata su scala planetaria dalla quella che poco più di 100 anni fa nel suo famoso romanzo Il padrone del mondo, Robert Benson chiamava “nuova religione umanitaria”.
Caro lettore,
Una settimana fa ti ho parlato della famosa sociologa tedesca Gabriele Kuby, una donna che ha avuto il coraggio di opporsi alle lobby LGBT con il suo libro La rivoluzione sessuale globale, e che è stata minacciata di morte in un’opera teatrale da quella che potremmo chiamare nuova Gestapo del pensiero.
Perché, uomo o donna che sia chi legge, e perché ci rendiamo conto chi sia la Kuby, dico subito che non si tratta di una Orsolina rinchiusa in un convento. Si tratta invece di una ex attivista giovanile del maggio 68, che conosce perciò in profondità quella che venne definita “rivoluzione sessuale”, e per questa lotta è disposta a giocarsi la reputazione o il lavoro. Senza queste persone coraggiose l’Occidente avrebbe perso da tempo questa battaglia culturale contro i nemici della famiglia, della vita e della libertà.
Un’altra di queste donne, che non ha paura di confrontarsi con i nuovi censori e inquisitori, è la spagnola Maria Calvo, professoressa di Diritto ed esperta di Ideologia di Genere. È anche autrice, oltre ad altre opere, dei libri Alteridad sexual (ragioni contro la Ideologia di Genere); Los niños con las niñas (I bambini con le bambine); La masculinidad robada; o Padres destronados (Padri detronizzati). Già i titoli ci dicono tutto. Ma la buona notizia è che questo tipo di libri, che Maria Calvo scrive con tanta lucidità e coraggio, saranno sempre più validi col passare del tempo, e saranno vecchi forse tra 50 anni, tanto da rimanere una testimonianza archeologica di un’epoca nella quale la vecchia Europa si impegnava a gettar via quanto di meglio la antica sapienza le aveva lasciato. E lo ha fatto distruggendo la maternità – e per questo il futuro -, pensando di liberare il maschio imponendo in cambio l’ipermercato delle identità sessuali.
Però, mentre le acque non tornano al loro corso – e ci torneranno -, e i tiranni non cadranno dai loro piedestalli – e vi cadranno -, dovremo lottare perché non mettano le loro mani sui nostri figli facendoli diventare come stracci senza volontà e marionette senza criterio.
Per questo abbiamo chiesto alla professoressa Calvo che ci faccia una valutazione dell’ultimo abuso di potere (cacicada), degli ideologi di genere, con la legge di Diversità Sessuale voluta dalla Comunità di Madrid. Una norma che Ignacio Arsuaga, presidente di HazteOir.org | La web del ciudadano activo (FattiSentire), definisce totalitaria, e una grave minaccia contro i nostri figli e nipoti. Minaccia che il Governo di Madrid vuole imporci, che lo vogliamo o no, in tutte le scuole, comprese le private, per mano di Cristina Cifuentes.
“Se guardiamo con attenzione i contenuti, vediamo che sono quasi pornografici. Si vuole insegnare ai bambini una educazione sessuale di cui non hanno bisogno, perché vengono stimolati a masturbarsi, a toccare il vicino, a scegliere la propria identità sessuale, indottrinandoli”, afferma la prof Calvo, riferendosi alla Guida Abraza la diversidad, un documento del Ministero della Sanità che da direttive per alunni e professori. Questi contenuti o contenuti simili sono quelli che i bambini madrileni dovrebbero studiare nel prossimo corso. Principalmente quando la legge di diversità Sessuale è stata elaborata esclusivamente contando sul consiglio dei collettivi gay, lesbiche e transessuali, e senza chiedere il parere ai genitori, ai docenti e ai pedagoghi, che certamente avrebbero dadire la loro. O no?
La prof mette in evidenza la mancanza di rigore scientifico della legge e offre argomenti per oppugnare a questo giro di vite di ingegneria sociale con il quale si pretende di manipolare le menti e i corpi dei nostri figli. Non lasciamo che lo facciano! Per questo ci siamo.
Maria Calvo: “La legge Cifuentes è retrograda, negli Stati Uniti la scienza dice il contrario.
