e se la memoria fosse energia invece ?
o almeno fosse anche energia ?
in questo caso non sarebbe "caduca" o almeno non del tutto.


e se la memoria fosse energia invece ?
o almeno fosse anche energia ?
in questo caso non sarebbe "caduca" o almeno non del tutto.


Esattamente. Passi semplicemente di livello dimensionale. Ma conservi passioni, attaccamenti, paure, sensazioni, le stesse di quando eri in vita. Di più...poichè la materia sottile in cui sarai immerso è estremamente plastica, con il pensiero proietterai le tue impressioni, passioni, paure, attaccamenti su quella materia, creando intorno a te un mondo illusorio che ti avvolgerà, reagendo a dogni movimento del tuo corpo mentale.
Tutt'altro. Esso ti seguirà fedelmente. Non collasserà proprio nulla.
La reincarnazione è un processo assai succesivo, quando avrai trascorso tutto il tempo dovuto al riassorbirsi degli elementi caduchi nei mondi sottili, quindi nel nostro discorso non c'entra.
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
(Sutra di diamante)


Fai fatica ad accettarlo perchè non sei addentro affatto alla Tradizione.
Ma scusa...se fosse come dici tu a cosa sarebbe servito scrivere il Bardo Thodol per i tibetani? O il Libro dei Morti egizio?
Le descrizioni del mondo oltretombale sono talmente precise e minuziose, specie nel Bardo, le istruzioni sul comportamento da tenere così dettagliate, l'assistenza prescritta verso il defunto così caldeggiata che non ti fa venire in mente nulla?
Ahimè.Nemmeno all'ABC siamo.
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
(Sutra di diamante)


Però questa volta te lo dico io: leggi ciò che scrive il tuo interlocutore!
Non ho mai negato che possa esserci un residuale ambito di agibilità in un "oltre" a seguito del trapasso.
Io non riesco ad accettare che l'anima che sopravvive al corpo abbia ancora un ambito di agibilità esperienzale rispetto agli attaccamenti e alle identificazioni del corpo che ha lasciato tanto da poter interagire con l'oggetto (sia esso relativo a cose, a emozioni o a persone) di quell'attaccamento specifico.
La papessa non sarà più come si identifica in questa vita: chi si addentrerà nei luoghi descritti dal libro dei morti nulla centrerà con ciò in cui si è identificata nel giro che lascia.Nulla.
L'illusione di essere ciò che si desidera essere si scioglierà come neve al sole se vi si identifica con ciò che muore.
se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...


P.s. ho vacillato (da ragazzino) solo di fronte ad un tavolino che mia nonna faceva muovere invocando i suoi/nostri cari: o aveva una potente "energia" o aveva grandi trucchi di magia.
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se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...


Il fatto che tu non riesca ad accettarlo non significa che ciò sia falso.
Il defunto porta con sè nell'aldilà esattamente TUTTO CIO' CHE E', nulla di meno. E gli oggetti con i quali interagire se li crea e in parte li trova in loco: persone della sua ex vita mortale, angeli aiutatori, demoni del luogo, le creazioni occulte cui ha dato luogo in vita e quant'altro. Egli tende a ricreare un ambiente simile a quello lasciato in terra poichè in breve impara ad utilizzare la plasticità della materia in cui si trova.
La papessa sarà esattamente quella che era in vita, solo priva del corpo fisico. Tutto il resto continua ad esistere fino al suo esaurimento.
Papessa tenderà a ricercare quegli elementi che la contraddistinguevano nel corso della sua esistenza. Ricercherà chi la possa dissetare di conoscenza, invocherà il suo maestro e le sue guide angeliche di riferimento, incontrerà coloro tra i suoi vecchi parenti e conoscenti che siano al suo livello evolutivo al momento, avrà desideri e aspirazioni come li aveva in vita.
Ciascuno sarà attratto dal luogo cosmico risonante con il proprio gradino di avanzamento morale, intellettuale, spirituale, ciascuno se ne andrà al suo destino. Fino a che i corpi sottili non saranno interamente riassorbiti e non sarà giunto il momento di una nuova nascita. Allora l'entità piomberà in una sorta di sonno profondo senza sogni dal quale riemergerà rivestendosi di nuovi corpi, pronta a piombare in una matrice adatta ad accoglierla secondo i canoni del suo karma.
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
(Sutra di diamante)


Le unghie incarnate valgono![]()
Addio Tomàs
siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle


Io penso che questo sia solo parzialmente vero; mi spiego:
Consideriamo gli atei: Essi credono al potere annichilente della morte, perché si identificano in toto con il corpo fisico; ma solo una parte fra loro vive questo pensiero con serenità, alla epicurea per capirci; la maggioranza degli atei teme istintivamente la morte, la fugge, perché ama la vita, come la stragrande maggioranza degli uomini di sempre, per altro. Quindi non associa all'idea morte= fine di tutto un potere consolatorio, tutt'altro, quest'idea presso costoro suscita solo angoscia e timore, alla fin fine.
Naturalmente ci sono gli atei che vivono quest'idea in tutt'altro modo, sfruttandone il potere consolatorio in vario grado.
Consideriamo adesso gli individui religiosi, non solo cristiani, ma in generale:
Qui si incontrano le più svariate idee relative al post-mortem, ma alla fin fine c'è sicuramente una buona parte di costoro che teme la morte, nonostante la propria fede religiosa; che ama la vita in vario grado e quindi è dispiaciuta di morire; nessun vero potere consolatorio per costoro; insomma, tipo la storia di quella vecchietta in punto di morte alla quale il prete diceva "sorella, stai serena, stai per abbandonare questa valle di lacrime" e lei risponde "sì, ma io ci piangevo tanto bene!"; a questo si aggiungano i vari inferni che per alcuni costituiscono un ulteriore motivo per temere la morte; ci sono persone comuni che sono state "avvelenate" in punto di morte dall'irrazionale timore di finire in un inferno, e un caso io l'ho visto in prima persona. Nessun potere consolatorio anche sotto questo aspetto.
Poi ci sono le persone religiose che grazie alla loro fede e alle pratiche religiose o di altro tipo (anche chi si fa saltare per aria nella convinzione di finire automaticamente in un paradiso) riescono ad far prevalere in sé l'idea che dopo la morte prevarrà un meglio; in questo caso la morte esercita sicuramente un potere consolatorio.
Ed è una semplificazione, perché i tipi umani sono moltissimi.
Quanto ai suicidi si ha nella stragrande maggioranza dei casi il paradosso che si tolgono la vita per timore di qualche aspetto di essa; in definitiva si tolgono la vita per eccessivo attaccamento ad essa; quindi è vero che per costoro la morte esercita un potere consolatorio, perché cercano nell'annichilimento una via di fuga, ma è contemporaneamente vero che amano la vita al punto tale da non potere sopportare che la vita vada in qualche momento o in qualche suo aspetto in una direzione a loro non gradita. Quindi anche la vita esercita su costoro un potere, che non è consolatorio solo a causa delle contingenze, ma che lo diverrebbe se le contingenze mutassero; chi si uccide perché ha perso il lavoro forse non si ucciderebbe se glielo si offrisse, per fare un esempio semplificante. In questo caso il forte attaccamento all'idea "lavoro" la cui privazione provoca morte, se si annulla la privazione restituisce la vita. Se non è consolazione questa.


Non sono d'accordo.
E' evidente che tutti, proprio tutti, temono la morte. Esattamente come si teme l'ignoto. Fare un salto nel buio non attrae nessuno Solo colui che ha dedicato tutta la sua vita al divino ed ha in qualche modo acquisito una sorta di "familiarità" con esso è in grado di affrontare il trapasso con la serenità di colui che non si aggrappa alla vita.
Ma quando la persona è gravemente ammalata, quando è sofferente fisicamente o psichicamente, il suicida che non riesce più a sostenere i mali della vita poichè gli mancano gli strumenti minimi di resistenza interiore, colui che ha subito un lutto tremendo e che ambisce solo a riunirsi al proprio caro scomparso....tutti costoro ricercano in vari modi l'annichilimento, lo spegnimento dell'interruttore, la scomparsa di quel tormento chiamato vita.
Il pensiero della morte a freddo è ben diverso dalle reali condizioni in cui la morte si verifica per la maggior parte della gente.
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
(Sutra di diamante)


Concordo e aggiungo che tantissimi di coloro che si mettono in ricerca della Verità (attraverso o dopo la morte) ad altro non ambiscono se non un ad un po' di quiete e ad una minima dose di comprensione bastante per fare questo giro in tranquillità e senza troppi scossoni.
Forse anch'io.
Sono pochi coloro disposti a sacrificarsi, a metterci la faccia e il cuore…a sporcarsi le mani... e a destrutturare le impalcature per provare a spiccare un volo veramente libero.
se non ci metterai troppo io ti aspetterò tutta la vita...