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Discussione: Vai col gender!

  1. #541
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Rieducazione coatta di minori: la nuova frontiera del politicamente corretto
    Il raglio politically correct della settimana arriva da un asilo di Roma: il “Chicco di grano”, quartiere Ardeatino. Il corpo insegnante infatti ha ben pensato di dover evitare ai piccoli avventori della struttura il trauma di vivere esperienze sessiste e omofobe come solo le celebrazioni della “Festa della mamma” e della “Festa del papà” possono essere. Per risparmiare ai bimbi questa immane e insuperabile tragedia si sono inventati la “Festa della famiglia”, più “inclusiva” e meno “difotoscriminatoria”.
    “Nella sezione ‘grandi’ del nido – si legge nella comunicazione inviata dal funzionario educativo del Chicco di Grano – come non è stata celebrata la festa del papà, non si farà nemmeno quella della mamma. (…) stiamo organizzando una giornata di attività e di laboratori aperti alle famiglie per favorire una maggiore conoscenza delle stesse“. Una scelta che, secondo lo stesso funzionario, serve a rispettare “le trasformazioni sociali e culturali in atto nella nostra società, secondo i principi di uguaglianza e pari opportunità“.
    A nulla sono valse le proteste dell’associazione “Articolo 26″, che si è fermamente opposta a questa scelta. Inutili il comprensibile sbigottimento e le perplessità di noi che riteniamo di essere persone più o meno normali, dotate di un intelletto più o meno normale che non ci consente di capire in cosa le due feste prese di mira possano essere contrarie ai principi di “uguaglianza e pari opportunità“. Perchè, forse, in questo Mondo Nuovo (le maiuscole sono volute), normali non lo siamo proprio. Infatti la scelta, a quanto apprendiamo, avrebbe ricevuto il plauso del Municipio VIII del Comune di Roma. Cioè di un’istituzione. Insomma, è inutile ostinarsi. È ora di deporre le armi. Siamo noi gli sciocchi. Noi che non capiamo le meraviglie del progresso. Noi che non vediamo le nuove frontiere verso la costruzione di una società petalosa e (soprattutto) ubbidiente, fatta di cittadini petalosi e (soprattutto) ubbidienti.
    E dopo l’istituto statale milanese che lo scorso dicembre ha deciso di sostituire quella festa obsoleta e xenofoba che è il Natale con la più inclusiva “Festa delle Buone Feste”, perché la nuova società e i nuovi cittadini oltre che petalosi e ubbidienti devono essere accoglienti, è evidente che queste nuove frontiere passino dalla rieducazione coatta dei nostri figli. Infatti tutti sanno che i bimbi assorbono come spugne. Lo dicono gli psicologi, lo dicono i pedagogisti. È a quell’eta che bisogna iniziare a intervenire, onde evitare che le tremende famiglie italiane, notoriamente nazifasciorazziste, patriarcali, maschiliste e omofobe, facciano scempio con la loro educazione di quelle piccole e giovani menti a suon di pranzi domenicali coi nonni e allegre gite fuori porta.
    E non dovremo stupirci o lamentarci quando, in un futuro forse non troppo lontano, i nostri figli torneranno a casa da scuola con un brutto voto per aver scritto in un tema di essere stati “in vacanza all’estero con mamma e papà“. Orrore! Genitore uno e genitore due semmai! E poi l’estero non esiste, è un termine razzista!
    Come dite? Vi sembra un tantino illiberale? Può essere, ma sarà per il loro bene. E poi si sa come va a finire con questa storia della libertà di scelta e di pensiero. A forza di essere liberi capita che sbagliamo. Come quando non votiamo i partiti di sinistra alle elezioni. No, per carità, meglio prevenire che curare. Distopia? In realtà ci sarebbe da ridere. Se non ci fosse da piangere.
    Rieducazione coatta di minori: la nuova frontiera del politicamente corretto ? Il blog di Cristiano Puglisi

    ATTUALITÀ
    Romania, manifestazione a tutela della famiglia
    Nel 2016 tre milioni di cittadini hanno depositato una richiesta per cambiare la costituzione in tema di famiglia. Il referendum riguardava l’esplicitazione che il matrimonio può essere contratto solo da un uomo e una donna. Nel maggio del 2017 la Camera ha approvato questa modifica alla Costituzione: «La famiglia è fondata sul matrimonio assolutamente consensuale tra un uomo e una donna, la loro piena uguaglianza e il diritto e il dovere dei genitori di garantire la educazione, l’educazione e l’istruzione dei bambini».
    Romania, manifestazione a tutela della famiglia - La Nuova Bussola Quotidiana

