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  1. #51
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    Citazione Originariamente Scritto da eq... Visualizza Messaggio
    Ho capito, ma se non fosse così la mia tesi verrebbe meno, no?
    Se la volontà non fosse contraddizione ci accorgeremmo di averla, no?
    Chi può dirlo? la verità dell'essere non è contraddittoria eppure non ci accorgiamo di essa, la contraddittorietà della volontà è stante eppure non ci accorgiamo di essa.
    Noi sappiamo ciò che siamo nel nostro inconscio più profondo, ed è inevitabile che sia così dal momento che affinchè l'errore sia errore, cioè appaia come errore deve apparire la verità, cioè le tracce di essa devono apparire nell'alienazione o l'alienazione non sarebbe ciò che è. Ovviamente tale inconscio non può diventare conscio senza che l'occidente e il pianeta tramontino davanti a se stessi.

    Ti vorrei far notare inoltre che la negazione del divenire della creazione è più compatibile con la definizione di Dio data nella Bibbia, rispetto all'ammissione dello stesso [del divenire].
    Alla luce delle categorie della verità ogni teoria che si erge sul fondamento del nichilismo ne è avvolta: nella Bibbia il Dio è il demiurgo eterno che produce il mondo diveniente, ciò è contraddittorio in due sensi.
    I difensori del divenire intendono salvaguardarne l'incontraddittorietà, e tuttavia nel divenire l'essente è niente, ma l'essente è niente anche se (sul fondamento del divenire) si pone un eterno, l'eterno riempie il nulla da cui l'essente deve uscire e paralizza il divenire stesso, questa è l'essenza più profonda dell'impossibilità di Dio e mi rendo conto della precarietà di affrontare in questo modo e in poche parole tale argomento..l'Anello del ritorno di Severino lo affronta certo ad altri livelli..la negazione del Dio è però quell'inconscio che è pre-conscio e che può diventare conscio affinchè il nichilismo raggiunga la propria coerenza prima del proprio tramonto, ma a tale rilevamento di contraddittorietà non può seguire il rilevamente di quella contraddittorietà in cui consiste il divenire stesso, cioè non può avvenire alla luce l'inconscio dell'inconscio o l'isolamento tramonterebbe..lasciando spazio al terzo inconscio in cui consiste l'apparire della consapevolezza dell'eternità dell'essente in quanto tale.
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  2. #52
    Mi perdoni?
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    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Chi può dirlo? la verità dell'essere non è contraddittoria eppure non ci accorgiamo di essa, la contraddittorietà della volontà è stante eppure non ci accorgiamo di essa.
    Vabbé, poi ci ritorniamo, intanto ti passo Cacciari:

    http://www.emsf.rai.it/aforismi/aforismi.asp?d=50

    che forse fra voi vi capite.
    Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini.

  3. #53
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    Predefinito Riferimento: ...di cui non possiamo dire nulla...

    Avevo già letto questa intervista, probabilmente tu non hai letto quella in cui Severino gli risponde
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  4. #54
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    Citazione Originariamente Scritto da eq... Visualizza Messaggio
    Ma esiste qualche filosofia orientale che non abbia questa "fissazione" della dissoluzione dell'individualità?
    La dissoluzione dell'individualità è l'affermazione dell'Essere..della Vita..della Coscienza..prima che venga riassorbita in quel mistero Superiore il cui parlare è vano..
    Questo è il ritorno al Principio..ed è l'esoterismo o l'Iniziazione o la parte superiore delle dottrine orientali..o di qualsiasi religione che non si fermi alla teologia o Dio..ma proceda Oltre..verso la metafisica....
    In una Forma completa ci sta la religione e l'esoterismo..in Giappone c'è lo Shinto e il Buddismo Zen..in India le Divinità e il Brahman oltre le Divinità..
    Siamo noi che siamo stati abituati alla religione come devozione a Dio e basta..ma essendo gli uomini diversi..anche all'interno della stessa Forma ci dovrebbe essere una diversità di relazione al trascendente....mancando la quale..succede come oggi..una grande confusione dove distrigarsi è come uscire dalla foresta di Pollicino..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  5. #55
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    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Le Possibilità..prima di essere illuminate dall'Essere diventando esistenti..non esistono come le conosciamo in modo individuale e distintivo..ma sono in moltitudine innumerabile..non distinte e non individuali..
    Diventano distinte e individuali quando le pensiamo..le trasciniamo cioè nella nostra condizione formale..in cui tutto si riveste di una figura..
    Le azioni che potrei compiere..per esempio..non esistono nel Non Essere in modo distinto..ma solo come Possibilità di movimento..e diventando esistenti non mutano natura ma acquistano forma ed esistenza..pur rimanendo Non Essere come Essenza..
    Per questo si rende possibile la ricerca interiore..come un viaggio verso il Principio dentro di noi..che prima appare come ente..poi Essere e poi Non Essere e Oltre..

