Roma.
Fermata Vladimir Luxuria per pacco sospetto.


Roma.
Fermata Vladimir Luxuria per pacco sospetto.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.




Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Offensiva omosessualista. La grottesca ‘Gay Bride Expo’ inserita in ‘Bologna Sì Sposa’
L’ultimo oltraggio alla moralità e al senso del ridicolo arriva da Bologna, che oggi e domani propone al pubblico la prima mostra di abiti da sposi (O spose? O sposo e sposo? O sposa e sposa? Chi ci capisce più nulla) per “nozze” tra invertiti/e.
di Paolo Deotto
Lo scrivevamo pochi giorni fa, il 5 ottobre: Il pensiero unico dilaga e non ammette che nessuno possa restare esente dall’indottrinamento. Parlavamo degli infermieri, destinatari di un corso di aggiornamento, “Educare alle differenze”, il cui titolo è già tutto un programma.
La gioiosa (per quanto non si sa bene di che gioire…) macchina da guerra non si ferma e l’ultimo oltraggio alla moralità e al senso del ridicolo arriva da Bologna, che oggi e domani propone al pubblico la prima mostra di abiti da sposi (o spose? O sposo e sposo? O sposa e sposa? Chi ci capisce più nulla) per “nozze” tra invertiti/e. Riprendiamo da Ansa: ‘Gay Bride Expo’, il primo salone italiano dedicato alle unioni tra persone dello stesso sesso. Una kermesse, alla sua prima edizione, inserita nell’ambito di ‘Bologna si Sposa’ che si occupa in generale di tutti i tipi di matrimonio.
La foto che illustra il servizio ci mostra due abiti da “sposo” (?). Uno, più scuro, forse è quello destinato al nubendo che farà da marito, l’altro è un po’ più frivoletto, in omaggio all’inevitabile femminilità del nubendo che farà da moglie. O semplifichiamo troppo? Già, perché magari tutti e due si percepiscono come marito e gli va bene così, o come moglie, o forse si daranno i turni: dal lunedì al mercoledì tu fai la moglie, dal giovedì al sabato la faccio io, e la domenica andiamo alla partita…
Si ride per non piangere di fronte a questo squallore, a questo umorismo greve e che puzza di zolfo. Certo, potremmo limitarci a dire: “Queste porcherie spariranno presto, schiacciate dalla loro stessa stupidità”. Ma sappiamo che non è così, e se ci troviamo di continuo a parlare di invertiti, e di tutte queste fantasie malate, è proprio perché sappiamo che – non lo si ricorderà mai abbastanza – ogni menzogna, ripetuta ossessivamente, migliaia e migliaia di volte diventa “verità”.
Quante sono le persone che si dichiarano assolutamente contrarie all’aborto? Poche. Anche tra tanti “bravi cattolici” sentirete al più dire: “Io non lo farei mai, però ci sono quei casi penosi, quei casi particolari…” e così si ammette l’assassinio della più innocente delle creature, il bimbo ancora nel seno materno.
Gli uomini della mia età ricordano bene l’iter della “normalizzazione” dell’aborto: campagne di stampa ossessive, manifestazioni di piazza, diffusione spudorata di cifre false sul numero di donne che ogni anno morivano per aborti clandestini. Le frottole venivano ripetute ossessivamente, finché non si arrivò alla nefasta legge 194, il coronamento dell’iter assassino. E quando un comportamento diventa legge, è inevitabile che, per la stragrande maggioranza delle persone, diventi anche “giusto”, tant’è che si parla di “diritto all’aborto”.
Per la corruzione finale della società, con la “normalizzazione” dell’omosessualità, si sta seguendo la stessa collaudatissima tecnica. Non passa giorno senza che si fornisca in pasto al pubblico il rapporto perverso come “normale”. Ora, nell’ambito di una mostra di abiti per il matrimonio, ecco piombare inevitabilmente il “matrimonio” tra persone dello stesso sesso.
Del resto, se ne è già fatta di strada, complice anche (per quanto sia dolorosissimo riconoscerlo) una Chiesa che mai ha conosciuto una confusione più grande. Con il grimaldello di un “amore” che non si capisce più bene cosa sia, con il torrente di melassa buonista che contrabbanda per “sentimenti” le espressioni delle fantasie più malate, ormai sentiamo tante persone – e anche qui, tanti “bravi cattolici” – dire idiozie del tipo: “ma se due gay si vogliono bene, perché non devono potersi sposare?”.
Il tarlo prosegue la sua strada e mangia i cervelli. Gli omosessuali non vanno più aiutati a guarire, non vanno più controllati per il rischio oggettivo che rappresentano, sia sotto il profilo morale, sia sotto quello della salute pubblica. No, vanno accolti con “delicatezza” e, soprattutto, bisogna, ingannando gli stessi omosessuali, proclamare che la perversione sessuale non è più una perversione, è solo un “modo diverso” di amarsi.
Negli anni cinquanta il mondo viveva sotto la grande paura della guerra atomica, che si accentuò nell’ottobre del 1962 con la crisi dei missili a Cuba.