Maria Calvo Charro sottolinea il fatto che negli Stati Uniti la scienza raccomanda di non realizzare operazioni di cambio di sesso, né di trattare questo tema coi bambini, tutto il contrario di quanto approvato dalla Cifuentes.
Di Pablo de Castejón
La legge antidiscriminazione approvata dall’Assemblea di Madrid e proposta dal partito popolare con alla testa Cristina Cifuentes, continua a suscitare reazioni contrarie, specialmente nel mondo dell’educazione, uno degli ambiti in cui in cui la legge esercita una grande intromissione.
Una delle voci più critiche, consultate da Actuall è stata Maria Calvo Charro, presidente della Associazione europea dei centri di educazione differenziata (EASSE), professoressa di Diritto Amministrativo dell’Università Carlo III e autrice di libri come Alteridad sexual, ragioni di fronte all’ideologia di genere. La prima cosa che Maria rimarca, e che più richiama la sua attenzione è che questa è una legge proposta e approvata dal Partito Popolare (PP). Lei aveva già intuito queste intenzioni dei Popolari lo scorso anno quando il Ministero della Sanità ha pubblicato la Guida “Abbraccia la diversità”, un documento che da una serie di direttrici per gli alunni e i professori, con l’intento di voler prevenire la discriminazione LGBT nelle scuole.
“Se guardi i contenuti, ti rendi conto che sono quasi pornografici. Si vorrebbe insegnare ai bambini cose non necessarie. Vengono stimolati a masturbarsi, a toccare il vicino e a scegliere la propria identità sessuale, indottrinandoli”, dice la prof. Calvo.
Tale Guida, che esegue chiaramente quanto stabilito per essere utilizzata in tutte le scuole della comunità (pubbliche o private che siano), perché venga impartita a tutti gli alunni (da 0 a 18 anni), è stata elaborata con il concorso dei gruppi LGBT.
Per questa legge non è stata contattata nessuna associazione di genitori o di esperti educativi indipendenti, ma è stata elaborata con il consenso dei gruppi LGBT, che oltretutto ne controlleranno annualmente il funzionamento. Una decisione che non è piaciuta molto a Concapa.
Per Maria Calvo non è sorprendente questo atteggiamento, perché qualsiasi professionista serio sconsiglierebbe l’educazione sessuale ai bambini. Per avere un’idea di come viene insegnata l’educazione sessuale rimando il lettore alla storia di Patricia Sandoval, apparsa tempo fa su questo sito. Nota del traduttore). “ I bambini – prosegue Maria Calvo – non si espongono a queste cose. Se si prescinde dall’aspetto psicologico, questo li tocca. Stanno violando i loro diritti e questo li può traumatizzare”, insiste.
Oltretutto, ribadisce la presidente dell’Associazione, con questa legge, in Spagna finiamo col “morderci” e finiamo col tornare indietro di 30 anni. È una legge già vecchia e retrograda. Negli Stati uniti hanno già cambiato registro.
Si riferisce al fatto che ora la tendenza scientifica è quella di non parlare di sesso coi più piccini, ma di insegnare loro l’autocontrollo? “Mi chiameranno omofoba per il fatto di affermare questi concetti, ma io porto dei dati. Oggi tutto è dominato da un relativismo assoluto e dalle emozioni. È la morte della ragione”.
È difficile argomentare di fronte a qualcuno che ti dice: “Io mi sento così, e basta”, riconosce Maria Calvo, e si dovrebbe tener maggiormente in conto gli studi dell’Istituto John Hopkins, che già dagli anni 70 è stato il primo posto in cui si sono realizzate operazioni di cambio di sesso. Questo Istituto raccomanda di non operare nessuno, perché non risolve nulla.
Per Mariano Bailly-Bailliere, membro degli obiettori a Educazione alla Cittadinanza, la «Legge contro la “LGBTfobia” è un passo in più verso il controllo della società civile da parte delle autorità».
E questa legge “pretende di giudicare e di educare obbligatoriamente i sentimenti dei minori, senza la mediazione dei genitori”, ribadisce Mariano, dove, più che il rispetto e la tolleranza, la norma aspirerebbe a far si che i membri dei collettivi LGBT siano benvoluti dai loro concittadini”.
In più – prosegue -: “Le aggressioni contro il rispetto e la tolleranza sono già inserite nel Codice Penale, per non parlare del fatto che “tali atti sono oggetto della giustizia, anche se i motivi sono indimostrabili, e la inversione dell'onere della prova è da regime totalitario. (Le cose non sono tanto diverse qui in Italia. N d. t.).