    Gli enti esistono solo nell'Essere..nel Non Essere esistono..pur se il termine è improprio solo Possibilità..
    e l'Essere illuminando una Possibilità..il movimento per esempio..la rende ente o distinta..ma questa partecipazione all'Essere non è una trasformazione reale..ma solo una partecipazione illusoria e temporanea all'Esistenza..pur rimanendo la sua natura di Possibilità inesistente come principiale..
    L'Essere cioè..è visto come un sogno..una modifica illusoria..non un cambiamento definitivo..quindi A rimane A...pur apparendo illusoriamente B..
    A diviene B perchè l'Essere lo illumina..acquista la veste di B..ma rimane A..e ritornerà A quando l'Essere non lo vivificherà piùNaturalmene A e B sono simboli..che A non si da nel Non Essere..perchè non c'è individualità e distinzione ..
    Ho sottolineato un paio di aspetti (a parer mio) decisivi:

    1) Dici che le possibilità non esistono in modo individuale e distintivo, cioè prima che l'Essere le illumini (e dunque nel Non Essere) non sono determinazioni ben individuate e specifiche? ma questo significa, a maggior ragione, che una volta che l'Essere le illumina, ed esse appaiono determinate, esse sono per definizione ALTRO da ciò che erano prima: prima erano indeterminate e ora non lo sono più: l'ente prima era nulla assoluto (e lo era appunto perchè la sua determinatezza era nulla) e poi no!

    2) Le azioni che potrei compiere non esistono nel Non Essere in modo distinto: quanto scrivi significa che una specifica determinazione prima di apparire era altro da sè (altrimenti dovresti riconoscere il fatto che fosse distinta anche prima di apparire) e cioè in quanto determinata era NULLA, e in quanto determinata tornerà ad esser NULLA una volta che non apparirà più.

    3) In questo modo non puoi dire che A diventa B ma resta A: non può cioè diventare altro e restare contemporaneamente se stessa

    E qui siamo arrivati al nocciolo della quistione..e del valore della manifestazione una volta che abbiamo posto un'Infinito rigoroso..
    Una volta posto l'Infinito..tutto ciò che esiste in confronto a Lui..è come se non esistesse..e questo Infinito è chiamato Brahman Nirguna..nell'advaita vedanta...E' solo sogno..e non tocca ..e non limita alcunchè..non è reale..
    Solo l'Infinito è reale..il nostro universo è illusorio..esiste..ma come una bolla di sapone..
    naturalmente quest'illusione non si genera a parte del Brahman..ma il Brahman rimane la sua radice..per questo tramite la ricerca ..è possibile risalire verso il Principio...lasciando l'illusione nella sua impermanenza e raggiungere il permanente..che poi è l'Identità Suprema..il nostro Atman o Sè..si identifica nel Brahman..secondo l'aforisma Tu sei Quello..Tat Twam Asi...
    L'Infinito è tale che pur non potendo essere qualificato o limitato realizza come Possibilità la Sua Essenza..tra cui l'Essere...che per Lui..è....e rimane solo un sogno..da cui non toccato..
    Si, immaginavo che la tua conclusione fosse questa: l'Essere come velo di Maya..che poi in termini kantiano-schopenaueriani è la differenza tra fenomenon-noumenon..
    Ma questo problema è il medesimo che ha davanti Parmenide! Parmenide coglie la necessità che l'Essere sia infinito (l'Essere nel suo caso è il tuo infinito) e dunque ciò che appare nel mondo è solo apparenza, allucinazione, illusione..tutto sommato puoi anche vedere che la distanza tra l'eleate contro cui ti arrovelli senza pietà e il Brahman Nirguna orientale è una moneta a due facce, una lama
    a doppio taglio..Parmenide è cioè il bivio tra l'oriente e l'occidente, a partire da Platone la metafisica occidentale lo trascina nella speculazione allontanandolo dall'Oriente..

