Satana li fa e poi si accoppia.
E il sinistro è il suo lato preferito.


Satana li fa e poi si accoppia.
E il sinistro è il suo lato preferito.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.




LUXURIA E LA SODOMIA CURATIVA
Alla trasmissione la Zanzara il signor Vladimir Guadagno se ne è uscito con la sorprendente affermazione su quanto l’erotismo anale faccia bene alla prostata; parla cioè di urologia, che è una scienza medica e che non è d’accordo con lui.
L’urologia è una branca della medicina e come ogni branca della medicina è un confronto con il dolore: la medicina è lo studio del dolore e di come fermarlo, come prevenirlo. La medicina è nata per curare il dolore, il dolore della malattia, il dolore della perdita, il dolore della morte. L’urologia è dolore: il cancro della prostata è dolore, la prostatite è dolore. Che un non medico dia informazioni purtroppo false in una trasmissione radiofonica è grave. La prostata del ricevente può essere danneggiata da trauma meccanico quando l’oggetto introdotto sia troppo grosso e duro, ma è la prostata dell’attivo in pericolo: ove non si usi il preservativo e il pene sia nella cavità anorettale il rischio di infezione ascendente delle vie urinarie con prostatite è presente.
Secondo Vladimir Guadagno se qualcuno mette il suo pene nella cavità anorettale di un altro uomo, gli sta cioè facendo una piccola cortesia. L’affermazione è ovviamente falsa. I danni che la prostata subisce sono rari ma ci sono, soprattutto quando si ha a che fare con uno di quei bei peni grossi grossi e turgidi turgidi. Sono peni che in vagina non farebbero nessun danno perché la vagina è fatta apposta. La vagina tollera il passaggio di un feto, senza subire danni. Mi permetto di ricordare che i bambini nascono dalla vagina delle donne, non dalla cavità anorettale degli uomini, quindi il posto previsto per mettere il pene è la vagina e non l’ano. Se il pene è molto grosso o se si usa uno di quegli strumenti di tortura che vengono vezzosamente indicati come sex toys, si ha un trauma meccanico della parte anteriore del retto con conseguente passaggio di batteri e prostatite. Ma è sul pene che ha l’infame pensata di andarsi a cacciare in mezzo ai batteri fecali che succede il peggio: si può avere un’uretrite ascendente dei batteri fecali che risalgono nell’uretra, che dovrebbe essere sterile, batteri che salgono e salgono come impavidi scalatori; e abbiamo una prostatite. Con un po’ di sfortuna anche un ascesso prostatico, una pacchia; avere un ascesso prostatico è un vero spasso.
Quindi le affermazioni del signor Guadagno sono non solo false, ma anche bizzarre. Ma il punto non è lui, che ha detto una spiritosaggine. Il punto sono gli Ordini dei Medici che davanti a un episodio come questo tacciono, carini e simpatici, allineati e coperti, tutti con gli occhi bassi e il cappello in mano davanti agli LGBT a farsi spiegare cosa si può dire e cosa non si può dire, a calpestare il dolore e i morti. Certo anche i morti.
“Io non mai sentito nessuno che è morto perché l’ha preso dietro”. È l’altra sorprendente frase di Guadagno. Davvero? Non ha mai sentito dell’esercito di morti di Aids, Epatite B, cancro dell’ano; non ne ha mai sentito parlare. Io li ho visti e non intendo tacere, non intendo continuare a permettere che individui come Guadagno affermino il falso. Prendersela dietro uccide. Prendersela dietro è un gesto di dolore e umiliazione, che contagia malattie molto mortali. Un uomo degno di questo nome e una donna degna di questo nome non permette a nessuno di profanare la sua fisicità con un gesto del genere. Insegnamo ai nostri figli e alle nostre figlie che “prendersela dietro”, per usare i termini di Guadagno è un gesto pericoloso e di autoprofanazione, che non deve essere subito. Un uomo ti propone di mettere il suo pene nel tuo didietro?
La risposta non è “Grazie, che bello, la mia prostata ne sarà felice”.
La risposta è “Levati dalla mia strada, adesso, subito, e non osare più incrociarla.”
Insegniamo ai nostri figli e alle nostre figlie a difendersi.
Gli Ordini dei Medici ci stanno assordando con il loro silenzio davanti alle farneticazioni di Guadagno. Il loro silenzio è un disonore.
Luxuria e la sodomia curativa | VoxNews
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OMOSESSUALITÀ E PATOLOGIE INFETTIVE, UNA TRAGEDIA NASCOSTA – DATI E RICERCHE
Dal blog della dottoressa Silvana De Mari:
Da almeno 30 anni in tutto il mondo occidentale è sempre più allarme per il riscontro evidente della correlazione tra alcune patologie gravi, INFETTIVE e TUMORALI e il comportamento omosessuale. In particolare viene fatto riferimento alla: infezione da HIV che comporta come patologia conclamata o latente l’AIDS.
Alcuni dati:
allarme OMS: rapporto del 2014 e 2015 confermato dalle ricerche del prof. Gandolfini – ospedale di Brescia: rischio infezione HIV che supera le 19 volte negli omosessuali rispetto alla popolazione non omosessuale di controllo.
Centres for Diseas Control Usa: studio del 2006-2009: omosessuali come unico gruppo dove l’infezione da Hiv è in netto aumento pari al 48% e fonte di non meno del 61% delle nuove infezioni da HIV malgrado negli Usa siano meno del 2% della popolazione complessiva.
Dati confermati da Mediciitalia dott Mario Corcelli -2009 medico legale.
