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Discussione: Vai col gender!

  1. #421
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Per Saviano l'omofobia si nasconde anche dentro i ghiaccioli
    Roberto Saviano racconta un episodio della sua adolescenza per sostenere che persino i ghiaccioli siano omofobici. Il Fior di fragola sarebbe da femminucce, mentre il Lemonissimo è da maschietti
    Francesco Curridori
    Il "Fior di fragola"? È da ragazze. Il "Lemonissimo"? È da maschi.
    Secondo Roberto Saviano l'omofobia passa anche per la scelta dei gelati. L'autore di Gomorra lo spiega con un post su Facebook in cui ripercorre un episodio della sua adolescenza che deve averlo traumatizzato.
    "Avevo 12 anni e andavo al mare a Paestum. Sulla spiaggia giocavamo a calcio balilla e chi perdeva, per punizione, veniva costretto a mangiare il Fior di Fragola, "il gelato delle femmine". Il Lemonissimo, di contro, era "il gelato dei maschi", che solo chi vinceva poteva permettersi, Così leccare il ghiacciolo rosa era da "ricchioni", racconta lo scrittore che, poi, aggiunge: "l'omofobia si sedimenta da quando sei bambino: gergo, punizioni, leggende". Ora, 26 anni dopo, gli offrono nuovamente un ghiacciolo, lui inizialmente rifiuti ma poi ci ripensa e accetta. Così si conclude il toccante racconto di Saviano che, però, non entusiasma i suoi lettori.
    Sono tantissime le critiche che gli arrivano. Un utente si domanda: "Quindi la coccarda o il fiocco azzurro/rosa che si usa in occasione delle nuove nascite in realtà nasconderebbe una velata omofobia? Giusto? Per non parlare del sessismo! Bisogna aspettare che il/la bambin* decida se essere maschio o femmina e poi si decide il colore della coccarda. Vero Savià?". Uno lo definisce "erore della banalità", un altro, probabilmente suo conterraneo, scrive: "Mai sentita una cazzata del genere. Non esiste. Cosa non faresti per un momento di gloria, di attenzione, sei patetico!!! Come a dire: chi mangia il calippo ama fare sesso orale...veramente patetico. Vai a lavorare nei campi che impari a vivere". Insomma, stavolta Saviano ha veramente toppato.
    Per Saviano l'omofobia si nasconde anche dentro i ghiaccioli - IlGiornale.it

    Se non si può dire «wlf»
    di Giuliano Guzzo
    Attenzione, cari eterosessuali, a dichiaravi tali. Potrebbero toccarvi i Carabinieri. Sul serio. E’ quanto successo a un imprenditore di Latina che, nel giorno in cui nella città laziale sfilava il Gay Pride, ha affisso fuori dalla finestra di casa sua uno striscione bianco con sopra una scritta molto chiara a proposito delle proprie preferenze sessuali: «W la f..a». Provocazione, come si diceva, costata a costui una visita dei militari dell’Arma. L’uomo, scrivendo alla redazione del sito Latina24ore.it, ha cercato di motivare così la goliardata: «Comprendo la frase di impatto forte, ma [… ] posso essere anche io libero di esprimere i miei gusti sessuali?».
    In effetti, se da una parte l’orgoglio gay non solo esiste ma gode da anni di legittimazione e di immunità mediatica – al punto che le tendenze omosessuali, oggi, sembrano quasi oggetto di vanto – non si comprende per quale motivo, invece, l’orgoglio etero dovrebbe costituire un problema. Eppure a questo punto siamo, con una liberazione della sessualità del tutto unilaterale. Come se fosse la cara vecchia condizione eterosessuale ad essere una malattia. Che poi, a ben vedere, è esattamente ciò che ebbe a sostenere uno dei fondatori e guru del movimento omosessuale italiano, lo scrittore e filosofo Mario Mieli (1952–1983).
    «L’eterosessualità – scrisse il Mieli – è patologica, poiché il suo primato si regge come un despota sulla repressione delle altre tendenze dell’Eros. La tirannide eterosessuale è uno dei fattori che determinano la nevrosi moderna e […] è anche uno dei più gravi sintomi di questa nevrosi» (Elementi di critica omosessuale, Feltrinelli 2002, p.39). Posto che, in generale, sarebbe opportuno la sessualità – in quanto tale – tornasse a fare rima con pudore, questo sconosciuto, oggi siamo quindi al punto che se dichiari di provare un’attrazione omosessuale, passi subito per eroe. Se invece, con una goliardata, rivendichi una preferenza sessuale opposta, rischi di passare dei guai. Tutto questo in nome della libertà. Ovvio.
    Se non si può dire «wlf» ~ CampariedeMaistre


  2. #422
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Date un Lemonissimo a Saviano, così guarirà dai suoi traumi infantili
    Di Adriano Scianca
    Roberto Saviano ha trovato una nuova battaglia fondamentale: combattere l’omofobia dei ghiaccioli. È davvero inquietante il modo in cui i social stanno portando questo scrittore in un vortice di banalità e comicità involontaria. Non che lui non ci abbia da sempre messo del suo, intendiamoci, ma almeno nelle sue prime epifanie televisive, con l’aria contrita e il suo talento affabulatorio, riusciva in qualche modo a farsi prendere sul serio. Più passa il tempo, tuttavia, e più Saviano diventa un Saverio Tommasi qualsiasi, ovvero il propugnatore di un politicamente corretto macchiettistico e semi-delirante. Ma torniamo ai ghiaccioli. Con quel suo solito fare grave e del tutto sprovvisto di ironia, Saviano racconta: “Avevo 12 anni e andavo al mare a Paestum. Sulla spiaggia giocavamo a calcio balilla e chi perdeva, per punizione, veniva costretto a mangiare il Fior di Fragola, ‘il gelato delle femmine’. Il Lemonissimo, di contro, era ‘il gelato dei maschi’, che solo chi vinceva poteva permettersi. Così leccare il ghiacciolo rosa era da ‘ricchioni’. L’omofobia si sedimenta da quando sei bambino: gergo, punizioni, leggende”.
    La parabola finisce con il Saviano non più giovane che, in una caserma, a 26 anni, si vede offrire un ghiacciolo. E prende il fior di fragola. Che eroismo. Che impegno civile. Mentre aspettiamo che parta la procedura di canonizzazione per meriti conseguiti in gelateria, ci permettiamo di avanzare qualche dubbio sulla veridicità del racconto. Andiamo, pensate davvero che qualcuno chiamasse il piccolo Saviano per le partite di calcio balilla? Uno che come minimo richiedeva gli osservatori Uefa prima di iniziare a giocare. Ma, a parte questo, risulta sempre più insopportabile questo micro-fondamentalismo che fa di questioni del tutto assurde e minuscole (il “manspreading” sui mezzi pubblici, le battute infantili sui ghiaccioli…) delle battaglie epocali di civiltà, con il sottinteso che, in nome dei diritti civili, dovremmo cominciare a normare ogni aspetto della vita quotidiana.
    E, magari, istituire dei commissari politici ambulanti che vigilino affinché pericolosi rigurgiti di autenticità non sopraggiungano a mettere in pericolo le conquiste del progresso. Il mondo alla Saviano o alla Boldrini è questo: un incubo orwelliano in cui agenti del politicamente corretto vigilano nei calcio balilla affinché le battute dei ragazzini rispettino la Convenzione dei diritti dell’uomo. Davvero un triste modo per vendicarsi in differita di quando, a Paestum, tutti i bambini andavano a divertirsi lasciando Saviano in un angolo, senza nemmeno un Fior di Fragola.
    Date un Lemonissimo a Saviano, così guarirà dai suoi traumi infantili


