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  1. #31
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    Predefinito Riferimento: ...di cui non possiamo dire nulla...

    QUOTE=eq...Ecco constatato questo si introduce il non essere per garantire la presenza della libertà:
    Veramente è la libertà che deriva dall'accettazione del Non Essere..come l'aprirsi delle Possibilità..
    E come Dio crea i mondi trendoli dal Non Essere..noi creiamo gli enti rendendoli esistenti..prima sul piano sottile e poi in quello grossolano..





    Ora se tu questo lo leggi dentro di te sarà vero, però a livello logico non vedo la differenza di attendibilità rispetto a chi afferma che constatato il primo punto, esiste un ente trascendente da questo film che lo ha determinato, rendendoci partecipi di tale determinazione.

    Quello che invece obietto a Platone è che nel momento in cui le cose fossero in questo modo noi non potremmo accorgerci nella maniera più assoluta che le cose lo siano quindi mi domando ancora come si faccia a confutare quello che a me pare ne dimostrabile ne confutabile.
    La metafisica tradizionale..non nega Dio..ma si pone a un livello superiore..in quanto Dio..sia come Puro Essere..sia come Creatore..è posto a un livello di determinazione diverso rispetto all'Infinito Inqualificato..e quindi..Dio non è infinito..
    Comunque ..nel nostro grado di esistenza..l'Essere è la stella cometa della nostra direzione esistenziale..
    sia che lo si intenda nella Sua Essenza..come Consapevolezza..e allora è il primo gradino di quella via iniziatica che ci porta all'indentificazione col Principio..sia che lo si intenda come Creatore..e allora si aprono le varie Divinità ..oppure la Divinità Unica..che assomma ciò che nel politeismo era diviso..
    Naturalmente uscendo dalla metafisica ed entrando nella teologia si realizzano quelle differenze che rendono i popoli e le religioni unici..
    e dal momento che l'Ordine degrada dal Principio alla manifestazione come una luce degrada verso l'oscurità..abbiamo che più ci allontaniamo dal Principio..più le differenze si affermano fino a trovarci al buio..che poi sarebbero quelle forme religiose deviate o quel laicismo non può collegato ai Principi che rende l'Ordine..un caos..senza nessun valore principiale..ma pura e semplice degenerazione..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  2. #32
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    Predefinito Riferimento: ...di cui non possiamo dire nulla...

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Eh no, cambia eccome: essere qualcosa in potenza significa avere la capacità di diventar altro, quando qualcosa diventa altro E' altro, cioè il primo qualcosa E' nulla.
    Il bambino diventando adulto diventa altro da sè, diventando altro da sè diventa nulla e diventando nulla E' nulla. E non si può dire che nel momento in cui il bambino diventa nulla non è il bambino ad essere nulla (come quando Aristotele attraverso il pdnc dice che qualcosa può essere e non essere se stesso in tempi diversi, perchè nel secondo momento non è l'ente a esser nulla ma il nulla a esser nulla) perchè altrimenti il bambino sarebbe ancora essente! Il principio di non contraddizione aristotelico è la maschera più grande della contraddizione, va a violare quello stesso principio di determinatezza-identità che dovrebbe salvaguardare.
    Il bambino è ancora essente, non esistente, l'essere come potenza implica l'indeterminazione, mentre l'attualizzarsi implica che una delle possibilità insite nella potenzialità si realizzi portando alla determinazione.
    Le altre possibilità però non si annullano, continuano a sussistere e anche a ciò si deve il divenire. Quindi l'essenza come potenza non si nullifica, viceversa l'essenza in atto diviene per esperire differenti possibilità.
    Ogni volta che una possibilità è esperita e si ha un traposso, essa non si nullifica, essa rimane come un punto del divenire che necessariamente ne presuppone un altro e così via. I vari punti non sono nulla, così come i punti di un cerchio non sono nulla perchè una successione di nulla non può che essere un nulla, se no si avrebbe la contraddizione di avere una successione di nulla che tutti assieme sono un ente.
    Inoltre il passaggio da potenza ad atto non è un divenire altro da sè ma un oggettivare sè, il momento dell'autocoscienza del sè come possibilità realizzata. L'esistenza del divenire implica che tale momento però non esaurisce l'identità di ogni sè, rimane un residuo che non permette la piena e completa realizzazione dell'autocoscienza: l'ente non è pienamente se stesso e questo sentimento di incompletezza può essere definito desiderio.

  3. #33
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    Predefinito Riferimento: ...di cui non possiamo dire nulla...