Come dato collaterale confermato dall’Oms è stata dimostrata la diffusione dell’AIDS ad Haiti negli anni ’80 da parte degli omosessuali soprattutto americani. Dati confermati da prof. Barbara Suligoi direttore del centro operativo AIDS dell’Istituto Supperiore della Sanità -Roma.
Forte allarme dal Dipartimento per la Salute e Igiene mentale – New York City 2016 dr Pathela capo staff: omosessuali (in maggioranza sesso maschile) soggetti a duplice infezione HIV e SIFILIDE con rischio 140 volte superiore al resto della popolazione. Incidenza doppia a NY City (dati riportati da Jaids rivista specializzata di monitoraggio dell’ infezione Hiv).
Allarme dai reparti infettivi del Cilento - Reparto Infettivi ospedale V. Fazzi di Lecce (report 2016) riscontrato boom di infezioni HIV - SIFILIDE da contagio omosessuale: revisione casistica del 2013-2016.
Infezione da PAPILLOMA VIRUS responsabile dei CONDILOMI anali e genitali (forma tumorale con alta incidenza alla degenerazione in carcinoma maligno). Il contagio sessuale è accertato con altissima incidenza nella popolazione omosessuale che è soggetta a un rischio di oltre il 50% di degenerazione carcinomatosa anale (dal Journal of the Medical Association 1982, New England Journal of Medicine 1987, Dr f Quatraro -Gastroenterologia 2012, Dr. Attilio Nicastro - membro Acoi (ass. Chirurghi Ospedalieri Italiani) e dell’Europen Hospital-Roma.
Infezione da CLAMIDIA che nella donna porta a danni genitali/ovarici e è possibile causa di sterilità.
GONORREA che colpisce almeno il 14% degli omosessuali.
SIFILIDE con l’80% di pazienti che sono omosessuali.
Spesso le patologie sono associate, tenendo conto che l’infezione da HIV comporta la sindrome da immunodeficienza acquisita e, quindi, è come una porta aperta per molteplici infezioni, in più aggravata da eventuale tossicodipendenza.
Infezione da AMEBA 14% omosessuali e da GIARDIA 15% omosessuali dove è evidente il contagio per via anale.
La correlazione è ovvia perchè la penetrazione per via anale comporta un ripetuto e frequente trauma al canale ano-rettale coperto da un solo strato di fragile mucosa che facilmente si rompe, si danneggia e per sua natura ha un altissimo indice di assorbimento di innumerevoli sostanze.
E’ una immancabile via di infezioni, anche solo pensando alla presenza stabile di una importante flora batterica intestinale.
Stesso discorso di estrema fragilità vale per le mucose oro-faringee. L’ ambiente vaginale a PH acido è, invece, sterile di solito, con un rivestimento mucoso robusto e pluristratificato.
A differenza del canale vaginale il canale anale ha un calibro stretto. Le dimensioni del calibro penieno possono arrivare a oltre 3 volte quelle di un colonscopio per adulti (British Journal of Urology).
Gli omosessuali hanno frequentemente partners molteplici. Questo spiega le ripetute segnalazioni dell’ incidenza di INCONTINENZA FECALE anale negli omosessuali maschi (American Journal of Gastroenterology con 6150 pazienti studiati tra il 2008 e il 2010 e riscontro di rischio relativo del 34 % nelle donne, del 119% negli uomini)
Stessi dati e conclusioni riporta in una serie di studi del 2013 e 2014 la dr.ssa Chiara Atzori infettivologa.
Omosessualità e patologie infettive, una tragedia nascosta ? DATI E RICERCHE | VoxNews
Verità su gay, metodo Tangentopoli per De Mari
di Andrea Zambrano
Per lei hanno scelto un metodo molto in voga a Tangentopoli e ormai affermatosi con successo per tutte le inchieste che contano: l’avviso di garanzia via Corriere. Ma non si tratta di un Dhl, bensì del più blasonato Corriere della Sera. La dottoressa Silvana De Mari, endoscopista e scrittrice di fantasy da un po’ nell’occhio del ciclone per le verità politically incorrect che osa dire sull’omoerotismo, risulterebbe indagata dalla Procura di Torino per alcune sue frasi pronunciate in interviste e ospitate radiofoniche sulle malattie cui vanno incontro gli omosessuali.
Per la verità l’indagine non è neanche partita. Come spiega il suo legale infatti “il Corriere si limita a dire che l’esposto presentato in Procura da una rete di attivisti Lgbt di Torino è stato assegnato al pool di magistrati specializzati nei reati previsti dalla legge Mancino. Un atto dovuto, ma che al quotidiano di Via Solferino è parso già come un marchio di infamia”.
Né la De Mari dunque, né il suo avvocato Gianfranco Amato dei Giuristi per la vita, hanno ricevuto un avviso di garanzia. Ne consegue che il capo della Procura Armando Spadaro non ha fatto altro che assegnare l’esposto. Non c’è dunque nessun capo di imputazione su cui indagare. I reati che vengono illustrati non sono nient’altro che quelli ipotizzati dall’avvocato del coordinamento Lgbt Nicolò Ferraris. Se verranno fatti propri anche dalla Procura è un altro paio di maniche. Quindi è sbagliato dire che la De Mari è indagata per odio razziale nei confronti dei gay, mentre è corretto semplicemente dire che la Procura ha creato un fascicolo assegnando l’esposto, che potrebbe anche chiudersi con un’archiviazione.