  3. #423
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Non vuol vestirsi da bimba: bandito da scuola
    Il padre chiede lumi sul gioco gender imposto all’asilo, depennano il figlio.
    Vestire i maschietti di rosa e le femminucce d’azzurro, raccontare loro che come in famiglia si puo' essere «multicolori», cosi' si puo' anche avere «due mamme e due papà», ed è «una cosa normale».
    Infine, insegnare le differenze tra uomo e donna, perché conoscere il diverso è il primo passo per scongiurare la discriminazione. A distanza di pochi mesi dall’introduzione del «Gioco del Rispetto» in decine di scuole dell’infanzia del Friuli Venezia Giulia, i genitori sono infuriati e lo scontro finisce con un bambino depennato da un asilo perché il papà è troppo apprensivo e pretende di sapere nel dettaglio il programma formativo per evitare di ritrovarsi durante il nuovo anno scolastico di fronte all’ennesimo «gioco di genere». In verità, mamme e papà non avevano mai creduto alle rassicurazioni dispensate dal comune di Trieste e dal ministero dell’Istruzione, che avevano dipinto il progetto come l’avanguardia della prevenzione al bullismo. Per loro, l’iniziativa aveva il chiaro intento di aprire le porte degli istituti alla «rivoluzione gender». Cosi' sono riuniti in comitati per il no, si sono ribattezzati paladini dell’anti-gender, e armati di striscioni una settimana fa sono andati a protestare in consiglio regionale per riprendersi il «diritto di educare i nostri figli».
    Un braccio di ferro che va avanti dalla scorsa primavera, quando il Gioco del Rispetto viene introdotto per la prima volta all’asilo Cuccioli di Trieste. E quando un papà, Amedeo Rossetti, la mattina del debutto ritira il bambino in polemica con la scuola, accusata di non avere informato le famiglie. Sbircia le linee guida, capisce di che si tratta e decide di non dare il consenso all’attività, invocando un percorso alternativo. A settembre, pero', quando iscrive il figlio al nuovo anno, il contrasto si riapre. Perché questa volta Rossetti pretende garanzie, e prima di mandare il figlioletto a scuola attende di leggere il piano dell’offerta formativa. Il documento, pero', arriva solo a fine ottobre, ad anno già iniziato. Papà Rossetti nota che nel programma il giochino incriminato non compare, ma in compenso prevede attività didattiche contro «pregiudizi e stereotipi», a tutela della «pluralità delle culture familiari», e di educazione alle «diversità». Non si fida, chiede chiarimenti che, sostiene, non arriveranno, se non con risposte elusive e senza fugare il timore di «nuove sorprese». Intanto tra i botta e risposta il tempo passa, a novembre il piccolo non è ancora in classe e l’asilo decide di depennare il piccolo, riferisce Rossetti, perché assente.
    L’episodio, dice, è solo la punta dell’iceberg della «drammatica situazione che stiamo vivendo nelle scuole». Con una lettera appello ora chiama a raccolta i genitori affinché tutti aprano gli occhi: «Le istituzioni stanno deliberatamente strappando alle famiglie il diritto di trasmettere ai figli i valori e l’educazione che questi ritengono migliore. Io mi sono opposto perché non consideravo quel progetto sano per mio figlio, con il risultato che è stato cancellato dalle liste della scuola». Non è solo questo, è che «stanno togliendo ai giovani, dall’asilo nido alle superiori, le certezze e i riferimenti della loro personalità e della loro identità».
    Non vuol vestirsi da bimba: bandito da scuola « www.agerecontra.it

    Verona, il neosindaco Sboarina vuole il ritiro dei libri gender
    Il neosindaco di Verona, Federico Sboarina, vuole togliere i libri gender dalle biblioteche e dalle scuole comunali
    Francesco Curridori
    Togliere dalle scuole e dalle biblioteche comunali tutti i libri che propagandano la teoria gender. Questo il punto del programma del neosindaco Federico Sboarina che sta facendo discutere a Verona.
    I rappresentanti di editori e bibliotecari, dopo il risultato dei ballottaggi, hanno scritto una lettera in cui chiedevano al primo cittadino Sboarina di ritornare sulle sue posizioni. Anche la città è divisa tra chi appoggia il Circolo Pink e chi sostiene il comitato Difendiamo I Nostri Figli.
    "Un figlio ha bisogno di due bravi genitori indipendentemente che siano di sesso diverso o lo stesso", scrivono dal Circolo Pink che rappresenta il mondo lgbt. "Il nazi-pensiero che vuole la famiglia naturale centro di tutto è un'ideologia che genererà disparità, pregiudizi e discriminazioni. Tutto ciò ci riporta al periodo storico quando sono state emanate le leggi razziali. Questo è il vero nocciolo del problema che si nasconde dietro un programma politico e amministrativo che parla chiaro, il ritorno a una società che invece che accogliere esclude", si legge nella nota che viene citata su Veronasera. "Il ritiro dei libri gender, se sarà attuato, è probabilmente la prima azione che la nuova amministrazione veronese intende attuare, dobbiamo aspettarci sicuramente di peggio", conclude la nota.
    Maria Martino, referente del comitato Difendiamo i Nostri Figli di Verona, ha così replicato: "L'indifferentismo sessuale e l'evoluzione delle nuove tipologie di famiglie nasce da un contesto ideologico che non si può imporre come un dato di realtà. Nelle scuole e nelle biblioteche frequentate dai nostri bambini, indifesi e in formazione, non si può imporre una visione che resta ideologica e quindi non proponibile come modello. Rispetto a soggetti indifesi e in età evolutiva, si deve avere la massima prudenza".
    "Non si tratta quindi di censura, ma di seguire un principio di precauzione che non deve creare smarrimento nelle coscienze dei piccoli, ma rafforzare le certezze basate su dati di realtà. In campo educativo esigiamo, quindi, il massimo rispetto dei soggetti educandi, riconoscendo il primato dei genitori in questo delicato ma fondamentale ruolo nella società".
    Verona, il neosindaco Sboarina vuole il ritiro dei libri gender - IlGiornale.it

