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Discussione: Intanto in Polonia...

  1. #161
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    Predefinito Re: Intanto in Polonia...

    Citazione Originariamente Scritto da Parsifal Corda Visualizza Messaggio
    Ma poi che vuol dire lavartene le mani? In realtà tutta la società ha un dovere verso le persone più deboli e aiutare anche facilitando la vita è un dovere comune.

    TIME OUT (ricominceremo a scannarci in altra occasione).

    Ogni scelta o decisione comporta la responsabilità personale di chi ha effettuato la scelta o di chi ha imposto la decisione in relazione alle sue conseguenze.
    Una gestante può avere motivi diversi per decidere di interrompere la propria gravidanza.
    Se il mio desiderio, nato da motivi morali, etici, religiosi o quant'altro, è l'impedire tale atto non posso limitarmi a rifiutarmi di compierlo personalmente, la gestante cercherà qualcun altro disponibile ad intervenire su di lei.
    Per raggiungere il fine di salvare la vita del nascituro (sempre se il fine è davvero quello e non semplicemente evitare di sporcarmi le mani o mettermi in cattiva luce con i colleghi) dovrò provvedere a rimuovere i motivi che hanno portato la gestante a tale scelta.
    Se essa non si sente, per motivi personali o economici, a provvedere alle cure di cui il bambino abbisogna, per coerenza sarà mio dovere prodigarmi per rimuovere gli ostacoli burocratici che impediscono a tante coppie sterili (e ne conosco più di una) di adottare un bambino.
    Se il feto presenta insormontabili malformazioni sarà mio dovere consultarmi con i colleghi, magari con qualche specialista con nozioni superiori alle mie in tema di terapie o supporti ortopedici o farmacologici atti a lenire i limiti fisici o i dolori che la sua nascita comporterebbe, e giungere ad una scelta collegiale basata sulla qualità della vita da prospettare al nascituro e sulle cure che questo abbisognerà, su chi potrà o dovrà occuparsene a livello personale, cronologico, prospettico, psicologico ed economico, senza presupposti morali o religiosi ma basandosi esclusivamente sulla cruda realtà (lo so, è una violenza da fare a se stessi, ma a volte è necessario farsi un po' di male per on farne ancora di più a chi non lo merita).
    Se un medico obiettore si prodiga per quanto sopra esposto, compresi mille altri motivi che non sto qui ad elencare ma che concorrono alla scelta della gestante, merita tutto il mio rispetto, se si limita a negare la propria opera infischiandosene del dopo ai miei occhi è semplicemente un ipocrita.

    Da reprimere non è la volontà della gestante ma i motivi che l'hanno portata a tale scelta.

    E' chiaro adesso?
    "I carnefici hanno bisogno di urlare per imporre le proprie menzogne!
    Alle vittime basta il silenzio perchè ad esse apprtiene la verità!"

  2. #162
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    Predefinito Re: Intanto in Polonia...

    Citazione Originariamente Scritto da fiume sand creek Visualizza Messaggio
    Se il feto presenta insormontabili malformazioni sarà mio dovere consultarmi con i colleghi, magari con qualche specialista con nozioni superiori alle mie in tema di terapie o supporti ortopedici o farmacologici atti a lenire i limiti fisici o i dolori che la sua nascita comporterebbe, e giungere ad una scelta collegiale basata sulla qualità della vita da prospettare al nascituro e sulle cure che questo abbisognerà, su chi potrà o dovrà occuparsene a livello personale, cronologico, prospettico, psicologico ed economico, senza presupposti morali o religiosi ma basandosi esclusivamente sulla cruda realtà (lo so, è una violenza da fare a se stessi, ma a volte è necessario farsi un po' di male per on farne ancora di più a chi non lo merita).
    Tu sei un anti-nazista se non ricordo male ma non capisci che avvalli uno dei princìpi del nazismo, quello dello Stato che decide quali vite sono degne di essere vissute?

    Oltretutto sopprimendo tali vite impedisci lo studio scientifico per la cura di quelle malattie, il progresso nella cura ed assistenza.
    E' contro lo stesso progresso della scienza, e il bene della società, terminare i malati incurabili, che sia all'inizio o alla fine della vita.





    Citazione Originariamente Scritto da fiume sand creek Visualizza Messaggio
    Da reprimere non è la volontà della gestante ma i motivi che l'hanno portata a tale scelta.

