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Discussione: Vai col gender!

  1. #391
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Francia. La famiglia è “arcobaleno” secondo Macron
    Nel suo ultimo discorso, il candidato alle presidenziali afferma: «Due uomini con figli hanno il diritto di essere una famiglia, due donne pure. C’è tanto amore»
    Leone Grotti
    Se ci fossero ancora dubbi sul fatto che dal punto di vista sociale, etico e culturale Emmanuel Macron non sarà altro che un degno successore di François Hollande, l’ultimo discorso tenuto dal probabile vincitore delle presidenziali li ha spazzati via con forza. Domenica in Francia si svolgerà tra Marine Le Pen e Macron il secondo turno delle elezioni, che hanno visto al primo turno l’eliminazione dei candidati dei maggiori partiti francesi (il repubblicano François Fillon e il socialista Benoit Hamon).
    «TANTO TANTO AMORE». L’astro nascente della gauche, che si è candidato da indipendente senza l’appoggio dei socialisti, ha già chiaramente detto che la sua «priorità sarà condurre una lotta implacabile contro gli anti-LGBTI in tutti i campi». Parlando ieri a Parigi ha aggiunto qual è la sua concezione di famiglia: «In Francia ci sono tantissime famiglie: ci sono coppie dello stesso sesso e coppie di sesso differente. Ci sono diversi tipi di filiazione, ma soprattutto c’è tanto tanto amore».
    DIVERSI TIPI DI FAMIGLIE. Parlando dei risultati raggiunti da Hollande durante il suo quinquennato in questo campo (matrimonio gay, adozione gay, facilitazione dell’utero in affitto, diffusione a scuola dell’ideologia di genere), ha chiarito che «difenderò ciò che è stato fatto». Poi ha aggiunto: «Due uomini che si amano e hanno figli, sono anch’essi una famiglia; due donne che si amano e hanno figli, sono anch’esse una famiglia».
    Francia. L'idea arcobaleno di famiglia di Macron | Tempi.it


  2. #392
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Citazione Originariamente Scritto da Erlembaldo Visualizza Messaggio
    Francia. La famiglia è “arcobaleno” secondo Macron
    Nel suo ultimo discorso, il candidato alle presidenziali afferma: «Due uomini con figli hanno il diritto di essere una famiglia, due donne pure. C’è tanto amore»
    Leone Grotti
    Se ci fossero ancora dubbi sul fatto che dal punto di vista sociale, etico e culturale Emmanuel Macron non sarà altro che un degno successore di François Hollande, l’ultimo discorso tenuto dal probabile vincitore delle presidenziali li ha spazzati via con forza. Domenica in Francia si svolgerà tra Marine Le Pen e Macron il secondo turno delle elezioni, che hanno visto al primo turno l’eliminazione dei candidati dei maggiori partiti francesi (il repubblicano François Fillon e il socialista Benoit Hamon).
    «TANTO TANTO AMORE». L’astro nascente della gauche, che si è candidato da indipendente senza l’appoggio dei socialisti, ha già chiaramente detto che la sua «priorità sarà condurre una lotta implacabile contro gli anti-LGBTI in tutti i campi». Parlando ieri a Parigi ha aggiunto qual è la sua concezione di famiglia: «In Francia ci sono tantissime famiglie: ci sono coppie dello stesso sesso e coppie di sesso differente. Ci sono diversi tipi di filiazione, ma soprattutto c’è tanto tanto amore».
    DIVERSI TIPI DI FAMIGLIE. Parlando dei risultati raggiunti da Hollande durante il suo quinquennato in questo campo (matrimonio gay, adozione gay, facilitazione dell’utero in affitto, diffusione a scuola dell’ideologia di genere), ha chiarito che «difenderò ciò che è stato fatto». Poi ha aggiunto: «Due uomini che si amano e hanno figli, sono anch’essi una famiglia; due donne che si amano e hanno figli, sono anch’esse una famiglia».
    Francia. L'idea arcobaleno di famiglia di Macron | Tempi.it

    Micron culatton.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #393
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Il semaforo gay che spegne solo il buonsenso
    Qualche psicologo, ma esperto, qualificato, dovrà prima o poi indagare (e spiegarci) questa misteriosa attrazione fatale che il mondo Lgbt ha per i semafori. La notizia, ultima, è che, dopo Londra e Vienna, anche Torino avrà le sue traffic lights (feux rouges, se preferite il francese) gay friendly. In effetti, la tentazione di applicare mascherine che modificano la luce rosso-giallo-verde quando essa si accende è antica, ma finora era sempre stata una trovata spiritosa di qualche buontempone.
    Per esempio, vicino a casa mia, qualcuno, con la gomma da masticare, aveva plasmato un minuscolo pene in erezione e lo aveva appiccicato tra le gambe dell’omino verde. L’effetto, a luce accesa, era certo suggestivo, ma ai pedoni costava solo un’indifferente alzata di spalle. Ora, Londra e Vienna avevano almeno un motivo, un’occasione: i rispettivi Gay Pride, le variopinte sfilate che, appunto, si snodano per le strade cittadine, luoghi in cui, com’è noto, i semafori, anche quelli intelligenti, spesseggiano.
