Siria, in provincia di Deir ez-Zor segnalate 80 diserzioni tra foreign fighters del Daesh
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http://cdn2.img.it.sputniknews.com/i...55/1435575.jpgJerusalemPost: alleato USA inSiria passa dalla partedella Russia
© Sputnik. RIA Novosti
Mondo12:39 11.02.2016(aggiornato 08:24 12.02.2016) URL abbreviato
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La pubblicazione ha scritto che se la Russia attirerà dalla sua parte l’alleato americano, i curdi, avrà un ulteriore strumento di pressione sulla Turchia. Cosi Mosca può aiutare l’indecisione degli USA.
Secondo il Jerusalem Post, stringendo un'alleanza con i curdi siriani, Mosca silura la politica di USA e Turchia nel Medio Oriente.
Il 10 febbraio i curdi siriani hanno aperto la propria rappresentanza a Mosca. "La scelta a favore di Mosca invece che Washington o l'Europa occidentale la dice lunga", si evidenzia nell'articolo.
L'alto diplomatico e agente dei servizi segreti israeliano Shmuel Bar crede che se la Russia presterà supporto all'unificazione del Kurdistan al territorio siriano, questo aiuterebbe anche il Kurdistan Iracheno nell'acquisizione dell'indipendenza. "E' molto probabile che la Russia approfitterà di questa tendenza e appoggerà i curdi, trasformando in realtà l'alleato americano in alleato russo" afferma l'esperto.
La Russia può sfruttare anche la tensione tra gli Stati Uniti e la Turchia, sorta a causa della collaborazione di Washington con i curdi, sottolinea il Jerusalem Post. "Nella mossa iniziale curda, la Russia beneficerà del fatto che gli Stati Uniti non si sono decisi a sostenere pienamente i curdi, temendo di far infuriare la Turchia. Questo complicherà la vita di Ankara, che continua a lottare con i ribelli curdi a casa sua" scrive il giornale.
Il presidente turco Tayyip Erdogan ha presentato un ultimatum per gli Stati Uniti, che richiede una scelta tra Ankara e i curdi. Se gli Stati Uniti non trovano un modo per aggirare questa richiesta, dovranno stare dalla parte della Turchia, ciò spingerà i curdi ancora più vicino alla Russia, dice l'esperto per la Turchia della Tel Aviv University Gallia Lindenstrauss
Leggi tutto: Jerusalem Post: alleato USA in Siria passa dalla parte della Russia
Inutile dire che sarei felicissimo per i Curdi se riuscissero in questo modo ad avere finalmente uno Stato loro.
Un popolo martoriato e che Erdogan vedrebbe bene cancellato come gli Armeni.
Usa costruiscono basi aeree in Siria, zona kurda. E in Libia..? - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato
Blondet.
Gli Stati Uniti hanno quasi completato la costruzione di una base aerea nel Nord della Siria, nella zona sotto controllo curdo, e un secondo sito, ad uso civile-militare, è n cantiere: lo rivela BasNews, sito d’informazione kurda con sede nel Kurdistan iracheno.
Naturalmente, gli americani (precisamente Centcom, il comando militare che è responsabile della zona) hanno smentito: le nostre forze non controllano alcuna base aerea in Siria.
Grave dilemma: a chi credere? Al Grande Alleato che ha fatto della doppiezza il pilastro della sua politica in Siria, oppure al sito curdo?
BasNews si basa su un responsabile militare delle Forze Democratiche di Siria (SDF) un’alleanza (se vogliamo chiamarla così) di combattenti kurdi e di gruppi armati arabi uniti nella lotta contro lo Stato Islamico. La pista quasi finita è a Rmeilan, regione di Hassaké, non lungi dalle frontiere di Turchia e Irak. L’altro cantiere è a sud-est di Kobani, alla frontiera turca. Secondo la stessa fonte, dozzine di esperti e tecnici Usa sono implicati nei progetti .
A fine gennaio s’era visto arrivare nella zona il rappresentante speciale di Obama, Brett McGurk, per valutare i progressi delle forze curdo-siriane contro i jihadisti dello Stato Islamico. Il suo elicottero – ovviamente senza chiedere autorizzazione al governo legittimo di Damasco – s’è posato a Rmeilan, base aerea che già allora dicevano le fonti curde, “è utilizzata per i trasporti logistici degli elicotteri americani”. Del resto già da settimane diverse fonti, fra cui il sedicente “Osservatorio Siriano per i Diritti Umani” (che nella realtà è una persona sola: un tizio che vive a Coventry in Gran Bretagna, si chiama Rami Abdulrahman (1) ed è un fanatico oppositore di Assad, che accusa continuamente di crimini di guerra: un asset dei servizi britannici), avevano parlato di lavori di ampliamento della suddetta base da parte di forze speciali Usa ed esperti. Già quelle rivelazioni erano state smentite dal Pentagono. Altro dilemma: se l’Osservatorio per i Diritti Umani mente quando assicura che gli americani stanno costruendo la base i zona kurda della Siria, perché invece gli si deve credere quando “documenta” i massacri e le mostruosità delle truppe di Damasco prese come oro colato dai media?
