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Discussione: Le ragioni del NO

  1. #1511
    vae victis
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    Predefinito Re: Le ragioni del NO

    Per curiosità @Desmond @zlais forse lo sapete , i costituzionalisti come per esempio Zagrebelsky che oggi sostengono il NO alla riforma Boschi erano in favore o contro la riforma del titolo V effettuata dal Csx nel 2001 ? visto che si è dimostrato un pastrocchio immagino fossero tutti per il NO .
    Come immagino fossero stati per il NO tutti quei forumisti super esperti di Costituzione che sostengono il NO alla riforma Boschi avendo capito tutto in anticipo ieri come oggi .
    Regressista amante della pucchiacca.

  2. #1512
    Liberal
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    Predefinito Re: Le ragioni del NO

    Citazione Originariamente Scritto da Enghivuc Visualizza Messaggio
    L'Ulivo del 1996 aveva un programma riformista. Per questo vinse (oltre al fatto che piazzò un democristiano (ex ministro del governo Andreotti) alla guida).
    Nel programma di governo c'erano la bicamerale, l'entrata nell'euro, le riforme del lavoro.


    Quelle cose furono fatte in parte.. e non benissimo.
    La riforma istituzionale era la più ambiziosa e non andò in porto.
    Berlusconi riuscì a far cadere la bicamerale (con l'aiuto del solito blocco) e il cdx abbandonò la svolta riformista per adottare il il modello caravan-serraglio. Nel 1998, in pieno governo D'Alema (che fece ministro della giustizia uno come Diliberto) entrò pure un personaggio squallido come Di Pietro e i partitini si moltiplicarono..

    Vent'anni dopo il pd, liberatosi grazie a Grillo dal cretinismo, ripercorre la stessa strada riformista presa un tempo.
    Ora tocca solo ai cittadini.



    se paragoni il PD di oggi col governo di Zio Romano el 1996 sei molto, molto confuso
    “Productivity isn't everything, but, in the long run, it is almost everything. A country’s ability to improve its standard of living over time depends almost entirely on its ability to raise its output per worker.”
    — Paul Krugman

  3. #1513
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    Predefinito Re: Le ragioni del NO

    Citazione Originariamente Scritto da King Z. Visualizza Messaggio
    Per curiosità @Desmond @zlais forse lo sapete , i costituzionalisti come per esempio Zagrebelsky che oggi sostengono il NO alla riforma Boschi erano in favore o contro la riforma del titolo V effettuata dal Csx nel 2001 ? visto che si è dimostrato un pastrocchio immagino fossero tutti per il NO .
    Come immagino fossero stati per il NO tutti quei forumisti super esperti di Costituzione che sostengono il NO alla riforma Boschi avendo capito tutto in anticipo ieri come oggi .
    Secondo me, COME BEN SPIEGA LAURICELLA, Zagrebelsky e buona parte di coloro che oggi sono contro la DEforma (che trovi nelle citazioni) lo erano anche per la "riforma" del titolo V°: sia nel metodo sia nel merito.

    Come lo ero anche io, per quel che conta.

  4. #1514
    vae victis
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    Predefinito Re: Le ragioni del NO

    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Secondo me, COME BEN SPIEGA LAURICELLA, Zagrebelsky e buona parte di coloro che oggi sono contro la DEforma (che trovi nelle citazioni) lo erano anche per la "riforma" del titolo V°: sia nel metodo sia nel merito.

    Come lo ero anche io, per quel che conta.
    Sul metodo sicuramente ma vorrei leggere qualcosa nel merito , magari non scritta ex post ma nel 2001 .
    Regressista amante della pucchiacca.