Tanto rumore per nulla? Non proprio, semmai un segnale inquietante di come la caccia all’untore, se negli anni di Mani Pulite era rivolta al politico lestofante, oggi viene indirizzata nei confronti delle persone dotate di ragione che denunciano la martellante campagna, molto spesso mistificatoria, della potente lobby gay. Con dati scientifici alla mano.
Quali sono le frasi finite nel mirino dei militanti Lgbt di Torino pride? Si tratta di espressioni prese da articoli scritti dalla De Mari sul quotidiano La Croce o dette nel corso dell’ormai celebre puntata de La Zanzara. Ad esempio: “Anatomicamente il rapporto tra due uomini ha gravi conseguenze ano rettali”. Dov’è il reato? Basta leggere la letteratura scientifica. Oppure: “Nelle pratiche di iniziazione al satanismo esiste il sesso anale”. Falso? Non proprio visto che è raccontato da chi queste iniziazioni le ha fatte. Oppure: “L’omosessualità è un disturbo che si può curare”. Decisamente scorretto politicamente, ma giusto sul versante psicologico come dimostra la storia scientifica di Joseph Nicolosi, morto proprio nei giorni scorsi.
Insomma: la De Mari non avrebbe commesso alcun reato di odio, però dà fastidio e in quanto medico è difficilmente attaccabile sul piano della clinica. Serve dunque una cura esemplare. Circa l’eventuale reato commesso, la De Mari si chiede da quando in qua “gli omosessuali sono diventati una razza: c’è forse un gene dell’omosessualità?”.
Chi è determinato a sostenere la De Mari nella sua battaglia di libertà è l’avvocato Amato, presidente dei Giuristi per la vita che si scaglia contro il sistema mediatico giudiziario che ha investito l’endoscopista piemontese: “Ha del patologico il fatto che un cittadino apprenda di essere indagato leggendo il Corriere della Sera, non è stata data nessuna comunicazione, non è stata fatta nessuna identificazione della Polizia giudiziaria - ha spiegato Amato -. In realtà la notizia non esiste: non c’è nessuna indagine semplicemente perché non è stato fatto altro che presentare un esposto e ora il magistrato dovrà valutare se indagare o archiviare”.
Amato ha inoltre denunciato una tecnica preoccupante: “Il segreto processuale è diventato il segreto di Pulcinella, la De Mari ha così appreso contemporaneamente a tutti gli altri italiani di essere nel mirino e la privacy è andata a farsi “benedire”, ma è chiaro che in tutta questa vicenda una responsabilità ce l’ha il Corriere che sembra essere un organo di regime e in questo momento sta facendo il gioco della dittatura del pensiero unico”. Poi l’affondo: quella nei confronti della De Mari è una chiara intimidazione nella logica maoista del “colpirne uno per educarne cento”, ma hanno sbagliato bersaglio perché non ci piegheremo”.
Amato però è consapevole che la partita non è soltanto giuridica. In virtù dell’esperienza accumulata sul campo negli anni in giro per l’Italia a denunciare l’ideologia gender sa che l’obiettivo di fondo della campagna non è tanto silenziare la De Mari, ma servirsene per scopi politici.
Nel luglio 2013 noi come Giuristi per la vita, la Nuova BQ, Tempi e Pro Vita denunciavamo la vergogna del Ddl Scalfarotto che attraverso una bestialità giuridica voleva imporre il reato di omofobia, ma proprio perché si tratta di un assurdo si è arenato nel binario morto della commissione Giustizia del Senato. Adesso vogliono così strumentalizzare il caso De Mari per dire che seve una legge. E’ un’azione pilota su cui poi la magistratura creativa potrebbe dare una spallata decisiva alla libertà di espressione”.
Amato ha infatti fatto notare che il caso De Mari deve essere esemplare per giustificare così la legge e ha ribadito che “noi legali che l’assistiamo saremo come gli ultimi tutori del diritto di libertà e la difenderemo fino alla morte”. La palla ora passa al pm che dovrà indagare per ravvisare eventuali reati, anche se, non essendo ad oggi normato il reato di omofobia, non si capisce su quali basi si strutturerebbe un’accusa che appare quanto meno temeraria. Anche se è pur vero che a livello mediatico si sta già procedendo per un reato che non esiste nell’ordinamento. E forse la legge Scalfarotto servirebbe proprio a questo: per dare compimento ad una caccia alle streghe che ha tutta l’aria di essere solo all’inizio.
Verità su gay, metodo Tangentopoli per De Mari


VIGEVANO, GAY GANG STUPRA RAGAZZINO: MA LI CHIAMANO ‘BULLI’
Ecco come la principale agenzia italiana racconta lo stupro di gruppo da parte di alcuni ragazzi ai danni di un altro ragazzo:
Bulli quindicenni violentavano e picchiavano, in chat violenze come trofei, anche 6 denunce. Un quindicenne ‘fragile’ la vittima preferita, fatto ubriacare e portato al guinzaglio
Sgominata dai Carabinieri a Vigevano (Pavia) la “baby gang delle stazioni ferroviarie”: bulli quindicenni che violentavano e picchiavano. Quattro arresti e sei denunce.
Le violenze erano esibite come trofei su sistemi di messaggistica istantanea. Secondo le indagini, in un caso gli arrestati avevano costretto un loro coetaneo – il bersaglio preferito per le loro angherie, un quindicenne ‘fragile’ – a bere alcolici fino ad ubriacarlo, poi gli avevano messo una catena al collo e l’avevano portato come un cane al guinzaglio in giro per le strade della cittadina in cui risiedono. In un’altra occasione, in cinque contro uno l’avevano afferrato con la forza, denudato, tenuto appeso per le gambe a testa in giù sopra un ponte e costretto a subire atti sessuali.