    Mi preme però rilevare che (e qui l'importanza di Platone è massima) la conclusione di Parmenide è impossibile! è cioè impossibile negare la realtà finita, proprio perchè per poterla negare è necessario che appaia! Tanto Parmenide quanto Melisso negano la realtà determinata, ma per poterla negare è necessario che appaia, cioè la negazione si fonda sull'apparire stesso di ciò che nega, e qui veniamo al senso autentico dell'elenchos: negare la realtà determinata e finita, dunque il principio d'identità-opposizione che la costituisce è possibile solo se la negazione 1) E' a sua volta una determinazione e 2) tale negazione, volendo negare il principio identità-opposizione, ha bisogno di fondarsi su di esso.
    Da tali considerazioni scaturisce la necessità dell'eternità dell'ente in quanto ente, cioè dell'opporsi della determinazione definita a tutto ciò che è diverso da essa e all'impossibilità che si dia un tempo in cui essa non sia se stessa, pena il negare l'identità-opposizione.
    1) dice che la negazione è assieme affermazione, quantomeno cioè quella parte della realtà in cui consiste la negazione non può essere in-determinazione ma determinazione e 2) tale negazione ha bisogno di ciò che nega per negare, cioè è autonegazione. 2) Dice cioè che non solo la negazione, ma tutta la realtà si da nella forma dell'identità-opposizione.
    Infine: il problema che abbiamo davanti è che la ragione ci dice sia che l'infinito è necessario sia che è impossibile! cioè abbiamo, come in una dimostrazione apagogica, che in base a certe assunzioni da una tesi ricaviamo una determinata conclusione e in base a certe altre che dalla medesim ricaviamo esattamente la conclusione opposta a quella precedentemente ottenuta, tale che la conclusione è impossibile!
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  6. #56
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    @ testadiprazzo:

    Tat twam asi..tu sei quello..anche in questo caso la vicinanza tra discipline orientali e occidentali è meno radicale di quanto possa sembrare..anche Severino dice infatti tu sei quello, ogni individuo è ogni altro nel senso che ognuno vive l'esperienza di ogni altro..e come il buddhismo predica la liberazione dalla volontà, dalle passioni, dai desideri e dai vissuti di questo mondo raggiungendo l'illuminazione anche Severino ritiene che l'uomo sia destinato a superare le contraddizioni del mondo inteso come volontà e che lo stadio a cui accederà possa essere descritto in termini negativi (parimenti al Nirvana)..certo..non voglio negare che Severino non sarebbe mai disposto a ritenere che tale indentità dei differenti (ogni individuo è ogni altro) si realizzi nella negazione della realtà finita..ogni individuo vive l'esperienza altrui restando però questo individuo e non diventando l'altro..allo stesso modo la liberazione dal mondo e dalla volontà di potenza si realizza non per capacità dell'individuo, non è il prodotto di un agire umano o divino ma destino della necessità..le differenze sono marcate ma possono realizzarsi solo se sussiste un orizzonte trascendentale comune..
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  7. #57
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    @ testadiprazzo:

    Tat twam asi..tu sei quello..anche in questo caso la vicinanza tra discipline orientali e occidentali è meno radicale di quanto possa sembrare..anche Severino dice infatti tu sei quello, ogni individuo è ogni altro nel senso che ognuno vive l'esperienza di ogni altro..e come il buddhismo predica la liberazione dalla volontà, dalle passioni, dai desideri e dai vissuti di questo mondo raggiungendo l'illuminazione anche Severino ritiene che l'uomo sia destinato a superare le contraddizioni del mondo inteso come volontà e che lo stadio a cui accederà possa essere descritto in termini negativi (parimenti al Nirvana)..certo..non voglio negare che Severino non sarebbe mai disposto a ritenere che tale indentità dei differenti (ogni individuo è ogni altro) si realizzi nella negazione della realtà finita..ogni individuo vive l'esperienza altrui restando però questo individuo e non diventando l'altro..allo stesso modo la liberazione dal mondo e dalla volontà di potenza si realizza non per capacità dell'individuo, non è il prodotto di un agire umano o divino ma destino della necessità..le differenze sono marcate ma possono realizzarsi solo se sussiste un orizzonte trascendentale comune..
    La differenza fondamentale tra le discipline orientali e la filosofia speculativa occidentale..è che le prime si originano dall'esperienza pratica..per quanto interiore..mentre le seconde si determinano dall'esercizio del pensiero..che se non pone i fondamenti sopra il pensiero stesso..non ha autorità per fondare nulla..
    Un discorso può essere logico quanto si vuole..ma non per questo essere fondante..se poniamo una frattura tra il logico e l'ontologico e il metafisico..
    Farttura che il pensiero non ha autorità di ricomporre perchè realtà secondaria e non principiale.....regolatrice dei dati d'esperienza..e infatti..il pdncp deriva dall'esperienza dell'Essere..coniugata nel suo valore logico..ed erroneamente quest'ultimo considerato fondante..mentre è l'esperienza ad esserlo..
    La difficoltà a porre il Non Essere..come Possibilità accanto all'Essere..deriva dal fatto che in Occidente non se ne fa esperienza..mentre nel buddismo con la Vacuità..e nell'induismo col Brahman..è un dato di fatto di pubblico dominio..anche se non di pubblica realizzazione..
    Che un principio logico si debba sostenere con una realtà esperienziale..è proprio della philosophia ancilla theologiae..che tradotto all'orientale diventa filosofia al servizio della metafisica realizzativa..per dare sostegno logico a realtà
    concettuale a realizzazioni interiori..allora al posto dell'Essere..esperienza pratica o intuizione di tutti..c'è l'esperienza oltre l'Essere dei Maestri..
    la Vacuità..o il Barhman Nirguna..co la concettualizzazione dell'Infinito come Principio fondante il Tutto..e la logica che aiuta a definirlo nei Suoi sviluppi..come il non divenire e il divenire..posti in aspetti diversi della stessa Realtà..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
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  8. #58
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    @ testadiprazzo:

    Tat twam asi..tu sei quello..anche in questo caso la vicinanza tra discipline orientali e occidentali è meno radicale di quanto possa sembrare..anche Severino dice infatti tu sei quello, ogni individuo è ogni altro nel senso che ognuno vive l'esperienza di ogni altro..e come il buddhismo predica la liberazione dalla volontà, dalle passioni, dai desideri e dai vissuti di questo mondo raggiungendo l'illuminazione anche Severino ritiene che l'uomo sia destinato a superare le contraddizioni del mondo inteso come volontà e che lo stadio a cui accederà possa essere descritto in termini negativi (parimenti al Nirvana)..certo..non voglio negare che Severino non sarebbe mai disposto a ritenere che tale indentità dei differenti (ogni individuo è ogni altro) si realizzi nella negazione della realtà finita..ogni individuo vive l'esperienza altrui restando però questo individuo e non diventando l'altro..allo stesso modo la liberazione dal mondo e dalla volontà di potenza si realizza non per capacità dell'individuo, non è il prodotto di un agire umano o divino ma destino della necessità..le differenze sono marcate ma possono realizzarsi solo se sussiste un orizzonte trascendentale comune..
    Tat twam asi..tu sei quello...significa che l'Atman è lo stesso in tutti..
    Atman che è una parola simbolica significante il Principio trascendente la nostra individualità...
    Nel nostro grado di esistenza è l'Essere il primo grado di esistenza..e l'Atman si può riferire a Questo..ma nel medesimo tempo è anche Brahman..e quindi Oltre l'Essere..
    Per cui ognuno vive la stessa esperienza di Essere..in quanto l'Essere è Uno..e non si duddivide..ma nel medesimo tempo la nostra individualità vive esperienze diverse che determinano il jivatman..il nostro io personale..che poi è quello che si reincarna..continuando quei desideri che non sono stati realizzati o compresi..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
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  9. #59
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    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    La differenza fondamentale tra le discipline orientali e la filosofia speculativa occidentale..è che le prime si originano dall'esperienza pratica..per quanto interiore..mentre le seconde si determinano dall'esercizio del pensiero..che se non pone i fondamenti sopra il pensiero stesso..non ha autorità per fondare nulla..
    Un discorso può essere logico quanto si vuole..ma non per questo essere fondante..se poniamo una frattura tra il logico e l'ontologico e il metafisico..
    Farttura che il pensiero non ha autorità di ricomporre perchè realtà secondaria e non principiale.....regolatrice dei dati d'esperienza..e infatti..il pdncp deriva dall'esperienza dell'Essere..coniugata nel suo valore logico..ed erroneamente quest'ultimo considerato fondante..mentre è l'esperienza ad esserlo..
    La difficoltà a porre il Non Essere..come Possibilità accanto all'Essere..deriva dal fatto che in Occidente non se ne fa esperienza..mentre nel buddismo con la Vacuità..e nell'induismo col Brahman..è un dato di fatto di pubblico dominio..anche se non di pubblica realizzazione..
    Che un principio logico si debba sostenere con una realtà esperienziale..è proprio della philosophia ancilla theologiae..che tradotto all'orientale diventa filosofia al servizio della metafisica realizzativa..per dare sostegno logico a realtà
    concettuale a realizzazioni interiori..allora al posto dell'Essere..esperienza pratica o intuizione di tutti..c'è l'esperienza oltre l'Essere dei Maestri..
    la Vacuità..o il Barhman Nirguna..co la concettualizzazione dell'Infinito come Principio fondante il Tutto..e la logica che aiuta a definirlo nei Suoi sviluppi..come il non divenire e il divenire..posti in aspetti diversi della stessa Realtà..

    Ma la Vacuità non indica forse l'inessenzialità di ogni ente posto come isolato, indipendente da ogni altro? Se è così, a maggior, ragione, la vicinanza al pensiero di filosofi come Hegel e Severino è considerevole..non a caso è il motivo che ha spinto Genyo a interessarsi di quest'ultimo..penso di poter essere d'accordo con te quando sostieni che nella filosofia occidentale la speculazione stia al fondamento della realizzazione e non viceversa..se con questo intendi dire che la speculazione ha la pretesa di indicare il senso autentico della realizzazione..cioè di illuminarne il significato genuino alla luce delle proprie categorie..propriamente direi che è questa la differenza più profonda..dove invece in Oriente la relazione si trova capovolta, rovesciata.. l'elemento speculativo è assunto, eventualmente, nella funzione di conferma ulteriore del meditativo..questo potrebbe spiegare perchè, nonostante il pensiero Greco antico abbracci ancora fortemente la spiritualità di certi culti tradizionali, le cose siano andate come ben sappiamo..ma credo che molto lo si debba anche al cristianesimo.. avendo ereditato e sintetizzato la cultura ellenica, poco propenso poi (per motivi fisiologici, dottrinali) a dare voce agli elementi più elevati, esoterici della propria religiosità..
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  10. #60
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    Ad ogni modo, su quale fondamento affermi che il logos, separato dalla meditazione, è contraddizione? tale fondamento è cioè di fede o di ragione? La ragione, infatti, mostra di necessità l'eternità dell'essente e il logos sa autogiustificarsi autonomamente tramite l'elenchos. Se tu sostieni che la ragione abbia il proprio fondamento in altro non stai parlando della ragione, ma di altra cosa..ma allora non potrai sostenere che è la ragione a indicare la necessità dell'infinito nel momento in cui l'apagogia ne indica piuttosto la contraddittorietà.
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