  5. #1515
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    Predefinito Re: Le ragioni del NO

    Citazione Originariamente Scritto da Molly Visualizza Messaggio
    Matteo Re

    Pubblicato il 29 maggio 2016 · in Schegge taglienti ·

    di Alessandra Daniele


    Il 2 giugno del 1946, con un referendum gli italiani hanno scelto la repubblica.
    A ottobre del 2016, con un referendum agli italiani sarà chiesto di restaurare la monarchia.
    Il risultato della controriforma renziana sarà infatti una monarchia post-democratica truccata da repubblica maggioritaria.
    Tutti i deputati saranno in un modo o nell’altro di nomina regia: quelli della Camera verranno scelti dai capi partito attraverso le liste bloccate, quelli del Senato non più elettivo saranno ripescati dalla classe politica più sputtanata d’Italia: quella regionale.
    Sarà premier il capo d’un partito votato più o meno da due italiani su dieci, e avrà controllo diretto o indiretto su tutte le altre istituzioni, alla faccia di Montesquieu.
    È piuttosto evidente che Matteo Renzi veda se stesso nel ruolo di questo monarca incostituzionale, però a giudicare dai sondaggi gli italiani gli preferirebbero chiunque altro.
    Non solo i Gemelli Di versi Di Battista e Di Maio, ma persino il tutt’ora ignoto e forse inesistente Volto Nuovo dell’ipotetica destra unita.
    A Renzi sarà quindi necessario inventarsi qualche ulteriore modifica alla sua stessa legge elettorale, il Cazzarum, affinché funzioni come originariamente progettato. E ovviamente non se ne farà scrupolo, in nome del “cambiamento”.
    In questi giorni molti commentatori hanno etichettato come obsolete le recenti polemiche sul voto di partigiani e antifascisti, definendo il fascismo “una cosa del passato”.
    Passato?

    “Per cambiare un’organizzazione ci vuole un gruppo sufficiente di persone convinte di questo cambiamento, non è necessario sia la maggioranza, basta un manipolo di cambiatori. Poi vanno individuati i gangli di controllo dell’organizzazione che si vuole cambiare e bisogna distruggere fisicamente questi centri di potere. Per farlo, ci vogliono i cambiatori che vanno infilati lì dentro, dando ad essi una visibilità sproorzionata rispetto al loro status aziendale, creando quindi malessere all’interno dell’organizzazione dei gangli che si vuole distruggere. Appena questo malessere diventa sufficientemente manifesto, si colpiscono le persone opposte al cambiamento, e la cosa va fatta nella maniera più plateale e manifesta possibile, sicché da ispirare paura o esempi positivi nel resto dell’organizzazione. Questa cosa va fatta in fretta, con decisione e senza nessuna requie, e dopo pochi mesi l’organizzazione capisce perché alla gente non piace soffrire. Quando capiscono che la strada è un’altra, tutto sommato si convincono miracolosamente e vanno tutti lì. È facile”.
    – L’attuale amministratore delegato dell’Enel Francesco Starace, agli studenti della Luiss Business School.

    La tecnica padronale illustrata da Starace è esattamente la stessa utilizzata dal governo Renzi, il manipolo di cambiatori mediaticamente sovraesposti (la Boschi ne è un esempio tipico) incaricati dal padronato di colpire e distruggere chiunque si opponga al cambiamento, che siano lavoratori sindacalizzati, giornalisti indipendenti, costituzionalisti antifascisti, o magistrati onesti.
    Settant’anni dopo, né il fascismo né la monarchia sono cose del passato.
    Settant’anni dopo, c’è da dire lo stesso NO a entrambe.

    Matteo Re - Carmilla on line ®
    ala fine si arriva sempre li, questa riforma (per me ben fatta) diventa un mostro autoritario e illiberale per colpa della catastrofica legge elettorale
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  6. #1516
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    Predefinito Re: Le ragioni del NO

    Citazione Originariamente Scritto da King Z. Visualizza Messaggio
    Sul metodo sicuramente ma vorrei leggere qualcosa nel merito , magari non scritta ex post ma nel 2001 .
    Visto che la relazione tratta anche della DEforma di Lorenzago, che sia stata elaborata qualche anno dopo il 2006 ci sta.

  7. #1517
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    Predefinito Re: Le ragioni del NO

    “Meglio che niente”, lo slogan peggiore


    di Gianfranco Pasquino


    Qualsiasi valutazione si voglia dare delle riforme costituzionali Renzi-Boschi, la mia è argomentatamente negativa, appare davvero esagerato che, come afferma Michele Salvati, Perché la riforma riguarda tutti (ed è soltanto un primo passo, 29 maggio 2016), quelle riforme chiudano la transizione iniziata nel 1992-94 e diano vita ad una Seconda Repubblica.