  2. #542
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    "È vietato dire mamma". Ecco il nuovo diktat della compagnia aerea
    La compagnia aerea australiana Qantas vieta ai propri piloti e assistenti di volo di utilizzare parole come “mamma”, “papà”, “marito” e “moglie” perché considerate sessiste, inappropriate e offensive per la comunità Lgbt
    Marco Gombacci
    Le frontiere del politicamente corretto questa volta spiccano il volo. La compagnia aerea australiana Qantas vieta ai propri piloti e assistenti di volo di utilizzare parole come “mamma”, “papà”, “marito” e “moglie” perché considerate sessiste, inappropriate e offensive per la comunità Lgbt.
    La direzione della compagnia australiana ha distribuito ai suoi dipendenti un documento in cui invita a non utilizzare parole come “marito e moglie” o “mamma e papà” e sostituirle con termini quali “partner” o “genitori” considerati un linguaggio neutrale e non discriminatorio.
    “Siamo orgogliosi di avere una lunga tradizione di promozione dell’inclusione sociale tra i nostri dipendenti e clienti. Abbiamo sempre supportato l’uguaglianza tra i generi, i matrimoni tra le coppie dello stesso sesso e i diritti degli indigeni”, racconta Lesley Grant, un dirigente della Qantas. “L’utilizzo ad esempio della parola 'chairman' può sottintendere che i capi siano sempre dei maschi”, continua il dirigente, responsabile del dipartimento “People & Culture”.
    Il documento invita anche gli uomini a evitare il fenomeno del cosiddetto “manterruptions” ossia i maschi che interrompono le donne mentre parlano. Non ci è dato sapere se il divieto valga anche al contrario ossia quando sono le donne ad impedire agli uomini di continuare un discorso.
    Il primo ministro australiano Tony Abbot ha immediatamente liquidato tale scelta aziendale come una buffonata: “Il politicamente corretto ha superato ogni limite”, ha detto il politico conservatore. “Se la Qantas volesse veramente dare un buon servizio ai propri clienti, potrebbe abolire il suo dipartimento di inclusione sociale e salvare così dei soldi. È folle pensare che si abbia bisogno di una polizia del pensiero aziendale”, ha concluso Abbot.
    La metropolitana di Londra ha vietato il classico annuncio dagli altoparlanti “Signore e signori” per il più generico “buongiorno a tutti” per rispettare anche gli altri gender, a Malta si è deciso di rilasciare passaporti gender-neutral dove oltre a “maschio” o “femmina” si potrà anche optare per il “gender X”. Anche i media stanno diffondendo la cultura gender neutral; ha fatto scandalo l’emittente britannica BBC che ha perfino utilizzato dei bambini come cavie per dimostrare la teoria gender.
    La prossima frontiera sarà istituire delle toilette pubbliche obbligatoriamente gender-neutral. La proposta è già stata avanzata in Olanda e Inghilterra ma a riguardo si sono sollevate delle critiche da parte di alcuni gruppi di donne che si sono ribellate all’idea di entrare nel pantano dei bagni pubblici maschili. Come dargli torto?
    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/...a-1504791.html

    Sorellamente, anzi transgendermente
    SORELLAMENTE
    Sorry, poor old Germany ... Il politicamente corretto vuole cambiare - rivela (e condivide) FOCUS - l'inno nazionale tedesco, perché, a un certo punto, c'è l'avverbio "brüderlich", fraternamente, e le donne sarebbero escluse, benché il tedesco abbia anche "schwesterlich" (sorellamente). Allora sorellanza sia ... Anzi, persino la sorellanza non va bene, perché escluderebbe la parità di genere. Il problema è che un avverbio per il terzo genere (ma che cos'è?), proprio non esiste. Povera, vecchia Germania ... e povere grammatica e logica: no, davvero la Germania oggi è vittima, ma di se stessa.
    Memorie (e cronache) dal sottosuolo: Sorellamente, anzi transgendermente