  4. #424
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Verona, lapidazione del sindaco anti-gender
    di Marco Guerra
    In Italia fa notizia e desta scalpore un politico che intende dare seguito concreto a quanto promesso in campagna elettorale. Succede così che la decisione del neo sindaco di Verona di ritirare i libri gender dalle scuole e dalle biblioteche pubbliche della città sia diventata una vicenda dai risvolti internazionali.
    È evidente che giornalisti, intellettuali, esponenti dell’opposizione, case editrici e attivisti Lgbt si siano presi la briga di leggere solo ora il programma elettorale della coalizione di centro-destra, nel quale era palesemente evidenziato il “contrasto alla diffusione delle teorie del gender nelle scuole” e il “ritiro dalle biblioteche e dalle scuole comunali o convenzionate (nidi compresi) dei libri e delle pubblicazioni, che promuovono l’equiparazione della famiglia naturale alle unioni di persone dello stesso sesso”.
    Messo nero su bianco a pagina 16 e 17 del testo per il governo di Verona appare anche “l’impegno a respingere ogni iniziativa (delibere, mozioni, ordini del giorno, raccolta firme, gay pride, ecc.) in contrasto con i valori della vita, della famiglia naturale o del primario diritto dei genitori di educare i figli secondo i propri principi morali e religiosi”. Insomma i cittadini scaligeri erano stati messi al corrente e probabilmente il loro voto in favore di Sboarina è stato determinato anche da questo indirizzo sui temi sensibili. Una visione politica che ha evidenti ripercussioni anche sulle politiche sociali rivolte alle famiglie.
    Ma la democrazia elettiva e l’alternanza al governo delle città non rientrano nei principi del pensiero unico dominante. A stracciarsi le vesti ha iniziato l’Associazione italiana biblioteche, che parla di “minacce di censura”; a seguire il presidente dell’Associazione Italiana Editori (Aie), Ricardo Franco Levi, che ha inviato una lettera alla neo presidente dell’Aib, Rosa Maiello, nella quale rileva che “le parole ritiro dei libri dalle biblioteche, dalle scuole e persino dai nidi d’infanzia non sono mai accettabili per nessuna ragione”. Infine è intervenuta anche l’International Publishers Association (Ipa), che per nome del presidente Michiel Kolman ha chiesto a Sboarina, di “riconsiderare gli aspetti censori” annunciati nel suo programma elettorale: “Vorrei farLe presente che, in un Paese democratico come l’Italia, in nessun caso è accettabile censurare pubblicazioni che siano edite nel rispetto della legge”.
    Intanto sul fronte politico si è scatenata la sinistra, che agita i soliti spettri del medioevo e dell’inquisizione. Così il parlamentare del Pd Diego Zardini che parla di “oscurantismo medievale del neo eletto sindaco di Verona”; il consigliere comunale di Verona in Comune e Sinistra in Comune Michele Bertucco ammonisce che “coi diritti civili non si scherza”; mentre il collega del Movimento Cinque Stelle Mattia Fantinati annuncia di voler “fare quanto in mia disposizione perché a Roma si faccia luce e chiarezza su una vicenda”.
    Sul tema interviene anche Arcigay Verona: “Non siamo lontani dal rogo di libri solo con forme più burocratiche. È sconcertante come il Sig. Sboarina, nel 2017, sia rimasto vittima del grande spauracchio, l’apoteosi paranoica reazionaria del momento: il babau gender nelle scuole, una roba che non esiste ma su cui ci hanno pure costruito un partito che prende qualche voto”.
    La nuova giunta veronese non sembra intimidita da questo fuoco di fila. Nessun passo indietro promette il consigliere Alberto Zelger, il quale, insieme al sindaco Sboarina, è uno dei firmatari del manifesto degli impegni politici presentato a tutti i candidati alle amministrative dal Comitato difendiamo i nostri figli, promotore dei due grandi Family day. Lo stesso Gandolfini e i direttorio del Comitato in questi giorni hanno manifestato pieno sostegno e solidarietà.
    Alla Nuova Bq Zelger spiega che i libri gender non saranno cestinati ma si eviterà di proporli come letture alle scolaresche e di promuoverli nei punti più in vista delle sale lettura. Dunque chi proprio ci tiene a leggerli potrà trovarli in archivio. Si tratta di testi controversi di cui ha parlato anche la nostra testata. Tra questi appare E con Tango siamo in tre, storia di due pinguini maschi che covano un uovo e formano una famiglia con due papà, che, al di là delle implicazioni morali, propone anche modelli antiscientifici che nulla hanno a che vedere con l’etologia e il regno animale.
    “La scelta politica è chiara – sottolinea Zelger alla Nuova Bq – ci hanno votato anche per fermare queste derive antropologiche”. Ad ogni modo, dalle bufera che si è scatenata nel capoluogo veneto emerge il fatto che forse vale ancora la pena di recarsi alle urne. Non meno importante è la lezione per le amministrazioni locali che chiudono gli occhi davanti all’avanzata di programmi ideologici nelle scuole. Non è vero che Comuni e Regioni devono occuparsi solo di inceneritori, buche nelle strade e trasporti, ma hanno il dovere di affrontare anche le sfide della formazione della persona e del sostegno alla famiglia naturale.
    Verona, lapidazione del sindaco anti-gender

