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Discussione: Le ragioni del NO

  1. #1391
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    Predefinito Re: Le ragioni del NO

    Finalmente è stato reso pubblico il manifesto delle "ragioni del SI":



    ...

  2. #1392
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    Predefinito Re: Le ragioni del NO

    Citazione Originariamente Scritto da Midìl Visualizza Messaggio
    Ad essere sincero, più leggo quella norma sull'elezione dei sindaci, e meno capisco come dovrebbero essere eletti i sindaci, che l'articolo 57 prevede siano 21. Non mi è chiaro: in parte sembrerebbe essere un seggio in più, mentre, d'altra parte, si fa riferimento ai seggi spettanti. Spettanti alla lista? Spettanti alla regione? Non lo so.
    Comunque, dei sindaci senatori si parla anche una articolo di qualche tempo fa del quotidiano "La Stampa":

    Nel nuovo Senato dopo la riforma stravince il Pd - La Stampa

    (Non so perché abbiano usato il sistema D'Hondt per la simulazione).

    Saluti.

    Midìl
    BEH... secondo questa simulazione i 2/3 di pd e forza italia sarebbero già roba certa....

  3. #1393
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    Predefinito Re: Le ragioni del NO

    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Finalmente è stato reso pubblico il manifesto delle "ragioni del SI":



    ...
    Come smontare le ragioni del NO (e gli oltre 60 tra costituzionalisti e giuristi che ci stanno dietro) secondo il noto "metodo leopoldo-bergamasco": scomodando Aristotele per, indovinate?, ... attaccare Travaglio ...

    Le motivazioni con cui il direttore del Fatto ha annunciato che il suo giornale parteciperà alla campagna del No lasciano davvero perplessi.
    Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, ha annunciato che il suo giornale sarà in campo nella sfida referendaria sulla riforma costituzionale prevista per la seconda metà del 2016. Non mi sorprende, ma non intendo soffermarmi sul cuore dell’argomentazione per cui il governo Renzi dovrebbe o meno dimettersi in caso di vittoria del No (secondo Travaglio, no): altri lo hanno già fatto, e in fondo non interessa granché.
    Ciò che invece lascia realmente perplessi sono le motivazioni per cui secondo il direttore del Fatto sarebbe opportuno votare No al referendum
    confermativo della riforma costituzionale, attualmente in fase di approvazione parlamentare.

    1. Secondo Travaglio, il nuovo Senato, così come l’Italicum, non sposterà di un millimetro la vita degli italiani. Innanzitutto – se così fosse – a rigor di logica non si vede perché un giornale dovrebbe impegnarsi in una campagna ferro e fuoco contro una riforma che il proprio direttore reputa sostanzialmente irrilevante. Ma non sottilizziamo. Diciamo piuttosto che una simile affermazione è superficiale, falsa e insopportabile. E’ ora di smetterla con il refrain delle “riforme con cui non si mangia”: a parte che una riforma costituzionale-elettorale è inserita in un disegno più ampio che tocca aspetti quali il lavoro, l’economia e via elencando, ma anche fosse un caso isolato, forse sarebbe opportuno smettere di ritenere le regole del gioco di una democrazia liberale occidentale irrilevanti per la vita dei cittadini. Semplicemente, non è vero. Le regole con cui uno Stato legifera e amministra contano forse più di ogni altra cosa, e in Italia dovremmo saperlo molto bene.
    2. Secondo argomento: le due riforme sono talmente invecchiate, a furia di passaggi e ripassaggi da una Camera all’altra, che la gente non vuole più neppure sentirne parlare. Praticamente secondo Travaglio la gente dovrebbe rifiutare l’abolizione del bicameralismo paritario poiché per approvarla è stato necessario il voto di due Camere. Lo sa Travaglio che se la riforma viene bocciata questo continuerà ad accadere anche per qualsiasi legge dello Stato, esattamente come avviene da 70 anni? Non si comprende la ragione per cui questo non dovrebbe stancare i cittadini. Travaglio nemico di Aristotele.
    3. Infine: le leggi elettorali e le riforme della Costituzione non sono materia di governo. Sono affare del Parlamento, trattandosi di regole del gioco che tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, devono concorrere a scrivere. Eccolo, il capolavoro finale. Dovremmo respingere la riforma costituzionale perché i troppi passaggi parlamentari ci hanno stancato ma allo stesso tempo anche perché il Parlamento non se ne è occupato come avrebbe dovuto. Standing ovation. Aristotele è al tappeto.
    E poi, ma per quale assurdo incomprensibile motivo un disegno complessivo di riforma delle regole del gioco non dovrebbe essere prerogativa di un governo con un programma chiaro per il proprio Paese? A noi comuni mortali non è dato sapere. Speriamo il direttore Travaglio voglia illuminarci…


