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  1. #71
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    Predefinito Re: Il caso di Sofri Valpreda e Pinelli

    Mica siamo a Wikipedia qui
    Addio Tomàs
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  2. #72
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    Predefinito Re: Il caso di Sofri Valpreda e Pinelli

    No, qua siamo a scemopedia, l'enciclopedia senza fonti.

  3. #73
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    Predefinito Re: Il caso di Sofri Valpreda e Pinelli

    Secondo me o è stato Nardi oppure Bertoli. Bompressi aveva l'alibi, Sofri e Pietrostefani non c'entrano, Marino è un confidente dei servizi o carabinieri, come Bertoli del resto (il suo alibi del kibbutz potrebbe essere anche falso). Pagato, altro che pentimento lo presero per delle rapine e cominciò a inventarsi. Hanno cercato di scaricare prima su Sofri poi sulla moglie pure l'omicidio di Rostagno, che poi è risultato un delitto mafioso in piena regola.

  4. #74
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    Predefinito Re: Il caso di Sofri Valpreda e Pinelli

    Anche la posizione di Morucci sarebbe comunque da rivedere... due brigatisti lo accusarono, riprendendo le rivelazioni di altri due BR membri di Potere Operaio assieme a Morucci secondo cui Calabresi fu ucciso da "Matteo" (nome di battaglia di Morucci), nell'ambito della campagna di Pot.Op. di lotta armata che condurrà al rogo di Primavalle.

    Ri-confrontiamo Morucci (coinvolto nel delitto Moro e capo del commando di via Fani) ma senza baffi e con i capelli forse schiariti (come secondo Marino era Bompressi, il quale invece secondo altri testimoni non si è mai tinto i capelli in quel periodo) con l'identikit del killer di Calabresi. Somiglia forse più che Nardi e Bertoli.



    Altra immagine


    La forma del naso e degli occhi sono peculiari.



    Questo è invece Bertoli


    Nardi e complici


    Bompressi

  5. #75
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    Predefinito Re: Il caso di Sofri Valpreda e Pinelli

    Anche Bertoli ovviamente era un'idealista anarchico, come Bonanno...
    Addio Tomàs
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  6. #76
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    Predefinito Re: Il caso di Sofri Valpreda e Pinelli

    Bertoli era uno pseudoanarchico ma anche confidente (acclarato) dei carabinieri e servizi, proprio come Leonardo Marino. Morucci non so...

    Questo è il tribunale della storia, però, non la farsa in dieci atti del processo Calabresi... acclarato che:

    1) non sappiamo se Sofri abbia ordinato davvero qualcosa, probabilmente non è mandante del delitto, ha solo scritto degli articoli
    2) Pietrostefani è un personaggio strano e ambiguo almeno quanto Marino
    3) Bompressi non era là a quell'ora (testimonianza del vigile di Massa Carrara al processo di revisione del 2000)
    4) Occorre chiarire il ruolo di Bertoli, se conoscesse Freda e l'alibi di Morucci (ricordare il suo ruolo sul caso Moro, e il fatto che a differenza di Gallinari e Moretti, lui e la Faranda sono diventati subito dei pentiti)

    Detto questo:

    chi può essere il vero killer di Calabresi? Bertoli, Morucci o Nardi?

  7. #77
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    Predefinito Re: Il caso di Sofri Valpreda e Pinelli

    Citazione Originariamente Scritto da Keynez Visualizza Messaggio
    Bertoli era uno pseudoanarchico ma anche confidente (acclarato) dei carabinieri e servizi, proprio come Leonardo Marino. Morucci non so...

    Questo è il tribunale della storia, però, non la farsa in dieci atti del processo Calabresi... acclarato che:

    1) non sappiamo se Sofri abbia ordinato davvero qualcosa, probabilmente non è mandante del delitto, ha solo scritto degli articoli
    2) Pietrostefani è un personaggio strano e ambiguo almeno quanto Marino
    3) Bompressi non era là a quell'ora (testimonianza del vigile di Massa Carrara al processo di revisione del 2000)
    4) Occorre chiarire il ruolo di Bertoli, se conoscesse Freda e l'alibi di Morucci (ricordare il suo ruolo sul caso Moro, e il fatto che a differenza di Gallinari e Moretti, lui e la Faranda sono diventati subito dei pentiti)

    Detto questo:

    chi può essere il vero killer di Calabresi? Bertoli, Morucci o Nardi?
    quel che importa è solo il mandante
    allora c'è una responsabilità colletiva
    l'omicidio Calabresi poteva far comodo a molti
    Addio Tomàs
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  8. #78
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    Predefinito Re: Il caso di Sofri Valpreda e Pinelli

    Citazione Originariamente Scritto da agaragar Visualizza Messaggio
    quel che importa è solo il mandante
    allora c'è una responsabilità colletiva
    l'omicidio Calabresi poteva far comodo a molti
    Il mandante probabile è uno del Ministero degli Interni (ormai deceduto) perché Calabresi voleva dire la verità su tutto.

    Il personaggio più sospetto come esecutore è Bertoli, che sostenne di essere in un kibbutz nel 1972, ma è morto e non può dire più nulla.