  3. #543
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    «HAI GIÀ FATTO L’AMORE?»: RAGAZZINI INSEGUITI DA DUE GAY
    «Hai già fatto l’amore?». È quanto si è sentito chiedere un ragazzo di Spresiano, Treviso, che nei giorni scorsi è andato a fare una passeggiata lungo il Piave.
    A porre la domanda, senza troppi preamboli, è stato un uomo di mezza età. Il giovane prima ha sgranato gli occhi, poi ha risposto che non era omosessuale e ha tirato dritto verso la sua auto. Ovviamente guardandosi le spalle.
    Il video del breve colloquio è stato pubblicato l’altro ieri nel gruppo Facebook Sei di Spresiano se e poi rimosso per non turbare la privacy dei due omosessuali.
    Durante la passeggiata, infatti, il giovane era stato seguito da almeno due gay eccitati. E così ha deciso di tenere a portata di mano la videocamera dello smartphone.
    «Per me non ci sono stati troppi problemi è il commento che ha caricato sul social network ma bisogna prestare attenzione: lungo il Piave vanno a passeggiare anche ragazze e bambini. Potrebbero essere adescati».
    Gay a caccia sul Piave.
    https://voxnews.info/2018/05/23/hai-...ti-da-due-gay/

    Ikea ti premia se sei gay: la discriminazione in salsa pugliese
    La multinazionale svedese mette a disposizione buoni da 5000 euro per chi si sposa all'Ikea. Unica condizione? Devi essere gay. Il Comune si affretta a sponsorizzare l'iniziativa per quella che è una discriminazione al contrario dall'alto valore ideologico.
    Quante cose può acquistare una giovane coppia con 5000 euro? Davvero tante, la cifra può fare la differenza per un uomo e una donna che decidono di mettere su famiglia. Proprio per questo non si può non cogliere l’alto valore simbolico e politico del 'Diversity Celebration', il concorso per sole coppie gay ideato dal punto vendita dell’Ikea di Bari e patrocinato dal Comune del capoluogo pugliese.
    In pratica la multinazionale svedese mette a disposizione buoni da 5000 euro che comprendono: un banchetto di nozze per 100 persone del valore di oltre 3000 euro, che si svolgerebbe all’interno della sala ristorante dello stesso mobilificio; un viaggio di nozze nei Paesi scandinavi per un totale di 1200 euro e un buono da 500 euro da spendere per gli arredi.
    Che sia un’iniziativa dai toni prettamente politici, che vanno al di là della trovata commerciale, lo si capisce dalle parole espresse dall’assessore al Welfare del Comune di Bari, Francesca Bottalico, che venerdì scorso ha presentato il 'Diversity Celebration' insieme con il direttore del punto vendita Ikea Bari Manfredi Giacomoni. Sulla Gazzetta del Mezzogiorno sono riportate le seguenti spiegazioni della Bottalico: “L'iniziativa promossa dall’Ikea e sostenuta dall’amministrazione, si inserisce nel percorso che da anni stiamo portando avanti sui temi delle pari opportunità e della promozione di culture non violente, non discriminatorie ma inclusive e capaci di valorizzare le differenze”.
    Al bando potranno partecipare coppie omosessuali che prevedono di stipulare l’unione civile entro il 25 agosto. Certo con polpette svedesi e salmone affumicato non sarà un banchetto da favola, ma non si capisce perché, se si parla di parità e inclusione, hanno voluto escludere migliaia di coppie eterosessuali a cui farebbe gola un tesoretto del genere per convolare a giuste nozze.
    Ikea ti premia se sei gay: la discriminazione in salsa pugliese - La Nuova Bussola Quotidiana


  4. #544
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    ARBITRO GAY RIPRENDEVA ATLETI DI NASCOSTO NEGLI SPOGLIATOI, DENUNCIATO
    Un 27enne, arbitro di pallavolo, è stato denunciato dai carabinieri per violenza privata, in attesa di possibili ulteriori sviluppi investigativi, per aver posizionato il cellulare con la ripresa video attivata, all’interno degli spogliatoi maschili del centro polisportivo di Solaro, durante lo svolgimento di un torneo internazionale di pallavolo. A quanto si è appreso, lo smartphone era posizionato in un marsupio, con la telecamera rivolta verso gli atleti, under e over 18, intenti a cambiarsi.
    Ad accorgersene sarebbe stata la delegazione della Lituania che, dopo aver informato l’organizzazione dell’evento, ha fatto scattare la chiamata al 112. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Desio, i quali hanno sequestrato il telefonino dell’arbitro, in attesa di un’eventuale perizia informatica. Denunciato, il 27enne ha dichiarato che il telefonino sarebbe rimasto acceso per sbaglio. Gli investigatori verificheranno ora il contenuto dello smartphone e le immagini.
    https://voxnews.info/2018/05/02/arbi...oi-denunciato/