  5. #425
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Da Valencia agli Stati Uniti fino all'Italia. I fronti tragicomici del gender
    I fronti tragicomici del gender
    Carlo Cardia
    Chi pensava che le teorie del 'gender' avessero raggiunto il massimo d’espansione, deve oggi ricredersi, di fronte a nuove invenzioni che nascono qua e là in Occidente. Tutti ricordiamo la pratica già avviata in alcune realtà locali di non usare più i termini 'padre' e 'madre', e sostituirli con 'genitore 1' e 'genitore 2', così da nasconderne il sesso, e favorire una sorta di parità per le coppie di persone dello stesso sesso. Dopo aver propagato questo camuffamento semantico, l’attenzione si è rivolta a figli e figlie, e non solo. La novità più recente, e più esilarante, se non fosse avvilente, viene dalla Spagna, dove la Generalitat Valenciana della relativa Comunità autonoma ha approvato nei giorni scorsi una «Guida breve per un uso non sessista del linguaggio in ambito sanitario», rivolta al personale medico e amministrativo.
    Nella guida si raccomanda una serie di alternative di linguaggio per evitare che traspaia, anche indirettamente, l’identità sessuale delle persone. Tra le tante proposte, ad esempio, invece di bambino/i, bambina/e, figlio o figlia (niño, niña), dovrà usarsi il creatura (criatura, criaturas), tecnicamente neutro. Invece di hijos (figli) si dirà discendenza (descendencia), invece di dottori si dovrà dire personale medico, al posto di infermi si dirà 'persone inferme'. Infine, non si dovrà parlare di anziani/e ma si dovrà dire personas majores (persone grandi). Forse avvertendo il rischio d’esposizione al ridicolo internazionale, il Governo locale ha poi dichiarato che tali indicazioni non comporteranno obblighi giuridici, perché si tratta di 'raccomandazioni'.
    Già, saranno anche solo 'raccomandazioni', ma resta il fatto che non si sa, per esempio fino a quale età si potrà usare il termine 'creatura', solitamente riferito a bambini molto piccoli. Ed è evidente che voler nascondere l’identità degli anziani determina un vero sgarbo verso di loro. D’altra parte, non va dimenticato che, oltre al citato esempio dei 'genitori 1 e 2', è in corso una sorta di crociata linguistica per cambiare antichi e recenti termini grammaticali, come quella in atto negli Usa per cambiare i pronomi della lingua inglese (he, she) che indicano i due sessi, e sostituirli con uno neutro.
    Secondo questa logica, potremmo abolire il significato maschile o femminile dei nomi personali, dichiararli per decreto universale tutti neutri e permettere di dare a figli e figlie, indifferentemente quelli (all’origine) maschili o femminili a prescindere dal loro sesso effettivo. All’inizio ci sarebbe un po’ di confusione, ma una volta che l’usanza si affermi si potrà chiamare il figlio Cecilia o Maria Assunta, e la propria figlia Antonio o Giovanni. La vetta dell’assurdità sarebbe così conquistata, e per capire di quale sesso è veramente una creatura non resterebbe altro da fare che presentarla nella sua fisicità: una sorta di habeas corpus, istituito nel 1679 in Inghilterra per difendere le persone dai soprusi dei potenti, aggiornato al tempo delle teorie del 'gender'.
    Non si ha cuore, invece, di usare una pur amara ironia per ciò che sta avvenendo in alcune scuole, italiane ed europee, dove con la scusa di questionari che hanno tutt’altra finalità (nel caso in specie, la matematica) s’è giunti al punto d’inserire domande ammiccanti a 'gender', omosessualità, aborto, con allusioni all’orientamento religioso e all’educazione che si riceve in famiglia, in modo da creare imbarazzo nei ragazzi, e diffondere fraudolentemente concetti, tendenze, orientamenti di un relativismo senza fine.
    Chiunque vede come questo meccanismo potrebbe essere usato all’infinito, anche quando si affrontino temi storici, di astronomia, geografia, sociologia, sport, eccetera. E qui non c’è posto per l’ironia, perché siamo di fronte a una questione gravissima, quella della violazione di princìpi solenni che possiamo chiamare di diritto naturale, di livello costituzionale, e che stanno al vertice delle Carte internazionali dei diritti umani: il diritto dei genitori di educare i propri figli, il diritto dei giovani di non subire pressioni o invadenze aliene nella sfera più intima, a non subire condizionamenti ideologici attraverso la scuola, e via di seguito. Nessuna legge può imporre di chiamare le persone in certo modo o proibirgli di chiamare un figlio 'figlio' e un’anziana 'anziana'. Così come nessuna legge consente di sostituirsi ai genitori nella formazione ed educazione dei figli. Tutte le Costituzioni e le Carte internazionali proclamano esattamente il contrario, e tutelano i diritti dei genitori e dei figli da intromissioni di soggetti estranei che vogliano usare la scuola di tutti per propagare ideologie aetiche. Per questo di fronte ai nuovi deliri dei teorici del 'gender', superino o meno ogni soglia del ridicolo, è necessaria una campagna culturale e politica per la legalità e per la tutela dei minori dentro e fuori la scuola.
    https://www.avvenire.it/opinioni/pag...ici-del-gender