    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Gli enti esistono solo quando partecipano all'Essere...quando questa relazione si spezza..anche gli enti cessano di essere enti e diventano Possibilità..
    Una lampada è tale solo se esiste..quando la lampada si trasforma in mille frammenti..la lampada non diventa un nulla..ma una Possibilità che si è manifestata..e che potrebbe ancora manifestarsi..
    L'ente nel Non Essere diventa il Possibile..e come tale non occupa tempo o spazio..più di quanto tempo e spazio possano occupare i nostri propositi futuri..
    Dire che un ente passi dall'Essere alla Possibilità, non vuol dire che passi da Essere a Non-Essere, ma semplicemente che cambi la propria modalità di essere.
    La possibilità è sempre un ambito dell'Essere ed è infinitamente lontana dal Non-Essere.
    Possibilità, Identità, Attualità, Estensione, ecc... sono categorie trascendentali e come tali sono sicuramente costitutive del pensiero, quindi sono sicuramente parte dell'Essere. Al limite è possibile discutere se oltre che nel pensiero esse esistano per sè, ma siamo sempre nell'ambito dell'Essere e questo perchè, una volta che l'Essere è dato, non è possibile in Non-Essere.

    Quello che alcune discipline orientali mirano a realizzare non è il Non-Essere, bensì la compiutezza dell'Essere, il momento in cui l'Essere può essere afferrato nella sua completezza in quanto Essere e non come insieme di enti, il fatto che gli si dia il nome di vuoto sta ad indicare che è il momento in cui gli enti svaniscono, ma essi svaniscono come entità separate e come parti singolarmente prese, non che si arrivi al punto in cui l'Essere viene superato, bensì al compimento dell'Essere.
    Come se di un quadro noi man mano togliessimo ogni pennellata di colore, alla fine non otterremmo una cornice vuota, ma una tela bianca, essa è il substrato che permette alle pennellate di essere per sè, ma non è Non-Essere.
    Il Non-Essere può solo in questo caso sorgere come necessaria conseguenza della comprensione dell'Essere: comprendendo A io comprendo anche -A, quindi la comprensione dell'Essere in quanto tale, mi porta alla comprensione del Non-Essere.
    Risolvendo man mano tutti i contraddittori, io arrivo al primo e fondamentale contraddittorio, solo in questo caso il Non-Essere sorge come reale possibilità esistenziale, ma a questo punto il Brahman Nirguna è superato, Esso è indifferente a Essere e Non-Essere, non può conoscerli, nè esperirli, per lui non sono possibilità esistenziali.

  4. #34
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    Predefinito Riferimento: ...di cui non possiamo dire nulla...

    QUOTE=Arjuna .Dire che un ente passi dall'Essere alla Possibilità, non vuol dire che passi da Essere a Non-Essere, ma semplicemente che cambi la propria modalità di essere.
    Possiamo chiamare la Possibilità un'altra modalità di essere..ritornando alla vecchia dialettica tra Essere e nulla..ma abbiamo solo dato il nome di altra modalità di Essere a ciò che non ha l'Essere..
    Gli indefiniti gesti che potrei compiere hanno forse l'Essere..?
    Essendo indefiniti non possono esistere..sono Possibilità..
    Come può esistere qualcosa che devo ancora compiere..?
    Se esistessero tutti i gesti che potrei compiere..occuperebbero uno spazio indefinito..come se esistessero tutti i numeri non avrebbero luogo che li potrebbe contenere..perchè tutto ciò che esiste è limitato..e diventa indefinito perchè partecipa come Possibilità al Non Essere..che non essendo sul piano dell'Esistenza non occupa luogo alcuno..sia sottile o grossolano..
    La distanza tra Roma e Milano può essere divisa indefinitivamente..e se volessimo raggiungere Milano partendo da Roma facendo sempre metà strada..non arriveremmo mai..perchè ci sono indefinite metà..
    Se queste metà fossero Possibilità esistenti da percorrersi successivamente..sarebbero un numero illimitato..e lo spazio non esisterebbe più perchè le distanze sarebbero assorbite nella dimensione del Non Essere..dove l'indefinito si dà..appunto perchè non esiste..cioè non ha esistenza..
    Cioè..tra un punto e un altro..ci stanno indefinite Possibilità..o distanze..ma appunto perchè non esistono sul piano dell'Essere se non quando le affermo..posso percorrere tutti i punti perchè per me non esistono..cioè..i gesti che facciamo nascono da quegli indefiniti gesti che riposano nel Non Essere e che diventano reali o esistenti quando li affermo..possiamo dire che
    l'Esistenza è un filo sull'Abisso..filo che creiamo noi..nominando gli enti..e pescandoli dal buio del Non Essere..








    La possibilità è sempre un ambito dell'Essere ed è infinitamente lontana dal Non-Essere.
    Possibilità, Identità, Attualità, Estensione, ecc... sono categorie trascendentali e come tali sono sicuramente costitutive del pensiero, quindi sono sicuramente parte dell'Essere. Al limite è possibile discutere se oltre che nel pensiero esse esistano per sè, ma siamo sempre nell'ambito dell'Essere e questo perchè, una volta che l'Essere è dato, non è possibile in Non-Essere.
    La Possibilità Universale..equivalente all'Infinito ..nel suo aspetto passivo..
    non è una qualificazione come l'estenzione o il tempo ..etc..
    La Possibilità divide l'Infinito in Essere e Non Essere..naturalmente in modo illusorio che l'Infinito non può avere parti..
    Quindi ci sono Possibilità che sono e altre che non sono..Possibilità che esistono e altre che non esistono..e tutte concorrono a realizzare il Tutto Universale..
    Poi..appunto perchè l'Essere è dato..che si crea il Non Essere..altrimenti avremo l'identificazione tra Essere e Infinito..con i problemi di Severino..che non ammette il Non Essere e lo rende equivalente a nulla..