    E' chiaro adesso?
    La gestante porti a termine il processo naturale poi doni il prodotto. E' molto semplice.
    NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA AD AZIENDE PRIVATE, SOLO DI STATO
    Giustizia per Rosa e Olindo. Giustizia per la Palestina
    “Sorgi, Dio, difendi la tua causa.”
    "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…"


  3. #163
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    Predefinito Re: Intanto in Polonia...

    Citazione Originariamente Scritto da fiume sand creek Visualizza Messaggio
    TIME OUT (ricominceremo a scannarci in altra occasione).

    Ogni scelta o decisione comporta la responsabilità personale di chi ha effettuato la scelta o di chi ha imposto la decisione in relazione alle sue conseguenze.
    Una gestante può avere motivi diversi per decidere di interrompere la propria gravidanza.
    Se il mio desiderio, nato da motivi morali, etici, religiosi o quant'altro, è l'impedire tale atto non posso limitarmi a rifiutarmi di compierlo personalmente, la gestante cercherà qualcun altro disponibile ad intervenire su di lei.
    Per raggiungere il fine di salvare la vita del nascituro (sempre se il fine è davvero quello e non semplicemente evitare di sporcarmi le mani o mettermi in cattiva luce con i colleghi) dovrò provvedere a rimuovere i motivi che hanno portato la gestante a tale scelta.
    Se essa non si sente, per motivi personali o economici, a provvedere alle cure di cui il bambino abbisogna, per coerenza sarà mio dovere prodigarmi per rimuovere gli ostacoli burocratici che impediscono a tante coppie sterili (e ne conosco più di una) di adottare un bambino.
    Se il feto presenta insormontabili malformazioni sarà mio dovere consultarmi con i colleghi, magari con qualche specialista con nozioni superiori alle mie in tema di terapie o supporti ortopedici o farmacologici atti a lenire i limiti fisici o i dolori che la sua nascita comporterebbe, e giungere ad una scelta collegiale basata sulla qualità della vita da prospettare al nascituro e sulle cure che questo abbisognerà, su chi potrà o dovrà occuparsene a livello personale, cronologico, prospettico, psicologico ed economico, senza presupposti morali o religiosi ma basandosi esclusivamente sulla cruda realtà (lo so, è una violenza da fare a se stessi, ma a volte è necessario farsi un po' di male per on farne ancora di più a chi non lo merita).
    Se un medico obiettore si prodiga per quanto sopra esposto, compresi mille altri motivi che non sto qui ad elencare ma che concorrono alla scelta della gestante, merita tutto il mio rispetto, se si limita a negare la propria opera infischiandosene del dopo ai miei occhi è semplicemente un ipocrita.

    Da reprimere non è la volontà della gestante ma i motivi che l'hanno portata a tale scelta.

    E' chiaro adesso?
    Tutto ciò già c'è, bisogna solo rafforzare certe strutture di solidarietà e sì ognuno si può prodigare a farlo, attraverso la poitica per esempio, oppure il volontariato, oppure tutte e due le cose che non si escludono. Certo, magari consigliare alla gestante una struttura, beh si, che si prende cura del bambino o che semplicemente aiuta lei a farlo crescere.
    Io ne conosco una per esempio che aiuta le ex prostitute che devono abortire e riescono a scappare ai loro aguzzini, ah è cattolica, va bene uguale?
    ϟ qualis vibrans


  4. #164
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    Predefinito Re: Intanto in Polonia...

    Citazione Originariamente Scritto da fiume sand creek Visualizza Messaggio
    Reazione sdegnata?
    Il pretendere l'avallo di una menzogna palese è sdegno?
    No, è una legittima richiesta a fronte della menzogna di cui sopra.
    Tu hai mentito affermando una mia posizione pro abortista come menti ora dandomi una opinione ferrea come la tua.
    Purtroppo per e non riesco a coltivare convinzioni analoghe alle tue.
    Un individuo malformato o con gravi patologie vive una vita di atroci sofferenze.
    Imporre la sua nascita comporta tali sofferenze.
    Negargli tali sofferenze comporta negargli anche la vita.
    Qual è l'opzione più giusta nei suoi confronti?
    E chi deve prenderla?
    Io? Vivo di dubbi, non di certezze, se possedessi solo queste ultime sarei un illuminato o un fanatico.
    Tu? Possiedi certezze sufficienti? Le tue verità sono tanto assolute da auto giustificarsi anche nei confronti di chi non le condivide?
    Qualcun altro? E chi?
    Il mio Dio? Il tuo? Qualcuno che ha scritto questo o quell'altro testo dichiarandosi portavoce dell'uno o dell'altro?
    Quale scelta è atta ad evitare ingiustizie?
    E quali ingiustizie è disposto a giustificare chi si sente degno di scegliere?
    Non ho mentito. Mi sono limitato a prendere atto di quello che hai scritto e delle sue logiche conseguenze. Se queste conseguenze ti fanno orrore, è un problema tuo e non mio.

