Te l'ho già spiegato l'altra volta il mio criterio di ARISTOS (e che per come l'ha concepito Nietzsche è molto elastico, anche se evidentemente ispirato all'aristos greco).
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Non è che "minimizzo", io mi pongo solo in ottica sistemica per cui non "ululo" come possono oggi fare i neomarxisti di CPI (col bias per gli italiani) o i girotondini/arcobalenisti/rifondaroli/(pseudo)anarchici (col bias per gli immigrati). Guardo la cosa con un "certo" (non totale) disincanto semplicemente perchè io sono così di mio. "Smaliziato" come hai detto tu prima.
chiunque ci mette dentro quello che vuole a seconda delle esigenze, l'importante è mantenere il pregiudizio per cui la nobiltà sarebbe da preferirsi alla volgarità; Nietzsche annunciatore della morte di Dio che riconduce i valori ad altrettante posizioni valutanti non saprebbe del resto spiegare perché si debba essere aristocratici anzichenò - del resto riteneva che uno lo nascesse o non lo nascesse - anche perché si preclude il giochino virtù=felicità (che gli faceva un po' disgusto come mossa socratica consolatoria) gridando esplicitamente nello Zarathustra "che importa a noi della felicità?"
"Cerco di capire da quale idiosincrasia provenga l'equazione socratica di ragione = virtù = felicità: l'equazione più bizzarra che esista, e che specialmente ha contro di sé tutti gli istinti dei più antichi Elleni." (Crepuscolo degli idoli)
ora mi guardo bene dal rivendicarlo anziché trattarlo come un poeta confusionario e lasciarlo a chi prende sul serio la preferenza arbitraria per il nobile rispetto all'ignobile, ma ci fu un tempo in cui l'ho ammirato precisamente per questo