    CULTURA DELLA MORTE
    Pressing sulla Disney: "dacci principesse abortiste"
    In marzo era scoppiata una bufera per un tweet di Planned Parenthood che chiedeva alla Disney di inserire nei prossimi film principesse "che hanno abortito". E anche gay, lesbiche, sindacaliste, immigrate clandestine e tutto il campionario progressista. Passata la bufera, resta la pressione sulla grande fabbrica di sogni americana.
    C’era una volta una principessa, anzi più di una. Un bel dì, dalle belle fiabe di una volta le principesse traslocarono nei lungometraggi della Disney e fu tutto uno sfoggio di strascichi e scarpette, animaletti festanti dei boschi, topini factotum, castissimi principi azzurri in trepida attesa del bacio del vero amore. Ma nell’ombra tramavano in agguato la matrigna rancorosa, la strega malefica, l’orco cattivo. Di solito nelle fiabe finisce che l’ombra del male si fa passeggera, i buoni vincono, e tutti vissero felici e contenti. Una volta, però. Adesso invece le principesse candide debbono fare la vita e marciare al passo dell’oca coi tempi. Per esempio abortendo. No, non è un incubo: è esattamente quello che vuole la Planned Parenthood, il più famoso e famigerato abortificio del mondo tra l’altro pizzicato con le dita nella marmellata a commerciare sottobanco i tessuti umani ricavati dalla mattanza.
    Una sua branca, la Planned Parenthood Keystone di Trexlertown, in Pennsylvania, il 27 marzo ha stuprato il cinguettio degli uccellini di Biancaneve distorcendoli in un tweet così: «Abbiamo bisogno di una principessa Disney che abbia abortito. Abbiamo bisogno di una principessa Disney favorevole all’aborto. Abbiamo bisogno di una principessa Disney che sia un’immigrata clandestina. Abbiamo bisogno di una principessa Disney che sia un’operaria sindacalizzata. Abbiamo bisogno di una principessa Disney che sia un trans».
    La tiritera interviene a gamba tesa in un trend oggi popolare sul web. In gergo si chiamano snowclone e sono dei template di frasi usate per certi tipi di meme costruiti rimpiazzando alcune parole con altre onde produrre significati surreali in una filastrocca ripetitiva e monocorde. Li potremmo chiamare variazioni su tormentone fisso. In questo caso il tormentone proposto è “We need a Disney princess, appunto “Abbiamo bisogno di una principessa Disney”, a cui quelli che evidentemente durante il giorno hanno ben poco da fare attaccano ogni rigurgito gli passi a tiro. Di fatto gli snowclone li ha però inventati senza saperlo Lino Banfi negli anni 1970 interpretando il brigadiere Pasquale Zagaria, barese, il quale la parola d’ordine «Pare che il pompelmo faccia male» la storpiava in «Pere che il pompelmo faccia mele». Purtroppo però stavolta non c’è proprio nulla da ridere. Gli abortisti della Pennsylvania sognano davvero di adulterare i sogni dei più piccoli con unghiate di questo tipo. Sintomatico tra l’altro che gli abortisti della Pennsylvania mettano tutto assieme, aborto, immigrazione clandestina, sinistrismo e omosessualismo dando paradossalmente ragione a noi antiabortisti della Lombardia che non da oggi lo diciamo e lo ripetiamo.
    Solo che a tirarle troppo poi finisce che ogni tanto le corde si spezzino. Dopo il tweet malvagio, i disneyani della rete sono infatti insorti. Tanto che l’ufficio centrale della Planned Parenthood ha dovuto fare dietrofront imponendo la cancellazione del messaggio infame.
    Tutti è dunque bene quel che finisce bene? Nelle belle fiabe di una volta sì, ma oggi non c’è da giurarci. Perché intanto la bandiera è stata alzata. Scommettiamo che di qui a qualche tempo qualcuno realizzerà quell’idea malsana? Magari non sarà targata Disney, magari non sarà una principessa, ma l’enorme potere economico che la Planned Parenthood sa smuovere non farà certo fatica a trovare il personale adatto.
    Del resto, qualche giorno prima, il 1° marzo, la Planned Parenthood dell’Indiana e del Kentucky ha lanciato un altro tweet con la frase «Alcuni uomini hanno l’utero» ripetuta 11 volte. E la lobby LGBT sta premendo da un paio d’anni proprio sulla Disney affinché nel sequel di Frozen. Il regno di ghiaccio (2013), il film animato campione assoluto d’incassi ispirato dal buon vecchio Hans Christian Andersen (1805-1875), che parrebbe in cartellone per quest’anno, Elsa, la regina dell’immaginario regno di Arendelle, la bellissima protagonista del lungometraggio segnata da un destino insolito che rischia di travolgerla, giustamente ammirata e amata dalle più piccole (e anche da qualche grande intelligente) come fulgido esempio di generosità e altruismo, tentata profondamente dal male ma capace coraggiosamente di vincerlo in un contesto dove trionfano l’amore puro e il senso della famiglia (e finalmente qualche ottima gag degna di un bel cartone animato, oltre a disegni sontuosi e a colori sgargianti), si riveli essere lesbica. La Disney sembrerebbe già piuttosto convinta.
    L’allarme era del resto già scattato nel 2016, quando sembrava che Alla ricerca di Dory mostrasse una coppia lesbica: due donne che spingono un passeggino. Magari sono amiche o sorelle. Magari. Per la Disney infatti ognuno è libero di vederci quel che vuole, perché, come ha detto il regista Anmdrew Santon, «non c’è una risposta giusta e una sbagliata». Insomma, si tratta solo di pasturare ancora il pubblico e alla fine pagheranno pure il biglietto facendo la fila. La caccia morbosa ai più piccoli è aperta da un bel po’.
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  5. #545
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    MAGISTRATO SI INVENTA UNA LEGGE CHE NON C’È: POLITICO A GIUDIZIO PER ‘OMOFOBIA’
    Invoca la libertà garantita dalla Costituzione di manifestare il proprio pensiero, Mirco Ottaviani, il leader di Forza Nuova Romagna rinviato a giudizio al Tribunale di Forlì per la vicenda dei manifesti funebri affissi in occasione della prima unione civile gay di Cesena, avvenuta nel 2016.
    In quell’occasione venne realizzata una manifestazione a tema con tanto di lumini e altri simboli funerali, in quanto si celebrava – a detta dei protestatari – il funerale della famiglia italiana.
    Gli avvoltoi, Arcigay e Comune di Cesena saranno parte civile al processo. La novità del procedimento penale è che si procede per omofobia, anche se la legge non esiste, con l’applicazione estensiva della Legge Mancino contro le discriminazioni razziali. Come se gli omosessuali fossero una razza e, questo, a prescindere dal fatto che essere contro la vergogna dei matrimoni gay possa essere un reato.
    Mirco Ottaviani interviene sul processo che lo vede imputato per “odio di genere”, annunciando – tramite un comunicato di Forza Nuova – che inizieranno una lunga serie di iniziative e una raccolta fondi per le spese processuali. Ottaviani nella sua esternazione spiega che “mi trovo da qualche giorno sotto processo per due manifestazioni di dissenso ai primi due cosiddetti “matrimoni gay” tenutisi a Cesena tra settembre 2016 e febbraio 2017”. Si difende: “Due manifestazioni sì volutamente provocatorie, ma dal fortissimo valore politico, etico, morale. Per la prima volta in tribunale la famigerata legge Mancino viene applicata a una cosiddetta “discriminazione di genere o orientamento sessuale”, con tanto di contestuale tentativo di stroncatura della dissidenza politico-culturale attraverso richieste di risarcimento danni (quali?) per centinaia di migliaia di euro da parte di Comune di Cesena e associazione Arcigay”.
    Ottaviani evoca l’idea che una limitazione della libertà di pensiero diventa un domani una limitazione per tutta la società: “Proprio nelle ore in cui l’opinione pubblica è giustamente scandalizzata per un presidente della Repubblica che contesta un’opinione nel procedimento di nomina di un ministro, in pochi si accorgono che questa limitazione della libertà di manifestazione del pensiero presto, prestissimo, riguarderà ciascuno di noi. Hanno cominciato, da decenni, con le varie “apologie” in tutte le salse, con cui hanno ridotto al silenzio migliaia di cittadini colpevoli anche solo di aver espresso pubblicamente un’opinione o una critica al sistema democratico. Poi, gradatamente, hanno applicato la contestazione di “xenofobia” anche a chi si fosse pur timidamente accinto a valutare la pericolosità e l’insensatezza del massiccio e incontrollato fenomeno immigratorio”.
    Ed ancora: “Ma non vogliono limitarsi solo a controllare i fenomeni e i processi sociopolitici: vogliono controllare anche le menti. Vogliono la perdita di ogni senso di vitalità, di fertilità e di slancio vitale verso il futuro. Ed ecco quindi arrivare i “reati d’opinione” per chiunque si azzardi ad affermare che la famiglia eterosessuale tradizionale e la funzione procreativa della coppia siano, e debbano rimanere, la normalità per un popolo che aspiri a proiettare nel futuro la propria continuità. I reati di omofobia, transfobia, bifobia, e chi più ne ha più ne metta: multe, processi, carcere, per chiunque, pur lontano da intenti di valutazione dei privati costumi sessuali, non si chini a reputare normale ogni genere di perversione omicida dell’ordine naturale millenario della nostra civiltà. Non difendiamo una parte politica. Difendiamo la possibilità di poter continuare a pensare liberamente e fuori da ogni dogma politicamente corretto”.
    Il governo populista deve abrogare la Legge Mancino. Liberticida. E il prossimo ministro della Giustizia deve inviare gli ispettori al tribunale di Cesena: dove non si applica la legge italiana, ma le fantasie dei magistrati locali. Dei quali, magari, sarebbe interessante conoscere le preferenze sessuali, così da smentire il dubbio che possano avere un certo conflitto di interessi.
    https://voxnews.info/2018/05/29/magi...-per-omofobia/