    Tratto dal "BugiardinoNews", la FU Unità

  4. #1394
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    Predefinito Re: Le ragioni del NO

    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Che con le prossime amministrative qualche assetto potrebbe cambiare, per i sindaci eventuali senatori.
    I sindaci-senatori saranno comunque eletti dai consiglieri regionali, quindi le elezioni comunali non alterano il corpo elettorale. Lo alterano le elezioni regionali. Poi, ovviamente, all'interno dei consigli comunali, vi possono essere cambi di gruppo, tra un'elezione regionale e un'altra. Piuttosto, le elezioni comunali possono ripercuotersi su quale sindaco viene eletto (di che città), ma non su quale lista lo elegge (al di là di eventuali accordi politici tra i gruppi consiliari).

    E poi, questo testo che parla di un minimo (due, se non ricordo male) di senatori da attribuire alle regioni dove li vai a prendere, da quali regioni?
    Si parla di minimi, di resti di altre "formule" di calcolo per la ripartizione, etc.

    [...]
    Questi non credo sinao problemi. Dovrebbe essere sufficiente ripartire i seggi tra le regioni in base alla popolazione, e, nel caso vi siano regioni che non raggiungono i due seggi minimi, assegnarglieli "forzatamente". dopodiché, ripartire i restanti seggi tra le altre regioni. In pratica, i seggi per arrivare al numero minimo di due, vengono presi dalle altre regioni.
    Comunque, per quanto riguarda il calcolo della ripartizione, si tratta di meccanismi fondamentalmente già presenti nella nostra attuale Costituzione, Riporto, ad esempio, il vigente articolo 57:

    Articolo 57 (vigente)

    l Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.
    Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
    Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta uno.
    La ripartizione dei seggi tra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

    ( https://www.senato.it/1025?sezione=1...ro_articolo=57 )

    Saluti.

    Midìl

  5. #1395
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    Predefinito Le ragioni del NO

    Uno dei punto più ambigui discussi e controversi della riforma Costituzionale renziana è stato fin dal inizio la modalità di elezione dei nuovi senatori in cui non era prevista l'elezione diretta da parte dei cittadini ma la nomina dall'alto da parte dei consigli regionali con il rischio che la modalità di nomina fosse soggetto al arbitraria discrezionalità dei consigli regionali . A questo timore Renzi aveva finora replicato che sarebbe stata varata una nuova legge ordinaria di applicazione della riforma costituzionale che avrebbe previsto uno strumento (tutto da definire e mai precisato chiaramente finora) per agganciarela nomina dei senatori al voto dei cittadini (ad esempio un listino da inserire nelle elzioni rgionali dei consiglieri che si vorrebbe inviare al senato)
    Ebbene la novità è che renzi si è rimangiato la parola: di questa legge ordinaria non se ne farà nulla in questa legsilatura (è genericamente rinviata alla prossima legsialatura) per cui resta solo la nomina dal alto da parte dei consigli regionali dei senatori del tutto sganciata dal voto dei cittadini





    Referendum. Niente elezione diretta per i nuovi senatori, Renzi si rimangia l'accordo con la minoranza Dem