    Torino, città recentemente pentastellata, fa a meno delle ricorrenze e dà (cito) «un segnale tangibile di svolta verso il riconoscimento della libertà di tutti». Così, si comincia col salotto cittadino, via Roma, e presto altri quartieri –sperano gli ideatori- seguiranno. Certo, a vedere sui giornali le foto dei nuovi semafori modificati si resta un attimino interdetti. Le donnine (si suppone lesbiche) sono sulla luce rossa, gli omini (si suppone gay) su quella verde. E’ vero, a montare una luce che, in ogni colore, mostrasse uno dei millanta «generi» in cui l’umanità da qualche tempo (non molto) si sarebbe suddivisa, la spesa per le casse comunali si sarebbe rivelata magari eccessiva.
    Così, due mascherine e via. Ma il rosso con le donnine potrebbe ingenerare equivoci nei più sprovveduti. Che significa? Che due donne affiancate non possono attraversare mai? Sì, perché quando scatta il verde compaiono gli omini. I quali, però, non sono affiancati di prospetto e fermi. No, sono ripresi di profilo, con uno che precede e conduce per mano l’altro. Dato l’aspetto dimesso della silhouette di quest’ultimo, sembrano un vecchietto e il suo badante filippino. Insomma, dilemma per il turista straniero (o per l’immigrato di recente) che nulla sa delle alzate d’ingegno della modernità europea.
    Potrebbe, infatti, essere una Giornata della Solidarietà, intesa in senso largo e lato. Sempre stando alle foto, il giallo è rimasto intonso. Eppure, data la sua natura di corpo intermedio, forse era il più adatto a rappresentare la società gen(d)ericamente liquida nella quale si sforzano, con gran dispendio di politica, di farci annaspare. Certo che, limitandosi a soli gay e lesbiche, ‘sti semafori sono proprio discriminatori: e le altre cinquantasei opzioni? E i trans? E i queer? Boh. Il buonsenso suggerirebbe che, forse, era meglio lasciare i semafori come stavano, e ognuno era libero di indentificarvisi o meno a suo piacimento (sempre che ne sentisse la necessità). Ma il buonsenso, in tutta questa storia, ahimè, è stato il primo ad annegare nella liquidità.
    Il semaforo gay che spegne solo il buonsenso

    Centro Studi Europei
    Fra le iconografie classiche del 1^ maggio figura il IV Stato. Da notare una famiglia composta di un uomo, una donna e un bambino ... non sarà che il Pelizza da Volpedo era un "omofobo"?




  4. #394
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Dove osano gli Lgbt: festival per l'infanzia, si parla di "inclusione" e si arriva al porno
    di Benedetta Frigerio
    Dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza e fare “mea culpa” tutti quelli (chierici e alti prelati compresi) che parlano di tolleranza dei diversi, di ponti, di “vivere e lasciar vivere” in nome della pace sociale. Dovrebbero chiedere scusa quanti, attraverso ragionamenti arzigogolati, parlano di inutilità dei valori, di desiderio confuso da reindirizzare, tacciando di rigidità bigotta tutti coloro che denunciano una delle più grandi e violente ideologie del nostro secolo. L’ideologia Lgbt. Perché in chi conduce la battaglia arcobaleno non c’è confusione alcuna. I confusi, se mai, siamo noi. Loro, invece, sanno bene di chi sono e dove vogliono arrivare: al male perverso che colpisce gli innocenti. I nostri bambini.
    UN LINGUAGGIO SUBDOLO - Guardando al sito “Uscire dal guscio”, festival di letteratura per l'infanzia, di cui sono partner fra gli altri l’associazione “Famiglie Arcobaleno” e “Genitori Rilassati”, si capisce bene cosa si nasconde dietro a quelle terminologie con cui vengono presentati i numerosi progetti, corsi, spettacoli educativi e scolastici e che, piano piano, attraverso un certo linguaggio, spingono ad accettare aberrazioni che si possono, senza essere tacciati di esagerazioni, definire diaboliche. Aprendo il sito, appunto, si apprende innanzitutto della promozione del festival della lettura per bambini 2017, finanziato dal Comune di Castel Maggiore, di Pieve di Cento, di San Pietro in Casale, che ha come partner istituzionali “Città metropolitana di Bologna” e “Unione Reno Galliera” che comprende otto Comuni della provincia bolognese. Lo scopo del festival, si legge, è quello di “andare fuori da sé” per “immaginare nuovi eroi ed eroine”. Ma in che senso nuovi? Lasciamo momentaneamente aperta la domanda. E, intanto, vediamo che giovedì 4 maggio alle 21 a Castel Maggiore, si parlerà di “Maschilità, omofobia e violenze”, mentre il giorno successivo a San Pietro in Casale di “Educare al genere: identità, sessualità, valore della diversità”. Infine, sabato 6 maggio, a Pieve di Cento si terranno tutto il giorno laboratori di lettura per bambini.