Bei tempi. Al più si rischiava una guerra nucleare, e forse qualcuno sarebbe sopravvissuto. Ora, sotto la glassa di buonismo cretino, di delicatezza, di accoglienza, si sta giocando pesante. Si rischia qualcosa di ben più spaventoso di un conflitto nucleare: la riduzione dell’umanità a una massa di larve asessuate, tutte uguali, tutte obbedienti al nuovo verbo unico. Tutte “usa e getta”, da qui all’eternità. Già, perché, visto che la neo-chiesa ha abolito il peccato, la dannazione iniziata in terra proseguirà in eterno, perché più nessuno sarà capace di pentimento.
Denunciare e combattere con ogni mezzo la minaccia omosessualista è la più grave urgenza che l’umanità deve oggi affrontare. Con ogni mezzo.
Offensiva omosessualista. La grottesca ?Gay Bride Expo? inserita in ?Bologna Sì Sposa?* ?* di Paolo Deotto | Riscossa Cristiana
L'IDEALia Quartapelle: "Per sconfiggere il terrorismo concedere i matrimoni gay come negli Usa"
Lia Quartapelle: "Per sconfiggere il terrorismo concedere i matrimoni gay come negli Usa"
“La lezione americana sui gay: con più libertà si rafforza anche la lotta al terrore”. Così si intitola un articolo scritto da Lia Quartapelle, deputata del Pd e fedelissima renziana, sull’Huffingtonpost.it. Come a dire che per sconfiggere l’Isis e il terrorismo basta concedere i matrimoni omosessuali. “Sono negli Stati Uniti – esordisce la Quartapelle - per un programma di visite organizzate dal Dipartimento di Stato. La giornata di venerdì, con i tanti, troppi morti, il dolore e la paura, vista da qui è stata un'altra giornata. Perché la notizia negli Stati Uniti è stata invece la sentenza della Corte Suprema sui matrimoni gay legali in tutti gli stati”.
L’idea – Membro della commissione Esteri, la deputata avrebbe dovuto sostituire la Mogherini prima dell’avvento di Gentiloni, ed è considerata un cavallo rampante dell’entourage renziana. “La sentenza di venerdì – continua la dem - è ancora più simbolica in questa giornata, anche per l'Europa e per tutto il mondo libero anche perché è un passo in avanti verso una società più aperta, inclusiva, capace di dare spazio alle differenze”. Per questo motivo si devono estendere i diritti a tutti, per combattere l’oppressione con il suo opposto. Secondo l’articolo della deputata chiodo non schiaccia chiodo quindi, ma “solo dall'unione delle democrazie, dall'estensione dei diritti, che può scaturire la forza per contrastare il terrore, e per difendere i diritti di tutti, da Washington a Tunisi, a Kuwait City”.
Lia Quartapelle: "Per sconfiggere il terrorismo concedere i matrimoni gay come negli Usa" - Sfoglio - Libero Quotidiano
Houston boccia il gender: "No alle toilettes unisex"
Nella città texana un referendum popolare ha cancellato l'ordinanza che aboliva le distinzioni per sesso nei bagni pubblici "per rispetto dei trans"
Ivan Francese
Houston abbiamo un problema. Potrebbe essere questo il grido d'allarme, un po' scontato ma perfettamente calzante, che fiorisce sulle labbra della comunità liberal e gay friendly di tutti gli Usa.
La popolazione della città texana di Houston, infatti, ha sonoramente bocciato la proposta - valutata tramite referendum - di permettere ai trans di scegliere quale bagno utilizzare in attesa dell'abolizione della distinzione tra maschi e femmine da sempre adottata nei bagni pubblici cittadini (di tutto il mondo). La norma era infilata in un pacchetto di misure antidiscriminazione fortemente sostenuto dalla comunità Lgbt. La crociata anti-omofoba, però, negli ultimi mesi ha assunto una deriva che i cittadini chiamati a decidere hanno sconfessato nelle urne.
A maggio il consiglio cittadino ha infatti approvato la Houston Equal Rights Ordinance (enfaticamente definita "Hero", eroe): una serie di norme antidiscriminazione così vaghe da costringere la Corte suprema dello Stato a stabilirne la revisione. O il vaglio da parte di un referendum popolare.
Nonostante la furibonda campagna elettorale della comunità Lgbt - sostenuta, almeno indirettamente, anche dalla Casa Bianca - i cittadini hanno fornito una risposta chiara, in modo democratico. No alle imposizioni di una minoranza.