  6. #426
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    L’ultima frontiera della manipolazione dell’uomo
    di Adriano Segatori
    I «media» internazionali si sono scatenati in toccanti pantomime per il fatto che nella foto ricordo delle mogli dei rappresentati di Stato presenti al vertice Nato di Bruxelles non fosse stato citato Gauthier Destenay, marito del primo ministro del Lussemburgo Xavier Bettel. A parte il fatto che per essere precisi Destenay risulta essere il marito e non la moglie di Bettel, in questo caso la femmina della coppia – una questione di culo e camicia, e non di lana caprina , quello che è sconcertante che un simile evento sia stato interpretato come un frivolo e simpatico fatto di costume, oppure censurato secondo i parametri più beceri di una scontata ignoranza da marciapiede.
    Il fatto, invece, assume una estrema gravità, tanto dal punto di vista politico che da quello culturale. Quando nel 1973, l’Associazione degli psichiatri americani derubricò l’omosessualità dalla condizione di malattia dell’orientamento sessuale dal Manuale Diagnostico e Statistico con una semplice votazione (5.816 voti a favore e 3.817 contro) nessuno immaginava le conseguenze alle quali avrebbe portato una simile decisione. E soprattutto molti sottovalutarono le potenti forze che stavano dietro a questa pressione condizionante.
    Lo stesso Robert Spitzer, all’epoca presidente della Commissione e favorevole a tale cambiamento, negli anni modificò la precedente opinione dopo essersi reso conto che una grottesca votazione su un argomento clinico aveva portato ad «una “giustificazione scientifica” per sostenere ulteriori manipolazioni ideologiche».
    Ed è a questa manipolazione ideologica che si deve fare riferimento quando si percepisce la pericolosità della questione. Ciò che un tempo era sempre stata una scelta personale, vissuta in maniera conflittuale o serena, a seconda del soggetto interessato, oggi è diventata legge, norma e potere. Un potere che è economico, principalmente, e quindi pervasivo nella sfera pubblica attraverso l’enorme investimento in promozione spicciola, propaganda mirata e condizionamento giudiziario.
    Dal 1973 ad oggi si è giunta ad una pressoché totale manipolazione delle coscienze mediante tattiche precise ben indicate nel saggio Unisex di Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta (Arianna Editrice).
    L’infiltrazione propagandistica dell’ideologia gender è iniziata con l’operazione di «desensibilizzazione»: una progressiva e metodica presentazione quotidiana di messaggi e modelli gender fino ad inflazionare il concetto stesso di omosessualità e sovradosare la presenza di questa credenza intossicando l’opinione pubblica e immunizzandola da ogni pensiero critico. Poi, i poteri preposti a questa vera e propria «campagna di propaganda» sono passati al «bloccaggio» (jam) sia attraverso l’attivazione di regole poliziesche che impedissero ogni forma di opposizione e di analisi approfondita del fenomeno, sia con la stigmatizzazione di qualsivoglia giudizio non conforme, marchiando il dissenso come manifestazione di razzismo, di intolleranza, di pregiudizio e di fobia. Questa questione dell’omofobia assume, per altro, dei contorni tragicomici: perché una fobia è un disturbo psichico che non può essere condannato per legge, come non si processano gli aracnofobici, i misofobici, gli ofidiofobici e via via via elencando. Infine, si è puntato ad una vera e propria «conversione» (convert), cioè alla seduzione di massa comprendendo ogni ordine di età, censo, cultura e classe, con un occhio di riguardo ed una modalità di intervento quasi subliminale verso gli scettici, i moderati, quelli disposti al dialogo e meno preparati dal punto di vista psichico e scientifico.
    Con queste tattiche, sottolineano gli Autori del saggio citato, «la maggior parte delle persone non si è minimamente accorta del “lavorio” compiuto sulle coscienze». Ecco, allora, che si commentano con tenerezza le effusioni durante i matrimoni omosessuali, la foto di gruppo di donne con il marito di un altro uomo, l’annuncio ufficiale del primo gay indiano, la commemorazioni del poliziotto morto da parte del suo compagno.
    Insomma, tutto un grande sentimentalismo ed una diffusione emotiva, disarmati di fronte ad un pensiero critico che impone una domanda cruciale: ma cosa c’è dietro a questo fenomeno dilagante? Dietro c’è il potere del capitalismo che necessitava di sfondare l’ultima difesa della soggettività e della comunità per raggiungere quel transumanesimo indifferenziato e informe da plasmare secondo propri codici e indirizzi. Si dovevano scardinare le stesse leggi della natura e rifondere la società su un uomo artificiale, senza identità, senza famiglia, senza personalità, da omologare in un pensiero unico e globalizzato: amorfo, nel senso etimologico di senza forma e senza carattere.
    Del resto, si può credere che personaggi come Soros, il miliardario mondialista delle rivoluzioni planetarie, o banche o fondazioni come Rockefeller e Goldman, o ancora gruppi finanziari come l’Ibm, la Microsoft, la Pepsi, la Amazon e decine di altri sponsor distribuiscano miliardi di dollari senza un lauto tornaconto? Dietro a questa operazione c’è la volontà quasi metafisica di manipolazione mondialista, di sovversione dei costumi e delle leggi universali, di asservimento dell’uomo agli idoli del nuovo ordine planetario fatto di effimera felicità, di illusoria libertà, di deforme volontà. È forse questa la rappresentazione degli ultimi uomini vaticinati da Nietzsche? Di quelli che in Zarathustra perseguono solo «Una vogliuzza per il giorno e una vogliuzza per la notte: salva restando la salute»? Anche sì.
    Con la sterilizzazione dei corpi e delle anime si passa sopra alle pedofilia e al vergognoso diritto all’adozione, a conclusione di un ciclo di degenerazione e di distorsione della realtà. Questa operazione non ancora conclusa non è soltanto grottesca, e neppure simpaticamente alternativa, ma una guerra in corso che si può concludere o con la fine di una civiltà o con una riscossa etica, psichica e culturale. Ogni altro metodo di comprensione e di rettifica è destinato al fallimento.
    L'ultima frontiera della manipolazione dell'uomo - Azione TradizionaleAzione Tradizionale

    Scuola parentale. A settembre si inizia in provincia di Torino
    Anche se in questi giorni il pensiero corre più facilmente verso le vacanze, parliamo ancora di scuola. Un gruppo di famiglie della provincia di Torino ci comunica che con il mese di settembre inizierà l’attività la scuola parentale nella loro zona. È possibile ancora aderire al progetto.
    Chi fosse interessato ad avere informazioni più dettagliate può scrivere una mail all’indirizzo scuolaparentale.torino@gmail.com
    Sono finora arrivate segnalazioni di famiglie interessate, e di scuole già operanti, da:
    Bologna – città e dintorni
    Zona est della Provincia di Milano, al confine con quella di Bergamo
    Milano città
    Zona di Modena (Sassuolo, Formigine, Fiorano M.se)
    Torino – città e dintorni – (la scuola inizierà l’attività a settembre) – riferimento:
    scuolaparentale.torino@gmail.com
    San Donà di Piave (VE)
    Monza (dove una scuola è già operante) – riferimento: michele.damico@damicolegali.it
    Provincia di Como (dove una scuola è già operante) – riferimento: testori@gmail.com
    Ferrara
    Cernusco sul Naviglio (MI)
    Prato
    Avigliana (TO)
    Merana (AL)
    Nave (BS)
    Rapallo – Santa Margherita Ligure(GE)
    Albano Laziale (Roma – dove è già operante, su iniziativa della Fraternità S. Pio X, la scuola San Pancrazio – elementari e medie)
    Assago(MI)
    Campi Bisenzio(FI)
    Restiamo quindi a disposizione per ulteriori comunicazioni e vi ricordiamo le modalità da seguire:
    Chi è interessato a conoscere altre famiglie, per approfondire le tematiche educative e per capire se e come sia possibile avviare una scuola parentale, può scrivere a info@riscossacristiana.it, segnalando il proprio interessamento.
    Non pubblicheremo mai, salvo esplicita autorizzazione da parte dei mittenti, indirizzi di posta o numero telefonici. Ci limiteremo a segnalare le zone in cui si trovano famiglie interessate.
    Dal momento in cui in una zona ci siano due o più famiglie interessate, provvederemo a metterle in contatto tra di loro. Chiediamo naturalmente esplicita autorizzazione anche per questa comunicazione tra famiglie, che avverrà sempre senza pubblicare su Riscossa Cristiana alcun dato.
    Saremo molto grati a quanti, avendo già avviato una scuola parentale, vorranno segnalarcelo.
    Ripetiamo quindi che Riscossa Cristiana è disponibile per fare da punto di riferimento per l’incontro tra famiglie. Altro non possiamo proporre, né possiamo garantire in alcun modo che gli incontri tra famiglie siano fruttuosi. Siamo però convinti che questo sia il primo passo da fare.
    Sarà nostra cura pubblicare tempestivamente le nuove segnalazioni che ci perverranno.
    https://www.riscossacristiana.it/scu...cia-di-torino/