    Fontana, il ministro alla Famiglia e quelle parole anti-gay: 'Ora vogliono dominarci'
    Sul nuovo ministro alla Famiglia, Lorenzo Fontana, cominciano ad emergere alcune affermazioni del passato che di fatto non sono state gradite dal mondo Lgbt
    Franco Grilli
    Sul nuovo ministro alla Famiglia, Lorenzo Fontana, cominciano ad emergere alcune affermazioni del passato che di fatto non sono state gradite dal mondo Lgbt.
    Come riporta ilCorriere, solo due anni fa lo stesso Fontana affermava: "La famiglia naturale è sotto attacco. Vogliono dominarci e cancellare il nostro popolo". Concetto poi ribadito al convegno Pro Vita Onlus di Verona: "Da un lato l’indebolimento della famiglia e la lotta per i matrimoni gay e la teoria del gender nelle scuole, dall’altro l’immigrazione di massa che subiamo e la contestuale emigrazione dei nostri giovani all’estero. Sono tutte questioni legate e interdipendenti, perché questi fattori mirano a cancellare la nostra comunità e le nostre tradizioni. Il rischio è la cancellazione del nostro popolo", aveva detto Fontana. Posizioni abbastanza chiare anche sull'aborto: "L’aborto è la prima causa di femminicidio nel mondo", aveva detto alla Marcia per la Vita di Roma. Però sull'impegno della politica per la famiglia ha le idee chiare con un obiettivo pratico: "La politica deve occuparsi della famiglia, non possiamo perdere altro tempo. I figli sono l’investimento del futuro".
    Fontana, il ministro alla Famiglia e quelle parole anti-gay: 'Ora vogliono dominarci'