    Il dubbio in materia non me lo pongo perché che l'interruzione volontaria della gravidanza implichi l'eliminazione di una vita innocente è una certezza inconfutabile, mentre invece che un giorno quella persona soffrirà è una supposizione, più o meno ragionevole (forse), ma non sicura.
    Tra ciò che è certo e ciò che è supposto è molto più determinante ciò che è certo in una valutazione morale.
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  5. #165
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    Predefinito Re: Intanto in Polonia...

    Citazione Originariamente Scritto da fiume sand creek Visualizza Messaggio
    Ne risulta che un individuo non ha il diritto di reprimere una vita non ancora iniziata.
    Però ha il diritto di condannarla ad una esistenza di sofferenze.
    Buono a sapersi.
    Purtroppo io non posseggo tali granitiche certezze.


    Ma chi fa nascere un bambino malato non è lui che lo condanna ad una conseguente vita di sofferenze!
    Non è lui la causa della patologia!
    Lui ha fatto solo la sua parte naturale.


    Tu ti fai il problema dell'uomo demiurgo che deve essere artefice del proprio destino e persino di quello del mondo.

    Ma questa idea (che origina dalla Cabbala) porta una grande responsabilità, un'infinita responsabilità tale da essere
    insopportabile anche per il più geniale e saggio degli uomini.
    In questa idea, di origina malvagia, c'è l'origine della depressione dell'uomo e di tutti i mali conseguenti.

    Non dipende tutto da noi.

    Non siamo noi i responsabili di tutto ciò che accade.

    Secondo me questo è il tuo problema e mi permetto di dirti che devi essere gravato anche da notevoli sensi di colpa per le scelte fatte, subite, nella tua vita, che ogni tanto ci racconti. Il cristanesimo ci insegna chenon dipende tutto da noi.
    A noi spetta solo fare bene la nostra parte.

    Capire questo ti sgraverebbe parecchio dai sensi di colpa che ti rendono così logorroico e saresti più sereno e lucido.
    Te lo dico sinceramente e ti consiglio di parlarne con i religiosi che frequenti.
    NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA AD AZIENDE PRIVATE, SOLO DI STATO
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  6. #166
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    Predefinito Re: Intanto in Polonia...

    Citazione Originariamente Scritto da Parsifal Corda Visualizza Messaggio
    Tutto ciò già c'è, bisogna solo rafforzare certe strutture di solidarietà e sì ognuno si può prodigare a farlo, attraverso la poitica per esempio, oppure il volontariato, oppure tutte e due le cose che non si escludono. Certo, magari consigliare alla gestante una struttura, beh si, che si prende cura del bambino o che semplicemente aiuta lei a farlo crescere.
    Io ne conosco una per esempio che aiuta le ex prostitute che devono abortire e riescono a scappare ai loro aguzzini, ah è cattolica, va bene uguale?

    Basiamoci sempre sullo stato di tregua.

    Come ho più volte esposto quando altri impegni me lo permettono amo prestare opera di volontariato presso un paio di centri sciali dove mi dedico all'assistenza psicologica di chi ha subito episodi di violenza traumatici (spesse volte in famiglia, e sono molto più numerosi di quanto si pensi).