    OLTRE LA "BELLA" MASCHERA - Proseguiamo leggendo che il progetto serve a “scoprire sentieri fantastici che conducono le bambine e i bambini verso mondi nuovi, luoghi distanti e vicini inosservati o inesplorati, regioni del sé ancora inespresse o censurate dalla uni-direzionalità di certe immagini e di certi schemi narrativi consolidati”. Che c’è di male, si potrebbe pensare, ripetendo a chi denuncia i corsi per “l’inclusione” e “antibullismo” che non si può cercare il marcio dove non c’è? Che non si può mica vivere con l’ossessione del gender. Eppure cliccando su “partner” e poi su “Progetto Alice” si scoprono legami a dir poco osceni. Infatti, fra i vari link c’è anche quello alla sezione “Sexy shock”, un vero e proprio portale di immagini di cartoni pornografiche. Volti di eroine femminili in atteggiamenti sadomaso che solo a doverne scrivere vengono i conati. Non solo, qui si trovano anche link a siti di lesbo-pornografia, dove ci sono ragazzine orgogliose della loro ribellione autoerotica. E il tutto viene spiegato così: “Pensiamo che le donne debbano riappropriarsi della rappresentazione della sessualità, della pornografia. Perché gli oggetti "del piacere" possano essere finalmente agiti anche dalle donne e da tutti quelli che decidono di arricchire il loro immaginario. Una sessualità più libera non potrà esistere se non nella misura in cui degli uomini e delle donne si vedranno garantito il loro diritto di costruire e ricostruire la loro sessualità”.
    DA PROVARE VERGOGNA. In sintesi, eravamo partiti dal leggere di un festival di lettura per l’infanzia che spinge a “mondi nuovi e inesplorati” per poi scoprire che il sito ha collegamenti con il mondo della pornografia. Forse a questo mira l’abolizione degli stereotipi? Alla sessualizzazione dei bambini che piace tanto alla pedofilia? Altro che lotta al bullismo (che per altro la pornografia non fa che incrementare). Domandiamo quindi: sono queste le stesse eroine da proporre ai bambini?; è questo il mondo adulto che organizza festival e corsi per i piccoli? Lasciamo a voi la risposta.
    Un tempo di fronte a oscenità del genere si sarebbe chiesto quantomeno l’avvio di un’indagine, oggi se va bene si fa si silenzio, se va male si parla di creare ponti. Il tutto mentre ai nostri bambini viene rubata subdolamente, con l’aiuto della nostra inerzia, l’innocenza. Non ci sono commenti da fare, solo una parola: vergogna. Perché di fronte all’accettazione omissiva della violenza sui piccoli, il sentimentalismo tollerante che ci fa sentire buoni e il buonismo stesso sono peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio.
    Dove osano gli Lgbt: festival per l'infanzia, si parla di "inclusione" e si arriva al porno

    CIRINNÀ: È GIÀ SCOPPIATA LA PRIMA COPPIA GAY, E NESSUNO SI SPOSA
    Va in fumo a Mantova la prima unione civile tra due uomini. Non ha resistito al viaggio di nozze. Al Comune è infatti arrivata la prima richiesta di divorzio di una ‘coppia’ gay. Si tratta di due uomini che avevano celebrato il finto matrimonio solo pochi mesi fa.
    Secondo il giornale locale, “Decisivo per capire che non erano fatti l’uno per l’altro il viaggio di nozze. Lì, durante la luna di miele, le prime incomprensioni hanno fatto suonare il campanello d’allarme. Che non ha più smesso di trillare nemmeno a casa, fino a quando, di comune accordo, hanno deciso di rivolgersi all’ufficio di stato civile per sciogliere il vincolo.”
    E a dimostrazione di quanto inutile sia la legge Cirinnà, con i media che spacciavano quella dei ‘matrimoni gay’ come una emergenza nazionale, il fatto che dall’inizio dell’anno è stata celebrata una sola unione civile in 4 mesi. Lo scorso anno (il primo di vigenza della legge Cirinnà) i ‘matrimoni’ gay sono stati appena dodici, dieci hanno riguardato coppie maschili, due coppie femminili. Inutili.
    Cirinnà: è già scoppiata la prima coppia gay, e nessuno si sposa | Vox

  5. #395
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    Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

  6. #396
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  7. #397
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Epidemia di epatite A
    Vaccino gratis per i vizi gay
    di Paolo Gulisano
    L’Istituto Superiore di Sanità, organo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale in Italia, che svolge funzioni di ricerca e controllo per conto del Ministero della salute nei giorni scorsi ha lanciato l’allarme: in Italia si sta registrando una "epidemia" di epatite A tra gli uomini omosessuali, con una impennata di casi negli ultimi 7 mesi.
    Caspita, si potrebbe dire, che succede? Il destino cinico e baro che si accanisce contro questa comunità? Un misterioso virus omofobo che chissà perché va a colpire queste persone? In realtà la scienza medica da tempo è a conoscenza di questa evidenza clinica. I comportamenti omoerotici sono uno dei principali fattori di rischio per contrarre l’Epatite A. Perché? E’ molto semplice: il virus si trasmette per via oro-fecale. Quindi di solito l’infezione avviene mediante l’ingestione di acqua o cibi contaminati, come ad esempio insalate, frutta non sbucciata, frutti di mare. L’epatite A è frequente soprattutto in Paesi a basso livello igienico sanitario, come l’Africa, l’Asia, l’America centrale e del sud. La scarsa igiene personale e il sovraffollamento agevolano la diffusione del virus.