  7. #427
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    La parrocchia ammaliata da sirene ed ecosex
    di Andrea Zambrano
    Ci sono gli immancabili transgender, ma quelli ormai fanno parte del paesaggio. Al Santarcangelo Festival quest’anno c’è molto, molto di più. Per gli stomaci più adattabili c’è persino una sirenetta. O meglio: un sirenetto con tanto di pinna caudale con la quale lanciare messaggi all’insegna del che male c’è. E poi c’è l’attrattiva dell’ecosex. Che cos’è? E’ nientemeno che provare orgasmi con la natura, cioè con gli alberi e i gli arbusti. Ma come si farà mai? Se siete curiosi potete andare a scoprirlo fino al 16 luglio al festival della cittadina romagnola che quest’anno può vantare, tra le tante anche una collaborazione d’eccezione.
    La parrocchia di San Michele Arcangelo infatti risulta tra i collaboratori della ricca performance, per aver prestato il salone parrocchiale per uno degli spettacoli, per la verità il più “normale”, anche se l’aggettivo in questo caravanserraglio dell’assurdo dove compaiono anche i pornoterroristi!, risulta alquanto inappropriato. Sì, proprio la parrocchia che ha nella sua effige il più forte degli angeli buoni che sconfigge il drago. Lui, che solitamente era abituato a sagre a base di piadine e salamelle e magari qualche processione in giro per il paese, dovrà quest’anno sorbirsi le astruse performance di artisti travestiti da sirenette o innamorati fino all’eccitazione di una quercia. Il tutto ovviamente nel segno della gender equality o della gender philosophy o della gender vattelapesca.
    A dare fuoco alle polveri ci ha pensato un giovane consigliere comunale, Matteo Montevecchi, che, per nulla intimorito di avere di fronte il sindaco e il parroco, ha iniziato a fare due conti e a denunciare la cosa.
    “800 mila euro spesi da Comune, Regione e Stato per una serie di iniziative oscene che di artistico non hanno niente. E il parroco che non trova neppure l’occasione per scusarsi”. Il sindaco, Pd, minaccia immancabilmente querela. Il riferimento al prete invece è a don Andrea Turchini che in un comunicato ufficiale si giustifica dicendo di avere prestato soltanto alcuni locali per far dormire i tecnici e un salone per la realizzazione degli spettacoli. Ma “è ovvio per tutti che la Parrocchia non viene né interpellata, né coinvolta nella definizione della linea culturale del Festival”, dice. Come si chiama? Concorso esterno in gender revolution?
    O pilatismo del discernimento: “Non avevamo nessun desiderio di apparire tra i collaboratori – prosegue don Turchini – ma quando ci è stato proposto non ho trovato nulla in contrario in relazione a quanto offerto. Qualcuno lo considera inopportuno? Ci penseremo in vista di una prossima edizione e dopo un opportuno confronto, che potrà essere realizzato a Festival concluso, anche ad agosto, e anche in sede di Consiglio Pastorale”. Insomma, situazionismo spinto: c’è del male? “Sono stato impegnato e non ho guardato il programma”.
    Inevitabile che oltre a Montevecchi anche altre compagini politiche locali iniziassero a borbottare, come ad esempio il Popolo della Famiglia di Rimini e a chiedere al parroco spiegazioni. I risultati sono questi.
    E dire che bastava dare una veloce scorsa al programma per capire che una parrocchia non c’azzecca molto con travestiti, gender in tutte le salse e proposte sessuali che, non diciamo il Genesi, ma nemmeno la parrocchia più modernista che c’è in giro. Vediamone alcune: gli ecosessuali invitano a stimolare il superamento delle inibizioni. Leggiamo da Wikipedia e non dal direttorio romano: “la dendrofilia è una forma di feticismo che consiste nell'attrazione sessuale per gli alberi; essa può comportare il desiderio di congiungersi sessualmente, fisicamente, con gli alberi stessi, ovvero l'adorazione degli alberi come simboli fallici”.
    Ma andiamo oltre. C’è un collettivo di estrema sinistra che si chiama Macao e che recentemente - denuncia il consigliere - ha organizzato un flash mob con una decina di attiviste che si sono presentate per la Festa della donna senza mutande, puntualmente mostrando le grazie.
    E ancora: la compagnia Motus – ci informa sempre Montevecchi - fa propaganda gender. E poi c’è l’evento “Nonhumanity”, nella cui performance, tenuta a battesimo dall’ex ministro Cecile Kyenge, si supera il confine tra essere umano e animale
    Oggi è in programma dall’ideatore di “Hacker Porn Film Festival” una conferenza volta a “usare il porno per scardinare i limiti di genere tra i corpi”. Nel programma è presentato così: “Il consenso è una pratica che si sperimenta con la relazione. Quali sono i piaceri e i rischi quando entriamo in relazione con l’altro diverso da noi, a noi sconosciuto? Che sia un’orchidea, un corpo umano o un animale, è necessario un rapporto consensuale? In che modo si costruisce il consenso?”. Ricordiamocelo quando sfogliamo i carciofi.
    Insomma, tutto è incentrato sul sesso vissuto con paranoia e fobia, quasi maniacale. C’è Cock, Cock… Who’s There? Che cos’è? “Il titolo è un gioco di parole tra il toc toc di chi bussa alla porta e un termine gergale inglese che si riferisce all’organo sessuale maschile: Samira ha esplorato in prima persona il mondo degli incontri con sconosciuti tramite diverse piattaforme online costruendo un viaggio che esamina e racconta rapporti di potere, forme di espressione sessuale, tentativi di relazione con gli uomini”.
    Ah, quasi ci dimenticavamo: c’è anche il concerto di Baby Dee, performer transgender, ex organista di chiesa. Effettivamente il parroco avrà avuto un bel daffare perché a guardare nelle pieghe del programma di elementi critici se ne sarebbero trovati. Invece, il reverendo, ha pensato bene di limitarsi a rampognare il povero Montevecchi, che non avrebbe agito come un cattolico e avrebbe dovuto mettere in pratica la correzione fraterna e non spiattellare tutto sui giornali. Si dà il caso però che Montevecchi sia anche un consigliere comunale e debba rendere conto anche ai suoi elettori. Accidenti, sempre questa politica di mezzo a rovinare il clima fraterno.
    La parrocchia ammaliata da sirene ed ecosex