Maria Calvo, come Gabriele Kuby in lotta contro le lobby LGBT | Libertà e Persona




Se marx scriveva poesie sataniste , un motivo ci sarà stato .
Ringrazia quel cattolico padano scrittore di aver fatto vedere i comunisti per quello che non erano , per la situazione attuale , per aver permesso a qualcosa di satanico di potersi sviluppare e portare tutto allo stato attuale .
Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .






Una petizione contro la risoluzione Ue sfascia-famiglia
di Robi Ronza
Un milione di firme entro il 9 dicembre prossimo per dire “no” al tentativo della Commissione Europea di sgretolare il concetto di famiglia aggirando per questo i trattati dell’Unione. In valore assoluto non sembra un traguardo impossibile in un’Europa che ha circa 508 milioni di abitanti, ma in effetti è la sfida di Davide contro Golia se si considerano le risorse che ha potuto raccogliere il Comitato di cittadini di diversi Stati membri che sta promuovendo la petizione (materiali informativi e aggiornamenti in lingua italiana al riguardo li trovate qui).
Vater, Mutter, Kind
Perché la Commissione europea sia tenuta a prenderla in esame, la petizione, oltre al numero minimo complessivo di firme, fissato appunto in un milione, deve anche superare una soglia minima in un certo numero di Stati membri. Mentre scriviamo le firme già raccolte on line, cui si devono poi aggiungere quella raccolte su carta, ammontano a 212 mila, mentre i Paesi che hanno già raggiunto la loro quota minima rispettiva sono quattro: Polonia, Grecia, Finlandia e Slovacchia. Nel caso dell’Italia, dove le firme raccolte on line sono attualmente 6955, per raggiungere la quota minima ne occorrono altre 54750. Siamo insomma di fronte a un’ardua sfida, che però sarebbe meglio non perdere. L’effetto controproducente di un fallimento dell’iniziativa non è infatti difficile da immaginare.
“Mamma, papà e bimbi” (in inglese Mum, Dad & Kids) è il nome ufficiale della petizione: tecnicamente si tratta di un’«iniziativa di cittadini europei», ICE/ECI, con cui si mira a mettere un punto fermo sulla definizione di famiglia e di matrimonio. L’iniziativa gode tra l’altro dell’esplicito sostegno del cardinale Sarah, del cardinale Schönborn e degli arcivescovi presidenti delle conferenze episcopali della Lituania e della Slovacchia.
Anche se l’Unione non ha competenza in tema i diritto di famiglia, osservano i promotori dell’iniziativa, “la crescente frammentazione dei concetti di famiglia e di matrimonio sta diventando un problema in sede di Unione Europea”. In diversi provvedimenti presi in tale sede ci si riferisce sia all’una che all’altro, ma il significato delle due parole diviene sempre meno chiaro, e in diverse direttive dell’Ue se ne ritrovano al riguardo definizioni diverse. Con l’iniziativa “Mamma, Papà e Bimbi” si intende “porre rimedio a tale situazione stabilendo una definizione di entrambi i termini valida per l’intera Unione e compatibile con la legislazione di tutti gli Stati membri” senza pregiudizio per l’art. 9 della Carta dei Diritti fondamentali che fissa l’esclusiva competenza degli Stati membri a legiferare in tema di matrimonio e di famiglia.
Ciò che rende urgente questa presa di posizione è il fatto che ormai da tempo, malgrado l’Unione non abbia (come si diceva) competenza alcuna in materia di diritto di famiglia, la Commissione sta ugualmente cercando di demolire l’idea di famiglia e di matrimonio.
Nel medesimo spirito la Commissione fa leva sul principio della libertà di movimento delle persone dentro il territorio dell’Unione per premere sugli Stati membri ove non vige lo pseudo-matrimonio omosessuale a riconoscerlo anche se nel loro diritto non esiste. Nel dicembre 2015 ha poi pubblicato un documento programmatico dal titolo “Elenco di azioni a favore dell’uguaglianza delle persone LGBT” nel quale si legge che la Commissione stessa sta dalla parte del “crescente movimento degli Stati membri che sostengono i diritti degli LGBT” e suggerirà tra l’altro a tali Stati membri di fare pressione su quegli altri Stati membri che invece vi sono contrari”. E persino quando dà aiuti a Paesi in via di sviluppo li vincola a riconoscimenti dei “diritti degli LGBT”. Non solo: la Commissione finanzia pure la International Lesbian and Gay Association Europe, ILGA Europe, coprendo ben il 70 per cento del suo bilancio di esercizio.