Ci sentiamo di arrischiare una ipotesi: sì, i militari Usa stanno costruendoo queste basi in territorio siriano sotto il controllo dei kurdi. Loro amici, a cui hanno da tempo (con Israele) promesso un stato ritagliato da Siria, Irak e Tuchia). Ma questo li mette in rotta di collisione con Erdogan. O è con il suo accordo che fanno questo? Come si vede dalla carta, le nuove basi Usa sono a ridosso della zona di esclusione-voli fortemente voluta da Erdogan per salvare i suoi complici del Califfato dai bombardamenti russi. Magari è una manovra per creare la zona di esclusione? Anche gli Usa hanno bisogno di salvare i loro amici di Al Nusra e quelli del Califfato che hanno così amorevolmente addestrato, e poi per un anno e mezzo “bombardato” di rifornimenti con gli aerei decollati dalla vicina Incirlik. In che posizione li mette con Mosca? Una tripartizione di fatto della Siria può essere accettabile dai russi, a quanto pare.
A meno che la rivolta degli abitanti di Rakka, l’auto-proclamata capitale del Califfato, contro gli stessi uomini del Califfo, non cambi ancora le carte in tavola. Sempre che la notizia sia vera, alla gente di Rakka si sono uniti 200 jihadisti disertori , ed insieme hanno “liberato” diversi quartieri innalzandoci sopra la bandiera nazionale; sono anche riusciti a mettersi in contatto con le truppe governative: “Siamo con voi! Libertà!”, eccetera. Sono voltafaccia utili per salvare la pelle, quando si è perso.
Ma Renzi ha capito il gioco
La vicenda può essere di qualche utilità per quanto riguarda il nostro “impegno” in Libia, fortemente voluto dagli Usa e dai nostri liberissimi media mainstream. L’ambasciatore Phillips ha fatto un fischio al Corriere che è accorso: “L’Italia può mandare 5 mila uomini. Abbiamo bisogno di altre basi, e del Muos…”. Era appena arrivata la notizia dell’uccisione dei due tecnici della Bonatti a Sabratha. Sicché un nostro lettore ha subito collegato: ecco il casus belli che ci spingerà ad andare alla guerra in Libia, era tutto combinato, Renzi si butterà come vogliono gli americani. Giornali e siti alternativi hanno addirittura titolato su questo complotto, accusando in anticipo Renzi di andare alla guerra per conto degli Usa.
Lettori, il complottiamo non è per dilettanti. E’ accaduto proprio il contrario di quel che immaginava il lettore: due italiani ammazzati non hanno precipitato il fiorentino ad eseguire. Anzi, ha espresso fastidio per le pressioni dell’ambasciatore,: “Oggi non è all’ordine del giorno una nostra missione militare in Libia. Vedo gente che dice mandiamo 5 mila uomini: cos’è, un videogioco? Accelerazioni irresponsabili”. Ed ha ricordato la Francia, “che ha avuto la bella idea di programmare un intervento senza pensare al dopo”.
Ciò non piacerà a tutti coloro che amano odiare Matteo (e sono tanti), ma lo devono ammettere: non ha scodinzolato a Washington. S’é dimostrato anche infastidito del rozzo pressing del diplomatico. Anzi, ha fatto peggio: ricordato che a giugno andrà a Mosca a vedere Putin, che spera di coinvolgere nella soluzione del problema-Libia: la data è in coincidenza con lo spirare ufficiale delle sanzioni europee contro Mosca per la Crimea. Un segnale chiaro e irritante per gli Usa; pochi giorni fa il vicepresidente Joe Biden aveva detto che “siamo noi a decidere quando gli europei devono cessare e sanzioni alla Russia”.
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In questa presa di posizione entrano elementi anche imponderabili. Ma evidente il fallimento della UE secondo Merkel, sancito dall’arroganza di Erdogan che ricatta la Mutti disperata e ricatta un’Europa in piena fratturazione politica, può aver convinto che è il momento dove ognuno deve badare ai suoi interessi. C’è il prestigio acquistato da Putin come energico ma affidabile solutore nel conflitto in Siria, che tanto contrasta con l’ambiguità Usa. C’entra forse meno il coraggio del nostro premier che la sensazione del fallimento della politica americana neocon in Medio oriente, ormai resa illeggibile dall’occulto filo-islamico (da sospetto Fratello Musulmano) di Obama in uscita , e non ci convenga più tanto obbedire mentre ci vuol far infilare le mani nel nido di scorpioni, dove le complicità americane quel che chiamiamo “Isis in Libia” sono note ai nostri servizi (ricordiamo l’ambasciatore ucciso durante una trattativa per mandare armi degli arsenali libici ai terroristi siriani, mal guidata dalla segretaria di Stato, Clinton). Forse è venuto il momento in cui i vassalli sentono che obbedire al padrone è diventato almeno altrettanto pericoloso che disobbedirgli? Vedremo, l’azione è in piena evoluzione. Ma viviamo tempi interessanti.