  6. #546
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Povia e Ruiu contro Milano Pride: "Educano alla diversità i bambini"
    Il cantante: "I bambini sono l’esca perfetta di qualunque dittatura". La co-fondatrice di Difendiamo i Nostri Figli: "Incivile e sadico"
    Matteo Orlando
    Al Milano Pride, che si terrà dal 22 giugno al 1 luglio 2018, una manifestazione, come la definisce il sito ufficiale dell’iniziativa, “dell’orgoglio delle persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, asessuali, intersessuali e queer: una straordinaria festa di libertà resa possibile dal lavoro congiunto di istituzioni pubbliche, associazioni e realtà commerciali oltre che, naturalmente, dalla partecipazione di migliaia di persone”, sarà allestito un parco per bambini (in piazzale Lavater), specie per i figli delle cosiddette “famiglie arcobaleno”, che prevede forme di educazione alla diversità e di difesa delle diversità.
    Proprio questi ultimi punti del Milano Pride stanno sollevando le prime forti critiche dal mondo cattolico e da quello musicale. Va giù duro il cantante Giuseppe Povia, vincitore del Festival di Sanremo nel 2006 con il brano “Vorrei avere il becco”. "I bambini sono l’esca perfetta di qualunque dittatura o regime. Sono facilmente manipolabili ed è vizio del potere tentare di colonizzarli anche ideologicamente", ha dichiarato al Giornale Povia. "Dire che ‘l’amore è amore’ non sta in piedi e i grandi dovrebbero far capire ai bambini che la libertà come valore assoluto va oltre il loro orientamento in età matura. Nei ‘gay pride per bambini’ risiede la teoria dell’identità di genere o gender in inglese: bambini dai 3-4-5 anni in su che assumono farmaci (tra l’altro costosi) che bloccano la pubertà. In Spagna e Gran Bretagna è già legge. Oltre ad avere possibili future conseguenze devastanti, i bambini non sono in grado a quell’età di capire il loro orientamento. Se ogni testa è venuta al mondo grazie all’incontro di un uomo e una donna, qualcosa vorrà pur dire. Citazione? La Natura".
    Maria Rachele Ruiu, co-fondatrice del comitato "Difendiamo i Nostri Figli" e membri del coordinamento nazionale di Generazione Famiglia - La Manif Italia, al Giornale ha commentato: "Se lo spazio dedicato ai bambini del Milano Pride potesse e volesse significare allontanarli dalla volgarità di alcune esternazioni a cui ci hanno abituati i pride, ben venga! Risuonano ancora nelle orecchie le frasi volgari e infelici urlate contro di me e Costanza (Miriano, ndr.) all'ultimo pride di Roma, anticipate, tra l'altro, quelle rivolte a me, da un tristissimo video lanciato sui social con protagonista niente poco di meno che la Camusso; per non parlare dei carri sopra i quali si mimano rapporti sessuali, quasi ovunque ai pride. Se potesse servire per allontanare i bambini da questo, ben venga! Se invece vuole significare uno spazio per indottrinare i bimbi, leggere le così dette ‘favole gender’, giocare per confondere la loro identità sessuata in funzione di una strampalata identità neutra o fluida (oltre il essere maschi o femmine) o sfruttarli per sponsorizzare pratiche come l'utero in affitto o la PMA che negano il loro diritto ad avere la mamma o il papà, strappati alla nascita da un contratto e da un passaggio di denaro per realizzare un desiderio di adulti.. lo trovo incivile, e anche sadico, per alcuni versi".
    Cosa vuol dire bambini arcobaleno?, si chiede la Ruiu. "Tutti i bambini sono bambini, e hanno il diritto di vivere e giocare senza essere trascinati nelle bagarre e bugie dei grandi! Perchè ‘organizzare’ uno spazio che li etichetti?".
    Povia e Ruiu contro Milano Pride: "Educano alla diversità i bambini"