Houston boccia il gender: "No alle toilettes unisex" - IlGiornale.it


La sanatoria di Obama sull'immigrazione non passa
Valeria Robecco
New York
Barack Obama ha subìto un duro colpo al suo piano di riforme, ed in particolare su un tema che gli sta molto a cuore, quello dell'immigrazione. Una Corte d'Appello federale si è pronunciata contro il decreto con cui il presidente americano ha cercato di dare protezione a circa cinque milioni di immigrati, concedendo loro il diritto alla residenza. La decisione è arrivata dal tribunale del Quinto Circuito di New Orleans, che con due voti a favore e uno contrario ha confermato la sentenza di una corte di grado inferiore, bloccando l'azione esecutiva di Obama. I repubblicani avevano da subito criticato il programma, e 26 governatori del Grand Old Party di altrettanti Stati hanno deciso di sfidare l'autorità del presidente, che puntava a garantire un'amnistia di fatto a persone che avevano violato la legge entrando illegalmente negli Usa. La decisione rappresenta l'ultimo schiaffo ai tentativi di Obama di aggirare la mancata azione del Congresso sull'immigrazione usando i poteri a sua disposizione, ma dopo la battuta d'arresto il presidente è già passato al contrattacco. Il Dipartimento di Giustizia ha infatti annunciato che ricorrerà alla Corte Suprema, chiedendo un giudizio sulla costituzionalità del decreto con cui la Casa Bianca intende regolarizzare i cinque milioni di immigrati. Una sentenza del massimo organo giudiziario americano potrebbe arrivare entro la prossima estate, rappresentando probabilmente l'ultima occasione di Obama per dare il via alla realizzazione del piano prima di lasciare il numero 1600 di Pennsylvania Avenue all'inizio del 2017. «Il Dipartimento di Giustizia continua ad impegnarsi per l'adozione di misure in grado di risolvere il contenzioso sull'immigrazione il più rapidamente possibile», ha assicurato il portavoce Patrick Rodenbush. Tra coloro che hanno esultato per la sentenza c'è invece il governatore del Texas, Gregg Abbott: «Obama dovrebbe abbandonare il suo programma di amnistia fuori legge e iniziare a far rispettare le regole», ha commentato. Mentre il procuratore generale dello stato, Ken Paxton, ha aggiunto: «Oggi il Quinto Circuito ha affermato che la separazione dei poteri rimane legge, e il presidente deve seguire questa regola di diritto come gli altri». Nel frattempo, Obama è diventato il primo Commander in Chief fotografato su una rivista Lgbt (nella foto): a dedicargli una storica copertina è stato il magazine «Out», con primo piano e con il titolo «Il nostro presidente. Alleato. Eroe». «Out» ha ricordato che da quando è alla Casa Bianca, Obama ha aiutato a garantire l'uguaglianza tra i matrimoni. La rivista ha poi sottolineato che sono state molte le cose che hanno portato alla decisione della Corte Suprema, «ma una volta che l'amministrazione Obama ha deciso di unirsi alla lotta, ha creato quello che alla gente piace definire un momento «di trasformazione», spostando l'ago della bilancia dalla parte giusta».
La sanatoria di Obama sull'immigrazione non passa - IlGiornale.it
La pubblicità della Melegatti e le pretese staliniane degli invertiti
di Paolo Deotto
Non nascondo il disagio che mi prende ogni volta che devo parlare di omosessuali e pervertiti in genere. Viviamo un’epoca assolutamente tragica e dover correre dietro a notizie che sono l’esaltazione dell’idiozia è deprimente. Però mi rendo conto che non si può farne a meno, perché l’esaltazione demenziale dell’omosessualità, la pretesa assurda di contrabbandarla come “normalità”, fanno parte a pieno titolo della tragedia quotidiana che viviamo.
E veniamo ai fatti. La Melegatti, azienda dolciaria, fa una pubblicità che è senza dubbio un inno al cattivo gusto, visto che riprende uno dei principi fondamentali della Fede – “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Mc 12, 29-31) – per un’operazione commerciale. Ma, e qui incominciamo a scivolare nella pazzia, nessuno protesta per questo, figuriamoci. Le proteste ci sarebbero state magari se la pubblicità avesse sfiorato l’islam o l’ebraismo. Quando si tratta di fede cristiana tutti sono liberi, come è noto, di sbeffeggiare, insultare, bestemmiare, eccetera.
Scivoliamo nella pazzia perché chi insorge è l’associazione Arcigay, la prima (se non sbaglio) ad aver iniziato, già diversi anni orsono, quella “difesa” degli omosessuali che, in verità, si traduce poi nel loro sfruttamento a fini politici e nell’impedire agli omosessuali che vogliono tornare alla normalità di farsi aiutare in tal senso. Comunque, l’Arcigay protesta fieramente perché la pubblicità è “omofoba”. Chiaro, no? Visto che l’immagine si riferisce chiaramente a un rapporto sessuale tra i titolari dei quattro piedi e delle due mani visibili nella foto, e visto che lo slogan recita “Ama il prossimo tuo come stesso… basta che sia figo e dell’altro sesso”, ecco che scoppia il dramma nazionale. Omofobia, omofobia!
E così, leggendo l’ANSA apprendiamo che la Melegatti decide subito, evidentemente per non avere grane, di ritirare la pubblicità e fare le proprie scuse. Conigli.
Ma questo non basta all’Arcigay. Il loro presidente, tale signor Gabriele Piazzoni, dichiara: “Le scuse sono importanti ma occorre liberare il campo da qualsiasi ambiguità: perciò chiediamo all’Ad di Melegatti di incontrarci e di verificare assieme se l’inclusività si riflette tanto nei linguaggi e nelle rappresentazioni quanto delle politiche lavorative e nelle azioni di responsabilità sociale. L’omofobia non è solo un “incidente comunicativo”, anzi quell’incidente è rivelatore di una cultura che lede la libertà e spesso perfino la sicurezza di tante persone. Il vero passo avanti lo facciamo se anche Melegatti decide di fare concretamente la sua parte nella lotta contro le discriminazioni”.
Insomma, il Piazzoni su erge a giudice e pretende un incontro per verificare se davvero la Melegatti fa la brava e fa “concretamente la sua parte nella lotta contro le discriminazioni”.