    Quello che alcune discipline orientali mirano a realizzare non è il Non-Essere, bensì la compiutezza dell'Essere, il momento in cui l'Essere può essere afferrato nella sua completezza in quanto Essere e non come insieme di enti, il fatto che gli si dia il nome di vuoto sta ad indicare che è il momento in cui gli enti svaniscono, ma essi svaniscono come entità separate e come parti singolarmente prese, non che si arrivi al punto in cui l'Essere viene superato, bensì al compimento dell'Essere.
    Come se di un quadro noi man mano togliessimo ogni pennellata di colore, alla fine non otterremmo una cornice vuota, ma una tela bianca, essa è il substrato che permette alle pennellate di essere per sè, ma non è Non-Essere.
    Il Non-Essere può solo in questo caso sorgere come necessaria conseguenza della comprensione dell'Essere: comprendendo A io comprendo anche -A, quindi la comprensione dell'Essere in quanto tale, mi porta alla comprensione del Non-Essere.
    Risolvendo man mano tutti i contraddittori, io arrivo al primo e fondamentale contraddittorio, solo in questo caso il Non-Essere sorge come reale possibilità esistenziale, ma a questo punto il Brahman Nirguna è superato, Esso è indifferente a Essere e Non-Essere, non può conoscerli, nè esperirli, per lui non sono possibilità esistenziali.
    Impadronirsi definitivamente dell'Essere è il primo gradino del Samadhi..
    che tradotto significa essere consapevoli e coscienti anche quando si dorme..
    Patanjali ne parla diffusamente come percezione del Puro Essere..che poi è l'Illuminazione al grado dell'Essere....
    Se togli i colori da un quadro rimane la tela..e questa tela è l'Essere..e se togli la tela rimane il Vuoto..il Brahman Nirguna..
    Naturalmente solo se si arriva alla tela è possibile superarla..
    l'Atman indù diventa l'Anatman..dei buddisti..e nell'esoterismo occidentale è la Via dei Piccoli e dei Grandi Misteri..
    Insomma..dall'Essere prima qualificazione si procede verso il Brahman Nirguna o l'Infinito..che corrisponde all'Identità Suprema..
    che per noi è persa di vista in quanto dobbiamo prima raggiungere l'Essere..che è il fine della meditazione..o dell'essere Testimone..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  5. #35
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    Predefinito Riferimento: ...di cui non possiamo dire nulla...

    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Possiamo chiamare la Possibilità un'altra modalità di essere..ritornando alla vecchia dialettica tra Essere e nulla..ma abbiamo solo dato il nome di altra modalità di Essere a ciò che non ha l'Essere..
    Gli indefiniti gesti che potrei compiere hanno forse l'Essere..?
    Essendo indefiniti non possono esistere..sono Possibilità..
    Come può esistere qualcosa che devo ancora compiere..?
    Se esistessero tutti i gesti che potrei compiere..occuperebbero uno spazio indefinito..come se esistessero tutti i numeri non avrebbero luogo che li potrebbe contenere..perchè tutto ciò che esiste è limitato..e diventa indefinito perchè partecipa come Possibilità al Non Essere..che non essendo sul piano dell'Esistenza non occupa luogo alcuno..sia sottile o grossolano..
    La distanza tra Roma e Milano può essere divisa indefinitivamente..e se volessimo raggiungere Milano partendo da Roma facendo sempre metà strada..non arriveremmo mai..perchè ci sono indefinite metà..
    Se queste metà fossero Possibilità esistenti da percorrersi successivamente..sarebbero un numero illimitato..e lo spazio non esisterebbe più perchè le distanze sarebbero assorbite nella dimensione del Non Essere..dove l'indefinito si dà..appunto perchè non esiste..cioè non ha esistenza..
    Cioè..tra un punto e un altro..ci stanno indefinite Possibilità..o distanze..ma appunto perchè non esistono sul piano dell'Essere se non quando le affermo..posso percorrere tutti i punti perchè per me non esistono..cioè..i gesti che facciamo nascono da quegli indefiniti gesti che riposano nel Non Essere e che diventano reali o esistenti quando li affermo..possiamo dire che
    l'Esistenza è un filo sull'Abisso..filo che creiamo noi..nominando gli enti..e pescandoli dal buio del Non Essere..










    La Possibilità Universale..equivalente all'Infinito ..nel suo aspetto passivo..
    non è una qualificazione come l'estenzione o il tempo ..etc..
    La Possibilità divide l'Infinito in Essere e Non Essere..naturalmente in modo illusorio che l'Infinito non può avere parti..
    Quindi ci sono Possibilità che sono e altre che non sono..Possibilità che esistono e altre che non esistono..e tutte concorrono a realizzare il Tutto Universale..
    Poi..appunto perchè l'Essere è dato..che si crea il Non Essere..altrimenti avremo l'identificazione tra Essere e Infinito..con i problemi di Severino..che non ammette il Non Essere e lo rende equivalente a nulla..