    Il virus, introdotto per via orale, mediante cibi o liquidi contaminati, viene poi eliminato con le feci. Oltre queste vie di trasmissione, c’è appunto l’attività sessuale omoerotica tra maschi, che evidentemente comporta dei contatti con zone del corpo dove - come si è detto - si annida il virus. Da qui nasce l’allerta per il diffondersi di questa malattia, che è caratterizzata da sintomi quali ittero, febbre, inappetenza, nausea, vomito, affaticabilità, malessere, dolori articolari o muscolari, cefalea, fotofobia (fastidio nel vedere la luce), tosse, faringite. La malattia ha un decorso generalmente autolimitante e benigno ma a volte si possono avere forme gravi con decorso protratto e anche forme fulminanti rapidamente fatali. Complessivamente la malattia è letale nel 0.3-0.6% dei casi ma puo' arrivare a percentuali 3-4 volte superiori negli adulti sopra i 50 anni.
    L’Istituto Superiore di Sanità ha dunque evidenziato un aumento di casi significativo nel nostro Paese, dove i casi di Epatite A finora erano sporadici. Nel periodo agosto 2016-febbraio 2017, sono stati notificati al Sistema epidemiologico integrato dell'epatite virale acuta 583 casi: si tratta di un numero di quasi 5 volte maggiore rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. L'età mediana è di 34 anni e l'85% dei casi è di sesso maschile. Oltre ai fattori di rischio classicamente riconosciuti come viaggi in zone endemiche e consumo di frutti di mare, rileva l'Iss, "un'alta percentuale dei casi (61%) dichiara preferenze omosessuali". Da un confronto regionale emerge che nei primi mesi epidemici, il maggior incremento di casi era stato osservato nel Lazio.
    In seguito un incremento dei casi, rispetto all'atteso, è stato riscontrato anche in altre Regioni. Ma il problema italiano è solo il riflesso di uno più vasto, addirittura continentale. Secondo quanto riporta il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), tra febbraio 2016 e febbraio 2017, in 13 Paesi europei sono stati confermati 287 casi di Epatite A e tre diversi cluster di infezione. Anche a livello europeo la maggioranza dei pazienti sono omosessuali e tra i casi vi è una sola donna. Tuttavia, nonostante l'epidemia coinvolga più Paesi, avverte l'Iss, "l'Italia si presenta come lo Stato europeo con il più evidente eccesso di casi". Un aspetto da considerare è che i quattro ceppi descritti in Europa non sono mai stati osservati in Italia prima di agosto 2016.
    L’Istituto Superiore di Sanità conclude mettendo in relazione questi chiari dati epidemici con un evento preciso: "la partecipazione di circa mezzo milione di persone all'Europride di Amsterdam il 29 luglio-6 agosto 2016 potrebbe aver giocato un ruolo nell'amplificazione di micro-epidemie esistenti nella comunità omosessuale di alcuni Paesi europei (Regno Unito, Olanda e Germania) e la conseguente diffusione dei ceppi negli altri Paesi, inclusa l'Italia".
    Evidentemente quello di Amsterdam non deve essere stato solo un evento culturale, si puo' commentare. E altrettanto evidentemente i rapporti sessuali colà ampiamente praticati non dovevano essere molto “sicuri”. I casi sono due: o il tanto osannato condom, sedicente barriera contro ogni infezione, non è poi cosi' efficace, oppure i gai partecipanti all’Europride non ne hanno fatto uso, e non certo perché inibiti e spaventati dalla solita propaganda cattolica. Un modo davvero sconcertante di mettere in pericolo la propria salute e quella degli altri.
    C’è da chiedersi inoltre se i ricercatori dell’Iss che hanno documentato questa pericolosità e nocività per la salute dei rapporti omoerotici verranno denunciati per omofobia come è toccato alla dottoressa Silvana De Mari che un mese fa aveva parlato dei danni dei rapporti anali venendo sommersa da da insulti e accuse con tanto di denuncia da parte Lgbt. Probabilmente questo rischio i ricercatori dell’Iss non lo correranno, perché nella loro relazione si sono premurati di raccomandare la vaccinazione contro l’Epatite A agli omosessuali, sottolineando "la necessità di promuovere un'offerta attiva e gratuita della vaccinazione”. Questo, conclude l'Iss, anche alla luce del prossimo World Pride che si terrà a Madrid dal 23 giugno al 2 luglio 2017, evento che "potrebbe rappresentare un rischio di ulteriore amplificazione se l'epidemia fosse ancora in corso nella comunità omosessuale".
    Insomma, in vista delle orge madridiste, vaccinatevi. Lungi da noi l’idea di ostacolare la diffusione della prevenzione primaria da attuarsi con un vaccino, visto che altre forme di prevenzione non vengono nemmeno prese in considerazione e consigliate, ma perché gratis? Ricordiamo che cio' che è gratis per questo tipo di utenza sarebbe in realtà a carico del Sistema Sanitario, cioè dei contribuenti, cioè tutti noi. E perché noi dovremmo pagare per permettere a qualcuno di concedersi in totale (o quasi) sicurezza i propri sollazzi? Perché la prevenzione di una malattia che non è conseguenza di una tragica fatalità o di problemi di sanità pubblica, ma di un ben preciso stile di vita, deve avere un costo che ricade su tutta una comunità?