Nei processi staliniani, nel tragico periodo delle “purghe”, non pochi imputati arrivavano davanti ai giudici dopo aver subìto un tale lavaggio del cervello da essere pronti a confessare colpe inesistenti o addirittura da “capire” la necessità, per il “bene del partito”, di essere eliminati anche se innocenti. Il totalitarismo non accetta mai le “scuse” o la semplice cessazione dell’attività ostile. Il dissidente, vero o presunto, va cancellato, deve fare l’autocritica per autocertificare di essere lui stesso la nota stonata nell’armonia della perfetta felicità garantita dal Potere. Contrariamente potrebbe restare sempre come un esempio pericoloso.
L’aspetto grottesco di tutta questa faccenda non sfugge a nessuno, tanto più che qui non abbiamo nemmeno la malvagità diabolica, ma grande, di uno Stalin. No, abbiamo la piccola malvagità, pur sempre diabolica, di chi ha così perso il senso della dignità e il senso del ridicolo da “lottare” per affermare ciò che la natura stessa contraddice e da pretendere di diventare “grande inquisitore” per verificare la correttezza dei comportamenti altrui.
Comunque queste squallide vicende sono un campanello d’allarme che deve suonare ben chiaro. Ormai una infelice minoranza molto minoranza (grazie al Cielo la stragrande maggioranza è normale) si sente talmente forte da intimare e prescrivere il contributo attivo alla sua presunta “causa”. Se questa infelice minoranza è diventata tanto proterva, ciò è dovuto al generale appannamento delle coscienze e delle intelligenze. La stessa Chiesa cattolica è arrivata, per bocca di alcuni suoi esponenti, a blaterare di “ricchezza” dei rapporti omosessuali, di necessità di accogliere con “delicatezza” gli omosessuali. Siamo, come suol dirsi, alla canna del gas. L’unica “delicatezza” da parte della Chiesa dovrebbe essere piuttosto quella di ammonire severamente chi vive in un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio e quindi spiana la strada per l’inferno. L’unico bene che la società cosiddetta “civile” potrebbe fare agli omosessuali sarebbe quello di aiutarli ad accedere alle terapie che, dove applicate, hanno sempre dato risultati più che incoraggianti per il ritorno alla normalità.
Ma viviamo nell’epoca della pazzia e ne vediamo i risultati. I nuovi piccoli Vyšinskij si sentono forti e vogliono pontificare. Percorrono gioiosamente la strada della loro rovina, ma non fanno solo questo: pretendono di trascinare con sé il resto della società. Fermiamoli.
La pubblicità della Melegatti e le pretese staliniane degli invertiti* ?* di Paolo Deotto | Riscossa Cristiana
Il gender: volto nichilista e autodistruttivo dell’Europa
di Rodolfo de Mattei
Mentre l’Isis rivendica gli attentati di Parigi attraverso un emblematico comunicato con il quale proclama di avere colpito “la capitale dell’abominio e della perversione”, in Italia a Pordenone, dal 14 al 30 novembre, va in scena per le strade della città una mostra blasfema dal titolo “Pop – Regeneration”.
L’iniziativa, ideata da Natascia Raffio e Mauro Tropeano ed ispirata al cosiddetto “surrealismo new pop”, ha trasformato il centro storico della città in una mostra di arte contemporanea diffusa, coinvolgendo le vetrine di quaranta negozi con un centinaio di opere di 30 artisti. Per capire il tenore delle “opere” presenti basta vedere i lugubri lavori di Paolo Pilotti e Selena Leardin.
Il primo reinterpreta il celebre quadro del 1620 della pittrice italiana Artemisia Gentileschi di Giuditta che decapita Oloferne, rappresentando Anna Frank nell’atto di sgozzare Hitler; la seconda espone invece una inquietante bimba gatto con in mano un uccellino sanguinante.
Ma l’opera clou della mostra è senza dubbio il dipinto blasfemo “Holy Gender,” con cui Natascia Raffio, la pseudo artista promotrice dell’evento, ha pensato bene di cavalcare la dibattutissima tematica del gender, raffigurando un Gesù bambino sofferente come icona del «martirio» degli omosessuali da parte di un mondo che li discriminerebbe, trattandoli come persone di serie B. La Raffio ha quindi spiegato di aver voluto, con il suo lavoro, “sacralizzare” il tema del gender associandolo a Gesù bambino, simbolo di amore universale, affermando: «Da sempre mi batto per i diritti degli omosessuali e vedendo come sia stato creato questo mostro chiamato “gender” ho voluto rispondere con un sacro gender, scegliendo Gesù bambino, icona universale d’amore, che soffre per queste discriminazioni".
La mostra blasfema e omosessualista di Pordenone, inaugurata lo stesso giorno dei tragici attacchi terroristici di Parigi, simboleggia in maniera esemplare il volto nichilista e autodistruttivo dell’Europa odierna. Il destino dell’Europa sembra essere identico e parallelo a quello provocato dalle sue ideologie di morte. Cosi come l’omosessualismo e la teoria del gender portano alla dissoluzione della sessualità e della famiglia naturale, la costruzione artificiosa di una Europa laicista e secolarizzata, recisa dalle sue secolari e vitali radici, rappresenta un distruttivo progetto utopico destinato a fallire.