Il tutto ripreso da un telefonino e il filmato era stato diffuso tra gli amici. I carabinieri di Vigevano li hanno arrestati e condotti all’ istituto penale minorile Beccaria di Milano con accuse che vanno dal concorso in violenza sessuale alla riduzione in schiavitù, dalla pornografia minorile (per la diffusione delle immagini delle loro ‘imprese’ nei social network) alla violenza privata aggravata mediante lo stato di incapacità procurato alla vittima. Con i quattro arrestati c’era anche un ragazzino ancora più piccolo, tredicenne e dunque legalmente non imputabile. La sua posizione, considerata la pericolosità sociale, è al vaglio per l’ eventuale richiesta di una misura di prevenzione.
Il bersaglio principale delle persecuzioni era un ragazzo di 15 anni, studente di prima superiore, definito dagli inquirenti “fragile”. Inizialmente, succube del capo della banda di bulli, aveva accettato di subire una serie di piccole angherie e prese in giro perché temeva di essere emarginato dal gruppo. Le vessazioni e le umiliazioni, però, erano cresciute d’intensità fino a diventare sempre più violente e insopportabili. Del “branco” – composto soprattutto da coetanei, anche se qualcuno di loro causa bocciature è ancora alle scuole medie – facevano parte anche altri cinque minori tra i 15 e i 16 anni, accusati solo di aver partecipato insieme agli arrestati a una serie di episodi di vandalismo contro treni, altro “passatempo” del gruppo: lanci di sassi, finestrini rotti con i martelletti frangivetro, estintori scaricati all’interno delle carrozze. Dovranno rispondere di danneggiamento aggravato e interruzione di pubblico servizio.
Non sono mancate le spedizioni punitive, come quella avvenuta a febbraio quando due ragazzi di 15 anni, ritenuti responsabili di aver denunciato alcuni degli episodi di bullismo, sono stati affrontati al rientro a casa, spintonati e presi a pugni. Solo l’intervento di un genitore, casualmente di passaggio, ha posto fine all’aggressione. Fondamentale nello sviluppo delle indagini è stata la collaborazione che i carabinieri hanno ottenuto da un coetaneo delle vittime, testimone di alcune violenze. Hanno conquistato la sua fiducia e lui, sentendosi protetto, è riuscito a procurarsi e poi consegnare una delle foto della violenza sessuale divulgate dal “branco”, in cui i responsabili si mostravano visibilmente compiaciuti ma soprattutto erano ben riconoscibili.
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Baby gang. Bulli. Ma non troverete mai il termine ‘gay’. E’ proibito: il termine gay si utilizza, solo, quando l’omosessuale è vittima di una qualche reato, anche in caso di incidente stradale. Un po’ come succede con il termine profugo, lo si tira fuori solamente quando uno di questi non sgozza qualcuno, altrimenti, anche in questo caso: proibito.
I bulli sono una cosa. Gli stupratori un’altra. E questa, semmai, è una ‘gay gang’. Che magari ha letto qualcosa su qualche sito gay di qualche associazione, nel quale si decanta l’eccitazione nel sodomizzare qualcuno, e ha voluto metterlo in pratica.
E non è un caso isolato:
Un’intera cittadina è sotto choc per quanto accaduto a un ragazzino di appena 10 anni: a Boretto (Reggia Emilia) due 17enni residenti nel reggiano sono stati accusati di concorso in violenza sessuale – su uno dei due indagati grava anche il reato di minaccia – e i carabinieri della locale stazione li hanno denunciati alla procura della Repubblica del Tribunale per i minorenni di Bologna.
Reggio Emilia, 17enni abusano e minacciano un bimbo di 10 anni
Un’accusa sconcertante e ancor più scioccante il fatto che la vittima dei due orchi in erba sia un ragazzino indifeso (per età e per forza fisica ) di appena 10 anni: la mamma, che si era accorta del malessere del bambino che da un po’ di tempo gli appariva cupo e triste, è riuscita a farsi raccontare tutto dal figlioletto, e ha sporto denuncia contro i due adolescenti che, a quanto trapelato fin qui sul caso, avrebbero agito con crudeltà e cinismo. Sembra anche che, tra le cattiverie imposte alla piccola vittima, almeno in una circostanza i 2 avrebbero anche accerchiato il bambino, costretto ad assistere, in un angolo dello spogliatoio di una palestra, alle “esibizioni” di uno dei due bulli.
Le indagini ricostruiscono il calvario fisico e psicologico del piccolo
In un altro momento, invece, i 17enni gli avrebbero intimato il silenzio si tutto quanto visto e subìto, minacciandolo brutalmente, tanto che il bambino, terrorizzato, è arrivato a nascondersi, chiudendosi a chiave all’interno di un armadietto pur di proteggersi, in qualche modo, dalla ferocia dei suoi due aguzzini.
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Il caso Varani, i continui stupri omosessuali. C’è un clima che, probabilmente, sta favorendo l’insorgere di questo fenomeno. Ma non scrivetelo, o potreste fare la fine della dottoressa De Mari, denunciata dalla gaystapo per avere osato criticare la loro confusione sessuale.
Vigevano, gay gang stupra ragazzino: ma li chiamano ?bulli? | VoxNews
Lanciano: l’Arcigay contro la preside che informa le famiglie
di Rodolfo de Mattei
A Lanciano, in provincia di Chieti, l’Istituto scolastico De Titta-Fermi si trova al centro di una bufera mediatica per aver osato informare, attraverso una circolare, le famiglie riguardo il coinvolgimento dei propri figli ad un incontro sul tema dell’omosessualità avente come ospite la super impegnata Francesca Vecchioni.