    Impadronirsi definitivamente dell'Essere è il primo gradino del Samadhi..
    che tradotto significa essere consapevoli e coscienti anche quando si dorme..
    Patanjali ne parla diffusamente come percezione del Puro Essere..che poi è l'Illuminazione al grado dell'Essere....
    Se togli i colori da un quadro rimane la tela..e questa tela è l'Essere..e se togli la tela rimane il Vuoto..il Brahman Nirguna..
    Naturalmente solo se si arriva alla tela è possibile superarla..
    l'Atman indù diventa l'Anatman..dei buddisti..e nell'esoterismo occidentale è la Via dei Piccoli e dei Grandi Misteri..
    Insomma..dall'Essere prima qualificazione si procede verso il Brahman Nirguna o l'Infinito..che corrisponde all'Identità Suprema..
    che per noi è persa di vista in quanto dobbiamo prima raggiungere l'Essere..che è il fine della meditazione..o dell'essere Testimone..
    Le Possibilità sono parte dell'Essere proprio perchè SONO possibilità, sono enti che partecipano dell'Essere secondo una modalità diversa dall'attualità, ma sono pur sempre enti, se fossero Non-Essere non sarebbe possibile definirle come qualcosa che E' possibile.
    Mi sembra sempre che si torni al problema di non pensare in maniera radicale il Non-Essere, c'è tropa superficialità e tale superficialità porta a contraddizioni enormi, come dire che ciò che E', NON-E'
    Come fai a dimostrarmi come qualcosa possa essere Non-Essere? Se la logica non è un'opinione dire che la Possiblità è Non-Essere equivale a dire che Io sono Te: o pensiamo che la logica sia un puro esercizio dialettico e quindi possiamo dire sostanzialmente ciò che vogliamo, oppure se si pensa che la logica sia un rifesso della realtà vista come causalità, allora quel che dici è senza nessun senso, nonchè impossibile.
    D'altra parte se tornaimo ai numeri e alla geometria, che tra due punti vi sai un distanza potenzialmente indefinita è assolutamente reale, la geometria frattale dimostra chiaramente come in uno spazio dalle dimensioni definite sia possibile generare figure di dimensioni estremamente più ampie, il cui unico limite è l nostra capacità grafica, se potessimo disegnare e visualizzare figure formate da segmenti di dimensione di pochi nm, allora, in uno spazio finito potremmo disegnare figure con dimensioni praticamente indefinite.
    Un altro esempio è se prendo un cubo di lato 1 m, allora esso avrà una superficie di 6 m2, ma se lo sesso spazio lo suddivido in cubi di lato 10 cm, allora la superficie totale sarà 60m2 e così via. uesto è un fenomeno del tutto reale e che è sotto gli occhi di tutti, basterebbe ad esempio riempire un cubo di 1m di lato di farina e poi misurare la superficie totale del contenuto e si otterrebbe un numero di milioni di m2!
    Il discorso sulla Possibilità universale è un altro non-senso: l'Infinito non è divisibile e già il fatto che tu dica che la sua divisione è illusoria dimostra l'insensatezza di quello che afferi, dato che proprio questa illusorietà la devi introdurre per dare conto di un'affermazione priva di qualsiasi fondamento.
    Non è la divisione ad essere illusoria, ma la tua affermazione che essendo falsa ha bisogno di una giustificazione a-logica.
    Inoltre come fai a pensare possibilità che non esistono? Se le pensi di fatto esistono, esistono anche solo come pensiero, ma pur sempre esistono, quindi stati facendo un'affermazione falsa.

    Se torniamo all'esempio che ho fatto, togliendo la tela rimane lo spazio in cui vi era la tela, ovvero il Non-Essere, ma Essere e Non-Essere si difiniscono per contraddizione e l'uno non può essere senza l'altro. In un momento limite ideale Essere e Non-Essere si distinguono, ma tale distinzione è seguita istantanemanete dall'affermazione dell'Essere.
    Lo stesso vuoto si deifnisce solo per contraddizione, come un qualcosa che contiene un nulla, ovvero un non Essere, per ciò il vuoto può essitere solo se e finchè esiste l'Essere. Nel momento in cui uno dei due venisse meno, l'altro non potrebbe essere definibile, dato che ogni identità presuppone un'alterità per esere tale.
    Per questo il Nirguna non è Non-Essere, nè è Essere, primo perchè se fosse uno dei due non sarebbe ciò che non può essere detto, dato che sarebbe dicibile come Essere o Non-Essere, inoltre sarebbe determinato e condizionato, ovvero non sarebbe libero ed avrebbe una forma ben precisa.
    L'unica cosa che è veramente indicibile è ciò che è sia Essere che Non-Essere o nessuno dei due e tale situazione è possibile solo nel punto in cui i contraddittorii non sono ancora dati, ovvero nel punto in cui sussistono ocme possibilità indifferenti. Questo mi pare del tutto ovvio e socntato ed è quello che intendono le scitture upanishadiche che per fortuna si situano ad un livello ben superiore alle banalizzazioni a cui le stati sottomettendo.
    La tua è una banalizzazione di un concetto estremamente più profondo, la comprensione dell'Essere in quanto tale porta ad un momento di sintesi in cui Essere e Non-essere vengono ricompresi e dominati dopo la loro distinzione iniziale, il circolo si chiude in una fiammata che dissolve entrambi lasciando solo il puro dominio, la pura relazione di autopossesso per cui il soggetto possedendo sè infinitamente in un punto infinitesimo si autodissolve e per cui lo stesso infinito viene trasceso nel transfinito.