    Eppure la raccomandazione dell’Iss è già stata raccolta. Anzi, qualcuno non si è fatto attendere, come la Regione Lombardia che da tempo regala agli “uomini che fanno sesso con uomini” (cosi' recita il protocollo regionale) la vaccinazione contro l’Epatite A, e pure contro la B, tanto per non fargli mancare niente, e cosi' altre regioni. L’Iss, per concludere, auspica che questa pratica gratuita venga adottata su scala nazionale. Con quali costi? Infatti, il tutto sta avvenendo mentre da parte del Governo vengono tagliati i fondi destinati ai disabili e agli anziani.
    Epidemia di epatite A Vaccino gratis per i vizi gay


  8. #398
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    L'Ue preoccupata per l'Epatite da Gay pride
    di Ermes Dovico
    Che ci sia un pericolo per la salute pubblica, ormai, non lo si può più nascondere. La sensibilizzazione sull’unico modo efficace di evitare questo pericolo, correlato alle parate dell’orgoglio gay, continua invece a essere un tabù. Anzi, le istituzioni suggeriscono rimedi nel senso opposto, che mai vanno alla radice del disordine intrinseco degli atti omosessuali e della tendenza alla promiscuità.
    Dopo l’Europride di Amsterdam dell’estate scorsa, il riscontro dell’aumento notevole di casi di epatite A e il conseguente allarme lanciato nel Vecchio Continente (raccolto in Italia dall’Istituto Superiore di Sanità), il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha pubblicato un nuovo documento per mettere in guardia rispetto ai rischi di contrarre infezioni sessualmente trasmissibili in vista del World Pride, in programma a Madrid dal 23 giugno al 2 luglio.
    Ma l’allarme dovrebbe essere esteso a tutti i raduni di questo tipo (anche se con minore partecipazione), se pensiamo che solo nel nostro Paese si svolgeranno ben 24 gay pride tra giugno e luglio, da Torino a Siracusa, da Milano a Palermo, che quest’anno ospiterà la manifestazione nazionale.
    Nel suo report, innanzitutto, l’agenzia dell’Ue avverte dell’attuale “epidemia” di epatite A che sta riguardando soprattutto gli uomini che fanno sesso con uomini (Msm, secondo l’acronimo inglese) e consiglia loro di fare un controllo vaccinale e informarsi sulla cosiddetta profilassi pre-esposizione (PrEp), ossia un trattamento farmacologico invasivo, volto a ridurre il rischio di contrarre l’Hiv, ma che secondo recenti studi – ricordati dallo stesso ente europeo – aumenta l’incidenza dell’epatite C e di altre malattie sessuali di origine batterica. Non certo una buona prevenzione, insomma: eppure le associazioni Lgbt spingono per introdurla in Italia, chiedendo perfino che il sistema sanitario si faccia carico dei costi del trattamento.
    Poiché l’epatite A si diffonde principalmente per via oro-fecale, a volte ingerendo cibi e liquidi contaminati e altre volte per via sessuale, l’Ecdc invita le persone gay a evitare contatti con zone del corpo a rischio contagio (che nei rapporti omoerotici sono evidentemente frequenti) e a praticare il mitologico “sesso sicuro” basato sull’uso del preservativo, di cui – qualche riga più giù – si ammettono tuttavia le falle: “Sebbene i condom non forniscano completa protezione contro tutte le infezioni sessualmente trasmissibili, in quanto riducono ma non sempre eliminano il contatto tra le mucose”, è scritto nel documento.
    Registriamo quest’ammissione, tardiva e parziale, tra le notizie. Probabilmente, anche in questo caso il politicamente corretto si è dovuto arrendere all’ostinazione della realtà. La parte più interessante del documento, nel senso che dovrebbe indurre a una riflessione seria, riguarda i dati. I quali testimoniano l’aumento di una serie di malattie tra la popolazione omosessuale maschile. Per alcune di queste si evidenzia un collegamento con l’evento di Amsterdam, dove secondo gli organizzatori si sarebbero riunite mezzo milione di persone.
    Il report analizza intanto la situazione della Spagna, che nel primo trimestre del 2017 ha registrato 1314 casi di epatite A, contro i 198 dello stesso periodo del 2016: un incremento di quasi sette volte, in gran parte associato alla diffusione del contagio tra i gay maschi, che fa del Paese iberico quello con la maggiore emergenza di epatite A tra vari altri Stati europei, dove nel complesso – dopo l’ultimo Europride – si sono diffusi tre nuovi ceppi del virus.
    Per fronteggiare questa emergenza, l’Ecdc consiglia agli Stati membri di offrire vaccini contro l’epatite A a tutti gli Msm, mentre manca del tutto la raccomandazione di evitare il comportamento a rischio, come invece sarebbe logico attendersi da un’istituzione sanitaria. L’Ecdc ricorda poi che nella popolazione di Msm ci sono state ondate di meningite da meningococco, spiegando che i frequenti viaggi internazionali e i contatti sessuali con uomini all’estero potrebbero aver facilitato il contagio. Secondo un’indagine realizzata tra gli Msm, tra l’altro, proprio la Spagna è il Paese dove gli intervistati ammettono di aver avuto il maggior numero di rapporti omoerotici all’estero. Un aspetto che preoccupa alla luce di un’altra evidenza: delle 30 mila nuove diagnosi di Hiv del 2015, ben il 42% riguarda uomini che fanno sesso con uomini.