La saggia e sacrosanta decisione della dirigente scolastica Daniela Rollo ha fatto però andare su tutte le furie il Collettivo Studentesco e l’Arcigay Chieti, evidentemente abituati ad entrare nelle aule scolastiche con il loro programmi “educativi” senza chiedere alcun permesso.
INCONTRO CON L’AUTORE….OMOSESSUALE
L’evento in programma, nell’ambito del progetto “Incontro con l’autore”, è la presentazione del volume di Francesca Vecchioni, figlia del cantautore Roberto e presidente di DiversityLab, e della scrittrice Daria Colombo, intitolato “Ti innamorerai senza pensare”, che, presentato come un libro che parla di “diritti civili, differenza di genere e diversità” è in realtà un vero e proprio inno alla “normalizzazione” omosessuale.
L’obiettivo è chiaro già dal titolo, segui i tuoi istinti e i tuoi sentimenti, qualunque essi siano, senza pensare appunto alle conseguenze, tanto meno se siano giusti o sbagliati. Un messaggio evidentemente folle e devastante per i nostri già abbondantemente confusi adolescenti.
ARCIGAY: DECISIONE GRAVE
La decisione della preside dell’istituto scolastico di chiedere ai famigliari l’autorizzazione per far assistere i propri figli ad un incontro riguardante tematiche sensibili, attorno alle quali vi è oggi un diffuso ed accesissimo dibattito è stata però giudicata dall’Arcigay “grave” e del tutto inopportuna.
L’associazione omosessualista ha espresso la sua completa disapprovazione attraverso un comunicato in cui si legge:
“Ci domandiamo che valore didattico possano avere le sue parole verso uno studente o studentessa omosessuale che si chiederà, dovendo riportare in famiglia la circolare, se la propria famiglia possa considerare il suo orientamento sessuale “consono”. Quale messaggio di inclusione e accettazione fa passare la scuola? Cosa potrà mai provare uno studente o una studentessa sentendo oggetto di una indagine conoscitiva ostativa il proprio essere e la propria affettività? Indagine che sembra essere però preclusiva dell’incontro con la scrittrice invitata a presentare la propria esperienza di vita attraverso il suo libro”.
E ancora: “Se le istituzioni scolastiche, attraverso i propri rappresentanti, non sono i primi ad essere inclusivi e se considerano l’accettazione della omosessualità una ‘opinione’ che possa turbare qualcuno, riteniamo che sono davvero pochi i passi avanti che questa società potrà fare”.
GENDER DIKTAT
La vicenda di Lanciano mette bene in luce quello che è l’attuale clima culturale in materia di omosessualità e quelle che sono le inaccettabili pretese dei promotori del nuovo paradigma sessuale, per i quali, il solo “informare” i genitori è già un intollerabile gesto di “inciviltà” e discriminazione.
La buona scuola, quella vera, dovrebbe bandire completamente questi corsi di normalizzazione dell’omosessualità e di qualsivoglia tendenza sessuale ed, all’opposto informare i ragazzi circa i reali rischi e pericoli ai quali vanno incontro adottando il deleterio e contro natura stile di vita gay.
https://www.riscossacristiana.it/lan...lfo-de-mattei/


American College of Pediatrics: l’Ideologia di genere danneggia i bambini.
di Redazione
Pubblichiamo di seguito la traduzione del documento adottato nel gennaio di quest’anno 2017 dal Collegio americano dei Pediatri. E’ un testo durissimo contro l’ideologia gender e i suoi perversi corollari, quali l’impiego di ormoni sessuali e della chirurgia e proviene da una dell più autorevoli istituzioni in materia.
Qui il testo originale con note [RS]:
https://www.acpeds.org/the-college-s...harms-children
Il Collegio Americano dei Pediatri sollecita professionisti della salute educatori e legislatori a rigettare tutte le politiche che condizionino i bambini ad accettare come normale una vita di impersonificazione chimica o chirurgica dell’altro sesso. I fatti, non le ideologie, determinano la realtà.
La sessualità umana è un carattere oggettivo, biologicamente binario: “XY” e “XX” sono indicatori genetici del maschio e della femmina, rispettivamente – non marcatori genetici di un disordine. La norma per l’uomo è di essere concepito maschio o femmina. La sessualità umana è binaria per progetto con l’ovvio proposito della riproduzione e la continuazione della nostra specie. Questo principio è autoevidente.I rari e marginali disordini nello sviluppo sessuale (DSD), come ad esempio, ma non solo, la femminilizzazione testicolare o l’iperplasia adrenale congenita sono tutte deviazioni, medicalmente identificabili, dalla norma della duplicità sessuale e sono correttamente riconosciuti come disordine rispetto al disegno umano. Individui con DSD (anche indicati come “intersex”) non costituiscono un terzo sesso.
Nessuno nasce con un genere. Ognuno nasce con un sesso biologico. Il genere (la consapevolezza e percezione di sé stessi come maschio o femmina) è un concetto sociologico e psicologico, non un dato biologico oggettivo. Nessuno nasce con la consapevolezza di essere maschio o femmina: questa consapevolezza si sviluppa nel tempo e come tutti i processi di sviluppo può essere distorto dalle percezioni soggettive del bambino, dalle sue relazioni ed esperienze negative, dall’infanzia in avanti. Le persone che si identificano come se “si sentissero di un sesso opposto” o “tra un sesso e l’altro” non costituiscono un terzo sesso. Esse restano biologicamente maschi o femmine.