    Il nocciolo delal questione è che tu segui una dottrina che ha deciso arbitrariamente e aprioristicamente che l'individualità è un male o un'illusione e per questo ha elaborato tutto un sistema per cercare di idmostrarlo attraverso una serie di forzature, contraddizioni e assunzioni a priori non dimostrate, nè dimostrabili.
    Infatti ha bisogno di dire che l'individualità è illusoria e appartenente all'Essere, ma può essere superata nel Non-Essere e ha quindi arbitrariamente assegnato al Nirguna il ruolo di Non-Essere, cosa del tutto insensata e del tutto contraria allo spirito della dottrina vedantina

  6. #36
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    Predefinito Riferimento: ...di cui non possiamo dire nulla...

    Citazione Originariamente Scritto da Arjuna Visualizza Messaggio
    Le Possibilità sono parte dell'Essere proprio perchè SONO possibilità, sono enti che partecipano dell'Essere secondo una modalità diversa dall'attualità, ma sono pur sempre enti, se fossero Non-Essere non sarebbe possibile definirle come qualcosa che E' possibile.
    Mi sembra sempre che si torni al problema di non pensare in maniera radicale il Non-Essere, c'è tropa superficialità e tale superficialità porta a contraddizioni enormi, come dire che ciò che E', NON-E'
    Come fai a dimostrarmi come qualcosa possa essere Non-Essere? Se la logica non è un'opinione dire che la Possiblità è Non-Essere equivale a dire che Io sono Te: o pensiamo che la logica sia un puro esercizio dialettico e quindi possiamo dire sostanzialmente ciò che vogliamo, oppure se si pensa che la logica sia un rifesso della realtà vista come causalità, allora quel che dici è senza nessun senso, nonchè impossibile.
    D'altra parte se tornaimo ai numeri e alla geometria, che tra due punti vi sai un distanza potenzialmente indefinita è assolutamente reale, la geometria frattale dimostra chiaramente come in uno spazio dalle dimensioni definite sia possibile generare figure di dimensioni estremamente più ampie, il cui unico limite è l nostra capacità grafica, se potessimo disegnare e visualizzare figure formate da segmenti di dimensione di pochi nm, allora, in uno spazio finito potremmo disegnare figure con dimensioni praticamente indefinite.
    Un altro esempio è se prendo un cubo di lato 1 m, allora esso avrà una superficie di 6 m2, ma se lo sesso spazio lo suddivido in cubi di lato 10 cm, allora la superficie totale sarà 60m2 e così via. uesto è un fenomeno del tutto reale e che è sotto gli occhi di tutti, basterebbe ad esempio riempire un cubo di 1m di lato di farina e poi misurare la superficie totale del contenuto e si otterrebbe un numero di milioni di m2!
    Il discorso sulla Possibilità universale è un altro non-senso: l'Infinito non è divisibile e già il fatto che tu dica che la sua divisione è illusoria dimostra l'insensatezza di quello che afferi, dato che proprio questa illusorietà la devi introdurre per dare conto di un'affermazione priva di qualsiasi fondamento.
    Non è la divisione ad essere illusoria, ma la tua affermazione che essendo falsa ha bisogno di una giustificazione a-logica.
    Inoltre come fai a pensare possibilità che non esistono? Se le pensi di fatto esistono, esistono anche solo come pensiero, ma pur sempre esistono, quindi stati facendo un'affermazione falsa.