Il gender: volto nichilista e autodistruttivo dell?Europa ? di Rodolfo de Mattei | Riscossa Cristiana
Polonia: il Parlamento dice no alla legge sulle unioni gay
MAREK LEHNERT
Non ci saranno in Polonia forme di unioni alternative al tradizionale matrimonio fra uomo e donna. Nella seduta odierna lo Sejm, la Camera, ha rigettato tutte le proposte di legge in materia, presentate da vari partiti, fra cui la Piattaforma Civica del primo ministro Donald Tusk e Ruch Palikota, un movimento dichiaratamente anticlericale e anticonfessionale, che alle ultime elezioni politiche, nell'ottobre 2011, aveva raccolto piu del dieci percento di consensi.
Lo stesso ministro di giustizia Jaroslaw Gowin di Piattaforma Civica, parlando a titolo personale, ha sottolineato la palese incostituzionalita dei progetti presentati, essendo contrari all'articolo 18 della stessa costituzione polacca (che garantisce la tutela dello stato al matrimiono fra uomo e donna, la famiglia e la maternita).
Il risultato della votazione e stato salutato con gioia dai vescovi. Mons. Stanislaw Stefanek, membro del Pontificio Consiglio per la famiglia, ha dichiarato all'agenzia KAI: “E una buona notizia. Vuol dire che nel nostro parlamento e rimasto ancora un briciolo di buonsenso”. A suo avviso le stesse proposte di legge, come pure il dibattito parlamentare, costituiscono un'offesa alla dignità del Parlamento.
Secondo mons. Stefanek, era un test, esercitato dalle forze che in tutto il mondo vogliono oggi stravolgere le legislazioni dei singoli paesi. "Grazie a Dio nel nostro Paese gli esperti che si dedicano a questo genere di test sono pochi e i deputati possono ancora guardarsi in faccia senza vergogna", ha dichiarato il prelato.
Polonia: il Parlamento dice no alla legge sulle unioni gay - Vatican Insider


Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .


Gender, protesta delle associazioni: niente figli a scuola il 4 dicembre
Generazione Famiglia lancia una mobilitazione contro il gender e accusa il ministro Giannini: "Dice che il gender è una truffa, ma in realtà nelle scuole vengono insegnate certe teorie"
Alessandra Benignetti
La questione era stata già chiarita dal ministero dell’Istruzione, lo scorso 15 settembre, con una circolare. Poi, il ministro Giannini era di nuovo intervenuta, personalmente, un mese fa, sul tema del presunto inserimento delle cosiddette teorie gender nelle scuole italiane, ribadendo come l’art.1 comma 16 della legge Buona Scuola, si riferisse solamente alla promozione dell'educazione alla parità di genere e non ad altre teorie, come quella gender, appunto, definita dallo stesso ministro una “truffa culturale”.
Nonostante le rassicurazioni del ministero però, i movimenti pro-family sono tornati sul piede di guerra. In particolare Generazione Famiglia, una delle sigle che ha organizzato il Family Day dello scorso 20 giugno a Roma, ha lanciato una campagna per chiedere al ministro Giannini di pronunciarsi nuovamente sul tema del gender nelle scuole. L’oggetto del contendere, infatti, è proprio l’interpretazione del comma 16 della legge Buona Scuola. Un passaggio controverso della legge, sul quale il ministero aveva rassicurato le famiglie, affermando come questo si riferisse semplicemente alla promozione di iniziative contro la discriminazione di genere negli istituti scolastici. I movimenti denunciano invece come nei fatti, nelle scuole italiane, si prediliga una interpretazione più ampia di questo comma, sulla base della quale vengono promosse proprio queste teorie sull’identità di genere, assieme a questioni politiche come quella della omogenitorialità e della concessione di matrimoni ed adozioni per le coppie dello stesso sesso. Per questo Generazione Famiglia ha invitato i genitori italiani a sottoscrivere ed inviare una lettera di protesta al ministro Giannini e ad astenersi dall’accompagnare i propri figli a scuola il prossimo venerdì 4 dicembre. Una protesta alla quale hanno già offerto la propria adesione ufficiale anche gli altri organizzatori del Family Day di giugno, come Voglio la Mamma, ProVita Onlus e Giuristi per la Vita.
Con la lettera i movimenti chiedono quindi, un nuovo incontro con il ministro, “per ottenere spiegazioni su come possa conciliarsi l’interpretazione del ministero con quello che avviene realmente nelle scuole del territorio italiano”, spiega Filippo Savarese, portavoce di Generazione Famiglia, sentito al telefono da ilGiornale.it. Secondo Savarese infatti, sarebbero “molte le iniziative rivolte a presidi e docenti, promosse da associazioni LGBT in collaborazione con diversi comuni italiani, che, sulla base dell’attuazione del comma 16 della Buona Scuola, sensibilizzano i dirigenti scolastici di elementari e materne, a promuovere corsi sulla sessualità e sull’identità di genere nelle scuole italiane”. Continua quindi il braccio di ferro tra i movimenti pro-family e la ministra Giannini, che, accusa Savarese, “aveva già rifiutato un incontro con le associazioni” proprio sul tema dell’interpretazione pratica del comma 16 della legge.
Gender, protesta delle associazioni: niente figli a scuola il 4 dicembre - IlGiornale.it
I martiri dell'Uganda, quelli che respinsero le "turpi richieste" del re
Nel programma del viaggio di papa Francesco in Africa avrà un posto di rilievo la visita al santuario dei martiri dell'Uganda, a Namugongo, con la celebrazione di una messa, sabato 28 novembre.