Oggi insomma le istituzioni europee, e la Commissione in particolar modo, sono divenuti un motore primario di quel processo subdolo e neo-autoritario di demolizione, al di fuori di qualsiasi aperto dibattito e confronto, del proprium della famiglia e del matrimonio. Un processo tra l’altro – osserviamo per inciso – che viene ben descritto da Roberto Marchesini in Uomo, donna, famiglia e “gender” n.4 della nostra collana “I Libri della Bussola”. “Mamma, Papà e Bimbi” (“Mum, Dad & Kids”) è perciò un’occasione da non perdere per dare un segno forte di opposizione popolare a questo sviluppo tra l’altro tanto più assurdo in un’Unione in piena crisi demografica che di tutto ha bisogno meno che di uno scardinamento della famiglia e del matrimonio.
Una petizione contro la risoluzione Ue sfascia-famiglia
Un’iniziativa di Riscossa Cristiana per la scuola parentale
Per ora interessa i residenti a Torino e dintorni, però può estendersi in altre parti d’Italia.
di Paolo Deotto
Su Riscossa Cristiana abbiamo già parlato più volte di scuola parentale, come strumento necessario per salvare i nostri giovani. L’attacco definitivo alla salute morale e intellettuale dei nostri figli, con l’imposizione delle follie omosessualiste nelle scuole, non è che l’esito inevitabile di un’impostazione già malsana in partenza, quella dello “Stato educatore”.
Non è certo qui il luogo per fare un esame approfondito del totalitarismo che si può realizzare, e si realizza, nei sistemi democratici, laddove lo Stato, autoelettosi Ente Supremo – con la foglia di fico di un altro inganno, quello della “sovranità popolare” – pretende di assumersi anche un ruolo che naturalmente spetta alla famiglia: l’educazione della gioventù. A ciò aggiungiamo la condizione di terribile confusione in cui versano le strutture ufficialmente “ecclesiastiche”, timide servitrici dello Stato e sempre disponibili alla spietata repressione dei “dissidenti”. Le c.d. “scuole paritarie” sono in gran parte dipendenti dalle strutture ufficialmente “ecclesiastiche” e purtroppo non mancano gli esempi di clamorose deviazioni dottrinali e di conseguenza educative. Il quadro desolante è completo.
Ho fatto questa premessa per chiarire il concetto fondamentale che ci deve guidare: abbiamo non solo il diritto, ma soprattutto il dovere, di educare i nostri figli, perché la minaccia che incombe su di loro è terribile: non si tratta di “non” essere educati dallo Stato, che potrebbe limitarsi, al più, a fornire i minimi elementi di alfabetizzazione; si tratta, il che è ben peggio, di essere educati, fin dalla più tenera età, a tutto ciò che è malsano, perverso, disonesto.
La scuola parentale è il mezzo che abbiamo per difenderci da questo cancro. Con la scuola parentale le famiglie si assumono l’onere dell’educazione e istruzione dei figli. E fin qui, qualcuno potrà obiettare, tutto è molto chiaro. Ma come fare? Dove trovare i mezzi? I locali per una scuola? Gli insegnanti?
È vero: non stiamo parlando di una cosa semplice, che si realizzi in quattro e quattr’otto. Organizzare e far funzionare una scuola, dall’asilo alle superiori, non è un compito da nulla. Ma già esistono scuole parentali, che funzionano, e funzionano bene. Se già esistono, vuol dire che è possibile farle. E poi, non scordiamoci un atteggiamento fondamentale che deve guidare le nostre scelte: se è giusto fare una cosa, assumersi un impegno, per gravoso che sia, confidiamo nella Provvidenza. Agisce sempre per le cose buone, ha sempre agito.
