Chi può dirlo? la verità dell'essere non è contraddittoria eppure non ci accorgiamo di essa, la contraddittorietà della volontà è stante eppure non ci accorgiamo di essa.
Noi sappiamo ciò che siamo nel nostro inconscio più profondo, ed è inevitabile che sia così dal momento che affinchè l'errore sia errore, cioè appaia come errore deve apparire la verità, cioè le tracce di essa devono apparire nell'alienazione o l'alienazione non sarebbe ciò che è. Ovviamente tale inconscio non può diventare conscio senza che l'occidente e il pianeta tramontino davanti a se stessi.
Alla luce delle categorie della verità ogni teoria che si erge sul fondamento del nichilismo ne è avvolta: nella Bibbia il Dio è il demiurgo eterno che produce il mondo diveniente, ciò è contraddittorio in due sensi.Ti vorrei far notare inoltre che la negazione del divenire della creazione è più compatibile con la definizione di Dio data nella Bibbia, rispetto all'ammissione dello stesso [del divenire].
I difensori del divenire intendono salvaguardarne l'incontraddittorietà, e tuttavia nel divenire l'essente è niente, ma l'essente è niente anche se (sul fondamento del divenire) si pone un eterno, l'eterno riempie il nulla da cui l'essente deve uscire e paralizza il divenire stesso, questa è l'essenza più profonda dell'impossibilità di Dio e mi rendo conto della precarietà di affrontare in questo modo e in poche parole tale argomento..l'Anello del ritorno di Severino lo affronta certo ad altri livelli..la negazione del Dio è però quell'inconscio che è pre-conscio e che può diventare conscio affinchè il nichilismo raggiunga la propria coerenza prima del proprio tramonto, ma a tale rilevamento di contraddittorietà non può seguire il rilevamente di quella contraddittorietà in cui consiste il divenire stesso, cioè non può avvenire alla luce l'inconscio dell'inconscio o l'isolamento tramonterebbe..lasciando spazio al terzo inconscio in cui consiste l'apparire della consapevolezza dell'eternità dell'essente in quanto tale.





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