    Un’altra polemica annuvola il cielo dei rapporti tra maggioranza renziana e minoranza del Pd in vista del referendum costituzionale di ottobre. Scrive il senatore di minoranza Federico Fornaro: “Se la legislatura terminerà nel 2018 c'è tutto il tempo per approvare la legge per l'elezione del nuovo Senato, espressamente prevista dalla riforma costituzionale che sarà sottoposta a referendum”. Trattasi della legge che dovrebbe garantire un metodo di elezione diretta dei nuovi senatori, evitando che siano scelti in maniera indiretta all’interno dei consigli regionali. E’ la legge sul Senato elettivo promessa da Matteo Renzi alla minoranza Dem, il nucleo dell’accordo che garantì l’approvazione del ddl Boschi in Senato. Ora questo accordo potrebbe cadere, con probabili effetti sull'atteggiamento della minoranza Dem già poco convinta delle ragioni del sì. A meno di dietrofront di cui al momento non c’è traccia, il governo non intende approvare la nuova legge prima delle politiche del febbraio 2018.
    Anzi. Sulla carta potrebbe restare in vigore, anche per sempre, la norma transitoria: cioè che ogni consiglio regionale elegge tra i suoi componenti i consiglieri da mandare nel nuovo Senato, con buona pace dell’elezione diretta. Del resto, Renzi non l’ha mai caldeggiata e il ddl Boschi si fonda esattamente su un meccanismo di elezione indiretta, cavallo di battaglia delle accuse della minoranza Dem e dell’opposizione nelle concitate discussioni sulle riforme in Senato.
    Ricorda Fornaro che “i futuri senatori, infatti, dovranno essere eletti dai consigli regionali ‘in conformità alle scelte espresse dagli elettori’ in occasione delle elezioni regionali”. L’argomentazione dei renziani è che prima delle politiche del febbraio 2018, l’unica regione interessata va al voto sé la Sicilia (primavera 2017). Dunque un’eventuale legge elettorale per il nuovo Senato approvata prima delle politiche, varrebbe solo per la Sicilia. Le altre 19, interessate alla tornata elettorale solo a partire dalla primavera del 2018, userebbero la norma transitoria prevista nel ddl Boschi. E cioè ogni consiglio regionale nominerebbe i propri rappresentanti in Senato.
    Tre giorni fa, lo ha ricordato anche Gianclaudio Bressa, sottosegretario agli Affari Regionali: "I senatori che arrivano dalle regioni in prima battuta verranno scelti attraverso una norma transitoria che dice che siano i Consigli regionali a farlo, poi il prossimo Parlamento farà la legge elettorale".
    Il punto è che questa norma transitoria può rimanere in vigore per sempre, secondo quanto prevede il ddl Boschi. Il testo infatti prevede che la nuova legge elettorale per il Senato venga approvata entro sei mesi dall’inizio della prossima legislatura, se non viene fatta entro le politiche del 2018. Ma “il termine dei sei mesi non è perentorio, bensì ordinatorio”, ci spiega il costituzionalista Stefano Ceccanti. “Significa che se non c’è accordo politico, può benissimo restare in vigore la norma transitoria”, aggiunge. E addio elezione diretta.
    In effetti, dopo le elezioni verrebbero a cadere anche le ragioni politiche per una nuova legge elettorale che garantisca meccanismi di elezione diretta dei senatori. Sempre che Renzi venga confermato al governo. Alla Camera infatti l’Italicum garantirebbe al suo Pd una maggioranza schiacciante. E nel nuovo Senato spogliato di molte delle sue funzioni, tra cui quella di votare la fiducia al governo, non ci sarebbe più il problema dei numeri ballerini che adesso mettono la maggioranza nelle condizioni di scendere a compromesso con la minoranza.
    “La faticosa mediazione trovata sulla elezione dei 74 senatori-consiglieri regionali ‘in conformità alle scelte espresse dagli elettori’ fu alla base dell'unità del gruppo del Pd al Senato nel voto finale favorevole al disegno di legge di riforma costituzionale", ricorda Fornaro. Appunto. Dopo le elezioni del 2018, questa urgenza non dovrebbe esserci. E i nuovi senatori potrebbero essere nominati dal consigli regionali. In forma indiretta. Cioè dai partiti e non dagli elettori. Per sempre.

  6. #1396
    calzettoni abbassati
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    Predefinito Re: Le ragioni del NO

    Citazione Originariamente Scritto da C@scista Visualizza Messaggio
    Uno dei punto più ambigui discussi e controversi della riforma Costituzionale renziana è stato fin dal inizio la modalità di elezione dei nuovi senatori in cui non era prevista l'elezione diretta da parte dei cittadini ma la nomina dall'alto da parte dei consigli regionali con il rischio che la modalità di nomina fosse soggetto al arbitraria discrezionalità dei consigli regionali .