Ma pochissimi sanno e quasi nessuno racconta come e perché questi martiri furono uccisi. Per saperlo, basta però aprire il martirologio.
Lì si legge che "san Carlo Lwanga e i dodici compagni martiri, di età compresa tra i quattordici e i trent’anni, appartenenti alla corte regia dei giovani nobili o alla guardia del corpo del re Mwanga, neofiti o seguaci della fede cattolica, essendosi rifiutati di accondiscendere alle turpi richieste del re, sul colle di Namugongo in Uganda furono alcuni trafitti con la spada, altri arsi vivi nel fuoco".
Dove per "turpi richieste" si devono intendere le brame omosessuali del re.
Il loro martirio avvenne nel 1886 nell'allora regno indipendente del Buganda, da poco evangelizzato dai Padri Bianchi. Carlo Lwanga e i dodici compagni furono beatificati il 6 giugno 1920 da Benedetto XV e canonizzati l'8 ottobre 1964 da Paolo VI. Sul luogo del loro martirio fu eretto un santuario, inaugurato da Paolo VI durante la sua visita in Uganda nel 1969. Nel rito cattolico romano, la memoria liturgica di san Carlo Lwanga e dei dodici compagni martiri è fissata al 3 giugno.
E con studiata coincidenza, proprio il 3 giugno del 2003 la congregazione per la dottrina della fede, con la firma dell'allora cardinale Joseph Ratzinger, ha emesso uno dei documenti più citati e contestati nell'attuale discussione sulla posizione della Chiesa nei confronti degli omosessuali e della legalizzazione delle loro unioni: Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali
In questo documento si legge:
"La Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all'approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali".
Nella tradizione catechistica cattolica i rapporti omosessuali continuano a figurare tra i quattro peccati che "diconsi gridar vendetta al cospetto di Dio" (secondo la terminologia del catechismo di san Pio X) o che "gridano verso il Cielo" (come nel catechismo di Giovanni Paolo II del 1992), con la denominazione di "peccato dei sodomiti".
I martiri dell'Uganda, quelli che respinsero le "turpi richieste" del re - Settimo Cielo - Blog - L?Espresso
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"Entro 10 anni anche gli uomini potranno partorire": il trapianto uterino maschile presto realtà
In itaglia avrà sicuramente un gran successo.
Così si riempirà giustamente di figli di merda.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Ritirato uno studio Lgbt: ancora una volta avevano falsificato i dati
Massimiliano Di Benedetto
Uno studio scientifico pubblicato un anno fa, che ha subito fatto il giro dei quotidiani internazionali, ha sostenuto che per far approvare il matrimonio omosessuale basterebbe una conversazione con un attivista omosessuale, la cui esperienza sarebbe in grado di influenzare positivamente le opinioni, rendendole durature anche oltre un anno. La tesi di fondo è che le obiezioni alle istanze Lgbt sono ideologiche e istintive, tanto che basta poco per cambiarle.
I quotidiani lo hanno promosso come il più grande studio “pro-gay”, ed effettivamente gli studiosi lo hanno presentato tramite la nota retorica Lgbt. Tuttavia, qualche mese dopo la pubblicazione sulla rivista Science, uno dei due autori, Donald Green, ha ritrattato le conclusioni accusando l’altro autore, Michael LaCour, di aver falsificato i dati: «Sono profondamente imbarazzato da questo stato di cose e mi scuso con gli editori, revisori e lettori di Science», ha detto. Nonostante il rilevamento di numerose inesattezze da parte di altri scienziati, l’articolo è stato comunque pubblicato sulla nota rivista scientifica. LaCour rischia ora di essere perseguito per frode scientifica.
Non è certo una novità, già nel 1994 una ricerca sul Journal of Divorce & Remarriage ha analizzato i dati di letteratura pubblicati sulla genitorialità omosessuale e dei suoi effetti sui bambini. I ricercatori hanno concluso: «Ogni studio è stato valutato secondo gli standard accettati della ricerca scientifica, la scoperta più impressionante è stata che tutti gli studi mancavano di validità esterna e non un singolo studio rappresentava la sub-popolazione di genitori omosessuali. Solo tre studi hanno soddisfatto gli standard minimi di validità interna mentre gli undici restanti hanno mostrato minacce mortali alla validità interna. La conclusione che non vi sono differenze significative nei bambini allevati da madri lesbiche rispetto a madri eterosessuali non è dunque supportata dalla ricerca scientifica». Hanno inoltre aggiunto: «Un altro limite reciproco di molti degli studi è stato quello già identificato da Rees (1979), vale a dire, il desiderio politico e giuridico “di presentare una felice e ben regolata famiglia lesbica al mondo”» (p. 116).