  9. #79
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    Predefinito Re: Il caso di Sofri Valpreda e Pinelli

    LA DEPOSIZIONE DI LUCIANO GNAPPI

    VERBALE DI COLLOQUIO (art. 190 c.p.p. e 38 disp att.)
    L'anno 1997 nel mese di ottobre il giorno 24 alle ore 12,30 in Milano, Via Podgora n. 5 presso lo studio dell'avv. G. Pecorella è comparso il sig.
    Luciano Gnappi, nato a Fornovo Taro (PR) il 29.5.1946, residente a Segrate (MI) Via Gobetti 12.

    "Intendo a questo punto riferirvi un episodio che non avevo mai rivelato prima, anche perché all'epoca in cui accadde mi suscitò notevoli preoccupazioni, anzi spavento. La terza sera successiva al fatto - le prime due ero stato ospite di un mio amico (Giovanni Mazzucchelli) a Metanopoli- verso le 22 circa - ricordo che era dopo cena - anzi che comunque era buio, perché sull'ora esatta non ho memoria certa, mi trovavo nella mia abitazione di Via Cherubini n. 4, assieme al signor Bruno Cucurullo, mio coetaneo e collega di lavoro all'epoca, quando si sono presentati alla porta due uomini che hanno dichiarato di essere agenti di Polizia. Ho chiesto il motivo della loro visita e mi hanno detto che intendevano mostrarmi alcune fotografie di persone sospettate dell'omicidio allo scopo di verificare se potevo riconoscere qualcuno".

    "La cosa mi parve molto strana, perché mentre ero al lavoro avevo ricevuto una telefonata dal dott. Allegra o comunque da qualcuno del suo ufficio, con la quale venivo convocato da lui l'indomani mattina alle ore 9 per compiere la stessa operazione. Protestai con i due, che mi avevano fatto vedere molto velocemente anche un tesserino, ma mi dissero che avevano fretta e insistevano affinché verificassi le fotografie. La cosa mi rimase sospetta e strana, per cui, anche quando vidi nella terza fotografia che mi mostravano si trattava di fotografie formato tessera ma non del tipo segnaletico - l'immagine di un uomo che mi sembrò di riconoscere con certezza come l'omicida - tacqui, riservandomi di dirlo al dott. Allegra il giorno successivo".

    "La mattina successiva, lo ricordo perfettamente, appena entrai nell'ufficio del dott. Allegra e fatto accomodare, mentre il funzionario stava preparando le fotografie da mostrarmi, gli raccontai l'episodio, anche perché mi aspettavo che mi tornassero a mostrare la fotografia della sera prima. Il dott. Allegra ebbe una reazione che mi congelò, perché fece finta di non sentire. Ho ripetuto la cosa, specificando il riconoscimento che mi era sembrato di avere effettuato, ma ne ho ricavato un atteggiamento di indifferenza. Ha fatto finta di niente e mi ha mostrato delle grandi fotografie di manifestazioni studentesche chiedendomi se riconoscevo qualcuno. Sono uscito dalla Questura molto spaventato, perché dato il periodo storico che si attraversava, mi sembrava di essere entrato in un gioco pericoloso, più grande di me e della mia povera testimonianza".

    "Comunicai questo spavento al mio amico Cucurullo, il quale sapeva che avevo riconosciuto la sera prima una persona in fotografia, decidendo di non parlare dell'episodio più con nessuno. Non ne feci perciò cenno né al Procuratore della Repubblica quando mi convocò per costruire il fotofit presso i Carabinieri, né ad alcun'altra autorità. Tra l'altro circa una settimana dopo mi fu comunicato che mi era stata assegnata una scorta che durò più di un mese".


    LA DEPOSIZIONE DI BRUNO CUCCURULLO

    VERBALE DI COLLOQUIO (art. 190 c.p.p. e 38 disp att.)
    L'anno 1997 nel mese di novembre il giorno 25 alle ore 18,45 in Firenze, Via Guidoni 20/c è comparso
    Bruno Cucurullo.

    Domanda: conosce il sig. Luciano Gnappi?
    Risposta: lo conosco dal 1971. All'epoca eravamo colleghi di lavoro presso la ditta 3M, sede di Milano. Non lo vedo da molti anni.

    D: ricorda se il sig. Gnappi fu testimone nell'omicidio Calabresi ed anche un episodio accaduto alcuni giorni dopo?
    R: ricordo perfettamente che Gnappi fu testimone dell'episodio delittuoso. Era molto spaventato, tanto da trasferirsi presso un amico. Alcune sere dopo mi chiese la cortesia di accompagnarlo presso la sua abitazione in Via Cherubini, perché doveva recuperare alcuni effetti personali. Andammo dopo il lavoro, era sera, questo lo ricordo. Eravamo in casa, quando dopo qualche minuto suonarono alla porta. Ricordo con precisione che andai alla porta per sentire chi fosse, dicendo in un primo momento che Gnappi non c'era. Non ricordo come decidemmo di aprire, posso dedurre che ci abbiano detto che appartenevano alle forze dell'ordine. Ricordo che quando entrarono mostrarono a Gnappi un tesserino. Ricordo anche che successivamente fu mostrata a Gnappi una fotografia. Gnappi non riconobbe il soggetto raffigurato e loro se ne andarono. Quando uscirono, questo me lo ricordo, Gnappi mi disse: "Cosa si aspettavano che se l'avessi riconosciuto glielo avrei detto?". Io ricordo che Gnappi mi manifestò dubbi sulla somiglianza e disse che ne avrebbe parlato il giorno successivo al dott. Allegra che lo aveva già convocato. Ricordo che Gnappi era spaventato e mi contagiò con il suo spavento, tanto che mi indusse a guidare in modo avventuroso, violando le regole stradali, per non farci seguire da nessuno. Ricordo che successivamente Gnappi mi confidò che presso la Questura non aveva avuto alcuna notizia delle persone che gli avevano fatto visita la sera prima, né della fotografia.

