questo post (pur non essendogli espressamente dedicato) è per chi fa passare che vive bene, e sa bene cosa è sommamente volgare (mi verrebbe da dire: cosa è sommessamente welfare, solo che non si parla di Maurizio Ferrera), chi dice mens sana in corpore sano, magari invertendo: corpore sano...
Molti non conoscono gli acquerelli di Hitler. Ne sono venuto a conoscenza questa notte, guardando in tv un programma su Vienna. Hitler stette a Vienna dal 1908 al 1913, "squattrinato aspirante pittore, in apparenza" (Mara Marantonio). Dipingeva Vienna come città eterna, come era stata 100 anni prima. "La città che non sarebbe mai morta". Qualcuno, che non era ancora Hitler, osservatore, praticava una politica faziosa che voleva rovesciare l'Impero. Avrebbe potuto essere sindaco molte volte, ma si limitó a controllare dal basso della piccola borghesia, artigiani basso clero, a fare il presidente di enti privati associazioni di categoriie il mecenate e la guida spirituale. In quel Parlamento si confrontavano i rappresentanti, neppure tanto trasversali, di 11 gruppi etnici. Qualcuno oggi direbbe troppi ("tre", uno per tutti e tutti per uno, va bene invece). Anschluss ante litteram, mire indipendentiste successive o no, assassinio del principe ereditario o no, nel 1908 viene annessa la Bosnia Erzegovina senza sparare un colpo.
Torniamo al nostro tipo, il cui antiliberalismo, pur reale, è tuttavia strumentale (si può, per legge) alle brame/trame politiche. Di lui si direbbe: non papista, Napolitano (mica il Papa, troppo distante) lo benedisse. Con la solita infornatina di nuovi rispettabili ogni due-tre anni. Partito cristiano sociale, lo stesso di De Gasperi che da nazionalista passó almeno ad internazionalista, dopo la nuova svolta repubblichina del 1946 con relativa grande votazione.
Decadenza del definizionismo, criticato sia da destra che da sinistra. Uomo vanitoso, ma dai modi affabili, tutto il contrario del tono freddo e distaccato dei simpatizzanti per caso, argomento pet argomento, motivo per motivo, occasionali ma non preventivi, dentro il forum, che avevano fatto il loro tempo e per soprammercato suscitavano malcontento (e criticavano il malcontento) in una parte consistente della pubblica opinione con quel continuo insistere sulla religionizzazione della società (nel laicissimo mitteleuropeo Termometro, poi!). Pur dichiarandosi sempre fedele suddito dell'Impero, in realtà ne tradisce (cioè, anche, approva) lo spirito cosmopolita. Gli ebrei, gran lavoratori e gran promotori del territorio/Heimat (molti ebrei che arrivano per così dire, perché fa comodo dirlo, in fuga da fame e persecuzioni, assai diversi, quanto ad abitudini e stili di vita, dagli ebrei viventi da secoli in Italia, e che avevano ottenuto l'emancipazione ma non la seconda Repubblica), tutti antiliberali nella Vienna fin de siecle. Si vota dappertutto ma i cinici dicono che si dà maggior risalto alle città come Palermo con più abitanti, per nascondere i privilegi alle città che vivono con meno, con gli stessi abitanti rimpolpati dalla campagna di persecuzione di questi antinormali, così la gente la prossima volta vota per le opposizioni, tutte più o meno non solo a livello di stampa affare, pertinenza occupazione proprietà travaglio di Berlusconi.
Prima e dopo. "A Palermo​ lo sanno tutti che il lavoro è troppo assai.
Lascia andare, un lavoro me lo trovo".
"Dovremo essere contenti se l'Italia, dopo l'appoggio renziano/gentiloniano alla guerra in Libia potrà conservare i confini del 2009.
Se non altro, con l'appoggio pacifico davanti alle coste libiche, siamo vissuti pericolosamente (decorosamente?)".
Strano che questa formulazione incisiva, che ormai ha assunto valore proverbiale, di esempio di bello vivere (alla catanese/politichese), derivi da un autore satirico, Giovenale, che, secondo una tradizione non molto attendibile, morí in Egitto, dove sarebbe stato spedito in esilio (esodo? Puó esservi condannato uno nato forse nel ceto medio, e che credeva negli ideali della repubblica e del mondo contadino, un avvocato probabilmente di scarso successo? Non si sa molto della sua vita, e forse è un bene per la "stima" (oraziana, se non lo leggiamo le 16 satire, l'ultima incompleta, che uscirono dopo la morte di Domiziano, quando, sotto Nerva, Adriano e Traiano, il clima politico sembrava concedere una maggiore libertà. Insomma, un approfittatore. Che si nasconde dietro il fatalismo, come il gattopardesco ultimo giapponese di Einaudi: "di fronte a una società che gli appare irrimediabilmente corrotta, [...] non crede che la sua rampogna possa indurre gli uomini a emendarsi: la sua è perciò una satira senza speranza, che si abbandona di rado all,'ironia, e al tono meditativo, ma offre un quadro drammatico e a volte brutale, con una crudezza che ha pochi paragoni". E-guardate che escamotage!-, "poiché non giova parlare del lontano passato né è consentito parlare del presente, lui evoca le figure sinistre degli uomini da poco-non solo grandi- defunti, svelando con una lucidità ignota ai contemporanei i vizi e le ingiustizie della società", ad esempio, come già Aristofane, "la miseria morale e materiale della plebe", e non risparmiando-fa anche i nomi! che il contrario sarebbe sparare nel mucchio- assolutamente "le angherie dei potenti e l'indegnità delle classi dominanti") che abbiamo di lui.
Strano che il graffitista famoso della Boheme di Soho, Keith Haring, tuoni contro la droga e faccia passare il messaggio che crack is twack (sua opera famosa, con serpente o teschio), proprio lui che morirà di Aids, lui che i suoi messaggi schietti e diretti, col suo senso per ciò che deve arrivare a tutti come il suo tratto di pennello quadrato e complice/contro il complesso o il complicato, insieme al suo senso per gli affari, ne facevano quel tipo di idolo automatico che non occorre idoleggiare.