Per non parlare del fatto che la maggior parte degli studi a favore della genitorialità omosessuale sono stati realizzati dalla principale ricercatrice dell’American Psychological Association, Charlotte Patterson, lesbica, convivente e attivista LGBT, già condannata da un tribunale della Florida di falsificazione dei dati: «l’imparzialità della Dr. Patterson», ha sentenziato la Corte, «è venuta in discussione quando prima del processo si è rifiutata di consegnare ai suoi legali le copie della documentazione da lei utilizzata negli studi. Questa corte le aveva ordinato di farlo ma lei ha unilateralmente rifiutato, nonostante i continui sforzi da parte dei suoi avvocati di raggiungere tale scopo. Entrambe le parti hanno stabilito che il comportamento della dott.essa Patterson è una chiara violazione dell’ordine di questa Corte. La dott.ssa Patterson ha testimoniato la propria condizione lesbica e l’imputata ha sostenuto che la sua ricerca era probabilmente viziata dall’utilizzo di amici come soggetti per per la sua ricerca. Tale ipotesi ha acquisito ancora più credito in virtù della sua riluttanza a fornire i documenti ordinati» (1997, JUNEER, Petitioner v Floyd P. Johnson, p. 11).
Nel 2012 Loren Marks della Louisiana State University ha analizzato i 59 studi citati dall’American Psychological Association (APA), secondo la quale i figli di genitori gay o lesbiche non sarebbero svantaggiati rispetto a quelli di coppie eteorsessual, rilevandone l’inconsistenza dal punto di vista scientifico: manca il campionamento omogeneo, c’è assenza di gruppi e di caratteristiche di controllo, i dati sono spesso contraddittori, la portata degli esisti è limitata e si rileva scarsità dei dati a lungo termine, e manca il potere statistico.
Nel 2008 un altro studio peer-review ha rilevato che nella maggior parte della letteratura scientifica a favore della non differenza tra bambini cresciuti con genitori omosessuali ed eterosessuali, sono stati soppressi o oscurati potenziali risultati negativi. «Inoltre», è stato aggiunto,«numerosi fattori avversi sono emersi dalla rianalisi dei dati».
Infine, nel 2001 uno studio dell’University of Southern California ha rilevato che decine di studi su bambini cresciuti da genitori gay sono statifalsificati per ragioni politiche, in modo da non attirare le ire degli attivisti omosessuali o incoraggiare la retorica anti-gay. Gli autori della ricerca, i prof. Stacey e Biblarz, hanno infatti suggerito che molti studiosi temono che evidenziando le differenze potrebbero fare uno sgarbo alle associazioni Lgbt permettendo agli oppositori della genitorialità gay di utilizzare i dati scientifici a sostegno delle loro posizioni.
Tanti parlano di lobby Lgbt, a guardare tutto ciò vien proprio da pensare che non solo esista ma che abbia ormai preso legami di pressione con ogni settore importante della società. Comunità scientifica compresa.
http://www.informarexresistere.fr/20...ficato-i-dati/
Matrimonio gay
Polonia e Ungheria difendono la famiglia
Polonia e Ungheria fermano l’avanzata del matrimonio gay in Europa, dimostrando ancora una volta come dall’Est, un tempo sotto il tallone comunista, oggi venga una rinascita dei valori tradizionali.
Secondo il quotidiano spagnolo ABC, al Consiglio dei ministri dell’Interno europei del 3 dicembre si è esaminato un accordo volto a riconoscere i diritti patrimoniali ad ogni tipo di matrimonio e unione riconosciuti all’interno dell’Unione europea, compresi quelli tra persone dello stesso sesso.
Obiettivo di questa misura era stabilire che il giudice ha la competenza per decidere sui vari casi, anche nelle fattispecie di divorzi tra coniugi di differente nazionalità. Consentendo poi che la sentenza emanata sia valida in tutti gli Stati membri della Ue.
La Polonia e l’Ungheria, però, si sono opposte e, nonostante i cinque anni di negoziati, dell’accordo non si è fatto nulla.
Le delegazioni dei due Paesi hanno fatto notare agli altri interlocutori che un simile provvedimento avrebbe violato il principio fondamentale di sussidiarietà e la legittima autonomia degli Stati in materia di diritto di famiglia. Le legislazioni nazionali polacche e ungherese, infatti, sono legate al diritto naturale e considerano il matrimonio solo quello contatto da un uomo e una donna.
Pertanto, nonostante al Consiglio si fosse tentato di tranquillizzare i recalcitranti assicurando che l’applicazione dell’accordo sarebbe stata “ampia e volontaria” (ovvero si sarebbe lasciata grande libertà ai singoli Stati membri), Polonia e Ungheria, a differenza di Portogallo, Slovacchia e Lettonia, hanno preferito non rischiare, evitando così di aprire un’ulteriore falla nella diga e di favorire l’inevitabile discesa lungo il piano inclinato.
Grande il disappunto di molti governi. Il ministro della Giustizia del Lussemburgo, Felix Braz, ha commentato: “Oggi non ci resta che constatare il fallimento dei negoziati. Non c’è un accordo politico unanime”.
Intanto, però, il matrimonio vero può cantare vittoria.
Matrimonio gay ? Polonia e Ungheria difendono la famiglia - Notizie Pro Vita


Quando i re omosessuali bruciavano i cristiani
di Rino Cammilleri
Poiché il papa in Uganda non ha rimbrottato il presidente Yoweri Museveni per le leggi “omofobe” vigenti del Paese africano, l’inglese Guardian se ne è lamentato, e per bacchettare Francesco si è affidato a una sua firma dal cognome inequivocabile: Alon Mwesigwa. «Nonostante le speranze degli attivisti Lgbt», cita testuale l’agenzia Zenit.org. Ma se gli attivisti Lgbt fossero non po’ più colti saprebbero che il Papa ha prestato omaggio al santuario dei ventidue martiri dell’Uganda, il primo gruppo di sub-sahariani canonizzato dalla Chiesa e il cui grande santuario di Namugongo è sempre affollatissimo di pellegrini.