    Usa, Corte Suprema: diritto di pasticciere negare torta a coppia gay Si rifiutò di prepararla per due uomini per motivi religiosi
    La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato ragione al pasticciere che ha rifiutato di realizzare una torta per il matrimonio di una coppia omosessuale. Il verdetto, sostenuto da 7 giudici e bocciato da 2, ha posto fine alla vicenda cominciata nel 2012. Sei anni fa Jack Phillips, cristiano, a Denver, per motivi religiosi rifiutò di realizzare una torta per David Mullins e Charlie Craig, che avrebbero voluto festeggiare il matrimonio celebrato un anno prima in Massachusetts. "Mi dispiace. Non faccio dolci per matrimonio omosessuali", le parole di Phillips, proprietario del Masterpiece Cakeshop.
    Mullins rese pubblica la vicenda con un post su Facebook, attirando in particolare l'attenzione della Colorado Civil Rights Commission, che si espresse contro la condotta ritenuta discriminatoria del negoziante. Il verdetto fu confermato anche dalla Corte d'appello del Colorado. La causa è approdata quindi alla Corte Suprema che ha dato ragione al pasticciere, ritenendo che quella corte aveva invece peccato di "ostilità evidente e inammissibile" nei confronti della religione. Usa, Corte Suprema: diritto di pasticciere negare torta a coppia gay - Rai News

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    Predefinito Re: Vai col gender!

