A dire il vero, non esiste alcun tipo di condanna canonica del Fascismo nel Magistero di Pio XI. Al massimo, troverai la condanna di alcune sue derive statolatriche - riguardo all'educazione della gioventù o a talune teorie sullo Stato di alcuni esponenti del fascismo (cfr. ad es.: Lett. Enc. "Divini Illius Magistri", Chirografo al card. Schuster, arcivescovo di Milano, "Dobbiamo intrattenerla" del 26 aprile 1931 e Lett. Enc. "Non abbiamo bisogno") - od esageratamente razziste - in riferimento ad alcune disposizioni delle leggi razziali (cfr. Allocuzione "Con grande profondo" del 24 dicembre 1938) -, comunque mai identificate con il nucleo essenziale del fascismo, come partito, regime, idea e prassi politica. Lo dico io? No, lo diceva pure, sconsolatamente, un giurista liberale cattolico, vicino al Partito d'Azione, come Arturo Carlo Jemolo: "Può senz’altro ammettersi che non ci fu principio ereticale, proposizione contro il dogma o contro la storia ortodossa o contro la morale, che, appena accennata da uomini o da fogli fascisti di qualche autorità, non venisse subito ribattuta da atti pontifici o da autorevolissime riviste ecclesiastiche o dall’“Osservatore Romano” con lo zelo e la precisione, il senso teologico ed il senso giuridico che distingue gli uomini di Chiesa. (…) Chi volesse difendere la Chiesa dall’accusa di aver ceduto o taciuto su qualche punto di fronte a dottrine pervertitrici del fascismo, potrebbe compilare una difesa documentata, a dimostrare che in ogni momento la retta dottrina venne insegnata e difesa. (…) non è possibile valutare quella difesa della dottrina cristiana rispetto al fascismo, senza raffrontarla con la polemica antiliberale della precedente generazione e con la coeva polemica antibolscevica. (…) Nel comunismo tutto è condannato, dottrine, metodi, fatti, persone: non si ammette anzi distinzione (…); nel fascismo la condanna è soltanto di dati spunti dottrinali, mai del movimento, mai di persone".
Il parere del noto giurista italiano, d'altronde, non si fondava certamente su speculazioni campate per aria. Nella famosa Enciclica "Non abbiamo bisogno", in cui venivano condannate le politiche attuate dal regime fascista nei confronti dell'Azione Cattolica, dopo una serie di accuse, stigmatizzazioni, puntualizzazioni e condanne il Papa si premurava di precisare: "Abbiamo procurato di parlare come con calma e serenità, così con tutta chiarezza; pur non possiamo non preoccuparCi di essere bene intesi, non diciamo da voi, Venerabili Fratelli, sempre ed ora più che mai a Noi così uniti di pensieri e di sentimenti, ma da tutti quanti. E per questo aggiungiamo che con tutto quello che siamo venuti finora dicendo Noi non abbiamo voluto condannare il partito ed il regime come tale. Abbiamo inteso segnalare e condannare quanto nel programma e nell’azione di essi abbiamo veduto e constatato contrario alla dottrina ed alla pratica cattolica, e quindi inconciliabile col nome e con la professione di cattolici. E con questo abbiamo adempiuto un preciso dovere dell’Apostolico Ministero verso tutti i figli Nostri che al partito appartengono, perché possano provvedere alla propria coscienza di cattolici. Crediamo poi di avere contemporaneamente fatto buona opera al partito stesso ed al regime. Perché quale interesse ed utilità possono essi avere mantenendo in programma, in un paese cattolico come l’Italia, idee, massime e pratiche inconciliabili con la coscienza cattolica? La coscienza dei popoli, come quella degli individui, finisce sempre per ritornare sopra se stessa e ricercare le vie per un momento più o meno lungo perdute di vista o abbandonate". Una breve spiegazione per chi non ha grande familiarità con la dottrina cattolica: affermare che, volutamente, il fascismo non veniva condannato come tale, ma solamente quanto in esso si era rilevato di erroneo, significava distinguere tra il fascismo "per se", cioè nella sua essenza, e "per accidens", cioè in quanto aveva accidentalmente (in maniera contingente) espresso. Attribuire gli errori denunciati e condannati al fascismo "per accidens" implicava, in soldoni, "salvare" la sostanza del fascismo e vedere in tali sbagli delle deviazioni momentanee ed emendabili. Di lì a poco, non a caso, il conflitto si risolse con reciproca soddisfazione delle parti grazie agli accordi del settembre 1931.
Persino dopo il "vulnus" inferto al Concordato, nel 1938, in seguito all'approvazione delle leggi razziali, da me prima menzionato, l'atteggiamento benevolo della Chiesa verso il Fascismo italiano non mutò. Lo provò la pubblicazione della prima lettera enciclica di Papa Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli, successore di Pio XI, all'inizio della quale l'allora Sommo Pontefice ebbe parole di caldo elogio per l'Italia fascista: "Ma in singolar modo Ci sentiamo mossi dall'animo Nostro a far palese l'intima Nostra gratitudine per i segni di riverente omaggio pervenutiCi da sovrani, da capi di stato e da pubbliche autorità di quelle nazioni, con le quali la Santa Sede si trova in amichevoli rapporti. E a particolare letizia si eleva il Nostro cuore nel potere, in questa prima enciclica indirizzata a tutto il popolo cristiano sparso nel mondo, porre in tal novero la diletta Italia, fecondo giardino della fede piantata dai prìncipi degli apostoli, la quale, mercé la provvidenziale opera dei Patti Lateranensi, occupa ora un posto d'onore tra gli stati ufficialmente rappresentati presso la sede apostolica. Da quei Patti ebbe felice inizio, come aurora di tranquilla e fraterna unione di animi innanzi ai sacri altari e nel consorzio civile, la «pace di Cristo restituita all'Italia»; pace, per il cui sereno cielo supplichiamo il Signore che pervada, avvivi, dilati e corrobori fortemente e profondamente l'anima del popolo italiano, a Noi tanto vicino, in mezzo al quale respiriamo il medesimo alito di vita, invocando e augurandoci che questo popolo, così caro ai Nostri predecessori e a Noi, fedele alle sue gloriose tradizioni cattoliche, senta sempre più nell'alta protezione divina la verità delle parole del Salmista: «Beato il popolo, che per suo Dio ha il Signore» (Sal 143,15). Questa auspicata nuova situazione giuridica e spirituale, che quell'opera, destinata a lasciare una impronta indelebile nella storia, ha creato e suggellato per l'Italia e per tutto l'Orbe cattolico, non Ci apparve mai così grandiosa e unificatrice, come quando dall'eccelsa loggia della Basilica Vaticana Noi aprimmo e levammo per la prima volta le Nostre braccia e la Nostra mano benedicente su Roma, sede del papato e Nostra amatissima città natale, sull'Italia riconciliata con la chiesa, e sui popoli del mondo intero".
Fascismo e comunismo vanno certamente giudicati sulla base di ciò che hanno fatto ed i criteri per farlo si trovano altrettanto certamente in quei principi morali che sono presenti (anche) nella Bibbia.





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