    Una percentuale enorme, specialmente se rapportata al fatto che i gay maschi sono una piccola minoranza. Ma non è tutto. Ai rapporti omoerotici si deve anche una crescente proporzione di diagnosi di gonorrea (54%), sifilide (75%) e pressoché tutti i casi di Lymphogranuloma venereum (99%) in Europa.
    In definitiva, stiamo parlando di un elenco drammatico di patologie, la cui diffusione è amplificata da raduni di massa come i gay pride internazionali e che non interessano solo lo Stato dove si tiene la manifestazione, ma tutti i Paesi di provenienza dei partecipanti, perciò potenzialmente il mondo intero: “È più probabile che alcune malattie trasmissibili vengano esportate dal luogo dell’evento in seguito al ritorno dei viaggiatori e potrebbero diffondersi nei Paesi di residenza. Queste includono il morbillo, la rosolia e le infezioni sessualmente trasmissibili, compresi l’Hiv e l’epatite A, B e C”, conclude l’Ecdc, che in particolare valuta medio-alto il rischio di diffusione delle malattie veneree, accresciuto a sua volta dalla combinazione di sesso e droga (il cosiddetto chem-sex, che in Italia è pubblicizzato da associazioni che ricevono soldi pubblici).
    Alla luce di questo quadro a tinte fosche, l’unico atto coraggioso sarebbe indicare la via della castità e ricordare che la complementarità maschile-femminile non è frutto del caso, ma risponde a un ordine e a un fine naturali. Oltre a essere coraggioso, si tratterebbe di un atto di carità, che spesso consiste nel dire al proprio fratello ciò che in quel momento preferirebbe non sentire, pur sapendo dentro di sé che è indirizzato al suo stesso bene.
    Invece, si suggeriscono rimedi a corto respiro o addirittura controproducenti, che non risolvono il problema della promiscuità, del sesso occasionale in nome di una pseudo libertà senza limiti e perciò lontanissima dal dono totale di sé all’altro, espressione della vera libertà e di una sessualità autentica, aperta alla generazione della vita. Se poi il gay pride è, per definizione, la festa dell’orgoglio gay, viene spontaneo chiedersi che razza di festa possa mai essere un evento vissuto spesso senza freni, dove diverse persone si ammalano e contribuiscono a diffondere il contagio. Possibile che – al di fuori delle solite, poche voci (puntualmente attaccate, come dimostra per esempio l’accanimento contro Silvana De Mari, “colpevole” proprio di aver ricordato le conseguenze drammatiche degli atti omoerotici) – a nessuna istituzione e a nessun grande mezzo di comunicazione venga il dubbio che continuare a presentare la vita gay come naturale e gioiosa non è affatto caritatevole?
    L'Ue preoccupata per l'Epatite da Gay pride









    Gay pride, i cattolici di Reggio Emilia vogliono una "processione a riparazione"
    In concomitanza col Gay Pride a Reggio Emilia, i cattolici organizzano "una grande processione a riparazione dello scandalo pubblico"
    Angelo Scarano
    I cattolici di Reggio Emilia hanno organizzato una "processione di riparazione pubblica per il gay pride" che si terrà sabato 3 giugno, alle 10.30, in cattedrale, in concomitanza con il corteo di Arcigay.
    Come racconta La Gazzetta di Reggio, la contromanifestazione è organizzata dal neonato "Comitato Beata Giovanna Scopelliti", costituito per l’occasione, con una omonima pagina Facebook e rimbalzato in un blog (Chiesa e post-Concilio) dove vengono spiegate le ragioni.
    "Il 3 giugno 2017 - si legge - avrà luogo a Reggio Emilia il più nefando e pubblico manifesto della sodomia: il gay pride, nominato dagli stessi organizzatori del party REmilia Pride. Esso ha il primato su tutte le altre manifestazioni Lgbt che si terranno al nord e al centro-Italia, per due motivi: Monica Cirinnà si è fatta paladina di questo evento; Reggio Emilia è stata scelta per un altrettanto motivo "simbolico", essendo stata la prima città a celebrare una unione (in)civile dopo il cosiddetto Ddl Cirinnà". Con queste premesse, il comitato si prefigge lo scopo di "organizzare una grande processione a riparazione dello scandalo pubblico".
    "Il peccato impuro contro natura, come insegna il Catechismo, grida vendetta al cospetto di Dio". Perciò l’obiettivo è "far risplendere, in un giorno di buio e di grave peccato, il lume della Fede Cattolica".
    L'impegno richiesto è massimo: "Riteniamo importante porre una tregua alle divisioni esistenti in seno al cosiddetto ambiente tradizionalista o conservatore che sia, perché la posta in gioco è alta. È giunto il momento che i cattolici di buona volontà si uniscano in modo solido e coeso, come accadde contro il gay pride del 2000 a Roma".
    Gay pride, i cattolici di Reggio Emilia vogliono una "processione a riparazione" - IlGiornale.it


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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Gender a scuola: i fatti e la conferma nelle parole della fedeli, Ministro dell’Istruzione
    Altre notizie dal mondo gay: se sei proprietario devi affittare ai gay, Tiziano Ferro si prepara per la paternità
    da Notizie Provita
    Se qualcuno non ha visto in TV l’interrogazione parlamentare che si è svolta ieri alla Camera, in cui si è chiesto conto alla Fedeli della propaganda gender nelle scuole, puo' vederne la registrazione su internet.