    PROCTER & GAMBLE ‘OBBLIGA’ I DIPENDENTI A SFILARE AL GAY PRIDE DI ROMA
    “Love Over Bias”, “Amore oltre i pregiudizi”. È questo il tema scelto da Procter & Gamble per annunciare la propria partecipazione al Roma Pride 2018. Per sostenere questo messaggio di inclusione un gruppo di dipendenti della P&G Italia insieme ai propri familiari, si uniranno domani alla parata per le strade di Roma.
    “Con la nostra presenza – spiega Francesca Sagramora, direttore delle risorse umane di P&G Sud Europa – vogliamo testimoniare il nostro impegno quotidiano per creare un ambiente di lavoro inclusivo, in cui ciascuno dei nostri dipendenti si senta valorizzato e incoraggiato ad esprimere se stesso pienamente, a prescindere dal proprio orientamento sessuale, di genere, razza, cultura o religione”.
    Le multinazionali e le grandi corporations sono la minaccia peggiore alla democrazia e alla libertà (non ai vizi) della società occidentale.
    Le multinazionali sono un’arma di distruzione di massa. Ed è loro convenienza disarticolare le società nazionali per ‘aprirle’ alla Globalizzazione. Uno dei metodi migliori per ‘aprirle’ è indebolirle attraverso immigrazione e politiche contro la famiglia, che è la vera componente ultima della resistenza.
    Procter and Gamble, come tutte le multinazionali, devasta il tessuto produttivo e sociale. Ma la sua presenza è connaturata sia come causa che come effetto all’impoverimento e alla precarizzazione del lavoro.
    https://voxnews.info/2018/06/08/proc...pride-di-roma/

    Il gay pride arruola i partigiani per “combattere i fascisti”
    Di Davide Di Stefano
    Insieme ai cazzi finti e alle chiappe al vento del carro del Muccassassina, quest’anno avremo il piacere di vedere al Gay Pride di Roma anche i fazzoletti rossi dei partigiani. Con l’iniziativa #BrigataArcobaleno infatti, gli organizzatori del Roma Pride (che si terrà questo sabato nella Capitale) hanno pensato bene di unire la “lotta” partigiana con quella per i “diritti” degli omosessuali, trans, bisessuali, pansessuali, ecosessuali, famiglie arcobaleno etc etc, insomma tutti quei “diversi” vessati da una società retrograda e da una politica che con il ministro leghista Fontana “ci riporta indietro di anni”.
    Una scelta comunicativa dal risultato esilarante, come dimostra il testo a corredo delle fotografie che ritraggono i partigiani in compagnia degli abituali animatori del gay pride: “Da sinistra a destra. Gennaro detto Joy e David. Entrambi si definiscono gay feticisti. Joy è un rubber, David è un leather.
    Fantastico. L’accostamento tra la “lotta” dei due poveri gay feticisti discriminati e il vecchio partigiano è forse una delle rappresentazioni plastiche meglio riuscite di una sinistra lontana dal popolo e incartata sulla difesa dei “diritti civili”. Da encomio per il responsabile comunicazione. Sempre nella foto col vecchio partigiano c’è poi “la piccola Viola di 3 anni, con Daniela e Giuliana che stanno insieme da 14 anni e sono le sue mamme. ‘Da quando ci siamo unite civilmente la signora del piano di sopra non ci parla più. Resistiamo anche a questo, sempre a testa alta. Siamo una famiglia come tutte le altre, con le gioie e i problemi di tutte le famiglie’. Brigata Arcobaleno. La liberazione continua”. Insomma altro che nazifascisti da stanare, le due “mamme” resistono alla signora del piano di sopra che le guarda male perché negano ad una bambina di 3 anni la possibilità di avere un padre, ohibò.
    Ma la campagna “la liberazione continua” offre altri spunti divertenti, come la descrizione della foto qui sopra. “Da sinistra a destra. Alex 39 anni Roma, transgender FTM bisessuale. ‘La mia liberazione è avvenuta quando finalmente ho ammesso a me stesso chi ero’. Eric 28 anni di Marino (RM) gay cisgender. ‘La liberazione non è un punto di arrivo ma di inizio. Cominciare a vivere senza etichette, strutture, stereotipi e vivere se stessi senza pensare a cosa gli altri pretendono da te’.
    Ci sono anche “Francesco 47 anni Roma, ha scoperto di essere pansessuale è attratto non dal genere ma dalla persona. ‘Ho fatto la mia resistenza quando ho fatto coming out. Mi sono scrollato di dosso tutte le barriere sociali che avevo avuto fino a 37 anni'” e Angela di 23 anni, donna “cis etero” che ci spiega che “resistenza è lottare per i miei diritti e per quelli degli altri, senza differenze. E non è solo una lotta per i diritti ma per essere se stessi appieno”.
    Dulcis in fundo l’inno del Roma Pride 2018, con la Drag Queen “Tekemaya” che ci canta “Ma che ti importa”, vera e propria hit dove alla rivendicazione del proprio diritto a scoparsi un po’ quel che capita si accompagna anche la promessa di “combattere sempre i fascisti”.
    https://www.ilprimatonazionale.it/ap...ascisti-86938/

  8. #548
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  9. #549
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  10. #550
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    Predefinito Re: Vai col gender!

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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