    Peraltro, Salvati si cautela affermando che tutto il buono delle riforme, soprattutto in termini di miglioramento delle capacità decisionali, “lo vedremo fra molto tempo”. Invece, Salvati non ci racconta quando e perché mai sarà possibile vedere derivare ” il rispetto delle leggi” da riforme che riguardano il Senato, il CNEL, il Titolo V, i referendum abrogativi. Per lui quello che conta è che Renzi e Boschi, sulla base della loro competenza e esperienza, rifacendosi ai, da loro e dai loro sostenitori spesso richiamati, Togliatti e Iotti, Berlinguer e l’Ulivo (sic), stanno senza dubbio portando l’Italia lontano dalla necessità dei compromessi che fondarono la Prima Repubblica verso una Repubblica caratterizzata dall’efficienza delle istituzioni: un esito magico conseguito limitandosi a ridimensionare il malvagio Senato catto-comunista.

    Già troppi commentatori, sbagliando, hanno definito Seconda Repubblica il periodo iniziato nel 1994 e terminato con le elezioni politiche del febbraio 2013. La verità è che siamo tuttora nella Prima Repubblica, nella seconda complicata e tormentata fase dell’unica, peraltro, nient’affatto pessima, Repubblica che l’Italia ha avuto. I francesi, che di Repubbliche se ne intendono, avendone avute cinque (e alcuni loro commentatori sostengono, sbagliando, che la Sesta Repubblica stia pazientemente strisciando), farebbero notare che una nuova Repubblica si caratterizza e si configura quando cambia la forma di governo. Non quando si procede a qualche ritocco per di più pasticciato. È avvenuto così per tutte le Repubbliche francesi, in maniera più evidente, più significativa, più profonda, con il passaggio dalla Quarta Repubblica (1946-1958), che fu una forma di governo parlamentare tradizionale quant’altre mai, alla Quinta Repubblica (1958), che è una forma di governo semipresidenziale notevolmente innovativa e funzionale. Che dovrebbe piacere a chi prova fastidio per procedure decisionali lente e faticose (come, però, succede in tutte le democrazie effettivamente tali).

    No, nessuna delle riforme costituzionali Renzi-Boschi attiene, nel bene o nel male, alla forma di governo. Tutte le democrazie parlamentari europee hanno bicameralismi differenziati in maniera migliore con riferimento alla composizione e ai compiti di quanto abbia saputo fare il governo italiano ridimensionando e depotenziando il Senato. La sola trasformazione del Senato non consente in nessun modo di sostenere che è cambiata la forma di governo e che si sta affermando una nuova Repubblica. Neppure la legge elettorale, un porcellum riveduto, solo parzialmente corretto, porta verso una nuova forma di governo né, tantomeno, verso una rappresentanza politica in grado di cogliere meglio preferenze e interessi dei cittadini. Potrà, in parte, dare più potere al capo del governo, ma sicuramente, pur squilibrando il rapporto governo/parlamento differenziato/Presidente della Repubblica (un punto finora inadeguatamente colto), non farà affatto uscire l’Italia dall’ambito dei governi parlamentari tradizionali.

    La transizione non si sta affatto concludendo né per quello che riguarda la legge elettorale, per la quale, comunque, è consigliabile attendere le osservazioni della Corte costituzionale, né per quello che concerne le interazioni governo/parlamento. Infatti, come hanno sostenuto da tempo tutti gli studiosi delle molte transizioni politico-istituzionali avvenute in Europa e nel resto del mondo, la transizione si chiude davvero soltanto quando quasi tutti gli attori politici rilevanti, anche se non hanno convenuto sulle riforme e sulle soluzioni, accettano l’esito che diventa “the only game in town”. No, in Italia molti non vorranno partecipare a quel gioco e avranno non poche buone ragioni per rifiutarvisi. No, neppure dopo quella che, al momento, appare una vittoria non ancora annunciabile, ma sicuramente risicata, in un referendum sciaguratamente, ma deliberatamente, trasformato in un plebiscito, le riforme Renzi-Boschi saranno ampiamente accettate. Per il modo e il merito continueranno a essere controverse e il loro contenuto, quando, finalmente, si faranno i conti, apparirà largamente inadeguato. Non saremo entrati nella Seconda Repubblica. Non avremo chiuso neanche un po’ la transizione politico-istituzionale. Rimarremo come coloro che son sospesi. Sarà anche difficile cavarsela affermando, in maniera, quando si mette mano alla Costituzione, non proprio lusinghiera: “meglio che niente”. Il ritornello dei sostenitori delle riforme sta già suonando stanco e triste, sempre meno credibile.