    Chi va di fretta e si contenta di un riassunto, sappia che l’onorevole Gianluigi Gigli, di Democrazia Solidale, ha chiesto conto e ragione del fatto che – nonostante le rassicurazioni del precedente Ministro Giannini – la propaganda gender nelle scuole continua (e fa riferimento allo spettacolo Fa’afafine, cui sono state invitate moltissime scuole in tutta Italia).
    Il Ministro attuale, la signora Valeria Fedeli, continua, a parole, a rassicurare: nella prima replica parla solo di rispetto dei principi costituzionali di pari opportunità, conseguenti alla pari dignità di tutti gli esseri umani, sui quali siamo tutti d’accordo. Possiamo anche essere benevolenti e immaginare che quando parla di “violenza di genere” sottintenda la violenza sulle donne: nonostante le gigantesche menzogne che ci propinano sul “femminicidio”, diciamo che va bene. A parole, niente propaganda gender.
    Gigli replica ribadendo che, visto che la responsabilità educativa, per i minorenni, è in capo alle famiglie, «ci vuole una preventiva autorizzazione delle famiglie per le attività extracurricolari – preventiva! – e a fronte di una segnalazione dei contenuti educativi non neutri, che vengono proposti ad alunni di età adolescenziale e a bambini». E aggiunge che spesso, nei fatti, chi tiene queste “lezioni” fa uscire l’insegnante dall’aula…
    LA REALTA' E' DISTANTE ANNI LUCE DALLE PAROLE DELLA FEDELI
    Infatti, cio' che avviene nella pratica, è distante anni luce dalle belle parole della Fedeli.
    L’onorevole Walter Rizzetto chiede conto di un’interrogazione presentata da Fratelli d’Italia, a proposito di cio' che è avvenuto il 6 marzo 2017 in un liceo di Pescara.
    Due psicologhe dell’associazione Arcilesbica nazionale hanno realizzato un progetto che secondo la circolare 197 della scuola serviva alla lotta alla discriminazione, del bullismo e del cyberbullismo, mentre sul sito internet dell’istituto era, invece, presentato come progetto sulle differenze di genere (e quando si parla di genere, invece che di sesso, “gender ci cova”); la circolare 197 si concludeva con la richiesta di «liberatoria fotografica e di adesione», da esprimere su appositi modelli allegati alla stessa circolare, «per rendere le famiglie consapevoli e partecipi dell’iniziativa». Molti genitori non hanno firmato, quelli che avevano firmato la liberatoria non erano «adeguatamente informati», come vorrebbe la nota con le parole del MIUR: «Quasi nessuno era a conoscenza della specificità dei temi trattati, né tantomeno del fatto che i relatori appartenessero alla citata associazione Arcilesbica nazionale». Conclude l’interrogazione: «L’educazione sessuale spetta ai genitori, come sancito sia dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, sia dalla Costituzione, sia da numerosi atti normativi e regolamentari»
    IL RUOLO DEI GENITORI
    La Fedeli, a parole, ribadisce che «la partecipazione a tutte le iniziative extracurricolari, inserite nel piano triennale dell’offerta formativa, e facoltative, prevede la richiesta del consenso da parte dei genitori per gli studenti minorenni o degli stessi, se maggiorenni, i quali, in caso di non accettazione, possono astenersi dalla frequenza», e scarica la responsabilità sulle famiglie che hanno il dovere di informarsi bene, citando la nota del MIUR del 6 luglio del 2015: «Le famiglie hanno il diritto ma anche il dovere di conoscere, prima dell’iscrizione dei propri figli a scuola, i contenuti del piano dell’offerta formativa per la scuola secondaria e sottoscrivere formalmente il patto educativo di corresponsabilità per condividere in maniera dettagliata diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie».
    Cio' vuol dire, cari Lettori, che nei fatti per il Ministro un’adesione generica al POF della scuola, sul quale mai sarà scritto nel dettaglio che Arcilesbica terrà lezione agli studenti, per il MIUR vale come consenso informato: sta ai genitori approfondire…
    Quindi, come abbiamo sempre detto, bisogna vigilare, dialogare con i figli e gli insegnanti, partecipare agli organi collegiali e – infine – chiedere espressamente e per iscritto dettagli sui progetti dove potrebbe infilarsi l’ideologia gender, e su chi li tiene. La scuola non puo' rifiutarsi di fornirne.
    Oggi più che mai, nonostante la vita frenetica e mille impegni che il lavoro comporta, non si puo' “delegare” alle istituzioni il ruolo educativo che appartiene innanzitutto, e sopra a tutto, ai genitori.
    Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal gaio mondo gay (sempre meno gaio).
    SEI PROPRIETARIO? DEVI AFFITTARE AI GAY
    Una coppia gay sta cercando una casa in affitto nella provincia di Pisa. «Qualche giorno fa – racconta uno dei due – dopo aver visto qualche alloggio con una grossa agenzia di Pontedera, abbiamo trovato sul loro sito un appartamento in una frazione di Vicopisano. Ho quindi chiamato chiedendo di poterlo vedere. Ma mi è stato risposto che i proprietari volevano affittarlo solo a famiglie tradizionali. Ho quindi chiesto esplicitamente se il problema fosse il fatto che siamo una coppia omosessuale e mi è stato risposto di si'. Ho replicato dicendo che non mi sembrava una motivazione valida, al che mi è stato detto di lasciar perdere». La coppia si è rivolta altrove «ma ho detto all’agente che non era giusto e che lasciar perdere vuole dire permettere discriminazioni. Se nessuno lo denuncia si sentiranno sempre in diritto di farlo».