Quei martiri ugandesi non furono tanto uccisi perché cristiani, bensì perché, in quanto cristiani, si rifiutavano di accondiscendere alle voglie lubriche del loro re Mwanga II. Erano tutti maschi e pure il re, perciò si trattava di voglie omosessuali. Ciò, certo, suona strano alle orecchie di chi è uso lagnarsi continuamente delle «violenze e discriminazioni contro la comunità gay» (citiamo ancora il Guardian), ma nel 1885-1887 (epoca del martirio) le cose stavano in modo esattamente contrario.
I martiri ugandesi erano paggi e guardie del corpo reali, tutti di età compresa tra i quattordici e i trenta anni. Erano stati battezzati dai Padri Bianchi, missionari francesi fondati dal cardinale Charles Lavigerie, ed erano tutti giovani e tra i più belli e prestanti del regno dei Buganda. Il primo a rimetterci la testa, nel 1885, fu Joseph Mkasa Balikuddembé, prefetto della sala del re. Quando quest’ultimo cercò di allungare le mani sui paggetti di corte, lui si oppose e fu subito decapitato. Aveva venticinque anni.
L’anno seguente toccò a Charles Lwanga, capo delle guardie del corpo reali. Il re Mwanga II aveva un concetto molto particolare dei compiti delle sue guardie “del corpo”, e forse accontentarlo era cosa normale per i suoi sudditi, dal momento che in un sistema tribale di quei tempi e quei luoghi tutto, anche le vite e i corpi, erano a totale disposizione del re. Ma con i cristiani la musica cambiava.
Fu per questo che Charles Lwanga e altri dodici giovani finirono arsi a fuoco lento sulla collina di Namugongo. Parecchi altri li seguirono, alcuni dei quali erano stati battezzati da missionari anglicani (il celebre esploratore inglese Stanley aveva scoperto il popolo dei Buganda dieci anni prima e si era proposto di farli evangelizzare). Vennero trascinati in catene e torturati per la via, allo scopo di dare un «esempio» a tutti gli altri. Qualcuno morì per strada sotto i colpi delle zagaglie, gli altri finirono al rogo.
Come si è detto, i capitribù africani di quel tempo erano da sempre abituati a considerare di loro assoluta proprietà le vite, i beni e pure i corpi dei sudditi, cosa che ai sudditi andava benissimo dal momento che si era sempre fatto così (ancora oggi, in certi “regni” africani, quando il “re” decide di impalmare l’ennesima moglie migliaia di vergini si accalcano ai suoi piedi con la speranza di essere scelte). Ora, il cristianesimo è, sì, una religione, ma ha l’effetto collaterale di dare dignità personale. Per Mwanga quei “preganti” (così erano chiamati i cristiani dagli animisti locali) che osavano ribellarsi ai suoi voleri erano solo dei sovversivi, punto e basta. A un paggio che aveva osato tardare al suo richiamo fece mozzare le orecchie.
Poi, saputo che anche una delle sue innumerevoli figlie si era fatta battezzare, si scatenò e, presa una lancia dalla punta avvelenata, cominciò a ferire di sua mano tutti i cristiani della corte, consegnandoli a una morte lenta e atroce. Il resto lo abbiamo detto.
Gli ugandesi che affollano il santuario di Namugongo conoscono bene questa storia e, poiché i loro martiri sono generosissimi in miracoli, appoggiano volentieri il presidente Museveni. Il quale, almeno in questo campo, non fa altro che prendere atto della volontà popolare.
Quando i re omosessuali bruciavano i cristiani
Paziente viene risvegliato dagli abusi dell'infermiere omosessuale
Questa storia ha toni grotteschi che però per la vittima sono stati drammatici. In un ospedale lombardo Tizio vienere ricoverato a seguito di trauma cranico, giace sul letto d' ospedale in stato di sedazione indotta da farmaci: ma riceve una strana "sorpresa"
Mario Valenza
Questa storia ha toni grotteschi che però per la vittima sono stati drammatici. In un ospedale lombardo Tizio vienere ricoverato a seguito di trauma cranico, giace sul letto d' ospedale in stato di sedazione indotta da farmaci.
Caio, come racconta Matteo Mion su Libero, abusando della condizione d' inferiorità fisica e psichica, approfittando dello stato di sedazione del paziente, lo costringeva a subire atti sessuali e precisamente dapprima lo masturbava e successivamente gli praticavasesso orale. Tizio reagisce male alle attenzioni libidinose di Caio e lo denuncia per abusi sessuali con contestuale richiesta di risarcimento danni di centomila euro.
Non bastasse la performance già compiuta, l'infermiere omo-infervorato ha messo mano al proprio portafoglio per risarcire con assegno la cavia sessuale, salvo poi presentare una falsa denuncia di smarrimento del titolo bancario e trovarsi oggi anche imputato del reato di calunnia. Adesso la causa prosegue il suo corso legale. E molto probabilmente l'infermiere dovrà davvero risarcire a suon di euro la sua "vittima".
Paziente viene risvegliato dagli abusi dell'infermiere - IlGiornale.it
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