    Anni fa mi capitò l'incarico di fornire assistenza psicologica alla madre di quella ragazza, della quale ho già esposto, affetta da patologie congenite croniche.
    La donna era in uno stato pietoso, trascorreva accanto al letto della figlia la maggior parte del suo tempo tenendole la mano scarna.
    La ragazza mi impressionò più di quanto vorrei ammettere, magra da far paura, affetta giorno dopo giorno e notte dopo notte da dolori lancinanti, coperta di piaghe che abbisognavano di cambio di medicazione tre o quattro volte al giorno.
    Ho ammirato l'amore dimostratole dal padre e dai fratelli, uno di loro aveva anche dovuto lasciare gli studi perché alcune delle terapie alle quali veniva sottoposta la ragazza avevano un costo non indifferente.
    Quest'ultimo aveva anche una ragazza, m lo aveva lasciato perché secondo lei non le dedicava il tempe le attenzioni che meritava.
    In almeno una occasione la ragazza, in preda alle lacrime ed al dolore, chiese in mia presenza alla madre perché l'avesse fatta nascere, sono domande che colpiscono più forte di una cannonata, io ho una bambina (anzi signorinella) che è tutta la mia vita, e se si trovasse in una situazione generante una simile domanda preferirei spararmi un colpo in testa piuttosto che confessare un amore infinito che si trasforma nei suoi confronti in atroce sofferenza.
    La madre avrebbe voluto abbracciarla, non poteva farlo perché le avrebbe causato ancora più dolore alle piaghe.
    Gli aiuti esterni erano molto limitati, una visita specialistica ogni mese o due, qualche volontario che ogni tanto veniva ad aiutare la madre a cambiarle le medicazioni, una ambulanza per accompagnarla dallo specialista e riportarla a casa.
    Poco altro.
    La madre era stanca, stanca dentro l'animo, come lo era il padre ed i fratelli.
    Non mi sognerei mai di negar l'amore che quotidianamente le dimostravano, ma la capacità di sopportazione umana ha dei limiti.
    Ogni tanto appaiono sui media casi di individui che uccidono il figlio, la moglie, il marito, il fratello perché stanchi di vederli soffrire, non posso giudicarli, come mi sentirei al loro posto dopo anni di sofferenze e di senso di impotenza? E come ti sentiresti tu?
    Purtroppo a volte non bastano gli ideali, la fede, la morale o qualsiasi altra cosa del genere per tenere lontano l'inferno quotidiano.

    Ecco perché non riesco a coltivare certezze.
    "I carnefici hanno bisogno di urlare per imporre le proprie menzogne!
    Alle vittime basta il silenzio perchè ad esse apprtiene la verità!"

  7. #167
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    Predefinito Re: Intanto in Polonia...

    [QUOTE=Haxel;15354885]
    Citazione Originariamente Scritto da fiume sand creek Visualizza Messaggio

    Nel 1300 vi erano già in Europa almeno 20 università: dieci in Italia (Bologna, Parma, Modena, Vicenza, Arezzo, Padova, Napoli, Vercelli, Siena e lo Studium della curia romana), cinque in Francia (Parigi, Montpellier, Tolosa, Orléans e Angers), due in Inghilterra (Oxford e Cambridge), due in Spagna (Salamanca e Valladolid) e l'Università di Lisbona in Portogallo (che sarà poi trasferita a Coimbra).[

    https://it.wikipedia.org/wiki/Univer...0_nel_Medioevo

    vi erano già in Europa( cristiana).....
    Questa cretinata delle 17 università contro 2 non l'ho scritta io, non so come mai appaia il mio nome.

  8. #168
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    Predefinito Re: Intanto in Polonia...

    Citazione Originariamente Scritto da fiume sand creek Visualizza Messaggio
    Basiamoci sempre sullo stato di tregua.

    Come ho più volte esposto quando altri impegni me lo permettono amo prestare opera di volontariato presso un paio di centri sciali dove mi dedico all'assistenza psicologica di chi ha subito episodi di violenza traumatici (spesse volte in famiglia, e sono molto più numerosi di quanto si pensi).