Cosa può fare concretamente, Riscossa Cristiana? Non ci proponiamo come “organizzatori” di scuola parentale. Non ne abbiamo i mezzi e del resto la scuola parentale deve, per sua natura, partire dall’iniziativa delle famiglie che non si sono rassegnate a vedere i loro figli inghiottiti dal Moloch.
Riscossa Cristiana può svolgere per ora un ruolo: proporsi come punto di riferimento per l’incontro tra famiglie che desiderino conoscersi per studiare la possibilità, riunendo le loro forze, di fare azioni concrete a tutela dei loro figli. E naturalmente l’azione più concreta e urgente è quella di garantire alla gioventù una sana educazione cattolica e un buon livello di studio.
L’Italia è grande e naturalmente questo incontro potrà avvenire tra famiglie che vivono nella stessa zona. Per ora segnaliamo che per la zona di Torino città e cintura un paio di famiglie sono già in contatto tra di loro, ma vorrebbero sapere se altre famiglie sono interessate a incontrarsi.
Come fare? È molto semplice e ciò che ora proporremo per la zona suddetta può naturalmente allargarsi a qualsiasi altra zona d’Italia: chi è interessato a conoscere altre famiglie, per approfondire le tematiche educative e per capire se e come sia possibile avviare una scuola parentale, può scrivere a info@riscossacristiana.it, segnalando il proprio interessamento.
Non pubblicheremo mai, salvo esplicita autorizzazione da parte dei mittenti, indirizzi di posta o numero telefonici. Ci limiteremo a segnalare le zone in cui si trovano famiglie interessate.
Dal momento in cui in una zona ci siano due o più famiglie interessate, provvederemo a metterle in contatto tra di loro. Chiediamo naturalmente esplicita autorizzazione anche per questa comunicazione tra famiglie, che avverrà sempre senza pubblicare su Riscossa Cristiana alcun dato.
Saremo molto grati a quanti, avendo già avviato una scuola parentale, vorranno segnalarcelo.
Ripetiamo quindi che Riscossa Cristiana è disponibile per fare da punto di riferimento per l’incontro tra famiglie. Altro non possiamo proporre, né possiamo garantire in alcun modo che gli incontri tra famiglie siano fruttuosi. Siamo però convinti che questo sia il primo passo da fare.
Ripetiamo infine che per ora ci è stata segnalato l’interessamento di due famiglie per la zona di Torino e cintura e restiamo a disposizione per ogni altra segnalazione, con le modalità sopra esposte.
Un?iniziativa di Riscossa Cristiana per la scuola parentale ? di Paolo Deotto | Riscossa Cristiana
Scuola parentale: le prime risposte alla nostra iniziativa
Da Bologna e dalla zona est della provincia di Milano, al confine con quella di Bergamo, le prime segnalazioni.
Redazione
Dopo la pubblicazione dell’articolo Un’iniziativa di Riscossa Cristiana per la scuola parentale sono arrivate le prime due segnalazioni di famiglie che vorrebbero mettersi in contatto con altri genitori:
Da Bologna – città e dintorni
Dalla zona est della Provincia di Milano, al confine con quella di Bergamo
Come già segnalato, vi sono due famiglie interessate ad avere contatti per la zona di Torino e dintorni.
Restiamo quindi a disposizione per ulteriori comunicazioni e vi ricordiamo le modalità da seguire:
Chi è interessato a conoscere altre famiglie, per approfondire le tematiche educative e per capire se e come sia possibile avviare una scuola parentale, può scrivere a info@riscossacristiana.it, segnalando il proprio interessamento.
Non pubblicheremo mai, salvo esplicita autorizzazione da parte dei mittenti, indirizzi di posta o numero telefonici. Ci limiteremo a segnalare le zone in cui si trovano famiglie interessate.
Sarà nostra cura pubblicare tempestivamente le nuove segnalazioni che ci perverranno.
Scuola parentale: le prime risposte alla nostra iniziativa | Riscossa Cristiana


Cambiare sesso ai bimbi è un danno emotivo
di Benedetta Frigerio
Che cosa fareste se vostro figlio vi ripetesse in continuazione che lui è un gatto e che vuole essere trattato come tale? Si spera che per un po’ lo lascereste giocare senza prenderlo troppo sul serio. E, qualora la cosa si facesse ossessiva, vi rivolgereste prima a qualche altro genitore, parente, amico, insegnante, prete e poi magari a uno psicologo infantile. E’ verosimile credere che mediamente ogni genitore si comporterebbe più o meno così. Ma allora perché cresce il numero dei bambini assecondati quando comunicano a mamma e papà di essere quello che non sono, ossia persone del sesso opposto? E perché, in questo caso, se un adulto consultasse un esperto potrebbe facilmente sentirsi dire che “suo figlio è nato così”?