  8. #428
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    I consigli del New York Times per trasformare tuo figlio in Malgioglio
    Di Adriano Scianca
    In un mondo sempre più incattivito, sempre più barbarico e regredito quasi a uno stadio pre-civilizzato, le élite culturali occidentali hanno un solo pensiero in testa: rendere gli uomini meno duri. Meno di quanto già non lo siano, intendiamo, meno di quanto non li abbiano già ridotti la psicanalisi, i talk show, i professori e le mamme. Ma, a quanto pare, non è abbastanza. E allora ecco la pratica guida del New York Times sul come allevare bambini “non maschilisti”, prontamente rilanciata in Italia dalla Stampa.
    Si tratta di otto semplici regole che iniziano, paradigmaticamente, con “Lascia che pianga”. Come se noi oggi vivessimo in una società di impronta lacedemone, che sopprime ogni tenerezza. “Piangere – leggiamo – significa lasciarsi andare, liberarsi, tirare fuori la fatica, la stanchezza, la rabbia, il dolore. In futuro, chissà, significherà essere capaci di confessare le proprie debolezze senza per questo sentirsi sminuiti”. Ma perché è giusto “lasciarsi andare” e non, piuttosto, saper dominare i propri istinti? Perché le debolezze vanno “confessate” e non superate? Il punto due è scontato: “Lascialo essere se stesso”. Il che significa assecondare il bambino anche se mostra gusti femminili, praticamente un must del pensiero unico. Punto tre: “Il prendersi cura”. Occorre insegnare “ai nostri figli a cucinare e mettere in ordine la casa così come ci aspettiamo che le nostre figlie sappiano tenere le redini di un ufficio”, perché in questo modo “cresce l’empatia, l’aggressività diminuisce”.
    Punto quattro: “Il buon esempio a casa”. Se siete delle casalinghe, vostro figlio diventerà un mostro femminicida. Punto cinque: “Incoraggiare amicizie femminili”. Cosa che tutti i bambini già hanno, ma qui si intende dire che bisogna spezzare la tendenza maschile al clan, all’amicizia virile. Una costante di tutte le epoche e di tutte le culture. Tranne che della nostra. Il punto sei è di pura marca boldriniana e riguarda “il potere delle parole”, cioè la vigilanza orwelliana del linguaggio e delle sue implicazioni sessiste, tutta roba che ben conosciamo. Il punto sette prevede che si ossessionino i bimbi con domande volte a decostruire le narrazioni che “indugiano sugli stereotipi di genere”.
    Ma attenzione perché il piatto forte è l’ultimo, il punto otto: “Il bello di essere maschi”. Leggiamo: “L’uguaglianza non passa per il misconoscimento del genere maschile: la forza, l’energia fisica, la messa alla prova sono tutte cose da promuovere. Importante che siano tirate fuori per essere riconosciute, non per essere usate contro qualcuno o qualcosa. Così come il loro istinto di protezione: va incoraggiato perché si eserciti, senza trasformarsi in pretese di sottomissione”.
    È incredibile: sette punti per decostruire il maschio e un punto finale per dirci di quanto è bello esserlo. Ovviamente se adottassimo gli stessi parametri dei primi sette punti, l’ottavo potrebbe facilmente essere derubricato a sterotipo sessista: perché “la forza, l’energia fisica, la messa alla prova” sono qualità maschili? “Istinto di protezione”? Quindi il maschio è naturalmente portato a proteggere la donna? È molto facile, come si vede, attaccare l’unica parentesi di buon senso di tutto il delirante articolo usando le stesse categorie del resto del testo. Perché è chiaro che tutta questa opera di rieducazione mira esattamente a distruggere “il bello di essere maschi”.
    I consigli del New York Times per trasformare tuo figlio in Malgioglio


  9. #429
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    GAY CANNIBALE SPOSA IN CARCERE IL COMPAGNO DI CELLA
    Love is love. Il trionfo dell’ammore sui pregiudizi. Luka Magnotta, il 34enne gay “cannibale” italo-canadese condannato all’ergastolo per aver ucciso nel 2012 il suo fidanzatino cinese, lo studente Jun Li, averlo smembrato, aver mangiato parti del cadavere e averne spedite altre per posta in giro per il Canada a scuole e uomini politici ha trovato un uomo amore gay.
    A due anni di distanza Luka, che ha anche un passato da pornoattore gay, ha trovato l’anima/o gemella, il 36enne rapinatore seriale Anthony Jolin, anche lui gay, anche lui condannato all’ergastolo nel 2003 dopo aver ucciso a coltellate un detenuto in carcere.
    Chi siamo noi, per giudicare, stop ai pregiudizi contro i gay cannibali.
    Gay cannibale sposa in carcere il compagno di cella | Vox

    Coppia omosex napoletana rifiutata da casa vacanze: «No gay e animali»
    «Non accettiamo gay e animali». È questo il messaggio che due ragazzi di Napoli si sono visti recapitare dal titolare di una casa vacanze della frazione Santa Maria, a Ricadi, non appena si è reso conto che i suoi ospiti erano due uomini. A denunciare l'episodio è stato l'Arcigay di Napoli al quale i due giovani si sono rivolti per raccontare la loro storia. «Quando ho letto questo messaggio mi è cascato un silos di acqua gelata addosso - ha detto Gennaro, uno dei due giovani, all'Arcigay - Nella mia mente si è materializzata l'immagine drammaticamente famosa dei cartelli nazisti esposti fuori ai negozi, con i quali si proibiva l'ingresso ai cani e agli ebrei. Ma da allora sono passati settanta anni e questa storia non può essere ignorata».
    Gennaro si è anche rivolto al linguista Massimo Arcangeli che ha pubblicato la storia dei due ragazzi sulla sua pagina facebook. «Io ed il mio compagno - ha riferito - eravamo alla ricerca di una struttura dove poter trascorrere alcuni giorni di vacanza a fine agosto. Dopo alcune ricerche abbiamo deciso di prenotare una guest house a Santa Maria dove offrivano l'uso esclusivo di una dependance e di una piscina privata. Dopo regolare prenotazione on line sulla piattaforma Booking.com, venerdì sera siamo stati contattati tramite WhatsApp dal proprietario della struttura, che ha chiesto alcune informazioni aggiuntive (in particolare, voleva sapere da dove venissimo) e abbiamo approfittato per chiedergli delucidazioni in merito all'uso della casa e dei servizi offerti, e alle modalità di pagamento. Dopo averci congedati, il proprietario ha però ritenuto opportuno fare una precisazione importante: "Non accettiamo gay ed animalì".
    Coppia omosex napoletana rifiutata da casa-vacanze: «No gay e animali» | Il Mattino