La convinzione di una persona di essere qualcosa che in realtà non è costituisce, nella migliore delle ipotesi, il segno di un pensiero confuso. Quando un ragazzo altrimenti sano crede di essere una ragazza esiste un problema oggettivo che sta nella testa, non nel corpo, e dovrebbe essere trattato come tale. Questi bambini soffrono di disforia di genere. La disforia di genere (GD), in passato annoverata quale Disordine dell’Identità di Genere (GID), è un disordine mentale riconosciuto nella più recente edizione del Diagnostic and Statistic Manual of the American Psychiatric Association (DSM-V). Le teorie sull’apprendimento psicodimanico e sociale dei GD/GID non sono mai state confutate.
La pubertà non è una malattia e gli ormoni che bloccano la pubertà possono essere pericolosi. Reversibili o meno, gli ormoni che bloccano la pubertà inducono uno stato di malattia – l’assenza della pubertà – e inibiscono la crescita e la fertilità in un bambino precedentemente sano.
Secondo il DSM-V, il 98% dei bambini con confusione di genere e l’88% delle bambine con confusione di genere accettano il proprio sesso biologico dopo che attraversano naturalmente la pubertà.
I bambini che assumono ormoni blocca-pubertà per impersonare l’altro sesso richiederanno ormoni cross-sex nella tarda adolescenza. Questa combinazione porta alla sterilità permanente. Questi bambini non saranno mai capaci di concepire un bambino neppure attraverso le tecnologie riproduttive. Inoltre, gli ormoni cross-sex (testosterone ed estrogeni) sono associati a gravi rischi per la salute, compresi (ma non solo) malattie cardiache, alta pressione, trombi, infarto, diabete e cancro.
I tassi di suicidio sono quasi venti volte più alti negli adulti che usano ormoni cross-sex e si sottopongono alla chirurgia per il cambio di sesso, persino in Svezia che è tra i paesi più tolleranti con le persone LGBTQ. Quale persona compassionevole e ragionevole condannerebbe i bambini a questo destino sapendo che dopo la pubertà l’88% della bambine e il 98% dei bambini accetteranno alla fine la realtà e raggiungeranno uno stato di benessere mentale e fisico?
Condizionare i bambini a credere che una vita intera di impersonificazione chimica o chirurgica dell’altro sesso sia una cosa normale è violenza sui bambini. Supportare la discordanza di genere come normale attraverso la scuola o le politiche legislative confonderà bambini e genitori, portando più bambini a presentarsi alle “cliniche del genere” ove gli daranno farmaci bloccapubertà. Questo, in cambio, praticamente gli garantisce che essi “sceglieranno” una vita di ormoni cross-sex carcinogenetici e comunque tossici, e molto probabilmente penseranno a mutilazioni non necessarie delle parti sane del loro corpo quando saranno adulti.
https://www.radiospada.org/2017/03/a...gia-i-bambini/


Barnum gender
Uomo maschera dell'assurdo
di Andrea Zambrano
Venghino signori venghino al gran bazar della gender fluidità. Sempre più difficile: non riusciamo ad assuefarci ai voli pindarici delle alchimie più assurde: uomini che diventano donne? Fatto. Donne che diventano uomini? Pure. Uomini che oggi si sentono lei e domani ritornano lui? Che ci vuole? Bambini costretti al cambio di sesso? Di rigore. L’epoca della gender revolution ci sta abituando agli incroci umani più strani, ma guai a parlare di anormalità perché è sempre dietro l’angolo la censura della gaystapo. Si dovrà parlare di particolarità, di specificità che tende alla normalità. Sarà, ma risulta difficile classificare nella categoria normalità le ultime due alchimie uscite dal cilindro del cappellaio matto della fluidità di genere. Gli incroci sono così astrusi che a capirci qualche cosa bisogna seguire il filo manco fosse una caccia al tesoro.
La prima storia viene dall’Equador: “Coppia di transgender dà alla luce un figlio: a partorire è il padre”. C’è un lui, che si sente lei e si fa chiamare donna; e c’è una lei, che si sente un lui e agisce di conseguenza. Si conoscono, scoppia la passione. E…zac. Fernando Machado e Diane Rodriguez, così si chiamano i due protagonisti, non sono ricorsi ad operazioni chirurgiche, hanno concepito alla “vecchia maniera”. Quindi dov’è la notizia? Semplicemente nel dato sensoriale: se lei si sente uomo, a partorire è un uomo. Giusto? Non proprio, è sempre lei, che però adesso si è messa in testa di essere un uomo, pur non essendolo, ma per i giornali che nei mesi scorsi ne hanno dato notizia, va bene lo stesso.
La seconda storia è di ieri. “Madre e figlio cambiano sesso insieme: diventano padre e figlia”. Siamo a Detroit. Erica e Corey Maison erano rispettivamente madre e figlio. Ma il ragazzo ha manifestato problemi di identità di genere fino a quando non ha iniziato un percorso di cosiddetto “cambio di sesso” o transizione. Già che c’era anche la madre, Erica, visto come se la passava il ragazzo, sembra aver detto: bè, mica male. Così ha confessato in famiglia il suo desiderio di cambiare a sua volta, si fa per dire, sesso. Risultato: ora Erica è Eric, donna transata in uomo, e Corey è rimasto con lo stesso nome, ma ora si fa chiamare signorina. Alzi la mano chi ci capisce qualcosa. Ma non è tutto: a rendere ancor più complicata la vicenda sono le dichiarazioni del marito, Les, che è anche padre di Corey che era così felice del cambio di sesso della consorte da esclamare: “Mi sono innamorato di una persona - ha detto -: una bella donna sia dentro che fuori”. E il bello è che non si riferiva alla segretaria, ma proprio alla donna che ha sposato e alla quale ora deve dare del lui.
