La capitale molare
di Marco Travaglio
Il Fatto Quotidiano 20 febbraio 2016
Interessa ancora a qualcuno la corruzione?
A vedere il sondaggio di Demopolis per Otto e mezzo, si direbbe di sì:
- il 60% degli intervistati ritiene che Renzi abbia fallito nella lotta alle tangenti,
- il 54% lo accusa di aver fatto fiasco nella guerra all’evasione fiscale,
- il 51 nella spending review e il 33 nel rilancio del Sud.
I quattro fallimenti sono collegati: secondo tre economisti italiani per American Economic Review, quelli che chiamiamo “sprechi” nella Pubblica amministrazione hanno un nome ben più prosaico in almeno un quinto dei casi: mazzette (il resto è inefficienza, incompetenza e clientelismo).
La sanità, che ci costa 110 miliardi all’anno ed è affidata al peggio del peggio della classe politica, quella regionale (che in futuro esprimerà anche i senatori), ne butta almeno 6 tra bustarelle, visite in nero, sovrafatturazioni e convenzioni compiacenti con cliniche private di amici degli amici.
L’unica vera spending review si fa dunque in due modi, oltre a quello (sempre promesso e mai realizzato) di razionalizzare e accentrare la spesa pubblica: tappando i buchi dell’acquedotto per non fare uscire i soldi nei mille rivoli della corruzione e facendo entrare più soldi mettendo gli evasori insieme agli altri ladri, cioè in galera.
Siccome non lo facciamo, siamo al 61° posto al mondo nella classifica di Transparency International sulla corruzione percepita: peggiori d’Europa dopo la Bulgaria.
Infatti abbiamo 199 colletti bianchi detenuti contro gli 8 mila della Germania.
Dati talmente evidenti che si commentano da soli.
Non occorre un genio per intuire il da farsi.
Occorre qualcosa di molto più introvabile:
- una classe politica onesta e non ricattabile,
- che possa permettersi il lusso di aumentare le pene per tutti i reati dei colletti bianchi,
- bloccare la prescrizione al rinvio a giudizio,
- istituire l’agente provocatore che va in giro travestito da corruttore per saggiare la corruttibilità di politici e amministratori,
- imporre l’obbligo di gara per ogni appalto e incarico pubblico,
- cacciare per sempre i condannati per questi reati dal Parlamento, dalla PA e dall’albo degli appaltatori.
Invece in Parlamento siedono 80 fra pregiudicati,inquisiti e imputati. Per non parlare della Confindustria.L’annunciata revoca del vitalizio ai parlamentari condannati,strombazzata dalla maggioranza nel maggio 2015 per fregare gli elettori alle Amministrative, era una truffa: esclude non solo i condannati sotto i 2 anni e quelli per abuso d’ufficio e illecito finanziamento, ma pure quelli che ottengono la “riabilitazione”.
Cioè tutti i condannati, dopo un tot di anni dalla sentenza definitiva.
Quindi la revoca è una sospensione provvisoria: la Camera accantona il bottino per poi ridarlo tutto insieme ai condannati una volta “riabilitati”.
A Milano il Pd candida Giuseppe Sala, grande esperto di appalti senza gara, che s’è visto arrestare o inquisire tutti i collaboratori che si era scelto a Expo: un rabdomante.
A Roma la destra risponde con Guido Bertolaso, sotto processo per corruzione.
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Alla via così ...




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