Le storie di genitori che raccontano vicende di questo tipo vengono immortalate sempre più frequentemente da media e rotocalchi, spesso confermati dal narcisismo di adulti che piazzano le foto dei loro maschietti vestiti da femmine, o viceversa, preferendo non scavare in problemi che potrebbero riguardare proprio loro. Emblematica di tale ideologia dell’autodeterminazione in versione gender è l'ultima vicenda analoga che riguarda il caso presentato all’autorità giudiziaria di un bambino inglese di sette anni poi allontanato dalla madre separata da tempo dal padre. A spiegare i contorni della vicenda e le motivazioni della sua scelta è stato la settimana scorsa il giudice londinese Justice Hayden, che ha raccontato che il piccolo “ha vissuto tutta la sua vita come una bambina” e che sua madre gli ha causato “significativi danni emotivi”, essendo “assolutamente convinta” che “si sentisse una femmina” e che come tale andasse trattato.
Hayden ha sottolineato che “segnali di preoccupazione” erano giunti da “un’ampia serie di agenzie multidisciplinari” non capendo come mai così tanti timori “sono stati messi da parte così sommariamente” dai servizi sociali. Anzi, proprio questi “erano finiti nella totale accettazione che [il bambino] dovesse essere trattato come una bambina”, per cui il giudice ha richiesto un riesame delle posizioni prese dagli operatori sociali. Hayden ha poi continuato raccontando di quando la madre gli comunicò che “lui si vestiva sempre come una bambina ed è trapelato che era stato registrato dal medico di base come una femmina”. E poi ha aggiunto di essere “totalmente impressionato” dal fatto che la donna “è convinta di lottare per i diritti di suo figlio di esprimersi come una bambina”. E sebbene lei abbia poi dichiarato che il figlio “ha mostrato disprezzo per il suo pene”, il giudice ha ribadito: “La madre ha causato un grosso danno emotivo al bambino nella sua attiva convinzione che dovesse essere una femmina”.
Persino il padre ha ammesso che era “scioccato quando per la prima volta l’ha visto comparire come una ragazza, sia nell’apparenza sia nei modi”. Eppure poco dopo essere stato affidato all'uomo, ha chiarito Hayden, il figlio “ha cominciato ad avere interesse per i Power Rangers per SpongeBob, per i super eroi e continua a scoprire nuovi interessi (…) è impressionante constatare che la maggioranza di questi sono prettamente maschili”. Perciò, ha concluso, “sono pienamente soddisfatto, sulla base dei rapporti e dei colloqui con il padre, il quale non ha fatto alcuna pressione su di lui per spingerlo verso gli interessi maschili”. Ma purtroppo oltre ai video in rete e alle testimonianze strappa lacrime di famiglie “aiutate” dai medici a capire che il figlio andava assecondato nella sua inversione, aumentano anche i numeri dei bambini sottoposti a “terapie” (spesso dosi di ormoni che ne segnano la crescita per sempre). Tutto ovviamente in vista dell’intervento chirurgico per il cambiamento di sesso, che poi alla fine non avverrà mai davvero, dato che il Dna rimarrà sempre quello di nascita.
In Inghilterra, i dati governativi dell’anno scorso parlano infatti di ben 1.013 minorenni sottoposti a terapie per il “disordine dell’identità di genere”. Anche in Italia tre anni fa si ipotizzò di cominciare a esplorare questo campo con il finanziamento statale. Mario Maggio, primario del reparto di Medicina della sessualità del Carreggi di Firenze, confessò al Corriere Fiorentino la richiesta alla Regione Toscana da parte dell’ospedale di fondi per le “terapie” ormonali. A ricredersi furono invece i pionieri del campo. Paul R. McHugh, psichiatria che diresse la prima clinica per il “cambiamento” di sesso, aperta negli anni Sessanta presso il Johns Hopkins, si dovette piegare di fronte all’evidenza da lui messa in luce dodici anni fa, in tempi non sospetti, su First Things: “Chi veniva trattato subiva cambiamenti psichici minimi. I problemi nelle relazioni, al lavoro, emozionali persistevano come prima. La speranza che sarebbero cambiati nelle loro difficoltà emotive per fiorire psicologicamente non venne confermata”.