Mistero dell’alchimia di chi si prefigge lo scopo di giocare all’apprendista stregone incrociando le turbe più oscure e soprattutto promuovendole come buone e giuste. Queste storie che arrivano da paesi lontani, ma reali, ci dicono che ormai la gender revolution si è affermata al tal punto che ciò che potrebbe apparire alle orecchie e agli occhi di persone dotate di senno una bestialità, diventa normalità, si fa dato possibile e variabile, non esiste più l’oggettività della sessualità. O meglio, esiste, ma viene mascherata da costruzioni psico sociali e dunque annullata. Ormai l’uomo è diventato uno, nessuno e centomila, attore della sua vita completamente sganciato dal dato di realtà, è quello che percepisce, assoluto di sé stesso, sganciato dai legami e dunque solo, tremendamente solo.
In questo circo barnum di “nuovi mostri”, per dirla con Monicelli, di donne cannone da esibire con sprezzo del ridicolo e della consecutio temporum del Creato, non abbiamo più riferimenti. E’ come se la nostra esperienza umana avesse smesso di essere il luogo del progetto di Dio, che si è servito di uomini e donne come dato primariamente antropologico. Abbandonato il soggetto personale, l’uomo è sballottato da un sentire in balia dell’apparente, figura mitologica che non fa altro che produrre personaggi che però sono maschere: ora maschio ora femmina, ora fate un po’ come diavolo vi pare. E' il ballo in maschera della gender era.
Barnum gender Uomo maschera dell'assurdo
Quando due lettere fanno la differenza:
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SCANDALO GAY NEL CALCIO GIOVANILE: SESSO IN CAMBIO DEL RUOLO DA TITOLARE
Scandalo omosessuale nel mondo del calcio giovanile. La vicenda vede ai domiciliari un allenatore 20enne e uno 50enne. Il secondo sfruttava il collega più giovane per collezionare materiale pornografico. Non solo due coach, ma anche un arbitro che con la scusa di massaggi tonificanti tentava approcci omosessuali. Il direttore di gara è ora costretto all’obbligo di firma. Le accuse sono pornografia minorile e violenza sessuale: le vittime, una quindicina, hanno 16 anni.
L’indagine è durata quasi un anno. Secondo quanto denunciato, l’allenatore 20enne dopo la preparazione atletica e prima di un importante match ha invitato il giovane calciatore a passare la notte in casa sua. Lì avrebbe poi tentato un approccio omosessuale. Gli accertamenti della polizia hanno permesso di accertare che il mister, dopo aver ottenuto la fiducia dai suoi atleti, tentava di sedurli in chat con promesse di un ruolo da titolare in squadra o di altri favori personali.
Scandalo gay nel calcio giovanile: sesso in cambio del ruolo da titolare | VoxNews
L'allarme dell'Iss
"Epatite A tra i gay"
In Italia si registra una "epidemia" di epatite A tra gli uomini omosessuali, con una impennata di casi negli ultimi 7 mesi. L'allerta arriva dall'Istituto superiore di sanità (Iss), che identifica tra le possibili cause anche l'Europride tenutosi ad Amsterdam lo scorso agosto, 'veicolo' che ha facilitato la diffusione del virus. L'Iss, in uno speciale pubblicato sul sito Epicentro, avverte anche del rischio che l'epidemia potrebbe ampliarsi per effetto del prossimo World Pride di Madrid in programma per il prossimo giugno. Da qui un forte invito ad incentivare la vaccinazione nella comunità gay. A partire dal mese di agosto 2016, afferma l'Iss su Epicentro, "in Europa e nel nostro Paese, si è registrato un importante incremento dei casi di Epatite A, che da dicembre 2016 ha avuto un'ulteriore impennata". In Italia, nel periodo agosto 2016-febbraio 2017, sono stati notificati al Sistema epidemiologico integrato dell'epatite virale acuta 583 casi: si tratta di un numero di quasi 5 volte maggiore rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
L'età mediana è di 34 anni e l'85% dei casi è di sesso maschile. Oltre ai fattori di rischio classicamente riconosciuti come viaggi in zone endemiche, rileva l'Iss, "un'alta percentuale dei casi (61%) dichiara preferenze omosessuali". Da un confronto regionale emerge che nei primi mesi epidemici, il maggior incremento di casi era stato osservato nel Lazio. In seguito un incremento dei casi, rispetto all'atteso, è stato riscontrato anche in altre Regioni.
Secondo quanto riporta il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), tra febbraio 2016 e febbraio 2017, in 13 Paesi europei sono stati confermati 287 casi di Epatite A e tre diversi cluster di infezione. Anche a livello europeo la maggioranza dei pazienti sono omosessuali e tra i casi vi è una sola donna. Tuttavia, nonostante l'epidemia coinvolga più Paesi, avverte l'Iss, "l'Italia si presenta come lo Stato europeo con il più evidente eccesso di casi".
Un aspetto da considerare è che i quattro ceppi descritti in Europa non sono mai stati osservati in Italia prima di agosto 2016. Da qui, l'Iss sottolinea come "la partecipazione di circa mezzo milione di persone all'Europride di Amsterdam il 29 luglio-6 agosto 2016 potrebbe aver giocato un ruolo nell'amplificazione di micro-epidemie esistenti nella comunità omosessuale di alcuni Paesi europei (Regno Unito, Olanda e Germania) e la conseguente diffusione dei ceppi negli altri Paesi, inclusa l'Italia".