  10. #430
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Casa vacanze dice no a "gay e animali". Il titolare: ''Qui solo famiglie tradizionali''
    Pioggia di criotiche contro la casa vacanze che non accetta "gay e animali". Ma il titolare non si tira indietro: "Sono cattolico, ospito solo famiglie cristiane"
    Giovanni Neve
    "Non volevo offendere, ma questa è casa nostra e preferiamo così". Il proprietario della casa vacanze Ciufo, a due passi da Capo Vaticano, non ci sta a farsi travolgere dalle critiche.
    Nelle ultime ore, dopo la denuncia di due omosessuali napoletani che tramite l'Arcigay hanno raccontato di non essere stati accettati perché gay, è finito su tutti i giornali. Nel suo bed and breakfast non accetta "gay e animali". E non si fa problemi a metterlo nero su bianco. "Crediamo nella famiglia tradizionale", dice ora ai microfoni di Radio Capital difendendo la propria scelta.
    Effettuata la prenotazione, con grande sorpresa della coppia, il proprietario della struttura nel contattarli per fornire alcuni chiarimenti sui servizi erogati dalla struttura, ci ha tenuto a puntualizzare che la struttura non accetta né le coppie gay né gli animali. "Quando ho letto questo messaggio mi è cascato un silos di acqua gelata addosso - ha dichiarato Gennaro - nella mia mente si è materializzata l'immagine drammaticamente famosa dei cartelli nazisti esposti fuori ai negozi, con i quali si proibiva l'ingresso ai cani e agli ebrei. Ma da allora sono passati settanta anni e questa storia non può essere ignorata". La denuncia ha subito scatenato un'accesa polemica. L'Arcigay parla di "un gravissimo caso di discriminazione e omofobia" e chiede l'esclusione della casa vacanza "da tutti i siti di prenotazione turistica che non vogliano rinnovare logiche commerciali razziste e antidemocratiche".
    Intervistato da Radio Capital il titolare della struttura, Filippo Mondella, non si fa problemi a difendere la propria decisione: "Non è una struttura pubblica, è una casa privata, non è un bed&breakfast. Noi siamo cattolici, cristiani, praticanti quindi... preferiamo mantenere la nostra fede. Per noi - continua - il concetto di famiglia è quello lì". Con l'albergatore si schiera Mario Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia: "Fatemi capire bene: sono obbligato ad affittare il mio appartamento ai gay, non posso più scegliere?".
    Casa vacanze dice no a "gay e animali". Il titolare: ''Qui solo famiglie tradizionali'' - IlGiornale.it



    Daspo e multa a trans, furia Arcigay a Napoli
    La rabbia delle associazioni Lgbt dopo i controlli in piazza Garibaldi: "Hanno iniziato la caccia agli ultimi, caso indegno di una città liberale come Napoli"
    Giovanni Vasso
    Bagarre a Napoli dopo che due trans sono state multate e “daspate” l’altra sera a piazza Garibaldi.
    Furibonde le associazioni per i diritti Lgbt che se la prendono con la legge Minniti, bollandola come illiberale, denunciando quella che sarebbe un'autentica "caccia ai deboli".
    L’episodio, denunciato dall’Associazione Transessuale Napoletana ha fatto infuriare l’Arcigay di Napoli. Che in una nota ricostruisce così l’accaduto: “Accade che a Napoli due donne transessuali – come denunciato dalla vicepresidente Loredana Rossi dell’ Atn-Associazione Transessuale Napoli – vengono fermate, multate e allontanate per 48 ore perché denunciate per adescamento, ricevendo l’inflazione del Daspo urbano. Un’altra donna, sempre come riportato dalla vicepresidente, viene prelevata mentre si intratteneva in un bar e identificata dalla polizia municipale”.
    Il commento ai fatti da parte dell’Arcigay è durissimo: “Inaccettabile tutto ciò. A Napoli ha avuto inizio la caccia agli ultimi attraverso lo strumento del decreto Minniti sulla sicurezza urbana approvato nei mesi scorsi”.
    E ancora: “Una soluzione altamente afflittiva per chi vive ai margini sociali, peraltro vittime di uno stigma che non ha determinato scelte volontarie e che getta in una drammatica disperazione chiunque vive la prostituzione in strada come unica possibilità di sostentamento. Una città che per vocazione non può tollerare soprusi di questo genere, e che deve sentirsi violata nella sua vocazione liberale e democratica, nella sua storicità”.
    Daspo e multa a trans, furia Arcigay a Napoli - IlGiornale.it







    Trump vieta l'esercito ai trans: "Sono un costo e creano disagi"
    Rinviato di sei mesi il reclutamento di transgender voluto da Obama. Il pugno duro di Trump: "I trans comporterebbero enormi spese mediche e rovina"
    Sergio Rame
    Donald Trump non vuole trans in nessuna arma dell'esercito americano. "Dopo consultazione con i miei generali e i gli esperti militari - ha scritto su Twitter il presidente degli Stati Uniti - si prega di notare che il governo degli Stati Uniti non consente e non permette a individui transgender di servire a qualsiasi titolo in qualsiasi branca dell'esercito americano".
    La decisione di Trump rappresenta un'inversione di tendenza rispetto alla politica dell'amministrazione Obama. "I nostri militari devono essere concentrati sulla decisiva e travolgente vittoria - ha spiegato oggi il presidente degli Stati Uniti su Twitter - e non possono essere gravati con le enormi spese mediche e la rovina che i transgender comporterebbero".
    Trump vieta l'esercito ai trans: "Sono un costo e creano disagi" - IlGiornale.it


 

 
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