    Se torniamo all'esempio che ho fatto, togliendo la tela rimane lo spazio in cui vi era la tela, ovvero il Non-Essere, ma Essere e Non-Essere si difiniscono per contraddizione e l'uno non può essere senza l'altro. In un momento limite ideale Essere e Non-Essere si distinguono, ma tale distinzione è seguita istantanemanete dall'affermazione dell'Essere.
    Lo stesso vuoto si deifnisce solo per contraddizione, come un qualcosa che contiene un nulla, ovvero un non Essere, per ciò il vuoto può essitere solo se e finchè esiste l'Essere. Nel momento in cui uno dei due venisse meno, l'altro non potrebbe essere definibile, dato che ogni identità presuppone un'alterità per esere tale.
    Per questo il Nirguna non è Non-Essere, nè è Essere, primo perchè se fosse uno dei due non sarebbe ciò che non può essere detto, dato che sarebbe dicibile come Essere o Non-Essere, inoltre sarebbe determinato e condizionato, ovvero non sarebbe libero ed avrebbe una forma ben precisa.
    L'unica cosa che è veramente indicibile è ciò che è sia Essere che Non-Essere o nessuno dei due e tale situazione è possibile solo nel punto in cui i contraddittorii non sono ancora dati, ovvero nel punto in cui sussistono ocme possibilità indifferenti. Questo mi pare del tutto ovvio e socntato ed è quello che intendono le scitture upanishadiche che per fortuna si situano ad un livello ben superiore alle banalizzazioni a cui le stati sottomettendo.
    La tua è una banalizzazione di un concetto estremamente più profondo, la comprensione dell'Essere in quanto tale porta ad un momento di sintesi in cui Essere e Non-essere vengono ricompresi e dominati dopo la loro distinzione iniziale, il circolo si chiude in una fiammata che dissolve entrambi lasciando solo il puro dominio, la pura relazione di autopossesso per cui il soggetto possedendo sè infinitamente in un punto infinitesimo si autodissolve e per cui lo stesso infinito viene trasceso nel transfinito.


    Il nocciolo delal questione è che tu segui una dottrina che ha deciso arbitrariamente e aprioristicamente che l'individualità è un male o un'illusione e per questo ha elaborato tutto un sistema per cercare di idmostrarlo attraverso una serie di forzature, contraddizioni e assunzioni a priori non dimostrate, nè dimostrabili.
    Infatti ha bisogno di dire che l'individualità è illusoria e appartenente all'Essere, ma può essere superata nel Non-Essere e ha quindi arbitrariamente assegnato al Nirguna il ruolo di Non-Essere, cosa del tutto insensata e del tutto contraria allo spirito della dottrina vedantina
    Senti...si vede lontano un miglio che usi concetti di seconda mano..da orecchianti della metafisica e penso ad Evola e similia..
    Leggiti Guenon..negli scritti metafisici..e poi qualche vero maestro orientale..
    Mi risulta impossibile rispondere perchè è impossibile in quel coacervo di concetti senza capo ne coda..
    Ti mancano le basi per affrontare il discorso ..basi che solo una lettura approfondita di Guenon potrebbe darti solo che ti sollevassi a spaziare in concetti più alti ..
    Puoi cominciare con gli stati molteplici dell'Essere..e dall'Uomo e il suo divenire secondo il Vedanta...per avere almeno un'infarinatura..
    Grazie della discussione ma continuare è impossibile..per incomprensione proprio dei concetti..che manca..
    Per il resto quello che volevo dire l'ho detto nei post precedenti ed è inutile ritornarci sopra..
    Buon proseguimento...
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  7. #37
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    Predefinito Riferimento: ...di cui non possiamo dire nulla...

    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Ed è questo il punto..se il nulla non è..logicamente nessun ente può trasformarsi in nulla..se A diviene B..significa che A è diventato Possibilità manifestata..e C Possibilità che potrebbe manifestarsi..
    Il concetto di Possibilità impedisce che l'Essere e il nulla siano le uniche possibilità concesse..racchiudendo così il Tutto nell'Essere e quindi limitandolo..
    Lo so bene che se il nulla è nulla nessun ente può trasformarsi nel nulla, ma appunto per questo dire che A diventi B è impossibile: diventando B,A è nulla e c'è solo B. Ma se è impossibile che alcun ente possa trasformarsi in nulla (e diventando B, A in quanto A E' nulla) allora è necessario che A si limiti a scomparire e B ad apparire come sopraggiungente, e che B scompaia sopraggiungendo C e via discorrendo. Tu chiami il non-apparire dell'ente Non Essere, ma se l'ente in quanto Possibilità è diverso dall'ente in quanto Essere (cioè in quanto appare attualmente) allora sei costretto a dire che qualcosa (di quell'ente) viene dal nulla e torna nel nulla: perlomeno quella differenza che distingue l'ente-Non Essere dall'ente-Essere diventa nulla, la prima relazione si scinde e diventa nulla.

    Il non ente..è una Possibilità che può ricevere o non ricevere l'Essere..se lo riceve diventa ente..altrimenti rimane Possibilità..che non ha l'Essere ma solo la possibilità di parteciparvi..
    Tuttavia se l'ente che non partecipa dell'Essere diventa ente che partecipa dell'Essere qualcosa di quell'ente MUTA, cioè l'ente a cui si predica la non partecipanza dell'Essere è diverso dall'ente di cui si predica la partecipanza dell'Essere. E dicendo che il primo DIVIENE l'altro dici che il primo, una volta divenuto l'altro, è niente (appunto perchè in quanto Possibilità non manifesta è un niente, in quanto atto manifesto invece E').
    Per salvare l'ente dal nulla non basta cioè dire che passa da una dimensione (Non Essere) all'altra (Essere) come se questo passaggio non scombinasse nulla: il primo ente è diverso dal secondo, proprio perchè la relazione precedente non sussiste più, e in quanto non sussistente almeno essa diventa NULLA.