    Referendum. Niente elezione diretta per i nuovi senatori, Renzi si rimangia l'accordo con la minoranza Dem

    la minoranza dem ha rotto i coglioni.
    mi chiedo dove fossero Bersani, Cuperlo & C. nel 1996.

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    Qu'ils mangent de la brioche.

  7. #1397
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    Predefinito Re: Le ragioni del NO

    Citazione Originariamente Scritto da Lego Visualizza Messaggio
    la minoranza dem ha rotto i coglioni.
    mi chiedo dove fossero Bersani, Cuperlo & C. nel 1996.

    Perlulivo.it - Il Web Per l'Ulivo
    Eh ma nel 1996 non c'era da fare le scarpe al segretario del partito...

    ASFALTALI MATTEO!!!

  8. #1398
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    Predefinito Re: Le ragioni del NO

    Citazione Originariamente Scritto da C@scista Visualizza Messaggio
    Uno dei punto più ambigui discussi e controversi della riforma Costituzionale renziana è stato fin dal inizio la modalità di elezione dei nuovi senatori in cui non era prevista l'elezione diretta da parte dei cittadini ma la nomina dall'alto da parte dei consigli regionali con il rischio che la modalità di nomina fosse soggetto al arbitraria discrezionalità dei consigli regionali...
    E allora? Vogliamo rimanere con questo rotolone solo per questo motivo? Tanto il senato non darà la fiducia, quindi sti cavoli da chi sarà composto. Se l'elezione del senato non funziona, sarò rivista. Intanto io mi becco tuto il resto, italicum compreso.

  9. #1399
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    Predefinito Re: Le ragioni del NO

    Citazione Originariamente Scritto da Midìl Visualizza Messaggio
    I sindaci-senatori saranno comunque eletti dai consiglieri regionali, quindi le elezioni comunali non alterano il corpo elettorale. Lo alterano le elezioni regionali. Poi, ovviamente, all'interno dei consigli comunali, vi possono essere cambi di gruppo, tra un'elezione regionale e un'altra. Piuttosto, le elezioni comunali possono ripercuotersi su quale sindaco viene eletto (di che città), ma non su quale lista lo elegge (al di là di eventuali accordi politici tra i gruppi consiliari).



    Questi non credo sinao problemi. Dovrebbe essere sufficiente ripartire i seggi tra le regioni in base alla popolazione, e, nel caso vi siano regioni che non raggiungono i due seggi minimi, assegnarglieli "forzatamente". dopodiché, ripartire i restanti seggi tra le altre regioni. In pratica, i seggi per arrivare al numero minimo di due, vengono presi dalle altre regioni.
    Comunque, per quanto riguarda il calcolo della ripartizione, si tratta di meccanismi fondamentalmente già presenti nella nostra attuale Costituzione, Riporto, ad esempio, il vigente articolo 57:

    Articolo 57 (vigente)

    l Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.
    Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
    Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette; il Molise ne ha due, la Valle d'Aosta uno.
    La ripartizione dei seggi tra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall'ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.

    ( https://www.senato.it/1025?sezione=1...ro_articolo=57 )

    Saluti.

    Midìl
    Ecco: tipo che gli "eventuali" sindaci grullini (se non riusciranno a massacrarli mediaticamente in queste ultime settimane) potrebbero essere "nominati", eletti mi sembra eccessivo, dai consiglieri regionali del VENTURO (ormai prossimo; e comunque nei fatti) Partito della Nazione?

    Ma ci credi davvero?

  10. #1400
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    Predefinito Re: Le ragioni del NO

    Citazione Originariamente Scritto da Lego Visualizza Messaggio
    la minoranza dem ha rotto i coglioni.
    mi chiedo dove fossero Bersani, Cuperlo & C. nel 1996.

    Perlulivo.it - Il Web Per l'Ulivo
    Non a Casa Letta (zio) per il patto della crostata.
    Infatti sono stati fatti fuori da quelli del patto della crostata A FAVORE di quello del patto del Nazareno ...

 

 
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