    D: ritiene che Gnappi se quella sera avesse riconosciuto con certezza l'omicida nella fotografia, glielo avrebbe comunicato in quei termini?
    R: Gnappi in quel momento era molto teso e probabilmente non poteva fidarsi di nessuno nel confidare una tale certezza. Tuttavia, ripeto, a me manifestò dubbi sulla somiglianza nell'immediatezza della visione della fotografia, naturalmente dopo l'allontanamento dei due sedicenti appartenenti alla forza dell'ordine.


  10. #80
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    Predefinito Re: Il caso di Sofri Valpreda e Pinelli



    Sono soddisfatti gli avvocati della difesa di Sofri, Pietrostefani e Bompressi per le due deposizioni di oggi, nell'aula bunker di Mestre, dove si sta svolgendo il processo di revisione per l'omicidio del commissario Calabresi, di due testi chiave.

    Si tratta della testimone oculare dell'attentato, Margherita Decio, e del vigile urbano di Massa, Roberto Torre. La Decio ha descritto il killer di quel 17 maggio del 1972 a Milano come un tipo "un po' svizzero, biondo spento o castano chiaro" (ndr: Bertoli visse in Svizzera prima di andare nel kibbutz, era biondo/castano chiaro). Diverso, insomma, da Ovidio Bompressi, indicato da Marino come l'esecutore materiale dell'omicidio. E Roberto Torre ha ripetuto la storia dell'incontro con Bompressi in un bar di Massa verso le 12.20 e le 13 di quel giorno, in una sorta di "brindisi" per l'omicidio avvenuto poche ore prima.

    Un orario che, secondo la difesa, sarebbe incompatibile con i tempi della ricostruzione di Leonardo Marino: il pentito ha detto di aver lasciato Bompressi dopo il delitto alla stazione centrale di Milano intorno alle 10, con il compito di attendere un certo "Luigi" mai identificato per affidargli l'arma. Per la difesa, Bompressi non avrebbe potuto lasciare Milano prima delle 10.30 circa e raggiungere Massa in due ore, due ore e mezzo, considerando la viabilità dell'epoca (la A15 autocamionabile della Cisa Parma-La Spezia era percorribile solo in alcuni tratti e fu inaugurata solo nel 1975).

    La teste oculare Margherita Decio è stata chiamata anche per un altro motivo. "Per correggere l'utilizzazione distorta della sua deposizione che venne fatta nel giudicato di condanna per contrastare la provenienza dell'auto degli attentatori e l'attendibilità di Pietro Pappini (l'automobilista che con la sua vettura si trovava tra la Bianchina della Decio e la Fiat 125 degli attentatori, ndr)", ha detto l'avvocato della difesa. La donna infatti, ricostruendo il suo percorso fino a via Cherubini, ha ricordato di aver sentito due colpi e di aver visto "una persona con una pistola in mano salire su una Fiat 125 blu che partì velocemente e di cui annotai la targa", ma ha precisato di non averne visto la provenienza, contrariamente a quanto appare nella sentenza di giudicato, "perchè non ero la prima della fila d'auto che si immise in via Cherubini".

    Altri particolari hanno arricchito il racconto del vigile di Massa Roberto Torre. Che non era amico di Bompressi né militante di Lotta continua, pur ritenendosi all'epoca "uno studente di sinistra". Torre ha ribadito di essersi recato al bar Eden, "tradizionale punto di ritrovo non solo di Lc ma dell'intera area di sinistra", di aver appreso lì la notizia dell'omicidio e di aver visto poi entrare un gruppo di persone, tra cui Bompressi, "era una persona che mi metteva una certa soggezione, un omone con un fisico incredibile d'atleta e una voce flebile, fioca, che raramente discuteva con emotività, mentre in quel brindisi rese esplicito il suo stato d'animo".

    La deposizione di Torre non ha però convinto il legale della famiglia Calabresi, Luigi Ligotti che ha sottolineato come il teste non ricordi altri particolari di quella mattina al bar. Laconico, invece, il commento di Leonardo Marino: "Lasciamo ai giudici il compito di giudicare: ognuno i testi li può interpretare come vuole". E ancora: "Quel che ho detto è negli atti, ho raccontato tutto ciò che sapevo".

    (Repubblica)

 

 
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