Note
1 ) per l’Osservatorio, Cos?è l?Osservatorio Siriano per i diritti umani a cui si riferiscono tutti i media | VIETATO PARLARE
Siria: curdi accusano islamisti, usano armi chimiche
Mondo.YPG, contro di noi ad Aleppo usati proiettili al fosforo giallo
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Chissà chi glieli ha forniti?
Sicuramente i russi brutti e cattivi.
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TurchiaEsplosione in centro Ankara
Almeno 27 morti e 75 feriti
Europa.Un'esplosione si è verificata nel quartiere di Kizilay, nel centro di Ankara - VIDEO. Lo riferisce la Bbc. Evacuata la zona, vicina a quella in cui il 17 febbraio scorso era scoppiata un'autobomba che aveva ucciso 29 persone. Imposta censura sui media
Per informazioni rivolgersi ad Erdogan.
Putin annuncia il ritiro
delle forze russe in Siria
Medio Oriente.'Obiettivi raggiunti'. Informato Bashar al Assad della decisione
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Non tutte.
Rimane per quanto necessario.
Intanto ha ottenuto lo scopo: ha vinto.
http://www.rischiocalcolato.it/2016/03/obbiettivo-raggiunto-siria-assad-al-potere-nessuna-pipeline-proxy-war.html
Fa sorridere lo sconcerto intorno alla decisione del Cremlino di “ritirarsi” dalla Siria.
In realtà ciò che veramente è accaduto lo spiega benissimo Analisi Difesa:
…..L’impressione è invece che il Cremlino possa oggi rinunciare almeno a una parte delle forze schierate in Siria per il semplice fatto che è stata completata l’ampia ristrutturazione delle forze di Damasco attuata al prezzo di ingenti investimenti russi e dell’impiego di un buon numero di contractors e consiglieri militari.Mosca ritiene che gli obbiettivi primari sono stati raggiunti ovvero:
L’esercito schiera nuovi blindati, artiglierie e i tank T-90, meno vulnerabili dei T-72 ai missili antucarro dei ribelli.
Dopo quattro anni di guerra, un anno or sono l’Aeronautica siriana era ridotta a mal partito in termini di ricambi, armi, munizioni e piloti al punto che gran parte delle operazioni venivano effettuate con il lancio a bassa quota (al prezzo di molti abbattimenti ad opera ei missili antiaerei portatili dei ribelli) di armi non guidate, bombe, razzi e “barili bomba” a opera dei decrepiti Mig 21, Sukhoi Su-22, addestratori armati L-39 ed elicotteri Mi-8 e Mi-24.
L’intenso sforzo di Mosca ha rinnovato negli ultimi 12 mesi le capacità operative delle forze aeree siriane al punto che sempre più spesso i jet di Damasco affiancano in missione quelli russi.
Oggi le forze aeree siriane possono disporre di almeno 130 Mig 23, Mig 29 e Sukhoi 24 radicalmente aggiornati dall’industria russa che sembra abbia fornito anche alcuni Mig 29 nuovi.
Velivoli dotati di bombe guidate e missili già in dotazione alle forze russe che hanno rafforzato ulteriormente la loro tradizionale presenza nei ranghi dell’aeronautica siriana in termini di tecnici, consiglieri militari e, secondo indiscrezioni, persino di piloti.
Questo significa che gran parte del lavoro effettuato finora dai cacciabombardieri con le insegne russe verrà probabilmente continuato dai velivoli con le insegne siriane.
- Assad non è più in discussione
- L’esercito siriano ora è in grado di continuare l’opera di demolizione dei ribelli “da solo”. Ovvero sotto le proprie bandiere ma probabilmente attraverso l’uso di mezzi e personale russo.
- La Siria (e la Russia) sono di nuovo certi di potere impedire o controllare qualsiasi progetto di utilizzo del territorio siriano per progetto che riguarda il trasporto di Gas e/o Petrolio.
Si noti che nella comunicazione di Mosca non si fa alcun accenno allo smantellamento del poderoso scudo missilistico anti aereo che di fatto ha neutralizzato l’influenza turca nella zona, impedendo all’aviazione di Ankara di dare copertura aerea ai “suoi” ribelli moderati, specie turcomanni.
Personalmente non credo che ci sarà nessuna particolare risoluzione per la pace nell’immediato, nel senso che ci saranno lunghi colloqui CON ASSAD (ooops), mentre l’esercito Siriano (non Russo) demolirà ogni altra sacca di resistenza quanto meno nella zona Nord occidentale della Siria.
Devo anche notare che per adesso Washington non ha espresso alcun commento sul ritiro russo il che farebbe venire il legittimo sospetto che una qualche forma di accordo di pace sia stato trovato fra Russi, Americani e regime Siriano. Non mi stupirei se da ora in poi e per un periodo prolungato alcuni dossier venissero sbloccati, mi riferisco all’Ucraina e alle sanzioni alla Russia.
Vedremo.
p.s. l’avreste mai detto un anno fa? La Russia in pieno attacco speculativo interviene in Siria e cambia le sorti della geopolitica regionale……. poi mi chiedete perchè ritengo V.P. il più grande leader politico degli ultimi 200 anni.