    E' chiaro che se dividiamo il Tutto tra Essere e nulla..risulta che Tutto è esistente e quindi il futuro e il passato già sono e ci scorrono come la pellicola di un film già girato..
    Ma il concetto di Possibilità introduce il Non Essere..e quindi la libertà..libertà di dare l'Essere o di non darlo..rendendo il futuro il regno delle Possibilità che possono o non possono manifestarsi..
    quindi l'uomo ha un ruolo attivo..non soltanto di accettazione di ciò che è..ma anche di creare ciò che dovrà essere in relazione ai suoi propositi..
    Certo, ma si tratta di discutere appunto la pertinenza di quel Non Essere: se quel Non Essere provoca anche il solo minimo annichilimento di qualcosa (fosse anche la relazione che lo vincola all'ente) allora adiòs!

    Veramente il pdncp è la descrizione di un aspetto dell'Infinito..e cioè che l'Essere ..una volta posto..rende Non Essere tutto ciò che non è Essere..ma le due cose Essere e Non Essere..non entrano in relazione con l'Infinito...in quanto l'Infinito è senza parti..e vero Principio Assoluto ben superiore all'Essere..
    Il pdncp non è opinione ma realtà..solo è una realtà secondaria rispetto al Principio da cui deriva..e che si proietta illusoriamente in tutta la manifestazione..connotandola con la Sua impronta..
    Se l'Infinito è l'unica realtà assoluta....perchè radice di Tutto..allora l'Essere non è infinito..quindi è limitato..ed è limitato da quel Non Essere che non essendo nulla è Possibilità..e ambedue Essere e Non Essere..sono Possibilità che l'Infinito dispiega per realizzare la Sua natura in potenza..che l'Infinito non qualificato sarebbe in atto.
    Se tu stesso mi dici che il pdnc vale ALMENO nella realtà finita (pur non avendo competenza in quella infinita), allora non ci si può esimere dal trarre le conseguenze che derivano dall'assumerlo come criterio d'indagine della realtà finita (altrimenti ci rimangiamo quanto abbiamo precedentemente detto, cioè che valga per questa realtà): se il pdnc attesta l'identità opposizione tra una determinazione ed un'altra determinazione (tra un ente e un altro ente) allora scaturiscono di necessità le conseguenze dell'eternità di ogni ente e dell'eternità di quello stesso ente in cui consiste la manifestazione degli enti (e questo implica appunto che lo svolgimento di presente-passato-futuro sia svolgimento di una pellicola).

    Ma c'è un'altra cosa che mi chiedo: è proprio così indiscutibile la necessità di questo infinito? Ovviamente è impossibile dire che il tutto sia limitato o non sarebbe il tutto, da ciò scaturisce l'identità (tautòtes) Tutto=Infinito, tuttavia l'infinito (essendo per definizione dimensione priva di determinazioni) non può comprendere questa realtà "finita", che è costituita da determinazioni finite (proprio perchè l'infinito è assenza di determinazioni, assumere che tale realtà sia parte di quella realtà in cui consiste l'infinito significa introdurre limitazioni nell'infinito) e cioè stiamo dicendo che l'Infinito è una dimensione ALTRA dal finito, e il problema sorge ora: se l'infinito è ALTRO da questa realtà finita significa che è LIMITATO da essa, essa è appunto una realtà che marca il confine tra essa stessa e l'infinito, ma questo confine è appunto limitazione dell'infinito!
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  8. #38
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    Predefinito Riferimento: ...di cui non possiamo dire nulla...

    Citazione Originariamente Scritto da eq... Visualizza Messaggio
    Quello che invece obietto a Platone è che nel momento in cui le cose fossero in questo modo noi non potremmo accorgerci nella maniera più assoluta che le cose lo siano quindi mi domando ancora come si faccia a confutare quello che a me pare ne dimostrabile ne confutabile.
    E perchè mai non dovremmo accorgerci che le cose stiano così? se ce ne accorgiamo significa semplicemente che appare di necessità quell'eterno in cui consiste l'accorgersi dell'eternità dell'ente.
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  9. #39
    .... .....
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    Predefinito Riferimento: ...di cui non possiamo dire nulla...

