Un intervento interessante il tuo che certamente meritava una discussione - fosse solo l'appoggio dei "camerati". E invece niente, o quasi niente, un "mi piace" scontato da parte di Giò, ed un altro da quell'inesistente sparviero.
Interessante perché dice bene il limite non del comunismo, ma della difficoltà di pensare la Causa come un processo invece che come una Volontà.
Infatti nel processo di accumulazione, che è più grande di tutti noi, che coinvolge l'intelligenza generale della società malata, la funzione e lo statuto della soggettività individuale è difficile da stabilire. Qui ritroviamo uno dei temi sui quali sono stato sempre attaccato, e cioè se sono determinato dal modo di produzione, com'è che posso anche, in coscienza di questa determinazione, affermare una volontà, una passione del comunismo? La risposta è facile da dire, non da intendere: malgrado il determinismo - si è sempre figlio della propria epoca più che del proprio padre - non di meno l'uomo è dotato di volontà.
Con questo voglio dire che non nego, e non mi sogno di negare, che ci sia nell'omosessuale militante dei diritti una forma agente del cambiamento (del "progresso" direbbe questo soggetto), lo stesso vale per il capitalista, e per il muratore casertano che si stabilisce in Lombardia perché li c'è più lavoro, ecc. Sono tante soggettività che si muovono, e che muovendosi disegnano la configurazione socio-storica attuale. Guai però a vedere in questa configurazione, in questo "sistema", soltanto un progetto, e dietro di questo progetto un soggetto particolare - che per l'ampiezza di vedute sarebbe lui si una specie di dio. Sulla base di tale errore fondamentale si costruisce naturalmente l'opposizione disperata, amara, cinica, degli ultimi uomini in piedi tra le rovine, in piedi perché "differenziati" su un piano ontologico, ed unici tra i bipedi implumi ad avere chiara la visione delle finalità diaboliche.
In questo senso possiamo dire che il capitalismo ha tanti difensori, ma quanto ai suoi vettori li dobbiamo cercare nelle cose, nei rapporti tra queste cose, in avvenimenti ormai confusi nell'oblio storico. Perché se è vero che il capitale è troppo da pensare per una mente, è anche vero che il suo superamento è ugualmente troppo per una mente - pur se questa è comunista. L'assalto al cielo si presenterà come mille battaglie in ogni esistenza, e la linea di fuoco, molto sicuramente, passerà nel mezzo delle nostre vite, dei nostri modi di vivere. Una guerra civile generalizzata, perché il capitale si è fatto mondo.
Poi rassicurati Dumini, come è solito in ogni conflitto, ci provvederà la violenza a costituire durissime, stabili identità. E con queste, la possibilità di additare il nemico, e di fare politica. Ma ci vuole pazienza.





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