    Anni fa mi capitò l'incarico di fornire assistenza psicologica alla madre di quella ragazza, della quale ho già esposto, affetta da patologie congenite croniche.
    La donna era in uno stato pietoso, trascorreva accanto al letto della figlia la maggior parte del suo tempo tenendole la mano scarna.
    La ragazza mi impressionò più di quanto vorrei ammettere, magra da far paura, affetta giorno dopo giorno e notte dopo notte da dolori lancinanti, coperta di piaghe che abbisognavano di cambio di medicazione tre o quattro volte al giorno.
    Ho ammirato l'amore dimostratole dal padre e dai fratelli, uno di loro aveva anche dovuto lasciare gli studi perché alcune delle terapie alle quali veniva sottoposta la ragazza avevano un costo non indifferente.
    Quest'ultimo aveva anche una ragazza, m lo aveva lasciato perché secondo lei non le dedicava il tempe le attenzioni che meritava.
    In almeno una occasione la ragazza, in preda alle lacrime ed al dolore, chiese in mia presenza alla madre perché l'avesse fatta nascere, sono domande che colpiscono più forte di una cannonata, io ho una bambina (anzi signorinella) che è tutta la mia vita, e se si trovasse in una situazione generante una simile domanda preferirei spararmi un colpo in testa piuttosto che confessare un amore infinito che si trasforma nei suoi confronti in atroce sofferenza.
    La madre avrebbe voluto abbracciarla, non poteva farlo perché le avrebbe causato ancora più dolore alle piaghe.
    Gli aiuti esterni erano molto limitati, una visita specialistica ogni mese o due, qualche volontario che ogni tanto veniva ad aiutare la madre a cambiarle le medicazioni, una ambulanza per accompagnarla dallo specialista e riportarla a casa.
    Poco altro.
    La madre era stanca, stanca dentro l'animo, come lo era il padre ed i fratelli.
    Non mi sognerei mai di negar l'amore che quotidianamente le dimostravano, ma la capacità di sopportazione umana ha dei limiti.
    Ogni tanto appaiono sui media casi di individui che uccidono il figlio, la moglie, il marito, il fratello perché stanchi di vederli soffrire, non posso giudicarli, come mi sentirei al loro posto dopo anni di sofferenze e di senso di impotenza? E come ti sentiresti tu?
    Purtroppo a volte non bastano gli ideali, la fede, la morale o qualsiasi altra cosa del genere per tenere lontano l'inferno quotidiano.

    Ecco perché non riesco a coltivare certezze.
    Già ti dissi una volta che solo Dio giudica la persona nella sua interezza, ma tu non hai voluto ascoltarmi.
    Dicono che viaggiare sviluppa l'intelligenza. Ma si dimentica sempre di dire che l'intelligenza bisogna averla già prima.-.G. K. Chesterton

  9. #169
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    Predefinito Re: Intanto in Polonia...

    Citazione Originariamente Scritto da fiume sand creek Visualizza Messaggio
    Basiamoci sempre sullo stato di tregua.

    Come ho più volte esposto quando altri impegni me lo permettono amo prestare opera di volontariato presso un paio di centri sciali dove mi dedico all'assistenza psicologica di chi ha subito episodi di violenza traumatici (spesse volte in famiglia, e sono molto più numerosi di quanto si pensi).

    Anni fa mi capitò l'incarico di fornire assistenza psicologica alla madre di quella ragazza, della quale ho già esposto, affetta da patologie congenite croniche.
    La donna era in uno stato pietoso, trascorreva accanto al letto della figlia la maggior parte del suo tempo tenendole la mano scarna.
    La ragazza mi impressionò più di quanto vorrei ammettere, magra da far paura, affetta giorno dopo giorno e notte dopo notte da dolori lancinanti, coperta di piaghe che abbisognavano di cambio di medicazione tre o quattro volte al giorno.
    Ho ammirato l'amore dimostratole dal padre e dai fratelli, uno di loro aveva anche dovuto lasciare gli studi perché alcune delle terapie alle quali veniva sottoposta la ragazza avevano un costo non indifferente.
    Quest'ultimo aveva anche una ragazza, m lo aveva lasciato perché secondo lei non le dedicava il tempe le attenzioni che meritava.
    In almeno una occasione la ragazza, in preda alle lacrime ed al dolore, chiese in mia presenza alla madre perché l'avesse fatta nascere, sono domande che colpiscono più forte di una cannonata, io ho una bambina (anzi signorinella) che è tutta la mia vita, e se si trovasse in una situazione generante una simile domanda preferirei spararmi un colpo in testa piuttosto che confessare un amore infinito che si trasforma nei suoi confronti in atroce sofferenza.
    La madre avrebbe voluto abbracciarla, non poteva farlo perché le avrebbe causato ancora più dolore alle piaghe.
    Gli aiuti esterni erano molto limitati, una visita specialistica ogni mese o due, qualche volontario che ogni tanto veniva ad aiutare la madre a cambiarle le medicazioni, una ambulanza per accompagnarla dallo specialista e riportarla a casa.
    Poco altro.
    La madre era stanca, stanca dentro l'animo, come lo era il padre ed i fratelli.
    Non mi sognerei mai di negar l'amore che quotidianamente le dimostravano, ma la capacità di sopportazione umana ha dei limiti.
    Ogni tanto appaiono sui media casi di individui che uccidono il figlio, la moglie, il marito, il fratello perché stanchi di vederli soffrire, non posso giudicarli, come mi sentirei al loro posto dopo anni di sofferenze e di senso di impotenza? E come ti sentiresti tu?
    Purtroppo a volte non bastano gli ideali, la fede, la morale o qualsiasi altra cosa del genere per tenere lontano l'inferno quotidiano.