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Lo so bene che se il nulla è nulla nessun ente può trasformarsi nel nulla, ma appunto per questo dire che A diventi B è impossibile: diventando B,A è nulla e c'è solo B. Ma se è impossibile che alcun ente possa trasformarsi in nulla (e diventando B, A in quanto A E' nulla) allora è necessario che A si limiti a scomparire e B ad apparire come sopraggiungente, e che B scompaia sopraggiungendo C e via discorrendo. Tu chiami il non-apparire dell'ente Non Essere, ma se l'ente in quanto Possibilità è diverso dall'ente in quanto Essere (cioè in quanto appare attualmente) allora sei costretto a dire che qualcosa (di quell'ente) viene dal nulla e torna nel nulla: perlomeno quella differenza che distingue l'ente-Non Essere dall'ente-Essere diventa nulla, la prima relazione si scinde e diventa nulla.
    Le Possibilità..prima di essere illuminate dall'Essere diventando esistenti..non esistono come le conosciamo in modo individuale e distintivo..ma sono in moltitudine innumerabile..non distinte e non individuali..
    Diventano distinte e individuali quando le pensiamo..le trasciniamo cioè nella nostra condizione formale..in cui tutto si riveste di una figura..
    Le azioni che potrei compiere..per esempio..non esistono nel Non Essere in modo distinto..ma solo come Possibilità di movimento..e diventando esistenti non mutano natura ma acquistano forma ed esistenza..pur rimanendo Non Essere come Essenza..
    Per questo si rende possibile la ricerca interiore..come un viaggio verso il Principio dentro di noi..che prima appare come ente..poi Essere e poi Non Essere e Oltre..






    Tuttavia se l'ente che non partecipa dell'Essere diventa ente che partecipa dell'Essere qualcosa di quell'ente MUTA, cioè l'ente a cui si predica la non partecipanza dell'Essere è diverso dall'ente di cui si predica la partecipanza dell'Essere. E dicendo che il primo DIVIENE l'altro dici che il primo, una volta divenuto l'altro, è niente (appunto perchè in quanto Possibilità non manifesta è un niente, in quanto atto manifesto invece E').
    Per salvare l'ente dal nulla non basta cioè dire che passa da una dimensione (Non Essere) all'altra (Essere) come se questo passaggio non scombinasse nulla: il primo ente è diverso dal secondo, proprio perchè la relazione precedente non sussiste più, e in quanto non sussistente almeno essa diventa NULLA.
    Gli enti esistono solo nell'Essere..nel Non Essere esistono..pur se il termine è improprio solo Possibilità..
    e l'Essere illuminando una Possibilità..il movimento per esempio..la rende ente o distinta..ma questa partecipazione all'Essere non è una trasformazione reale..ma solo una partecipazione illusoria e temporanea all'Esistenza..pur rimanendo la sua natura di Possibilità inesistente come principiale..
    L'Essere cioè..è visto come un sogno..una modifica illusoria..non un cambiamento definitivo..quindi A rimane A...pur apparendo illusoriamente B..
    A diviene B perchè l'Essere lo illumina..acquista la veste di B..ma rimane A..e ritornerà A quando l'Essere non lo vivificherà più
    Naturalmene A e B sono simboli..che A non si da nel Non Essere..perchè non c'è individualità e distinzione ..

    Ma c'è un'altra cosa che mi chiedo: è proprio così indiscutibile la necessità di questo infinito? Ovviamente è impossibile dire che il tutto sia limitato o non sarebbe il tutto, da ciò scaturisce l'identità (tautòtes) Tutto=Infinito, tuttavia l'infinito (essendo per definizione dimensione priva di determinazioni) non può comprendere questa realtà "finita", che è costituita da determinazioni finite (proprio perchè l'infinito è assenza di determinazioni, assumere che tale realtà sia parte di quella realtà in cui consiste l'infinito significa introdurre limitazioni nell'infinito) e cioè stiamo dicendo che l'Infinito è una dimensione ALTRA dal finito, e il problema sorge ora: se l'infinito è ALTRO da questa realtà finita significa che è LIMITATO da essa, essa è appunto una realtà che marca il confine tra essa stessa e l'infinito, ma questo confine è appunto limitazione dell'infinito!
    E qui siamo arrivati al nocciolo della quistione..e del valore della manifestazione una volta che abbiamo posto un'Infinito rigoroso..
    Una volta posto l'Infinito..tutto ciò che esiste in confronto a Lui..è come se non esistesse..e questo Infinito è chiamato Brahman Nirguna..nell'advaita vedanta...E' solo sogno..e non tocca ..e non limita alcunchè..non è reale..
    Solo l'Infinito è reale..il nostro universo è illusorio..esiste..ma come una bolla di sapone..
    naturalmente quest'illusione non si genera a parte del Brahman..ma il Brahman rimane la sua radice..per questo tramite la ricerca ..è possibile risalire verso il Principio...lasciando l'illusione nella sua impermanenza e raggiungere il permanente..che poi è l'Identità Suprema..il nostro Atman o Sè..si identifica nel Brahman..secondo l'aforisma Tu sei Quello..Tat Twam Asi...
    L'Infinito è tale che pur non potendo essere qualificato o limitato realizza come Possibilità la Sua Essenza..tra cui l'Essere...che per Lui..è....e rimane solo un sogno..da cui non toccato..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  10. #40
    .
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    Predefinito Riferimento: ...di cui non possiamo dire nulla...

    Fa piacere ci sia qualcuno che attinge al "mondo dietro il mondo"; purché non adduca pretese seccanti su quest'altro (quello illusorio).

 

 
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