Anche Charles Ihlenfeld, endocrinologo, dopo aver sottoposto a terapia ormonale circa 500 persone in sei anni, smise quando si accorse che “c’era troppa infelicità fra le persone operate (…). Troppi si suicidano. L’80% non si dovrebbe operare, ma anche nel restante 20% dei casi i problemi della vita non si risolvono”. Perché, come una sorta di tregua, l'intervento può arrecare al massimo "dieci o quindici anni di vita serena”.
Ihlenfeld concluse che il problema della mancata identificazione sessuale era psicologico e pertanto, pur essendo lui stesso attratto da persone dello stesso sesso, decise di non sottoporsi all’intervento chirurgico. D’accordo con lui anche McHugh, il quale aggiunse che “il 70/80 per cento dei bambini perde spontaneamente queste emozioni”. Nello stesso senso vanno Lawrence Mayer e Paul Mchugh che a fine agosto hanno pubblicato “Sessualità e Gender: risultati dalla scienza biologica, psicologica, sociale”. Il ricercatore e il professore di psichiatria, anch'essi entrambi della Johns Hopkins, hanno confermato che “solo una minoranza di bambini che esprimono un pensiero o un comportamento sessuale atipico continueranno così nell’adolescenza o nell'età adulta, motivo per cui è un errore enorme incoraggiare questi bambini a diventare transessuali”.
Resta il fatto che per un adulto è più facile provare a rimuovere i sintomi del malessere dei figli, o edulcorare la realtà di un disagio che potrebbe metterlo in discussione, piuttosto che lavorare sulle cause. Ma il rischio di genitori simili alla madre condannata dal giudice londinese e dei medici che avvallano le sue posizioni è proprio quello di attaccare al bambino che si sentisse un gatto, una coda che potrebbe non riuscire a togliersi mai. Aumentando soltanto il disagio.
Cambiare sesso ai bimbi è un danno emotivo
Capitano dei carabinieri arrestato per droga con il suo convivente
Il comandante del Cio del Terzo Reggimento Lombardia scoperto con 50 grammi di shaboo
Arrestato capitano dei carabinieri
Clamoroso arresto a Milano: un capitano dei carabinieri, Angelo Bello, comandante della compagnia di intervento operativo del terzo reggimento Lombardia, sarebbe stato arrestato per possesso di circa cinquanta grammi di shaboo, la droga sintetica molto in voga presso la comunità asiatica. Con il capitano Bello sarebbe stato arrestato anche il suo convivente.
In seguito alla compilazione degli atti, come da prassi, entrambi sarebbero stati posti agli arresti domiciliari, all'interno della caserma Medici di via Lamarmora.[Cella a due piazze per i piccioncini?]
Milano: arrestato capitano dei carabinieri Angelo Bello (Terzo Reggimento Lombardia) con il convivente


Gender, tutta la verità - Video conferenza della Dott.ssa Elisabetta Frezza - Blondet & Friends
Gender, tutta la verità – Video conferenza della Dott.ssa Elisabetta Frezza
gianfranco.cei 26 ottobre 2016 1
La Dr.ssa Elisabetta Frezza, giurista, rivela magistralmente in questo video come dietro la facciata della lotta alla discriminazione, si nasconda in realtà un oscuro disegno, attuato dai grandi gruppi del potere economico-finanziario. Descrive accuratamente che cos’è l’ideologiagender, come è nata, la sua presenza nei documenti internazionali e nella legislazione italiana, illustra i progetti concreti già avviati nelle scuole. Per vedere il questo video clicca qui:http://www.centrosangiorgio.com/home...er_frezza.webm
Profilo autore.
Moglie e madre di famiglia: un marito e cinque figli.Laureata in giurisprudenza all’Università degli studi di Padova.Dottore di ricerca in diritto processuale civile.Avvocato.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Bene, fortunatamente c'è ancora qualcuno che fa sentire la propria voce.Essendo poi una donna è anche una delle poche che non si perde a toccare il tema del femminismo.