    Ecco perché non riesco a coltivare certezze.

    Mi sembri parecchio ripiegato su te stesso. Che per te sia difficile sopportare il dolore perchè ne hai dovuto sopportare tanto e forse sei un po' stanco è più che comprensibile ma qui non si tratta di giudicare chi non c'è la fa ma di guardare a chi c'è la fa, come ad esempi da seguire E sono tanti credimi.
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    Predefinito Re: Intanto in Polonia...

    Citazione Originariamente Scritto da fiume sand creek Visualizza Messaggio
    Basiamoci sempre sullo stato di tregua.

    Come ho più volte esposto quando altri impegni me lo permettono amo prestare opera di volontariato presso un paio di centri sciali dove mi dedico all'assistenza psicologica di chi ha subito episodi di violenza traumatici (spesse volte in famiglia, e sono molto più numerosi di quanto si pensi).

    Anni fa mi capitò l'incarico di fornire assistenza psicologica alla madre di quella ragazza, della quale ho già esposto, affetta da patologie congenite croniche.
    La donna era in uno stato pietoso, trascorreva accanto al letto della figlia la maggior parte del suo tempo tenendole la mano scarna.
    La ragazza mi impressionò più di quanto vorrei ammettere, magra da far paura, affetta giorno dopo giorno e notte dopo notte da dolori lancinanti, coperta di piaghe che abbisognavano di cambio di medicazione tre o quattro volte al giorno.
    Ho ammirato l'amore dimostratole dal padre e dai fratelli, uno di loro aveva anche dovuto lasciare gli studi perché alcune delle terapie alle quali veniva sottoposta la ragazza avevano un costo non indifferente.
    Quest'ultimo aveva anche una ragazza, m lo aveva lasciato perché secondo lei non le dedicava il tempe le attenzioni che meritava.
    In almeno una occasione la ragazza, in preda alle lacrime ed al dolore, chiese in mia presenza alla madre perché l'avesse fatta nascere, sono domande che colpiscono più forte di una cannonata, io ho una bambina (anzi signorinella) che è tutta la mia vita, e se si trovasse in una situazione generante una simile domanda preferirei spararmi un colpo in testa piuttosto che confessare un amore infinito che si trasforma nei suoi confronti in atroce sofferenza.
    La madre avrebbe voluto abbracciarla, non poteva farlo perché le avrebbe causato ancora più dolore alle piaghe.
    Gli aiuti esterni erano molto limitati, una visita specialistica ogni mese o due, qualche volontario che ogni tanto veniva ad aiutare la madre a cambiarle le medicazioni, una ambulanza per accompagnarla dallo specialista e riportarla a casa.
    Poco altro.
    La madre era stanca, stanca dentro l'animo, come lo era il padre ed i fratelli.
    Non mi sognerei mai di negar l'amore che quotidianamente le dimostravano, ma la capacità di sopportazione umana ha dei limiti.
    Ogni tanto appaiono sui media casi di individui che uccidono il figlio, la moglie, il marito, il fratello perché stanchi di vederli soffrire, non posso giudicarli, come mi sentirei al loro posto dopo anni di sofferenze e di senso di impotenza? E come ti sentiresti tu?
    Purtroppo a volte non bastano gli ideali, la fede, la morale o qualsiasi altra cosa del genere per tenere lontano l'inferno quotidiano.

    Ecco perché non riesco a coltivare certezze.
    Secondo me fai male ad accostare chi vive una realtà di amore nonostante la sofferenza con chi uccide il proprio caro. A me l'esempio che citi mi sprona ancor di più nel resistere alle difficoltà.
    ϟ qualis vibrans


 

 
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