

È un vanto essere ignorati da utenti di livello 0.
Agli euradical snob antifà che danno del lei per sottolineare la distanza dal ceto del popolino rispondo con un voi (come usava quando c'era LVI) così imparano. Gradassi avvisati mezzi salvati.


«che giova ne la fata dar di cozzo?»
“Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è ottima”
Italiani, popolo di santi, poeti e costituzionalisti


Ma infatti nemmeno io, per quello che vale, penso che l'euro posa reggere all'infinito, in questa situazione. Ma non credo sia una particolare sorpresa. D'altronde, l'euro non è l'obiettivo finale. E' una tappa, e al tempo stesso un mezzo, per raggiungere l'obiettivo finale, cioè un'Europa unita politicamente. In sostanza, l'euro non è uno strumento economico, ma economico-politico. Gli stati che hanno scelto di adottare l'euro si sono "sbilanciati" verso una molto maggiore integrazione, e, a questo punto, si trovano di fronte all'alternativa tra fare un passo avanti, tutti insieme, per ritrovare l'equilibrio, o restare in bilico, col rischio che una qualunque perturbazione li faccia cadere, tutti insieme, rovinosamente. In pratica, gli stati che hanno adottato l'euro possono decidere se trasferire sovranità dalle istituzioni nazionali a quelle continentali, oppure abbandonare l'euro, scelta dalle conseguenze probabilmente assai dolorose (forse con qualche eccezione, nel caso di stati di dimensioni minori e con economia e finanze abbastanza solide). Non fare nulla, nel lungo periodo, non è probabilmente un'opzione percorribile. Penso che alla fine la scelta sarà di proseguire verso una maggiore integrazione. Ma questo avverrà, credo, solo quando proprio non se ne potrà più fare a meno (o quasi), essendo alquanto innaturale, per uno stato, cedere sovranità.
Saluti.
Midìl


No, romperemo l'euro.
È un vanto essere ignorati da utenti di livello 0.
Agli euradical snob antifà che danno del lei per sottolineare la distanza dal ceto del popolino rispondo con un voi (come usava quando c'era LVI) così imparano. Gradassi avvisati mezzi salvati.


e invece succederà esattamente questo, si cercherà di prolungare lo status quo il più a lungo possibile non sussistendo le condizioni(politiche economiche sociali linguistiche culturali ecc) per nessun processo di riforma democratica dell' europa, e alla fine quando non si potrà più nascondere la polvere sotto il tappeto si concorderà la disgregazione dell' euro, senza alcuna unificazione politica ovviamente, che sarebbe necessariamente una unione di trasferimento e nessuno per diversi motivi lo vuole, nè ora nè mai
e poi come in qualche modo ammetti tu stesso non esistono trasferimenti pacifici di sovranità senza contare inoltre che in europa comanda ancora la nato, non i gallo-teutoni
«che giova ne la fata dar di cozzo?»
“Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è ottima”
Italiani, popolo di santi, poeti e costituzionalisti


Il processo di integrazione europea ha un elemento propulsivo molto forte: la mancanza di alternative. Se e quando emergerà una concreta alternativa, allora l'integrazione europea potrebbe essere veramente ad alto rischio, e magari sarà effettivamente opportuno abbandonarla. Ma, per ora, non mi pare vi sia nulla di significativo. E, in mancanza d'altro, si prosegue.
Non ho detto che i trasferimenti di sovranità tra istituzioni nazionali e continentali non possano essere pacifici. Significativi trasferimenti sono già avvenuti, in modo pacifico. Altra cosa è riconoscere che, per uno stato, questi trasferimenti siano alquanto innaturali, e che faccia quindi resistenza, anche notevole.e poi come in qualche modo ammetti tu stesso non esistono trasferimenti pacifici di sovranità senza contare inoltre che in europa comanda ancora la nato, non i gallo-teutoni
Per quanto riguarda la NATO, il peso di questa organizzazione, e quindi, in larga misura, di Washington, sulle questioni europee, deriva dalla "inadeguatezza" degli attuali stati europei. Si ritorna quindi alla "necessità" del processo di unificazione politica, verso una "federazione" di dimensioni continentali, a cui non mi pare si contrappongano concrete soluzioni alternative che possano, ad esempio, svincolare l'Europa dalla forte influenza statunitense.
Saluti.
Midìl


Nigel Farage says hi.Il processo di integrazione europea ha un elemento propulsivo molto forte: la mancanza di alternative.
Hitler or Hell.


Beh, più che altro l'esclusione delle alternative. Il portare volutamente ad una situazione in cui l'unica alternativa (dichiarata) praticabile sia proseguire nel processo di integrazione europea.
Metodo Monnet.
Riflettendoci bene, basare un progetto del genere sulla semplice esclusione delle alternative...


Per quanto mi riguarda, vi sono le necessità, e gli strumenti (e strategie), per soddisfarle. Una necessità è quella di limitare la marginalizzazione geopolitica del continente europeo, ormai in atto da decenni, e da ancora prima prevedibile. Questa marginalizzazione, almeno in parte, somiglia alla marginalizzazione geopolitica degli stati regionali italiani dalla fine del XV secolo in poi. Per certi versi già ora, anzi, già da parecchio, l'Europa è terra di egemonia di questa o quella potenza extraeuropea (o parzialmente extraeuropea). Dubito che la situazione internazionale, in questo secolo, vedrà una svolta tale da invertire questo fenomeno. E se non cambia a nostro favore il contesto internazionale, senza che noi facciamo nulla, allora l'unico modo è fare qualcosa. A questo punto, occorre valutare le possibili alternative. A mio parere ce ne sono poche. Anzi, al di fuori dell'integrazione politica europea, mi pare che, di concrete non ce ne siano. A questo punto, stabilito l'obiettivo, si tratta di raggiungerlo, con gli opportuni metodi e strategie. E si possono proporre metodi e strategie alternative, ma è cosa diversa dalla questione dell'esistenza o meno di alternative all'integrazione politica europea.
Saluti.
Midìl