    Ed infatti hanno il diritto di farlo, cosi' come hanno il diritto di non affittare ad universitari, persone dal reddito incerto, donne che esercitano la prostituzione, etc. Sono loro i proprietari dell’immobile. Inoltre dal punto di vista morale hanno il dovere di non affittare alle coppie gay. Infatti concedere un appartamento ad una coppia omosessuale significa favorire l’omosessualità di quelle due persone ed incentivare nella società una mentalità che normalizza questo orientamento sessuale. E infine non si capisce perché le persone omosessuali dovrebbero costringere tutti ad accettare l’omosessualità anche se la pensano in modo diverso. Non è la diversità il cavallo di battaglia dei movimenti gay?
    (Gender Watch News, 18/04/2017)
    TIZIANO FERRO SI PREPARA PER LA PATERNITA'
    Repubblica intervista Tiziano Ferro, cantante 37enne dichiaratamente omosessuale. Il giornalista gli chiede se nel cassetto c’è l’idea di un figlio «Più sto in America a contatto con genitori gay – risponde Ferro – più comprendo la nostra scelta sentimentale e scopro come funziona la realtà ma anche come dis-funziona. La mia data limite per avere un figlio è quarant’anni. Ora mi sto impegnando come promotore del Lazio Pride. E' importante stanare l’odio e la paura nelle province. La mia Latina sta diventando una città del futuro».
    (Gender Watch News, 12/04/2017)
    Gender a scuola: i fatti e la conferma nelle parole della fedeli, Ministro dell?Istruzione « www.agerecontra.it

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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Lezioni gender, la preside rifiuta l'esonero dei genitori
    di Ermes Dovico
    Come facciata, l’educazione alle pari opportunità e la lotta agli stereotipi. Nella sostanza, una raffigurazione perlopiù conflittuale della relazione uomo-donna, con il primo dipinto prevalentemente come prevaricatore, e una rappresentazione della famiglia come luogo in cui si limita la libertà del soggetto e lo si influenza con i cosiddetti “stereotipi di genere”. Con il pretesto di svolgere corsi con obiettivi – sulla carta – condivisibili, in alcune scuole non si rispetta più la libertà educativa dei genitori. In particolare, capita che certi corsi vengano tenuti da associazioni con una prospettiva educativa diametralmente opposta al tipo di educazione che molte famiglie desiderano trasmettere ai loro figli. Associazioni vicine alla galassia Lgbt, che uniscono temi del femminismo a concetti tipici del gender.
    L’ultima segnalazione ci arriva da Milano, dove la pedagogista Daniela Frizzele - chiaramente d’accordo sull’educazione alle pari responsabilità tra uomo e donna, ma in disaccordo con l’approccio educativo adottato - ha scritto alla dirigente della scuola elementare frequentata dalla figlia, per chiederne l’esonero da un corso sulla “parità di genere”, rivolto a bambini di quinta, motivando la sua richiesta con una puntuale critica pedagogica. E ha domandato che fosse prevista un’attività alternativa.
    Il corso in questione si intitola “A scuola di parità”, prevede quattro incontri di due ore ciascuno, in orario curriculare, come se si trattasse di una lezione di italiano o matematica. Sorprende innanzitutto che la scuola indichi come obbligatorio un progetto su temi così complessi e sensibili. Su quali basi? L’obbligatorietà non può essere giustificata sulla base di indicazioni ministeriali né può bastare che il progetto sia approvato da altre famiglie e inserito nel piano triennale di offerta formativa (nel Ptof aggiornato della scuola, tra l’altro, compaiono appena tre righe generiche sull’“educazione all’affettività e alla parità di genere”, che non costituiscono certo un’informazione dettagliata). I genitori hanno infatti il diritto di educare liberamente i propri figli, un diritto naturale che è riconosciuto dallo stesso articolo 30 della Costituzione e da convenzioni internazionali che l’Italia ha ratificato. È perciò evidente che l’asserita obbligatorietà di un corso su temi sensibili contrasta con il diritto alla libertà educativa dei genitori, che va rispettato.
    Alla luce di questo basilare principio, sorprende che la preside abbia respinto la richiesta di esonero presentata dalla Frizzele e da altri due genitori, sostenendo che il progetto sia curriculare e in linea con le azioni del Miur. Sul punto abbiamo chiesto un parere all’avvocato Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita: “I genitori hanno priorità di diritto nella scelta del genere di istruzione da impartire ai propri figli, come dice l’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che è stato stabilito proprio per contrastare l’indottrinamento del potere attraverso la scuola pubblica. Negando l’esonero, la preside viola un diritto fondamentale dell’uomo”. Amato si è detto disponibile a dare ai genitori contrari al corso il supporto dell’associazione da lui presieduta: “Nel caso in cui la scuola continuasse con questo atteggiamento prevaricatore, i Giuristi per la Vita sono a disposizione per tutelare legalmente questo sacrosanto diritto alla libertà educativa”.
    Lezioni gender, la preside rifiuta l'esonero dei genitori

 

 
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