Appare quindi "evidente", è il monito dell'Iss, "la necessità di ribadire che la vaccinazione è fortemente raccomandata per gli omosessuali e che quindi è necessario promuovere un'offerta attiva e gratuita della vaccinazione contro l'epatite A (o se necessario utilizzare vaccini combinati contro l'epatite A e B), attraverso il coinvolgimento di associazioni specifiche, o altri canali target per questa popolazione". Questo, conclude l'Iss, anche alla luce del prossimo World Pride che si terrà a Madrid, tra il 23 giugno e il 2 luglio 2017, evento che "potrebbe rappresentare un rischio di ulteriore amplificazione se l'epidemia fosse ancora in corso nella comunità omosessuale".
L'allarme dell'Iss "Epatite A tra i gay" - Live Sicilia


Porcospini, la violenza del sesso spiegato ai bambini
di Ermes Dovico
Mentre la VII Commissione della Camera sta esaminando il testo unificato che punta a introdurre la cosiddetta educazione di genere nelle scuole, emergono nuove segnalazioni di genitori preoccupati per i contenuti di alcuni corsi sulla sessualità, rivolti ai loro figli già a partire dalle elementari. Tra questi il progetto Porcospini, promosso dalla onlus Specchio Magico (con sede in provincia di Lecco, dove sono attivi alcuni dei corsi e da dove ci arrivano le segnalazioni) e destinato ai bambini di quarta e quinta, con il fine in sé lodevole di prevenire il maltrattamento e l’abuso sui minori. Il progetto, beneficiario nel 2012 di un finanziamento del dipartimento per le pari opportunità e presentato al programma europeo Daphne III, lo scorso aprile è stato illustrato perfino alla sala “Aldo Moro” della Camera dei deputati; ha il sostegno della Soroptimist International e dei Lions Clubs e, secondo quanto riferito sul sito dai promotori, è ad oggi diffuso in 34 scuole.
Ma in che cosa consiste più precisamente il progetto? Come si legge nella scheda di presentazione, l’idea di Porcospini nasce sul modello descritto dal medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, Alberto Pellai (del quale il nostro quotidiano ha già parlato), nel libro “Parole non dette. Come insegnanti e genitori possono aiutare i bambini a prevenire l’abuso sessuale”. Sempre nella scheda, si possono leggere alcuni dei temi generali degli incontri, come per esempio “scoprire cosa vuol dire innamorarsi, fare l’amore, concepire un bambino, la gravidanza e il parto”. Intanto, viene spontaneo chiedersi: sicuri che si tratti di contenuti idonei per bambini di 9-10 anni? Uno dei moduli successivi vuole poi orientare il bambino a “capire le differenze tra il «tocco positivo» e il «tocco negativo»”, altrimenti detto “gioco del semaforo”, come lo stesso Pellai spiegò durante un incontro nel 2014 (riferito dal settimanale triestino Vita Nuova), rispondendo alla domanda di un genitore che gli chiedeva se fosse vero che “i bambini vengono invitati a toccarsi parti specifiche del corpo, nessuna esclusa”: il bambino decide cioè se il semaforo sia rosso, giallo o verde, a seconda di chi vuole toccarlo e dove.
Parte del progetto è anche l’invito ai bambini a scrivere “cose belle e brutte del sesso” (alle elementari? E a quale fine?) e a tenere un diario in cui annotare le proprie impressioni sul corso. Come riporta Generazione Famiglia, ai bambini viene detto di non mostrare il diario ai genitori, ma questi possono chiedere agli educatori di prenderne visione. “Ai bambini diremo di non farvelo vedere, di lasciarlo a scuola. Naturalmente noi, se lo richiedete, ve lo daremo”. Ma se il messaggio è questo, volenti o nolenti, viene di fatto insegnato ai bambini che possono nascondere determinate cose ai genitori, primi responsabili dell’educazione dei figli. Lascia perplessi anche il fatto che si invitino i bambini a fare domande su tutto ciò che può riguardare la sfera sessuale (“è accaduto che si sia parlato di pornografia”, è stato raccontato in fase di presentazione del progetto), perché si corre il rischio di intaccarne il senso del pudore, senza contare che ciascuno di loro ha un diverso livello di sviluppo.
Non rassicura poi constatare che nella scheda del progetto si riportino, a supporto, le matrici degli Standard per l’educazione sessuale in Europa, il noto documento presentato nel 2010 dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), un organo che a volte persegue più finalità politiche che scientifiche. Basti ricordare alcune “chicche” di quegli standard dell’Oms, che consiglia di trasmettere informazioni su “gioia e piacere nel toccare il proprio corpo, masturbazione infantile precoce” già nella fascia d’età 0-4, quando si suggerisce inoltre di aiutare i bambini ad “acquisire consapevolezza dell’identità di genere” (concetto tipico della teoria del gender, secondo cui il genere sarebbe slegato dal sesso); di informare i bambini di 6-9 anni dell’esistenza di “diversi metodi contraccettivi” e di “mettere in grado” quelli di 9-12 anni di “utilizzare preservativi e contraccettivi correttamente in futuro”. E via lungo questo solco che si commenta da sé e che non capiamo in quale modo possa tornare utile all’educazione del bambino.
Porcospini, la violenza del sesso spiegato ai bambini