Troppa carne al fuoco.
Parlare di Rinascimento nella seconda metà del '200 è esageratamente presto, a meno che non si intenda con questa parola il "rinascimento" generale della civiltà europea occidentale, cosa che invece dovremmo anticipare all'XI-XII secolo, con il ritorno di alcuni autori della classicità e i nuovi contatti tra Occidente e Oriente (crociate, mercenari normanni, etc).
Il Rinascimento non segna proprio nessuna nascita della "società civile moderna indipendente dalla Chiesa", anche perché fu proprio quello il periodo in cui si fece sentire il potere dell'Inquisizione, anche prima della Controriforma, che invece fu una reazione alla Riforma protestante che altro non fu che una delle tante ribellioni ereticali di cui la storia è piena ma che non fu soppressa come le altre; francamente la connessione tra Rinascimento (fine 300) e Riforma (cinquecento inoltrato) faccio fatica a vederla.
Il discorso della rivoluzione copernicana è troppo complesso, e poi, soprattutto, si è incrostato nel corso del tempo di strati e strati di concrezioni mitologiche ad uso ideologico. Innanzitutto il Rinascimento fu l'età dei maghi, e non quella degli scienziati, che si rivalsero sui primi un po' dopo.
Sullo sfondo invece continua ad agitarsi il vago concetto di "autonomia dalla Chiesa", ma ancora non si capisce di cosa si sta parlando. Se si parla di autonomia dalla religione siamo proprio molto fuori strada, la civiltà occidentale fu di nome e di fatto cristiana fino alla rivoluzione francese, se invece si parla di autonomia dal potere temporale ecclesiastico allora ci siamo scordati di tutte le lotte medievali, sia politico/militari (investiture, nascita stati nazionali) che culturali (università, scuole, circoli letterari).





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