    Pubblicato il 4 giugno 2016


    https://gianfrancopasquino.wordpress...ogan-peggiore/
    Il mio stile è vecchio...come la casa di Tiziano a Pieve di Cadore...

    …bisogna uscire dall’egoismo individuale e creare una società per tutti gli italiani, e non per gli italiani più furbi, più forti o più spregiudicati. Ugo La Malfa

  8. #1518
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    Predefinito Re: Le ragioni del NO

    Citazione Originariamente Scritto da King Z. Visualizza Messaggio
    Per curiosità @Desmond @zlais forse lo sapete , i costituzionalisti come per esempio Zagrebelsky che oggi sostengono il NO alla riforma Boschi erano in favore o contro la riforma del titolo V effettuata dal Csx nel 2001 ? visto che si è dimostrato un pastrocchio immagino fossero tutti per il NO .
    Come immagino fossero stati per il NO tutti quei forumisti super esperti di Costituzione che sostengono il NO alla riforma Boschi avendo capito tutto in anticipo ieri come oggi .
    Non saprei, bisognerebbe farsi una ricerca, magari nei lavori preparatori alla legge costituzionale.

    Lascio volentieri a zlais.

  9. #1519
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    Predefinito Re: Le ragioni del NO

    Citazione Originariamente Scritto da Frescobaldi Visualizza Messaggio
    “Meglio che niente”, lo slogan peggiore


    di Gianfranco Pasquino

    ...

    La transizione non si sta affatto concludendo né per quello che riguarda la legge elettorale, per la quale, comunque, è consigliabile attendere le osservazioni della Corte costituzionale, né per quello che concerne le interazioni governo/parlamento. Infatti, come hanno sostenuto da tempo tutti gli studiosi delle molte transizioni politico-istituzionali avvenute in Europa e nel resto del mondo, la transizione si chiude davvero soltanto quando quasi tutti gli attori politici rilevanti, anche se non hanno convenuto sulle riforme e sulle soluzioni, accettano l’esito che diventa “the only game in town”. No, in Italia molti non vorranno partecipare a quel gioco e avranno non poche buone ragioni per rifiutarvisi. No, neppure dopo quella che, al momento, appare una vittoria non ancora annunciabile, ma sicuramente risicata, in un referendum sciaguratamente, ma deliberatamente, trasformato in un plebiscito, le riforme Renzi-Boschi saranno ampiamente accettate. Per il modo e il merito continueranno a essere controverse e il loro contenuto, quando, finalmente, si faranno i conti, apparirà largamente inadeguato. Non saremo entrati nella Seconda Repubblica. Non avremo chiuso neanche un po’ la transizione politico-istituzionale. Rimarremo come coloro che son sospesi. Sarà anche difficile cavarsela affermando, in maniera, quando si mette mano alla Costituzione, non proprio lusinghiera: “meglio che niente”. Il ritornello dei sostenitori delle riforme sta già suonando stanco e triste, sempre meno credibile.

    Pubblicato il 4 giugno 2016


    https://gianfrancopasquino.wordpress...ogan-peggiore/
    C'è un solo slogan peggiore del "meglio che niente", in un paese che attende la riforma del senato da oltre 30 anni, ed è "meglio niente".

  10. #1520
    .
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    Predefinito Re: Le ragioni del NO

    Citazione Originariamente Scritto da Conte Oliver Visualizza Messaggio
    ala fine si arriva sempre li, questa riforma (per me ben fatta) diventa un mostro autoritario e illiberale per colpa della catastrofica legge elettorale
    Non mi pare poco.

 

 
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